Kitegen contro nucleare

La promessa del kitegen, energia eolica di alta quota, è di avere energia elettrica a basso costo, senza problemi di intermittenza e in abbondanza tale da soddisfare in pieno le nostre esigenze. Il kitegen potrebbe essere molto meno costoso, meno pericoloso e più pratico dell’energia nucleare. Il problema è che ancora il kitegen rimane un progetto, mentre l’energia nucleare, bene o male, esiste da cinquant’anni. Su questo punto, c’è un commento di Massimo Ippolito, inventore del kitegen, che pubblichiamo qui con il suo consenso.

Sono certamente consapevole, ed è comunque un grande onore, quando il KiteGen viene opposto idealmente al nucleare. Ma sarebbe sufficiente, anzi sarebbe una grande conquista che il KiteGen venisse opposto o meglio confrontato in concretezza con il CCS, la Fusione nucleare, i reattori di IV Generazione, l’idrogeno, le foglie artificiali, il solare termodinamico, lo sfruttamento di maree onde e correnti e per finire con il “risparmio” energetico.

Sono tutti presidi che non hanno ancora prodotto nulla di convincente a livello teorico o ideale e tantomeno pratico, ma tutti hanno i rispettivi “bandwagon”, e tanto denaro pubblico per la sperimentazione ed il sostegno. In quanto concetti e tecnologie, essi sono ad un livello di sviluppo inferiore al KiteGen, e spesso hanno già dimostrato a caro prezzo di non essere praticabili.

Il “risparmio” energetico, che con il buonsenso sembra essere incontestabile, viene puntualmente opposto al KiteGen, con la triste locuzione che NON bisogna produrre altra energia ma risparmiarla. In questo periodo storico stiamo risparmiando energia, a causa del prezzo insostenibile, ma le aziende chiudono, la gente perde le case oppressa dai debiti e gli affamati terminali del mondo sono improvvisamente aumentati di centinaia di milioni.

La critica consapevole e i distinguo al concetto di risparmio energetico non è condotta praticamente da nessuno, a parte Franco Battaglia e Carlo Stagnaro sembra in modo quantomeno indigesto. Bisognerebbe impegnarsi a sostiture idealmente il concetto ambiguo e foriero di sciagure del risparmio energetico con il limpido, preciso ed onesto concetto di drastica limitazione delle emissioni antropiche di CO2, con il l’intento di non ammettere ulteriori confusioni.

Tornando al nucleare le proiezioni economiche, sebbene molto cautelative suggeriscono un costo dell’energia prodotta dal KiteGen di almeno 5 volte inferiore al nucleare, e tempi di realizzazione inferiori. Trovo incomprensibile che non sia ancora partita una iniziativa governativa seria, per verificare la consistenza di queste affermazioni.

Massimo Ippolito

Il laser anti-zanzare

di Ugo Bardi

Tutti sono sempre alla ricerca di nuove tecnologie per risolvere i problemi. In campo energetico, tutti vorrebbero cambiare tutto senza cambiare niente: trovare qualcosa che sostituisca il petrolio, che costi altrettanto poco e che ci consenta di mantenere in vita il nostro parco vetture obsoleto – incluse le SUV. Ma, nonostante tutti gli studi fatti e i tanti annunci più o meno ottimistici, non ci sono facili soluzioni tecnologiche per il problema fisico che è l’esaurimento delle risorse.

Tuttavia, non si deve cadere nell’errore opposto; ovvero quello di dire che la tecnologia non serve a niente e non risolverà nessun problema. La tecnologia ha sempre delle sorprese in riserva e tante cose che ci sembravano impossibili improvvisamente appaiono risolvibili:

Pensate a un problema come le zanzare: con il cambiamento climatico sta diventando sempre più grave e già in passato l’uso smodato di insetticidi ha causato spesso più problemi di quanti non ne risolvesse. Bene, sembra che oggi sia possibile controllare le zanzare senza insetticidi e senza sostanze dannose per l’ambiente: basta friggerle una per una con un piccolo laser.

E’ un po’ una soluzione alla “star wars” ma, in fondo, perchè no? Siamo arrivati oggi a dei livelli di capacità di controllo elettronico che una volta non ci potevamo nemmeno già immaginare. E allora, ecco qua il laser che ammmazza le zanzare. Semplice e geniale, una volta che sarà diffuso, molto probabilmente costerà anche poco. Addirittura, sembra che il controllo sia tale che il sistema spara soltanto sulle zanzare e non su altri insetti e, addirittura, soltanto sulle zanzare femmine, che sono quelle che pungono.

E, per finire, ecco qui il fato delle zanzare colpite dal laser – dispiace un po’ per le povere bestie ma, insomma, non poi più di tanto.

Paccato che non ci sia una soluzione così semplice e così elegante per il problema energetico!

Come nota finale, mi ricordo che l’idea di un sistema robotico per controllare gli insetti molesti era stato proposto per la prima volta (forse) da Isaac Asimov in uno dei suoi racconti, anche se non mi ricordo più in quale

Cosa non ci tocca fare per caricare la macchina elettrica………..

