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Parti di questo articolo sono apparse su www.aspoitalia.blogspot.com


Tempo fa, mi trovavo a conversare con una signora colta e raffinata, fra le altre cose anche blasonata con un titolo nobiliare. A una sua domanda sul mio lavoro, risposi che mi occupavo di petrolio, cosa che normalmente è sufficiente per dirottare la conversazione su argomenti più interessanti. In questo caso, tuttavia, la signora in questione si è incuriosita al punto da chiedermi qualche ulteriore dettaglio. Al che, ho bofonchiato qualcosa a proposito della "fine del petrolio." La signora mi ha guardato ancora più incuriosita, commentando, "Che strano, io credevo che il petrolio si rigenerasse in continuazione nelle viscere della terra".

Ad un approfondimento da parte mia, mi è apparso chiaro che la nobildonna con cui conversavo non faceva parte della perniciosa schiera dei folli pericolosi che sostengono che il petrolio è infinito sulla base della cosiddetta "teoria del petrolio abiotico". No, la signora semplicemente aveva mancato la rivoluzione intellettuale (una delle tante) che a partire dalla fine del '700 aveva portato a capire i minerali non rinascono nelle viscere della terra come alcuni, fino ad allora, avevano sostenuto. Mancandogli dati sull'argomento, la signora non aveva motivo di ritenere che il petrolio dovesse prima o poi finire. Lo aveva semplicemente catalogato insieme alle barbabietole e ai cavolfiori, come cose che ricrescono tutti gli anni, solo basta innaffiarle un po'.

Se non a tutti si può chiedere di aver studiato geologia, certe volte si rimane perplessi di fronte a manifestazioni di ignoranza abissali da parte di persone che, viceversa, si potrebbero presumere di dover conoscere certi elementi del loro mestiere. Una cosa del genere mi è capitata di recente.

Seguivo la sessione di bioarchitettura di un congresso sull'energia e ho sentito la presentazione di un architetto che ha mostrato la sua ultima creazione; una casa "bio-eco-climatica" a bassissimo consumo energetico. L'oggetto è tutto fatto in materiali naturali, legno, argilla e poco più ed è isolato con uno spesso strato di sughero che lo rende impermeabile al caldo e al freddo. Costa poco e si monta in un giorno con pezzi prefabbricati.

Vi dirò che l'oggetto, pur interessante, non mi ha entusiasmato più di tanto. Come proporzioni ricorda quelle di una scatola da scarpe. Come concetto mi ricorda, in effetti, la scatola da scarpe riempita di bambagia ove, in tempi ormai remoti, avevo tenuto un passerotto caduto dal tetto. Come estetica, non lo definirei ne particolarmente brutto ne bello, ma troverebbe la sua collocazione ideale in qualsiasi centro commerciale con un insegna tipo "fast food" sulla facciata anteriore.

Alla fine della presentazione ho quindi fatto un commento e una domanda: "E' lodevole," ho detto, "che si cerchi di ridurre al massimo i consumi di risorse non rinnovabili, come il petrolio e il gas naturale. Tuttavia, mi sembra che facendo edifici a basso costo che si montano in un giorno si rischia di veder proliferare nuove costruzioni che aumenterebbero il consumo di un'altra risorsa non rinnovabile forse anche più importante dei combustibili fossili: il territorio." Citando un dato del WWF che parla di un area occupata da nuove costruzioni di circa 1500 km2 all'anno, ho continuato dicendo, "Non pensa il relatore, o uno dei cortesi amministratori seduti al tavolo dei relatori che sarebbe il caso di preoccuparsi altrettanto dell'occupazione del suolo quanto dei consumi energetici?"

Le risposte che ho ottenuto non sono state molto entusiasmanti. L'architetto che aveva costruito la grande scatola da scarpe ha detto, sostanzialmente, che non era compito suo preoccuparsi di dove e quante case si costruiscono, ma solo che vengano costruite bene. L'amministratore che ha risposto alla mia domanda ha citato qualcosa che ha chiamato il "protocollo di Itaca" che tuttavia, a detta dello stesso amministratore, non è studiato allo scopo di conservare suolo.

In sostanza, amministratori e architetti - e non solo di quella particolare conferenza - sembrano considerare il territorio allo stesso modo in cui la nobildonna che citavo prima considerava il petrolio: infinito in mancanza di dati contrari.

