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Peak shaving: almeno un picco lo stiamo sconfiggendo !!

Di Pietro Cambi (dal blog “Crisis”)

Il Picco in oggetto è quello giornaliero del costo dell’energia, come sa benissimo la Debora che ha una strategia ferrea di contenimento della bolletta elettrica.

Francesco Meneguzzo a distanza di tre mesi dal report che avevo pubblicato per sommi capi, ha prodotto un altro studio, più approfondito, che dimostra quanto allora solo teorizzato. seguira un ulteriore studio, conclusivo, a fine anno.

Intanto possiamo dire che, PROVATAMENTE, il fotovoltaico, grazie al “Peak shaving”, ovvero facendo la barba ai prezzi dell’energia nelle ore di punta ( il kWh fotovoltaico è venduto a prezzo fisso, circa 10 centesimi/kWh, ovvero 100 euro/MWh), FA RISPARMIARE agli utenti oltre il 40% di quel che costa come tariffa incentivante, 360 milioni su 850 nei mesi considerati. Tenete conto che, grazie al risparmio sulla “bolletta energetica” come sistema paese, sotto forma di gas e/o olio combustibile e/o carbone non consumati/ non acquistati risparmiamo un altro terzo di quella tariffa.

Resta l’ultimo terzo, che risparmiamo sotto forma di MIGLIAIA di morti in meno, grazie alle minori emissioni di particolato, policiclici, metalli pesanti etc etc. Oltre tutto si tratta di morti tipicamente lungo-degenti e quindi assai onerosi per il sistema sanitario, a parte altre modeste considerazioni di carattere etico.

Chiusa: Il fotovoltaico NON costa, NON è caro, questa è la verità e comunque lo sarà sempre meno nel futuro al contrario delle non rinnovabili.  semplicemente ingloba e rende visibili i costi occulti, che sono esternalizzati ( ma comunque pagati) dalle centrali tradizionali.

Come dire: il carcinoma dovuto alla centrale di Porto Tolle ( cosi, a caso) prima di pagarlo, quando come e SE lo paga, il proprietario della centrale aspetta trenta o quaranta anni.

Ma lo Stato deve comunque farsene carico.

Fotovoltaico: i conti tornano

di Dario Faccini

 

 

Di recente è iniziata una polemica, tipicamente italiana, sul costo e l’opportunità dell’incentivazione degli impianti fotovoltaici. In evidenza sono i recenti aumenti della bolletta elettrica pagata dai cittadini: l’Autorità per l’Energia, a fine marzo, ha annunciato un aumento delle bollette elettriche del 3,9%, pari a 16,5 euro per un consumatore medio (“tipo”) di cui il “3% per l’incentivazione delle rinnovabili, finanziate attraverso la bolletta elettrica.”[1]. Molto meno rilievo ha avuto, stranamente, l’annuncio nello stesso comunicato che la bolletta del gas sarebbe aumentata del 2%, pari a circa 21 euro a famiglia, a causa degli alti prezzi del petrolio e derivati nei 9 mesi precedenti.

Subito dopo, in un’operazione trasparenza, la stessa Autorità ha pubblicato un documento di disamina delle varie voci di spesa presenti nella bolletta elettrica [2], in cui si annuncia per fine Aprile un aumento degli oneri di sistema (cioè dei costi di incentivazione delle rinnovabili, assimilate e nucleare) di 20 euro, principalmente imputabile al fotovoltaico, il cui peso annuale raggiunge così ormai i 43 euro.

A detta di alcuni “sdegnati”, questi numeri denunciano una grande truffa del fotovoltaico, in quanto non si produrrebbero quantitativi di energia tali da giustificarne la spesa.

D’altra parte in rete si trovano vari analisi costi-benefici sulle rinnovabili in Italia, spesso portate ad esempio per difendere il fotovoltaico [3]. Tali analisi però considerano il contributo del fotovoltaico insieme a quello dell’eolico e delle biomasse, rendendole quindi non efficaci per una valutazione sulla singola tecnologia. In realtà farsi due conti sui costi e benefici del fotovoltaico in Italia non è poi così difficile, e può riservare sorprese inaspettate.

Proviamo ad osservare il grafico in figura e ad analizzarne ogni colonna partendo da sinistra.

