Le prospettive delle fonti energetiche rinnovabili

pvmany

Appare in questi giorni sul sito di ASPO-Italia un articolo di Domenico Coiante dove l’autore esamina la situazione e le prospettive dell’energia rinnovabile in Italia. L’articolo è una miniera di dati su tutti gli aspetti dell’energia rinnovabile, con proiezioni e calcoli sui possibili sviluppi fino al 2020. Le conclusioni di coiante sono che le potenzialità delle fonti energetiche rinnovabili sono estremamente ampie, ma che sarà necessario a breve termine cominciare a sviluppare dei sistemi di stoccaggio, pena l’impossibilità di un’espansione molto superiore all’attuale

Leggi l’articolo sul sito www.aspoitalia.it

5 comments ↓

#1 amlet on 05.09.09 at 02:11

Complimenti per il post
Quindi in sostanza se ho ben capito servono necessariamente sistemi di stoccaggio se vogliamo che le rinnovabili contribuiscano in maniera sostanziale al nostro mix energetico..
in effetti non capisco come si puo’ sostenere che sia possibile sviluppare un sistema energetico basato interamente su rinnovabili intermittenti,anche se con sistemi di compensazione tipo reti intelligenti che comunque non potranno MAI coprire i momenti in cui non c’ e’ ne sole ne vento,etc
Penso che nessuno sarebbe disposto a tollerare di vivere in un mondo senza alcune delle applicazioni che richiedono un apporto costante di energia (ospedali per dirne una).
Qualcuno mi dira’ che e’ possibile coprire i momenti di produzione insufficiente da rinnovabile con potenza supplementare in stand by che viene messa in funzione al bisogno tipo turbogas,etc.
Non mi pare una grande soluzione al Peak Oil,piuttosto un rimandarlo nel tempo,perche’ seppur in misura minore saremmo sempre dipendenti da fonti esauribili.
Insomma il mio parere di profano e’ che gli entusiastici sostenitori delle rinnovabili-che-da-sole-salveranno-il-mondo sottovalutino un po’il valore della continiuta’e la sua importanza nelle attivita’ umane.
Aspetto con ansia commenti dei lettori piu’ esperti

#2 andrea on 05.13.09 at 08:03

L-articolo e interessante e come si dice non e chiaro quanto posa essere la massima penetrazione del rinnovabile per i vincoli tecnici di sistema citati anche nell articolo.

Vale quindi la pena di riferirsi ad esperienze pratiche e considerarle nel contesto dei sistemi elettrici.
Vale la pena di riferirsi al solo eolico viste le dimensioni che sta acquisendo in alcuni paesi del Nord Europa.

1. Danimarca.

Prima in ordine di tempo a puntare unilateralmente sul vento si trova spesso in una situazione di esportazione verso la Germania, specialmente quando le condizioni di vento sostenuto si verificano nelle ore notturne.

In questo caso la penetrazione in potenza puo- raggiungere il 200% del carico da soddisfare e la generazione convenzionale e- ridotta ai minimi tecnici legati alla sicurezza del sistema ed alla necessita- di sopperire in tempi brevi a mancanza improvvisa del vento. A questo proposito vale la pena considerare i progressi effettuati grazie ad accurate e continue previsioni del vento, interazione meteo getione elettrica, che rappresenta una interessante novita degli ultimi anni. L-accratezza permette di ridurre fortemente la necessita- di generatori convenzionali in funzione, al minimo, per l-eventualita- precedentemente citata.

L-elevato grado di penetrazione non dimostra pero- la possibilita illimitata di sviluppo del rinnovabile. La rete Danese e in realta un appendice della tedesca cui e solidamente agganciata e come tale gode di eventuali supporti in emergenza, nel caso di sbilancio tra prodotto e consumato.

2. Irlanda.

Paese nel quale mi trovo e che riveste un tipico caso di studio per la sua posizione isolata e la sua dimensione sufficientemente ampia per poter estendere i concetti su piu larga scala.

La penetrazione attuale, 1000 MW su 5000 MW del massimo carico e- ancora limitata, lo sviluppo del vento, ancorche fortemente caldeggiato e- solo agli inizi. Tuttavia in alcune notti invernali si e- verificata una situazione di 900 MW di produzione eolica e 2500 MW di carico notturno, con una penetrazione del 36%.

