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Scrivere un libro è sempre un’esperienza che ti cambia. Negli ultimi tempi, mi sono messo all’anima di scriverne uno che si intitolerà "La Maledizione di Cassandra" e che racconta la storia dei “Limiti alla Crescita”, il libro del 1972 in cui un gruppo di scienziati del MIT, sponsorizzati dal Club di Roma, aveva esaminato l’andamento dell’economia mondiale e previsto un collasso che si sarebbe potuto verificare in qualche momento prima della metà del ventunesimo secolo. Nello scrivere questa storia, ho scoperto molte cose interessanti. Ma ho anche trovato una vena di follia che percorre questa storia, soprattutto nell’insistenza con la quale il libro e i suoi autori sono stati demonizzati. Ho chiamato questa vena di follia l' “effetto Necronomicon” ovvero il libro che fa impazzire la gente.






Nei suoi racconti dell’orrore, lo scrittore americano degli anni ’20, Howard Lovecraft, menziona spesso una sua invenzione letteraria: il “Necronomicon”, il libro maledetto scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred, che fa impazzire chiunque lo legga.

Il libro “The Limits to Growth” (I limiti alla crescita”) del 1972 sembra avere qualche punto in comune con il “Necronomicon.” Se non fa proprio impazzire quelli che lo leggono, può avere a volte degli effetti sconvolgenti sulla mente umana. Robert C. Townsend, autore di un libro famoso “Up the Organization,” aveva capito perfettamente questo effetto quando scrisse in proposito: “Se questo libro non fa impazzire chiunque sia in grado di leggere, allora la Terra è finita.”

Questo “effetto Necronomicon” si sente in tantissime cose. Per esempio, avrete tutti letto centinaia di volte su libri, riviste, e su internet che gli autori dei “Limiti alla crescita” avevano “sbagliato le previsioni”. Avrete letto che non solo le avevano sbagliate, ma le avevano sbagliate clamorosamente. In particolare, su internet su Google potete trovare una decina di versioni, quasi identiche, di questo paragrafetto:

La tesi di fondo di The Limit to Growth era che la crescita della popolazione, collegata ai consumi sempre crescenti, avrebbe esaurito le risorse del pianeta in pochi anni: ai livelli di consumo del 1972, l'oro si sarebbe esaurito nel 1981, il mercurio nel 1985, lo stagno nel 1987, lo zinco nel 1990, il petrolio nel 1992, rame, piombo e gas nel 1993. Previsioni totalmente sballate, come ognuno può constatare, anche se né gli autori del libro né i suoi commissionari hanno mai ammesso le proprie clamorose cantonate.

Si nota che il paragrafo è sempre lo stesso per via del “taglia e incolla” che ripete la dizione sbagliata “Limit to Growth”, mentre quella corretta è “Limits to Growth”. Gli stessi concetti, le “previsioni sbagliate” del Club di Roma rispetto all’esaurimento delle risorse, sono ripetute centinaia, se non migliaia, di volte su siti internet e su libri e pubblicazioni.

Se cercate gli stessi concetti in inglese troverete il seguente paragrafo ripetuto per ben 180 volte tal quale!

In 1972, in their influential landmark study The Limits to Growth, the Club of Rome announced that the world would run out of gold by 1981, of mercury by 1985, tin by 1987, zinc by 1990, petroleum by 1992, and copper, lead, and gas by 1993.

Dopo una laboriosa ricerca, si trova che questo paragrafo è stato scritto per la prima volta – identico – nel 1993 in un libro intitolato “Ecoscam, I falsi profeti dell’apocalisse ecologica” di Ronald Bailey. Quel libro è oggi introvabile, ma se lo si trovasse certamente non varrebbe la pena di comprarlo. Infatti, c’è un piccolo problema con queste affermazioni: sono completamente false! Non c’è scritto in nessun posto nel libro dei “Limiti” che il mondo avrebbe esaurito le risorse del pianeta “in pochi anni”. In nessun posto si annuncia che l’oro si sarebbe esaurito nel 1981, il mercurio nel 1985, eccetera. Quale follia ha colto 180 persone e li ha spinti a copiare sui loro siti (o nei vari blog e forum) lo stesso paragrafo, sempre uguale, parola per parola, senza neanche vagamente preoccuparsi di andare a controllare se era vero? Appunto, l’effetto Necronomicon.....