 

1. La prima rappresenta quanto ci costerà in bolletta incentivare i 13GW di fotovoltaico già installati a fine marzo 2012. Considerano i 20 anni di incentivo e un tasso sociale di sconto del 5%, viene fuori in effetti una bella cifra, circa 72,4 miliardi di euro.

2. La seconda colonna rappresenta invece il totale di altri balzelli caricati in questi anni sulla bolletta elettrica. Sono tutte voci un po’ astruse, ma che corrispondono a denaro in qualche modo “mal speso” e prelevato dalle nostre tasche. [4] In totale corrispondono a ben circa 61,7 miliardi di euro, un costo che, a differenza di quanto succede per il fotovoltaico, non suscita alcuno sdegno mediatico.

3. La colonna centrale è molto importante in quanto riporta alcuni benefici che deriveranno dal fotovoltaico già installato. In ordine, partendo dal basso, si possono stimare in modo conservativo: 1,16 miliardi per minori spese di quote CO2; 15,7 per l’abbassamento del prezzo dell’elettricità nelle ore centrali della giornata (peak shaving); circa 8 per minori esternalità ambientali e sanitarie (danni evitati rispetto ad aver utilizzato centrali termoelettriche); 19,3 come valore di mercato dell’energia prodotta. Tralasciando quest’ultimo contributo, la parte di colonna colorata rappresenta i benefici che abbiamo noi, come cittadini paganti la bolletta elettrica.

Se si confronta il totale della colonna 3 (solo parte colorata) con la colonna 1, sembra che lo “sdegno” sia più che giustificato: il fotovoltaico già installato verrà a costare molto di più di quel che darà. A questo punto, pago delle conclusioni, lo “sdegnato medio” potrebbe spegnere il suo cervello. Noi invece proviamo ad andare un po’ oltre.

Innanzitutto si potrebbe rilevare che ai benefici riportati in colonna 3 ne andrebbero sommati altri, tra cui l’aumento di occupazione creato dall’indotto del settore fotovoltaico, che ammetto di non essere riuscito a quantificare, e la sicurezza strategica derivante dal non dipendere da energia importata da paesi terzi, oggettivamente difficile da monetizzare, ma sicuramente una necessità già oggi molto concreta in un mondo che si è lasciato il picco del petrolio convenzionale alle spalle.

Proviamo però ad uscire da questo schema di idee ed a considerare l’incentivazione del fotovoltaico anche in un aspetto trascurato, che possiamo valutare nelle restanti due colonne del grafico.

4. La penultima colonna dà una risposta alla seguente domanda: nel 2006 quanto sarebbe  costato, ai privati, installare quei 13GW di fotovoltaico presenti oggi in Italia? La risposta è più o meno 65 miliardi di euro.

5. L’ultima colonna risponde alla stessa domanda della colonna precedente, ma riferita al 2012. Si scopre così che per installare 13GW di fotovoltaico oggi andrebbero spesi solo 24,7 miliardi di euro.

Ecco che ora si inizia a intravedere quello che va considerato a tutti gli effetti come il grande successo delle varie incentivazioni al fotovoltaico dei paesi più avanzati: grazie ad esse il costo di installazione è crollato. Solo in Italia è sceso del 60% almeno in 6 anni. L’incentivazione pubblica quindi non è servita solo per avere energia prodotta dal fotovoltaico, ma anche per creare le condizioni per un economia di scala dell’intero settore finalizzato all’abbattimento dei costi di installazione. Un successo questo forse un po’ inaspettato dallo stesso legislatore (che pure ad esso puntava) visto che i vari “conti energia” non prevedevano un aggiustamento della tariffa che seguisse la discesa reale dei costi di installazione, bensì cali tariffari programmati a tavolino. Ciò ha portato, a cavallo tra la fine del 2010 e il 2011, ad avere bassi costi di installazione e ancora un’elevata tariffa incentivante, con una conseguente accelerazione delle installazioni (vedi figura sotto) [5]. Nessuna “truffa” quindi, solo una risposta troppo lenta del meccanismo incentivante che per alcuni mesi non ha allocato in maniera ottimale il denaro pubblico (comunque non andato sprecato).

