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di Ugo Bardi
www.aspoitalia.net


Questo articolo è apparso per la prima volta sul numero di "Oxygen" del 1 Settembre 2007


Il 2007 segna il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Le celebrazioni per questo evento sono state un po' sottotono, come potrebbero esserlo quella per i 150 anni della spedizione dei mille, che ricorre fra tre anni, nel 2010. La “questione meridionale” in effetti, è stata oggetto di dibattito e di polemica fino dall'unificazione italiana e oggi lo è forse ancora di più. Garibaldi e la sua impresa sembrano essere sotto attacco su due fronti. Da una parte, esiste una corrente di pensiero aggressivamente regionalista del Nord, politicamente rappresentata dal movimento leghista, che vede il Sud d'Italia come una palla al piede allo sviluppo, una regione di impiegati statali e finti disoccupati che vivono alle spalle dell'operoso Nord. Da un'altra parte, soprattutto in certi ambienti legati politicamente alla sinistra, sta prendendo vita il concetto che il Sud era una regione prospera e pacifica, aggredita a tradimento dai piemontesi che l'hanno conquistata con l'inganno. Secondo questa visione, il Sud non ha avuto che danni dall'unificazione, rapinato e spogliato dal Nord di tutto quello che aveva di valore.

Ovviamente, entrambe queste posizioni sono basate soltanto su leggende. Certamente, la propaganda ha esagerato i difetti del governo Borbonico del Regno delle Due Sicilie, ma non è in discussione che il Sud d'Italia era molto indietro rispetto al Nord in termini economici. Non è nemmeno in discussione il contributo del Sud alla storia economica e civile italiana fino ad oggi. Tuttavia, dobbiamo constatare come, a 150 anni dall'unificazione, rimane una disparità economica fra Sud e Nord, anche se molto attenuata rispetto al passato. Questa disparità deve aver avuto delle ragioni e il nocciolo della questione sta nel trovarle. Come mai il Sud d'Italia era più povero del Nord al tempo di Garibaldi? Come mai è rimasto più povero per tanti anni dopo Garibaldi? Si è molto parlato di fattori come malgoverno, burocrazia, corruzione, mancanza di strutture sociali, eccetera. Ma una risposta univoca a queste domande non è stata ancora trovata.

Questa nota non pretende certo di rimpiazzare l'ampia storiografia moderna esistente sulla “Questione Meridionale” che si può far partire dal saggio di Gramsci con quel titolo che apparve nel 1926. Quello che vorrei provare a suggerire è di considerare un elemento che finora non è stato preso in considerazione, o e stato considerato solo marginalmente. La disparità fra Nord e Sud potrebbe non derivare dalla politica o dalle tradizioni culturali delle due estremità della penisola ma, principalmente, nella geografia. Suggerisco che quello che ha condannato il Sud d'Italia a una condizione di inferiorità economica rispetto al Nord sia stata la mancanza di corsi d'acqua navigabili. Questo ha impedito al Sud di importare carbone dall'estero e di distribuirlo in modo capillare all'interno; come invece poteva fare il Nord. Senza carbone, uno sviluppo industriale del Sud non è stato possibile per tutto il periodo in cui il carbone ha dominato il panorama delle fonti energetiche mondiali, ovvero fino a circa la metà del ventesimo secolo.

Vediamo ora di descrivere più in dettaglio queste considerazioni. Quel fenomeno che chiamiamo “rivoluzione industriale” è cominciato già verso la fine del secolo diciottesimo in Inghilterra e nei paesi del Nord Europa. Fu possibile principalmente grazie al carbone; una fonte energetica la cui disponibilità a basso costo non aveva paragoni nella storia. Ma c'era un'altra condizione essenziale per la rivoluzione industriale: la disponibilità di vie d'acqua navigabili. Il carbone è costoso a trasportare e, fino a tempi recenti, era impensabile trasportarlo via terra su lunghe distanze. Per quasi tutta l' “era del carbone”, lo si trasportava esclusivamente su chiatte lungo i fiumi e i canali e con navi a vela sul mare. Paesi come l'Inghilterra avevano il vantaggio di avere sia abbondante carbone sia vie d'acqua navigabili. Questo era vero anche per la Germania e la Francia del Nord.



