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Le turbine eoliche sono peggio di Mazinga?

Di Ugo Bardi

5_smashed_griffon_vulture_Tarifa

Mi è arrivata la segnalazione di un blog che ha pubblicato questa foto come dimostrazione dello sterminio degli uccelli causata dalle pale eoliche. Non vi do il link per non far pubblicità al sito in questione, ma se proprio ci tenete potete ritrovare la foto cercando su Google “Tarifa”, “griffon” e “vulture.”

La foto con l’uccello insanguinato, a prima vista, fa impressione. Ma, ragionandoci un po’, vi sembra possibile che una pala eolica non piccola, come sono quelle di Tarifa, tagli in due così di netto un uccello? Nemmeno avesse le lame rotanti, come ce le aveva Mazinga-robot.

In effetti, è un fotomontaggio. Credo che la foto ritragga effettivamente il parco eolico di Tarifa, nella Spagna del sud. Ma l’uccello squartato e la persona che lo regge sono stati aggiunti dopo. Anche senza essere grandi esperti di queste cose, lo si vede chiaramente da diverse cose. Considerate l’ombra dell’ala e dell’uomo. La geometria dell’ombra è assai discutibile e l’orientazione non corrisponde a quella delle ombre dei tralicci. Notate poi che l’ombra è completamente e totalmente nera; anche schiarendola non se ne tira fuori il minimo dettaglio dell’erba. Le ombre dei tralicci sono molto più chiare. Se poi andate a ingrandire vicino all’orecchio sinistro dell’uomo, vedete benissimo le pennellate dei ritocchi e come l’erba dello sfondo si espanda sul collo e sulla camicia. Anche i capelli in cima alla testa dell’uomo sembra siano stati alterati. Insomma, quasi certamente un lavoro fatto con photoshop o cose del genere. Un imbroglio puro e semplice.

Se cercate su internet, troverete decine di foto di uccelli morti con pale eoliche sullo sfondo. In molti casi, sono probabilmente dei fotomontaggi. In altri, sono forse foto non ritoccate, ma non c’è nessuna prova o evidenza che gli uccelli siano morti dove sono stati fotografati o che siano stati ammazzati dalle pale eoliche. Insomma, una campagna di disinformazione bella e buona diretta contro le turbine eoliche. Viene da domandarsi chi siano questi che passano il loro tempo a fare fotomontaggi di uccelli morti e di turbine. Qualcuno li paga? Oppure semplicemente si divertono a prenderci in giro? E’ uno dei misteri di internet che sta diventando sempre di più un incubatore di leggende.

Questa faccenda dello sterminio degli uccelli da parte delle pale è una leggenda altrettanto assurda come dannosa.  Secondo un recente articolo su “Nature” ci vogliono trenta turbine per ammazzare un uccello all’anno. Neanche mettendogli le lame rotanti come Mazinga si riuscirebbe a usare le turbine per farsi qualche spiedino di cacciagione. Le turbine ammazzano enormemente meno uccelli, per esempio, dei gatti domestici e non vale nemmeno la pena di parlare dei danni che fa alla fauna la combustione del carbone o dell’olio pesante e le relative pioggie acide.

A conferma di questi dati, vi posso raccontare che cosa mi ha detto Angiolino Sabatini, che è stato  sindaco di Montemignaio e che ha fatto installare il primo parco eolico in Toscana. Bene, le torri eoliche del parco sono state installate nel 2001 e da allora la polizia forestale ha controllato giornalmente l’area limitrofa. Di uccelli morti non se ne è visto nemmeno uno in otto anni.

Micro-eolico a Caprese Michelangelo

windmill2

Questo articolo è riprodotto dal blog “Crisis”. Fra gli “amici” che Pietro Cambi cita come responsabili dell’installazione della micro-turbina da 6 kW c’è anche il modesto sottoscritto, Ugo Bardi. Il microeolico installato a Caprese Michelangelo è un tantino più evoluto di quello nella figura qui sopra che, in compenso, è molto più romantico.

Minieolico: Missione compiuta !!! ( Quasi)

di Pietro Cambi

Vi ricordate i primi, incerti, difficili, passi del “nostro” minieolico? Ce l’abbiamo fatta, alla buon’ora!!!

Da Sabato scorso anche un piccolo paese della montagna aretina, Caprese Michelangelo, noto per avere dato i Natali al nostro più grande artista, ha “qualcosa” che lo segnali, per chi arriva dalla Strada Provinciale. Si tratta del generatore “mini”eolico che, partendo da un gruppo di amici, siamo riusciti finalmente ad installare, su un cocuzzolo assai ventoso ( almeno speriamo) che domina l’abitato.

Di seguito vedete alcune fasi dell’installazione.

aggancio pala

Imbraco del palo con il generatore montato

innalzamento
Innalzamento
quasi fatto
Quasi fatto
al centro, devi mirare al centro
pala eolica montata

Ecco dove va la maggior parte dell’energia necessaria per la realizzazione ed installazione di un generatore eolico: nelle fondazioni. Nel caso un plinto di circa 2x2x2 metri di cemento, rete elettrosaldata sul fondo. Il palo lavorerà ad incastro.Le dimensioni pur non essendo trascurabili, non sono tali da “snaturare” il paesaggio. anche perchè, a pochi metri, sorgono i ripetitori telefonici e televisivi.

In queste piccole comunità questo genere di cose fa chiaccherare molto. A quanto pare una buona percentuale di paesani è già venuta a vedere questa “novità”. Si tratta di gente sveglia, come ormai la maggior parte di chi ancora resiste, cercando di strappare un reddito in queste zone difficili; pura selezione naturale.

QUINDI è probabile che, appena la pala cominicerà a produrre, ci saranno  alcuni che vorranno seguire il nostro esempio.

Bene, male?

Bene, ovviamente. I privati possono, in Toscana, installare impianti fino a 50 kW, che per la loro natura non sono particolarmente impattanti, tanto più che, come nel nostro caso, ci sono molte zone che hanno già altri manufatti artificiali che alterano la “purezza originaria” del paesaggio.

Non c’e’ bisogno di saturare le nostre montagne di migliaia di generatori eolici da qualche MW l’una, alti un centinaio di metri.

Basta che i generatori “familiari” diventino un elemento costitutivo di ogni impresa agricola, dove è il caso, anemometricamente parlando, ed ecco che migliaia e migliaia di famiglie vedranno un reddito dove prima c’era un costo. Ed il paese avrà fatto un piccolo passo avanti verso il mantenimento degli impegni del famoso protocollo20/20/20.

Prima di tutto un buon affare, tra parentesi.