Ma questo è ancora niente. Si provi a confrontare adesso tutta la colonna 3 (compreso il contributo del valore dell’elettricità prodotta) con la 5. Cosa si può concludere? Che se ipoteticamente oggi lo Stato spendesse 27 miliardi di tasca sua per installare altri 13GW di fotovoltaico, i benefici indiretti (parte colorata colonna 3) e diretti (valore elettricità prodotta, parte trasparente) sarebbero nell’ordine dei 44 miliardi. Cioè il fotovoltaico è divenuto un investimento largamente in attivo per la collettività. Non male per una fonte rinnovabile spesso definita troppo cara e marginale.

Certo qualcuno potrebbe obbiettare che questo è stato un risultato pagato a caro prezzo, oltre 70 miliardi da qui al 2032 (colonna 1). Vero. Però, visto che il costo del risultato è già stato “pagato” non sarebbe bene almeno trarne vantaggio? Ora che abbiamo fatto un grosso sforzo per far costare di meno il fotovoltaico che senso avrebbe frenarne lo sviluppo con nuovi Conti Energia che mettono un tetto alle installazioni annue? Proprio adesso che i benefici per la collettività hanno superato i costi lasciamo che ad installarlo siano gli altri Paesi? Bell’affare davvero…

Magari fra qualche anno ci recheremo in Francia e osservando i nuovi impianti fotovoltaici là   installati avremo almeno la magra soddisfazione di pensare: “in fondo gliel’ho pagato io, altrimenti mica sarebbero riusciti a permetterselo a costi così bassi”.

[1]http://www.autorita.energia.it/allegati/com_stampa/11/110329.pdf
[2]http://www.autorita.energia.it/allegati/consumatori/bolletta_trasparente.pdf
[3]http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/pdf2010/Edilizia_e_Territorio/_Allegati/Free/Sportello_Edilizio/2012/04/report_Irex2012.pdf
[4] http://www.aper.it/public/sitoaper/FontiRinnovabili/Pubblicazioni/Dossier_Energiesenzabugie.pdf
[5] http://www.gse.it/it/Conto%20Energia/GSE_Documenti/Fotovoltaico/05%20Risultati%20incentivazione/Grafici_della_numerosit%C3%A0_e_della_potenza_totale_cumulata.pdf

Fotovoltaico e biocarburanti: inClinazioni pericolose

Di Pietro Cambi

grabbin in affricaNon so se avete notato ma proprio in questi giorni si stanno scontrando, ormai ai massimi livelli mediatici, due scuole di pensiero ASSOLUTAMENTE opposte sul fotovoltaico.

Una, alla quale, ovviamente abbiamo dato il nostro contributo, è che sia una formidabile scommessa sul futuro energetico di questo paese e che, lungi dall’essere costo, riduce il costo dell’energia nelle ore di punta, ci mette al riparo dall’aumento dei costi del petrolio del metano e del carbone, quindi, sostanzialmente, sterilizza la nostra bolletta energetica o almeno la fa crescere con maggiore lentezza.

Su tale argomento abbiamo pubblicato diversi articoli  ed in particolare due a firma Francesco Meneguzzo, che sono stati i primi a DIMOSTRARE, autorevolmente, tale effetto calmierante.

A distanza di ormai quasi un anno, possiamo dire che quanto previsto è stato ampiamente verificato. Grazie all’attivazione di diversi soci Aspo, siamo riusciti a far arrivare questi studi sui vari tavoli cruciali di confindustria e da questi ai gruppi industriali attivi nel settore delle rinnovabili, magari con forti partecipazioni in gruppi editoriali, che hanno estesamente fatto proprie le nostre osservazioni e tesi.

L’altra scuola di pensiero è esattamente all’opposto: il fotovoltaico, l’eolico e in generale le rinnovabili non termiche o classiche sono si una opportunità ma sopratutto un PROBLEMA.

Occupano suolo fertile, aumentano il rischio di incendio ( sic!!), creano grandi malditesta al gestore delle reti elettriche, sono un esborso continuo verso paesi orientali, causa mancata produzione interna, aumentano i costi per le famiglie, producono pochissimo, costano tantissimo etc etc etc.

Come stiano le cose REALMENTE lo mostra, in modo autorevole, uno studio indipendente.

Ma in tutto questo bailamme, come si muove il sedicente governo di tecnici, teoricamente in grado di analizzare dati e situazioni tanto variegati e complesse?

