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Il nuovo decreto legislativo sulle rinnovabili: paletti e innovazioni

Di Ugo Bardi

E’ uscita la versione approvata del nuovo decreto legislativo che regolamenta l’installazione degli impianti di energia rinnovabile in Italia.

Sono 46 pagine di norme che richiedono una lettura approfondita. A una prima passata, sembra che ci siano delle innovazioni interessanti e condivisibili. Per esempio, le nuove norme non proibiscono l’installazione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli, ma obbligano a a “sparpagliarli” stabilendo un tetto massimo di 50 kW per ettaro. Questo è un passo avanti verso l’integrazione del fotovoltaico e l’agricoltura.

Certo, volesse il cielo che ci fossero delle norme simili per quanto riguarda i capannoni industriali e altre cementificazioni ben più dannose del fotovoltaico e anche irreversibili!

Sulle altre cose, vi riporto  un commento a caldo di Pietro Cambi:

Vi segnalo una cosa meravigliosa: In pratica ci vorrà una apposita delibera in conferenza dei servizi anche per la linea elettrica. La cosa si intuisce veramente perché, sempre meravigliosamente l’articolo 14 che definisce la cosa, rinvia al comma 5 dell’articolo 4. Questo comma non esiste, naturalmente. 8o)

Ecco il link al testo del decreto sul sito di ASPO-Italia

http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli/289-il-decreto-legislativo-sulle-rinnovabili

Vi segnalo una cosa meravigliosa:
Inpratica ci vorrà una apposita delibera in conferenza dei servizi anche per la linea elettrica.
La cosa si intuisce veramente perche, sempre meravigliosamente l’aricolo 14 che definisce la cosda, rinvia al comma 5 della’rticolo 4.
Questo comma non esiste, naturalmente.
8o)

Coiante: a che punto siamo col fotovoltaico?

Di Ugo Bardi

Domenico Coiante ha recentemente pubblicato sul sito di aspoitalia due articoli che esaminano lo status attuale del fotovoltaico di prima generazione e di seconda generazione. E’ una disamina molto dettagliata della situazione che ha l’obbiettivo di valutare le condizioni necessarie per arrivare alla tanto anelata “grid parity,” ovvero a dei costi concorrenziali con quelli delle sorgenti tradizionali.

La “prima generazione” del fotovoltaico è quella ormai tradizionale del silicio mono-cristallino o policristallino. In quest’area, sembra che siamo arrivati a una saturazione delle prestazioni: le efficienze non aumentano più da almeno una decina di anni. La tecnologia è matura; i prezzi continuano a scendere per via dell’ottimizzazione dei sottosistemi ma non ci possiamo aspettare grandi rivoluzioni. Il costo del kWh, calcolato con i metodi tradizionali, si aggira intorno ai 25 Eurocents; quindi ancora abbastanza più alto di quello del kWh tradizionale, al momento intorno ai 6-8 Eurocents.

Per quanto riguarda la “seconda generazione” ovvero il fotovoltaico a film sottile, siamo di fronte a una tecnologia in rapido sviluppo, i cui costi si stanno abbassando. Al momento, il costo di un impianto a film sottile non è molto diverso da quello di un impianto tradizionale; molto probabilmente per via della necessità di ammortare i costi di ricerca e sviluppo. Tuttavia, quella del film sottile è una tecnologia superiore a quella tradizionale in termini di resa sia monetaria che energetica. Ci vorrà ancora tempo, tuttavia, per arrivare alla grid parity. Fa notare Coiante che anche se i pannelli costassero zero euro al metro quadro, il costo del bilancio del sistema (BOS) rende ancora il fotovoltaico leggermente meno competitivo del tradizionale. Per arrivare alla parità, non basta soltanto ridurre i costi, occorre aumentare le efficienze per ridurre di conseguenza l’impatto del BOS.

Insomma, arrivare alla parità monetaria non è cosa per quest’anno, e nemmeno per il prossimo. Questo, tuttavia, è vero finché si ragiona unicamente in termini di costi monetari immediati, quei costi che i calcoli cosiddetti “attuariali” permettono di quantificare. I  costi dovuti all’inquinamento e all’esaurimento sono difficilmente quantificabili e sono molto alti. In sostanza, non ci possiamo permettere di fare a meno del fotovoltaico.

Link ai due articoli:

http://www.aspoitalia.it/attachments/280_Coiante_PV_1stgen_09jun10.pdf

http://www.aspoitalia.it/attachments/283_coiante_secondagenerazione.pdf

Il fotovoltaico occupa troppo spazio……. oppure no?

L’impianto fotovoltaico di Olmedilla, Spagna. Sono 60 MW di picco, è uno dei più grandi del mondo

C’è una leggenda pervicace che dice che i pannelli fotovoltaici occuperebbero tutto lo spazio disponibile – o quasi – se dovessimo utilizzarli su larga scala. Questa è, appunto, una leggenda; alle efficienze attuali basterebbe qualche percento al massimo del territorio per produrre con il fotovoltaico tutta l’energia che produciamo oggi (e comunque il fotovoltaico è soltanto una delle tecnologie rinnovabili che abbiamo). Ma rimane la preoccupazione: i pannelli FV danno l’impressione di occupare un sacco di terreno.

Tuttavia, il FV non è la sola tecnologia che occupa spazio per produrre energia elettrica. Pensate a una centrale a carbone; certamente la centrale stessa occupa poco spazio, ma quanto spazio occupano le miniere a cielo aperto? Oppure pensate a una centrale nucleare – anche quella occupa ben poco spazio; ma quanto spazio ci vuole per le miniere di uranio? Quanto per il cemento, per i metalli e tutto il resto? Quanto spazio per lo stoccaggio delle scorie?

