Elettricità dalla legna


L’EROEI della produzione di biomassa legnosa secondo i calcoli di Domenico Coiante. Come si vede la resa energetica è piuttosto buona, soprattutto per basse distanze di trasporto.

In questi tempi in cui si sente dire di tutto e il contrario di tutto sull’energia, gli articoli di Domenico Coiante sono un antidoto alla demenza dilagante. In questo articolo intitolato “Elettricità da Biomasse Legnose“, Coiante fa il punto in modo quantitativo e rigoroso sulla questione un po’ controversa della generazione di elettricità dal legno.

Conviene leggersi direttamente l’articolo, ma ve ne riassumo i contenuti in breve.

1. L’elettricità da biomassa legnosa ha una buona resa energetica. Per la filiera corta (trasporto entro i 100 km) l’EROEI di processo è oltre 15. Anche per distanze molto elevate di trasporto del legno, intorno ai 1000 km, l’EROEI rimane accettabile; un po’ meno di 10.

2. La resa economica dell’elettricità da biomasse è tale da non renderla ancora competitiva con le fonti convenzionali. Lo diventa, tuttavia, con i certificati verd. Anche qui, la distanza di trasporto non influisce enormemente sulle rese.

Questi risultati sono piuttosto interessanti per vari motivi. Il principale è che fare elettricità dalla legna sembra essere una buona idea, questo perchè Dato che si tratta di un carburante rinnovabile, non si emette CO2 aggiuntiva nell’atmosfera. Questa conclusione è valida nell’ipotesi che – come dice Coiante stesso – si stia molto attenti a non rovinare i boschi dai quali si prende la legna da usare come combustibile. In linea di principio, io credo che questo non dovrebbe essere dato che, in linea di principio, chi gestisce la centrale ha tutto l’interesse che i boschi ci siano e siano in buono stato. Nella pratica, tuttavia, è facile fare errori di gestione; per cui la cosa va vista con molta attenzione.

Come ulteriori osservazioni da parte mia, dobbiao anche tener presente che oltre all’EROEI esiste una questione di occupazione del territorio. E qui le cose non vanno tanto bene per le centrali a biomassa se, come ci spiega Coiante, qualche centrale elettrica per una resa totale di meno di 100 MW hanno messo in crisi i boschi Calabresi e costretto gli operatori ad approvvigionarsi di legna nel Lazio. In sostanza, non possiamo pensare ad altro che a un ruolo piuttosto marginale delle centrali a biomassa che, peraltro, hanno il vantaggio fra le rinnovabili di avere una resa continua nel tempo.

A questa considerazione, dobbiamo però aggiungerne un altra: stando le cose come sono oggi, la centrale a biomassa dipende dai combustibili fossili per il suo funzionamento dato che è necessario comunque trasportare il combustibile per svariate centinaia di chilometri su veicoli stradali. A meno che non si trovi il modo di farlo a dorso d’asino (che però non ha il turbo) la generazione di energia elettrica con questo sistema soffre della vulnerabilità a qualsiasi crisi di fornitura dei combustibili fossili. Non è pensabile di utilizzare biocombustibili per trasportare la legna, perché la loro resa è troppo bassa.

Infine, è impressionante notare come qualsiasi cosa si faccia, anche che abbia una buona resa energetica come la biomassa da legna, ci si trova sempre in svantaggio rispetto ai combustibili fossili dal punto di vista economico. Dal che deduco che l’energia elettrica costa oggi enormemente troppo poco rispetto al suo valore reale. Il fatto che la paghiamo così poco è una stortura sistemica: ha i sussidi dai dinosauri del Giurassico.

6 comments ↓

#1 Bri on 09.20.10 at 09:09

Un solo progetto di centrale a cippato, da 50 MW termici e 10 elettrici , proposto nell’alto Friuli, avrebbe da solo utilizzato oltre un terzo della produzione di biomassa legnosa forestale di tutta la regione FVG; e i vari progetti in itinere nelle altre province del FVG, almeno una trentina, prevedono quasi tutti l’approvigionamento di legname fuori regione e da stati come Austria, Slovenia, Romania, Ungheria.
Ritengo necessario basare le opportunità di generazione di energia da biomasse solamente sulla reale disponibilità in filera corta (<70 Km dal sito di utilizzo), e trasporto del combustibile su rete ferroviaria, altrimenti corriamo il rischio di depauperare risorse e territori come solo noi italiani sappiamo fare!
Salutoni Gianni