Siamo solo agli inizi ma sono allo studio nel gruppo di pianificazione scenari 2020 con 5000/6000 MW di vento e carico massimo attorno a 7000 MW. In queste situazioni, qualora potessero essere sostenute, la penetrazione potra- temporaneamente essere superiore al 200% con la necessita- di sviluppare l-esportazione con cavi sottomarini, pena il blocco dell-eolico.
Per comprendere la dimensione che potrebbe prendere il problema, lo sviluppo dell-offshore potrebbe poi portare per il 2030 un totale di 10000 MW eolico con carico max di 8000 MW e potenziale surplus notturno di 5000/6000 MW.

Come citato nell-articolo, una tale penetrazione e- sostenibile con opportune innovazioni tecnologiche. I sistemi di accumulo, ancorche- i piu- efficaci per la gestione degli esuberi temporanei, tuttavia non sono ancora disponibili nelle dimensioni necessarie ai numeri citati.

L-unica soluzione al momento fattibile e- quella di collegarsi piu- solidamente alla rete europea, che svolgerebbe in questo caso da sostegno alla stabilita- in caso di fluttuazioni della risorsa vento.

Per ora le uniche ma non meno efficaci alternative sono quella di sviluppare piu- sofisticati sistemi di gestione della rete, come l-interazione automatica con accurate previsioni meteo e l-applicazione alla rete di dispositivi che ne aumentino la flessibilita-, condizionando i flussi di potenza sulle migliori direttrici a favore della stabilita-, il monitoraggio in tempo reale dei parametri della rete, etc.. . Concetti oggetto di studio delle SMART GRID sulle reti di Trasmissione.

Certamente con responsabilita- bisogna individuare i limiti tecnici che la loro peculiarita- pone, come queste che stiamo discutendo ora, ma la mia impressione e- che tali limiti non siano stati ancora definiti e che nel momento in cui qualcuno pone dei numeri questi vengono ampiamente smentiti da efficaci controesempi.

Da questo punto di vista, il nucleare da piu- certezze e tranquillita-, soprattutto a chi interpreta queste esplorazioni di fattibilita- alternative come una perdita di tempo a priori.

Le rinnovabili hanno aperto un- infinita- di opportunita- interessanti e sfide per il futuro, ma ci hanno posto molti interrogativi.

Irresponsabile sarebbe rispondere con strategie obsolete, semplicemente per pigrizia.

Andrea

#3 Attilone on 05.14.09 at 21:12

Scusate l’OT ma a quando un bell’articolo sul solare termodinamico ad uso privato?
Esistono gia’ delle soluzioni in commercio, vedi questa della infineon:

http://www.infiniacorp.com/applications/clean_energy_italian.php

Questa soluzione rispetto ai pannelli fotovoltaici e’ molto interessante per diversi motivi:
– e’ piu’ efficente, sul 35% (meno spazio occupato)
– non ci sono gli stringenti vincoli produttivi del fotovoltaico
– i materiali usati sono di uso comunissimo, acciaio, alluminio e vetro
– l’impatto ambientale della loro produzione e’ risibile rispetto al fotovoltaico essendo un prodotto dell’industria meccanica, per darvi un termine di paragone produrre un auto da 1500 kg richiede 25 tonnellate di “natura”, produrre un PC da tavolo ne richiede 15…
– e’ possibile costruire questi solar dish in modo che siano praticamente “eterni”, penso infatti a sostituire i cuscinetti tradizionali con cuscinetti magnetici passivi (nessun attrito, nessuna usura, no lubrificante), questo implicherebbe che potrebbero essere passati di padre in figlio al contrario dei pannelli fotovoltaici che hanno una vita di quanto? 30 anni al massimo?
– effetto scala, piu’ grandi sono piu’ migliora il rapporto peso/potenza con minor uso di materiali (al contrario del fotovoltaico per cui il rapporto peso/potenza rimane invariato con la scala)
– dulcis in fundo costano anche meno (di poco) del fotovoltaico, ma considerando la maggior vita operativa sono decisamente un investimento migliore.

Per me questi sono un’alternativa decisamente vincente nell’utilizzo dell’energia solare, e praticamente ogni paese potrebbe produrli non trattandosi di high-tech.

#4 Ugo Bardi on 05.15.09 at 18:54

Attilone, le cose non sono così semplici, ma vale la pena di discuterne. Facci tu un articolo e mandacelo!

#5 giotisi on 05.15.09 at 23:40

Perche’ nello studio, tra i sistemi di accumulo non si è per nulla considerato quello idroelettrico già attualmente validamente utilizzato?