Finora queste cose me le ero soltanto domandate, ma in questi giorni ho trovato anche le risposte in un articolo di Vasilis Fthenakis Hyung Chul Kim del centro di ricerca di Brookhaven (vedi il riferimento bibliografico in fondo)

Fthenakis e Kim hanno esaminato tutto il ciclo di produzione delle varie tecnologie secondo la metodologia collaudata detta LCA (life cycle analysis). Questo vuol dire che, per qualsiasi tipo di impianto, si parte dalle miniere che producono i materiali necessari e si tiene conto di tutto quello che è necessario per la costruzione dell’impianto, la sua manutenzione e – alla fine – la sua demolizione e il ripristino delle condizioni precedenti. Questo metodo è anche la base del calcolo dell’EROEI, ma qui gli autori lo hanno utilizzato per stimare la necessità di area in metri quadri per gigawattora prodotto (m2/GWh). I risultati li vedete in questa figura:

Prendete questi dati come approssimazioni, ovviamente. Sono validi entro i limiti delle assunzioni che sono state fatte e – notate – che gli autori sono particolarmente “cattivi” nei riguardi dell’energia eolica quando prendono come “area occupata” non l’ “impronta” delle torri sul terreno, ma tutta l’area di un campo eolico. Notate anche che i dati sono principalmente per gli Stati Uniti e qui da noi potrebbero essere diversi. A parte queste cose, comunque, credo che i risultati siano sensati.

Notiamo per prima cosa alcuni risultati dal diagramma: il nucleare fa molto meglio del carbone in termini di spazio utilizzato mentre, forse sorprendentemente, è l’idroelettrico a bacino che si trova a usare più spazio di tutte le tecnologie rinnovabili. Fa ancora peggio la biomassa, ma questo era probabilmente atteso data la scarsa efficienza della fotosintesi.

Notiamo poi che fra le tecnologie meno affamate di spazio c’è proprio il FV. Se viene montato sui tetti di edifici esistenti, evidentemente il FV non consuma quasi nessun’area. Ma anche se viene montato a terra, a parità di energia prodotta ci vuole meno spazio per il fotovoltaico in California che per le miniere di carbone a cielo aperto del Kansas. Più o meno, il fotovoltaico occupa lo stesso spazio totale degli impianti a gas naturale. In Germania c’è meno sole e i pannelli FV a terra occupano più spazio, ma tutto sommato il terreno utilizzato rimane molto limitato. Insomma, il fotovoltaico non è per niente quel “mangia-terreno” che alcuni lo hanno accusato di essere. Se montato con un minimo di attenzione anche in termini di spazio utilizzato è un’alternativa valida alle tecnologie tradizionali. E, ovviamente, il suo vantaggio principale è che è rinnovabile!

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Bibliografia.

V. Fthenakis and H.C. Kim “Land use and electricity generation: A life-cycle analysis” Renewable and Sustainable Energy Reviews, Volume 13, Issues 6-7, August-September 2009, Pages 1465-1474

Franco Battaglia in contromano sull’autostrada

Si racconta la storia di quello che aveva imboccato l’autostrada contromano. Mentre viaggia, sente la radio che dice “Attenzione, un pazzo sta viaggiando in autostrada contromano!” Lui si guarda intorno e dice “Un pazzo? Macché; qui è pieno di pazzi!”

Se tutte le macchine che incontri ti vengono addosso, è più probabile che sia stato tu a imboccare l’autostrada contromano che loro. Il problema si pone in termini virtuali quando ti trovi a sostenere qualche tesi che va in senso contrario rispetto a tutto quello che gli altri sostengono. Qualcosa di simile sembra essere successo al professor Franco Battaglia che continua nella sua solitaria battaglia contro il fotovoltaico e le rinnovabili in generale e che non si chiede se per caso se non sia lui ad andare contromano nel dire che chiunque non la pensa come lui sbaglia. L’ultima sua uscita in proposito la ritrovate su “Il Giornale” del 19 Febbraio 2010, dove il Nostro si lancia come suo solito solito in una tirata contro le rinnovabili dove mescola sindaci rossi, frane, idrogeno verde e fotovoltaico ma il cui punto saliente è che il fotovoltaico è una “frode” (trovate il testo completo in fondo.)

Allora, cosa dire di questo testo di Battaglia? Una prima cosa è notare come il Nostro si aggiusti costi e rendimenti a pro suo per far risultare il fotovoltaico molto meno conveniente di quanto non sia in realtà. Notiamo anche errori banali commessi per la foga di insultare tutto e tutti, per esempio che sia stato Pecoraro Scanio e Prodi a introdurre la legge sul “conto energia” che invece era stata varata dal governo precedente. Potremmo perdere un po’ di tempo a correggere Battaglia, ma non ne vale la pena. Sarebbe come fare la multa per non aver messo la freccia a uno che è entrato in autostrada contromano. Il problema del ragionamento di Battaglia è un altro: è proprio un errore di fondo.

