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	<title>Nuove Tecnologie Energetiche</title>
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	<description>Nuove tecnologie e modi di vivere nel mondo dopo il picco</description>
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		<title>Perché i biocarburanti non sono una buona idea</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Traduzione dell&#8217;originale in inglese su Cassandra&#8217;s Legacy di &#8220;supervice&#8221; da &#8220;comedonchisciotte&#8220;(con qualche lisciatura dell&#8217;autore) Lo scorso anno ho partecipato a un dibattito pubblico sull&#8217;energia con un funzionario di alto livello del governo italiano, un &#8220;tecnocrate&#8221; se vi piace usare questo termine. Quando ho espresso dubbi forti sui biocarburanti come fonte di energia, la sua reazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Traduzione dell&#8217;<a href="http://cassandralegacy.blogspot.com/2012/01/why-biofuels-are-not-good-idea.html">originale in inglese</a> su Cassandra&#8217;s Legacy di &#8220;supervice&#8221; da &#8220;<a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=9756">comedonchisciotte</a>&#8220;(con qualche lisciatura dell&#8217;autore)</em></p>
<div><a href="http://1.bp.blogspot.com/-6080JSiA43w/TyvNX3dn0wI/AAAAAAAAD60/710jm7rkvL4/s1600/biofueldelusion.jpg"><img class="aligncenter" src="http://1.bp.blogspot.com/-6080JSiA43w/TyvNX3dn0wI/AAAAAAAAD60/710jm7rkvL4/s320/biofueldelusion.jpg" alt="" width="212" height="320" border="0" /></a></div>
<p>Lo scorso anno ho partecipato a un dibattito pubblico sull&#8217;energia con un funzionario di alto livello del governo italiano, un &#8220;tecnocrate&#8221; se vi piace usare questo termine. Quando ho espresso dubbi forti sui biocarburanti come fonte di energia, la sua reazione è stata aggressiva. Mi ha attaccato personalmente, facendo capire che dovevo essere sul libro paga dell&#8217;industria petrolifera, dato che è ovvio che a loro non piacciono i biocarburanti. Poi ha aggiunto che questo fatto era provato dalle asserzioni contro i biocarburanti pronunciate dal ministero saudita del petrolio. Inoltre, ha sostenuto, parlare contro i biocarburanti è un modo di impedire ai poveri del Brasile di usufruire del benessere che la globalizzazione porterà loro non appena il mercato mondiale dei biocarburanti da etanolo sarà liberalizzato (*).</p>
<p>I dibattiti sono sempre un’esperienza formativa, e questo non ha fatto eccezione. Una delle cose che ho imparato è che i tecnocrati non sono altro politici che non devono preoccuparsi troppo del proprio collegio elettorale. Come fanno di solito i politici, nei dibattiti il loro istinto li porta immediatamente all&#8217;attacco personale; è una strategia sviluppata alla perfezione da migliaia di anni di dibattiti politici. Il mio oppositore la ha applicata preoccuparsi troppo della contraddizione implicata nell&#8217;accusarmi di essere sul libro paga dell&#8217;industria petrolifera &#8211; pensate che io ho trascorso gli ultimi dieci anni predicando l’arrivo del picco del petrolio!</p>
<p>Un&#8217;altra cosa che ho imparato da questo dibattito è come, già oggi, l&#8217;industria dei biocarburanti è diventata così grande che è politicamente scorretto parlare in pubblico contro i biocarburanti. Se lo fai, bisogna che ti prepari a essere sotto attacco: questo è quello è successo a me. Se si vuole scampare da questo tipo di attacchi, bisogna essere molto preparati sull’argomento. In questo, si può trovare un grande aiuto leggendo il libro recente &#8220;The Biofuel Delusion&#8221; di Mario Giampietro e Kozo Mayumi. Se siete incerti sul perché i biocarburanti sono un vero disastro, questo testo ve lo spiegherà sulla base di un&#8217;analisi dettagliata, corredata con dati in abbondnaza.</p>
<p>È una sfortuna (davvero, è un scandalo) che questo libro sia così caro; quasi 70 dollari per una copia. Ma se siete coinvolti di un dibattito sull’energia, è un buon investimento.</p>
<p>I biocarburanti sono una questione complessa e Giampietro e Mayumi impiegano quasi 300 pagine per sviscerarla in tutti i suoi aspetti. Il punto principale della loro analisi è basato sui fondamenti della fisica: l&#8217;efficienza della fotosintesi è bassa, e per questo sono necessarie molto estese. Se noi pensassimo a un ammontare di biocarburanti comparabile ai bisogni attuali per il trasporto, il bisogno è semplicemente impensabile: non ci sarebbe più spazio per la produzione di cibo. Come affermato semplicemente dagli autori a pagina 128, “la piena sostituzione dell’energia di fossile con gli agro-biocarburanti è impossibile.&#8221;</p>
<p>Le immense zone che sono necessarie sono solamente uno dei problemi dei biocarburanti. Più in generale, l&#8217;agricoltura è una buona tecnologia per produrre cibo, ma è terribilmente costosa per le risorse che richiede. Ha bisogno di terra, acqua, fertilizzanti, insetticidi, lavoro meccanico, tutte risorse che di norma arrivano dai combustibili fossili. Prendendo tutto in considerazione, l&#8217;EROEI (Energia Ritornata su Energia Investita) del biocarburante è generalmente molto basso, a meno che l&#8217;energia utilizzata derivi da lavoro umano a basso costo, come è nel caso della canna da zucchero brasiliana.</p>
<p>Al di fuori del Brasile, il bisogno di un sussidio di energia che derivi dai combustibili fossili rende i biocarburanti incapaci di adempiere alla loro promessa di essere una tecnologia &#8220;sostenibile&#8221;. Non potranno aiutarci a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, e neppure a ridurre le emissioni di gas serra nell&#8217;atmosfera.</p>
<p>Ovviamente, la storia dei biocarburanti è più complessa di quanto si possa raccontare in un breve riassunto e Giampietro e Mayumi esaminano l’intero spettro delle possibilità nel loro libro. Ci sono i biocarburanti migliori degli attuali? O, forse, modi di utilizzo della forma attuale dei biocarburanti in un modo più efficace? Sì, certamente; c&#8217;è la promessa di una &#8220;seconda generazione&#8221; di combustibili (etanolo di cellulosa) e la possibilità di coltivare aree marginali, inadatte alla produzione di cibo. Ma i fattori fisici del problema non cambiano molto e, proprio adesso, i biocarburanti e l&#8217;agricoltura convenzionale sono già in competizione per la terra e le risorse.Una delle conseguenze potrebbe l’incremento dei prezzi degli alimenti che abbiamo già visto negli anni passati.</p>
<p>Alla fine, cosa ci vogliamo fare con i biocarburanti? Pensiamo realmente che il modo di risolvere i nostri problemi energetici sia quello di una tecnologia inefficiente per sostenere un sistema di trasporto di per sé inefficiente? L&#8217;unica spiegazione che posso dare per la così forte enfasi data ai biocarburanti è che, una volta che una cattiva idea è stata perfezionata, inizia a guadagnare forza e poi diviene quasi impossibile da fermare.</p>
<p>A questo punto, vi potreste domandare come è andato a finire il dibattito col mio interlocutore tecnocratico. Beh, sono stato tentato di usare le sue stesse tattiche e accusarlo di essere sul libro paga della lobby dei biocarburanti. Ma non sono un politico e non ci sono riuscito; anche perché avevo visto che non era necessario. Se avete un po&#8217; di esperienza nel parlare in pubblico, avete sviluppato anche voi un sesto senso su quello che pensa il pubblico. In questo caso, mi era chiaro: il pubblico era con me, non con il tecnocrate che mi fronteggiava. Non si sono bevuti l&#8217;idea che i biocarburanti siano in grado di risolvere il problema dei combustibili nel mondo senza far morire di fame le persone, per non parlare sull&#8217;ipotesi che la globalizzazione faccia diventare ricchi i contadini brasiliani. Se ne è reso conto anche lui? Difficile dirlo. Alcuni mesi più tardi, ha ottenuto un posto di livello ancora più alto nel nuovo governo Monti.</p>
<p><em>* La recente abolizione dei sussidi statali sull’etanolo di mais negli Stati Uniti probabilmente è una buona cosa, ma non mette assolutamente fine ai sussidi statali sui biocarburanti, come si può leggere in <a href="http://www.theoildrum.com/node/8799">un interessante articolo di Mike Sheldon</a> pubblicato su &#8220;The Oil Drum&#8221;. Da notare che l&#8217;abolizione dei sussidi arriva insieme all&#8217;abolizione dei dazi sull’etanolo importato dal Brasile e questo potrebbe rendere l’etanolo più conveniente! Resta ancora da vedere l’effetto sui contadini brasiliani.</em></p>
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		<title>Nuovi progressi nell&#8217;energia fotovoltaica</title>
		<link>http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2012/02/02/nuovi-progressi-nellenergia-fotovoltaica/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenico Coiante ci racconta di un nuovo progresso della tecnologia fotovoltaica in un suo articolo pubblicato sul sito di ASPO-Italia. Il titolo dell&#8217;articolo è &#8220;Celle fotovoltaiche a nanocristalli quantistici con generazione multipla di cariche&#8221; il che, come capite facilmente, non è cosa leggerina. Ma la sostanza del discorso non è poi così complicata come sembrerebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2012/02/FotovoltaicoMEG.png"><img class="wp-image-2178 aligncenter" title="FotovoltaicoMEG" src="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2012/02/FotovoltaicoMEG.png" alt="" width="393" height="221" /></a></p>
<p>Domenico Coiante ci racconta di un nuovo progresso della tecnologia fotovoltaica in un<a href="http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli/309-celle-fotovoltaiche-a-nanocristalli-quantistici-con-generazione-multipla-di-cariche"> suo articolo pubblicato sul sito di ASPO-Italia.</a></p>
