Non è colpa di Sauron! Il rapporto di Federambiente sugli inceneritori

Di Ugo Bardi
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Una certa sezione del movimento ambientalista ha presentato gli inceneritori come vere e proprie incarnazioni del malvagio Sauron; uno dei cattivi del “Signore degli Anelli” (che, in questa immagine, ricorda curiosamente un impianto di combustione: quasi un inceneritore completo di ciminiera). E’ una facile tattica quella di dare tutta la colpa a un solo cattivo ma, nella realtà, le sorgenti di inquinamento urbane sono ben più distribuite e variegate di quanto certe interpretazioni ci vogliano far credere.  La colpa dell’inquinamento urbano non è di Sauron, è nostra.

E’ disponibile il rapporto di Federambiente sulle emissioni di alcuni impianti di combustione in termini di concentrazione di particolato fine o “ultrafine”. E’ un rapporto complessivamente interessante anche se, va detto, il primo impatto può essere disastroso. La “sintesi per la stampa“; un buon esempio di come non scrivere un rapporto scientifico. Termini non definiti, unità di misura non specificate, un grafico in cui si compara una città di nome “Brescia” a una di nome “Gasolio” (chissà quanti abitanti ha?). Insomma un disastro. Questo deve avere qualcosa a che vedere con il basso livello del giornalismo scientifico in Italia, ma non entriamo in questo argomento. La musica cambia se vi andate a vedere, invece, la “sintesi tecnica” del rapporto di Federambiente. Questo è stato scritto da qualcuno competente. E’ soltanto la sintesi di un rapporto completo che per ora non sembra disponibile, ma è sufficiente per capire i metodi e i risultati dello studio.

Il rapporto di Federambiente è uno studio sperimentale delle emissioni di microparticelle di alcuni impianti di combustione. Gli autori hanno utilizzato un sistema di misura che conta direttamente le particelle emesse e ne misura le dimensioni. Oltre ad alcuni inceneritori di concezione moderna, Bologna, Brescia e Milano, hanno esaminato motori a gasolio, caldaie a pellet e altri tipi di impianti. I risultati sono riportati in funzione della concentrazione del particolato.

Possiamo anche dire che cosa il rapporto di Federambiente non è. Ovvero, non lo si deve intendere come uno studio generale degli effetti degli inceneritori sulla salute umana. Non esamina cose come la composizione delle particelle emesse, gli inquinanti non in forma di particelle, l’effetto del particolato in forma di ceneri residue e altre cose, incluso il cosiddetto “particolato secondario”; ovvero il risultato della ricombinazione di inquinanti gassosi nell’atmosfera. Infine, il confronto dello studio è valido soltanto per inceneritori moderni. Non è detto che lo sia per la vecchia generazione di inceneritori, in particolare per quelli che usano  filtri elettrostatici e non quelli a tessuto, più efficaci nel trattenere il particolato fine.

Quindi, gli obbiettivi dello studio erano molto limitati, ma anche molto specifici: verificare la quantità di polveri fini e ultrafini (le cosiddette “nanopolveri”) emesse dagli inceneritori e comparare i risultati con quelli di altri tipi di impianti a combustione. Lo studio dimostra che le emissioni di particolato fine da parte degli inceneritori sono basse in confronto a quelle di altri sistemi, in particolare pellet e gasolio, più alte invece di quelle degli impianti a metano. Un risultato sostanzialmente già noto, ma che qui viene quantificato e correlato a impianti presenti sul territorio italiano.

Partendo da questo dato sperimentale, si tratta di valutarne le conseguenze. Il fatto che le emissioni di particolato fine siano relativamente basse vuol dire che gli inceneritori non fanno male alla salute? Questa è una domanda alla quale soltanto gli studi epidemiologici possono rispondere. Su questo punto, il rapporto Federambiente non porta evidenze sperimentali. Tuttavia, la letteratura scientifica esistente ci dice sostanzialmente due cose: 1) esiste ampia evidenza che le polveri fini sono dannose per la salute umana 2) esiste un’evidenza più limitata, ma abbastanza chiara, che gli inceneritori sono dannosi alla salute (questa evidenza, va detto, è principalmente legata a impianti di vecchia concezione).

