Il nostro secondo impianto fotovoltaico

Pietro Cambi descrive qui il secondo impianto fotovoltaico – 200 kWp – costruito dalla ditta Alterenergy, di cui fanno parte tutti soci ASPO-Italia che stanno mettendo in pratica quello che stanno predicando ormai da diversi anni

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Di Pietro Cambi

dal blog “Crisis”

Pochi giorni dopo il collaudo e l’allacciamento del nostro primo impianto fotovoltaico, in film sottile Cd-Te, è arrivato il turno del secondo, questa volta nel Comune di Sansepocro. In entrambi i casi avremo la rara possibilità di un raffronto diretto con un impianto tradizionale di pari potenza, su un terreno limitrofo, addirittura separato solo da una rete. Dal raffronto, ne siamo certi, usciremo vincitori, anche solo per produttività per kWp installato.

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Nel frattempo, circa un mese dopo l’installazione dei pannelli devo registrare un evidente effetto della loro ombreggiatura sul terreno.

Grazie alla permanenza di un poco di umidità sul terreno, nelle zone d’ombra crescono dei bei funghetti, di scarsa valenza alimentare: dovrebbero essere degli agarici, forse addrittura tossici. Dimostrano tuttavia il punto sostanziale: il terreno è intatto e non è stato sconvolto dalla installazione dell’impianto.

Dobbiamo invece ammettere che questo impianto, al contrario di quello di Caprese, ha sostituito una coltura produttiva. La vedete, in una zona residuale, nella foto sotto

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Si tratta di uno stentatissimo noceto, piantato ben 15 anni fa, rimasto in stato di vita quasi sospesa, causa poverta del terreno, tessitura sfavorevole, chimismo disadatto, etc etc etc. Si è trattata, lo vedete dalle pianti residue della foto, di una eutanasia.

Per il resto l’erba è ricresciuta in modo estremamente uniforme e senza grandi differenze tra zone assolate ed ombreggiate.

Sono assolutamente d’accordo che, ove possibile, siano da preferire gli impianti su tetto. Resta il fatto che, se non si ha a disposizione un capannone di notevoli dimensioni, risulta assai difficile trovare sia qualcuno disponibile a farsi installare un impianto fotovoltaico sul proprio tetto, creando un vincolo ultraventennale per l’edificio, che un istituto bancario disponibile a finanziartelo.

Tra venti anni potremo fare un paio di profili pedologici, cosi da poter verificare le differenze tra le zone ombreggiate dai pannelli e quelle in piena luce. Credo che potremo verificare come queste differenze siono ridotte ed a favore di quelle ombreggiate.

Si dimostrerà cosi che i pannelli, a certe condizioni, hanno un effetto POSITIVO sui terreni e non negativi, come ormai si tende a credere, anche in base ad un diffuso tam-tam diffamatorio nei confronti del fotovoltaico e piu’ in generale delle energie rinnovabili.

6 comments ↓

#1 Paolo Stefanini on 11.07.10 at 18:37

E’ un test molto importante per fare chiarezza. Proporrei ai responsabili degli impianti di far circolare le stesse foto con cadenza semestrale nei prossimi anni, di modo chè si evincano le eventuali modificazioni allo status quo. Nel 2011 con le nuove tariffe penalizzanti per gli impianti a terra, economicamente varrà la pena di incrementare gli impianti sui tetti con questo iter :
nel caso che la proprietà dell’immobile non coincida con il soggetto responsabile, con il consenso del proprietario del capannone,si procede all’ accatastamento del lastrico solare , possibile anche per coperture a falda (due settimane di tempo e costo di € 1.000 ca),poi la cessione 25ennale del Diritto di superficie su base concordata tra le parti, con atto notarile. Questi costi sono ampiamente compensati dal differenziale di incentivo, dal risparmio sulle spese di recinzione (necessarie in terra), dai sistemi di allarme e dalla riduzione dei costi assicurativi e quindi questa soluzione è migliorativa del business plan. A questo punto con la possibilità di “girare” ad una Società di leasing il diritto di superficie, si apre la possibilità di utilizzare anche il leasing strumentale, dai 10 ai 15 anni

