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Continua la saga dei veicoli elettrici con questo documento che spiega come mai non sono un giocattolo ma una tecnologia fondamentale per liberarsi del petrolio e dei guai che ci ha causato e che ci sta causando.




Il mezzo elettrico funziona bene, non inquina e costa pochissimo per ogni chilometro percorso. Eppure, quando ne parli alla gente, spesso sorridono e scuotono la testa. Si, dicono, è una bella cosa, ma, insomma.... E' un aggeggio, un giocattolino, una scusa per sentirti la coscienza a posto, ma non è veramente una cosa seria.

Perchè invece, qualcuno continua, non ti occupi dei problemi veri dell'ambiente? Non è meglio lavorare sull'uso razionale dell'energia, sulle case passive, cogenerazione e cose del genere? E poi, tutto quello che fai è spostare l'inquinamento dalla marmitta alla centrale; non è meglio che invece prendi il tram (senza offesa)?

In sostanza, secondo alcuni questa storia del veicolo elettrico è proprio quel concetto che si può scrivere come una "fesseria" ma che nel linguaggio parlato comune viene descritto con un altro termine.

Forse, ma io non la vedo così. Anzi, la vedo esattamente al contrario. Il motorino - meglio detto il mezzo elettrico in generale, pubblico o privato che sia - è la chiave di volta per scardinare un sistema energetico basato sul petrolio; un sistema che ci sta facendo enormi danni fra effetto serra, inquinamento, esaurimento, guerre per le risorse e tutto il resto. E vi spiego perché.

La questione sta in una cosa che si chiama "feedback" che in italia si traduce a volte come "retroazione" ma che si usa più comunemente nella sua forma inglese. Feedback, quando è positivo, vuol dire che ci sono delle cose che interagiscono stimolandosi a crescere sempre di più. Se accendo un fiammifero, la fiamma scalda il legno dello stesso e fa crescere ulteriore fiamma. Se mi casca di mano, questo può generare ancora più fiamma, magari prende fuoco il divano. Da quello, sempre per feedback positivo, può prendere fuoco la stanza, e poi tutta la casa. In biologia, la crescita delle popolazioni è un tipico feedback positivo: più conigli ci sono, più nascono coniglietti. Più coniglietti nascono, più conigli ci sono, eccetera....

Nel caso del petrolio, la crescita rapida e tumultuosa della produzione dal secolo scorso fino agli anni 70 (7% in più all'anno) è stata certamente una questione di feedback positivo. Quando si cominciò ad utilizzare il petrolio come combustibile per motori, cominciarono a nascere tanti nuovi usi, ognuno dei quali rinforzava altri usi dello stesso. Dal petrolio si faceva l'asfalto per le strade, il che rendeva possibile usare più macchine, il che rendeva necessario altro petrolio. D'altra parte, per andare sulle strade asfaltate, ci vogliono gomme e ci si accorse che la gomma si poteva fare anche dal petrolio. Questo faceva si che ci fossero ancora più macchine, il che richiedeva più petrolio. Poi qualcuno si è accorto che col petrolio si faceva plastica, i sacchetti del supermercato, medicinali, fertilizzanti, insetticidi e un milione di altre cose, tutte che accelleravano la produzione di petrolio.

Non c'è da stupirsi se i veicoli elettrici, pure in uso fino agli anni 30, non hanno retto alla concorrenza del petrolio. Per l'elettricità non c'erano effetti di feedback positivo, anzi, i veicoli elettrici dipendevano dai combustibili fossili per la generazione di elettricità e quindi lavoravano per il petrolio anche loro.

Il feedback, e la crescita connessa del consumo di petrolio, è una cosa sotto molti aspetti apprezzabile e che ha, per esempio, ridotto costantemente i prezzi storici in moneta reale del petrolio fino al 1973 circa, fino al tempo delle crisi del petrolio. Se il petrolio non avesse i difetti che ha, in effetti, non potremmo che essere contenti di come sono andate le cose. Il problema è, come tutti sappiamo che il petrolio si esaurisce gradualmente. Il meccanismo di feedback positivo ha funzionato finché c'era grande abbondanza di petrolio, ma a un certo punto l'aumento della domanda si scontra con la limitatezza dell'offerta: feedback negativo. Anche il fuoco più intenso deve esaurirsi prima o poi per mancanza di combustibile e la grande fiammata del petrolio, cominciata verso il 1850, poteva durare un paio di secoli al massimo. Oggi siamo già davanti all'inizio del declino.