Non farlo ci costerà, tanto per cominciare, 550 milioni di euro di penale quest’anno, in probabile aumento l’anno prossimo.

Piu’ impianti si fanno piu’ sara’ facile finanziarne di nuovi ( questo ce lo siamo pagati al 100% noi) per il semplice e banal motivo che gli impianti preesistenti in zona forniranno una ottima stima della produttività dell’impianto per cui si chiede il finanziamento.

Per la produzione a grande scala riteniamo che ci sia di meglio dei colossi da 100 metri: il Kitegen , manco a dirlo.

I generatori eolici tradizionali non solo sono cari ed impattanti ma hanno un EROEI ( energy returned on energy invested)non esaltante a causa delle tonnellate di materiali necessari, cemento, acciaio, rame, alluminio; purtroppo la maggior parte dell’energia si consuma in modo irreversibile, per il cemento delle fondazioni, che non è riciclabile. In conclusione il primo anno di lavoro di una turbina eolica messa in una zona a buona ventosità va a coprire i costi energetici per la sua produzione ( quelli economici richiedono un tempo assai piu’ lungo da un minimo di tre o quattro anni per i giganti in zone ventose a dieci e più anni per il minieolico, come è il nostro caso). Purtuttavia, dice un ben noto adagio, “il meglio è nemico del bene” e quindi, in attesa del meglio, facciamo strada, apriamo un sentierino, diamo l’esempio.

Eh, già non siamo, dopotutto, solo Cassandre.

In chiusura ci corre l’obbligo, come si dice, di ringraziare la ditta Devices, nelle persone dei suoi titolari, che hanno avuto la pazienza non solo di seguire tutta la faccenda dal punto di vista tecnico ed amministrativo ma anche di reggere committenti difficili come noi. Ahem, diciamola tutta: come me.

Analoghi ringraziamenti vanno al Geometra Cardinali che ha seguito le pratiche per la DIA ed ha fatto la Direzione Lavori.

Che installare anche solo un minieolico come questo non sia banale, lo vedete dalle foto.

Per chi fosse interessato al lato tecnico della faccenda, la pala che abbiamo montato è una Eoltech da 6 kW, produzione europea, per quel che posso capire un piccolo gioiello nella categoria minieolico. Qui trovate un riassunto delle sue caratteristiche e qui qualche esempio di installazioni.

Tra parentesi, secondo il nostro stile, non l’abbiamo comprata nuova, NON è stata costruita per noi, è di seconda mano, per quanto con pochissime ore di funzionamento sul groppone.

Quanto contiamo di produrre?

Circa 10.000 kWh/anno. Ovvero 1000 litri di petrolio-equivalente ( 2500/3000 se consideriamo che si tratta di energia elettrica).

Quando contiamo di rientrare dall’investimento?

Bella domanda !! Dipende dalla ventosità, ovviamente. Se le NOSTRE stime sono buone, in circa un decennio, considerando anche i costi di manutenzione ( una visita l’anno).

Ed il “quasi” del titolo? Da cosa dipende?

Ma dall’allacciamento alla rete, ovviamente. Contiamo di chiudere entro l’anno.

Scemenze estive del “Corriere”

Di Ugo Bardipic7cEstate: tempo in cui, tradizionalmente, i giornali non sanno cosa scrivere.I membri del governo sono in ferie, quindi i giornalisti devono trovare altre scemenze da commentare. E’ un pezzo che non si sente più parlare del mostro di Loch Ness, i dischi volanti sembra che siano in vacanza anche loro, come pure le varie escort e veline, per cui non resta che inventarsi qualcosa sulle energie rinnovabili. Così,  Il corriere della sera del 20 Luglio se ne esce con qualche bufala veramente fuori dell’ordinario. L’articolo è centrato sull’ “eolico senza pale”, detto anche “vortex”, ma non è quella la bufala (secondo alcuni potrebbe esserlo, ma io rimango per ora agnostico). Le bufale pesanti sono nella conclusione dell’articolo dove l’autore si lancia a definire certe meravigliose nuove scoperte.

Così leggiamo delle “«nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico.” Vediamo: se un pannello fotovoltaico di oggi ha un rendimento di conversione del 15%, centuplicarlo vorrebbe dire portarlo al 1500% . Ovvero, per ogni fotone che arriva, ne crei 15!!! Accipicchia, che lusso! E il tutto in un futuro non ben identificato ma “molto prossimo”. Ma chi era quell’allocco che aveva inventato questa scemenza della conservazione dell’energia……???

Leggiamo anche della “piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell’acqua e trasformarla in energia.” Mica noccioli, come si suol dire: qui si parla del fenomeno detto “bubble fusion”; “fusione a bolle,” ovvero un tipo di fusione nucleare per niente fredda che, secondo alcuni, si verificherebbe all’interno delle bolle che si formano nell’acqua a causa di particolari fenomeni di cavitazione. E’ una cosa molto complessa e per niente ovvia che era stata pubblicata su “Science” qualche anno fa ma che sembra ormai relegata al recinto delle bufale. Così, è notevole leggere  che qualcuno sarebbe riuscito a mettere a punto una “piattaforma meccanica e chimica” che “trasforma la cavitazione e la luminescenza in energia”. In altre parole, l’ing. Cianchi avrebbe sviluppato un piccolo reattore nucleare a fusione funzionante e che produce energia. Il problema e che non sono riuscito a trovare assolutamente niente su internet a proposito di questa cosa. Le uniche “officine Berti” che si trovano sulle pagine gialle sono un concessionario della Mercedes dalle parti di Ferrara e mi pare improbabile che si dedichino a esperimenti di fusione nucleare. Guardando bene, si trova che il comunicato stampa di Ecquologia parla di “Officine Bertoli”, ma su internet non si trova chiaramente chi possano essere e dove siano. L’ing. Alessio Cianchi si trova su internet soltanto in quanto citato da questo articolo del “Corriere”. Non risulta che abbia pubblicato niente sulla letteratura internazionale, neppure che abbia brevettato qualcosa, oppure che abbia comunicato a qualcuno la sua grande scoperta. Insomma, senza niente togliere all’ing. Cianchi che potrebbe benissimo aver sviluppato qualcosa di utile e di intelligente, la comunicazione che ne viene fatta sul “Corriere” è totalmente inutile e incomprensibile.

Per finire, leggiamo che “Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda. . Ora, questa non è una bufala e Fulignati e Sbrana sono persone serie e competenti. Ma è notevole che il nostro autore definisca “quasi fantascientifica” la loro scoperta. Ma come ragiona questo qui? Dopo averci ammannito la fusione nucleare in bottiglia e i pannelli fotovoltaici che creano energia dal nulla, questo trova “quasi fantascientifica” una cosa, tutto sommato, abbastanza normale nel campo dell’energia geotermica.

