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Leggendo il libro del premio Nobel per la chimica, Paul J. Crutzen, “Benvenuti nell’antropocene”, sono rimasto impressionato dalla capacità dell’uomo tecnologico di modificare cosi profondamente l’ambiente in cui vive. Eppure sono avvezzo ai disastri ambientali prodotti dall’uomo.

Nel 20° secolo, con la tecnologia mossa dai combustibili fossili, petrolio in particolare, abbiamo spostato una quantità di roccia superiore a quella che viene naturalmente smossa in un anno dal vento, dai ghiacciai e dai vulcani oceanici di tutto il mondo. (Crutzen, 2005). Crutzen ha proposto il termine antropocene per definire l’epoca attuale.

Circa tre quarti del territorio italiano sono costituiti da collina e montagna. Le pendenze elevate, le intense precipitazioni atmosferiche e le caratteristiche pedo-geologiche del nostro territorio, sono all’origine di eventi franosi naturali: si parla di dissesto idrogeologico. Questa terminologia può dare adito ad equivoci perché oggi si va diffondendo un dissesto causato dall’uomo. Per essere più precisi si dovrebbe parlare di dissesto “antropogeologico” come quello descritto dalla foto: ai margini di una fiumara è stata spostata una mezza collina per fare spazio ad un centro commerciale.

Per smuovere la roccia e costruirci sopra sono necessari ruspe, camion eccetera. Acciaio, gomma, cemento e tutto il resto si fanno con l’energia proveniente dai combustibili fossili. Per fabbricare una ruspa che pesa 7.000 kg, assumendo per semplicità che sia solo acciaio, sono necessari 38,5 barili di petrolio e si bruciano 55.990 m 3 di aria. Si devono aggiungere poi i consumi di combustibile per il funzionamento di ogni singolo mezzo.

Negli ultimi decenni, uno scorretto uso dei mezzi meccanici in agricoltura, ha provocato l’erosione del suolo su vaste superfici agrarie. Anche in questo caso si dovrebbe parlare più propriamente di dissesto “antropopedologico”: le lavorazioni eseguite con la fresa determinano la polverizzazione del suolo e la formazione della suola di lavorazione. Sui terreni in pendio con precipitazioni concentrate si ha un’elevata erosione del suolo.

Propongo quindi l’introduzione di due neologismi: dissesto antropogeologico e dissesto antropopedologico.

Come ho fatto i calcoli
Per ottenere 1.000 kg di acciaio sono necessari, in termini energetici, ben 727 kg di petrolio, per l’esattezza 727,26 kg di petrolio (1 kg di acciaio 30 mila Btu, Kung, 2007). Una ruspa che pesa 7.000 kg richiede come minimo 5.090 kg di petrolio che equivalgono a ben 38,5 barili di oro nero. Per la combustione di 1 kg di petrolio sono necessari 11 m 3 di aria (Manuale dell’agronomo, 1980). Il calcolo è sottostimato per la semplice ragione che gli apporti energetici unitari per produrre alluminio, gomma, rame e plastica sono superiori a quelli richiesti per la produzione dell’acciaio. (Tozzi, 2004).

Petrolio
potere calorifico inferiore 10.400 kcal/kg = 43.542,72 kJ/kg
massa volumica: 0,83 kg/dm 3 ; 1 barile = 159 litri; 1 Btu = 1055,56 J


Bibliografia

Crutzen P.J., 2005. Benvenuti nell’antropocene. Mondatori, 28
Kung S., 2007. Ridurre l’impatto ambientale dell’edilizia. State of the World 2007, Edizioni Ambiente, 211
Manuale dell’Agronomo, 1980. REDA V edizione, 2338
Tozzi M., 2004. Gaia: viaggio nel cuore d’Italia. Rizzoli, 272

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