Battaglia non si domanda come mai, se il fotovoltaico è una frode così evidente come sembra a lui, in tutto il mondo si stia installando fotovoltaico a più non posso. L’industria fotovoltaica è una delle più dinamiche del pianeta. La crescita della produzione fotovoltaica è esponenziale a ritmi che nessuna industria nel passato aveva raggiunto; nè il petrolio nè, tantomeno, il nucleare neanche ai tempi in cui si parlava di energia “così a buon mercato che non sarebbe valso nemmeno la pena di farla pagare”. Possibile che in Cina, in Giappone, in Germania, negli Stati Uniti, tutti siano così scemi da non accorgersi che il fotovoltaico è una frode? Forse sono pieni di sindaci rossi anche loro? O forse gli manca un Franco Battaglia per farglielo notare? E’ più probabile, come dicevo, che ci sia qualcosa proprio che non va nel definire il fotovoltaico una “frode.”

Sul fotovoltaico, Franco Battaglia va ripetendo da anni sempre la stessa cosa:  “Il fotovoltaico costa più caro dei combustibili fossili”. Verrebbe voglia di ringraziare il piffero; lo sanno anche i gatti che, kWh per kWh l’energia che si ottiene dal fotovoltaico, fatti i conti “della serva” (senza offesa per la serva) costa più cara dell’energia che si ottiene da un impianto a combustibili fossili. Se non fosse così, chi perderebbe tempo con cose sporche e difficili da trovare come il carbone, il petrolio e il gas?

Ma c’è un piccolo problema con questo ragionamento.  OGGI l’energia fotovoltaica costa più cara di quella fossile.  Ma chi si sente di giurare che avremo energia fossile a buon mercato ancora per trent’anni, o anche per dieci, o anche solo per tre o quattro? E quanto ci costa, già oggi, evitare di investire su una sorgente di energia che non si esaurirà mai e che si trova tutta sul nostro territorio?

Non dovremo aspettare molto perché il fotovoltaico diventi competitivo: da una parte abbiamo miglioramenti tecnologici che abbassano i prezzi del fotovoltaico e delle rinnovabili in generale. Dall’altra abbiamo il graduale esaurimento delle risorse fossili, petrolio e tutto il resto, che porta a prezzi necessariamente in aumento o comunque a una carenza di disponibilità. Quindi dobbiamo investire oggi sul fotovoltaico; ben prima che l’esaurimento del petrolio ci metta alle corde. Se aspettiamo troppo, non avremo abbastanza risorse per trasformare l’economia da una basata sul petrolio a una basata sulle rinnovabili.

Insomma, il prof Battaglia soffre di un problema tipico dei nostri tempi: quello di non riuscire a vedere il futuro se non in termini uguali al passato, ovvero di pensare che se oggi abbiamo a disposizione combustibili fossili relativamente a buon mercato, sarà così per sempre nei secoli. Mi dispiace, ma non sarà così. E se hai imboccato l’autostrada al contrario, chi ti viene addosso non è per forza un cretino o un sindaco rosso.

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La terra frana ma i sindaci rossi investono nella frode del fotovoltaico
di Franco Battaglia

Da “Il Giornale” del 19/02/10

A Modena previste spese per 3,5 milioni. Gli impianti moriranno senza aver recuperato le spese. È la politica di regioni e comuni che illudono con le misure ecologicamente corrette

Mentre c’è un’Italia che frana e che sprofonda nel fango, ce n’è un’altra che brinda sottraendo fior di palanche ai contribuenti. Ho in mente ciò che accade nella mia regione, l’Emilia-Romagna, ma anche nelle Marche, in Umbria, Puglia e Lazio. Regioni che si sono date alla pazza gioia e alle spese pazze.

Prendiamo il Comune di Modena, quello dove vivo io, ad esempio, dove il Pd vince le elezioni anche se candidano uno spaventapasseri. Hanno recentemente approvato la spesa di 3.5 milioni di euro per impianti fotovoltaici da installare sui tetti delle scuole. Diciamolo forte e chiaro: il fotovoltaico è una colossale frode. A danno dei contribuenti e, in questo caso, anche a danno delle scuole. Vediamo perché.

Con euro 3.5 milioni si installano, forse, 500 kilowatt fotovoltaici; che produrranno, in un anno, forse, 500.000 kilowattora (il sole non brilla sempre). Il kWh elettrico lo paghiamo oggi circa 16 centesimi, per cui le scuole che avranno quegli impianti sul tetto recupereranno, forse, 80mila euro l’anno: fra 40 anni, forse, si sarà recuperata la spesa, assumendo che non vi siano spese di manutenzione e che gli impianti vivano 40 anni. Siccome le spese di manutenzione ci sono, e siccome gli impianti dopo 30 anni saranno morti, quella spesa non si recupererà mai. Mai. In ogni caso, c’è da chiedersi chi mai investirebbe una qualsivoglia cifra per recuperarla dopo 40 anni. Nessuno lo farebbe, neanche il Sindaco di Modena. Che infatti non impegna neanche una delle proprie palanche sulla «meravigliosa» tecnologia, ma ne impegna 3.5 milioni finché sono palanche dei contribuenti.

A Modena ci sono scuole fatiscenti, con strutture fatiscenti. Ad esempio con palestre fatiscenti, tant’è che le 2 ore di educazione fisica vengono dagli studenti di alcune scuole trascorse, per la metà, in autobus: gli studenti sono trasportati dalla scuola ad una palestra lontana e funzionante: quella della scuola è inagibile e su essa si piange miseria, ma sui tetti fotovoltaici nelle scuole si sperpera a gogo.