Forse a questo il direttore gli aveva detto di scrivere un articolo sui dischi volanti. Non avendo trovato notizia di nessun atterraggio recente, si è rifatto con l’energia rinnovabile, ma la cosa della fantascienza gli è rimasta in mente.

(nota: questo post non vuole assolutamente essere una critica nei riguardi dei ricercatori citati nell articolo del Corriere che non sono certamente responsabili del modo in cui il loro lavoro è stato presentato)

http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_20/eolico_pale_121941de-7537-11de-95fa-00144f02aabc.shtml

Immagine da www.saddletrout.com

Il presente dell’energia è tutto rinnovabile

Di Ugo Bardi

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Questo post è una sintesi del mio intervento al convegno ” Lavori Verdi, confronto internazionale sull’economia delle rinnovabili” che si è tenuto a Firenze il 20 Luglio 2009. Non è una trascrizione, ma una versione scritta a memoria che cerca di mantenere la forma e la sostanza di quello che ho detto.

E’ un piacere essere qui oggi, soprattutto perché mi ricordo che i miei primi interventi pubblici sul tema dell’energia sono stati organizzati proprio dai Verdi Toscani, nell’ormai remoto 2001, quando cominciavo a parlare di queste cose; soprattutto di petrolio. Già in quei primi interventi, preconizzavo il picco del petrolio, cosa che lasciava molti dei presenti perplessi. Beh, a distanza di un po’ di anni da quei primi convegni, vi posso dire che avevamo ragione, io e il gruppo di ASPO. Il picco lo prevedevamo entro il 2010 e vi posso raccontare che è stato nel 2008. Credo che sarete daccordo che ci abbiamo azzeccato benino.

Però, già otto anni fa, non parlavo solo di petrolio. Già cominciavamo a portare delle soluzioni e cominciavo a dire che “il futuro dell’energia è tutto rinnovabile“. Questa sembrava allora, come oggi, un’eresia. Il rinnovabile era visto come un giocattolo per ambientalisti. Qualcosa che serviva solo per distribuire un po’ di soldi agli amici e agli amici degli amici. Ancora oggi, c’è chi la pensa così in Italia. Non vi sto a parlare dei denigratori professionali delle rinnovabili – sapete a chi mi riferisco – ma ho conosciuto dei personaggi politici anche di un certo livello che ne erano convintissimi. Per quanto ho capito, lo credevano sinceramente.

E invece, le cose non stanno affatto così. Oggi possiamo dire che per le rinnovabili non è più questione di un futuro remoto. E’ già il presente: “Il presente dell’energia è tutto rinnovabile.”

Oggi abbiamo delle tecnologie rinnovabili pienamente mature, che funzionano e danno un’ottima resa economica. E, sulla base di queste tecnologie che abbiamo oggi, nel presente, possiamo lavorare per sviluppare tecnologie nuove ancora più efficienti. Tutto questo sta crescendo con una rapidità incredibile, addirittura travolgente. E’ una crescita esponenziale, non lineare, per cui, se non ci fate caso, vi sembrerà ancora oggi che le rinnovabili siano una cosa da poco. Ma in certi paesi, come la Germania, ci si sta già preoccupando del fatto che, se la tendenza attuale continua, in pochi anni – si parla del 2012 – avremo talmente tanta potenza rinnovabile in rete che, nei momenti di massima produzione, si arriverà a un tale contributo che bisognerà cominciare a spegnere le centrali a energia fossile.

E allora, su questa base credo oggi di poter fare un’altra predizione; simile a quella che facevo otto anni fa sul petrolio. Ma questa è una predizione più ottimista. La predizione è che il “problema energetico” è prossimo ad essere risolto. Se la crescita delle rinnovabili continua al ritmo attuale, entro qualche decina di anni, potremo avere energia elettrica in abbondanza. E questo soltanto con le tecnologie esistenti. Se poi mettiamo sul piatto della bilancia le tecnologie innovative ad alta resa che sono in arrivo, come il kitegen, allora potremo navigare beati in un mare di energia. Sarà talmente abbondante che ci potremo permettere di regalarla agli utenti, come si diceva dell’energia nucleare nei momenti di ottimismo negli anni ’50.

Vedete, da quando ho cominciato a fare questo mestiere ne ho visti di convegni sull’energia. E, quasi tutte le volte, c’è qualcuno che fa notare che le luci sono accese e che stiamo sprecando energia. L’abbiamo sentito dire anche oggi, prima. Ormai è scontato; è come sentir dire “no alla moschea” a un convegno di leghisti. Allo stesso modo, è scontato sentir parlare del famoso secchio bucato, quello che bisognerebbe tappargli il buco invece di riempirlo. Questo oggi non lo abbiamo sentito dire, perlomeno non ancora, ma è una cosa che sono sicuro che aleggia nel pensiero di molti di voi.

C’è un movimento di pensiero che continua a sostenere che non bisogna spendere soldi per le rinnovabili; sono meglio spesi nel risparmio e nell’efficienza energetica: doppi vetri, pannelli isolanti, lampadine a basso consumo, eccetera. Bene, questo lo chiamo il “pensiero misero”. E’ pensiero misero perché da per scontata la miseria energetica. E invece no, noi possiamo avere l’abbondanza energetica se soltanto la vogliamo e se vogliamo investirci sopra. Quello della miseria energetica è un atteggiamento che va combattuto. Pensateci sopra: l’efficienza energetica non viene gratis; bisogna investirci sopra – e non poco. Ma investire sull’efficienza energetica vuol dire investire sui fossili: per esempio, si può pensare di fare un impianto in cogenerazione; o anche semplicemente in una caldaia più efficiente, ma questo vuol dire affidarsi ai fossili ancora per molti anni. Questo è perché per rientrare dall’investimento bisogna utilizzare questo impianto o questa caldaia per un tempo lungo e allora uno si impegna ad usare ancora i fossili per tutto questo tempo. E se investite delle risorse su una caldaia più efficiente sono risorse che poi non si possono utilizzare per le rinnovabili.

Si, uno dice, ma con l’efficienza energetica usiamo meno combustibili fossili. Vero, però quello che risparmia uno lo userà un’altro, oppure lui stesso in un’altra forma. Questa non è una cosa che mi invento io: è un principio ben noto in economia. Era stato Jevons già verso la metà dell’800 ad accorgersi che i miglioramenti di efficienza non fanno si che una risorsa venga usata di meno; al contrario. Questo si chiama “paradosso” di Jevons ma se ci pensate bene non è un paradosso, ma una cosa perfettamente logica. Quindi, dando priorità al risparmio e all’efficienza finisce che aumentiamo la nostra dipendenza dai fossili invece di ridurla.