Figura 1. I principali giacimenti di Carbone in Europa, immagine tratta da “Coal and Political Power in Europe” Walter I-I. Voskuil, Economic Geography, Vol. 18, No. 3. (Jul., 1942), pp. 247-258.

Chi non aveva vie d'acqua, era svantaggiato anche se aveva carbone; come nel caso della Spagna. Il massimo dello svantaggio era per chi non aveva né carbone né fiumi navigabili. Era questo il caso di quasi tutti i paesi Mediterranei, con l'eccezione di quelli che si affacciano nella zona Nord del Mediterraneo, ovvero il Nord d'Italia e in particolare la Pianura Padana. In queste zone esistevano buone vie d'acqua navigabili che avevano permesso di importare carbone dall'Inghilterra e distribuirlo capillarmente per il territorio. In questo modo, il Nord Italia aveva potuto cominciare a industrializzarsi già nella prima metà del diciannovesimo secolo. A quel tempo, il Sud, invece, continuava a basarsi quasi completamente sull'agricoltura.

Con il progredire della rivoluzione industriale, le differenze economiche fra il Nord Europa e i paesi mediterranei cominciavano a farsi sempre più nette. I paesi più ricchi sono anche militarmente più forti e non doveva passare molto tempo prima che la supremazia militare del Nord cominciasse a farsi sentire. E' Napoleone il primo a dare inizio alla corsa verso il Sud, invadendo l'Egitto nel 1798. La sua avventura non ha successo, ma è un presagio di eventi futuri. Gradualmente, Francia e Inghilterra conquistano e si spartiscono i paesi Mediterranei, soprattutto a spese del Sultanato Ottomano che allora cominciò a essere definito “il Malato d'Europa”. Ma l'impero ottomano non era malato, era affamato di carbone. Senza carbone, le varie regioni dell'impero non potevano sviluppare un industria. Senza, industria, l'impero rimaneva debole economicamente e militarmente e non era in grado di difendere i suoi territori. Così, l'Algeria viene invasa dai Francesi già nel 1830, la Tunisia cade nel 1881, il Marocco nel 1912. Da parte sua, l'Inghilterra aveva occupato Cipro nel 1878 e l'Egitto nel 1882. Anche all'Italia unita spetterà un pezzettino di impero turco del Nord Africa, le aree della Tripolitania e Cirenaica, occupate nel 1911 e ribattezzate “Libia”. Rimane escluso dalla spartizione l'altro grande produttore europeo di carbone, la Germania, che non ha sbocchi sul Mediterraneo. I tedeschi cercheranno di entrare nel Mediterraneo per via di terra, alleandosi con la Turchia e impegnandosi nella costruzione della ferrovia Berlino-Baghdad. Non riusciranno ad arrivarci; l'impero turco collassa nel 1918, quando le truppe Inglesi completano l'occupazione dell'Iraq. A questo punto, Francia e Inghilterra si spartiscono i paesi non ancora occupati sulla sponda del mediterraneo. Il Libano e la Siria vanno alla Francia, la Palestina all'Inghilterra.

Nell'800, il Regno delle Due Sicilie era culturalmente parte dell'Europa, ma economicamente era un paese del Mediterraneo del sud. Era privo di carbone e le sole vie d'acqua utilizzabili erano alcuni tratti del Volturno e del Garigliano; niente che fosse neanche lontanamente paragonabile alla capillare rete fluviale della Pianura Padana. Perciò, il Regno si trovava a essere pochissimo industrializzato e, di conseguenza, economicamente e militarmente debole in confronto alle potenze europee. Nella sua storia, il regno era stato alternativamente sotto la dominazione più o meno palese di altre potenze Europee: Spagna, Austria e Francia. Sparita la Spagna come potenza militare, verso la metà dell'800 l'Italia meridionale avrebbe potuto diventare una colonia francese, come lo era già stata ai tempi di Napoleone. Fu probabilmente per evitare il rischio di uno sbocco del genere che gli Inglesi favorirono l'impresa di Garibaldi e il disegno politico di unificazione di Cavour. Gli Inglesi prevedevano che il nuovo Regno d'Italia sarebbe stato un alleato fidato dato che sarebbe stato quasi completamente dipendente dall'Inghilterra per le proprie forniture di carbone. Non si erano sbagliati; l'alleanza fra Italia e Inghilterra si sarebbe rotta soltanto negli anni 1930, quando il declino della produzione di carbone inglese rese impossibile continuare a rifornire l'industria italiana.