Vi racconto un’altra piccola avventura nello spazio virtuale delle citazioni scientifiche. Saprete probabilmente che nel 1981 Julian Simon scrisse un libro intitolato “La Risorsa Finale” in cui esprimeva concetti molto ottimistici riguardo alla capacità umana di rimediare con l’intelligenza e l’inventiva all’esaurimento delle risorse. Nel suo libro, Simon parla anche del lavoro dei “Limiti” e dice, fra le altre cose, che è stato dichiarato “una frode o una scemenza da quasi qualunque economista che che l’ha letta con attenzione.” A sostegno di questa sua affermazione, quantomeno impegnativa, Simon si limita a citare un riferimento bibliografico: un’articolo di Robert Boyd apparso su Science del 1972 (vol 177, p. 516).

Andiamo dunque a cercare il lavoro di Boyd su “Science” e scopriremo diverse cosette interessanti riguardo alle affermazioni di Simon: in primo luogo che Boyd non è un economista ma un antropologo e in secondo luogo che in nessun luogo nel lavoro citato Boyd dichiara che i “Limiti” sono “una frode o una scemenza”. Vediamo qui una conferma della preoccupante tendenza di Julian Simon a saltare a conclusioni molto generali da pochi dati, e magari anche sbagliati, cosa che il suo erede spirituale Lomborg ha applicato in misura forse anche maggiore. Anche questa sparata di Simon sembrerebbe dunque una manifestazione dell’ effetto Necronomicon.

Ma c’è di più. Leggiamo l’articolo di Boyd su Science e troviamo ulteriori cose molto interessanti. Boyd è fortemente critico non tanto nei riguardi del lavoro dei “Limiti” ma piuttosto del lavoro precedente di Jay Forrester, l’inventore della “dinamica dei sistemi” e ispiratore del lavoro dei “Limiti”. Niente di male, fino a qui, ma il punto dell'articolo è che Boyd modifica il modello di Forrester inserendo “... una nuova variabile di stato (T) e moltiplicatori per esprime e l’effetto della tecnologia.” Non c'è da sorprendersi che, dato che questo termine aumenta sempre in funzione del tempo, le curve calcolate con il modello dinamico si possono “aggiustare” in modo tale da mostrare una crescita continua dell’economia per tutto il periodo considerato. Il problema è, tuttavia, che quello di Boyd è uno stravolgimento completo dello spirito e della sostanza del modello dinamico dei “Limiti”. Forrester e gli altri erano stati sempre attenti a lavorare con parametri reali e misurabili. Ma che senso ha un modello in cui, secondo le stesse parole di Boyd:

I valori numerici di questi moltiplicatori sono stati inventati di sana pianta. Sono intesi soltanto per riflettere, in un modo ragionevole, la fede dell'ottimista tecnologico che, per esempio, presto saremo in grado di trovare sostituti per qualsiasi risorsa naturale in esaurimento”

Come “Science,” una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, si sia ridotta a pubblicare un articolo in cui l’autore dichira di essersi inventato di sana pianta dei parametri non misurabili e li giustifica sulla base della “fede” è cosa abbastanza misteriosa. Soprattutto lo è considerando che apprendiamo dal suo curriculum vitae che Robert Boyd era nel 1972 uno studente di dottorato in ecologia all’università di California Davis e che l’articolo su Science sembra essere la sua prima pubblicazione scientifica. E’ cosa quantomeno poco usuale per uno studente alle prime armi pubblicare il suo primo articolo su “Science”, permettendosi fra le altre cose di concluderlo con le parole che il suo modello “sarebbe la scienza seria che i revisori di Forrester andavano cercando”. Ovvero, Boyd dichiara che la sua è “scienza seria” al contrario di quella di Forrester.

Si potrebbe andare avanto così per un pezzo. Asserzioni false, criche basate su dati inesistenti, pura follia in varie forme. L’ “effetto Necronomicon” continua ancora oggi ad aleggiare intorno a qualsiasi cosa che abbia a che fare con la storia dei “Limiti alla Crescita”.

Ricordiamoci le parole di Euripide “Quelli che gli Dei vogliono distruggere, prima li fanno impazzire” Può darsi che sia esattamente quello che ci sta capitando dopo che abbiamo ignorato gli avvertimenti dei "Limiti" quando avevamo ancora il tempo di fare qualcosa in proposito.



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