Naturalmente, Modena non è unica, nel suo genere. Qualche settimana fa fui invitato a tenere una conferenza nelle Marche. L’assessore regionale, che aveva parlato prima di me, si vantava del progetto 1000 tetti fotovoltaici, fiore all’occhiello, a suo dire, di quella regione. Vengo informato che questo è l’orientamento anche in Umbria, Lazio e Puglia: «vento, sole e idrogeno-verde», ha recentemente vaneggiato il presidente della Puglia, Vendola.

Cosa sia l’idrogeno-verde, naturalmente, nessuno lo sa, posto che l’idrogeno, di qualsivoglia colore, non esiste sulla Terra. V’è una curiosa legge, (legge del conto-energia, voluta nel 2006 da Pecoraro Scanio quando era ministro del governo Prodi), che obbliga noi contribuenti a pagare 45 centesimi il kilowattora elettrico a chi lo produce col fotovoltaico. Dovete sapere che alla borsa elettrica il kWh è quotato 8 centesimi e che voi, tasse incluse lo pagate, al consumo, circa 16 centesimi. Detto diversamente: la legge del conto-energia è quella che si chiamerebbe legge-truffa. Sapete in nome di cosa gli amministratori suddetti invocano l’installazione degli impianti fotovoltaici? Se ve lo dico non ci crederete: in nome del risparmio.

Insomma, mentre c’è chi perde il posto di lavoro perché la propria azienda chiude per colpa dell’elevato costo del kWh elettrico, e chi frana e sprofonda nel fango per colpa della disattenzione verso i problemi ambientali reali, c’è chi si balocca dietro le misure ecologicamente corrette promosse da Pecoraro Scanio e da Prodi.

La termodinamica non è un’opinione

Di Ugo Bardi

pvnotworking

Un’immagine a infrarossi di un pannello fotovoltaico in funzione. La zona più calda è una cella che non funziona bene. Se la cella non funziona, l’energia solare non va in nessun posto e appare in forma di calore. Le altre celle, che funzionano, trasmettono l’energia alla rete elettrica e appaiono più fredde. La termodinamica non è un’opinione e qui fa vedere che le celle fotovoltaiche funzionano veramente.

(nota ispirata da un articol apparso su “Photon Magazine” di Ottobre 2009 intitolato “Hunting for hot leads”)

Ma mi conviene il fotovoltaico?

Di Terenzio Longobardi

Negli anni scorsi, ho commentato sul sito di Aspoitalia i decreti nazionali sul conto energia per il fotovoltaico, a partire dai risultati di un foglio excel che avevo elaborato per simulare in prima approssimazione i risultati economici delle varie tipologie d’impianto in funzione della tariffa incentivante. Successivamente sul blog ho scritto questo e quest’altro articolo per analizzare l’efficacia del meccanismo incentivante, individuando tra i limiti del nuovo conto energia la scarsa incentivazione degli impianti di grande potenza, diciamo superiore al MW, che rende poco conveniente l’installazione di questi impianti.

Venni criticato in vari commenti con le accuse di “gufare” il fotovoltaico o di aver sbagliato i conti sui tempi di ritorno dell’investimento. Nel frattempo, a distanza di alcuni anni dalle mie analisi, continuano ad arrivarmi per posta elettronica elogi sperticati seguiti da richieste di accesso al mio foglio excel e domande sulla effettiva convenienza dell’investimento nel fotovoltaico, piccolo o grande, visto che in giro per l’Italia sembra che vengano prospettati ai potenziali investitori grande convenienza e tempi di ritorno bassissimi.

Alla prima domanda rispondo a malincuore di no perché non mi sembra il caso che qualcuno possa usare il mio simulatore a scopo di lucro, visto che io non lo faccio. Alla seconda ribadisco le ragioni delle mie analisi, non conoscendo quelle degli altri.

Ma proprio qualche giorno fa ho letto con piacere questo interessante resoconto di un convegno di Assosolare sul mercato del fotovoltaico in Italia. Si è cominciato a parlare finalmente dei problemi dell’intermittenza e dei limiti della rete di trasmissione italiana, che più volte abbiamo affrontato su questo blog. Ma anche della revisione degli incentivi del conto energia. Il Presidente Chianetta ha inserito tra le varie proposte anche la seguente: “Un’altra considerazione fatta all’interno di Assosolare è che sarebbe più corretto avere una tariffa indicizzata oltre che differenziata tra nord, centro e sud. Investire in una centrale da 1 MW non è conveniente al centro-nord Italia neanche oggi con l’attuale tariffa.”

Ubi maior….

Fotovoltaico a concentrazione: è una buona idea?

Di Ugo Bardi

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L’autore con un pannello fotovoltaico a concentrazione sviluppato all’università di Belfast.

Qualcuno dovrebbe fare un elenco, prima o poi, delle tante bestialità che si sentono dire sull’energia fotovoltaica. La più classica è quella che “ci vuole più energia per costrire i pannelli di quanta ne rendano poi nel corso della loro vita operativa”. Ma non è male come bestialità anche quella che “si degradano e non producono più niente in pochi anni”.

Una più sottile ha a che fare con la resa tipica dei pannelli basati sul silicio che è del 15%-20% Apparentemente, c’è chi compara con le rese dei motori termici e il 20% gli sembra poco in confronto. Ho sentito proprio qualche settimana fa questo fatto raccontato da un assessore come un difetto irreparabile dei pannelli fotovoltaici. Ma c’è una piccola differenza: in un motore termico, la resa è data in termini di carburante consumato, e il carburante costa soldi. In un impianto fotovoltaico la resa è data in termini di luce solare convertita e la luce solare non costa niente.

