Sacchetti del supermercato “biodegradabili”: continua l’odissea

di Ugo Bardi

Sulla faccenda della plastica biodegradabile, avevo pubblicato alcuni post in questo blog. La faccenda è alquanto complessa e non facile da definire in poche parole. Sostanzialmente, vorremmo che la plastica fosse veramente “sostenibile” nel senso che possa essere usata senza far danni all’ambiente e senza utilizzare materie prime non rinnovabili, due condizioni molto difficili da ottenere contemporaneamente. Ma perlomeno esistono delle “bio-plastiche” di origine vegetale, come il “mater-bi” che, seppure non le si possano definire completamente sostenibili (come discuto in questo post), sono effettivamente biodegradabili e non rilasciano nessun materiale inquinante nell’ambiente. Ma esistono delle plastiche dette “compostabili” che vengono definite “biodegradabili”, ma non lo sono e non sono nemmeno sostenibili, come discutevo in un post precedente. Queste plastiche hanno la sola virtù e di contenere degli additivi che le fanno sparire rapidamente alla vista, polverizzandole, ma che non hanno nessun effetto sul loro impatto ambientale.

Sulla questione delle plastiche falsamente biodegradabili, commenta Mazzetta con un interessante articolo che vi riproduco qui di seguito. Non ho verificato tutti i dettagli, ma il concetto esposto mi sembra molto chiaro: i produttori delle plastiche “falso-rinnovabili” stanno provandole tutte per evitare di essere messi fuori mercato per legge, come dovrebbe essere. Ma ancora più preoccupante mi sembra la mancanza diffusa di cultura che emerge dalle critiche che l’articolo di Mazzetta ha ricevuto su “Giornalettismo“. Certa gente non ha veramente ritegno a buttare tutto in caciara.

 

articolo originale

Gli amici della plastica che hanno truffato Monti

from Mazzetta by mazzetta

Anche in Giornalettismo.

Il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà alla presentazione della relazione annuale al Parlamento (Ansa)Una mano misteriosa ha agito nell’ombra e ha fatto sparire dall’ultimo decretone governativo la norma che avrebbe definitivamente vietato l’uso di sacchetti di plastica non biodegradabili, introducendo sanzioni per chi non la rispetta e, soprattutto, vietando anche l’uso di una tipologia di sacchetti che alcuni produttori e parlamentari loro vicini sostengono essere a norma di legge, anche se evidentemente non lo sono.

Si tratta di sacchetti prodotti usando la solita plastica, il polietilene, alla quale vengono aggiunti additivi che la rendono “bio-sbrindellabile”, più che biodegradabile. Con il risultato che la degradazione di un sacchetto fatto usando questo tipo di materiale, produce centinaia di pezzetti di plastica per nulla ecologici, destinati a perdurare nell’ambiente esattamente come accadeva con i vecchi sacchetti interi. Con l’aggravante di poter essere ingoiati da un numero di animali molto più elevato di quelli che potrebbero ingerire accidentalmente un intero sacchetto di plastica e di essere molto più difficili da recuperare nel corso di pulizie e bonifiche. Gli additivi impiegati in questo processo peraltro sono ben poco ecologici, dato che s’impiega persino il tossicissimo cobalto.

Tutt’altra cosa dalle plastiche veramente degradabili, come quelle derivate dal mais, che oltre a degradarsi completamente sono anche compostabili, come devono essere secondo la legge europea UNI EN13432, che prevede per i sacchetti di plastica i seguenti requisiti:

– Biodegradabilità, ossia la capacità del materiale di essere convertito in anidride carbonica (CO2) grazie ai microrganismi ed in modo analogo a quanto accade ai rifiuti naturali.

– Disintegrabilità, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva).

– Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio.

– Metalli pesanti pressoché assenti e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost.