Il Ministro Passera, sviluppo economico, chiede un taglio radicale agli incentivi.

Il Ministro Clini, ambiente, è piu prudente ma, ainoi, non la pensa in modo molto diverso. Una bozza circolata recentemente in rete, del possibile V conto energia ( in meno di cinque anni!!) che prevede, in sostanza, un calmieramento brutale per i nuovi impianti,  non promette niente di buono, al di la delle rassicurazioni di facciata.

Non aiuta il fatto che detta nota sia stata apparentemente redatta da un alto dirigente di una grande impresa del settore produttivo elettrico. Ovviamente sono fioccate le smentite, alle quali, altrettanto ovviamente, non ha creduto assolutamente nessuno.

Anche perchè,con un semplice click con il tasto destro sulla bozza, chiunque può verificare, tra le proprietà, chi sia l’autore del documento.

NATURALMENTE, siccome quel che è un vantaggio per i cittadini italiano si traduce in un danno netto per coloro che gestiscono centrali termoelettriche, è NORMALE che anche presso l’autority per l’energia si calchi la mano sui costi in aumento per la componente A3 dimenticandosi la diminuzione ben più marcata, oltre il 10%, dei costi di punta diurni grazie al “peak shaving”.

Il punto è che i tecnici, anche quando sono competenti, sono essere umani. hanno passioni, interessi, inClinazioni, magari pericolose…

A parte alcune vicende oscure del passato, Il Ministro Clini è DECISAMENTE schierato a favore dei cosidetti biocombustibili.

Non ci sarebbe niente di male, intendiamoci, se si rimanesse all’interno del ragionevole, se ci si ricordasse di valorizzare solo quelli provenienti dalla cosidetta “filiera corta”, insomma dai residui agricoli e/o forestali. Il guaio è che il Ministro non si limita a questi. A parte i “termovalorizzatori” ( un neologismo almeno altrettanto orrido di diversamente abili per dire invalidi, al quale ho sempre aggiunto un fervido pensiero ai diversamente senzienti che per primi l’hanno concepito) è DIRETTAMENTE coinvolto nella “valorizzazione” dei biocarburanti provenienti dai paesi in via di sviluppo.

è infatti chairman della Global Bioenergy Partnership (GBP) che sostanzialmente è un ente preposto a promuovere iniziative private internazionali nel settore della bioenergia “”brings together public, private and civil society stakeholders in a joint commitment to promote bioenergy for sustainable development.””.

Il guaio è che, in buona sostanza, la maggior parte di queste iniziative sono in paesi affricani che sono tristemente noti per l’orrido fenomeno del “landgrabbing”, ovvero l’espropriazione forzosa dei terreni tribali ancestrali per essere trasformati in monocolture destinate alle “bioenergie”.

Ad esempio il Ghana: 37 % di terreni “ricolonizzati” . Solo la parola mette i brividi ed anzi, almeno a me, fa venire la voglia di roteare la scure bipenne.

Oppure il Mali: 60 % !!!!

Oppure il Mozambico

Oppure la Tanzania

Potrei continuare ma mi fermo qui. Queste citazioni NON sono infatti casuali.

Sono 4 paesi affricani che in cui sono in atto progetti di bioenergia seguiti dalla GBP.

Se avete dubbi in merito all’azzardato parallelo che sottendo, beh, date pure una occhiata da soli.

La realtà dello sviluppo sul campo di questo genere di progetti è descritta anche troppo bene in rete , ad esempio seguendo i link da me inseriti.

Faccio un rapidissmo riassunto per chi non conoscesse questa silenziosa vergogna: in Affrica, come è ovvio, non era esistito, fino a pochissimo tempo fa, un catasto degno di questo nome.

I terreni quindi, ancestralmente, erano gestiti dalle comunità secondo logiche proprie ed indipendenti.

Una volta istituito un catasto nazionale, tuttavia, si può LEGALMENTE vendere questi terreni, divenuti proprietà del demanio, espropriandoli di fatto ai millenari proprietari, ovvero i coltivatori locali che così si ritrovano ad essere  servi della gleba delle multinazionali accorse in massa.