Di Ugo Bardi

Foglino autentico, scritto da mia figlia che non riusciva ad accedere alle colonnine di ricarica per la macchina elettrica.

Esperienze di solare termico in un condominio

Arturo Tauro invia queste note sulla sua esperienza dell’installazione di un impianto solare termico in un condominio.

REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO SOLARE TERMICO IN UN CONDOMINIO.
di Arturo Tauro

Premessa: Il resoconto non pretende rappresentare un “vademecum” per la realizzazione di impianti solari termici; esso intende solo descrivere difficoltà e vantaggi nella realizzazione di tali impianti e va quindi preso come tale.

E’ abbastanza raro vedere sui tetti e terrazzi dei condomini un impianto solare termico che fornisca acqua calda, magari ad un solo appartamento. Sembra quasi che tali impianti siano realizzati da pochi fanatici delle energie rinnovabili; ma se queste semplici tecnologie dal costo relativamente contenuto fossero poco più diffuse, potrebbero dare un contributo rilevante alla riduzione del deficit energetico nazionale.

Gli impianti solari termici pongono alcuni problemi tecnici e giuridici che vanno tenuti in debita considerazione: I problemi tecnici più importanti riguardano soprattutto il sistema di integrazione con un sistema tradizionale e, non meno importante, la distanza del sistema collettore – accumulo dal punto di utilizzo.

L’impianto dovrebbe realizzarsi sulle parti condominiali comuni del lastrico solare. L’ideale sarebbe realizzare un unico impianto comune per tutti i condomini, che rappresenterebbe senza dubbio la soluzione tecnica ed economica ideale, ma gli altri condomini potrebbero opporsi alla realizzazione un impianto solare centralizzato per tutti. Analogamente alle miriadi di parabole satellitari TV che, come si vede spesso, vengono installate per servire solo singole unità abitative: sintomi dell’individualismo accentuato di cui soffre questo paese.

Circa la fattibilità giuridica  (in quanto la cosa va ad interessare parti condominiali comuni) riporto quanto afferma art. 1102, I° comma, del Codice Civile
“Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non  impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.”

Inoltre, è necessario rispettare anche il 2° comma dell’art. 1120, che vieta..

”le innovazioni che  possano recare pregiudizio alla  stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo  condomino.”

Vi racconto la mia esperienza in merito.
Nel mio caso il  collettore solare impegna una superficie di circa 2.5 m2, una superficie del lastrico solare ben al di sotto di quanto a disposizione da parte del singolo condomino. Ad ogni buon conto, al fine di prevenire eventuali controversie legali, ho provveduto a far firmare, da tutti i condomini, una dichiarazione di assenso.

Questi impianti risultano molto convenienti per il condomino che abita all’ultimo o al penultimo piano, ma man mano che ci si allontana dal collettore la convenienza diminuisce per via dell’aumento dei costi fissi di installazione e per la maggiore dispersione termica che si verifica nei tubi che trasportano l’acqua calda.

Il mio impianto produce acqua calda dal tetto e la eroga al 3° piano, scavalcando un 4° piano intermedio. Ho approfittato di alcuni lavori di ristrutturazione esterna della palazzina per fare posare i 2 tubi dell’acqua, in rame coibentato, esterni all’edificio e ricoperti da una canalina in plastica.

Si è optato per un impianto a circolazione naturale, in cui il fluido termovettore è mosso automaticamente all’aumentare della sua temperatura, sfruttando l’effetto “termosifone” in cui il fluido stesso, riscaldato dalla radiazione solare, sale verso l’alto essendo più leggero e va a riscaldare, tramite uno scambiatore di calore, l’acqua sanitaria in un boiler da 150 litri posto più in alto rispetto al collettore stesso. Tale  sistema è molto semplice e relativamente economico, non ha bisogno di pompe di circolazione e, quindi, di alimentazione elettrica, nè di sistemi particolari di controllo e gestione. Di contro l’effetto estetico non sempre è gradevole; inoltre l’acqua calda, essendo accumulata in un boiler esterno, tende a raffreddarsi, soprattutto in inverno, in misura maggiore rispetto a quella di un boiler collocato all’interno dell’edificio.

Il  collettore è orientato a sud “pieno” ed ha un angolo di inclinazione sul piano orizzontale (tilt) di circa 45°; ciò migliora l’esposizione alla luce solare nei mesi invernali e diminuisce, in parte, la sovrapproduzione estiva. Variando opportunamente il tilt del collettore, si può gestire entro certi limiti la produzione di calore: Infatti con un tilt di circa 30° si massimizza la produzione di acqua calda in estate, al contrario, un tilt maggiore di 60° serve ad aumentarla in inverno. Se si opta per una produzione ottimizzata su tutto l’arco dell’anno sarà conveniente scegliere un tilt di +45/+50°.

