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Una versione di questo articolo è apparsa su http://petrolio.blogosfere.it


Pinocchio con torsoloQuando si cerca di spiegare la questione del "picco del petrolio" ci si trova a volte fronte a persone - tipicamente i politici - che non amano le sottigliezze e che tendono a a ridurre i problemi al loro minimo di complicazione. "Non mi interessa questa faccenda del picco," ci si sente dire, "voglio solo sapere quanto petrolio rimane."

Su questo punto, anche i più navigati dei "picchisti" dovranno ammettere che c'è ancora petrolio da estrarre. Fatti i dovuti conti, le riserve di petrolio rimanenti, al ritmo di estrazione attuale, potrebbero durare 40 anni. Questo è ben al di là della data delle prossime elezioni; per cui il politico può archiviare la cosa concludendo che gli alti prezzi del petrolio attuali sono colpa degli speculatori, del terrorismo, del raffreddore del Re Saudita Abdullah, dell'ultima videocassetta di Bin Laden e cose del genere. Anche per molti non-politici che non sono più proprio imberbi, messe le cose in questi termini, la "fine del petrolio" sembrerebbe essere qualcosa che si trova ben al di la dell'orizzonte temporale delle cose preoccupanti.

In effetti, ci si può trovare perplessi di fronte alla semplice domanda, "ma se ancora ci sono riserve di petrolio da estrarre, perché ci dovrebbe essere un picco di estrazione?” Cosa ci impedisce di estrarre quello che ci pare, quando ci pare? Perchè gli alti prezzi?

Per rispondere, dobbiamo ragionarci sopra. Chi pone questa domanda sta pensando al petrolio come se fosse - per esempio - birra in un bicchiere. Il primo e l’ultimo sorso di birra sono la stessa cosa; è sempre la stessa birra, finché ce n’è. Non c'è ragione per la quale ci dovrebbe essere un "picco della birra". Ma questa non è una buona analogia; i petroli non sono tutti uquali e l'ultimo "sorso" di petrolio sarà molto diverso (e meno buono) del primo. Se vogliamo fare un'analogia per spiegare la faccenda non dobbiamo pensare a un bicchiere con dentro birra, ma piuttosto a un esempio tratto da "Pinocchio" di Collodi, l'episodio delle pere.

C’è un punto nella storia in cui Geppetto offre tre pere a Pinocchio. Prima di mangiarle, Pinocchio se le fa sbucciare e vorrebbe buttar via i torsoli. Dopo un po’, però, si accorge di avere ancora fame. Dato che non c’è altro da mangiare, non gli resta che attaccarsi alle bucce e ai torsoli che, per fortuna, Geppetto gli aveva conservato.

Allora, bucce e torsoli li possiamo certamente definire “pera,” se vogliamo. Non è detto, però, che siano altrettanto buoni degli spicchi ben tagliati e sbucciati. Il problema del petrolio è tutto qui: il petrolio “buono”, quello fluido e facile da estrarre e raffinare, è finito o sta finendo. Quello che resta sono bucce e torsoli: petrolio viscoso, pieno di zolfo e difficile da estrarre e raffinare, oppure sabbie bituminose dalle quali si estrae petrolio solo con enormi sforzi e difficoltà.

Non è che non ci sia più petrolio, ma le cose non sono più come prima. Ecco quindi la spiegazione del perchè il petrolio costa tanto: è per via del costo di estrarre e raffinare petrolio sempre buono (appunto, bucce e torsoli).
E si va sempre a peggiorare. I problemi con il petrolio non aspetteranno 40 anni per arrivare, stanno già arrivando.

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