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La terra si sta davvero riscaldando? È l’uomo in qualche modo responsabile dei cambiamenti in atto? Uno dei dibattiti più accessi e senz’altro interessanti a cui oggi assistiamo in campo scientifico è quello relativo al riscaldamento globale, in inglese Global Warming. Ebbene l’argomento è dei più complessi, oltreché dei più interessanti e importanti, ed quindi è forse abbastanza ovvio aspettarsi che non ci sia accordo nella comunità scientifica. Non altrettanto ovvio però è vedere l’esistenza di posizioni diametralmente opposte: non è in discussione solamente se l’attività antropica contribuisce o meno ai cambiamenti climatici osservati, ma addirittura c’è chi sostiene che questi cambiamenti vanno esattamente nella direzione opposta, ossia che ci stiamo inoltrando in una nuova era glaciale. Come districarsi nel mare informativo delle infinite pubblicazioni sulle riviste scientifiche? Per non parlare della mole di dati, articoli, siti che si possono trovare in internet! Nell’era della tecnologia e dell’informazione pare che informarsi correttamente sia tutt’altro che semplice e alla portata di tutti. Il caso del riscaldamento globale è solo un esempio di come l’informazione serie e attendibile si confonde inevitabilmente con una mole di (dis)informazione che la circonda, e distinguere le due cose non è immediato e spesso richiede anche un notevole sforzo di ricerca. Accade quindi spesso che si diffondano a macchia d’olio vere e proprie “credenze”, spacciate per verità, per smascherare le quali si necessita poi di un fatica maggiore, di quanto non ne sia stata necessaria per scriverle e diffonderle, ammesso che sempre si riesca nell’intento di smascherare le truffe o le cosiddette “bufale”.

Proprio sul Global Warming è esemplare le vicenda raccontata da George Monbiot, celebre giornalista del Guardian, imbattutosi in un articolo che aveva, almeno a prima vista tutte le giuste credenziali per essere considerato serio e attendibile: una rivista scientifica conosciuta “New Scientist”, un autore autorevole con un CV di rilievo, un argomento senz’altro sotto i riflettori della comunità scientifica come appunto il riscaldamento terrestre. Ad un analisi più accurata, compiuta da Monbiot, i retroscena di quella pubblicazione si sono rivelate più che scandalose addirittura paradossali, insomma proprio uno di quei casi in cui sembra possibile che la scienza possa dimostrare tutto e il contrario di tutto. Basta crederci!


L'indagine di Monbiot su un articolo "contro corrente"

Traduzione dell’articolo sul Guardian di Martedì 10 Maggio 2005 di George Monbiot

Nelle ultime tre settimane ci sono alcune cose che hanno mi sono frullate parecchio in testa. Il 16 Aprile la rivista “New Scientist” ha pubblicato una lettera del famoso botanico David Bellamy. Molti dei ghiacciai della terra, egli afferma, “non si stanno ritirando, anzi nei fatti stanno espandendosi… 555 dei 625 ghiacciai sotto osservazione dal World Glacier Monitoring Service di Zurigo, stanno crescendo dal 1980”. La sua lettera è subito stata accolta e presa ad esempio dai sostenitori dell’opposizione alla teoria del cambiamento climatico (Global Warming). La cosa cominciò a preoccuparmi. E se Bellamy avesse avuto ragione?

È uno scienziato, un docente senior all’università di Durham. Lui sa bene, in altre parole, che non si può in modo credibile, citare dati a meno che non ci sia una buona qualità delle fonti. Può essere che una delle maggior prove dell’evidenza dell’impatto del riscaldamento globale - il ritiro dei ghiacciai – sia sbagliato?

Difficilmente può esserci domanda più importante. Se davvero il cambiamento climatico a opera dell’uomo è in atto, così come affermano la grande maggioranza dei climatologi nel mondo, questo potrebbe distruggere le condizioni che permettono all’essere umano di rimanere sul pianeta. Lo sforzo di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra deve venire prima di ogni altra cosa. Ciò non accadrà fino a quando non saremo sicuri che gli scienziati sono nel giusto. Siccome Bellamy è presidente della Conservation Foundation, del Wildlife Trusts, del Plantlife International e del the British Naturalists' Association, le sue affermazioni hanno ovviamente moltissimo peso. Quando, per esempio, ho sfidato la società di produzione e vendita di motori sulla questione del cambiamento climatico, i loro portavoce mi hanno citato la posizione di Bellamy come ragione per rimanere scettici.