I dati, tuttavia, sebbene difficil da trovare, ci sono. leggiamoLin un articolo di Maria Cristina Treu che:

Secondo i dati Eurostat, in Italia nell’ultimo decennio del 2000 le costruzioni hanno sottratto all’agricoltura circa 2.800.000 ha di suolo. Ogni anno si consumano 100.000 ha di campagna, pressocchè il doppio della superficie del Parco Nazionale dell’Abruzzo. D’altra parte l’Italia è anche il primo paese d’Europa per disponibilità di abitazioni; ci sono circa 26 milioni di abitazioni, di cui il 20% non sono occupate, corrispondenti a un valore medio di 2 vani a persona. Ciononostante, il suolo agricolo è sempre ritenuto potenzialmente edificabile: in alcune regioni è necessario disporre di almeno un ettaro di terreno di proprietà per farsi una casa, in altre bastano 5000 o 3000 mq, a volte anche non accorpati, e spesso senza l’obbligo di registrare, a costruzione avvenuta, l’utilizzo del diritto edificatorio su una parte o sull’intera proprietà.

L'Italia è un paese di costruttori, e per costruire ci vuole principalmente cemento. Vediamo qui i dati presi da AITEC (www.aitecweb.com). Notate la caduta dopo il 1992, l'anno di inizio di tangentopoli. Poi ci siamo ampiamente ripresi e oggi abbiamo largamente superato il record di tangentopoli. Siamo a oltre 48 milioni di tonnellate di cemento l'anno, per 58 milioni di abitanti fanno la bellezza di 830 kg di cemento a persona all'anno. Per una famiglia di 4 persone immaginiamo che qualcuno depositi un blocco di quasi 10 kg di cemento tutte le mattine sulla soglia di casa.

In tutto il mondo si producono oggi circa 2.3 miliardi di tonnellate di cemento all'anno. Sembra che molta gente, poveracci, siano meno evoluti di noi, su una popolazione di 6.5 miliardi di persone fa la miseria di 340 kg all'anno per persona. (da http://www.ecosmartconcrete.com/enviro_statistics.cfm)

La Cina, grande paese di cementificatori, fa 1 miliardo di tonnellate all'anno da sola. Però sono anche tanti e non fanno altrettanto bene di noi; su 1.3 miliardi fanno soltanto 730 kg a persona, all'anno. (da http://www.aggregateresearch.com/caf/press.asp?id=9395)

Ma, in realtà, il cemento è solo uno dei materiali che si usano per le costruzioni. Il resto è pietra, mattoni, asfalto, piastrelle e tutto il resto. Approssimativamente, il totale dei materiali da costruzione estratti è tre volte il solo cemento. Se l'Italia è in media con il resto del mondo, abbiamo oltre due tonnellate di materiali da costruzione a testa tutti gli anni. http://pubs.usgs.gov/fs/fs-0068-98/fs-0068-98.pdf

L'Italia sembra dunque il paese che si è maggiormente impegnato nella pavimentazione del pianeta. Quanto ci vorrà per arrivare a pavimentare tutto il territorio italiano? Questo è difficile a calcolarsi a partire dalla quantità di cemento e materiali da costruzioni prodotte. Si fabbricano ogni sorta di strutture, da edifici multipiano (parecchie tonnellate al mq) a pavimentazioni per strade e parcheggi, qualche kg per metro quadro.

Se comunque prendiamo il dato di Treu dell'articolo riportato prima, abbiamo circa 1000 km2 all'anno cementati. Su una superficie totale è di 300.000 km2 del territorio italiano, questo vuol dire cementarne l' 1% in tre anni. A questi ritmi, una persona che vive i normali 75 anni, potrà vedere nel corso della sua vita la cementazione di un quarto del totale del territorio. Tuttavia, se consideriamo la frazione già cementata, nonché l'espansione economica prevista da tutti coloro che si occupano di pianificazione, a questi ritmi in meno di un secolo l'Italia potrebbe essere trasformata in un unico tappeto di cemento, attraverso il quale spuntano le cime degli Appennini e delle Alpi.

E' curiosa, se non altro nostra ignoranza quasi totale di tutte queste cose, soprattutto se la compariamo con quello che sappiamo del petrolo, del quale abbiamo dati sui più sottili dettagli delle varietà di greggi, provenienze, produzioni, stime delle riserve eccetera. Tuttavia, sembra che i dati sull'occupazione del suolo da parte di strutture artificiali non solo non siano disponibili, ma non interessino a nessuno.

Come nel caso del petrolio, può darsi che cominceremo ad accorgersi della gravità del problema quando sarà troppo tardi


Beppe Grillo ha scritto una nota simile a questa intitolata "I Serpenti di Cemento"

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