Generalmente, l’impianto fornisce valori prossimi al 100% di acqua calda necessaria per 2-3 persone e per alimentare direttamente anche la lavatrice e la lavastoviglie; questo succede da fine marzo a ottobre inoltrato, in quanto la latitudine del luogo e il tilt sul piano orizzontale consentono di ricevere dai 5,6 Kwh/m2 di luglio ai 4,3 KWh/m2 di radiazione solare giornaliera media su superficie inclinata (dati calcolo Enea). Nei mesi invernali da novembre a febbraio l’irraggiamento solare giornaliero medio su mq2 crolla drasticamente a 2,9 – 4 KWh/m2; tale radiazione consente comunque di riscaldare l’acqua a circa 25-35°C, ma si rende comunque necessaria un’integrazione con fonti tradizionali (nel mio caso una caldaia a gas metano).

Su come effettuare questa integrazione spesso i vari  installatori hanno opinioni diverse. Quanto a me, ho ritenuto conveniente far si che l’acqua proveniente dall’impianto entri direttamente nella caldaia a gas quando la temperatura è inferiore a 45°C. In questo caso infatti il salto termico che la caldaia deve effettuare è molto limitato, limitato solo a 10-20° C., per un uso di acqua a 45°C, consentendo così un buon risparmio di combustibile. Purtroppo ho scoperto che tutte le moderne caldaie a gas utilizzate anche per il riscaldamento domestico non sono completamente modulanti, ma semi-modulanti; forniscono cioè non meno di 4-5 Kw all’acqua in ingresso, indipendentemente dalla temperatura della stessa. Quindi, se l’acqua entra nella caldaia a 40° – 44°, dopo ne esce a 65°C ed oltre e questo può fra andare in blocco di sicurezza la caldaia per l’alta temperatura. Poi, una volta raffredatasi, la caldaia riprende a funzionare finchè non ri-inciampa in un altro blocco per lo stesso motivo e così via, con potenziali danni all’impianto e disagio all’utente. Ho risolto il problema installando a monte della caldaia una valvola miscelatrice che limita la temperatura dell’acqua in ingresso alla caldaia a max.30°C. In questo caso la caldaia eroga stabilmente acqua costantemente a circa 45°C.

Inoltre, tramite una valvola deviatrice, quando l’acqua nel boiler solare supera 45°C, essa  viene convogliata direttamente all’utenza, bypassando la caldaia. Anche in questo caso però è necessario installare a valle della deviatrice una seconda valvola miscelatrice, per evitare ustioni anche gravi nel caso che dall’impianto solare provenga acqua fino, ed oltre gli 80°C, come in estate.. Comunque, ho scoperto che sono reperibili sul mercato opportuni “kit” compatti di integrazione solare – caldaia.

Per ultimo, ho fatto installare sulla mandata dell’acqua fredda un “addolcitore”, che consente di eliminare il calcare disciolto nell’acqua; ciò in quanto con le alte temperature il calcare contenuto nell’acqua si deposita sulle tubazioni, sugli scambiatori di calore e sulle valvole di sicurezza, potendone compromettere il funzionamento nel tempo.

In conclusione, a patto di avere la determinazione necessaria e alcune semplici conoscenze tecniche, si possono realizzare agevolmente impianti solari termici a uso personale in condomini, nonostante le eventuali resistenze presenti negli altri proprietari, in genere sempre contrari nel realizzare qualcosa che si discosti dalla routine
Senza voler offendere nessuno, la cosa più desolante per me è stata la constatazione della  quasi totale mancanza di una cultura del solare termico da parte di molti installatori “addetti ai lavori”. Pertanto, non è sempre facile ottenere informazioni complete ed affidabili se non procurandosele personalmente attraverso una minuziosa ricerca, essenzialmente in rete. In mancanza di una partecipazione diretta e personale orientata alla progettazione, gestione e soluzione dei vari  problemi tecnici si rischia di generare nel tempo diffidenza e malcontento su questo genere di impianti.

La strada per un profondo cambiamento è un lungo cammino ..

God bless you, Mr. Obama

Estratto dal discorso del presidente Barack Obama del15 Giugno 2010. Traduzione di Ugo Bardi

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Per decenni, abbiamo saputo che i giorni del petrolio facile e a buon mercato erano in numero finito. Per decenni, abbiamo parlato e parlato a proposito della necessità di terminare l’assuefazione americana per i combustibili, che dura da più di un secolo. E per decenni, non siamo riusciti ad agire con il senso di urgenza che questa sfida richiede. Molte volte, il cammino è stato bloccato; non dai lobbisti dell’industria, ma anche dalla mancanza di coraggio e di sincerità politica.

Le conseguenze della nostra inazione sono oggi chiaramente visibili. Paesi come la Cina stanno investendo in posti di lavoro e industrie nell’energia pulita che dovrebbero essere qui in America. Ogni giorno, spediamo quasi un miliardo di dollari della nostra ricchezza a paesi stranieri per il loro petrolo. E oggi, quando guardiamo al Golfo, vediamo un intero modo di vivere messo a rischio da una nuvola minacciosa di nero petrolio.