Così, la resa economica e energetica di un impianto fotovoltaico non è determinata dalla resa di conversione delle celle. Normalmente è molto più importante la resa energetica; ovvero quanta energia i pannelli producono in confronto all’energia spesa per produrli. Questa resa energetica si trasforma poi in resa economica. Ovviamente, rese troppo basse richiedono grandi aree per installare i pannelli e, a quel punto, è la struttura di sostegno che diventa costosa. Quindi non ha senso usare pannelli con rese sotto il 7%-8%. Tuttavia, oggi la resa economica migliore non corrisponde per niente alla massima resa di conversione: la troviamo probabilmente nei pannelli al tellururo di cadmio (CdTe) che hanno rese sotto il 10%.

Questa confusione fra resa di conversione e resa energetica è a volte all’origine per l’entusiasmo che hanno alcuni per i pannelli fotovoltaici a concentrazione. In effetti, concentrando la luce solare con degli specchi o delle lenti, si può ottenere molta più energia da una singola cella e quindi se ne possono usare di meno. In più, in linea di principio, si potrebbero usare celle ad alta resa, come quelle all’arseniuro di gallio, che sono troppo costose per un uso convenzionale.

In principio, parrebbe una buona idea ma, evidentemente, ci sono dei problemi. Mi ricordo di un colloquio che ho avuto svariati anni fa con un collega israeliano che aveva messo a punto un sistema fotovoltaico a concentrazione delle dimensioni, più o meno, di un antenna parabolica da televisione. Mi aveva fatto vedere le foto del prototipo e sosteneva che questa sua invenzione avrebbe avuto una diffusione molto rapida. Mi aveva anche mostrato dei fotomontaggi dei tetti di Tel Aviv pieni di quegli aggeggi. Sono passati almeno 5 anni da allora e credo che gli aggeggi di quella forma sui tetti di Tel Aviv siano ancora soltanto antenne paraboliche.

Nella pratica il fotovoltaico a concentrazione ha una gran quantità di problemi che lo rendono costoso e poco interessante. Si comincia con il principale, che  è la manutenzione del sistema di tracciamento che è delicato e soggetto a rompersi. Poi c’è la pulizia degli specchi o delle lenti è importantissima, e questo significa la necessita di ultreriore manutenzione. Inoltre, specchi e lenti lasciati all’aperto tendono a opacizzarsi; a seconda delle condizioni locali  bisognerà sostituirli periodicamente.  Notate anche che il sistema a concentrazione funziona male quando c’è foschia, cosa comune nei nostri climi. Per finire, la concentrazione riscalda le celle e – nel caso di quelle al silicio – ne riduce l’efficienza. Tutti questi problemi fanno levitare i costi ben oltre i vantaggi dati dalla riduzione del numero di celle. L’unico vantaggio evidente che riesco a vedere di un sistema del genere è che è difficile da rubare perché chi lo ruba si deve portar via non solo i pannelli ma anche tutto il sistema di movimentazione e tracciamento. Alla fine dei conti, non sorprende che per ora non esistono sistemi commerciali a concentrazione che abbiano una diffusione commerciale.

Tuttavia, il fascino dei sistemi a concentrazione continua a generare nuovi tentativi. Sul  Sole 24 ore” del 5 Giugno 2009 abbiamo letto del lancio in pompa magna del prodotto di una nota azienda italiana definito come “fotovoltaico a concentrazione domestico”.  Sviluppato dal “premio nobel per la fisica Zhores Alferov”, l’arnese è detto “superare la soglia del 38% di efficienza, con l’obiettivo di raggiungere il 55% nell’immediato futuro”. Nell’articolo leggiamo un bel po’ di fluffa, per esempio, “Genio da Nobel e ingegneria italiana”. Ma alla fine dei conti, quanto rende l’arnese? Beh, di prezzi non ne parlano ma ci dicono che: «con gli attuali incentivi del conto energia un impianto può essere largamente ripagato in meno di dieci anni con almeno venti anni di vita operativa». Non proprio entusiasmante, (anche ammesso che sia vero), dato che un ritorno economico comparabile si può ottenere, oggi, un pannello fotovoltaico tradizionale. Sembrerebbe che qualcuno si sia fatto prendere la mano dai valori delle rese di conversione. Alti a sufficienza per far contento l’assessore di cui parlavo prima, ma, probabilmente, soltanto lui. Beh, comunque magari funziona bene: io sono scettico ma gli faccio tanti auguri.

Ma non tutto è negativo nel fotovoltaico a concentrazione. C’è una linea di sviluppo del fotovoltaico a concentrazione che promette bene: è quella di sistemi che non hanno bisogno di tracciare il sole ma usano un sistema riflettente che, comunque, aumenta la quantità di luce che arriva sulla cella. Uno che mi è capitato fra le mani recentemente è stato sviluppato al centro per le tecnologie sostenibili dell’università dell’Ulster, vicino a Belfast. E’ un sistema molto intelligente che, oltre a concentrare la luce, crea una certa ventilazione e raffredda le celle al silicio, riducendo uno dei problemi tipici dei concentratori.

Secondo i dati pubblicati, il sistema aumenta l’efficienza delle celle di circa il 60%. Questa è indubbiamente una cosa buona, ma va pesata tenendo conto del fatto che le celle vanno spaziate di più, il che vanifica sostanzialmente il guadagno se si considera la resa per unità di area di pannello. Questo, come si diceva prima, può non essere un gran problema se uno ha molto posto dove mettere i pannelli. Alla fine, si tratta di pesare il guadagno in termini di celle risparmiate con la perdita in termini della struttura che deve sostenerlo. Al momento, credo che sia abbastanza difficile stabilire con sicurezza se ne vale la pena, ma comunque è certamente qualcosa da esaminare.