<p>Il titolo dell&#8217;articolo è &#8220;Celle fotovoltaiche a nanocristalli quantistici con generazione multipla di cariche&#8221; il che, come capite facilmente, non è cosa leggerina. Ma la sostanza del discorso non è poi così complicata come sembrerebbe e mi provo a spiegarvelo in poche parole.</p>
<p>Quello che fa una cella fotovoltaica è convertire dei fotoni in elettroni; che sono quello che ci serve per fare energia elettrica. Per fare questa conversione, bisogna che il fotone in arrivo abbia quel minimo di energia necessaria per sbalzare un elettrone dentro la banda di conduzione, dalla quale lo si può poi estrarre. I fotoni, però, arrivano con energie variabili, quello che si dice uno &#8220;spettro&#8221; di energie. Come conseguenza,  cui in alcuni casi non c&#8217;è abbastanza energia e in altri ce n&#8217;è troppa, che va sprecata.</p>
<p>Per sfruttare questo eccesso di energia dei fotoni in arrivo, si possono fare celle a &#8220;multigiunzione&#8221;, in sostanza sono celle diverse, sovrapposte, ognuna delle quali è specializzata a sfruttare fotoni di un&#8217;energia specifica. Funzionano bene, ma sono costose e complicate da realizzare.</p>
<p>Invece, l&#8217;idea delle celle a &#8220;generazione multipla&#8221; (MEG) è che c&#8217;è una sola giunzione, ma che il fotone in arrivo genera, in media, più di un elettrone. In questo modo, si riesce a sfruttare meglio l&#8217;energia dei fotoni con un congegno che non ha bisogno della complicazione delle celle a giunzione multipla.</p>
<p>Questo è detto molto in soldoni, per capire bene come stanno le cose bisogna leggere <a href="Celle fotovoltaiche a nanocristalli quantistici con generazione multipla di cariche">l&#8217;articolo di Domenico Coiante</a>. Comunque, la faccenda è molto promettente, anche se per il momento non è commerciale. Fra le tante cose, indica come la tecnologia fotovoltaica sia in rapidissimo sviluppo e come ci possiamo aspettare ancora molte novità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli/309-celle-fotovoltaiche-a-nanocristalli-quantistici-con-generazione-multipla-di-cariche</p>
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		<title>Pedalare in direzioni opposte: energia rinnovabile per rimuovere il CO2 dall&#8217;atmosfera?</title>
		<link>http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2012/01/29/pedalare-in-direzioni-opposte-energia-rinnovabile-per-rimuovere-il-co2-dallatmosfera/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Certe &#8220;soluzioni&#8221; per il problema climatico somigliano all&#8217;immagine qui sopra &#160; Mi è capitato sotto gli occhi un articolo sul Sole 24 ore dove si descrive un metodo per rimuovere il biossido di carbonio, CO2, dall&#8217;atmosfera per mezzo di un processo elettrolitico. Per l&#8217;energia necessaria al processo potremmo usare l&#8217;energia rinnovabile e, in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2011/12/pedalarealcontrario.jpeg"><img class="size-full wp-image-2131 aligncenter" title="pedalarealcontrario" src="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2011/12/pedalarealcontrario.jpeg" alt="" width="400" height="252" /></a><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Certe &#8220;soluzioni&#8221; per il problema climatico somigliano all&#8217;immagine qui sopra</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi è capitato sotto gli occhi <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-03-10/sole-cattura-065105.shtml?uuid=AaVXFtED">un articolo sul Sole 24 ore </a>dove si descrive un metodo per rimuovere il biossido di carbonio, CO2, dall&#8217;atmosfera per mezzo di un processo elettrolitico. Per l&#8217;energia necessaria al processo potremmo usare l&#8217;energia rinnovabile e, in questo modo, si potrebbe invertire la tendenza al riscaldamento globale.</p>
<p>L&#8217;idea non è nuova &#8211; se cercate &#8220;electrolytic reduction of CO2&#8243; su Google troverete centinaia di migliaia di pagine sull&#8217;argomento. Quello sel sole 24 è solo uno dei tanti articoli sulla stampa, tutti iperbolici e acritici &#8211; come normale. Si parla, per esempio, di immensi &#8220;alberi artificiali&#8221; che assorbono il CO2 dall&#8217;atmosfera. Guardate l&#8217;immagine qui accanto (<a href="http://www.physorg.com/news170664833.html">link</a>).<a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2012/01/solar-tree.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2175" title="solar-tree" src="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2012/01/solar-tree.jpg" alt="" width="280" height="232" /></a> Non vi sembra proprio pedalare al contrario sulla stessa bicicletta? Da una parte, camion e vetture producono CO2, dall&#8217;altra gli alberi artificiali lo assorbono. Una macchina mostruosa che non porta da nessuna parte &#8211; ma che costa un sacco di soldi e un sacco di energia.</p>
<p>Non sarebbe tanto più semplice NON bruciare i fossili e usare direttamente l&#8217;energia che viene dalle rinnovabili?</p>
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		</item>
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		<title>Fotovoltaico cammellato</title>
		<link>http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2012/01/24/fotovoltaico-cammellato/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 21:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Ugo Bardi Non sono riuscito a trovare l&#8217;origine di questa foto, ma dal nome del file sembra che sia una piccola &#8220;clinica mobile&#8221;. Apparentemente, i pannelli fotovoltaici danno energia a una strumentazione medica portatile. Non so cosa ne pensate voi, ma a me sembra un&#8217;ottima idea (ammesso che non sia un fotomontaggio, come potrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Ugo Bardi</p>
<p><a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2012/01/camel_as_mobile_health_clini_thumb.jpg"><img class="size-full wp-image-2165 aligncenter" title="camel_as_mobile_health_clini_thumb" src="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2012/01/camel_as_mobile_health_clini_thumb.jpg" alt="" width="350" height="231" /></a></p>
<p>Non sono riuscito a trovare l&#8217;origine di questa foto, ma dal nome del file sembra che sia una piccola &#8220;clinica mobile&#8221;. Apparentemente, i pannelli fotovoltaici danno energia a una strumentazione medica portatile. Non so cosa ne pensate voi, ma a me sembra un&#8217;ottima idea (ammesso che non sia un fotomontaggio, come potrebbe anche essere)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Dove buttare le lampade &#8220;ecologiche&#8221;? Un bel casino</title>
		<link>http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2012/01/20/dove-buttare-le-lampade-ecologiche-un-bel-casino/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 17:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ugo Bardi &#160; Doveva succedere ed è successo. Le lampade &#8220;ecologiche&#8221; che ho messo in casa cominciano a diventare vecchie e c&#8217;è bisogno di sostituirle. Quella che vedete nella foto stava in cucina; non funzionava più e mi è caduta per terra mentre la cambiavo. Meno male che i tubi al neon interni non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Ugo Bardi</p>
<p><a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2011/12/lampadarotta.jpg"><img class="size-full wp-image-2144 aligncenter" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2011/12/lampadarotta.jpg" alt="" width="450" height="570" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Doveva succedere ed è successo. Le lampade &#8220;ecologiche&#8221; che ho messo in casa cominciano a diventare vecchie e c&#8217;è bisogno di sostituirle. Quella che vedete nella foto stava in cucina; non funzionava più e mi è caduta per terra mentre la cambiavo. Meno male che i tubi al neon interni non si sono rotti, sennò <a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/11/11/lampadine-a-basso-consumo-sono-sicure/">la procedura di aerazione </a>della casa per evitare la contaminazione da mercurio sarebbe stata un bel casino, specialmente col freddo invernale.</p>
<p>Ora, messa la lampada nuova, si pone il problema di cosa fare della vecchia. Esaminandola con attenzione, ci ho trovato sopra un bel disegnino di un bidone della spazzatura barrato con sotto scritto &#8220;Hg&#8221;, il che si dovrebbe interpretare come &#8220;non buttatela nel cassonetto, contiene mercurio.&#8221; Questo ammesso che chi si trova in mano questa lampadina sappia che &#8220;Hg&#8221; è il simbolo dell&#8217;elemento mercurio e sappia interpretare il geroglifico in questione. Ma questo dice soltanto cosa NON si deve fare. Ma cos&#8217;è che si deve fare della lampada rotta? Ci ho passato un certo tempo per capirlo; alla fine è diventata una questione d&#8217;onore; quindi mi sono esaminato tutto lo spettro di possibilità telefonando in giro, in ordine sparso a:</p>
<p>1. Ikea (dove avevo comprato la lampadina)</p>
<p>2. Coop (dove vendono queste lampadine)</p>
<p>3. Elettricista locale (che anche lui le vende)</p>
<p>4. Numero verde del comune</p>
<p>5. Numero verde della società che gestisce i rifiuti dalle nostre parti.</p>
<p>6. Amici e conoscenti vari.</p>
<p>Le risposte sono state quasi sembre molto vaghe. Telefonando a Ikea, Coop e elettricista, dopo qualche attimo di esitazione, mi hanno detto che loro le lampadine vecchie non le ritirano e che non hanno istruzioni o suggerimenti per i clienti. Al numero verde del comune non avevano la minima idea di cosa si dovesse fare. Fra le varie persone che ho consultato, quasi nessuno sapeva che queste lampade sono rifiuti pericolose e che c&#8217;erano regole speciali per disfarsi di queste lampade al mercurio. Uno dei contattati mi ha detto &#8220;ma buttala nel cassonetto! Tanto chi vuoi che se ne accorga?&#8221;</p>