I sacchetti prodotti con polietilene e additivi non rispettano nessuno di questi requisiti e pertanto dovrebbe esserne vietata la vendita da tempo, eppure, nonostante il ritardo biblico con il quale è stata recepita nel nostro ordinamento questa norma, il divieto non c’è ancora. Era atteso nel decretone, ma un’utile manina l’ha fatto sparire, provocando fastidio negli ecologisti e un mezzo terremoto nel governo.

La norma era stata approvata, firmata e controfirmata nel Consiglio dei Ministri del 23 dicembre, ma nel testo del cosiddetto “milleproroghe” pubblicato ieri non c’è. Qualcuno ha commesso un’incredibile scorrettezza per conto dei produttori dei sacchetti fintamente ecologici, tradendo la fiducia dei colleghi di governo.

Tutte le tracce portano all’ufficio di Antonio Catricalà, ora sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con funzioni di segretario dello stesso presidente del Consiglio Mario Monti. Comprensibile l’irritazione degli altri membri del governo per il tradimento, tanto che Catricalà in condizioni diverse da quelle che reggono questo governo d’emergenza, probabilmente avrebbe dovuto fare le valigie.

Ma ci sono altre impronte sul luogo del delitto e sono quelle della destra vicina agli interessi degli inquinatori, a cominciare da quelle di Fare Ambiente, tipica associazione ambientalista di destra impegnata a a favorire gli inquinatori vestendo la casacca dell’ambientalismo.

È del suo presidente, Vincenzo Pepe (nel video), una nota del 28 dicembre  nella quale afferma la sua opposizione alla normativa europea a sostegno della plastica falsamente biodegradabile. Che poi chi ha scritto la nota traduca il termine compostabilità con l’inesistente compastabilità, rende perfettamente l’idea della preparazione ambientalista (e non solo) di questo genere di ecologisti farlocchi al servizio degli inquinatori.

Popout

Poi ci sono i parlamentari del PDL che si occupano d’ambiente con questo stile inimitabile, come Agostino Ghiglia o Paolo Russo, già impegnati a far danni in commissione rifiuti. Non sono una scoperta, per quanto abbastanza ignoti al grande pubblico.

Insieme ad altri esponenti dell’ex PDL rappresentano all’interno delle istituzioni gli interessi dei produttori di sacchetti inquinanti e per difenderli non esitano a ricorrere al falso e alle mistificazioni, tanto che a più riprese hanno rilasciato dichiarazioni che falsano platealmente il senso delle normative europee di riferimento e persino lo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche.

La disgustosa truffa dovrebbe avere le gambe corte, visto il governo insieme all’irritazione ha fatto trapelare l’intenzione di porvi rimedio nel più breve tempo possibile, ma resta significativa e dimostra come i grandi inquinatori e i loro rappresentanti siano disposti a tutto, pur di difendere i loro interessi privati, anche a scapito dell’interesse e della saluta pubblica.

4 comments ↓

#1 valerio on 12.31.11 at 10:36

Francamente, non ho ancora ben compreso le leggi che formano la disciplina sui sacchetti.

Per quello che ne so , gli unici sacchetti che subiscono restrizioni sono quelli che vengono consegnati alla cassa dei supermercati, anche se in questo caso non si può parlare di sacchetti: non hanno più la funzione di contenere la spesa, ma quella di rovesciarla sul primo marciapiede su cui mette piede il compratore.

Quindi, non comprendo 1. perché vengono venduti prodotti così scadenti; 2. perché a questo punto non vengono tolti direttamente dal commercio, obbligando le persone a portarselo da casa o a comprarselo lì sul posto; 3. perché in tutti gli altri comparti della vendita al dettaglio, i sacchetti in plastica vengono venduti allegramente, così come negli imballaggi e nelle confezioni.

Insomma, mi pare un’altra arma di distrazione di massa, un modo per accontentare le nostre coscienze un po’ fetide di consumatori compulsivi, ma che crea forse più danni di quanti ne voglia risolvere (vedi i sacchettti “bio-sbrindellabili”).

E’ l’approccio verso la merce e il consumo che dovrebbe cambiare, non certo la plastica in cui metti la tonnellata di roba acquistata ogni giorno.