Se volete saperne di più, date un occhiata a questo articolo:

Non-concentrating and asymmetric compound parabolic concentrating building fac¸ade integrated photovoltaics: An experimental comparison, Tapas K. Mallick, Philip C. Eames, Brian Norton, Solar Energy 80 (2006) 834–849

In ogni caso, quando si parla di fotovoltaico, la cosa migliore e non dar retta agli assessori.

Scemenze estive del “Corriere”

Di Ugo Bardipic7cEstate: tempo in cui, tradizionalmente, i giornali non sanno cosa scrivere.I membri del governo sono in ferie, quindi i giornalisti devono trovare altre scemenze da commentare. E’ un pezzo che non si sente più parlare del mostro di Loch Ness, i dischi volanti sembra che siano in vacanza anche loro, come pure le varie escort e veline, per cui non resta che inventarsi qualcosa sulle energie rinnovabili. Così,  Il corriere della sera del 20 Luglio se ne esce con qualche bufala veramente fuori dell’ordinario. L’articolo è centrato sull’ “eolico senza pale”, detto anche “vortex”, ma non è quella la bufala (secondo alcuni potrebbe esserlo, ma io rimango per ora agnostico). Le bufale pesanti sono nella conclusione dell’articolo dove l’autore si lancia a definire certe meravigliose nuove scoperte.

Così leggiamo delle “«nuove molecole fotovoltaiche» presentate dal Laboratorio europeo di spettrofotometria non lineare dell’Università di Firenze in grado, in un futuro molto prossimo, di centuplicare la potenza di un pannello fotovoltaico.” Vediamo: se un pannello fotovoltaico di oggi ha un rendimento di conversione del 15%, centuplicarlo vorrebbe dire portarlo al 1500% . Ovvero, per ogni fotone che arriva, ne crei 15!!! Accipicchia, che lusso! E il tutto in un futuro non ben identificato ma “molto prossimo”. Ma chi era quell’allocco che aveva inventato questa scemenza della conservazione dell’energia……???

Leggiamo anche della “piattaforma meccanica e chimica, messa a punto dall’ingegner Alessio Cianchi (Officine Berti), capace di sfruttare la cavitazione e la luminescenza dell’acqua e trasformarla in energia.” Mica noccioli, come si suol dire: qui si parla del fenomeno detto “bubble fusion”; “fusione a bolle,” ovvero un tipo di fusione nucleare per niente fredda che, secondo alcuni, si verificherebbe all’interno delle bolle che si formano nell’acqua a causa di particolari fenomeni di cavitazione. E’ una cosa molto complessa e per niente ovvia che era stata pubblicata su “Science” qualche anno fa ma che sembra ormai relegata al recinto delle bufale. Così, è notevole leggere  che qualcuno sarebbe riuscito a mettere a punto una “piattaforma meccanica e chimica” che “trasforma la cavitazione e la luminescenza in energia”. In altre parole, l’ing. Cianchi avrebbe sviluppato un piccolo reattore nucleare a fusione funzionante e che produce energia. Il problema e che non sono riuscito a trovare assolutamente niente su internet a proposito di questa cosa. Le uniche “officine Berti” che si trovano sulle pagine gialle sono un concessionario della Mercedes dalle parti di Ferrara e mi pare improbabile che si dedichino a esperimenti di fusione nucleare. Guardando bene, si trova che il comunicato stampa di Ecquologia parla di “Officine Bertoli”, ma su internet non si trova chiaramente chi possano essere e dove siano. L’ing. Alessio Cianchi si trova su internet soltanto in quanto citato da questo articolo del “Corriere”. Non risulta che abbia pubblicato niente sulla letteratura internazionale, neppure che abbia brevettato qualcosa, oppure che abbia comunicato a qualcuno la sua grande scoperta. Insomma, senza niente togliere all’ing. Cianchi che potrebbe benissimo aver sviluppato qualcosa di utile e di intelligente, la comunicazione che ne viene fatta sul “Corriere” è totalmente inutile e incomprensibile.

Per finire, leggiamo che “Quasi fantascientifica la ricerca del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. I professori Paolo Fulignati e Alessandro Sbrana hanno presentato alcuni impianti «a ciclo binario» capaci di trasformare il calore del sottosuolo in energia elettrica senza estrarre alcun fluido dalla falda. . Ora, questa non è una bufala e Fulignati e Sbrana sono persone serie e competenti. Ma è notevole che il nostro autore definisca “quasi fantascientifica” la loro scoperta. Ma come ragiona questo qui? Dopo averci ammannito la fusione nucleare in bottiglia e i pannelli fotovoltaici che creano energia dal nulla, questo trova “quasi fantascientifica” una cosa, tutto sommato, abbastanza normale nel campo dell’energia geotermica.

Forse a questo il direttore gli aveva detto di scrivere un articolo sui dischi volanti. Non avendo trovato notizia di nessun atterraggio recente, si è rifatto con l’energia rinnovabile, ma la cosa della fantascienza gli è rimasta in mente.