<p><a href="http://www.quadrifoglio.org/notizia_standard.php?IDNotizia=524&amp;IDCategoria=6">Dai siti internet</a> che ho consultato, deduco che è in corso di attuazione una norma che obbliga i rivenditori a ritirare i rifiuti elettronici (RAEE) secondo il principio dell&#8217; &#8220;uno contro uno&#8221;. Questa norma sembra funzionare bene con frigoriferi e televisori, ma &#8211; come deduco dalle risposte dei rivenditori &#8211; non funziona con le lampadine. Anche se funzionasse, comunque, uno non è che può smaltire una vecchia lampadina dai rivenditori, può soltanto scambiarla con una nuova; cosa assai poco pratica e financo lievemente pericolosa se ti devi portare in giro vetri rotti e contaminati dal mercurio. Che la cosa sia difficile e complessa è confermato anche da un recente articolo sul <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/energia_e_ambiente/11_gennaio_20/lampadine-smaltire-neon-serafini_10cb8534-246e-11e0-8269-00144f02aabc.shtml">Corriere</a>. Perlomeno, sembra certo che si possono portare <a href="http://www.bafu.admin.ch/abfall/01472/01484/index.html?lang=it">in Svizzera</a>!</p>
<p>Alla fine, quello che mi ha dato dei dati abbastanza utili è stato il numero verde dell&#8217;agenzia &#8220;Quadrifoglio&#8221; che gestisce i rifiuti qui da noi. Mi hanno spiegato dove effettivamente le si possono portare. Non che ci sia grande scelta: le puoi portare all&#8217;ecofurgone che passa nella piazza del paese solo la mattina del secondo sabato del mese, oppure ad alcuni &#8220;ecopunti&#8221; selezionati. Anche sul loro sito internet, nascosto in paginate di testo, c&#8217;è effettivamente scritto che l&#8217;ecofurgone ritira queste lampade. Si può fare, certamente, ma il servizio è insufficiente e l&#8217;informazione al cittadino completamente inesistente.</p>
<p>Insomma, un bel casino. Con tutta la buona volontà, ci vuole una fede inossidabile nell&#8217;ambientalismo mettersi all&#8217;anima di fare una decina di telefonate per capire cosa si deve fare e poi ricordarsi di portare la lampadina all&#8217;ecofurgone il secondo sabato del mese in piazza. Io non l&#8217;ho ancora fatto, prima o poi magari troverò il momento giusto ma ho l&#8217;impressione che quella lampada starà per un pezzo nello scaffale dove l&#8217;ho appoggiata. C&#8217;è il caso che mi sia più facile portarla in Svizzera, uno di questi giorni!</p>
<p>Vista la situazione, è evidente che qui da noi, le vecchie lampadine &#8220;ecologiche&#8221; finiscono quasi tutte tranquillamente nel cassonetto, alla faccia dell&#8217;ecologia. Da lì, vanno a contaminare con vapori di mercurio le discariche e i filtri degli inceneritori che, si spera, impediscano che i gas di mercurio finiscano tranquilli nell&#8217;atmosfera dove noi li respiriamo (si spera). Vero è che ogni lampada contiene solo poco mercurio, ma qui si parla di milioni e milioni di lampadine da smaltire che, se non ci sbrighiamo a fare qualcosa in proposito, tutto il mercurio che contengono finirà sparpagliato nell&#8217;ambiente, e da li&#8217; finiremo per respirarlo, berlo e mangiarlo.<br />
_____________________________</p>
<p>Articoli sul blog &#8220;Nuove Tecnologie Energetiche&#8221; sulle lampade a basso consumo</p>
<p><a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/09/30/lampadine-a-basso-consumo-sono-una-buona-idea/">Lampadine a basso consumo: sono una buona idea</a>? (30/09/2009)</p>
<p><a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/11/11/lampadine-a-basso-consumo-sono-sicure/">Lampadine fluorescenti a basso consumo: sono sicure?</a> (11/11/2009)</p>
<p><a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2011/12/14/il-mio-rapporto-con-le-lampade-a-basso-consumo/">Il mio rapporto con le lampade a basso consumo </a>(12/12/2011)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La fine del nucleare in Giappone</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 11:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aspoitalia.it/blog/nte/?p=2156</guid>
		<description><![CDATA[Di Massimo de Carlo &#8211; dal blog &#8220;Mondoelettrico&#8221; &#160; La fine del nucleare. Decisa l&#8217;Exit Strategy in Giappone. cliccare per ingrandire I fatti in sintesi. Il Giappone ha 54 reattori, 21 reattori hanno iniziato a funzionare almeno 30 anni fa e se saranno disattivati ​​i reattori esistenti vecchi di 40 anni senza sostituirli con nuovi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Massimo de Carlo &#8211; dal blog &#8220;<a href="http://mondoelettrico.blogspot.com/">Mondoelettrico</a>&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><a href="http://mondoelettrico.blogspot.com/2012/01/la-fine-del-nucleare-decisa-lexit.html">La fine del nucleare. Decisa l&#8217;Exit Strategy in Giappone.</a></h3>
<div></div>
<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://3.bp.blogspot.com/-FChxP2PmZ04/TwlKCkCZ2cI/AAAAAAAAGDk/IXykILdKeno/s1600/nuclearreactors2012.jpg"><img src="http://3.bp.blogspot.com/-FChxP2PmZ04/TwlKCkCZ2cI/AAAAAAAAGDk/IXykILdKeno/s320/nuclearreactors2012.jpg" alt="" width="320" height="238" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>cliccare per ingrandire</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>I fatti in sintesi.</p>
<div></div>
<div>Il Giappone ha <strong>54 reattori</strong>, 21 reattori hanno iniziato a funzionare almeno 30 anni fa e se saranno disattivati ​​i reattori esistenti vecchi di 40 anni senza sostituirli con nuovi reattori,  rimarranno attivi s<strong>olo 18 reattori alla fine del 2030</strong>. Se questi ultimi lavorassero tutti insieme con un tasso operativo del 90% avrebbero una capacità di soli <strong>21 GW</strong>, pari al <strong>16  %</strong> del volume di potenza annuale di  generazione della nazione.</div>
<div></div>
<div>Con una capacità complessiva di <strong>49 gigawatt</strong>, i 54 reattori rappresentato il <strong>26 %</strong> del volume annuo di produzione di energia elettrica nell&#8217;anno fiscale 2007.</div>
<div></div>
<div><strong>Entro il 2050, tutti i reattori nucleari saranno fuori servizio</strong> se non sono previste eccezioni alla modifica di legge annunciata dal ministro dell&#8217;Ambiente Goshi Hosono il 6 gennaio u.s..</div>
<div></div>
<div><strong>Le nuove regole spingeranno verso l&#8217;eliminazione graduale del nucleare.</strong></div>
<div></div>
<div>Il problema nasce da una drastica decisione presa recentemente dal Governo che taglia in due la questione nucleare come una mannaia, un dispositivo di legge che pone un limite di <strong>40 anni sulla vita operativa </strong>dei reattori nucleari</div>
<div></div>
<div>Già nel 2030 si creerà un  buco nero della capacità produttiva di energia elettrica del Giappone  non si trovano vie d&#8217;uscita con le fonti di energia alternativa e modi per ridurre la domanda .</div>
<div></div>
<div>E quindi?</div>
<div></div>
<div>Il governo dovrà di conseguenza aumentare la produzione di energia utilizzando fonti energetiche rinnovabili e gas naturale e carbone,  insieme al contenimento dei consumi di energia elettrica. Però un aumento della produzione di energia termica farebbe salire i costi del carburante e le emissioni di anidride carbonica.</div>
<div></div>
<div>Il <strong>vecchio Piano energetico</strong> di base del governo aveva chiesto la costruzione di almeno <strong>14 reattori</strong> entro il 2030, aumentando la capacità complessiva a <strong>68 GW</strong> (49 GW del 2007), pari a circa la metà della produzione di energia annuale. Ma l&#8217;incidente alla centrale nucleare a <strong><a href="http://mondoelettrico.blogspot.com/search?q=fukushima">Fukushima</a></strong>  1, causata dal Grande Terremoto e dallo tsunami nel Giappone orientale, ha indotto ad un drastico ripensamento e trasformazioni di questo progetto. Ora sarà difficile riuscire a costruire nuovi reattori di fronte all&#8217;opposizione dei residenti locali e ad un pubblico più vasto allarmato per l&#8217;incidente.</div>
<div></div>
<div>La <strong>nuova normativa</strong> prevista è stata progettata per spianare la strada per <strong>ridurre la dipendenza del paese dal nucleare</strong> che pone il governo nella necessità di riorganizzare un piano energetico di base entro l&#8217;estate.</div>
<div></div>
<div>Yoshihiko Noda, il corrente Primo Ministro giapponese, ha dichiarato che si devono smantellare i reattori esistenti quando raggiungono la fine della loro vita, mentre è impossibile costruirne di nuovi ed è parimenti impossibile per ridurre la dipendenza dal nucleare immediatamente a zero.  Se il rapporto di produzione di energia termica aumenta sensibilmente, i consumatori potrebbero essere costretti ad affrontare un aumento dei costi del carburante ed ancor più dell&#8217;elettricità. Noda deve trovare una soluzione coerente che copra un certo periodo. Nel frattempo vuol far riavviare alcuni reattori , 20 o 30 dei 54 reattori forse sono in grado di tornare in rete.</div>
<p>(lo schema in alto viene dall&#8217;Asahi Shimbun)</p>
<p>Leggere anche i post relativi alla uscita dal programma nucleare dei <a href="http://mondoelettrico.blogspot.com/2011/11/nucleare-il-belgio-entra-in-una.html">belgi</a>, <a href="http://mondoelettrico.blogspot.com/2011/05/nucleare-gli-svizzeri-dicono-auf.html">svizzeri</a>, <a href="http://mondoelettrico.blogspot.com/2011/05/nucleare-i-tedeschi-dicono-auf.html">tedeschi</a>, oltre che dell&#8217;<a href="http://mondoelettrico.blogspot.com/2011/06/un-breve-commento-allesito-dei.html">Italia</a> .<br />