Non possiamo consegnare questo futuro ai nostri figli. La tragedia che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi è il segnale più doloroso e potente che abbiamo mai avuto che ci dice che è ora il momento di passare all’energia pulita. Ora è il momento per questa generazione di lanciarsi in una missione nazionale per sviluppare l’innovazione nazionale americana e prendere il controllo del nostro destino.

Questa non è una visione lontana per l’America. La transizione che ci allontana dai combustibili fossili prenderà del tempo, ma nell’anno è mezzo che passato, abbiamo già preso azioni senza precedenti per far decollare l’industria dell’energia pulita. Mentre parliamo, vecchie fabbriche stanno riaprendo per produrre turbine eoliche, molti stanno tornando al lavoro per installare finestre che sono energeticamente efficienti, e piccole industrie stanno costruendo pannelli solari. I consumatori stanno comprando automobili e camion più efficienti e le famiglie stanno rendendo le loro case più efficienti energeticamente. Gli scienziati e i ricercatori stanno scoprendo tecnologie energetiche pulite che un giorno porteranno a industrie completamente nuove.

Ognuno di noi ha un ruolo da giocare in un futuro nuovo che sarà di beneficio per tutti. Via via che superiamo la recessione, la transizione verso l’energia pulita ha il potenziale di far crescere la nostra economia e creare milioni di buoni posti di lavoro per la classe media – ma solo se accelleriamo la transizione. Solo se cogliamo l’attimo. E solo se ci muoviamo tutti insieme, come un’unica nazione – lavoratori e imprenditori; scienziati e cittadini, il settore pubblico e quello privato

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testo completo a questo link.

Uscire dalla discarica nucleare

Di Ugo Bardi

Con l’articolo di Luigi Sertorio “Uscire dalla discarica” pubblicato su www.aspoitalia.it completiamo una piccola discussione sul nucleare con vari post apparsi su questo blog. E’ un argomento un po’ fuori posto su “Nuove Tecnologie Energetiche” dato che, a mio modesto parere, il nucleare a fissione così come ci viene proposto oggi non è più da un pezzo una “nuova” tecnologia energetica. Quelle versioni della fissione nucleare che potrebbero essere considerate “nuove” sono ancora soltanto ipotesi che richiederebbero costi immensi per essere realizzate in pratica – posto che questo sia possibile.

Tuttavia, l’argomento ha colpito l’interesse di molti di noi che – sempre a mio modesto parere – non si sono accorti che l’attuale, cosiddetta “rinascita del nucleare” è più che altro una forma propaganda governativa che – come tale – si sta rivelando molto efficace. Molto più efficace della tecnologia in se che, al momento, non sta per niente avendo una “rinascita” ma, al massimo, riesce (forse) a sostituire i vecchi reattori che vanno in pensione.

In ogni caso, la tecnologia nucleare è qualcosa di molto complesso e quindi vale la pena di esaminarla da più di un punto di vista e anche non soltanto da un punto di vista puramente tecnologico o di costi. Abbiamo già visto in un post precedente come Nazareno Gottardi abbia fatto notare il problema etico correlato all’energia nucleare e che questa questione va ben oltre il costo del kWh. Lo stesso punto, sia pure con argomentazioni diverse, lo fa Luigi Sertorio nel suo articolo, enfatizzando i rapporti stretti che ci sono fra energia nucleare civile e applicazioni militari. Sertorio è uno scienziato nucleare che ha vissuto tutta la storia dello sviluppo e della decadenza dell’energia nucleare dalle sue origini fino ad oggi.

Questo è il link all’articolo di Sertorio. Sertorio ha anche scritto un libro sull’argomento “La Menzogna Nucleare” insieme a Giulietto Chiesa e Guido Cosenza (Ponte alle grazie Editore, 2010). Sono cose interessanti da leggere, ma secondo me, non vale la pena perdere troppo tempo a criticare il nucleare. L’importante è lavorare sulle rinnovabili. Le rinnovabili  sono la vera politica del fare.

Da Berzano, il kitegen in costruzione

Di Ugo Bardi

Un immagine da Berzano di San Pietro, non lontano da Torino. E’ il “ragno”  del kitegen in costruzione (il tizio con il casco è il modesto sottoscritto). Quello che si vede è parte della struttura di supporto del kitegen che contiene i generatori e le pulegge. Piano, piano, si dovrebbe arrivare a qualcosa come questo che vedete qui sotto. Ci vorrà un po’ di pazienza, ma piano, piano….


Le rinnovabili sono la vera politica del fare


Sembra che siamo stati tutti presi dal demonio nucleare. E’ l’argomento del giorno; nelle varie conferenze sull’energia dove mi trovo a partecipare, è un argomento sempre più gettonato. A partire da venerdi’ scorso, in meno di una settimana mi sono sorbito personalmente un totale di ben sette presentazioni sull’energia nucleare. Per ora, la cosiddetta “rinascita del nucleare” è soltanto a base di chiacchere e – a mio modesto avviso – rimarrà tale per un pezzo. Tuttavia, l’esplosione del dibattito sul nucleare sta avendo un effetto veramente dannoso: quello di distogliere l’attenzione dell’opinionoe pubblica da argomenti dove possiamo veramente fare qualcosa di concreto – ovvero le rinnovabili.