#2 Il nostro secondo impianto fotovoltaico — Nuove Tecnologie Energetiche on 11.07.10 at 19:00

[…] Pietro Cambi descrive qui il secondo impianto fotovoltaico – 200 kWp – costruito dalla ditta Alterenergy, di cui fanno parte tutti soci ASPO-Italia che stanno mettendo in pratica quello che stanno predicando ormai da diversi anni … Leggi fonte notizia: […]

#3 raimondo on 11.07.10 at 19:37

Vi suggerisco di creare delle pagine ad hoc nel sito di aspoitalia con i dati di produzione almeno con cadenza settimanale e i dati tecnici dell’impianto comprese le stime fatte in fase di progetto così da poter confrontare i risultati energetico-economici diegli impianti con quelli di altri impianti esistenti in funzione.

Saluti

#4 cristiano trapletti on 11.09.10 at 10:05

Oh beh, di roba tecnica non capisco molto. Ma si capisce che se l’umanità avrà un futuro, passa di qui. Che ne dite di un po’ di educazione politica? Letture consigliate su http://www.resistenze.org.
Giuseppe Balducci (scusate il nome falso ma sono perseguitato, ah ah ah, a spese pubbliche)

#5 Alex-G on 11.09.10 at 16:39

Il punto è un altro: quali colture sono possibili “sotto” le fila dei pannelli? Quindi conviene sottrarre superficie alle coltivazioni per farne campi fotovoltaici (stessa domanda per le colture a scopi energetici) in fondo che siano piante o pannelli si tratta sempre della stessa energia solare che viene trasformata in modi diversi ma mentre la trasformazione luce–>biologica è già estremamente efficente e a costo zero, quella luce–>elettricità molto difficilmente potrà raggiungere la prima, quindi in termini di “economia globale”, forse è meglio una buona coltura che un campo fotovoltaico *a parità di condizioni*, ovvero avendo un area buona per le coltivazioni, fermo restando che oggi per ragioni essenzialmente politiche e congiunturali è più facile che sia economicamente conveniente un’ azienda che produce e/o investe in pannelli fotovoltaici che un azienda agricola.

La ratio, secondo me, dovrebbe essere:
1) Installare sui tetti o comunque superfici costruite
2) Installare su terreni a scarso valore agricolo e ambientale (dove non c’è quello agricolo può comunque esserci quello ambientale) quindi per esempio ex-cave, ex-discariche ecc.
3) ricorrere agli impianti fotovoltaici su terreno al minimo preferendo a questi degli impianti mini-micro eolici (più efficenti di quelli macro)

Ma in genere il fotovoltaico non mi pare adatto per fare centrali di grossa produzione collettiva, mentre al contrario sembra più adatto per le autoproduzioni e l’ indipendenza energetica di piccole-medie comunità lontane dai servizi principali; per la grande produzione collettiva sembrano più adatti gli impianti eolici e di generazione biogas-biogaslio-bioetanolo da scarti vegetali o rifiuti biologici in generale.

Da tenere d’ occhio i nuovi moduli fotovoltaici “a concentrazione/multigiunzione/separazione di carica” che grazie alla loro elevata efficenza, pur con una drastica diminuzione di superficie consentono la produzione quantitativa di un equivalente impianto, molto più esteso, fatto di pannelli classici.

#6 Luca Folini on 11.12.10 at 12:54

In genere penso che grossi mpianti a terra siano frutto più di un movimento speculativo che di una mentalità ecologica. Con le estese superfici offerte dai tetti dei capannoni industriali, trovo in ogni caso superflua l’occupazione di un suolo per l’installazione di un impianto fotovoltaico.