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Lettera Aperta agli Amministratori Italiani


Da ASPO-Italia, sezione italiana di ASPO internazionale, l’associazione per lo studio del picco del petrolio.


Con questa lettera, invitiamo gli amministratori italiani a riflettere se sia saggio e opportuno impegnare considerevoli risorse in opere costose come la nuova ferrovia TAV Torino-Lione, il ponte sullo stretto di Messina e altre grandi opere destinate all’incremento della velocità e del volume dei trasporti. Sono veramente queste le infrastrutture di cui abbiamo bisogno?

Tutte queste opere sono basate sulla previsione che il traffico di passeggeri e di merci continuerà ad aumentare nel futuro agli stessi ritmi di crescita che ha mantenuto nel passato. Ma trasportare cose, passeggeri o merci, richiede energia. Il concetto stesso di "alta velocità" ferroviaria è enormemente costoso in termini energetici, sia in termini delle opere necessarie sia in temini dei costi vivi per far viaggiare i mezzi. Per non parlare dei costi energetici di opere faraoniche come il ponte sullo stretto. La domanda è, allora, da dove arriverà tutta questa energia?

Il trasporto al giorno d’oggi è basato principalmente sul petrolio e potrà continuare a crescere soltanto se sarà possibile incrementare la produzione di petrolio agli stessi ritmi del passato. Ma l’analisi dei dati disponibili eseguita, fra gli altri, dagli scienziati del gruppo ASPO, ci dice che ci troviamo oggi in una situazione di seria difficoltà, con gravi problemi anche soltanto a mantenere la produzione attuale. Sono ormai oltre due decenni che il consumo di petrolio ha superato le nuove scoperte e siamo oggi nella situazione in cui per ogni nuovo barile di petrolio che si scopre se ne consumano quattro dai pozzi in esercizio.

Non siamo ancora davanti alla “fine fisica” del petrolio, ma il graduale esaurimento delle risorse esistenti è un fatto accertato del quale dobbiamo tener conto; non solo per il petrolio ma anche per gli altri combustibili fossili, gas naturale e carbone. A questo fattore si aggiunge l'ingresso sul mercato mondiale di economie in crescita come la Cina e l'India a reclamare la loro parte. La conseguenza sarà un declino nella disponibilità di petrolio, già indicata dagli alti prezzi che abbiamo visto negli ultimi anni. Quello che vediamo oggi è solo un assaggio di quello che ci aspetta nel prossimo futuro; che probabilmente vedrà un aumento dei prezzi e un declino di disponibilità di tutte le materie prime.

Questa situazione è particolarmente distruttiva per un paese come il nostro, che ha modestissime risorse minerali proprie e che basa la propria prosperità sull'energia fossile importata dall'estero. La nuova crisi petrolifera mette in discussione la stessa esistenza di un sistema industriale in Italia. Di fronte a questa situazione, dobbiamo ripensare se sia veramente il caso di impegnarci in costose infrastrutture come quelle previste per la TAV. Quanto meno, dobbiamo domandarci se non sia il caso perlomeno di ridurre le pretese di "alta velocità" a valori più ragionevoli che hanno costi energetici molto più bassi.

Nell'ottica di una crisi energetica imminente non possiamo certamente pianificare la gestione delle risorse in previsione di un incremento del traffico. Viceversa, dobbiamo tener conto della necessità prioritaria di sostituire il petrolio e gli altri combustibili con altre fonti. Il "Paese del Sole" ha ampie possibiltà di affrancarsi dalla schiavitù dell'importazione di combustibili mediante l'uso di energia rinnovabile. Ma, in questo campo, ci troviamo in una situazione di gravissimo ritardo di fronte a paesi che, come la Germania, hanno investito importanti risorse per la diffusione delle rinnovabili. Riprendere il terreno perduto richiederà l'investimento di una frazione importante delle risorse nazionali. Se queste risorse le impieghiamo per grandi opere come la TAV o il ponte sullo stretto, non saranno disponibili per le energie rinnovabili.

La protesta popolare odierna contro la TAV Torino-Lione è il sintomo di una generale percezione che le grandi infrastrutture dedicate al trasporto sono diventate, oggi, una grave inversione delle priorità, qualcosa che non genera prosperità ma che, anzi, impoverisce il paese. L'associazione ASPO invita gli amministratori italiani a tutti i livelli in Italia, a ripensare a certe scelte fatte nel passato in nome di una visione dello "sviluppo" ormai anacronistica. Le scelte fatte oggi influenzeranno profondamente il nostro futuro, occorre utilizzare saggiamente le risorse che rimangono per garantire ai nostri figli e nipoti la stessa prosperità che la nostra generazione ha goduto con i combustibili fossili. Occorre utilizzarle per l'energia, non per l'alta velocità.

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ASSOCIAZIONE ASPO - Italia
www.aspoitalia.net
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Il Presidente

Prof. Ugo Bardi

Si associano i seguenti membri di ASPO-Italia, scienziati, tecnici, professionisti e cittadini:

Daniele Alderighi, fisico
Agire Locale, torino social forum
Toufic El Asmar, ricercatore
Silverio Bertini, ingegnere
Debora Billi, giornalista
Gianni Brianese, tecnico della prevenzione
Nicola Caporaso, fisico
Giovanni Comoretto, docente universitario
Massimo De Carlo, consulente
Andrea Fanelli, ingegnere
Mario Ferrandi,informatico
Francesco Grazzi, fisico
Giuseppe Grazzini, docente universitario
Dante Silvio Lucco, ingegnere
Grazia Maccarone, cittadina
Pierangela Magioncalda, fisico
Giovanni Marocchi, esperto in energia
Emilio Martines, ricercatore
Paolo Mattone, cittadino
Francesco Meneguzzo, fisico
Maurizio Moretto, ingegnere
Pierluigi di Pietro, geofisico
Luca Pardi, ricercatore
Davide Plavan, ingegnere
Eugenio Saraceno, Ingegnere
Emilio Sentimenti, chimico industriale
Luca Vecchiato, ingegnere








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