.</p>
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		<item>
		<title>Il Max Planck non vola</title>
		<link>http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2012/01/09/il-max-planck-non-vola/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 19:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[ Massimo Ippolito di KiteGen risponde all&#8217;improvviso affastellarsi di voci allarmate e preoccupate per l&#8217;avvenuta segnalazione su Quale Energia di uno studio, eseguito presso il Max Planck Institute, che sembrerebbe mettere in crisi il concetto stesso di eolico di alta quota o troposferico. &#8212;&#8212;======ooOoo======&#8212;&#8212; Di Massimo Ippolito Tullio de Mauro ci informa, dalle pagine del Corriere, che il 71 per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div> <strong>Massimo Ippolito di KiteGen risponde all&#8217;improvviso affastellarsi di voci allarmate e preoccupate per l&#8217;avvenuta segnalazione su </strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.qualenergia.it/articoli/20111207-l-eolico-ad-alta-quota-fa-male-al-clima-jet-stream"><strong>Quale Energia</strong></a></span><strong> di uno studio, eseguito presso il Max Planck Institute, che sembrerebbe <a href="http://www.earth-syst-dynam.net/2/201/2011/esd-2-201-2011.pdf">mettere in crisi</a> il concetto stesso di eolico di alta quota o troposferico</strong>.</div>
</div>
</div>
<div>
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<div>
<div id="main">
<div id="Blog1">
<div>
<div>
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<div>
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<div id="post-body-2435615182048638979">
<div></div>
<div style="text-align: center;">&#8212;&#8212;======ooOoo======&#8212;&#8212;</div>
<div></div>
<div><strong>Di Massimo Ippolito</strong></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/cultura/11_novembre_28/di-stefano-italiani-non-capiscono-la-lingua_103bb0fa-19a8-11e1-8452-a4403a89a63b.shtml">Tullio de Mauro ci informa</a></span>, dalle pagine del Corriere, che il 71 per cento della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo [italiano] di media difficoltà. E poiché quindi, purtroppo, quello studio del Max Planck può essere compreso, valutato criticamente e letto tra le righe da percentuali omeopatiche di cittadini medi, chiedo perdono per la franchezza, accompagnata da un certo disagio, che mi vedo costretto a usare. Siamo infatti di fronte ad un lavoro assai criticabile, come vedremo, e francamente stupisce la disponibilità a pubblicarlo da parte di Earth System Dynamics e quella a rilanciarlo da parte di Quale Energia (che peraltro ci ha cortesemente offerto un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.qualenergia.it/articoli/20111215-eolico-ad-alta-quota-clima-e-svarioni">diritto di replica</a></span>).</div>
<div></div>
<div>Chi è abituato a leggere pubblicazioni scientifiche resterà sicuramente sorpreso dallo stesso titolo del paper, <em>“Jet stream wind power as a renewable energy resource: little power, big impacts”</em> che ne preannuncia lo spirito inspiegabilmente aggressivo. Nel paper stesso, poi, ogni paragrafo dedica uno spazio esagerato, e senza ragionamenti di supporto, a ripetere apoditticamente ciò che è stato espresso nel titolo e che viene ribadito nelle conclusioni.</div>
<div>I lavori, per esempio, dell&#8217;IPCC hanno abituato tutti a vedere ogni previsione prodotta da un modello corredata da una barra di incertezza. Mentre ci risulta arduo considerare un segno di serietà scientifica già la sola affermazione, contenuta nel paper del Max Planck, che si possa estrarre esattamente 7,5 TW dall&#8217;atmosfera, senza offrire a chi legge delle opportune barre di errore; barre che sono ottenibili, nel ciclare il modello, variando le assunzioni nel loro ambito di plausibilità.</p>
</div>
<div></div>
<div><strong>Stimano solamente 7,5 TW, ma a ben vedere non è affatto poco!</strong></div>
<div>Paradossalmente, lo studio dei ricercatori del Max Planck Institute, pur eseguito utilizzando argomenti che dimostreremo errati e pur posizionandosi, fra centinaia di altre valutazioni della risorsa vento, come la meno generosa in assoluto, è in sostanza un&#8217;ulteriore conferma della validità del KiteGen e più ampiamente dell&#8217;eolico di alta quota. Perché esso afferma che col solo eolico di alta quota si può estrarre in modo sostenibile molto di più del fabbisogno mondiale primario di energia, anche se lo afferma in polemica diretta con un recente lavoro più ottimistico di Ken Caldeira e Christina Archer, nel quale quel &#8220;di più&#8221; è stimato in 100 volte.</div>
<div>Cito infatti dalla loro pubblicazione: &#8220;<em>Our estimate for maximum sustainable extraction of kinetic energy from jet stream is 7.5 TW&#8221; (&#8220;La nostra stima per la massima e sostenibile estrazione di energia cinetica dal jet stream è di 7,5 TeraWatt&#8221;). </em>Tuttavia tale pur pessimistico limite di 7.5 TeraWatt, della nobile e preziosa energia elettrica, è di gran lunga superiore all&#8217;intero fabbisogno umano primario! Fabbisogno che oggigiorno si attesta in 14 TW fossili, e quindi termici, dei quali molto meno della metà si trasforma in servizi energetici utili. Una centrale elettrica a carbone consuma circa il triplo di energia termica rispetto all&#8217;elettricità erogata e un&#8217;automobile brucia e disperde cinque volte l&#8217;energia termica del carburante rispetto all&#8217;energia meccanica che arriva effettivamente alle ruote. Quasi tutto il nostro uso di energia è affetto da queste ineludibili proporzioni di spreco. Di conseguenza si può affermare, senza timori di smentite, che il fabbisogno umano attuale, di potenza, è ampiamente sotto i 6TW (da moltiplicare per le 8760 ore, per ottenere il fabbisogno di energia su base annua), se fissati già nella nobile forma elettrica o meccanica anziché termica.</div>
<div></div>
<div><strong>Potenza o energia? Questo è il problema</strong></div>
<div></div>
<div>Entriamo ora nel merito del lavoro.</div>
<div></div>
<div>Chi si occupa professionalmente di energia condivide con me la sensazione oppressiva del dover subire la continua e diffusa confusione fra i concetti distinti di potenza e di energia. E anche a pagina 202 del paper in questione l&#8217;intero primo paragrafo mescola ripetutamente e ineffabilmente i due concetti. Qui un esempio: <em>&#8220;If we take the present global energy demand of 17 TW of 2010 (EIA, 2010), then this estimate would imply that 1700 TW of wind power can be sustainably extracted from jet streams. However, this estimate is almost twice the value of the total wind power of 900 TW (Lorenz, 1955; Li et al., 2007; Kleidon et al., 2003;Kleidon, 2010) that is associated with all winds within the global atmosphere.</em>&#8220;</div>
<div>L’attuale domanda di <em>energia</em> è, secondo gli autori, di 17 TW, che però misurano una <em>potenza</em>, chiaro (ma solo agli addetti ai lavori) che volessero intendere la potenza media assorbita dalle utenze planetarie durante un anno, ma espresso con una superficialità che non è ammissibile per uno studente del liceo durante un’interrogazione, figurarsi per un team di ricercatori, il quale avrà peraltro avuto modo di rileggere più volte il lavoro prima di rilasciarlo. Inoltre affermare che la potenza totale del vento è di 900 TW è una forzatura del concetto fisico: non esiste potenza in un fluido, semmai esso è dotato di energia. Al limite, si potrebbe provare a valutare l&#8217;energia posseduta dal regime stazionario atmosferico, che però si misura in TWh (TeraWattOra). Quei 900 TW, se mai, potrebbero essere la potenza che il sole trasferisce all&#8217;atmosfera e che si trasforma in forma cinetica oppure la potenza che l&#8217;atmosfera perde continuamente in calore con l&#8217;interazione con il suolo e nei fenomeni di attrito tra i vari flussi. Dovrebbe bastare questo per riconsiderare che esistono molti approcci di maggiore qualità e certamente di superiore interesse sul tema:</div>
<div></div>
<div><strong>ENERGIA</strong></div>
<div></div>
<div>Brunt(1939) calcola in 100PWh l’energia cinetica totale dell&#8217;atmosfera.</div>
<div></div>
<div><strong>POTENZA DISSIPATA IN ATMOSFERA</strong></div>
<div></div>
<div>Gustavson (1979) calcola 3600TW di dissipazione media totale, (inoltre conferma i dati di Brunt),</div>
<div>Gustavson (1979) 1200TW di dissipazione entro il boundary layer con l&#8217;orografia del territorio e il trasferimento di energia ai mari,</div>
<div>Lorenz (1967) 1270TW, Skinner (1986) 350TW, Peixoto and Oort (1992) 768TW, Sorensen (1979 e 2004) 1200TW, Keith et al. (2004) 522TW, Lu et. al., (2009) 340TW, Wang and Prinn (2010) 860TW.</div>
<div>Le differenze fra i risultati di cui sopra sono motivabili da analisi che parzializzano su flussi ordinati, puramente orizzontali e potenzialmente sfruttabili, ma sostanzialmente tutti gli autori sono abbastanza concordi sugli ordini di grandezza.</div>
<div></div>
<div><strong>SFRUTTAMENTO DELLA RISORSA</strong></div>
<div></div>
<div>Gustavson (1979) ritiene che possano essere sfruttati 130 TW &#8211; il 10% di ciò che viene dissipato naturalmente &#8211; con già un’espressa attenzione al clima da parte dell&#8217;autore; che per me rimane il più credibile, colui che ha detto e capito tutto ciò che c&#8217;era da dire e capire. Un altro ottimo lavoro è quello di Sorensen, che si sovrappone quasi perfettamente a quello di Gustavson</div>
<div></div>