Oltre al graduale esaurimento del petrolio, siamo anche di fronte a un problema forse anche più grave, quello del riscaldamento planetario causato dal petrolio e dagli altri combustibili fossili. Per non parlare poi delle guerre per le risorse in atto. In sostanza, dobbiamo sostituire il petrolio il prima possibile con qualche cosa che sia sostenibile, non inquinante, non generi effetto serra.

Ma perché il meccanismo di sostituzione funzioni bene, e rapidamente, bisognerebbe che si basasse su un meccanismo di feedback positivo altrettanto efficiente di quelli che hanno portato il petrolio alla sua attuale posizione dominante. Qui sta il limite di soluzioni basate sull'efficienza energetica. Per quanto possano essere interessanti cose come l'isolamento termico delle case o la cogenerazione, il loro problema è che dipendono ancora dal petrolio e dai fossili. Pur usando meno petrolio, non generano feedback positivi degni di nota e non sono in grado di generare quella "fiammata" di crescita che vorremmo .

Invece, consideriamo le fonti rinnovabili. Eolico, fotovoltaico, mini-idroelettrico, sono tutte sorgenti di energia che funzionano bene e che stanno crescendo a velocità fantastiche sfruttando l'interazione (un altro feedback positivo) con la rete di distribuzione elettrica esistente. Il fotovoltaico, per esempio, cresce a oltre il 20% l'anno nel mondo. Se potessimo mantenere questi ritmi di crescita per i prossimi 10-20 anni la transizione dai fossili alle rinnovabili sarebbe graduale e non traumatica.

Ma la base di potenza installata per le rinnovabili è ancora talmente piccola che questa crescita è piuttosto fragile. Possiamo mantenere queste velocità di crescita fino a che non avremo sostituito in toto il petrolio? Non sarà facile e ci sono dei problemi che hanno a che fare con l'intermittenza dell'energia generata. Finchè la frazione di energia generata dalle rinnovabili è piccola, non ci sono problemi ad accomodarla nella rete. Ma quando si sorpassa il 20% circa, allora le cose si fanno difficili. Ovviamente, non si potrebbe fare una rete di distribuzione elettrica tutta a rinnovabili con la tecnologia attuale, altrimenti quando non tira vento o passa una nuvola, tutti resteremmo in black-out.

Si tratta allora di trovare dei metodi per immagazzinare l'energia prodotta dalle rinnovabili e restituirla quando necessario. Questo si può fare con delle batterie o altri mezzi, ma è un costo in più che si scarica su delle tecnologie che hanno bisogno di costare il meno possibile per essere competitive. Allora, ecco l'idea: prendiamo, come si suol dire, due pipistrelli con un fagiolo: utilizziamo le batterie dei veicoli stradali come metodo per immagazzinare l'energia rinnovabile. In fondo i veicoli stanno fermi per la maggior parte del tempo, e quando sono fermi possono essere utili lo stesso come serbatoi di energia. Per il momento, le batterie dei veicoli elettrici possono solo assorbire energia e non ridarla alla rete, ma nel futuro il concetto di "rete intelligente" dovrebbe far si che la rete assorba o generi energia sfruttando nel modo più efficiente tutte le sorgenti e i serbatoi di energia a cui è connessa.

In questo modo, possiamo generare un feedback positivo fra rinnovabili e veicoli elettrici. Più veicoli elettrici ci sono, più abbiamo modo di immagazzinare l'energia elettrica delle rinnovabili e, in più, generiamo una domanda di energia elettrica che favorisce l'istallazione di nuove rinnovabili. Più rinnovabili ci sono, meno costa l'energia elettrica e così possiamo fare più veicoli elettrici. Geniale, no?

Dirò di più, questo trucco di mettere insieme veicoli a batteria e energia rinnovabile è l'unico mezzo che abbiamo per tirarci fuori dal vicolo cieco in cui ci siamo cacciati. Se non troviamo un modo per sostituire il petrolio, tutto il sistema di trasporti rischia di andare in tilt a causa degli alti prezzi del petrolio attesi per i prossimi anni. Questo potrebbe far collassare tutta l'economia mondiale e la cosa non sarebbe piacevole neanche per chi ritiene che "piccolo è bello".

Quindi il veicolo elettrico è una cosa importante, vitale addirittura, è la chiave per uscire dal petrolio verso un mondo migliore, più tranquillo e più pulito. Non è una fesseria (e neanche quell'altro termine con cui si intende la stessa cosa). Proviamoci!


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