I PROTOCOLLI  DI KYOTO HANNO O NO UN FONDAMENTO SCIENTIFICO ?

 

 

Di Leonardo Libero

 

5 ottobre 2004

 

Da “Energia dal Sole,” 4/2004, pubblicato su www.aspoitalia.net

 

 

I lettori di Energia dal Sole avranno forse notato che fra i motivi del mio impegno in favore delle fonti rinnovabili non metto in particolare rilievo quelli ambientali globali (altra cosa da quelli locali, per i quali sono fra l’altro un sostenitore della propulsione elettrica). Anzi, ripensandoci, mi sembra di non averli mai messi in rilievo affatto. Questo perché mi è sempre sembrato legittimo almeno il dubbio sull’opinione secondo la quale certi presunti recenti cambiamenti climatici sarebbero “di origine androgena”, cioè causati dall’uomo. Mi chiedo ad esempio come mai la Groenlandia, che è la più grande isola del mondo (2.200.000 kmq = 7 volte l’Italia) ed è quasi tutta in permanenza coperta da una spessa calotta di ghiaccio, sia stata chiamata Green Land, cioè Terra Verde, dal vichingo Erik il Rosso che vi approdò alla fine del decimo secolo (980-990 d.C.). Si dice che dandole quel nome suggestivo egli volesse attiravi colonizzatori. Una buona intenzione, però insensata se non si fosse basata su reali qualità del clima. Che allora doveva essere davvero temperato - oggi in piena estate ci sono 6-8 °C - se in una parte di quel territorio si poteva coltivare la vite, e per questo fu chiamata Vine Land, Terra del Vino. E mi chiedo come mai fra il 1200 e il 1400 la vite si potesse coltivare anche in Inghilterra, mentre oggi no. In mancanza fin’ora di risposte convincenti, credo di poterne dedurre che cosi come radicali cambiamenti climatici sono avvenuti in zone molto estese del pianeta e nel volgere di periodi relativamente brevi, altri ne potranno avvenire senza che se ne possano far risalire la cause alle attività dell’uomo. 

 

Fra gli specialisti, c’è chi sostiene che l’uomo può influire, e influisce, sui cambiamenti climatici, c’è chi lo nega e c’è chi, semplicemente, afferma che la nostra capacità di prevederli, quei cambiamenti, nell’arco di anche solo un secolo, è ancora molto vicina allo zero.

 

Sull’argomento ho avuto un’interessante conversazione col prof. Francesco Battaglia, docente di Fisica all’Università Roma Tre e fra i fondatori dell’ “Associazione Galileo 2001 per la libertà e la dignità della scienza” (la presiede il fisico prof. Renato Angelo Ricci, ne fa parte un altro grande fisico, Tullio Regge, oltre a medici come Umberto Veronesi e Umberto Tirelli o biologi come Francesco Sala, per citarne solo alcuni).

 

La sue premesse sono queste: 

 

a)      l’atmosfera contiene, già di suo, 3.000.000 megatonnellate di CO2;

b)      l’uomo ve ne immette, ogni anno, 6.000 megatonnellate, di cui 3.000 dai paesi industrializzati e 3.000 da quelli in via di sviluppo; 

c)      il protocollo di Kyoto prevede che i paesi industrializzati riducano le loro emissioni del 5,5% rispetto a quelle del 1990, cioè che le immissioni globali annue di CO2 si riducano, alla fine, a 5850 anziché 6000 megatonnellate; una riduzione risibile, e tanto più  tenuto conto che il principale gas-serra non è la CO2 ma il vapore acqueo.

 

Egli conclude, quindi, che qualunque potrà essere l’entità del riscaldamento globale nel 2100, con quel protocollo essa verrà raggiunta nel 2101, cioè ritardata solo di un anno.

 

Quanto alla effettiva esistenza del riscaldamento globale - egli ha continuato - le misure fatte sulla Terra negli ultimi 150 anni dicono di sì: mezzo grado di aumento; ma le misure satellitari degli ultimi decenni dicono di no; ed entrambe le misure dicono che fra il 1945 e il 1975 la temperatura media globale è diminuita. Inoltre, ammesso e non concesso che l’uomo contribuisca a un qualche riscaldamento globale, quel riscaldamento da qui a 100 anni non potrà essere superiore a 2-3 gradi. Un aumento che comunque, se mai avvenisse, secondo studi accreditati – assicura Battaglia – porterebbe solo benefici all’umanità.

 

Va da sé che, dopo la pubblicazione di quanto sopra, la discussione è aperta. Però vi prego, cari lettori, su fatti e numeri, non su opinioni per quanto rispettabili.