Nel rapporto Federambiente, gli autori discutono correttamente la letteratura esistente, ma da un punto di vista molto specifico. Ovvero, si chiedono se esiste evidenza epidemiologica che le polveri fini emesse dagli inceneritori sono dannose per la salute umana. Definita così la questione, non si trova nella letteratura internazionale una correlazione chiara. Questo porta gli autori a concludere che:

“Il contesto conoscitivo che emerge da questo studio evidenzia come non esistano allo stadio attuale elementi scientifici, nè probanti nè sospetti, per escludere a priori questa tecnica di smaltimento e recupero di energia a causa del ruolo presunto delle emissioni sulle presenze atmosferiche del particolato fine e delle nanopolveri”

Questo è lanciarsi decisamente troppo. Gli autori si dimenticano della regola che l’assenza di evidenza non significa evidenza di assenza. In pratica, loro stessi ci dicono che a) le polveri fini sono dannose alla salute e b) gli inceneritori emettono polveri fini. La conseguenza logica è che gli inceneritori sono dannosi alla salute anche per via delle polveri fini. L’assenza di dati epidemiologici certi vuol dire soltanto che l’effetto è troppo piccolo per essere rilevabile.

Si può certamente sostenere che l’effetto dovuto alle emissioni di inceneritori moderni in un ambiente urbano è piccolo, o anche molto piccolo, rispetto a quello di altre fonti di inquinamento. Però, non possiamo dire che sia zero e dobbiamo ricordarci della massima che è alla base della medicina: “primum non nocere” ovvero, “per prima cosa non fare danni”. Sappiamo che negli ambienti urbani ci sono concentrazioni di particolato fine decisamente eccessive e dannose per la salute. La conseguenza logica è che dovremmo astenerci dall’aggiungere nuove fonti di particolato a una situazione dove ce n’è già troppo.

Vediamo quindi che il rapporto di Federambiente, se letto in modo corretto, ci porta elementi che dovrebbero rafforzare l’opinione che non è una buona idea costruire nuovi inceneritori e che – se non altro a lungo termine – sarebbe bene eliminare gradualmente quelli esistenti. Questo tipo di atteggiamento sembra quello generalmente accettato in altri paesi. Tuttavia, nel contesto del dibattito che si è svolto e che si sta svolgendo in Italia, i risultati dello studio di Federambiente possono essere visti come fortemente a favore della costruzione di nuovi inceneritori.

Il problema è che una certa sezione del movimento ambientalista italiano si è concentrata sulla demonizzazione degli inceneritori basandosi quasi esclusivamente sulle emissioni di polveri fini come causa delle cosiddette “nanopatologie”. Altre fonti di inquinamento, sicuramente più importanti, quali il traffico automobilistico, non sono state considerate stessa misura. Ovvero, si sono visti comitati anti-inceneritori molto attivi e in gran numero ma nessuno contro le stufe a pellet o le automobili diesel.

Questo di demonizzare gli inceneritori è un atteggiamento sotto certi aspetti comprensibile: prendersela, per esempio, contro le automobili vorrebbe dire dover cambiare abitudini e questo è faticoso. E’ molto più semplice prendersela con un obbiettivo più remoto e poco conosciuto – l’inceneritore – la cui assenza non porta nessun cambiamento immediato. Comprensibile, appunto, ma non una buona idea perché trascura fonti di inquinamento importanti sulle quali si potrebbe e si dovrebbe lavorare, per esempio sostituendo il traffico veicolare basato su motori a combustione con veicoli a trazione elettrica.