Bisogna dare atto che quelli che ci governano sono dei veri professionisti della propaganda politica. Sul nucleare, hanno azzeccato tutte le mosse. Senza avere in mano niente di concreto eccetto dei piani alquanto nebulosi e il cui finanziamento è molto incerto (per non dire di peggio), il governo è riuscito a ottenere una serie di risultati che sono: a) dare  prebende e quattrini ai propri amici, b) ottenere una visibilità mediatica che rinforza l’immagine del “governo del fare”  c) fare un piacere ai petrolieri e fossilieri vari, prendendosela con le rinnovabili che sono il vero pericolo per loro d) rinforzare l’immagine degli ambientalisti come “contrari a tutto”, rossi dentro e verdi fuori, ecc. e) distogliere l’attenzione della gente da problemi tipo la distruzione sistematica dei servizi sociali, delle università, delle pensioni, ecc. f) costruirsi già un ottima scusa per quando le cose andranno male: se non riusciranno a costruire le centrali (come è probabile che avvenga) daranno la colpa agli odiati ambientalisti che non gli hanno permesso di farlo. Insomma, un successo strepitoso. In questo, va detto, sono stati molto aiutati dall’ingenuità dei loro avversari che hanno abboccato all’amo; anzi, hanno buttato giù anche la lenza, la canna e il mulinello. O hanno creduto veramente che il nucleare fosse la tecnologia-miracolo che risolve tutti i problemi, oppure si sono messi a fare comitati e movimenti anti-nucleare, raccogliere firme contro il nucleare, eccetera. In questo modo hanno amplificato e rinforzato l’azione mediatica del governo.

Se la propaganda è di ottima qualità (perlomeno da una parte), in compenso il livello tecnico-scientifico del dibattito sul nucleare è veramente basso. Manca spesso, da entrambe le parti, una base scientifica rigorosa, come ce l’abbiamo invece quando si parla – per esempio – di cambiamento climatico. Sull’energia nucleare, sembra veramente che il rigore sia andato in melt-down. In una delle conferenze di questi giorni, ho sentito un docente universitario parlare a degli studenti raccontandogli senza batter ciglio che le risorse di uranio sono sufficienti per secoli e secoli e concludendo che in ogni caso se sarà necessario potremo estrarre uranio in abbondanza dall’acqua di mare – il tutto senza preoccuparsi di citare l’origine dei suoi dati. Dall’altra parte, spesso non si fa molto meglio; per esempio è comune sentire dei cosiddetti “esperti” raccontare che il nucleare è un generatore netto di CO2, contraddicendosi poi da soli quando fanno vedere che il tempo di ritorno energetico di una centrale è comunque inferiore alla sua vita media. Per non parlare poi di quello che si legge sui giornali o si sente dire in TV. Non che non ci siano persone serie che parlano di nucleare, sia a favore che contro, ma da quello che posso dire io sono una netta minoranza.

Un altro punto da notare è la pura brutalità del dibattito. Non si giudicano le tecnologie energetiche altro che in termini di costo e di convenienza – quello che costa un centesimo di meno è “la” soluzione a tutti i problemi. Carbone, nucleare, o che altro -  tutto va bene purché produca energia e il resto vada pure a quel paese, anche se lasceremo un pianeta semidistrutto ai nostri discendenti. Quando ci decidiamo a pensare alle conseguenze di quello che facciamo, molto mal volentieri, tendiamo a ridurre tutto a una questione di “costi esterni” o di “esternalità”. Come se una volta rovinato un pianeta ce ne potessimo comprare uno nuovo. Mi ricorda vagamente qualcosa che scrisse Jonathan Swift qualche secolo fa quando, per reagire alla brutalità del dibattito del suo tempo a proposito della carestia in Irlanda, propose ironicamente di risolvere il problema cucinando e mangiando i bambini irlandesi. Purtroppo, sembra che anche noi siamo arrivati a un livello di brutalità tale che siamo veramente disposti a qualsiasi cosa.

Insomma, quello che ci manca nel dibattito sul nucleare è – in primo luogo – un atteggiamento di responsabilità. La questione energetica non è solo un problema di costi, ma è anche un problema etico, come sostiene giustamente Nazzareno Gottardi nell’articolo linkato qui di seguito. Gottardi nota che, anche ammesso che il nucleare possa funzionare, rimane una tecnologia che gli esseri umani non hanno dimostrato di saper controllare. Dice Gottardi “uno può ammirare le belve feroci, ma non vuol dire che se le debba tenere in casa”. Data la possibilità di ottenere gli stessi risultati con altri metodi, ovvero le energie rinnovabili, scherzare con il fuoco nucleare è pericoloso ed è eticamente e moralmente ingiustificato.