#2 mirco on 09.20.10 at 09:43

Non so perchè ma un commento inviato iesi sera non è arrivato a buon fine. Cerco di riassumerlo.
Ho il dubbio, anche dopo aver letto l’articolo di Domenico, che la distanza che si prende in considerazione sia solamente quella tra impianto e bosco di prelievo. Che non si prenda in considerazione il processo di “andata e ritorno” che necessariamente deve fare l’autocarro. Il grafico quindi esplorerebbe i risultati relativi a boschi che si trovano entro i 500 km dall’impianto. Il trasporto di legname su scala nazionale in Italia coinvolge in complesso distanze pressochè doppie e probabilmente l’Eroei si ridurrebbe significativamente.

#3 gigieffe on 09.21.10 at 22:56

Che convenga leggersi direttamente l’articolo di Coiante, anziché accontentarsi del riassunto del redattore dell’articolo (non firmato), è assolutamente fuor di dubbio.

Così si evita, per esempio, di illudersi che si possano ricavare 19 kWh elettrici sul posto, investendo 1 kWh in coltivazione di biomassa.
Oppure che se ne possano ricavare “ un po’ meno di 10” a 1000 km di distanza.
La cosa buffa è che sullo schermo a pochi centimetri dallo “un po’ meno di 10” la curva blu interseca inesorabilmente la retta a 1000 km costanti ad un valore che, interpolando ad occhio tra 7 e 9, non può discostarsi troppo dal 8.
Per andare a trovare il “10” del testo occorre interpolare tra il 9 e lo 11. E’ quindi escluso che il “poco meno di 10” possa essere il frutto di un fugace colpo d’occhio sul grafico.
Sembra piuttosto del tutto intenzionale e mirato a polarizzare le approssimazioni che, inevitabilmente, il lettore effettua inconsciamente nella memorizzazione di dati.
É la logica dei “.99” delle offerte speciali della grande distribuzione.
Non è tuttavia da escludere che in particolari contesti l’8 possa essere ragionevolmente definito “poco meno di 10”.

Quello che non è accettabile qui è proprio il contesto: nel documento di Coiante il grafico compare in fig. 4, ma con tutt’altra didascalia, e, ovviamente, con tutt’altro significato.
Nel documento di Coiante esprime infatti il rapporto tra il contenuto energetico del cippato di pioppo ed il fabbisogno energetico necessario alla sua produzione e trasporto, cioè l’EROEI del cippato consegnato ai cancelli della centrale elettrica.

Che non è propriamente la stessa cosa dell’ “EROEI della produzione di elettricità dalla biomassa legnosa” come recita la didascalia del grafico dell’articolo in questione, perché trai due c’è di mezzo un fattore di almeno 3, dovuto al rendimento della centrale elettrica a biomassa.

Non mi va di azzeccarci pensando male, preferisco piuttosto pensare a superficialità nell’estensione dell’articolo.
Superficialità di cui l’autore dovrebbe scusarsi prima di tutto con Coiante, cui attribuisce cose che non ha detto, e poi con i lettori, cui offe un sunto gravemente falsato del documento citato.

Anche sul documento di Coiante avrei qualcosa da ridire.

Ho il sospetto che nel calcolo dell’EROEI il contributo del trasporto sia largamente sottostimato.
Oltre alla possibile sottostima del viaggio di ritorno, come già osservato da altri, nei calcoli dell’EROEI si fa riferimento alla sola CO2 dovuta al consumo di gasolio, che costituisce probabilmente la maggior fonte di CO2, ma non l’unica.

Ed il consumo dell’olio? E il consumo degli pneumatici, del mezzo, dell’usura della strada, le manutenzioni? E le emissioni insite nei costi gestionali, assicurativi, ecc? Anche le centinaia di migliaia di ore lavorate a bordo del mezzo hanno il loro contributo in CO2.
Trascurare questi contributi, come è stato fatto, costituisce certamente un errore sistematico in difetto dei costi ambientali del trasporto.

