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Mobilità, fotovoltaico e la moneta universale

 

Sabato è il giorno dei discorsi leggeri e delle conversazioni da caffè.

Con questo spirito “disimpegnato”, giro un bel grafico riassuntivo, un semplice vademecum del viaggiatore, che mi è arrivato dal Newsgroup NTE. I numeri che vedete sono le libbre di co2 per viaggiatore per viaggio. Calcolate per i vari mezzi di trasporto su lunghe medie e corte distanze. Per ottenere i litri di benzina, tanto per avere un parametro alternativo, dovreste dividere per circa 5 i valori indicati. Che un SUV con un solo viaggiatore sia il mezzo più dispendioso in assoluto ( se si eccettuano certi mezzi militari come il carro armato M1 o un caccia F22) in termini di energia e risorse, non è certo una novità. Quel che è interessante, semmai, è notare come il treno, a causa della non saturazione dei posti, non è obbligatoriamente il mezzo più economico in assoluto, anche nella sua versione elettrica ( negli USA i treni sono ancora diesel, sulle lunghe perocrrenze). L’auto elettrica, come si vede è solo marginalmente meno inquinante di quelle ibride a causa della natura delle centrali di produzione di energia elettrica che negli USa sono prevalentemente a carbone ( seguite da quelle  ad olio combustibile, nucleari, idroelettriche etc. etc). Da noi i dati sarebbero stati un poco più incoraggianti grazie ad una maggior presenza di centrali a gas e ad una discreta percentuale di energie rinnovabili.

La cosa interessante è la conclusione: pochi kWp di pannelli fotovoltaici sono sufficienti alla percorrenza annua di un’auto elettrica. Inoltre, aggiungo, un auto passa la maggior parte del tempo ferma e quindi ha la possibilità di avere sempre, al momento del bisogno, le batterie perfettamente cariche. La logica conseguenza è che un modo per rendere più rapida la transizione verso le energie rinnovabili è la realizzazione di diffusi parcheggi di scambio per i veicoli elettrici, Dove gli utenti possono ricaricare al prezzo di mercato dell’energia Oppure, SE hanno energia a sufficienza, possono decidere di venderla, riversandola, per un quantitativo dato, in rete. Ancora oggi la maggior parte degli ENORMI parcheggi dei supermarket e dei garage privati di cui, immancabilmente, buona parte delle abitazioni USA è dotata NON hanno il fotovoltaico a coprirli. Il risparmio ottenuto ricaricando un veicolo elettrico con l’energia prodotta da una pensilina fotovoltaica sotto il quale è parcheggiato  ed usandolo al posto di  un auto comune è in grado di ripagare nel giro di qualche anno ( dipende dal paese) il costo dell’impianto stesso. Senza contare ovviamente che in prospettiva, come qui tante volte ricordato, i milioni di veicoli elettrici fermi in ogni dato istante costituiranno, senza extracosti ma anzi con qualche vantaggio anche per i loro possessori, un importante sistema di stoccaggio e redistribuzione dell’energia prodotta. Vi sembra complicato? Pleonastico? non realizzabile? beh, pensate un attimo a quel che abbiamo imparato a ritenere parte della vita di tutti i giorni in questi ultimi venti anni: Internet ed il cellulare…Se pensate all’incredibile complessità che abbiamo imparato a gestire ed usare anostro vantaggio in questi anni, capirete che, nel momento in cui se ne creeranno le condizioni, sia in terimni sistemici che politici/legislativi, le cose si metteranno rapidamente in moto e quel che oggi ci sembra poco probabile, ovvero un mercato dell’energia davvero libero in cui ogni utente, può diventare in ogni istante un produttore e viceversa, sarà qualcosa di talmente ovvio che non ci faremo nemmeno caso. In quel momento sarà anche nata,en passant, una moneta comune, con un valore soggetto  ad oscillazioni, ma per definizione condiviso da tutti: il kWh.

Il fotovoltaico gonfia le bollette? E’ vero il contrario!!!

Ancora un ottimo lavoro del comitato scientifico di Aspo Italia, insieme a Cautha srl, che mostra che, in prospettiva, il fotovoltaico contribuirà a DIMINUIRE e non ad aumentare i costi della bolletta energetica italiana e questo sopratutto per le imprese più energivore.

Di seguito il comunicato, che sintetizza le risultanze dello studio, mentre il documento completo è disponibile a questo link.

Ringraziamo Giuseppe Artizzu, Carlo Durante, Francesco Meneguzzo, Pietro Pacchione, Federica Zabini,  per la stesura del testo e le ricerche e simulazioni correlate.

Credo che sia, scusate l’APPARENTE iperbole, una vera pietra miliare, che dimostra, PROPRIO agli UTENTI INDUSTRIALI dei settori energivori che il fotovoltaico e le altre energie rinnovabili danno un contributo ed hanno un interesse che va MOLTO oltre la semplice vantaggiosità dell’investimento e coinvolge le strategie, in grande del sistema industriale del paese. Per questo motivo e per la rilevanza degli argomenti trattati, non si tratta, ce ne rendiamo conto di un documento alla portata della famigerata “casalinga di Voghera”. Tuttavia la ben più sagace lavandaia di Via dell’Oche ci è arrivata, a comprenderlo e conto sul fatto che la maggior parte dei nostri lettori potranno non solo afferrare la portata della cosa ma anche entrare nel merito e, se del caso, confutare o confermare quanto sostenuto. Buona lettura.