I tradizionali campi di sorgo miglio e mille e mille altre colture locali vengono cancellati, spazzati via e sostituiti da monocolture destinate alla produzione di biocombustibili, sostanzialmente olii o etanolo.

Come ai tempi delle colonie. Anzi: MOLTO PEGGIO.

Potrei passare a parlare della deforestazione in estremo oriente per far posto alle monocolture di palme da olio, proprio in quei paesi dove è attiva la GBP, ma non voglio intristirvi ancora.

OVVIAMENTE non è dato sapere come si muova nel dettaglio la Global Bionergy Partnership; non con le poche forze di un blogger.

Si può solo dire che, alla luce di certe pericolose inCLinazioni, l’ironica frase a margine di un incontro presso la Power One, leader mondiale del settore degli inverters “Basta utilizzare i terreni agricoli per gli impianti fotovoltaici, nei campi bisogna coltivare i pomodori” assume un colore affatto diverso e vagamente minaccioso.

ITALIAN PV SUMMIT: CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Ieri a Verona si è concluso il terzo Italian PV Summit.

Francesco Meneguzzo ha partecipato tra i relatori  per Aspo italia, ricevendo tra l’altro molti riconoscimenti per il recentissimo studio sull’impatto POSITIVO del fotovoltaico sul costo dell’energia elettrica in Italia.

Contemporaneamente  Beppe caravita, sul sole 24 ore, ha scritto un ottimo riassunto della nostra posizione, che cominca ad essere condivisa, evidentemente, da molte teste pensanti del paese.
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-02/costi-rinnovabile-155044.shtml?uuid=Aa2sYlTD

Ecco le impressioni di Francesco sull’evento.

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Finalmente si parla di ENERGIA: non di bancabilità, di condizioni per l’investimento, dell’instabilità normativa italiana che pure rimane sempre sullo sfondo, ma di energia! Se ne parla a Verona in una affollatissima Conferenza che ha visto il confronto di centinaia di operatori, A.D. delle più grandi società e gruppi italiani e internazionali, analisti, Associazioni, Enti pubblici.

Esemplificativo il sottotitolo del Summit italiano sul fotovoltaico: “ROADMAP TO GRID PARITY” – la strada verso la parità sulla rete, cioè verso quel momento in cui l’elettricità prodotta dal sole o dal gas, per esempio, avranno lo stesso costo.

E il bello è che, per le sue caratteristiche climatiche e per i costi strutturalmente alti dei combustibili utilizzati nel “mix termoelettrico” nazionale, gas naturale in testa, l’Italia è considerata da tutti gli analisti internazionali come il primo Paese al mondo in cui la “parità” sarà raggiunta per primo! Quando? Già nel 2014 al sud Italia, nel 2016-2017 al Nord, e in Toscana in qualche momento intermedio; come dire “domani” quando si parla di scenari energetici. Dopo di che, non ce ne sarà per nessuno!

Per dire la verità, Giuseppe Sofia, A.D. di Conergy Italia, uno dei leader del fotovoltaico, ha dimostrato quasi sommessamente che, includendo la previsione dell’aumento del costo del gas naturale (fin troppo facile, purtroppo: Gazprom prevede +40% da oggi alla fine dell’anno), l’energia erogata da un impianto fotovoltaico installato oggi nel corso della sua vita operativa (30 anni, ma anche 40) costerà meno di quella fornita dalle centrali termoelettriche italiane!

Grande rilievo, sia al Summit che sulla home page del Sole 24 Ore, è stata data all’analisi condotta congiuntamente dal CNR – Istituto di Biometeorologia di Firenze e dall’Associazione ASPO Italia (Francesco Meneguzzo), insieme alla società di analisi e sviluppo Cautha Srl (Giuseppe Artizzu), presentata direttamente dagli Autori, in cui si dimostra chiaramente come la maggior parte delle incentivazioni prelevate direttamente dalla bolletta elettrica dei consumatori italiani – privati e imprese – sia recuperata attraverso la diminuzione del prezzo dell’elettricità indotto dall’effetto di “peak shaving” (abbattimento dei fabbisogni e quindi esclusione dal mercato delle centrali turbogas meno efficienti e molto costose), con un particolare “privilegio” proprio per i grandi consumatori, i cosiddetti “energivori”, industrie strategiche per il Paese, riducendo l’esborso complessivo a una piccola percentuale del prelievo complessivo. In pratica, il fotovoltaico è quasi gratis per l’Italia!