Mentre per il gasolio è relativamente facile calcolare le emissioni, affrontare per via analitica le altre voci, mi sembra fatica improba, inutile e facilmente soggetta a grossi errori e ad interpretazioni soggettive.
Dal costo del trasporto che è stato indicato e che tiene già in conto l’aspetto economico di tutte le voci di cui sopra (incluse quelle dimenticate), si può risalire in modo statistico al valore di emissioni conoscendo il valore delle “Emissioni Per Unità di Pil” o kg(CO2) /GDP. Per L’Italia vale circa 0,36 kgCO2/Euro

Quindi, dal costo specifico chilometrico riferito al legno di pioppo anidro f = 0,156 €/(t×km) che, semplificando, va tutto a formare il PIL (o GDP), basta scorporare il costo del gasolio (20,2 – 32,4%) che da luogo al contributo analitico di 0,095 secondo Coiante.
Sulla rimanenza, che è evidentemente costituita da tutte le altre voci, si può ricavare il contributo in CO2 applicando il coefficiente Emissioni per Unità di PIL.
I calcoli forniscono valori da 0,044 a 0,038 per percorrenze da 50 a 500 km.

La (8) andrebbe quindi riscritta in

Q1(CO2) = 67,4 + (0,095 + 0,041) S (kg CO2/t) (8)

Il costo in CO2 del trasporto sale del 45%, senza ancora considerare l’eventualità del viaggio di ritorno.
Ciò forse induce a guardare con sospetto i 74.000 viaggi/anno necessari per trasportare in Calabria 886.000 tonnellate/anno di biomassa @ 12 t per viaggio.

Considerando poi anche gli altri aspetti, definiti eufemisticamente “poco simpatici” e momentaneamente (fino a quando?) accantonati, cioè questi:

http://www.medicinademocratica.org/article.php3?id_article=287 (*)

http://blog.panorama.it/hitechescienza/2009/01/28/una-nube-oscura-lasia-del-sud-e-linquinamento-da-biomasse/ (*)

…il sospetto diventa rabbia.

Infatti i 74.000 viaggi/anno, che non aggiungono un Joule al contenuto energetico della biomassa trasportata ma in compenso sottraggono abbondanti soldi dalle nostre tasche e salute dai nostri polmoni, sono per la massima parte inutili.

Sarebbe infatti molto più vantaggioso produrre dove vi è disponibilità locale di biomassa e trasportare energia elettrica dove serve.
D’accordo, ci sarebbero da considerare le perdite di rete, probabilmente una qualche quota parte di adeguamento della rete stessa, ma si risparmierebbero ben 74.000 viaggi annui con annessi consumi, costi, inquinamento.

Un ultima osservazione.

C’è una associazione che nella dichiarazione della mission scrive di avere “…una visione ampia di tutto quello che ha a che vedere con il consumo delle risorse, senza trascurare i loro effetti ambientali”
e poi scrive in un articolo redazionale:
“Anche per distanze molto elevate di trasporto del legno, intorno ai 1000 km, l’EROEI rimane accettabile”

Non so a voi, ma a me lo stridore fa accapponare la pelle.
Più del gesso nuovo sulla lavagna.

Deve essere per forza una emanazione diretta di questi 😉
http://www.sindacatosatra.com/

Bye

Gigi

(*) Non concordo, ovviamente, con la totalità delle posizioni espresse, sulla cancrogenesità in particolare, che ritengo pienamente confinabile, almeno al livello dei combustibili fossili, con adeguati sistemi di controllo delle temperature e lavaggio dei fumi.
Altre posizioni, sulla effettiva disponibilità e sul costo di sviluppo della risorsa, ad esempio, mi trovano invece in sostanziale accordo.

#4 Frank on 09.26.10 at 09:10

Studio molto interessante. Personalmente ho sempre creduto nella fattibilità di centrali a legno, supportate da coltivazioni legnose a crescita controllata. C’è anche da dire che le centrali a biomassa possono anche co-generare (acqua calda per usi civili e industriali).

#5 gigieffe on 09.27.10 at 22:32

“C’è anche da dire che le centrali a biomassa possono anche co-generare (acqua calda per usi civili e industriali).”

E le altre no?

Bye

Gigi

#6 gigieffe on 09.29.10 at 10:43

Un po’ di concentrazione, per favore!

Non basta modificare di soppiatto la didascalia del grafico.
Anche il testo, al punto “1. L’elettricità…” merita qualche attenzione.

Bye

Gigi