Pedalare in direzioni opposte: energia rinnovabile per rimuovere il CO2 dall’atmosfera?

 

Certe “soluzioni” per il problema climatico somigliano all’immagine qui sopra

 

Mi è capitato sotto gli occhi un articolo sul Sole 24 ore dove si descrive un metodo per rimuovere il biossido di carbonio, CO2, dall’atmosfera per mezzo di un processo elettrolitico. Per l’energia necessaria al processo potremmo usare l’energia rinnovabile e, in questo modo, si potrebbe invertire la tendenza al riscaldamento globale.

L’idea non è nuova – se cercate “electrolytic reduction of CO2” su Google troverete centinaia di migliaia di pagine sull’argomento. Quello sel sole 24 è solo uno dei tanti articoli sulla stampa, tutti iperbolici e acritici – come normale. Si parla, per esempio, di immensi “alberi artificiali” che assorbono il CO2 dall’atmosfera. Guardate l’immagine qui accanto (link). Non vi sembra proprio pedalare al contrario sulla stessa bicicletta? Da una parte, camion e vetture producono CO2, dall’altra gli alberi artificiali lo assorbono. Una macchina mostruosa che non porta da nessuna parte – ma che costa un sacco di soldi e un sacco di energia.

Non sarebbe tanto più semplice NON bruciare i fossili e usare direttamente l’energia che viene dalle rinnovabili?

10 comments ↓

#1 Francesco Meneguzzo on 01.29.12 at 13:43

Forse un po’ iperbolico quello che segue, ma allora è un po’ come privilegiare il risparmio/efficientamento rispetto alla produzione da FER. Il risparmio in se in linea di principio non costa, ma trova un limite inferiore nel minimo benessere di sopravvivenza, l’efficientamento a parità di benessere invece costa (energia, risorse).
Non è più semplice privilegiare la produzione da FER e utilizzarla direttamente? Non sarà che privilegiare l’efficientamento faccia il gioco dei fossili?

#2 Ugo Bardi on 01.29.12 at 14:06

Beh, non è esattamente quello che dice il post. Risparmiare energia o efficientare non costa (molta) energia. Mettersi all’anima giga-impianti di assorbimento del CO2 richiede enormi risorse di materiali e di energia. Però, se per efficientare devo spendere lo stesso enormi risorse; tipo rifare tutto il patrimonio edilizio italiano (c’è chi sostiene che andrebbe fatto). Allora si, è la stessa cosa – si spende energia per sostenere i fossili

#3 vac on 01.29.12 at 15:55

Forse si può pensare di sfruttare eventuale energia in eccesso prodotta nelle ore di punta (del vento o del sole)
Ma sarebbe qualche cosa di marginale.
Produrre CO2 per produrre impianti che catturano CO2 (e non creano reddito) è oltre il comico.

#4 Weissbach on 01.29.12 at 16:22

GROSSO disclaimer: quel che segue è un pensiero da tecnico; è chiaro che a livello culturale e politico questo genere di notizie va rubricato sotto il capitolo “bullshit e alibi per il BAU”.

Secondo me una ricerca in questa direzione qualche senso lo potrebbe avere, con molti se e molti distinguo.

Se il processo cattura molta più CO2 per kWh di quella emessa dalla produzione di un kWh (ho molti dubbi ma forse è possibile, visto che non si tratta di ridurre il C ma di sequestrarlo), può avere un ruolo nel complesso delle azioni di mitigazione.

Bene, se non fosse vero quanto appena scritto, potremmo già finirla qui.
Se fosse vero, devono prima essere soddisfatte molte altre dure condizioni, tra cui un consenso generale sull’AGW e l’avvenuta adozione di TUTTE LE ALTRE MISURE possibili e sensate.

#5 ijk_ijk on 01.30.12 at 12:00

Quando sento parlare di Carbon Capture and Storage vado giu di testa!! Qui non si propone solo di pedalare in direzione opposta, ma di farlo anche mentre si sta pedalando in salita!
Nell’immagine assurda dell’articolo c’è gia la macchina perfetta per ricatturare la CO2: e non è lo schiacciamosche giagante o la pala eolicha ma gli ALBERI al lato della strada!

http://ravennapensa.blogspot.com/2010/03/legno-e-utopia.html#comment-form

#6 rbarba on 01.30.12 at 15:08

Vi invito a vedere il dideo dei TED speech in cui si parla della possibilità di ridurre l’albedo ai poli con poca spesa.
C’è però l’azzardo che questa tecnica possa provocare una glaciazione più o meno piccola.

David Keith’s unusual climate change idea
http://www.ted.com/talks/david_keith_s_surprising_ideas_on_climate_change.html

La conclusione è
DOVREMMMO ALMENO COMINCIARE A CHIEDERECI SE DOVREMMO FARLO.
Poremmo svegliaci domani e scoprire che Cina, Brasile o qualcun altro decide che possono farlo e a loro conviene e che lo farnno.

#7 Igor Giussani on 01.30.12 at 21:54

Quello degli alberi artificiali è un esempio classico di un certo modo di pensare, che cerca di preservare contro ogni evidenza il business as usual e che vede nella tecnologia non un aiuto ma la salvezza. E che riduce tutto il problema ecologico al riscaldamento globale del pianeta per eccesso di CO2 estromettendone altri non meno importanti come la perdita di biodiversità o il consumo di territorio; perché questi non si curano con la tecnologia ma con la revisione dei nostri stili di produzione e consumo.

#8 alsarago58 on 02.01.12 at 19:27

Contrariamente all’opinione dei partecipanti al dibattito, temo che prima o poi saremo costretti a ricorre a sistemi di geoengineering, come gli alberi artificiali (meglio questi che spruzzare solfati nella stratosfera…) per ridurre l’impatto della CO2 sul clima.
Il punto è che, se ha ragione James Hansen, siamo già ben oltre al limite di sicurezza climatica, che lui pone a 350 ppm di CO2eq in aria, e rischiamo a questo punto sia di far crescere la temperatura e i fenomeni estremi oltre il sopportabile, sia di innescare meccanismi di feedback, come il rilascio di metano dai fondali dell’Oceano Artico, che rendano il cambiamento climatico veloce e inarrestabile.
Temo quindi bisognerà cominciare a pensare non solo ai sistemi per limitare al minimo le emissioni, sacrosanti, ma anche per rimuovere parte della CO2 già immessa in aria.
Gli alberi, sono d’accordo, sarebbero perfetti, se solo non avessimo anche da sfamare nel 2050 9-10 miliardi di persone.

#9 Weissbach on 02.01.12 at 19:36

No, alsarago58, credo che in molti siamo d’accordo con te, anche se vengono i brividi solo a pensare a certe estreme conseguenze. Ma rispetto all’esempio riportato nell’articolo possiamo dire con una certa sicurezza che si tratta più che altro di narrazioni tranquillizzanti.

#10 Armido on 02.07.12 at 11:58

Sono le solite sparate di chi non capisce niente di termodinamica e vuole fare scalpore. Purtroppo le voci della scienza e della ragione, mancando di glamour, passano inosservate. Parlare di risparmio e di nuovo modello di sviluppo non devolutivo, una strada difficile e lunga, non suscita curiosità, mentre la promessa di miracoli di energia gratuita dai molti profeti di oggi trova migliaia di adepti. Purtroppo il fenomeno, che alcuni potrebbero ritenere solo pittoresco, danneggia in modo serio la ricerca realistica di soluzioni a breve, medio e lungo termine in campo energetico, con conseguenze che pagheranno i nostri discendenti, visto che nel frattempo si prosegue nel BAU.