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Si parla parecchio di "picco del petrolio" (o "picco di Hubbert") il punto in cui la produzione mondiale di petrolio raggiungerà il suo massimo storico per poi declinare irreversibilmente. C'è chi dice che sarà fra parecchi anni, chi fra qualche anno soltanto, e chi dice che ci siamo già sopra. C'è chi ha parlato di grandi catastrofi e sconvolgimenti che dovrebbero verificarsi al momento del picco. C'è chi parla di un vero e proprio "culto" del picco i cui seguaci lo aspettano come una specie di apocalisse. In effetti, di sconvolgimenti nel mondo ne stiamo vedendo abbastanza, ma vuol dire questo che siamo al picco? Se ci siamo sopra, come possiamo accorgercene?

Come per tante cose, qualche risposta alle domande su cosa succederà nel futuro si può trovare esaminando il passato. Il picco globale del petrolio potrebbe non essere tanto diverso da picchi regionali che si sono già verificati. Un caso ben noto è quello degli Stati Uniti, una delle regioni petrolifere più importanti del mondo. La produzione dei 48 stati meridionali degli Stati Uniti ha raggiunto il massimo nel 1971, un picco molto evidente che oggi si vede chiaramente a più di trent'anni di distanza. Quel picco era già stato previsto dal geologo Marion King Hubbert quindici anni prima, nel 1956, e per questo si parla ancora oggi di "picco di Hubbert."

Ma cosa hanno visto gli americani al momento del picco? In realtà, non molto. Potremmo descrivere il picco del 1971 come un "non-evento" nel senso che nessuno li' per li' se n'è accorto. Ovvero, per l'esattezza quasi nessuno. Chi ha occhi per guardare vede cose che alla maggioranza sfuggono; da piccoli segnali si vede l'inizio di grandi cambiamenti. Kenneth Deffeys, geologo petrolifero americano, descrive come si accorse del picco in quei giorni nel suo libro del 2001 "Hubbert's peak,"

"La predizione di Hubbert fu confermata completamente nella primavera del 1971. L'annuncio non fu fatto pubblicamente, ma fu quasi un messaggio in codice. Il San Francisco Chronicle conteneva questa notizia di una riga << La Texas Railroad Commission ha annunciato una quota ammessa del 100% per il mese prossimo >> Me ne andai a casa e mi dissi - Il vecchio Hubbert aveva ragione- . Mi colpisce ancora oggi come una stranezza che capire quel trafiletto di giornale richiedeva sapere che la Texas Railroad Commission, molti anni prima, era stata incaricata di controllare la produzione petrolifera in modo da non eccedere la domanda. In sostanza, era un cartello sponsorizzato dal governo. La produzione di petrolio nel Texas dominava talmente l'industria petrolifera che regolare ogni pozzo di petrolio del Texas a una certa percentuale della sua capacità era abbastanza per mantenere stabili i prezzi del petrolio. L'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) fu realizzata usando la Texas Railroad Commission come modello. Bastava cambiare "Texas" con "Arabia Saudita".

In sostanza, agenzie (o "cartelli") come la Texas Railroad Commission o l'OPEC hanno (o avevano) lo scopo di mettere un tetto alla produzione di petrolio. L'idea è che in una situazione di eccesso di capacità produttive, l'offerta prevale sulla domanda. In questa condizione, i produttori potrebbero essere tentati di lanciarsi in una guerra commerciale abbassando i prezzi al massimo e per dominare il mercato. I prezzi troppo bassi, però, danneggerebbero tutti quanti. Allora, il sistema delle quote stabilizza il sistema e avvantaggia tutti.

Ovviamente, con il progressivo aumento della domanda e il progressivo esaurimento delle risorse, la differenza fra domanda e capacità produttiva si riduce e a un certo momento finisce per azzerarsi. Da li in poi, i produttori non ce la fanno a soddisfare la domanda anche producendo al massimo possibile; anzi la produzione comincia a declinare. Dopo il picco, non c'è più bisogno di quote e nemmeno dell'agenzia che le imponeva. Per questo, quasi nessuno si ricorda più, oggi, della Texas Railroad Commission, che pure esiste tuttora.

Nel 1971 Deffeyes si accorse che gli USA erano al picco quando la Texas Railroad Commission dette a tutti il permesso di pompare al massimo. Analogamente, noi ci dovremmo accorgere di essere al picco mondiale quando l'OPEC cesserà di imporre quote ai paesi membri.

E qui viene il bello: ci siamo!

Secondo le notizie di agenzia, la riunione del 1 Giugno 2006 dei rappresentanti dei OPEC a Caracas si è conclusa respingendo la proposta del Venezuela di imporre quote di produzione. I paesi dell'organizzazione sono stati autorizzati (o comunque non scoraggiati) a produrre alla loro massima capacità. L'OPEC, apparentemente, non serve più ed è destinata a sparire o a trasformarsi in un club gastronomico o qualcosa del genere.

Quindi, siamo ufficialmente al picco, almeno per quanto riguarda il petrolio cosiddetto "convenzionale." Da qui in poi, ci aspettiamo una graduale caduta della produzione che potrebbe accentuarsi rapidamente nei prossimi anni. La produzione totale di prodotti petroliferi, invece, potrebbe continuare ad aumentare ancora per qualche anno sfruttando i petroli non convenzionali (deepwater, tar sand, heavy oil, eccetera).

Fra qualche anno vedremo il picco mondiale nello specchietto retrovisore e tutto ci apparirà chiaro. Per ora, dobbiamo contentarci di piccoli segnali, ma le cose sono abbastanza chiare lo stesso.

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