<div>Tornando alla confusione tra potenza ed energia sul paper di L. M. Miller, F. Gans and A. Kleidon , bisogna essere veramente indulgenti ed approssimativi per accettare queste formulazioni :</div>
<div></div>
<div>&lt;&lt;<em>Archer and Caldeira (2009) estimated the potential of jet stream wind power as “&#8230;roughly100 times the global energy demand”. If we take the present global energy demand of 17TW of 2010 (EIA, 2010), then this estimate would imply that 1700TW of wind power can be sustainably extracted from jet streams. However, this estimate is almost twice the value of the total wind power of 900TW(Lorenz, 1955; Li et al., 2007; Kleidon et al., 2003; Kleidon, 2010) that is associated with all winds within the global atmosphere.</em></div>
<div></div>
<div><em>Here we resolve this contradiction between the energy that can maximally extracted from the jet stream Sect. 4 in terms of differences in velocity and dissipation rates, the limit on how much kinetic energy can maximally be extracted, atmospheric energetics. The contradiction originates from the erroneous assumption that the high wind speeds of the jet streams result from a strong power source. It is well known in meteorology that jet streams reflect quasi-geostrophic flow, that is, the high wind speeds result from the near absence of friction and not from a strong power source.</em>&gt;&gt;</div>
<div></div>
<div>1) Vi si &#8220;accusano&#8221; artificiosamente Archer e Caldeira di dire che 1700 TW sono sostenibili, mentre il vero significato è che essendoci un potenziale pari a 100 volte la domanda globale, l&#8217;estrazione risulta particolarmente copiosa anche da una singola geolocalizzazione, e che per ora possiamo lasciare passare indisturbato ciò che non raccogliamo. Inoltre la stima di Archer e Caldeira non si riferisce ai soli jet stream.</div>
<div></div>
<div>2) Vi si cita un TOTAL WIND POWER, associato a tutti i venti dell&#8217;atmosfera, e non un dato di potenza media, mediata o al limite di TW anno; il che è un errore grave.</div>
<div></div>
<div>3) Vi si indica una massima energia che può essere estratta; cosa che non ha alcun significato se non con un senso molto traslato di energia, ovvero di potenza.</div>
<div></div>
<div>4) Vi si indica la massima energia cinetica che può essere estratta; cosa che avrebbe un significato solo se vi fosse stato aggiunta, anche solo lessicalmente, una base di tempo.</div>
<div></div>
<div>5) Inoltre l&#8217;assenza di frizione è un falso. Infatti sappiamo che in atmosfera si perdono globalmente 7W al mq, di cui 2,5 W mq sono la parte eventualmente a disposizione dell&#8217;eolico (da non confondere con i 700W al mq medi, disponibili localmente, quale sommatoria di raccolta nel grande cardioide sopravvento ai generatori).</div>
<div></div>
<div>Ragionando attentamente, l&#8217;intento degli autori di forzare insieme diversi concetti, anche al rischio di apparire superficiali, appare poco chiaro, e sicuramente poco scientifico dando peraltro adito al sospetto di voler attaccare ad ogni costo il concetto di eolico di alta quota.</div>
<div></div>
<div><strong>Ma in realtà nessuno di buon senso ha mai pensato di sfruttare direttamente il Jet Stream</strong></div>
<div></div>
<div>Il Jet Stream alimenta immagini e sogni sproporzionati. Per cui si nota spesso, quando si tratta di energia eolica, una sorta di prouderie intellettuale a volerne forzatamente dissertare.</div>
<div>Effettivamente la velocità media del vento a quelle quote è di 90 nodi medi, un equivalente di circa 16 kW al metro quadrato di fronte vento, con dei picchi frequenti di oltre 100 kW al metro quadro. Un’ipotetica ventolina di soli 20 cm di diametro, immersa nel jet stream, potrebbe davvero alimentare abbondantemente un&#8217;abitazione tutto l&#8217;anno, sia di giorno che di notte.</div>
<div>Però una macchina che si immerga nel pieno del Jet Stream, <span style="text-decoration: underline;">a 9000 metri di altezza</span>, è difficile perfino da immaginare. Solo fantasie tecnologicamente immature possono ipotizzare di sfruttare direttamente quel possente quanto ingestibile flusso. L&#8217;eolico di alta quota, in tutte le sue forme, si indirizza invece al flusso residuale, quello che si propaga dai jet streams e scende a quote relativamente più basse ed è destinato a frangersi e disperdere energia in calore tra le cime delle montagne, le foreste e l&#8217;orografia del territorio. Si deve pensare che gli estensori del paper non lo sapessero ? Cioè che criticassero una tecnologia pur ignorandone perfino le basi? Trattasi di un dubbio lecito e nel contempo alquanto inquietante.</div>
<div></div>
<div>E ancora, i lavori di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://scholar.google.it/scholar_url?hl=it&amp;q=http://www.mdpi.com/1996-1073/2/2/307/pdf&amp;sa=X&amp;scisig=AAGBfm1OxYtTcjLBTQFOa5png-1W00n6Xw&amp;oi=scholarrnon">Christina Archer e Ken Caldeira</a></span> , che sono citati nello studio a preteso sostegno, non si concentrano invece affatto sull&#8217;ipotesi di sfruttamento del jet stream. <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mdpi.com/1996-1073/2/2/307">L&#8217;atlante dei venti di alta quota</a></span> che essi hanno pubblicato prende infatti in esame tutte le latitudini e longitudini alle varie altezze; per cui è inaccettabile che sia attribuito loro una focalizzazione esclusiva sul jet stream.</div>
<div></div>
<div>La magia insita nelle macchine che intendono sfruttare l&#8217;eolico troposferico è proprio la possibilità di modulare l&#8217;altezza operativa in modo da trovare sempre una brezza non troppo forte né troppo debole, col fine primario di fare concorrenza alla stabilità ed alla costanza delle centrali termiche, che convertono l&#8217;energia fossile provvidenzialmente accumulata nei milioni di anni dal nostro pianeta.</div>
<div></div>
<div>L&#8217;eolico di alta quota presenta inoltre il vantaggio di trovare concentrata questa energia approssimandosi al regime stazionario atmosferico; al quale si può accedere praticamente da qualunque luogo della superficie terrestre, senza richiedere di dispiegare centinaia di migliaia di installazioni sui territori. Ciò che c’è di positivo nel fatto di avere quella enorme risorsa energetica accumulata nei jet stream, non può certamente essere l&#8217;immaturo ed inutile proposito di estrarne migliaia di TW, ma è la consapevolezza di poter cogliere il vantaggio di una macchina che può attingere ovunque dalle perdite di quel serbatoio energetico per soddisfare auspicabili specifiche di funzionamento e di potenza erogabile.</div>
<div></div>
<div><strong>Il limite di Betz</strong></div>
<div></div>
<div>A pagina 206 del paper è citata la legge di Betz ed il suo limite al 59,3%. E le formulazioni matematiche di Betz descrivono effettivamente la metodologia per frenare al meglio il flusso del vento al fine di estrarre energia. Esse permettono cioè di capire che il vento non è da sfruttare a fondo perché deve fluire attraverso la macchina eolica senza perdervi tutta la velocità e l&#8217;energia posseduta. Condizione indispensabile per ottenere il migliore risultato.</div>
<div></div>
<div>Però le leggi di Betz sono preziose per le turbine eoliche, che hanno un fronte vento intercettabile limitato dalla dimensione delle pale in rotazione; per cui il vento elaborato mantiene in ogni caso l&#8217;energia residua che non viene convertita dalla macchina. Nel caso invece dell&#8217;eolico troposferico di tipo ground-gen (generatore a terra), quelle leggi perdono gran parte della loro importanza poiché il fronte vento intercettabile è decine di volte superiore a quello delle pale eoliche e quindi la velocità del vento viene ridotta solo leggermente.</div>
<div>Gli autori del paper forzano il cosiddetto limite di Betz, con l&#8217;intento scoperto di affermare che la massima potenza cinetica estraibile è 7,5 TW e che quindi, a causa del limite di Betz, la potenza elettrica è di 4,5 TW. Ma questo non è vero perché, se la potenza cinetica estraibile fosse effettivamente limitata a 7,5 TW, le macchine eoliche dovrebbero elaborare vento per 12 TW lasciando fluire preservati 4,5 TW, assolvendo in pieno alla specifica di sottrarre solo 7,5 TW cinetici.</div>
<div><strong>Modelli matematici</strong></div>
<div></div>
<div>Spesso si sente dire che la scienza e gli scienziati sono divisi nel decifrare vari argomenti, come per esempio succede per i modelli che descrivono il caos climatico e la responsabilità antropica.</div>
<div>Molti politici non vogliono più sentir parlare di modelli, probabilmente perché hanno assistito a dimostrazioni di tesi opposte brandite con altrettanti modelli a supporto. Ebbene, è un vero peccato poiché l&#8217;essenza della politica degli statisti dovrebbe essere quella di prevedere il futuro con sufficiente anticipo per reagire correttamente.</div>
<div>Penso di aver focalizzato abbastanza chiaramente il principale fattore comune dei guasti cognitivi e comunicativi su molti argomenti di una certa complessità. Si tratta di differenti percezioni e interpretazioni dei fenomeni dinamici e retroattivi. Posso anzi dire che si nota una netta linea di demarcazione tra chi studia, percepisce ed è consapevole di fenomenologie multivariate con il loro corredo di forzanti e retroattività, e chi percepisce la scienza ed i suoi fenomeni con rappresentazioni statiche o semplici proiezioni tendenziali, come succede nel mainstream degli economisti o dei demografi.. Purtroppo, è possibile confezionare i cosiddetti modelli previsionali con entrambe quelle mentalità, ma con ben diversi risultati qualitativi.</div>
<div></div>
