Ma i sacchetti ecologici, lo sono?

sacchettobio

Un sacchetto “ecologico” appena arrivato dal supermercato. Notate due cose che ci sono scritte sopra: “biodegradabile al 100%” e “adatto per la raccolta dell’umido”. Entrambe le cose sono probabilmente false.

Nota aggiunta posteriormente: le conclusioni di questo post devono essere aggiornate e parzialmente modificate sulla base di nuovi dati forniti dalla Novamont, produttrice del polimero MaterBi. Trovate queste nuove considerazioni a questo link sul blog.

Di Ugo Bardi

La pubblicità ci illude di tante cose; forse l’area dove si prendono i bidoni peggiori è quella della cosiddetta “sostenibilità”. Cosa è sostenibile e cosa no dipende spesso dagli occhi del credente. Senza andare troppo lontano in questo campo, ultimamente abbiamo visto arrivare nei supermercati i sacchetti “ecologici”. Ma lo sono veramente?

Ho cercato un po’ su internet qualche dato su di questa roba. Tipicamente, si tratta di un polimero chiamato “MaterBi” . Guardando bene sui vari siti si trova che il MaterBi è un composto di amido, poliestere, e altri materiali plastificanti. Il poliestere si produce, normalmente, dal petrolio. Non ho trovato in nessun posto quale sia la frazione di poliestere nel MaterBi ma, comunque, chiaramente non è tutto di origine vegetale. Quindi, con tutta la buona volontà non lo si può definire un materiale “ecologico” o “sostenibile”. Che il MaterBi sia fatto, almeno in parte, a partire dal petrolio è confermato in un articolo di Cementero e Zanardi (link).

Cercando su internet, trovate molte lodi a questo materiale per la sua biodegradabilità. Ma si fa subito confusione fra compostabilità e biodegradabilità. Un polimero è biodegradabile se viene completamente trasformato in CO2 e H2O. Compostabile, invece, vuol dire che non lascia residui evidenti quando viene compostato; ovvero si disgrega in particelle minute. Ma questo non vuol dire che venga completamente trasformato in CO2 e H2O.

C’è una norma specifica, la ISO 14855, che definisce la biodegradabilità ma non la trovo applicata al MaterBi in nessun posto. Quindi, non c’è evidenza che lo si possa definire “biodegradabile”, come invece troviamo scritto trionfalmente sui sacchetti e un po’ ovunque su internet. Viceversa, si dice che il MaterBi è in grado di passare un test di compostabilità secondo la norma EN 13432, come si trova scritto sui sacchetti e anche sul sito della Novamont che lo produce (www.novamont.com). Sono andato a cercarmi la norma su internet e – come sempre per queste norme – se la vuoi completa te la fanno pagare, e non poco (minimo 41 Euro). Non si capisce per quale ragione queste norme devono essere tenute nascoste al pubblico come se fossero segreti di stato. Comunque, sono riuscito a trovare una descrizione abbastanza dettagliata della procedura nell’articolo di Centemero e Zanardi che ho citato prima.

In sostanza, il test di compostabilità degli imballaggi si fa in condizioni decisamente “toste”, ovvero a 50 gradi e umidità controllata, in presenza di non oltre l’1% in peso del prodotto da testare. Il resto, il 99%+ è substrato organico. In queste condizioni (alquanto estreme per un processo di compostaggio)  si richiede che venga compostato almeno il 90% (sempre in peso) del prodotto in 3 mesi. La verifica della compostabilità si fa per mezzo di  un setaccio con maglie di 2 mm. Non ho dubbi che i sacchetti di MaterBi del supermercato abbiano superato questa prova. E’ altrettanto ovvio che il MaterBi sta in una classe di compostaggio ben diversa da quella di un torsolo di mela che, in queste condizioni, composterebbe in poche ore. Ma, a questo punto, si pone la domanda: come si comporta il MaterBi al compostaggio pratico? Ovvero, che succede se lo butti in un compostatore domestico o in un impianto comunale di compostaggio?