Allora, non è il caso di usare l’ascia per fare certe distinzioni; se uno si mette i doppi vetri in casa per risparmiare qualcosa, fa benissimo. Io, per esempio, i doppi vetri ce li ho e anche l’isolamento del tetto. Ma bisogna dire chiaramente che bisogna investire per il futuro e questo vuol dire investire per liberarsi dei combustibili fossili. Per fare questo bisogna investire sulle rinnovabili. Lo possiamo fare già oggi: il presente dell’energia è tutto rinnovabile. Solo così potremo liberarci veramente dai fossili.

Ma, attenzione, il fatto di avere energia rinnovabile in abbondanza non vuol dire che tutti i problemi sono risolti. Assolutamente no. L’energia è importantissima, fondamentale; certo. Però ricordiamoci anche che non possiamo mangiare elettroni. Non possiamo nutrirci attaccandoci a una presa di corrente. E il fatto di avere energia elettrica non vuol dire risolvere il problema dell’agricoltura, dove l’erosione da sovrasfruttamento sta distruggendo le nostre risorse. Non è un problema facile da risolvere.

L’altro problema è quello delle risorse minerali. Qui, certamente, avere energia elettrica aiuta molto, ma non basta. Le risorse minerali si esauriscono e per tirar fuori minerali da risorse sempre più disperse ci vogliono quantità tali di energia che non ce la facciamo neanche con il kitegen. Bisogna usare bene le risorse che abbiamo: questo è un limite reale. Conservare e riciclare le risorse minerali vuol dire lasciarle ai nostri discendenti che ne avranno disperatamente bisogno. Ma, anche qui, certe cose le abbiamo capite al contrario, pensando che l’energia sia l’unico problema. Così, per esempio, incoraggiamo l’incenerimento dei rifiuti con il discorso che se ne può tirar fuori un po’ di energia. Ma, così facendo, riduciamo la parte inorganica dei rifiuti in una cenere dalla quale poi non si può riciclare niente. E’ un altro modo con il quale ci stiamo facendo dei danni da soli.

Tuttavia, credo che possiamo essere ottimisti. Se possiamo risolvere il problema energetico, e lo possiamo fare, questo ci aiuterà a risolvere gli altri problemi: senza energia di sicuro non possiamo fare niente. Basta ricordarsi che il presente dell’energia è tutto rinnovabile.


Francesco Meneguzzo e il paradosso di Jevons

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Le turbine ad asse verticale piacciono a molta gente che le considera meno invasive delle mega-turbine a torre che sono il sistema principale per ottenere energia eolica. Può darsi che siano meno invasive, ma è anche vero che, nella maggior parte dei casi, sono estremamente poco efficienti. Piazzarle poi in aree urbane, come si sente spesso proporre, è una sciocchezza per via della scarsità di vento e la sua intermittenza.(immagine da www.rinnovabili.it)

In una recente discussione che c’è stata sulla lista “Baseverde”, Francesco Meneguzzo ha dato un’ottima sintesi del paradosso di Jevons e di come lo si può applicare al dibattito sulla priorità o meno dell’efficienza energetica e il risparmio rispetto all’energia rinnovabile. La discussione era iniziata con qualcuno sulla lista che aveva sostenuto la necessità di opporsi ai grandi impianti eolici, mentre invece bisognava “puntare sul microeolico cittadino” che in un messaggio successivo aveva esplicitato come impianti ad asse verticale. A questo punto, Meneguzzo non ne ha potuto più e ha fatto notare come i sistemi ad asse verticale sono poco efficienti,  che le città non sono abbastanza vento e che hanno grossi problemi di intermittenza, turbolenza e disponibiltà.

Ne è seguita questa risposta:

“…il primo tema su tutti è l’efficienza energetica e il risparmio energetico. dopo di ciò si può parlare delle rinnovabili e delle nuove tecnologie.”

Che ha dato a Meneguzzo il via per la sua spiegazione del paradosso di Jevons.

No, è l’errore più grande di tutti. Cerco di spiegarmi.

A meno che tu non pensi a un governo mondiale delle risorse, se una frazione 1/n della popolazione si mette a risparmiare energia primaria, accade che questa stessa energia primaria cala corrispondentemente di prezzo; a questo punto, la restante frazione (n-1)/n della popolazione aumenta il proprio potere d’acquisto dell’energia primaria e, non avendo limiti, la acquisterà e utilizzerà, col risultato di riprotare in equilibrio il bilancio complessivo.

Il risultato netto sarà che la frazione 1/n vivrà peggio, e il restante uguale o meglio, mentre le risorse energetiche e l’ambiente staranno come prima o peggio. Un bel risultato!

Se invece copri il fabbisogno corrente, o anche in previsione di più, con fonti rinnovabili accade che nel medio (sempre più breve) termine la frazione 1/n pagherà zero la propria energia senza sacrifici, e il resto si arrangerà con le fonti convenzionali, ma con l’esempio del 1/n di gratuità senza sacrifici, che sarà indotto a seguire. E’ quello, per inciso, che sta accadendo, per fortuna, mentre i sacrifici correnti, non voluti ne’ desiderati perchè mancano pure le risorse per mettere i doppi vetri, derivano in (gran) parte dal ritardo sulle energie rinnovabili.

Beh, come vi potete immaginare, nel dibattito che ne è seguito, tutti hanno dato addosso a Meneguzzo. Dal che si deduce che la maggior parte degli ambientalisti italiani (o, perlomeno, quelli che scrivono su “baseverde”) sono del tutto incompetenti sia in campo energetico come nel campo dell’economia. Del resto, ci deve ben’essere una ragione per i continui disastri elettorali subiti dai verdi italiani.

Crisi energetica? Quale crisi energetica? (Il kitegen esplode!)

flyingkite

L’idea del kitegen sta letteralmente “esplodendo” sulla stampa e sui blog. Dopo i due articoli che ho pubblicato su “the Oil Drum”, la cosa sta rimbalzando da sito a sito in Italia e all’estero. E’ recentissimo l’articolo apparso su “Nova” il supplemento scientifico del “Sole 24 Ore” con un’intervista di Beppe Caravita a Massimo Ippolito che spiega in modo molto dettagliato come funziona la sua creatura. La trovate questo link

Purtroppo, non è che il Sole 24 ore si sia distinto negli ultimi tempi per accuratezza scientifica, avendo dato spago, per esempio, alle fesserie di Roberto Vacca sul petrolio abiotico (e fosse stato solo quello!). Tuttavia, alla fine dei conti dipende dal lettore rendersi conto se quello che sta leggendo è valido oppure no, e credo che chiunque legga l’intervista a Ippolito non può non rendersi conto che sta leggendo di qualcosa che è stato pensato e costruito con molti anni di studi approfonditi.