Va detto che non tutti gli oppositori alla costruzione di nuovi inceneritori hanno preso questa posizione estrema. Al contrario, molti hanno lavorato seriamente proponendo e realizzando soluzioni alternative per la gestione dei rifiuti, come pure per la riduzione dell’inquinamento urbano. Ma la stampa ha enfatizzato la lotta al “mostro” e c’è stato chi ci si è lanciato sopra veramente con troppa foga basandosi su un evidenza debole ed episodica. E’ vero che i risultati di studi di Stefano Montanari e Antonietta Gatti indicano una correlazione fra tumori e nanoparticelle; ma non c’è evidenza che queste particelle provengano dall’incenerimento dei rifiuti, e neppure la si potrebbe ottenere da studi che esaminano direttamente i tessuti tumorali.

Questa vicenda ci dimostra una volta di più quanto sia importante la correttezza scientifica nel dibattito. E’ una cosa che andrebbe ricordata anche nel caso di altre “bestie nere” degli ambientalisti, come – per esempio – gli OGM, i campi elettromagnetici o l’energia nucleare. A lungo andare, la demonizzazione basata su dati e interpretazioni scorrette o fantasiose finisce per favorire proprio quello che alcuni vorrebbero demolire. Del resto, se c’è chi scrive libri intitolati “le bugie degli ambientalisti” (e chi li compra) ci deve ben essere una ragione.

Tornando agli inceneritori, il problema delle emissioni di particolato fine esiste e certamente non lo si deve trascurare. Ma ci sono altri elementi che dovremmo considerare nel valutare l’incenerimento come metodo di smaltimento dei rifiuti. Dobbiamo tener conto che incenerire è un metodo molto inefficiente per produrre energia. Inoltre, distrugge (o comunque trasforma in forme non più riciclabili) utili materie prime che poi dovremo comunque rimpiazzare. Queste sono ragioni importanti che ci portano alla conclusione che l’incenerimento dei rifiuti non è una buona idea. Stabilito questo punto, dobbiamo dimostrare come si può fare a meno degli inceneritori. E’ possibile, ed è stato fatto. Ci vorrà un po’ di tempo, ma lavorando con costanza e pazienza (e evitando le facili demonizzazioni) finiremo per arrivarci.

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Nota: nel dibattito sul rapporto di Federambiente, ho sentito esprimere l’opinione che lo si debba scartare a priori dato che gli autori dello studio sono impegnati in studi ricerche sull’incenerimento dei rifiuti pagati anche dalle industrie che gestiscono gli inceneritori. Attenzione: prendendo questa posizione ci si trincera dietro un paraocchi ideologico che rifiuta a priori di considerare le opinioni diverse dalle proprie. Se entriamo in questo genere di considerazioni si va a un gioco al massacro senza uscita. Tutti abbiamo le nostre opinioni; le cose che non ci piacciono e le cose che ci piacciono. Però, i lavori scientifici vanno valutati per i loro metodi e per i loro risultati, non in base alle presunte idee preconcette degli autori.

13 comments ↓

#1 Paolo Marani on 08.27.09 at 00:52

Credo che quando si fanno considerazioni sulle “concentrazioni” anzichè sulle emissioni si sia in grado di fare emergere qualsiasi risultato, anche che il frutto di una combustione produca meno particolato di quanto già nell’aria.
Una stufa a pellet che brucia 120.000 tonnellate all’anno nelle stesse condizioni di funzionamento la si è mai vista ? Che senso ha comparare la concentrazione di emissioni fra pellet e incenerimento ?

Basta allargare il volume considerato e la relativa diluizione, e può semplicemente essere emesso qualsiasi risultato. D’altronde l’elenco dei finanziatori dello studio non lascia adito a dubbi. Si tratta di un green-washing travestito da studio scientifico.