Così la scorsa settimana ho telefonato al World Glacier Monitoring Service per sottoporgli la lettera di Bellamy. Non penso che la risposta che ho ricevuto sarebbe stata pubblicata da Nature, ma ha avuto la virtù scientifica della chiarezza: “Sono tutte stronzate”. Qualche ora più tardi più hanno mandato un e-mail: “Nonostante la sua reputazione scientifica, ha fatto tutti gli errori che poteva fare”. Ha citato dati che erano semplicemente falsi, non ha fornito referenze, ha completamente frainteso il contesto scientifico e ignorato la letteratura scientifica attuale sull’argomento. Gli ultimi studi mostrano inequivocabilmente che la maggior parte dei ghiacciai della terra di sta ritirando.

Ma io non riuscivo ancora a togliermi la questione dalla testa. Le cifre citate da Bellamy dovevano pur provenire da qualche parte. Così l’ho contattato via e-mail per chiedergli quali fossero le sue fonti. Dopo ripetute richieste, mi ha risposto alla fine della settimana scorsa. I dati, così mi ha detto, vengono da un sito web: www.iceagenow.com. Il sito Iceagenow (era glaciale adesso N.d.T.) è redatto da un uomo che risponde al nome di Robert W. Felix che promuove il suo libro autoprodotto: “L’era glaciale incombente”. Egli sostiene che il livello dei mari sta scendendo, e non salendo; che lo tsunami in Asia è stato causato dal “dal ciclo dell’era glaciale”; e che è “l’attività vulcanica sottomarina- e non l’attività umana – che sta scaldando i mari”.

È forse questo Felix un climatologo, un vulcanologo o un oceanografo? No, non è nulla di tutto ciò. Nella sua biografia si legge che era un architetto. Il suo sito è talmente folle, che in un primo momento ho pensato fosse una presa in giro. Tristemente, sembra proprio che egli creda in ciò che dice. Ma qui, effettivamente, c’era tutto il materiale che Bellamy ha citato nella sua lettera incluse le cifre – o qualcosa che assomigliava alle cifre – riportate da Bellamy. “Dal 1980, vi è un avanzamento di più del 55% dei 625 ghiacciai sotto osservazione dal World Glacier Monitoring di Zurigo.” La fonte ulteriore , che Bellamy mi indicato nel suo e-mail, era: “the latest issue of 21st Century Science and Technology”. Latest issue of 21st Century Science and Technology? Suona impressionante, fino a quando non si scopre che è pubblicato da Lyndon LaRouche . Lyndon LaRouche è un demagogo americano, che nel 1989 ha ricevuto una condanna di 15 anni per cospirazione, violazione di corrispondenza e frode fiscale: Ha affermato che la famiglia reale britannica gestisce un’organizzazione internazionale di spaccio di droga, che Henry Kissinger è un agente comunista, che il governo britannico è controllato dai banchieri ebrei, e che la scienza moderna è una cospirazione contro il potenziale umano.

Non è stato difficile scoprire che questo era uno dei suoi editori: il nome di LaRouche era in prima pagina nel sito web della rivista e l’edizione, citata da Bellamy, contiene un articolo che esordisce così:“Nel movimento della gioventù di LaRouche ritroviamo noi stessi in lotta contro un vecchio nemico che distrugge gli esseri umani... è l’empirismo.”

Bene, ecco la fonte per i numeri di Bellamy! Ma dove ha scovato Bellamy il “Latest issue of 21st Century Science and Technology”. Non l’ha detto.