Insomma, il lavoro di Massimo Ippolito comincia ad essere premiato. Se tutto va bene, in un futuro non tanto lontano ci ricorderemo della “crisi energetica” dei primi anni del 2000 come una storia del passato… Crisi energetica? Quale crisi energetica

Vi ricordo anche i link ai miei due articoli su “the oil drum”

http://europe.theoildrum.com/node/5538

http://europe.theoildrum.com/node/5554

Eppure, le cose cambiano: le rinnovabili crescono più di tutte le altre forme di energia

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Di Ugo Bardi

Nonostante la rapida crescita delle rinnovabili negli ultimi anni, fino ad oggi c’era un problema: con tutta la buona volontà, crescevano meno rapidamente delle fonti convenzionali. Non c’era troppo da stupirsi di questo fatto, con la Cina che metteva in funzione una nuova centrale a carbone ogni mese, o giù di li’.

Come conseguenza, se andavate a prendere le proiezioni dell’IEA (International Energy Agency) e dei loro accoliti, vedevate che le rinnovabili non avrebbero mai dovuto avere un impatto significativo sul panorama energetico mondiale. Era un altro tassello che reggeva la diffusa opinione che “le rinnovabili non riusciranno mai a sostituire i fossili”.

Bene, si sa che le proiezioni dell’IEA sono sempre sbagliate – nonostante i loro bei grafici colorati e il fatto che ti fanno pagare per averle. Per forza devono essere sbagliate dato che si basano sull’idea che tutto quello che succedere continuerà a succedere per sempre. Niente deve cambiare nei secoli dei secoli (amen).

Infatti, le cose sono cambiate. Le risorse fossili non sono infinite e le estrapolazioni lineari sono destinate a fallire. Con l’arrivo del picco del petrolio tutta l’economia basata sui fossili (ovvero quasi tutta) ha preso una brutta battuta di arresto. Le rinnovabili ne hanno risentito anche loro, ma molto meno dato che non dipendono direttamente da risorse finite. Le rinnovabili continuano a crescere in un economia che, al contrario, è in contrazione.

Il risultato? Che nel 2008, per la prima volta la crescita delle rinnovabili ha superato quella delle fonti fossili sia in Europa che negli Stati Uniti. E’ un altro cambiamento epocale del 2008 – un anno memorabile per tante ragioni, incluso quella di essere stato, probabilmente, l’anno del picco mondiale del petrolio.

I dati li possiamo leggere nel rapporto di REN21, un’agenzia che si occupa delle energie rinnovabili. E sono dati molto incoraggianti. Di tutte le varie fonti rinnovabili, il fotovoltaico è quello che cresce più rapidamente (addirittura il 70% in più nel 2008, rispetto al 2007). Ma anche il vento cresce bene (+29% nel 2008) e, in generale, tutti i dati sono incoraggianti.

Certo, da noi ancora c’è chi non si è accorto di tante cose (ed è memorabile la recente battuta di Lilly Gruber “ma allora il fotovoltaico non funziona di notte?”) e c’è chi ancora si perde in piccole battaglie (nomen, omen) contro le rinnovabili. Ma una nuova era sta arrivando – prima o poi se ne accorgeranno tutti.



http://www.ens-newswire.com/ens/may2009/2009-05-13-01.asp

Growth of Renewables Transforms Global Energy Picture

PARIS, France, May 13, 2009 (ENS) – In 2008 for the first time, more
renewable energy than conventional power capacity was added in both
the European Union and United States, showing a “fundamental
transition” of the world’s energy markets towards renewable energy,
finds a report released today by REN21, a global renewable energy
policy network based in Paris.

Global power capacity from new renewable energy sources in 2008 was
up 16 percent over the world’s 2007 capacity from new renewable
sources, the REN21 Renewables Global Status Report shows.

“This fourth edition of REN21’s renewable energy report comes in the
midst of an historic and global economic crisis,” says Mohamed
El-Ashry, chairman of REN21.

“Although the future is unclear, there is much in the report for
optimism,” said El-Ashry, an Egyptian national who from 1991 to 2003
served as the first CEO of the Global Environment Facility, which
provides grants to developing countries for environmental projects.

Today, at least 73 countries have renewable energy policy targets, up
from 66 at the end of 2007. At least 64 countries now have some type
of policy to promote renewable power generation.

Companies are devoting an increasing amount of capital to renewables.
By August 2008, at least 160 publicly traded renewable energy
companies worldwide had a market capitalization greater than $100
million, the report shows.

Globally in 2008, solar heating capacity increased by 15 percent,
while biodiesel and ethanol production both increased by 34 percent.

China’s total wind power capacity doubled in 2008 for the fifth year
running, and developing countries, particularly China and India, are
increasingly playing major roles in both the manufacture and
installation of renewable energy, the report shows.

“The recent growth of the sector has surpassed all predictions, even
those made by the industry itself,” says El-Ashry. He attributed much
of this growth to more favorable policies amidst increasing concerns
about climate change and energy security.

In 2008, renewable energy resisted the credit crunch more
successfully than many other sectors for much of the year and new
investment reached $120 billion, up 16 percent over 2007. However, by
the end of the year, the impact of the crisis was beginning to show.

In his remarks accompanying release of the REN21 report, El-Ashry
stressed that “now is not the time to relax policies that support a
global, expanding renewable energy sector.”

“By maintaining and expanding these policies, governments, industry
and society will reap substantial economic and environmental rewards
when the economic rebound requires energy markets to meet rapidly
increasing demand,” he advised.

The report notes that in response to the financial crisis, several
governments have directed economic stimulus funding towards the new
green jobs the renewable energy sector can provide, including the
U.S. package that will invest $150 billion over 10 years in renewable
energy.

Global wind power capacity grew by 29 percent in 2008 to reach 121
gigawatts, or more than double the capacity in place at the end of
2005.

Grid-connected solar photovoltaic power continued to be the fastest
growing power generation technology, with a 70 percent increase in
existing capacity to reach 13 gigawatts.

Spain became the solar photovoltaic market leader, with 2.6 gigawatts
of new grid-tied installations. The concentrating solar power
industry saw many new entrants and new manufacturing facilities in
2008.

Solar hot water in Germany set record growth in 2008, with over
200,000 systems installed.