#2 Pippo on 08.27.09 at 08:43

Avevo assistito ad una conferenza della dottoressa Gentilini ed altri relatori sui danni degli inceneritori alla salute umana e presentavano alcuni studi che non si limitavano certo alle sole polveri sottili.
Federambiente è finanziata dagli stessi che gestiscono gli inceneritori in Italia, avrei dei seri dubbi a credere a qualsiasi loro studio.
La sua affermazione “perché trascura fonti di inquinamento importanti sulle quali si potrebbe e si dovrebbe lavorare, per esempio sostituendo il traffico veicolare basato su motori a combustione con veicoli a trazione elettrica” lascia un po’ il tempo che trova nel senso che fare Raccolta Differenziata porta a porta è abbastanza facile perché già ampiamente sperimentato. Se molti comuni non vogliono farlo, è solo una questione politica, meglio favorire le lobby degli inceneritori.
Sostituire il parco circolante con uno elettrico, aumentare e migliorare il trasporto pubblico, è di sicuro molto più complicato allo stato attuale.
Non è meglio preferire la soluzione più semplice ad un problema?

#3 Lorenzo Montini on 08.27.09 at 09:11

Approvo in pieno le conclusioni, non bisogna mai avere il paraocchi e valutare le cose in modo obiettivo, altrimenti le campagne portate avanti con questo approccio diventano solo dei boomerang (vedi la fine dei verdi in Italia).

#4 Pietro Monari on 08.27.09 at 10:04

Un commento sul commento finale.
E’ vero che non bisogna avere il paraocchi e considerare tutte le opinioni, anche (specialmente!) quelle che si discostano dalle nostre. Ma una cosa e’ scrivere un lavoro scientifico basato su dati – un’altra e’ esprimere un’opinione. Solo che a volte queste cose si confondono un po’. Non e’ un caso se in campo scientifico la dichiarazione di conflitti di interessi e della provenienza dei finanziamenti e’ diventato un punto fondamentale per valutare la correttezza delle informazioni fornita da una pubblicazione. Nel campo dei farmaci questo e’ ormai il problema numero 1. Riassumendo: chi prende soldi da chi fa inceneritori (medicine – automobili) ha diritto di scrivere di inceneritori (medicine – automobili) e di essere ascoltato. Ma ha anche il dovere di dichiarare che ha un interesse in quel campo e di descriverlo correttamente. Chi legge o ascolta ha il diritto e il dovere di tenerne conto per valutare le informazioni che gli vengono fornite.

#5 Paolo Marani on 08.27.09 at 11:12

Togliamoci dal campo le idee preconcette.
Ogni studio merita di essere valutato e criticato.

Vorrei quindi sentire critiche su questo studio, di primo acchito le conclusioni a cui arriva è che dovremmo benedire gli inceneritori, poichè l’aria è già satura di nanoparticelle già di suo, e la concentrazione prodotta dai moderni impianti aggiunge un apporto trascurabile (come se contasse solo il numero e non la loro composizione chimica).

A me sembra il solito studio polarizzato con l’intento di fornire un lenzuolo scientifico per proteggere chi investe in questa tecnologia, ci vedo della disonestà intellettuale nelle conclusioni, mi sfugge il nesso del comparare le emissioni con bruciatori (standard?) a gasolio, gas, pallet. Non è come comparare mele con pere ?

#6 Pippo on 08.28.09 at 17:51

Prof. Bardi, ipotizzo che sia lei l’autore dell’articolo perché non compare da nessuna parte il suo nome, a proposito della sua ultima affermazione scritta in caratteri minuscoli, io quello di Federambiente lo chiamerei “conflitto d’interesse” e basta.
Come se Fiat, Toyota, Ford ecc. mi facessero uno studio sulle emissioni delle loro vetture concludendo che dopo tutto gli inquinanti sono molti in atmosfera ed allora poco di più…

#7 Ugo Bardi on 08.28.09 at 23:31

Ragazzi, non so se vi rendete conto dell’assurdità di certe posizioni. Se questo studio va scartato solo perché gli autori di questo rapporto hanno dei contratti di ricerca nel campo dell’incenerimento, allora non potete fidarvi più di nessuno.

Quello che dice Ugo Bardi sull’energia rinnovabile va scartato perché lui ha dei contratti di ricerca nel campo delle rinnovabili. Quello che dice Luca Mercalli sul clima va scartato perché lui ha dei contratti di ricerca sul clima. QUello che dice Maurizio Pallante sulla decrescita va scartato perché lui scrive libri sulla decrescita e li vende…. e così via?