Ma io credo che possiamo fare una scommessa sulla base delle informazioni che abbiamo, su questi stessi dati che si trovano in internet. Dapprima furono pubblicati online dal professore Fred Singer, uno dei pochi oppositori alla teoria del cambiamento climatico che possiede delle qualifiche vagamente rilevanti (è, o era, uno scienziato ambientale). Aveva pubblicato questi dati sul suo sito: www.sepp.org, dati che poi sono stati riportati dal sito giustamente chiamato junkscience.com (scienza-spazzatura), da “Cooler Heads Coalition”, dal US National Center for Public Policy Research e infiniti altri. Sono persino riusciti ad arrivare sul Washington Post.

Sono costantemente citati come evidenza che il cambiamento climatico dovuto all’uomo non si sta verificando. Ma da dove vengono questi numeri? Singer cita giusto mezza fonte: “un articolo pubblicato su Science nel 1989.” Bene, l’articolo sarà anche vecchio di 16 anni, ma infine ce ne è almeno uno. Sicuro?

Ho scandagliato sia manualmente sia elettronicamente ogni edizione di Science pubblicata nel 1989. Non solo non conteneva niente che assomigliasse a quei dati, ma addirittura in quell’anno non vi era nemmeno un articolo che parlasse in qualche modo dell’avanzamento o ritiro dei ghiacciai.

Insomma, non sembrava andare molto bene per Bellamy, Singer o qualunque altro oppositore che avesse citato quei numeri. Ma c’era ancora un mistero da scoprire. Mentre la fonte citata da Bellamy sosteneva che il 55% dei 625 ghiacciai stavano avanzando, Bellamy scriveva che 555 di questi - pari all’89% - stavano avanzando. Questo numero sembrava non apparire da nessun altra parte. Ma sulla tastiera standard inglese del computer, il 5 e il % occupano lo stesso tasto. Se vuoi digitare %, ma nello stesso tempo non premi il tasto maiuscole, ottieni 555, anziché 55%. Questa era l’unica spiegazione che sono riuscito a trovare per giustificare questo numero. Quanto ho interpellato Bellamy, ha ammesso che doveva essersi verificato “un impulso errato dell’elettronica”.

Così, nell’incapacità di Bellamy di digitare il dato, abbiamo la base per un intero nuovo fronte nella guerra contro la scienza del cambiamento climatico. Il numero 555 è adesso citato come evidenza definitiva che il riscaldamento globale è una frode, una truffa, una bugia. Ho telefonato a New Scientist per chiedere se Bellamy aveva chiesto una correzione del dato. Non lo aveva fatto.

È difficile far capire quanto selettivo devi essere per rifiutare l’evidenza del cambiamento climatico. Devi arrampicarti su una montagna di evidenze per prendere una briciola: una briciola che si disintegra nel palmo della tua mano. Devi ignorare interi canoni della scienza, le affermazioni delle più eminenti istituzioni scientifiche del mondo e migliaia di articoli pubblicati dalle prime riviste scientifiche. Devi, se sei David Bellamy, abbracciare le dichiarazioni di un ex-architetto eccentrico, che sono basate su dati che sembrano non esistere. E devi fare tutto questo mentre continui a chiamare te stesso uno scienziato.


Qualche definizione

Global Warming (riscaldamento globale) è il termine che si usa per descrivere un aumento nel tempo della temperatura media dell’atmosfera della terra e degli oceani. La teoria del riscaldamento globale tenta di rendere conto della temperature media globale a partire dalla fine del diciannovesimo secolo (0.6 ± 0.2°C)

[1] (http://www.grida.no/climate/ipcc_tar/wg1/figspm-1.htm)

[2] (http://www.whitehouse.gov/news/releases/2001/06/20010611-2.html)

e accerta fino a che punto tali effetti siano dovuti a cause umane. La teoria più comune sul riscaldamento globale attribuisce l’aumento di temperatura all’aumento di gas ad effetto serra, aumento causato principalmente da attività antropica (ad es. biossido di carbonio CO2) e dal possibile aumento dell’attività solare.