Io credo che Gottardi abbia centrato l’essenza del problema. Non serve a niente lanciarsi a testa bassa contro il nucleare, fare comitati, movimenti, raccogliere firme, eccetera. Anzi, si fa di peggio. La cosa da fare è un altra: concentrarsi sullo sviluppo delle rinnovabili. Non hanno applicazioni militari, non producono scorie, non c’è bisogno di fare buchi nel fondo dell’oceano, e hanno anche una resa energetica migliore di quella del nucleare. Allora, le rinnovabili sono la vera politica del fare.

L’articolo di Nazzareno Gottardi

Scoprire il nucleare

Di Ugo Bardi

Scoprire il nucleare: convegno organizzato da “EnergoClub” a Firenze in occasione di “TerraFutura” il 30 Maggio 2010

Quando si comincia a dire che ci sono problemi con il petrolio, la risposta è immediata: “allora ci serve il nucleare.” Questo l’abbiamo visto tante volte, anche di recente con la lettera che abbiamo mandato ai politici a proposito dell’esaurimento delle risorse. Forse la reazione più rilevante al nostro messaggio è stata la menzione sul blog di Antonio Cianciullo. Non so quanti lettori abbia Cianciullo, ma sicuramente un blog sponsorizzato da “Repubblica” ha un pubblico ben più vasto di quanto ne possano avere i blog un po’ artigianali che facciamo noi.

La reazione al post di Cianciullo era prevedibile, ma sempre sorprendente (e deludente). Nessuno ha commentato o discusso le nostre argomentazioni: è vero che siamo a corto di petrolio, quanto tempo ci resta, eccetera. Immediatamente, si sono messi in un battibecco squallido sulla diatriba nucleare-si e nucleare-no. Questa reazione è tipica, come dicevo all’inizio (e come avevo già descritto un paio di anni fa). Di fronte a un problema complesso come quello dell’esaurimento delle risorse, la risposta che il pubblico riesce a dare non va oltre un dibattito di tipo calcistico sul nucleare. Un altro esempio, se mai ce ne  fosse bisogno, di come il pubblico è disabituato a esaminare i problemi se non in termini di contrapposizione binaria fra noi/loro, bianco/nero, buono/cattivo, eccetera. E’ lo stesso problema che abbiamo quando si parla di cambiamento climatico: il dibattito degenera molto rapidamente un una contrapposizione frontale si/no.

Tutto il dibattito sul nucleare, così come lo si legge adesso in Italia, è in effetti scoraggiante. Se vogliamo un altro esempio, prendiamolo pure in casa nostra, ovvero da un post apparso su “aspoitalia” dove l’autore si dimostra così tragicamente confuso da affermare che “Il nucleare fa effettivamente parte delle energie rinnovabili (di certo non e’ non rinnovabile).” Per molta gente, il nucleare è veramente un giocattolo magico che risolve tutti i problemi. Per altri, invece, è una specie di babau che fa paura. E da questo nasce il battibecco calcistico. Ma non si può avere un atteggiamento un pochinello-tantinello più approfondito?

Allora, ben vengano le iniziative che cercano di fare un po’ di chiarezza sulla faccenda nucleare, come è stata fatta nel convegno “scoprire il nucleare” organizzata da “Energo-club” a Terra Futura, a Firenze il 30 Maggio 2010. Di fronte allo squallore del dibattito odierno, è veramente lodevole come gli organizzatori abbiano messo insieme un bel gruppetto di oratori altamente qualificati a livello internazionale per parlare dei punti critici del nucleare: costi, rese energetiche, problemi umani, sociali e etici. C’erano Storm Van Leeuwen, Stephen Thomas, Nazareno Gottardi, Angelo Baracca e  Giuseppe Onufrio , con in più Helen Caldicott che ha parlato dall’Australia.

Il convegno è stato molto interessante, anche se – come inevitabile – non tutto è stato allo stesso alto livello. Di cosa abbia detto Helen Caldicott, non vi so riferire, perché la connessione dall’Australia era disturbata e quel poco che ho capito non mi ha entusiasmato. Poi, la presentazione di Storm Van Leuween è stata veramente deludente. Van Leuween è stato uno dei primi che è andato a fare un’analisi di tipo “EROEI ” sull’energia nucleare, sostenendo nel 2001 che era minore di 1. Buona idea, ma andava implementata un po’ meglio e il suo lavoro è stato letteralmente fatto a pezzi da altri esperti. A Firenze, mi aspettavo che commentasse su questo dibattito, che presentasse nuovi dati, nuovi risultati o qualcosa del genere. Invece, purtroppo, ha fatto un arrosto incredibile: una presentazione noiosa, ripetitiva, poco chiara e più che altro banale e antiquata.

Tuttavia, la situazione del nucleare è stata presentata con molta chiarezza dagli altri oratori, in particolare da Stephen Thomas e Giuseppe Onufrio. In sostanza, i dati confermano la mia impressione. La cosiddetta “rinascita del  nucleare” è un bluff. Tempi lunghi, incertezze di tutti i tipi e costi in crescita. Secondo i dati, il costo del kW nucleare si attesta oggi intorno ai 6000 euro -  anche senza considerare i costi di smaltimento delle centrali. A questi costi (comunque in rapida crescita), il nucleare già è meno competitivo dell’eolico, mentre fotovoltaico si avvicina a superarlo. Il problema qui sembra essere che il nucleare è una tecnologia matura, pertanto non si riesce ad usare il miglioramento tecnologico per compensare gli incrementi dei costi delle materie prime. Il contrario si verifica con tecnologie in piena ascesa tecnologica, come il fotovoltaico e l’eolico.