La mancanza di vie d'acqua ha tenuto fermo lo sviluppo industriale del Meridione per molto tempo. Dopo l'unificazione italiana, le ferrovie del nuovo regno si svilupparono abbastanza rapidamente, ma per tutto il diciannovesimo secolo le vie d'acqua rimanevano fondamentali perché più economiche. Ci furono dei lodevoli tentativi di industrializzare il Sud lungo le coste, come la creazione dell'acciaieria ILVA (che sarebbe poi diventata Italsider) a Napoli nel 1904. Ma l'infrastruttura industriale del Meridione rimaneva debole e non raggiungeva l'interno della regione. La situazione cambiò soltanto quando il petrolio sostituì il carbone come fonte energetica principale, verso la metà del ventesimo secolo.

La differenza fra carbone e petrolio è che per il petrolio non c'è bisogno di vie navigabili; si trasporta facilmente anche per via di terra, mediante oleodotti. Non solo, ma il petrolio rende possibile costruire veicoli stradali efficienti che permettono di trasportare le merci ovunque. Questo ha reso possibile quel fenomeno che oggi chiamiamo “globalizzazione”. Comunque la si voglia vedere, il petrolio è stato un grande equalizzatore; chiunque lo volesse comprare poteva portarsene a casa quanto poteva permettersene. La disponibilità di energia che è venuta dal petrolio ha cambiato molte cose in Italia. Se leggiamo “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi che racconta il Sud d'Italia negli anni 1930, ci rendiamo conto di quale abisso esistesse a quell'epoca fra il Nord già “moderno” e regioni del Sud dove la vita somigliava ancora a quella del Medio Evo. Oggi, le differenze fra Nord e Sud d'Italia, in confronto, sono infinitesimali. Qualcosa di simile è successo con in paesi del Nord Africa e del Vicino Oriente che, oggi, sono europeizzati ed enormemente diversi da quelli che ci rappresentavano i pittori orientalisti dell'800 oppure che ci raccontava Sir Richard Francis Burton.

Il Risorgimento, dunque, fu solo una questione di carbone? Certamente no; fu anche una questione di ideali per un gruppo di persone che credevano fermamente nell'unità di Italia. Ma gli ideali da soli non bastano a vincere le guerre e il carbone fornì le risorse necessarie e creò lo squilibrio economico che rese il Nord d’Italia in grado di prevalere sul Sud. Guardare la storia con in mente le risorse energetiche ci da delle intuizioni che altrimenti sarebbe difficile avere. Non solo ci spiega le ragioni di quello che è successo nel passato, ma ci permette di farci un'idea di quello che potrebbe essere il futuro. Così, terminato il grande ciclo del carbone, anche quello del petrolio sta arrivando ai suoi limiti. Cosa succederà del rapporto Nord-Sud nel futuro?

Se la storia è una guida, è probabile che nel futuro vedremo uno spostamento del baricentro economico e politico mondiale verso quelle regioni che ancora hanno petrolio. Questo vuol dire in Medio Oriente e, in particolare, l'Iraq, l'unica regione che ha ancora risorse (relativamente) abbondanti. Potremo vedere un nuovo dominio culturale e economico arabo come ai tempi del califfato di Baghdad? Forse, ma non potrà che essere di breve durata. Chiunque dominerà le risorse del Medio Oriente dominerà il mondo nel prossimo futuro, ma al massimo per qualche decennio. Poi, il declino delle risorse petrolifere renderà un dominio del genere altrettanto obsoleto di quanto non lo sia oggi l'Impero Romano.

Tutto cambia sempre più rapidamente nel nostro mondo. Le risorse fossili sono tutte in declino, - incluso il tanto decantato uranio - ma si affacciano all'orizzonte nuove risorse: lo sfruttamento dell'energia solare con le tecnologie moderne promette oggi di creare molta più energia di quanto non abbiano mai fatto petrolio, gas, e carbone. E, di nuovo, lo sfruttamento di questa energia dipende dalla geografia. Il Sud del mondo, stavolta, ha un vantaggio rispetto al Nord: tanto sole e tanto spazio. Qualche percento della superficie dei deserti del Sahara o dell'Arabia potrebbero creare talmente tanta energia da farci ricordare il petrolio con la stessa sufficienza con la quale oggi ricordiamo l'olio di balena dei tempi del capitano Ahab e di Moby Dick. E in più, mentre il petrolio e gli altri fossili si esauriscono, il sole brillerà nel cielo ancora per miliardi di anni.