Climate Change (cambiamento climatico) è un termine solitamente utilizzato per indicare un cambiamento nel clima senza specificare le cause e senza caratterizzare il tipo di cambiamento in atto, come ad esempio l’era glaciale. L’attuale consenso scientifico attorno al riscaldamento globale può essere riassunto dai risultati della ricerca del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Nel loro terzo report di valutazione, hanno concluso che “La maggior parte del riscaldamento osservato negli ultimi 50 anni è attribuibile ad attività antropiche”. Naomi Oreskes conclude nell’indagine della letteratura scientifica del 2004: l’ IPCC non commissiona o conduce ricerche in prima persona, ma piuttosto riunisce centinaia di scienziati per analizzare ed interpretare le ricerche precedentemente pubblicate. Questo gruppo poi pubblica una relazione per riassumere lo stato della scienza sul cambiamento del clima e, se possibile, esprime il consenso dei partecipanti all’IPCC. Nel 1995 l’IPCC ha concluso che “ Nel complesso l’evidenza suggerisce un influenza umana identificabile sul cambiamento climatico”; questo concetto è espresso in modo ancora più deciso nel rapporto TAR (Third Assesment Report) del 2001 dell’IPCC: “C’è una nuova e più forte evidenza che la maggior parte del riscaldamento osservato negli ultimi 50 anni è attribuibile all’attività umana”. L’uscita del quarto rapporto del IPCC è prevista per novembre 2007.

Nel 2004 Naomi Oreskes ha pubblicato un’indagine su 928 abstract scientifici sul cambiamento climatico, concludendo che c’è un consenso scientifico sulla realtà del cambiamento climatico dovuto a cause antropiche.


Sostenitori e oppositori del Global Warming

Argomenti in discussione:

La controversia sul cambiamento climatico riguarda diversi argomenti relativi al riscaldamento globale che talvolta sono mescolati dai sostenitori di una visione o dell’altra.

  • Se il cambiamento climatico è dovuto a variazioni del tutto naturali (record storici di temperature)
  • Se questo cambiamento è attribuibile o meno all’uomo
  • Quanto grandi saranno i futuri cambiamenti
  • Quali saranno le conseguenze del cambiamento climatico
  • Quali sono le migliori misure da intraprendere per fronteggiare il cambiamento climatico
  • Se sia necessario avere maggiori certezze per prendere delle decisioni
Gran parte della discussione si concentra sull’effetto delle emissioni di anidride carbonica, in relazione all’attività antropica, dovuta all’uso di combustibili fossili e all’attività industriale. Ma, se si rimanesse in questo ambito, la discussione sarebbe limitata alla stampa scientifica e specialistica. Il punto che ci porta ad una polemica maggiore – perché avrebbe un impatto nell’economia – è se le azioni correttive (di solito, restrizioni sull’utilizzo di combustibili fossili per ridurre l’emissione di CO2) devono essere intraprese adesso o nel prossimo futuro e se queste azioni possono avere un effetto significativo sulla temperatura terrestre.

A causa dell’estrema ramificazione economica di queste restrizioni, vi sono alcuni che sostengono fortemente che, anche se l’effetto di riscaldamento globale fosse causato unicamente dall’uso dei combustibili fossili, il limitare il loro utilizzo provocherebbe più danni all’economia mondiale rispetto ad un aumento della temperatura mondiale. In contrasto, altri sostengono, altrettanto fortemente, che un immediato agire per ridurre le emissioni, aiuterebbe ad evitare costi economici molto maggiori in futuro e che ridurrebbe il rischio di catastrofi e di cambiamenti irreversibili.


Qualche Link

Per informazioni su David Bellamy : http://www.biologydaily.com/biology/David_Bellamy

Per un estratto della lettera di Bellamy su New Scientist: http://www.newscientist.com/article.ns?id=mg18624950.100

Sito di Monbiot (in cui si trova anche l’articolo originale in inglese): http://www.monbiot.com

Sito dell’IPCC: http://www.ipcc.ch/index.html

L’unione Europea sul cambiamento climatico: http://europa.eu.int/comm/environment/climat/home_en.htm

Tutti i link indicati sono in lingua inglese.

Traduzione e commenti a cura di Pierangela Magioncalda
Informazioni sul Global Warming dal sito: http://en.wikipedia.org


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