(nota: questo post non vuole assolutamente essere una critica nei riguardi dei ricercatori citati nell articolo del Corriere che non sono certamente responsabili del modo in cui il loro lavoro è stato presentato)

http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_20/eolico_pale_121941de-7537-11de-95fa-00144f02aabc.shtml

Immagine da www.saddletrout.com

Il presente dell’energia è tutto rinnovabile

Di Ugo Bardi

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Questo post è una sintesi del mio intervento al convegno ” Lavori Verdi, confronto internazionale sull’economia delle rinnovabili” che si è tenuto a Firenze il 20 Luglio 2009. Non è una trascrizione, ma una versione scritta a memoria che cerca di mantenere la forma e la sostanza di quello che ho detto.

E’ un piacere essere qui oggi, soprattutto perché mi ricordo che i miei primi interventi pubblici sul tema dell’energia sono stati organizzati proprio dai Verdi Toscani, nell’ormai remoto 2001, quando cominciavo a parlare di queste cose; soprattutto di petrolio. Già in quei primi interventi, preconizzavo il picco del petrolio, cosa che lasciava molti dei presenti perplessi. Beh, a distanza di un po’ di anni da quei primi convegni, vi posso dire che avevamo ragione, io e il gruppo di ASPO. Il picco lo prevedevamo entro il 2010 e vi posso raccontare che è stato nel 2008. Credo che sarete daccordo che ci abbiamo azzeccato benino.

Però, già otto anni fa, non parlavo solo di petrolio. Già cominciavamo a portare delle soluzioni e cominciavo a dire che “il futuro dell’energia è tutto rinnovabile“. Questa sembrava allora, come oggi, un’eresia. Il rinnovabile era visto come un giocattolo per ambientalisti. Qualcosa che serviva solo per distribuire un po’ di soldi agli amici e agli amici degli amici. Ancora oggi, c’è chi la pensa così in Italia. Non vi sto a parlare dei denigratori professionali delle rinnovabili – sapete a chi mi riferisco – ma ho conosciuto dei personaggi politici anche di un certo livello che ne erano convintissimi. Per quanto ho capito, lo credevano sinceramente.

E invece, le cose non stanno affatto così. Oggi possiamo dire che per le rinnovabili non è più questione di un futuro remoto. E’ già il presente: “Il presente dell’energia è tutto rinnovabile.”

Oggi abbiamo delle tecnologie rinnovabili pienamente mature, che funzionano e danno un’ottima resa economica. E, sulla base di queste tecnologie che abbiamo oggi, nel presente, possiamo lavorare per sviluppare tecnologie nuove ancora più efficienti. Tutto questo sta crescendo con una rapidità incredibile, addirittura travolgente. E’ una crescita esponenziale, non lineare, per cui, se non ci fate caso, vi sembrerà ancora oggi che le rinnovabili siano una cosa da poco. Ma in certi paesi, come la Germania, ci si sta già preoccupando del fatto che, se la tendenza attuale continua, in pochi anni – si parla del 2012 – avremo talmente tanta potenza rinnovabile in rete che, nei momenti di massima produzione, si arriverà a un tale contributo che bisognerà cominciare a spegnere le centrali a energia fossile.

E allora, su questa base credo oggi di poter fare un’altra predizione; simile a quella che facevo otto anni fa sul petrolio. Ma questa è una predizione più ottimista. La predizione è che il “problema energetico” è prossimo ad essere risolto. Se la crescita delle rinnovabili continua al ritmo attuale, entro qualche decina di anni, potremo avere energia elettrica in abbondanza. E questo soltanto con le tecnologie esistenti. Se poi mettiamo sul piatto della bilancia le tecnologie innovative ad alta resa che sono in arrivo, come il kitegen, allora potremo navigare beati in un mare di energia. Sarà talmente abbondante che ci potremo permettere di regalarla agli utenti, come si diceva dell’energia nucleare nei momenti di ottimismo negli anni ’50.

Vedete, da quando ho cominciato a fare questo mestiere ne ho visti di convegni sull’energia. E, quasi tutte le volte, c’è qualcuno che fa notare che le luci sono accese e che stiamo sprecando energia. L’abbiamo sentito dire anche oggi, prima. Ormai è scontato; è come sentir dire “no alla moschea” a un convegno di leghisti. Allo stesso modo, è scontato sentir parlare del famoso secchio bucato, quello che bisognerebbe tappargli il buco invece di riempirlo. Questo oggi non lo abbiamo sentito dire, perlomeno non ancora, ma è una cosa che sono sicuro che aleggia nel pensiero di molti di voi.

C’è un movimento di pensiero che continua a sostenere che non bisogna spendere soldi per le rinnovabili; sono meglio spesi nel risparmio e nell’efficienza energetica: doppi vetri, pannelli isolanti, lampadine a basso consumo, eccetera. Bene, questo lo chiamo il “pensiero misero”. E’ pensiero misero perché da per scontata la miseria energetica. E invece no, noi possiamo avere l’abbondanza energetica se soltanto la vogliamo e se vogliamo investirci sopra. Quello della miseria energetica è un atteggiamento che va combattuto. Pensateci sopra: l’efficienza energetica non viene gratis; bisogna investirci sopra – e non poco. Ma investire sull’efficienza energetica vuol dire investire sui fossili: per esempio, si può pensare di fare un impianto in cogenerazione; o anche semplicemente in una caldaia più efficiente, ma questo vuol dire affidarsi ai fossili ancora per molti anni. Questo è perché per rientrare dall’investimento bisogna utilizzare questo impianto o questa caldaia per un tempo lungo e allora uno si impegna ad usare ancora i fossili per tutto questo tempo. E se investite delle risorse su una caldaia più efficiente sono risorse che poi non si possono utilizzare per le rinnovabili.