<div>Il lavoro di L. M. Miller, F. Gans and A. Kleidon rivela appunto una scarsa conoscenza della dinamica dei sistemi. Infatti, pur dichiarando di aver utilizzato un modello matematico ad elementi finiti, lo hanno applicato spalmando ovunque e forzatamente un freno fluidico quale emulazione di macchine eoliche di alta quota. Un errore marchiano, che risulta evidente pensando che le macchine eoliche devono avere necessariamente una geolocalizzazione, mentre tale aspetto è stato da loro completamente ignorato,</div>
<div>Se i potenti flussi di vento di alta quota sono così mobili per quasi mancanza di attrito, un eventuale ostacolo puntuale verrebbe in buona parte aggirato, creando scenari dinamici inediti, ma modellizzabili con approcci più rigorosi.</div>
<div>Qui ho riprodotto un&#8217;immagine a dimostrazione che, mentre scrivevo, su Inghilterra, Francia, Italia e fino alla Grecia era presente un vento di oltre 200 km/h. Come si può notare, questi flussi accelerano, frenano e deviano, coinvolgendo immense masse d&#8217;aria a grande velocità e con grandi accelerazioni, in evoluzioni che in poche ore presentano configurazioni completamente differenti e grandi scambi e dissipazioni di energia.</div>
<div></div>
<div>Basti pensare all&#8217;energia veicolata da un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nimbus.it/nimbusonline/esercitazionefoehn.htm">vento come il foehn</a></span>, frequente in Piemonte, che nel mentre deposita in scioltezza miliardi di tonnellate di neve sulle Alpi, riesce in pieno inverno ad elevare la temperatura di una intera regione a livelli estivi.</div>
<div></div>
<div><a href="http://3.bp.blogspot.com/-WAxwjtOUmK8/Twr-zyhlerI/AAAAAAAAADg/iiH3QDtRjQo/s1600/grafico+ippolito.png"><img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/-WAxwjtOUmK8/Twr-zyhlerI/AAAAAAAAADg/iiH3QDtRjQo/s400/grafico+ippolito.png" alt="" width="400" height="326" border="0" /></a></div>
<div></div>
<div>Per dare un&#8217;indicazione quantitativa, risultante dall&#8217;immagine, l&#8217;Italia era investita da una potenza eolica di oltre 200 TW, pari a circa 15 volte il fabbisogno mondiale primario. Qui posso appropriatamente parlare di potenza perché ho definito un’area (il fronte vento sulla penisola italiana) ed un riferimento temporale (l’istante cui l’immagine si riferisce). Lo studio di queste dinamiche atmosferiche emblematicamente ripropone le difficoltà citate. Eppure c&#8217;è chi pensa di poter mettere giù una manciata di equazioni, che a gamba tesa intervengono in un modello; e pretende di ottenere risultati sensati.</div>
<div></div>
<div>Ipotizzare un limite di sfruttamento di pochi TW rappresenta per ora un più che comodo, ampio e direi comunque condivisibile obiettivo, fino a quando si potrà confermare, con lavori di modellizzazione rigorosi, che più si sfrutta il vento troposferico e più vento troposferico sarà disponibile. Una risorsa forse autofertilizzante, insomma.</div>
<div></div>
<div> L&#8217;anticipata sottrazione di energia cinetica da parte delle macchine eoliche, infatti, fa abbassare la temperatura anche di parecchi centesimi di grado nei cardioidi sottovento dell&#8217;atmosfera. E i differenziali termici, insieme al contenuto di vapore, sono il grande motore dei venti.</div>
<div>La maggior parte dello sfruttamento, per ragioni geografiche e di popolazione, insisterà sulle celle di circolazione atmosferica di Ferrel, che rappresentano un colossale corto circuito energetico tra le celle di Hadley e le celle Polari. Sottrarre energia a queste celle di circolazione atmosferica può significare vedersela restituire integralmente dalle dinamiche circostanti.</div>
<div><strong>Le Istituzioni, dove sono?</strong></div>
<div></div>
<div>Dopo questa indispensabile critica del lavoro proveniente dal Max Planck Institute, finalmente si condividono gli elementi per affermare, senza apparire esagerati, che dalla sola Italia, grazie alla sua posizione trasversale ai grandi flussi pseudo geostrofici, si potrebbe facilmente estrarre 1 TW continuo di potenza, ovvero oltre 8000 TWh di energia annui. I quali, trasformati prosaicamente in denaro, equivarrebbero ad una produzione netta di ricchezza puramente endogena stimabile in 800 miliardi di euro l&#8217;anno&#8230;. Roba da far impallidire tutte le inique manovre finanziarie che i governanti ci stanno imponendo.</div>
<div></div>
<div>Qualche decina di grandi macchine eoliche o kitegen farms, distribuite da Nord a Sud, farebbero tutto il lavoro senza preoccupazioni di intermittenza, e a forse nemmeno un decimo del costo che avrebbe avuto il nostro nucleare.</div>
<div></div>
<div>Il fatto di scrivere e dimostrare percorsi progettuali credibili ci ha procurato la promessa (ma solo quella) di finanziamenti pubblici per un totale complessivo di 78 milioni. Abbiamo partecipato ai bandi per la ricerca e l&#8217;innovazione, e le commissioni si sono sempre entusiasmate del progetto; al punto che molti valutatori tecnici e strategici si sono sentiti in dovere di complimentarsi personalmente col sottoscritto. Mi ricordo di Zorzoli, Clini, Silvestrini, Degli Espinosa, Pistorio&#8230; Poi, regolarmente, i fondi sono stati bloccati e i responsabili trombati; oppure la pratica è finita in mano a burocrati lunari. Degli Espinosa e in particolare Pistorio all&#8217;epoca di “Industria2015” si erano convinti saggiamente, che almeno un KiteGen, realizzato su scala industriale, bisognasse assolutamente vederlo.</div>
<div></div>
<div>Consumare copiosamente energia da fonte rinnovabile è l&#8217;unico ed inedito motore primario e credibile per l&#8217;economia del futuro, ma sembra che un sentimento di impotenza e nichilismo imperino e che chi potrebbe darci una mano preferisca vedere il collasso.</div>
<div></div>
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		<title>Il fotovoltaico sopra il 100% di efficienza?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 21:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Ugo Bardi &#160; Dopo i recenti annunci che si sono letti sulla stampa, Domenico Coiante chiarifica la faccenda dell&#8217;efficienza di alcune nuove celle fotovoltaiche che sarebbe &#8220;sopra il 100%&#8221;. In un certo senso, lo è; ma state tranquilli che le leggi della termodinamica rimangono valide! &#160; EFFICIENZA QUANTISTICA DI UNA CELLA FOTOVOLTAICA Domenico Coiante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Ugo Bardi</p>
<p><img id="il_fi" class="aligncenter" style="padding-right: 8px; padding-top: 8px; padding-bottom: 8px;" src="http://digitaljournal.com/img/1/7/0/5/i/4/3/9/o/sun4.jpg" alt="" width="339" height="226" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo i recenti annunci che si sono letti sulla stampa, Domenico Coiante chiarifica la faccenda dell&#8217;efficienza di alcune nuove celle fotovoltaiche che sarebbe &#8220;sopra il 100%&#8221;. In un certo senso, lo è; ma state tranquilli che le leggi della termodinamica rimangono valide!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.aspoitalia.it/attachments/308_efficienzaquantisticaCoiante04Jan12.pdf">EFFICIENZA QUANTISTICA DI UNA CELLA FOTOVOLTAICA</a></p>
<p>Domenico Coiante – Aspoitalia – 03/01/2012</p>
<p>Riassunto</p>
<p>Il 22 dicembre 2011 è stato annunciato che, presso i National Renewable Energy Laboratories USA, l’efficienza quantistica esterna ed interna di una cella fotovoltaica aveva raggiunto rispettivamente il valore del 114% e del 130%. (www.electroiq.com/articles/pvw/2011/12/nrel-solar-cell-produces-external-quantum-efficiency-above-100.html).</p>
<p>Quanti hanno compreso che cosa significa realmente questa notizia?</p>
<p>I non addetti ai lavori hanno subito pensato che questa innovazione consentirà presto di disporre sul mercato di moduli con efficienza molto più alta. Quelli più smaliziati, che ricordano alcune nozioni base di fisica, come il principio di conservazione dell’energia, sono stati messi in sospetto dal fatto che il valore supera il 100% e prudentemente hanno evitato di pronunciare giudizi di merito.</p>
<p>L’equivoco è generato dal fatto che è invalso l’uso di omettere l’aggettivo qualificativo “energetica” accanto al termine efficienza dei moduli fotovoltaici e molti hanno pensato che si trattasse della stessa efficienza. Invece, l’efficienza quantistica e l’efficienza energetica sono due concetti molto diversi fra loro, anche se essi sono correlati. Si ha così che l’efficienza quantistica di un dispositivo di conversione fotovoltaica può anche superare il 100%, ma la sua efficienza energetica si manterrà sempre al di sotto dell’unità.</p>
<p><a href="http://www.aspoitalia.it/attachments/308_efficienzaquantisticaCoiante04Jan12.pdf">Leggi l&#8217;articolo completo sul sito di ASPOItalia</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Sacchetti del supermercato &#8220;biodegradabili&#8221;: continua l&#8217;odissea</title>
		<link>http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2011/12/30/sacchetti-del-supermercato-biodegradabili-continua-lodissea/</link>
		<comments>http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2011/12/30/sacchetti-del-supermercato-biodegradabili-continua-lodissea/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 17:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ugo Bardi Sulla faccenda della plastica biodegradabile, avevo pubblicato alcuni post in questo blog. La faccenda è alquanto complessa e non facile da definire in poche parole. Sostanzialmente, vorremmo che la plastica fosse veramente &#8220;sostenibile&#8221; nel senso che possa essere usata senza far danni all&#8217;ambiente e senza utilizzare materie prime non rinnovabili, due condizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Ugo Bardi</p>