Il medesimo argomento è stato ripreso con enfasi da Valerio Natalizia, Presidente del GIFI, gruppo delle imprese fotovoltaiche italiane di Confindustria, che lo ha utilizzato anche nelle trattative con il Governo per il Quarto Conto Energia.

Se da una parte il fotovoltaico si avvia a grandi passi a competere da pari a pari, anche trascurando i formidabili vantaggi in termini di qualità dell’ambiente e rispetto del clima, con la generazione termoelettrica, dall’altra i grandi player internazionali si stanno attrezzando con strumenti finanziari e produttivi impressionanti: dai cinesi di LDK Solar e Suntech, ai norvegesi (norvegesi!!!) di REC, ai tedeschi di Schott Solar, agli americani di First Solar e Sunpower (questi ultimi appena acquisiti dal “big oil” Total, che la dice lunga….), solo per menzionare i produttori intervenuti al Summit, tutti stanno almeno raddoppiando le proprie capacità produttive fino ciascuna a decine di GW all’anno (decine di migliaia di MW all’anno), secondo un modello di “integrazione verticale” in cui ciascuno di questi produrrà proprio tutto, dal silicio di grado solare ai cosiddetti “wafer”, alle celle e infine ai moduli, e qualcuno anche gli Inverter, in cui per altro la stessa Toscana eccelle (si pensi alla Power One di Terranuova Bracciolini, Arezzo).

E i prezzi di tutte le componenti che vanno poi a costituire gli impianti fotovoltaici stanno diminuendo e tutti i produttori e gli analisti, per esempio quelli della prestigiosa “IHS – iSuppli”, tedesca, prevedono che il calo continuerà deciso fino almeno al 2015, dopo di che più lentamente – ma allora il fotovoltaico competerà liberamente con le altre fonti convenzionali …

Una ulteriore interessantissima prospettiva è stata quella della autosufficienza energetica tutta rinnovabile, perseguibile attraverso un mix di fonti rinnovabili, idroelettrico geotermico eolico biomasse e fotovoltaico, insieme alla diffusione dei veicoli elettrici, le cui batterie sostituibili saranno lo “stoccaggio” del futuro e che già oggi possono rendere indipendente una abitazione, prelevando energia fotovoltaica quando disponibile e restituendola di notte e quando serve: pare fantascienza ma è la realtà che sta arrivando a grandi passi! E pensare che nel 2007 quando Francesco Meneguzzo e i colleghi di ASPO Italia avevano proposto di consentire la riconversione alla trazione elettrica dei veicoli tradizionali, un solo voto, di Rifondazione Comunista, affossò l’emendamento!

Sullo sfondo, si diceva, rimane l’instabilità normativa italiana: se col glorioso “Secondo Conto Energia” che – giova ripeterlo – alla fine non è costato praticamente niente ai consumatori italiani! – l’Italia è stato il Paese trainante del fotovoltaico nel mondo, la leadership passa ora nuovamente alla Germania, come sottolineato da diversi analisti. Un’occasione, anche industriale, che il nostro Paese rischia di perdere a causa delle inutili incertezze di questi ultimi mesi.

Viste da qui, dal PV Summit, solo in parte “Italian” e molto “Global”, le polemiche anche toscane sulle installazioni su terreno – qui dimostrate come vero “motore” della crescita a livello industriale e globale del fotovoltaico (e allo stesso tempo così limitate in termini di superficie occupata) – appaiono così piccole e in fondo così miserabili che quasi verrebbe voglia di non accennarvi neppure, se non fosse che la Toscana è la nostra terra …

Per approfondimenti:

INTRODUZIONE.
http://www.italianpvsummit.com/IT/

PROGRAMMA (vedi mio intervento nella III Sessione del 2 maggio – ore 15:20)
http://www.italianpvsummit.com/IT/programma/

CRONACA E APPROFONDIMENTI:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-03/fonti-verdi-valgono-miliardi-085820.shtml?uuid=AaXYmvTD

ARTICOLO SU NOSTRO LAVORO, DI BEPPE CARAVITA:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-02/costi-rinnovabile-155044.shtml?uuid=Aa2sYlTD