Si, uno dice, ma con l’efficienza energetica usiamo meno combustibili fossili. Vero, però quello che risparmia uno lo userà un’altro, oppure lui stesso in un’altra forma. Questa non è una cosa che mi invento io: è un principio ben noto in economia. Era stato Jevons già verso la metà dell’800 ad accorgersi che i miglioramenti di efficienza non fanno si che una risorsa venga usata di meno; al contrario. Questo si chiama “paradosso” di Jevons ma se ci pensate bene non è un paradosso, ma una cosa perfettamente logica. Quindi, dando priorità al risparmio e all’efficienza finisce che aumentiamo la nostra dipendenza dai fossili invece di ridurla.

Allora, non è il caso di usare l’ascia per fare certe distinzioni; se uno si mette i doppi vetri in casa per risparmiare qualcosa, fa benissimo. Io, per esempio, i doppi vetri ce li ho e anche l’isolamento del tetto. Ma bisogna dire chiaramente che bisogna investire per il futuro e questo vuol dire investire per liberarsi dei combustibili fossili. Per fare questo bisogna investire sulle rinnovabili. Lo possiamo fare già oggi: il presente dell’energia è tutto rinnovabile. Solo così potremo liberarci veramente dai fossili.

Ma, attenzione, il fatto di avere energia rinnovabile in abbondanza non vuol dire che tutti i problemi sono risolti. Assolutamente no. L’energia è importantissima, fondamentale; certo. Però ricordiamoci anche che non possiamo mangiare elettroni. Non possiamo nutrirci attaccandoci a una presa di corrente. E il fatto di avere energia elettrica non vuol dire risolvere il problema dell’agricoltura, dove l’erosione da sovrasfruttamento sta distruggendo le nostre risorse. Non è un problema facile da risolvere.

L’altro problema è quello delle risorse minerali. Qui, certamente, avere energia elettrica aiuta molto, ma non basta. Le risorse minerali si esauriscono e per tirar fuori minerali da risorse sempre più disperse ci vogliono quantità tali di energia che non ce la facciamo neanche con il kitegen. Bisogna usare bene le risorse che abbiamo: questo è un limite reale. Conservare e riciclare le risorse minerali vuol dire lasciarle ai nostri discendenti che ne avranno disperatamente bisogno. Ma, anche qui, certe cose le abbiamo capite al contrario, pensando che l’energia sia l’unico problema. Così, per esempio, incoraggiamo l’incenerimento dei rifiuti con il discorso che se ne può tirar fuori un po’ di energia. Ma, così facendo, riduciamo la parte inorganica dei rifiuti in una cenere dalla quale poi non si può riciclare niente. E’ un altro modo con il quale ci stiamo facendo dei danni da soli.

Tuttavia, credo che possiamo essere ottimisti. Se possiamo risolvere il problema energetico, e lo possiamo fare, questo ci aiuterà a risolvere gli altri problemi: senza energia di sicuro non possiamo fare niente. Basta ricordarsi che il presente dell’energia è tutto rinnovabile.


Qualunque cosa ti chiedano, la risposta è “non si può fare”

solar

Tempo fa, parlavo con uno dei tecnici dell’ufficio urbanistica di un comune che non nominerò. Mi ha detto qualcosa tipo: “lo sai che il tale vuol mettere 30 kW di fotovoltaico sul suo terreno? Ora dobbiamo trovare il modo di non farglielo fare.” Non mi ha spiegato perché non voleva quell’impianto; mi è parso che per lui fosse del tutto ovvio che non si doveva fare.

Ci potrebbe essere, per la verità, una ragione seria e ponderata per opporsi a impianti fotovoltaici situati su terreno agricolo. In effetti, sembrerebbe una sciocchezza sprecare buon terreno agricolo per questo scopo. Molto meglio metterli sui tetti degli edifici. E’ anche vero che, al momento, la frazione di territorio occupata dagli impianti fotovoltaici in Italia è talmente infinitesimale che è – come minimo – prematuro preoccuparsi dei danni che questi possano fare all’agricoltura.

In realtà, credo comunque che ci fossero due ragioni per le quali il mio tecnico dell’ufficio urbanistica non voleva quell’impianto: 1) Il territorio è di competenza dell’ufficio urbanistica (altresì detto “ufficio tecnico”). Usare il territorio per scopi che non sono urbanistica vuol dire chiedersi come mai l’ufficio tecnico ha almeno cinque o sei impiegati che afferiscono all’assessorato all’urbanistica, mentre l’assessorato all’ambiente non ne ha nemmeno uno; anzi non ha nemmeno una scrivania per l’assessore. 2) Qualunque cosa gli chiedano, un buon impiegato dell’ufficio tecnico deve sempre rispondere “non si può fare”.

In effetti, questa mia impressione viene confermata da una recente segnalazione che ho avuto da Marco Giovannoni che mi racconta come in un altro comune (anche questo non lo nominerò) il sindaco si è opposto all’installazione di un impianto fotovoltaico a terra con le seguenti argomentazioni:

Si toglie alla produzione agricola buona terra.
– Aumenta il valore dei terreni.
– Si recintano i terreni.
– Non è chiaro come verranno smaltiti i pannelli a fine ciclo.

Ammettiamo che il sindaco abbia chiesto all’ufficio tecnico un’opinione su questa cosa, direi che la mia opinione è completamente confermata: questi hanno seguito la buona regola che “qualsiasi cosa ti chiedono, la risposta è ‘non si può fare'”