<p>Sulla faccenda della plastica biodegradabile, avevo pubblicato alcuni post in questo blog. La faccenda è alquanto complessa e non facile da definire in poche parole. Sostanzialmente, vorremmo che la plastica fosse veramente &#8220;sostenibile&#8221; nel senso che possa essere usata senza far danni all&#8217;ambiente e senza utilizzare materie prime non rinnovabili, due condizioni molto difficili da ottenere contemporaneamente. Ma perlomeno esistono delle &#8220;bio-plastiche&#8221; di origine vegetale, come il &#8220;mater-bi&#8221; che, seppure non le si possano definire completamente sostenibili (come discuto <a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/06/21/sacchetti-ecologici-considerazioni-sulla-sostenibilita/">in questo post</a>), sono effettivamente biodegradabili e non rilasciano nessun materiale inquinante nell&#8217;ambiente. Ma esistono delle plastiche dette &#8220;compostabili&#8221; che vengono definite &#8220;biodegradabili&#8221;, ma non lo sono e non sono nemmeno sostenibili, come discutevo <a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2010/03/28/biodegradabile-cosa/">in un post precedente</a>. Queste plastiche hanno la sola virtù e di contenere degli additivi che le fanno sparire rapidamente alla vista, polverizzandole, ma che non hanno nessun effetto sul loro impatto ambientale.</p>
<p>Sulla questione delle plastiche falsamente biodegradabili, commenta <a href="http://mazzetta.wordpress.com/">Mazzetta</a> con un interessante articolo che vi riproduco qui di seguito. Non ho verificato tutti i dettagli, ma il concetto esposto mi sembra molto chiaro: i produttori delle plastiche &#8220;falso-rinnovabili&#8221; stanno provandole tutte per evitare di essere messi fuori mercato per legge, come dovrebbe essere. Ma ancora più preoccupante mi sembra la mancanza diffusa di cultura che emerge dalle critiche che l&#8217;articolo di Mazzetta ha ricevuto su &#8220;<a href="http://www.giornalettismo.com/archives/183825/gli-amici-della-plastica-che-hanno-truffato-mario-monti/">Giornalettismo</a>&#8220;. Certa gente non ha veramente ritegno a buttare tutto in caciara.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://mazzetta.wordpress.com/2011/12/30/gli-amici-della-plastica-che-hanno-truffato-monti/vvvvv">articolo originale</a></p>
<h2><a href="http://mazzetta.wordpress.com/2011/12/30/gli-amici-della-plastica-che-hanno-truffato-monti" target="_blank">Gli amici della plastica che hanno truffato Monti</a></h2>
<div>from <a href="http://www.google.com/reader/view/feed/http%3A%2F%2Fmazzetta.wordpress.com%2Ffeed%2F" target="_blank">Mazzetta</a> by mazzetta</div>
<p>Anche in <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/183825/gli-amici-della-plastica-che-hanno-truffato-mario-monti/" target="_blank">Giornalettismo</a>.</p>
<p><img src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/Arch_Personaggi%20Italiani/C/catricala-324x230.jpg?uuid=b4ef4af8-4215-11dd-afc6-324467089985" alt="Il presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà alla presentazione della relazione annuale al Parlamento (Ansa)" width="324" height="230" />Una mano misteriosa ha agito nell’ombra e ha fatto sparire dall’ultimo decretone governativo la norma che avrebbe definitivamente vietato l’uso di sacchetti di plastica non biodegradabili, introducendo sanzioni per chi non la rispetta e, soprattutto, vietando anche l’uso di una tipologia di sacchetti che alcuni produttori e parlamentari loro vicini sostengono essere a norma di legge, anche se evidentemente non lo sono.</p>
<p>Si tratta di sacchetti prodotti usando la solita plastica, il polietilene, alla quale vengono aggiunti additivi che la rendono “bio-sbrindellabile”, più che biodegradabile. Con il risultato che la degradazione di un sacchetto fatto usando questo tipo di materiale, produce centinaia di pezzetti di plastica per nulla ecologici, destinati a perdurare nell’ambiente esattamente come accadeva con i vecchi sacchetti interi. Con l’aggravante di poter essere ingoiati da un numero di animali molto più elevato di quelli che potrebbero ingerire accidentalmente un intero sacchetto di plastica e di essere molto più difficili da recuperare nel corso di pulizie e bonifiche. Gli additivi impiegati in questo processo peraltro sono ben poco ecologici, dato che s’impiega persino il tossicissimo cobalto.</p>
<p>Tutt’altra cosa dalle plastiche veramente degradabili, come quelle derivate dal mais, che oltre a degradarsi completamente sono anche compostabili, come devono essere secondo la legge europea UNI EN13432, che prevede per i sacchetti di plastica i seguenti requisiti:</p>
<p>- Biodegradabilità, ossia la capacità del materiale di essere convertito in anidride carbonica (CO2) grazie ai microrganismi ed in modo analogo a quanto accade ai rifiuti naturali.</p>
<p>- Disintegrabilità, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale (assenza di contaminazione visiva).</p>
<p>- Assenza di effetti negativi sul processo di compostaggio.</p>
<p>- Metalli pesanti pressoché assenti e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost.</p>
<p>I sacchetti prodotti con polietilene e additivi non rispettano nessuno di questi requisiti e pertanto dovrebbe esserne vietata la vendita da tempo, eppure, nonostante il ritardo biblico con il quale è stata recepita nel nostro ordinamento questa norma, il divieto non c’è ancora. Era atteso nel decretone, ma un’utile manina l’ha fatto sparire, provocando fastidio negli ecologisti e un mezzo terremoto nel governo.</p>
<p>La norma era stata approvata, firmata e controfirmata nel <a href="http://www.polimerica.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=9844:bioshopper-solo-en-13432&amp;catid=8:rifiuti%20e%20ambiente&amp;Itemid=71" target="_blank">Consiglio dei Ministri del 23 dicembre</a>, ma nel testo del cosiddetto “milleproroghe” pubblicato ieri non c’è. Qualcuno ha commesso un’incredibile scorrettezza per conto dei produttori dei sacchetti fintamente ecologici, tradendo la fiducia dei colleghi di governo.</p>
<p>Tutte le tracce portano all’ufficio di Antonio Catricalà, ora sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con funzioni di segretario dello stesso presidente del Consiglio Mario Monti. Comprensibile l’irritazione degli altri membri del governo per il tradimento, tanto che Catricalà in condizioni diverse da quelle che reggono questo governo d’emergenza, probabilmente avrebbe dovuto fare le valigie.</p>
<p>Ma ci sono altre impronte sul luogo del delitto e sono quelle della destra vicina agli interessi degli inquinatori, a cominciare da quelle di <a href="http://www.fareambiente.it/" target="_blank">Fare Ambiente</a>, tipica associazione ambientalista di destra impegnata a a favorire gli inquinatori vestendo la casacca dell’ambientalismo.</p>
<p>È del suo presidente, Vincenzo Pepe (nel video), <a href="http://www.fareambiente.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1027:ambiente-pepe-qno-limitazioni-su-plastiche-biodegradabiliq&amp;catid=30:ufficios&amp;Itemid=99" target="_blank">una nota del 28 dicembre</a>  nella quale afferma la sua opposizione alla normativa europea a sostegno della plastica falsamente biodegradabile. Che poi chi ha scritto la nota traduca il termine compostabilità con l’inesistente <em>compastabilità</em>, rende perfettamente l’idea della preparazione ambientalista (e non solo) di questo genere di ecologisti farlocchi al servizio degli inquinatori.</p>
<p>Popout</p>
<p>Poi ci sono i parlamentari del PDL che si occupano d’ambiente con questo stile inimitabile, come <a href="http://www.daw-blog.com/2011/11/17/ghiglia-pdl-sincero-apprezzamento-per-parole-su-nucleare-del-neo-ministro/" target="_blank">Agostino Ghiglia</a> o <a href="http://www.adnkronos.com/mobile/Sostenibilita/news/Ambiente-Russo-Pdl-su-sacchetti-bio-no-a-monopolisti-ambientali_3.1.2799716070.php" target="_blank">Paolo Russo</a>, già impegnati a far danni in commissione rifiuti. Non sono una scoperta, per quanto abbastanza ignoti al grande pubblico.</p>
<p>Insieme ad altri esponenti dell’ex PDL rappresentano all’interno delle istituzioni gli interessi dei produttori di sacchetti inquinanti e per difenderli non esitano a ricorrere al falso e alle mistificazioni, tanto che a più riprese hanno rilasciato dichiarazioni che falsano platealmente il senso delle normative europee di riferimento e persino lo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche.</p>
<p>La disgustosa truffa dovrebbe avere le gambe corte, visto il governo insieme all’irritazione ha fatto trapelare l’intenzione di <a href="http://www.agi.it/cronaca/notizie/201112292215-cro-rt10195-buste_plastica_divieto_sparito_verso_emendamento_o_nuovo_testo" target="_blank">porvi rimedio nel più breve tempo possibile</a>, ma resta significativa e dimostra come i grandi inquinatori e i loro rappresentanti siano disposti a tutto, pur di difendere i loro interessi privati, anche a scapito dell’interesse e della saluta pubblica.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La crescita delle energie rinnovabili</title>