La risposta a questa domanda non l’ho trovata su internet, a parte che in forma di esortazioni assai ottimiste che invitano a usare le buste come contenitori per la raccolta dell’organico. Allora, mi sono attrezzato per fare qualche prova sperimentale a casa mia. Ho usato il compostatore elettrico della Naturemill, di cui ho parlato altrove. L’arnese composta a 40 gradi e ottiene velocità molto superiori rispetto a quelle che si possono ottenere in un compostatore tradizionale. La frutta sparisce in una notte; materiali fibrosi spariscono al massimo in 48 ore. E’ la Ferrari dei compostatori domestici. Lo vedete qui in tutto il suo fulgore:

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Allora, come si comporta il sacchetto di MaterB al compostatore? Beh, andiamo per gradi. Ecco il sacchetto tagliuzzato messo dentro la camera di compostaggio:

baginsidecomposter

Ed ecco i risultati dopo una settimana di compostaggio accellerato:

moldinsidecomposter

In questa figura, vedete un certo numero di cose: il compost “buono” derivato dai resti di cucina è la massa bruna al centro. Vedete l’agitatore meccanico e – se ci fate caso – notate anche un pezzettino di sacchetto non compostato che spunta dalla massa. La roba biancastra sui bordi è muffa: non l’avevo mai vista formarsi in questo compostatore, ma se ne è formata in grande quantità dopo averci messo i pezzetti di sacchetto di materBi. Inoltre, questo compost puzza; cosa per niente normale con questo compostatore. Attribuisco il puzzo alla presenza del MaterBi non compostato che impedisce la corretta aerazione della massa di compost

Ed ecco i risultati dopo una settimana di trattamento; quando mi sono deciso a estrarre questa robaccia dal compostatore perché mi stava appuzzando tutto e rendendo difficile compostare tutto il resto.

risultatifinalicompostbag

Dopo una settimana, il materiale del sacchetto è rimasto più o meno intatto, anche se ha cambiato colore diventando nettamente più scuro. E’ perfettamente possibile che se ce lo avessi tenuto tre mesi, come da specifiche della prova EN 13432, avrei finito per compostarlo almeno al 90%. Però, è chiaro che questa roba è tutt’altra cosa dei residui organici domestici. Decisamente non è il caso di buttare questi sacchetti dentro un compostatore domestico di quelli comuni, probabilmente ce li ritroverete ancora, più o meno intatti%2

16 comments ↓

#1 Michael Ringo reenberg on 06.14.09 at 18:05

Ho potuto sperimentare la biodegradabilità di questo nuovo materiale in modo meno piacevole di recente a casa mia. Come credo sia normale, anch’io riutilizzo i sacchetti della spesa per vari scopi in casa. L’uso più comune è ovviamente quello di usarlo per contenere il pattume. Ora essendo da solo produco poco spazzatura e quello organico e di quantità cosi scarsa che normalmente non lo divido dal resto.
Dopo aver usato per due volte per sacchetti di Materbi per il pattume ho potuto costatare che dopo un paio di giorni in contatto con il materiale organico umido del pattume il sacchetto si disintegrava in certi punti quasi come se il materiale sparisse. In pratica ha significato che in due occasioni il sacchetto si è sfondato appena tirato fuori dal secchio con il consequente spargimento di materiale in stato di decomposizione sul pavimento di cucina.
Non c’è dubbio che il materiale si degrada velocemente anche se non posso dire se la decompostazione e completa. Alternativamente ho provato ad usare sacchetti di questo materiale come contenitore per il pane. Sempre pero che il materiale “respira” e fa passare la umidità con il risultato che il pane comunque diventa secco. Devo dire che l’entusiasmo iniziale che avevo per il nuovo tipo di plastica ormai è decomposto in parte anche quello.

#2 Frank on 06.14.09 at 18:52

Sicuramente la “doppia veste” che si vuole attribuire al Mater Bi è il suo tallone d’Achille. Da una parte non si biodegrada come dovrebbe, e si “composta” un po’ (anche se dalle immagini non mi sembra molto disgregato), come documentato da Ugo; dall’altra non è in grado di esibire la resistenza chimico-meccanica del PE dei sacchetti, in quanto “accenna” a degradarsi (descrizione di Ringo).

Come suggerito da Ugo: ci vuol tanto a utilizare borse in tessile/paglia per la spesa ??? E trasformare il MaterBi in un materiale che astragga veramente dai fossili?
Siamo talmente abituati ai sacchetti usa e getta che la sola idea di abbandonarli ci fa stare male …
Ma forse il peggio dell’inutilità a dell’abitudine sono le “carte per alimenti” varie (polietileni, polipropileni, multistrato, polistireni …) che inglobiamo quando acquistiamo 1 h di prosciutto e 2 h di formaggio …
Per fortuna, non potrà durare, e non durerà; ma nel frattempo avremo fatto danni ad ampio raggio

#3 Marco on 06.14.09 at 19:58

Una domanda sorge spontanea: è ricicalbile, almeno parzialmente (il materbi)?