Il problema di fondo, alla fine dei conti, sembra essere l’immensa difficoltà di gestire quello che è probabilmente il sistema tecnologico più complesso mai messo insieme dall’umanità. La complessità, come sappiamo, ha un costo. Riuscivamo a pagarlo quando eravamo più ricchi di risorse, negli anni 1970 e 1980, il periodo d’oro del nucleare.  Ma, nelle nostre attuali condizioni, non ci riusciamo più.

(una lode particolare va a Sara Capuzzo e Irene Criscuoli che hanno organizzato il convegno di Firenze)

Il terribile veleno portato dai pannelli solari, ovvero: la sagra del sentito dire.

Da “La Gazzetta di Parma” dell’11 Maggio 2010

Quello che fa rabbia di certe cose non è tanto il discorso in se, ma il puro squallore e l’ignoranza. Qui, un lettore scrive alla gazzetta di Parma sui pericoli dei pannelli solari al tellururo di cadmio lanciandosi in una disquisizione incredibile. E’ la sagra del sentito dire:  i pannelli sul tetto della fiera “non parrebbero….,”   “avrebbero impiegato….,” “Mi è pure stato detto che…. ” condito con pura falsità tipo che: “questo tipo di pannelli in Germania sono stati banditi già da tempo” e crassa ignoranza tipo che il CdTè contiene l’elemento “telloruro.”

Sono cose che ti fanno cascare le braccia. Soprattutto notando che questo lettore non è così ignorante come sembra dato è chiaramente capace di leggere l’inglese. Infatti, ha riportato pari pari – tradotte – alcune frasi che si trovano in un articolo del 2007 di un sito che si chiama “stockology,” la cui affidabilità è perlomeno dubbia (soltanto il nome, traducibile come “borsologia”…..). In quell’articolo di tre anni fa, l’autore consigliava di andare “corti” sulla First Solar, il principale costruttore di moduli al CdTe, prevedendone il rapido collasso. Se qualcuno ha seguito quel consiglio, ci ha rimesso un po’ di quattrini e ben gli sta!

Vediamo allora di mettere in chiaro le cose, ma purtroppo rimane il fatto che “contro l’ignoranza, anche gli Dei lottano invano.” Figuriamoci poi cosa può fare un piccolo blog come NTE! Ma, proviamoci.

1. I pannelli della fiera di Parma possono essere benissimo fatti in CdTe (tellururo di cadmio). Non c’è nessun segreto: la produzione di questi pannelli oggi ammonta ad oltre 1 GW di potenza di picco all’anno e questa è la tecnologia fotovoltaica in crescita più rapida al mondo.

2. Il tellururo di cadmio contenuto nei pannelli è un materiale stabile, NON è tossico in questa forma – lo sarebbe solo se uno si divertisse a grattarlo via e mangiarlo o inalarlo. E’ una sciocchezza dire che è tossico perchè “contiene cadmio,”; altrettanto sciocco di quanto sarebbe dire che il sale da cucina (NaCl) è tossico perchè “contiene cloro”. Potrebbero esserci problemi di tossicità con il CdTe soltanto se evaporasse o si decomponesse per esposizione ad alte temperature – ma questa è una condizione estremamente improbabile nella pratica. In caso di incendio, è stato dimostrato che il CdTe viene incapsulato dal vetro che lo riveste e non si decompone.

3. In nessun paese del mondo i pannelli al CdTe sono stati proibiti; tanto meno in Germania. E’ vero che c’è una direttiva Europea che considera il cadmio come tossico, come è giusto che sia. Ma questo non vuol dire che non si possa usare il tellururo di cadmio, soltanto che si devono prendere delle adguate precauzioni.

4. Riciclare il CdTe non è un peso, ma un vantaggio per chi lo fa. Il tellurio è un materiale piuttosto raro e sicuramente nel futuro sarà conveniente riciclare questi pannelli, indipendentemente dal fatto che la ditta che li ha costruiti oggi esista oppure no.

5. Aggiungo che i pannelli al CdTe sono oggi la tecnologia fotovoltaica più efficiente che abbiamo e quindi bisogna utilizzarla se vogliamo fare qualcosa di efficace contro la crisi energetica.

Per ulteriori informazioni, potete anche dare un’occhiata a questa pagina del national renewable energy laboratory (NREL). C’è poi un articolo molto interessante che discute tutta la questione dell’impatto ambientale dell’industria fotovoltaica che andrebbe letto prima di mandare lettere sceme ai giornali. In sostanza, l’industria fotovoltaica è un’industria pulita, ma niente che si faccia ha impatto zero. Si tratta allora di cercare di migliorare invece che lanciarsi a spaventare la gente con bugie e sciocchezze.