		<link>http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2011/12/22/la-crescita-delle-energie-rinnovabili/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 09:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Bardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Ugo Bardi Dal mio ultimo libro &#8220;La Terra Svuotata&#8221; (Editori Riuniti, 2011) vi passo un pezzetto dal capitolo sulle energie rinnovabili. &#160; C&#8217;è un concetto fondamentale che possiamo ora esaminare. Ce la faremo a sostituire l&#8217;energia fossile con l&#8217;energia rinnovabile prima che i fossili si esauriscano o che il cambiamento climatico ci distrugga? Sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Ugo Bardi</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2011/12/la-terra-svuotata_184.jpg"><img class="size-full wp-image-2136 aligncenter" title="la-terra-svuotata_184" src="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2011/12/la-terra-svuotata_184.jpg" alt="" width="240" height="371" /></a><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Dal mio ultimo libro &#8220;La Terra Svuotata&#8221; (Editori Riuniti, 2011) vi passo un pezzetto dal capitolo sulle energie rinnovabili.</em></p>
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<p>C&#8217;è un concetto fondamentale che possiamo ora esaminare. Ce la faremo a sostituire l&#8217;energia fossile con l&#8217;energia rinnovabile prima che i fossili si esauriscano o che il cambiamento climatico ci distrugga? Sulla risposta si gioca la sopravvivenza di noi stessi e dei nostri figli, nonché dell&#8217;intera civiltà umana. E la risposta si basa, sostanzialmente, sul valore dell&#8217;EROEI che ci dice quanta energia possiamo re-investire in ulteriore produzione di energia.</p>
<p>La crescita delle nuove rinnovabili (fotovoltaico e eolico) è stata veramente esplosiva negli ultimi anni. Il fotovoltaico, in particolare, è cresciuto a un ritmo di incremento del 50% all&#8217;anno, tutti gli anni e questo ci fa bene sperare per il futuro. Certo, ancora oggi la frazione di energia prodotta dalle rinnovabili è minuscola rispetto al totale mondiale. In effetti, una delle critiche tipiche della propaganda anti-fotovoltaico e che “è piccolo” Ma questo non ci deve affatto scoraggiare; vi ricordate cosa si era detto prima: le crescite esponenziali ci prendono sempre di sprovvista. Ci ritorna in mente il caso dell&#8217;inventore del gioco degli scacchi e del re di Persia: cosa poteva essere qualche chicco di riso nelle prime caselle della scacchiera? Ma la crescita esponenziale è molto rapida come si rese conto ben presto il Re di Persia che si trovava a rischiare il regno per aver promesso tutto quel riso. Se le rinnovabili continuano a crescere al ritmo attuale, potrebbero passare in scioltezza i fossili in qualche decennio al massimo. Insomma, in teoria potremmo liberarci dai fossili e forse anche salvarci dal riscaldamento globale senza bisogno di fare sacrifici.</p>
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<p><a href="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2011/12/Martinez.jpg"><img class="size-full wp-image-2135 aligncenter" title="Martinez" src="http://www.aspoitalia.it/blog/nte/wp-content/uploads/2011/12/Martinez.jpg" alt="" width="386" height="286" /></a></p>
<p><em> La crescita mondiale delle energie rinnovabili in forma di impianti fotovoltaici e eolici. Notare la scala logaritmica: l&#8217;andamento lineare della curva indica una rapida crescita esponenziale. Elaborazione di Emilio Martines.</em></p>
<p>Tuttavia, c&#8217;è un problema che non è per niente piccolo. Sta nel fatto che, fino ad oggi, abbiamo usato energia fossile per produrre gli impianti di energia rinnovabile. Con il declino dell&#8217;energia fossile, avremo sempre meno energia a disposizione e questo avrà un effetto sulla capacità che avremo di costruire impianti di energia rinnovabile. Calcolare esattamente quello che avverrà nella fase di transizione è difficile, ma nel periodo di grande difficoltà che ci possiamo aspettare è difficile pensare che troveremo la lungimiranza e l&#8217;intelligenza di investire quello che resta su rese a lungo periodo.</p>
<p>Vediamo di fare un po&#8217; di conti. A che velocità dovrebbe crescere la fornitura energetica delle rinnovabili per poter sostituire i fossili prima che si esauriscano o che il cambiamento climatico ci faccia dei danni irreparabili? Questo dipende da quanto velocemente si esauriranno i fossili, il che è ovviamente difficile da prevedere. Diciamo che, con qualche ipotesi ragionevole, bisognerebbe arrivarci in una cinquantina di anni, forse anche meno. Allora, stiamo partendo da un energia prodotta dalle nuove rinnovabili (eolico e fotovoltaico) che è circa lo 0.1% del totale dell&#8217;energia primaria prodotta al mondo. Partendo da questi dati e facendo un po&#8217; di conti viene fuori che dovremmo raddoppiare la produzione di energia rinnovabile ogni cinque anni, circa. Non sembrerebbe per niente impossibile; sia l&#8217;energia eolica come quella fotovoltaica sono cresciute più rapidamente di così negli ultimi vent&#8217;anni. Ma possiamo mantenere questo ritmo per altri cinquant&#8217;anni, con i fossili in declino e l&#8217;economia in decrescita?</p>
<p>Cerchiamo di capire se una crescita del genere è perlomeno fattibile in teoria. La capacità futura delle energie rinnovabili di crescere da sole, senza l&#8217;apporto dei fossili, dipende in gran parte dall&#8217;EROEI. Se non fosse per questa necessità di crescita, avere un EROEI grande o piccolo non farebbe grande differenza. Immaginatevi un impianto di energia rinnovabile che ha un EROEI di 2. E&#8217; basso, certamente, ma cosa vuol dire se vi fornisce comunque energia gratis? La sola cosa che non è gratis è l&#8217;impianto stesso, per cui dovrete accantonare una certa quantità di energia per sostituirlo quando questo sarà obsoleto. Allora, se l&#8217;impianto dura, ammettiamo, vent&#8217;anni, vuol dire che alla fine della sua vita, avrà accumulato abbastanza energia da poter costruire due impianti nuovi. Ovvero, per costruirne un altro dovrete accumulare tutti gli anni metà dell&#8217;energia prodotta. In altre parole, se avete un impianto, diciamo, da 200 kW, ne potrete utilizzare 100 kW gratis, mentre il resto dell&#8217;energia la dovete vendere per accumulare i soldi per rimpiazzare l&#8217;impianto quando sarà da sostituire. Questo è certamente possibile. Ma, ovviamente, questo vale nell&#8217;ipotesi che non ci sia necessità di espandere il numero di impianti. Con EROEI uguale a 2, il meglio che potete fare è raddoppiare il numero di impianti in vent&#8217;anni, ma questo soltanto se usate tutta l&#8217;energia che l&#8217;impianto produce per produrre altri impianti.</p>
<p>Ma chi costruirebbe impianti al solo scopo di costruire altri impianti? Uno ci vuol guadagnare qualcosa, ovviamente. In pratica, con un EROEI di 2 non si può crescere.<br />
Per fortuna i valori dell&#8217;EROEI delle energie rinnovabili sono ben superiori a 2 e questo ci permette di crescere. In effetti, la velocità di crescita che possiamo ottenere dipende direttamente dal valore dell&#8217;EROEI. Facciamo un po&#8217; di conti. Prendiamo un EROEI di 20, come potrebbe essere per una torre eolica di media dimensione e ammettiamo una vita media di 20 anni dell&#8217;impianto. Ammettiamo anche di accantonare il 10% di produzione dell&#8217;impianto ogni anno per costruire nuovi impianti; il che sembra ragionevole. Dopo 10 anni, avremo accumulato abbastanza energia per produrre un altro impianto, dopo vent&#8217;anni, ne avremo costruiti 2 mentre il primo impianto sarà stato smantellato. Dopo altri vent&#8217;anni, per un totale di 40 anni, ne avremo costruiti altri 4, ma 2 saranno andati in pensione, quindi avremo 4 impianti in totale. Ovvero il numero di impianti raddoppia, approssimativamente, ogni 20 anni. Questa è, si, una crescita esponenziale ma è troppo lenta per sperare di farcela a sostituire i fossili prima del loro esaurimento.</p>
<p>Per ottenere crescite rapide a sufficienza per sostituire i fossili, dobbiamo fare delle assunzioni più ottimiste. Per esempio, prendiamo un EROEI di 40, e una vita operativa di 30 anni, come il fotovoltaico a film sottile <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=6&amp;ved=0CEUQFjAF&amp;url=http%3A%2F%2Felnostrefuturenergetic.cat%2Ftutenslaparaula%2Fimages%2Fpdf%2FScientificPaperonPV.pdf&amp;ei=BPzyTt7kCaH64QT05LyNCA&amp;usg=AFQjCNHmLGgD87QwOxRk62-ePespeUpAIQ">secondo Raugei e altri</a>. Questo vuol dire che l&#8217;impianto restituisce abbastanza energia per costruirne un altro in 9 mesi. Ammettiamo di accantonare di più di quanto si era assunto prima, ovvero il 20% dell&#8217;energia prodotta, per la costruzione di nuovi impianti. Questo vuol dire un nuovo impianto ogni 45 mesi, ovvero circa ogni 4 anni. Quindi, con questa ipotesi otteniamo una crescita esponenziale rapida a sufficienza perché l&#8217;energia rinnovabile possa rimpiazzare quella fossile prima che si esaurisca. Ma siamo disposti ad accantonare così tanto per la crescita futura, rinunciando al profitto immediato? E quanto dovremo accantonare in più per costruire la rete intelligente e i sistemi di accumulo che necessariamente si accompagnano alle nuove rinnovabili?</p>
<p>Questi ragionamenti sono impossibili da quantificare con esattezza ma, in sostanza, sembra poco probabile che la sostituzione del vecchio sistema energetico con il nuovo si possa ottenere in modo automatico, lasciando tutto nelle mani del libero mercato. Per arrivarci, dovremmo investire in modo consistente sulle rinnovabili con in mente il benessere futuro piuttosto che il guadagno immediato. Purtroppo, vista la prevalente visione del mondo, sembra improbabile che arriveremo a investire risorse sufficienti per gestire la transizione in modo indolore. Ma è anche vero che la rivoluzione rinnovabile è ormai partita ed è impossibile fermarla. Probabilmente non riuscirà a compensare completamente il declino dei fossili a breve termine, ma certamente finirà per sostituirli.</p>
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