India emerged in 2008 as a major producer of solar photovoltaics,
with new policies leading to $18 billion in new manufacturing
investment plans or proposals.

Geothermal power capacity surpassed 10 gigawatts in 2008, led by the
United States. Direct geothermal energy delivered by ground source
heat pumps is now used in at least 76 countries.

Among the many new renewable energy targets set in 2008, Australia
targeted 45 terawatt-hours of electricity by 2020.

Brazil’s energy plan sought to slightly increase through 2030 its
existing share of primary energy from renewable energy (46 percent in
2007), and its electricity share (87 percent in 2007).

India increased its target to 14 gigawatts of new renewables capacity by 2012.

Japan set new targets for 14 gigawatts of solar photovoltaic capacity
by 2020 and 53 gigawatts by 2030.

The EU formally adopted its target to reach a 20 percent share of
renewable energy in final consumption by 2020, setting also
country-specific targets for all member states.

Feed-in tariffs were adopted at the national level in at least five
countries for the first time in 2008 and early 2009, including Kenya,
the Philippines, Poland, South Africa, and Ukraine.

The report also shows that several hundred cities and local
governments around the world are planning or implementing renewable
energy policies and planning frameworks linked to carbon dioxide
emissions reduction.

Copyright Environment News Service (ENS) 2009. All rights reserved.

Eolico libero in Italia?

Di Ugo Bardi

Arriva una notizia recentissima da Greenreport. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le “linee guida” della regione Basilicata sull’installazione di impianti eolici in quanto “provocano l’impossibilità di realizzare impianti eolici”. Questa decisione sembrerebbe estendibile a tutte le regioni italiane dove, in quasi tutti i casi, le linee guida sull’eolico si sono rivelate in pratica un modo per strangolare un’industria promettente che potrebbe creare prosperità e posti di lavoro.

Eolico libero per tutti, allora? Beh, difficile a dirsi. Prima che le decisioni della Corte Costituzionale trovino applicazione nelle legislazioni regionali, ci vorrà un po’ di tempo. E, nel frattempo, il governo nazionale potrebbe benissimo emanare linee guida ancora più restrittive sull’eolico. In più, ci sono tantissimi altri modi per strangolare l’industria eolica – l’eccesso di burocrazia, per esempio.

Però, la decisione della Corte Costituzionale è comunque un punto a favore dell’energia rinnovabile in Italia. Gradualmente, stiamo arrivando a un clima sempre più favorevole verso le rinnovabili. Un passo per volta, arriveremo finalmente a considerarle la strada giusta da percorrere.

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http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=19909

04/06/2009

Corte costituzionale: illegittime le linee guida della regione Basilicata sull´eolico


LIVORNO. Illegittimità costituzionale delle Linee guida lucane per il corretto inserimento degli impianti eolici nel territorio. Lo ha dichiarato la Corte Costituzionale, con sentenza depositata il 29 maggio scorso, nell’ambito del giudizio in cui è intervenuta l´associazione dei produttori di energia da fonti rinnovabili (Aper). L’intervento della Corte è stato innescato dal TAR Basilicata – ricorda proprio l’Associazione in una nota – nel corso di giudizi in cui APER è intervenuta ad adiuvandum a sostegno delle tesi giuridiche di un proprio associato ricorrente.

Aper sottolinea in particolare l’importanza di quanto affermato e riportato al punto 8 del considerato in fatto della sentenza: «l’adozione, da parte delle Regioni, nelle more dell’approvazione delle linee guida previste dall’art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003, di una disciplina come quella oggetto di censura, provoca l’impossibilità di realizzare impianti eolici in un determinato territorio».

Preso atto di ciò, la Corte Costituzionale ha stabilito che l’emanazione delle Linee guida nazionali per il corretto inserimento nel paesaggio degli impianti da fonti rinnovabili «è da ritenersi espressione della competenza statale in materia di tutela dell’ambiente» che è di natura esclusiva. Pertanto, l’assenza delle linee guida nazionali «non consente alle Regioni … di provvedere autonomamente alla individuazione di criteri per il corretto inserimento degli impianti alimentati da fonti di energia alternativa».

«La tanto attesa sentenza della Corte – dichiara Roberto Longo, Presidente Aper – costituisce la conferma di quanto da anni denunciato dalla nostra Associazione e cioè, che l’emanazione delle Linee guida nazionali non è più procrastinabile”. APER, infatti, già un anno fa aveva sottoposto al Governo la propria proposta di Linee guida nazionali. «Auspichiamo vivamente – continua Longo – che i Ministeri competenti siano solleciti nel dotare operatori e Istituzioni di un tale strumento che, siamo convinti, possa consentire al nostro Paese di superare una volta per tutte ostacoli burocratici e pregiudizi al quanto mai auspicato sviluppo del settore delle rinnovabili, a cui continuiamo a lavorare con determinazione e rinnovato impegno insieme all’Europa intera».

La speranza dell’Aper di avere presto Linee guida nazionali è un auspicio anche per noi, per evitare che si continui a fare progetti e poi, all´atto di metterli in pratica, ci si scontri con una burocrazia che ostacola. E questa sentenza della consulta avrà probabilmente l´effetto di velocizzare le linee guida che sono pronte anche se, ci ha detto il direttore scientifico del Kyoto Club Gianni Silvestrini in un’intervista che appare nell’edizione di oggi di greenreport.it, pur con l´accordo tra Minamb e Sviluppo già trovato, paga le ‘frenate’ del ministro Bondi.

La strada del sole

di Ugo Bardi
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L’autore con il “sonnenbahnindikator”, un semplice strumento che misura le ombreggiature stagionali per calcolare la resa di un pannello fotovoltaico.

Tempo fa, ho fatto venire a casa mia un rappresentante di una delle più grandi ditte di installazioni di impianti fotovoltaici in Italia; o almeno che così si definiscono nei loro depliant. Gli ho fatto vedere il mio giardino e il punto dove avevo pensato che forse si poteva installare un estensione dell’impianto che ho già sul tetto. Ho domandato al buon uomo se pensava che fosse un luogo adatto oppure se le ombreggiature erano eccessive. Lui mi ha guardato con aspetto bovino e mi ha detto: “mah? veramente non saprei proprio”

Devo dire che mi sono leggermente alterato a questa risposta. Ho risposto in modo non completamente urbano che mi aspettavo che il rappresentante di una ditta che installa in tutta Italia non mi avrebbe dovuto rispondere semplicemente “boh?” ma, piuttosto, qualcosa come “Le mando qualcuno che farà delle misure e poi le dirà dove e se vale la pena installare un impianto”. Al che, il brav’uomo mi ha detto che si, mi avrebbe subito mandato qualcuno che avrebbe fatto le misure del caso. Questo è avvenuto ormai svariati mesi fa e – ovviamente – non si è visto nessuno.