#4 Gianni Comoretto on 06.14.09 at 21:40

Interessante e pragmatico. Credo che lo terro’ presente tutte le volte che parlo di mater-bi. Che ha un altro difetto, il mais va mangiato, non trasformato in plastica.

Per i sacchetti della spesa, usare il mater-bi mi sembra un controsenso. Esistono sacchetti di tela, che durano anni e alla fine sono completamente biodegradabili se si sono usate fibre vegetali. Io non uso altro ormai da almeno un decennio.

Per la raccolta dell’umido, mi chiedo seriamente cosa usare. Io uso il mater-bi, perche’ mi sembra che comunque, dovendo usare sacchetti (devi conferire il materiale chiuso in un sacchetto), questi siano il male minore. Ma vorrei saperne di piu’. Incidentalmente ho gli stessi problemi di Frank, il sacchetto va cambiato al massimo dopo 3 giorni.

L’altro uso del mater-bi riguarda le situazioni in cui sia necessario un “usa e getta”. Penso a quelle situazioni in cui devi dare da mangiare ad un po’ di gente e non sia tecnicamente possibile portar dietro stoviglie lavabili. Ci sono a Firenze un paio (almeno) di ditte di “catering ecosostenbili” che appena possono usano stoviglie, ma a volte, a malincuore, non possono. E allora usano il mater-bi.

Se pensiamo al mater-bi come a qualcosa che ci permetta di fare le stesse cose della plastica, be’ forse è il caso di cambiar testa, non tipo di plastica.

#5 david c on 06.15.09 at 09:50

a Trento per l’organico usano la carta.
Adesso capisco il perchè.

#6 Anonimo on 06.15.09 at 10:43

x Ringo. E’ probabile che la degradabilità del MaterBi dipenda da vari fattori. Dentro un compostatore, ci sono condizioni abbastanza neutre in termini di pH. Inoltre, la massa di compost è sostanzialmente omogenea. Invece, quando hai un sacchetto con dentro ogni sorta di rifiuto organico, può darsi che si formino zone locali che mettono il polimero in contatto con liquami, forse acidi, e chissà che cosa d’altro. Questo probabilmente favorisce la disgregazione locale del sacchetto. A questo si aggiunge il fatto che il MaterBi è meccanicamente meno resistente del polietilene. Questa è la probabile spiegazione dell’apparente contraddizione fra la resistenza dentro il compostatore e la mancanza di resistenza dentro il bidone della spazzatura. Come dicevo nel testo, a questo povero MaterBi gli si vogliono far fare cose in contraddizione fra di loro

#7 Paolo Marani on 06.15.09 at 11:36

Anche io sono sempre stato un po dubbioso riguardo alle caratteristiche del MaterBi, non sapevo che contenesse anche una quota di petrolio nel polimero, la definizione di WikiPedia parla solo di amido di mais, grano e patata:

http://www.novamont.com/ita/html/prodotto/cosematerbi/indexmaterbi.html

Il fatto secondo me è un altro, la raccolta tradizionale dell’umido si è sempre fatta con i tradizionali sacchetti di plastica, in quanto all’ingresso degli impianti di compostaggio industriale, inserito il materiale nelle tramogge, ci sono delle lame che “rompono” i sacchetti di plastica e li separano dal contenuto.

Con il MaterBi questo non sarebbe più necessario, perché si avrebbe un risparmio di costo. Però risulta veramente difficile convincere TUTTI ad utilizzare sacchetti particolari senza operazioni del tipo raccolta “porta a porta”.

Però, se si fa il porta a porta, i sacchetti non sono necessari perchè i bidoncini sono normalmente ricoperti internamente di uno strato di cartone riciclato pressato, in quanto deve garantire la traspirabilità e l’evaporazione (senza quindi cattivi odori).

Insomma, i sacchetti richiederebbero il porta a porta, il porta a porta NON richiederebbe i sacchetti. Non ne vedo uscita per quanto riguarda la “raccolta”, al massimo saranno utili per quanto riguarda la “spesa al supermercato”, ma a quel punto sono infinite volte meglio i sacchetti RIUSABILI, quelli si ad impatto zero.