Ciò detto – vi potete divertire (per così dire) a leggere la lettera in questione.

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Fotovoltaico in Fiera, rischio tossicità?

Da “La Gazzetta di Parma” 11 Maggio 2010

Un lettore ci ha inviato questa lettera, che pubblichiamo con beneficio dì inventario, e che ci pare molto interessante, ripromettendoci di approfondire l’argomento.

Signor Direttore, sembra proprio che Parma faccia sempre, in campo tecnologico, scelte ad alto tasso di tossicità. Lo vediamo nella decisione di Enìa, spalleggiata dalla Provincia, di costruire l’inceneritore che, nonostante tutte la assicurazioni date, immetterà nell’atmosfere diossina e polveri sottili, sostanze altamente nocive per la salute e, come mi è stato riferito, lo vediamo nel progetto dell’Ente Fiera riguardante l’installazione sopra il tetto dei suoi capannoni, tolto l’eternit, pannelli solari che avrebbero un alto contenuto tossico e che in caso di incendio, svilupperebbero tutto il loro potenziale altamente inquinante.

I pannelli della Fiera non parrebbero costituiti da silicio mono o policristallino, ma avrebbero impiegato tellururo di cadmio, sostanza altamente inquinante, pannelli che mi dicono acquistati in Germania e che la ditta fornitrice ha garantito di smaltire, fra 30 anni, quando la loro funzione sarà esaurita o obsoleta, accollandosene le spese; ma chi ci conferma che tra 30 anni quella ditta ci sarà ancora?

Mi è pure stato detto che questo tipo di pannelli in Germania sono stati banditi già da tempo e e pure che degli stessi la Comunità Europea ha riconosciuto la tossicità a causa del contenuto in cadmio, sostanza che ha bandito secondo la direttiva RoHS (in vigore dal 2006), direttiva che vieta l’utilizzo di sostanze cancerogene in materia elettrica e computer.

II cadmio e diversi materiali che contengono i suoi composti I pannelli solari sistemati sui tetti della Fiera, secondo un lettore, conterrebbero tellururo di cadmio, materiale altamente tossico e inserito nella lista degli inquinanti banditi dalla Comunità Europea sono conosciuti come sostanze che inducono al cancro.

Occorre anche aggiungere che la citata direttiva europea non prende in considerazione soltanto le sostanze generiche tossiche, ma solamente il peggio del peggio. Sei sono le sostanze riconosciute
come le più tossiche, il cadmio è al terzo posto.

Scienziati di grido non hanno mancato di puntare il dito sulla potenzialità tossica del cadmio. In particolare il ricercatore Werner ha detto che “nessuno al mondo può garantire che, in grado di incendio, nell’ambiente non si disperda questo elemento estremamente tossico” ed ha stigmatizzato il pretesto di far passare questo tipo di fotovoltaico come tecnologia “verde”. Un’altro scienziato tedesco, Frank Asbeck, ha affermato che i moduli al tellururo di cadmio non rappresentano solo un pericolo per la salute e l’ambiente, ma anche per la stessa industria fotovoltaica.

In caso infatti che la citata sostanza tossica esca dai moduli è sicuramente fonte di pericolo ed inoltre, alla fine del loro utilizzo lo smaltimento deve avvenire a cura degli installatori con speciali precauzioni.

Ho pure visto su internet che si inizia in Italia a produrre questi tipi di pannelli. Tra le industrie produttrici figura pure quella del presidente di Confindustria, Marcegaglia. Pare molto strano che venga permessa la produzione di una sostanza che ha un potenziale di tossicità elevato.

Per completare l’argomento riferisco quanto ha scritto su queste sostanze una rivista specializzata. Il telloruro di cadmio è un composto chimico formato da due elementi: il telloruro che è tossico ed il cadmio che è estremamente tossico, oltre che pericoloso per l’ambiente. Il cadmio si cstrae dai giacimenti da cui si estrae lo zinco e attualmente questo metallo pesante è ottenuto principalmente come sottoprodotto dello zinco. Solo alla metà del secolo scorso, ci si accorse della tossicità dell’elemento, quando in Giappone, nei pressi di un impianto metallurgico per la produzione di zinco, si diffuse la così detta sindrome di Itai-Itai. Poiché l’aria di scarico degli impianti non era filtrata, il cadmio si era depositato in alte concentrazioni sui campi agricoli limitrofi. L’ossatura delle persone che per anni avevano consumato riso contaminato, raccolto in quelle terre, perse di consistenza e prese a deformarsi, procurando loro dolori acuti e fratture spontanee. Ma nel corso del tempo, furono scoperte altre proprietà nocive: il cadmio può provocare il cancro, compromettere la fertilità e causare danni renali e alterazione del metabolismo calcio-fosfato. Inoltre, si tratta di un agente tossico cumulativo, che nel corso della vita si immagazzina nell’organismo, intensificando il suo effetto.

Mi è stato detto che di queste cose sono stati informati gli uffici dell’assessorato all’ambiente e sarà interessante conoscere cosa risponderanno in merito.

Lettera firmata