Questa piccola storia illustra il discreto livello di pressappochismo che c’è tuttora in Italia per quanto riguarda il fotovoltaico. Non ne faccio una critica generalizzata, anzi, conosco tanti installatori competenti e coscenziosi. Tuttavia, il mercato del fotovoltaico in Italia per ora si è sviluppato su numeri talmente piccoli che per la maggior parte degli installatori è stato più facile selezionare locazioni del tutto prive di ombreggiature piuttosto che impegnarsi nell’impresa di acquisire una competenza sulla misura e il calcolo dell’effetto delle ombreggiature. La situazione è molto diversa in Germania e nei paesi nordici. Una ragione è che con lo sviluppo delle installazioni si comincia a dover considerare anche siti non perfettamente soleggiati. Un’altra è che in paesi dove il sole è più basso, l’ombreggiatura è un problema molto più difficile: molto al nord, in Inghilterra o in Irlanda, i pannelli si installano addirittura verticali ed evitare completamente le ombreggiature può essere molto difficile.

Quindi, esistono sistemi di misura delle ombre anche molto sofisticati e costosi (qualche migliaio di euro). C’è stato un articolo recente su “Photon internazional” che ne ha preso in esame un buon numero. Ci sono sistemi fotografici accoppiati con dei software specifici che vi calcolano automaticamente per un certo sito quanto si perde per le ombreggiature nell’arco di un anno. Certamente, per una ditta che installa su larga scala ci si aspetterebbe che uno di questi arnesi sia un buon affare, ma non fatemi continuare con le polemiche. Nel mio caso, personale ccomunque, non valeva la pena di spendere migliaia di euro per verificare la fattibilità di un singolo impianto. Al limite, uno si potrebbe fare le misure da se con un teodolite o qualche arnese artigianale. In pratica, ho scelto un compromesso con l’acquisto per meno di 40 euro di uno strumento a basso costo: il sonnenbahnindikator (che, credo, si dovrebbe tradurre dal tedesco come “indicatore della strada del sole”). Lo vedete qui in fotografia:

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L’aggeggio è molto semplice: consiste in un cannocchialino, una bussola, e uno schermo trasparente dove ci sono le traiettorie del sole per varie latitudini. La bussola serve anche da livella per tenere l’arnese al giusto angolo mentre uno fa le misure. Mentre uno guarda con il cannocchiale, con un pennarello indelebile segna sullo schermo gli ostacoli che vede. Ecco il risultato di una di queste misure:

Tenendo conto che Firenze – dove abito – ha una latitudine di 44 gradi, vedete da questa misura che questo punto particolare ha delle ombreggiature non trascurabili. Da questi dati dovrebbe essere possibile calcolare approssimativamente la resa di un pannello fotovoltaico messo esattamente in quel punto. Non ho ancora trovato il modo di farlo, forse qualcuno dei lettori ha dei suggerimenti?

Comunque, questa misura ti da perlomeno un’idea della situazione. Inoltre, inerpicandomi perigliosamente su uno scaleo sono riuscito a localizzare un’area nel giardino dove le ombreggiature sono quasi inesistenti. Li’ potrei installare un piccolo impianto – diciamo 1.5 kW – montato su un pergolato.

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Qui, mi scontro con un altro problema: il fatto che gli installatori – di solito – sono poco interessati a impianti piccoli e “particolari.” E’ facile installare su tetti piani o falde orientate a sud, per cui si dedicano a quelle. Ne conse

gne che non è facile trovare qualcuno che si prenda questa bega a un prezzo ragionevole. Anche su queste cose, siamo ancora piuttosto lontani da aver acquisito la competenza necessaria. Comunque, via via che il fotovoltaico si diffonde, dovremo cominciare a pensare ad installare anche su siti meno che perfetti.

Le rinnovabili fuori dalla scatola

di Ugo Bardi

outoftheboxQuando mi invitano a parlare a qualche convegno, ormai so molto bene come evolverà la discussione. Dopo che si è parlato a sufficienza di esaurimento delle risorse, si va a parare sempre sulla stessa domanda: possono le rinnovabili sostituire i fossili? Qui, la discussione spesso si biforca in due filoni principali che si basano entrambi sulla stessa assunzione, ovvero che no, non è possibile; le rinnovabili non potranno mai sostituire i fossili. C’è chi dice che bisogna risparmiare, decrescere, vivere in campagna, eccetera, e chi invece dice che bisogna passare al nucleare, oppure scavare più in fondo, oppure affidarsi al carbone o a qualche altra robaccia.

All’ultimo convegno dove sono stato, c’è stata un’ora buona di batti e ribatti sulla dispacciabilità dell’energia, sulla densità energetica delle rinnovabili, sul fatto che quando è buio il fotovoltaico non produce e che quando non c’è vento l’eolico non funziona. A un certo punto mi volevo mettere a urlare: ma, diavolo, cominciate a pensare fuori dalla scatola! Se vi mettete dentro la scatola dei fossili, troverete che le rinnovabili dentro non ci stanno perfettamente. Se volete che le rinnovabili sostituiscano in tutto e per tutto i fossili e agli stessi costi, allora vi siete costruiti da voi la risposta: non è possibile (incidentalmente, non è possibile nemmeno con il nucleare).

E’ tutto un mondo che abbiamo costruito e che si è formato sulla base della disponibilità di sorgenti di energia compatte e facilmente trasportabili. Senza il petrolio, non ci saremmo mai nemmeno immaginati le distese di casettine che popolano le periferie delle nostre città. Non ci immagineremmo che una famiglia media consideri un diritto acquisito mettersi in macchina e andare in vacanza a un migliaio di chilometri di distanza. Senza il gas naturale e il carbone, non ci immagineremmo che uno possa pretendere di attaccare la spina e avere energia elettrica in qualsiasi momento, sempre allo stesso prezzo; non ci verrebbe in mente che i produttori considerino una cosa del tutto naturale “seguire la domanda”; ovvero sovradimensionare le loro centrali per poter fornire energia in qualsiasi momento secondo la richiesta, per poi tenerle spente quando la richiesta è bassa.  In compenso, ci sembra ovvio che per avere energia dobbiamo accettare di inquinare l’atmosfera, di surriscaldare il pianeta, di vivere in città che sembrano camere a gas, di dover importare le risorse dalle quali ormai dipendiamo in modo vitale da paesi lontani e non particolarmente amichevoli nei nostri riguardi.