E allora cosa resta? Solo prendersi a colpi di clava sulla testa reciprocamente, come al tempo delle caverne.

Pensateci sopra…………

UB

#8 simone on 08.29.09 at 10:54

no bè per fortuna non ci sono soltanto bardi, mercalli e pallante..

#9 Alex I. on 09.01.09 at 18:13

Invece io dico che Sfortunatamente ce ne sono pochi come Bardi, Mercalli e Pallante

#10 Ugo Bardi on 09.01.09 at 22:26

Caro Simone, secondo la tua proposizione, ti puoi fidare soltanto di gente che è in pensione da un pezzo ma, a pensarci bene, nemmeno di loro. Chissà, potrebbero aver comprato azioni nelle tecnologie che sostengono

#11 Giovanni Porcinai on 09.02.09 at 00:19

Gentile Prof. Bardi, condivido che il sospetto che un “guru” riconosciuto o stimato in una competenza o disciplina parli a favore degli inceneritori o altri argomenti per “convenienza” invece che per obbiettività scientifica, possa essere arduo da comprendere e credere. Ma come certo lei sa, oggi purtroppo il mondo scientifico e ai più alti livelli è pieno di scienziati competenti ed accreditati che dello stesso argomento hanno posizioni opposte. E’ vero è estremamente deprimente arrivare alla conclusione che non ci si può fidare più di nessuno.. ma non è certamente colpevole l’uomo della strada di questo stato delle cose, quando sappiamo che effettivamente, sia dietro il mondo dell’informazione che dietro il mondo scientifico ci sono le Banche, gli Investitori, i finanziatori ed i politici che reclamano delle garanzie concrete verso il proprio business o il proprio consenso elettorale. Vorrei aggiungere un ulteriore motivo di disappunto nel pensare come, sul piano umano e diciamo della morale, sia possibile che un uomo di scienza possa abdicare alla “convenienza” e quindi decidere, di fronte a sè stesso e di fronte alla comunità scientifica, di mentire sapendo di mentire. Mi viene naturale un accostamento, dopo aver letto il suo gustoso “pezzo” sugli anti-nuclearisti, di tirare in ballo anch’io il Diavolo, ma quello “blu” , che alcuni dicono appare quando c’è un grosso affare in ballo si insinua suddolo fra i partner di un stessa parte ( di solito fra i mediatori ) “tentandoli” di tradire i propri compagni di cordata. Può essere che sia lui la causa delle molte “defezioni” della verità scientifica ed oggettiva verso la verità “conveniente” e relativa ?

#12 Ugo Bardi on 09.02.09 at 08:16

Caro Giovanni, capisco benissimo il tuo ragionamento. In effetti, quando lo stipendio di qualcuno dipende da una certa tecnologia, è difficile pensare che quel qualcuno possa prendere pubblicamente posizione contro quella tecnologia, anche se in fondo all’anima sa benissimo che non è una buona idea.

Proprio per questo dobbiamo aggrapparci al metodo scientifico e alla razionalità. E’ possibile. Nonostante tutto, le idee giuste progrediscono mentre quelle sbagliate gradualmente spariscono. Ci vuole pazienza

#13 simone on 09.02.09 at 23:25

no ma la mia non voleva essere una proposizione.. piuttosto è stata una reazione istintiva.
la cosa strana è che anche lei, riprendendo le sue ultime parole, sembra, a volte, molto distante dalla razionalità e dal metodo scientifico, anche quando si trova ad approfondire argomenti per i quali non dovrebbe esserci spazio per interpretazioni soggettive. mi riferiso al post sulla coibentaziote delle case. riguardo quest’ultimo invece.. non lo sò.. per ora quello che mi resta è lo schifo.. all’idea che persone istruite e colte come questi ricercatori abbiano accettato di lavorare su un progetto finanziato da chi trae profitto da un’attività che genera soltanto inquinamento e spreco di risorse..