#8 Pippo on 06.15.09 at 16:09

Per la spesa, per trasportare oggetti e altro, io uso da anni delle borse sì in plastica ma di quelle intrecciate. Si trovano di solito nei banchi al mercato dove vendono un po’ di tutto e costano 1 Euro.
Sono robustissime, c’è il vantaggio che se piove sopportano abbastanza bene l’acqua cosa che quelle in tela o altro non fanno.
Pertanto io sono d’accorso alla plastica ma di questo tipo, cioè quasi eterne.
Il MaterBi sarà una bella invenzione ma non risolve il problema a monte, cioè cambiare la nostra mentalità dal Usa&Getta comunque anche se parzialmente sostenibile.

#9 | RifiutiZeroTorino on 06.16.09 at 00:15

[…] Di Ugo Bardi […]

#10 Danda on 06.16.09 at 15:02

Anche a me suona del tutto nuova quest’indagine che rivela la presenza di polimeri nel MaterBi.
Per non essere esperta posso solo dire che un materiale che abbia una maggiore degradabilità sia certamente meglio di uno che non lo è se non in centinaia di anni.
Per la spesa uso le borse di tela, invece i sacchetti in MaterBi solo per la raccolta dell’umido. Quelli in carta non si trovano nei negozi… dovrei fare una ricerca sul web.
Comunque per fortuna ho una compostiera in giardino, per cui i miei scarti organici li getto lì a meno che non siano cotti o particolarmente lunghi nella decomposizione. Quindi mi servo della raccolta dell’umido ogni 10 giorni circa e così ho ridotto anche l’uso della discussa bioplastica.
Che mi dite invece del PLA? Qualcuno di voi ha fatto già qualche esperimento?
Grazie!

#11 giovanna on 06.17.09 at 09:40

Molto bello questo sito, complimenti!

#12 Carlo on 06.17.09 at 14:57

Non sono un tecnico ma inserendo in google sia la norma citata (C’è una norma specifica, la ISO 14855, che definisce la biodegradabilità ma non la trovo applicata al MaterBi in nessun posto) che “mater bi” mi esce questo file di Novamont

http://www.novamont.com/ita/html/PDF/EPD_NF_1802021.pdf

Mi sembra di poter dire che la norma sia applicata al prodotto; o sbaglio? Credo sia importante fare chiarezza perchè io, come tanti altri, sto “sposando” il mater bi e vorrei capire se ci si sta sbagliando su questo sito o se qualcuno ci ha preso in giro!!!

#13 Ugo Bardi on 06.17.09 at 16:21

A proposito della prova ISO, la Novamont mi ha contattato dopo che hanno letto l’articolo. Mi dicono che, in effetti, il test di biodegradabilità l’hanno fatto anche se questa cosa non è menzionata in giro. Sembra che in effetti il MaterBi passi il test del 90% di biodegradabilità – non il 100% come c’è scritto sui sacchetti ma è qualcosa. Dicono che mi manderanno del materiale per aggiornare l’articolo e precisare certe cose.

#14 Fausto on 06.17.09 at 16:23

La mia esperienza con il mater-bi non è poi così deludente. Ho fatto una cosa molto banale: ho messo un sacchetto di mater bi (c’era dentro la carta igienica) nella compostiera (una di quelle classiche da giardino).
E non l’ho più trovato.
A questo punto alcune precisazioni:
1) fra quando l’ho messo e quando ho tolto il materiale compostato per spargerlo sul prato sono passati mesi.
2) il mais serve da disperdente per il polietilene che quindi, in briciole invisibili, resta nel compost.
3) è stato l’unico tentativo che ho fatto: adesso lo metto nella raccolta dell’organico del Comune che poi lo composta in condizioni più favorevoli
4) non è riciclabile per cui: o lo composti o lo compposti.

Morale (IMHO) meglio (MOLTO meglio) la sporta, che uso regolarmente, ma se sono costretto a scegliere fra platica e mater-bi (es. stoviglie usa e getta per incontri fra persone troppo pigre per usare stoviglie normali) preferisco questo a quella.

#15 Sacchetti biodegradabili al mais: la finta ecologia on 06.17.09 at 16:43

[…] per la spesa o shoppers biodegradabili per verificare se lo siano davvero. La risposta, dopo una analisi interessantissima e documentata, che vi consiglio vivamente di leggere, purtroppo è negativa. La risposta, dopo […]

#16 Sacchetti “ecologici”: la risposta della Novamont « Nuove Tecnologie Energetiche on 06.17.09 at 17:46

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