#2 mauriziodaniello on 01.01.12 at 00:16

I sacchetti in vendita “biodegradabili” non sono resistenti come quelli “normali” perchè dato che costano di più i “biodegradabili”, i supermercati prendono quelli scadenti e pertanto economici. Nelle prove quelli biodegradabili “buoni” (ma costosi) sono egualmente resistenti di quelli “normali” ma se distruggi la spesa poi devi ricomprarla con un successivo guadagno per il supermercato!
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Notare che nello stesso supermercato (ogni supermercato!) sono in vendita sporte con un prezzo maggiorato rispetto i punti vendita “bazar” e simili.
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Insomma i supermercati con la scusa di dare la colpa agli ambientalisti hanno trovato il modo di fare affari d’oro!!!
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Ciao

#3 sebastiano on 01.02.12 at 12:47

Vorrei sottoporvi alcuni punti certi sulla problematica dei sacchetti di plastica:
1.La legge 291 del 27/12/2006 (ministro Pecoraro Scanio) diceva che dal 1 gennaio 2010 i sacchetti di plastica per l’asporto di merci dovevano essere prodotti in materiale biodegradabile conformi alla normativa europea 94/62/CE
2.La stessa normativa europea però fa solo una indicazione sui materiali che devono essere differenziati (plastica carta alluminio ecc.) per poter essere riciclati, MA NON DICE ASSOLUTAMENTE CHE I SACCHETTI PER L’ASPORTO DI MERCI DEVONO ESSERE BIODEGRADABILI. inoltre fa un distinguo fra biodegradabilità (rispondenti a UNI EN 14855 alla quale la plastica additivata sembrerebbe conforme) e compostabilità (rispondenti a Uni En 13432).
3.Infatti in nessun stato europeo si sono sognati di vietare l’uso dei sacchetti in plastica (solo in italia sembrerebbe che sia un problema di fondamentale importanza sic!)
4.I sacchetti di plastica non sono ASSOLUTAMENTE inquinanti: il prodotto con cui sono fatti (Polietilene) è lo stesso e l’UNICO che si utilizza per produrre contenitori di farmaci, bevande (oltre al vetro, alimenti, PROTESI, Sacche del sangue!! ecc.). è sicuramente il fatto che vengono abbandonati nell’ambiente che crea altri problemi.
5.La plastica derivata dall’amido di Mais invece è sicuramente più inquinante di quella normale: infatti solo per produrre il granulo col quale sono fatte si immettono in atmosfera 10 volte più CO2 di quello immesso dalla plastica comune!
5.Ma allora in che mani siamo? e noi speravamo nella competenza dei cosiddetti PROFESSORI ( o forse il passo indietro l’hanno fatto perchè finalmente qualcuno si sta mettendo il problema?

#4 valerio on 01.03.12 at 19:02

Ho letto per la prima volta la normativa, e in effetti non obbliga assolutamente gli stati a vietare la vendita dei sacchetti da asporto in polietilene.

Anzi…

Articolo 18
Libertà di immissione sul mercato
Gli Stati membri non possono ostacolare l’immissione sul mercato nel loro territorio di imballaggi conformi alle disposizioni della presente direttiva.

Ossia, la legge italiana sarebbe pure illegale in ambito europeo.

Riguardo la fragilità del Mater bi, per rendere il sacchetto più solido sarebbe necessario uno spessore molto maggiore e anche un utilizzo superiore di polimeri che renderebbe a quel punto il sacchetto non più compostabile, ma solo biodegradabile.

Punto e a capo.

Come già detto, io non utilizzo sacchetti per fare la spesa da almeno 6 anni: non ci sono alternative.

Qui si pretende di risolvere il problema dei sacchetti o con i raggiri informativi o con i garbugli di legge, senza toccare il comportamento degli individui.

Si vogliono dei consumatori, ma si pretende anche che siano ecologici: o l’uno o l’altro: queste castronerie non le reggo davvero più, ne ho sentite troppe.