Ma che razza di scatola ci saremmo costruiti, invece, se non ci fosse stato il petrolio e gli altri fossili? Possiamo immaginarci come si sarebbe evoluta la civiltà umana se questo pianeta non fosse stato soggetto alle leggi della geologia che hanno creato petrolio e carbone, oppure se – saggiamente – avessimo deciso fin dall’inizio di non utilizzarli?

Prima che il carbone cominciasse ad avere importanza come sorgente di energia, a partire dalla seconda metà del secolo diciassettesimo, già in Europa si cominciava ad utilizzare su larga scala l’energia eolica e idroelettrica in forma di mulini a vento e ad acqua. Gradualmente, queste fonti furono soppiantate dalle nuove tecnologie basate sui fossili; tuttavia in Italia si usavano ancora i mulini ad acqua cinquant’anni fa e i mulini a vento per estrarre acqua dai pozzi sono ancora in uso in certe regioni del Nord Africa. Che ci siano voluti quasi due secoli per soppiantarli completamente indica che erano sorgenti non prive di una loro validità economica, già con le tecnologie relativamente primitive dei primi tempi. All’inizio del a ventesimo secolo, si sviluppavano addirittura prototipi di impianti solari a concentrazione accoppiati a turbine a vapore per la produzione di energia elettrica.

Ora, ammettiamo che la transizione dall’energia rinnovabile a quella fossile non sia mai avvenuta. Dove saremmo adesso? Beh, se le “vecchie rinnovabili” non hanno tenuto il passo con il carbone e il petrolio, vuol dire che avevano una resa meno buona; anche se non necessariamente cattiva. Perciò, non avremmo passato quella tumultuosa fase di sviluppo economico che fu resa possibile prima dal carbone e poi dal petrolio. Lo sviluppo sarebbe stato molto più lento e graduale – senza le tremende convulsioni che abbiamo visto nella storia, la rivoluzione francese, per esempio, che, molto probabilemnte, erano correlate a lotte per il controllo delle sorgenti di combustibili fossili. Tuttavia, in termini quantitativi, una diffusione capillare dei mulini a vento e idraulici, magari accoppiati a sistemi solari a concentrazione, avrebbe potuto generare quantità di energia elettrica per niente trascurabili.

E non ci sarebbe stata ragione di limitarsi ai mulini con le pale di legno e tela del tempo di Don Chisciotte. Se ci avessimo messo sopra lo sforzo di ricerca e sviluppo che abbiamo dedicato alle applicazioni del petrolio e dei fossili, possiamo pensare che le torri eoliche ad alta efficienza avrebbero potuto essere sviluppate già cento anni fa e anche di più. E poi, perché non pensare all’eolico ad alta quota già nell’800? Gli aquiloni sono noti da millenni e con dei robusti cavi di seta niente vietava di sviluppare un kitegen già allora. E, infine, la strada verso l’energia fotovoltaica sarebbe stata possibile già a partire dagli anni 1930, quando la meccanica quantistica era stata sviluppata e il principio delle giunzioni di semiconduttori era stato compreso.

Dal punto di delle applicazioni tecnologiche, non avremmo mai sviluppato cose come i motori a vapore o i motori a combustione interna. D’altra parte, avremmo avuto più difficoltà a sviluppare mezzi di trasporto a lungo raggio. Le ferrovie non sarebbero mai esistite senza carbone, se non per il trasporto locale. Lo stesso sarebbe stato il caso per automobili e autostrade (che non sarebbero state possibili senza bitume che viene dal petrolio). Ci mancherebbero certe cose che a noi sembrano ovvie: materie plastiche, per esempio – dovremmo usare di più il legno e altri materiali naturali.

Ma i motori elettrici avrebbero potuto svilupparsi bene per la disponibilità di energia elettrica creata dai mulini: avremmo potuto sviluppare più o meno tutte le tecnologie di cui disponiamo oggi – incluso l’elettronica, i microprocessori, le fibre ottiche, computer e tante altre cose. Nessuna di queste cose dipende dai combustibili fossili: hanno solo bisogno di elettricità. Per cui, questo mondo ipotetico avrebbe internet, radio e tv, ma la mobilità individuale sarebbe più ridotta e si baserebbe su veicoli pubblici o privati elettrici a corto raggio. Non sarebbe pratico vivere nelle periferie di oggi; vivremmo in città ad alta densità abitativa, probabilmente l’ascensore sarebbe uno dei mezzi di trasporto più comuni e più importanti. Non avremmo aerei passeggeri o da trasporto; probabilmente avremmo dirigibili elettrici fotovoltaici. Avremmo navi a vela, o forse navi elettriche fotovoltaiche. In vacanza, non potremmo andare troppo lontano ma le nostre città sarebbero più vivibili di quelle di oggi e non sentiremmo la mancanza della settimana a Sharm El Sheik. Il mondo sarebbe regionalizzato e non globalizzato. Non è detto che ci sarebbero meno guerre ma quelle che ci fossero sarebbero più locali e regionali e non utilizzerebbero carri armati e bombardieri (ma dirigibili da bombardamento, forse si). Qualcuno avrebbe anche potuto inventare la bomba atomica; ma forse sarebbe stata un’impresa troppo costosa e poco pratica da portare su un dirigibile.

Sarebbe un mondo molto diverso dal dal punto di vista della disponibilità quotidiana dell’energia. Oggi, siamo abituati al fatto che abbiamo energia a disposizione quando vogliamo e quanta ne vogliamo. Invece, in un mondo che si è evoluto sulla base della disponibilità di energia rinnovabile, l’energia elettrica sarebbe – perlomeno in parte – una merce stagionale: l’energia solare sarebbe più cara in inverno che in estate, ma l’inverso sarebbe vero per l’energia idroelettrica. A seconda della disponibilità, ci potremmo aspettare di pagare l’energia a prezzi diversi a seconda dell’ora del giorno e della stagione. Nessuno resterebbe necessariamente al buio e al freddo: l’energia si potrebbe stoccare in varie forme (idroelettrica o come idrogeno). Ma lo stoccaggio costa caro e chi volesse utilizzare energia immagazzinata dovrebbe rassegnarsi a pagarla di più – oppure a risparmiare.

Quindi, un mondo basato soltanto sull’energia rinnovabile è perfettamente possibile ed è anche un mondo attraente per tante ragioni: più pulito  e più tranquillo del nostro. Però, è una “scatola” completamente diversa da quella che contiene oggi i combustibili fossili. E’ possibile passare da una scatola all’altra e costruire una civiltà basata sulle rinnovabili? Perchè no? Basta pensare fuori dalla scatola.