Curiosamente, il Sud del mondo non ha ancora completamente capito il vantaggio strategico che ha a disposizione. I pannelli solari in funzione in Europa sono quasi tutti nel Nord, in Germania in particolare. Ma le cose stanno cambiando e i paesi del Nord Africa stanno cominciando a riguadagnare il terreno perduto. Programmi come il TREC (Trans Mediterranen Renewable Eergy Cooperation) mirano a costruire immensi impianti a energia solare nel deserto del Sahara che produrranno energia in abbondanza. In generale, l'energia rinnovabile si sta diffondendo rapidamente nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, anche, sia pure più lentamente, in quelli che hanno abbondanti (per ora) risorse petrolifere.

Da parte sua, l'Italia si trova in una posizione geograficamente favorevole sia come produttore, per la sua buona insolazione, sia come importatore di energia dal Sahara, per la sua vicinanza. Tuttavia, l'Italia reagisce con estrema lentezza anche in confronto con i paesi del Nord Africa. Sembra che siamo di fronte a un blocco culturale che ci impedisce di capire che l'abbondanza energetica è a portata di mano se solo vorremo dotarci delle infrastrutture necessarie per ottenerla. Quando ci saremo arrivati, il baricentro economico e produttivo italiano è destinato a spostarsi gradualmente dal nebbioso Nord al soleggiato Sud. Sarà la fine della “questione meridionale” e il ritorno alla prosperità per il Sud. Allora, potremo celebrare di nuovo Garibaldi senza troppi complessi di colpa.



Note bibliografiche:

Il presente testo è il risultato di un lavoro molto esteso sulle correlazioni fra le fonti energetiche com l'economia e la politica. Molta documentazione in proposito si trova sul sito www.aspoitalia.net.

Sull'argomento specifico trattato, per quanto riguarda la questione economica del Nord e Sud d'Italia, un'esposizione completa con molti dati è The North-South Differential In Italian Economic Development Richard S. Eckaus The Journal of Economic History, Vol. 21, No. 3. (Sep., 1961), pp. 285-317. Una discussione sulle infrastrutture del trasporto in Italia, e in particolare Sud, si trova in Sviluppo locale e infrastrutture del territorio: origini del sistema ferroviario in Capitanata, Mariano Tosques Quaderno n. 2/2007, http://www.dsems.unifg.it/q022007.pdf

L'interpretazione che il Sud d'Italia è stato aggredito a tradimento dai mercenari piemontesi si trova facilmente in molti siti con una ricerca su google. Fra questi, basterà qui citare il post di Beppe Grillo “Siamo tutti borbonici” http://www.beppegrillo.it/2006/11/siamo_tutti_bor.html. Da considerare anche il libro di Giuseppe Ressa “Il Sud e l'Unità di Italia” disponibile su internet a http://www.ilportaledelsud.org/rec-ressa.htm.

Infine, per la storia del carbone europeo fra i vari articoli consultati c'è quello di Voskuil, “Coal and Political Power in Europe” Walter I-I. Voskuil, Economic Geography, Vol. 18, No. 3. (Jul., 1942), pp. 247-258. Per il carbone inglese, in particolare, mi sono basato sul libro di M.W. Kirby “The British coalmining industry 1970-1946” (London 1977) e sul sito della “Coal Authority” http://www.coal.gov.uk/ Una mia discussione sulla parabola produttiva del carbone inglese si trova nel numero di Gennaio del 2007 di “ASPO newsletter” (www.peakoil.net). Un'altra sull'importanza del carbone nella storia Italiana si trova su www.aspoitalia.net a http://www.aspoitalia.net/images/stories/ugo/befanapetrolifera/carbonebefana.pdf, una sulle vie di connessione fra Europa e Medio Oriente a http://www.aspoitalia.net/images/stories/ugo/iraqlontano/iraqvicino.pdf

Il sito del TREC (Trans Mediterranean Renewable Energy Collaboration) si trova a
http://www.trec-uk.org.uk/

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