 

IL SOLE LA FA IN BARBA AL PREZZO DELL’ELETTRICITÀ
ANALISI EMPIRICA CONDOTTA DA ASPO ITALIA INSIEME A CAUTHA Srl
18 Aprile 2011
Gli incentivi al fotovoltaico gonfiano la bolletta?
Probabilmente no: è sempre più evidente che grazie al fotovoltaico il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è stabile nonostante l’incremento del prezzo internazionale di petrolio e gas. Il punto di forza del fotovoltaico è che la massima produzione si registra nelle ore di massima insolazione, proprio quando più alto è il costo dell’energia elettrica prodotta da fonte tradizionale. È evidente quindi l’effetto calmierante del fotovoltaico sul prezzo dell’elettricità, effetto che sarà sempre più marcato, grazie alla riduzione degli incentivi* e all’aumento del prezzo del gas naturale (la principale fonte fossile con cui si produce energia elettrica in Italia).
Utilizzando dati di Terna e del GME per i 31 giorni lavorativi dal 1 marzo al 14 aprile scorsi, ASPO Italia e Cautha S.r.l. hanno osservato che:
– Il fotovoltaico ha prodotto energia pari a circa 260 GWh, che costeranno circa 106 milioni di euro di incentivi*, pagati ai proprietari degli impianti fotovoltaici attraverso sovrapprezzi sulle bollette degli utenti elettrici;
– La produzione solare ha riguardato in parte significativa le ore di massima domanda di energia elettrica, riducendo la produzione richiesta alle centrali tradizionali meno efficienti. In questo modo il fotovoltaico ha calmierato il prezzo dell’energia da un minimo di 1 euro/MWh ad un massimo di circa 15 euro/MWh, generando un risparmio fra 21 e 34 milioni di euro (dal 20 al 32% dell’onere di incentivazione);
– Tale effetto sarà verosimilmente ancor più accentuato in estate quando, per effetto dei condizionatori, le punte di fabbisogno saranno più alte e l’irradiazione solare sarà massima.
Sono risultati molto interessanti, visto che siamo ancora in primavera, la capacità installata fotovoltaica sta continuamente crescendo e il costo dei combustibili è in aumento: a breve, il contenimento del costo dell’energia in bolletta sarà quindi ancora più marcato. I grandi consumatori energivori (acciaierie, cartiere, vetrerie), che godono di agevolazioni rispetto agli oneri di incentivazione delle fonti rinnovabili, in alcuni casi beneficiano già di una bolletta potenzialmente più leggera nonostante il peso degli incentivi.
“Il sole può sgonfiare le bollette”, e non è una leggenda metropolitana!
Senza dimenticare che le energie rinnovabili sono un investimento per la salute e la sicurezza energetica dei nostri figli, ed un’opportunità strategica per il Paese (sviluppo tecnologico e industriale delle nostre aziende, incremento della base fiscale e rafforzamento della bilancia dei pagamenti).

*A base dell’analisi si è assunto un valore storico più che cautelativo per l’incentivazione del fotovoltaico, pari a € 404 / MWh. I nuovi sistemi incentivanti (Terzo e, in fieri, Quarto Conto Energia) prevedono incentivi molto meno generosi. Ovvero i prossimi impianti fotovoltaici costeranno sempre meno e l’effetto benefico sulla bolletta sarà sempre più marcato.

Un pericolo mortale ci sovrasta: le rinnovabili !!

 

Vi ricordate Johnny Stecchino/Benigni che, preso un taxi a Palermo veniva messo in guardia dal tassista su due gravissimi problemi endemici della città ovvero…il traffico e la carenza di acqua potabile? Il dialogo, ovviamente, era surreale e suscitava grandissima ilarità nel pubblico tutto.

Ecco.

Lo stesso sta succedendo in questi mesi con le energie rinnovabili, che sono soggette ad un vero e propro fuoco di sbarramento ed accusate di ogni nefandezza e nequizia tra cui, addirittura, l’aumento del costo della vita.

E’ una campagnia stampa premeditata a cui Aspo risponde con vigore grazie ad un ottimo documento di Francesco Meneguzzo, membro del Comitato scientifico dell’associazione, che sbugiarda questo ed altri tentativi di disinformazione.

Il documento è disponibile a questo link.

Qui riporto solo un paragrafo, che spero risvegli la vs. curiosità.

“proprio l’aumento della potenza da fotovoltaico, unica fonte che sta crescendo così tanto … contribuirà a tenere bassi i prezzi dell’elettricità nel paese, nonostante l’aumento della domanda. I prezzi dell’elettricità all’ingrosso … quest’anno (2010, NdA) non saliranno, nonostante la domanda sia cresciuta del 4%. Rimarranno bassi, anche perché legati al valore di scambio del gas naturale, in questo periodo molto basso, con la conseguenza … che le grandi centrali a carbone potrebbero vedere i loro profitti dimezzati nei prossimi 12 mesi”.

Striscia la Notizia: la disinformazione si aggrava e nel frattempo ASPO diventa il Grande Fratello

Questa volta Ricci l’ha davvero combinata grossa. Il Servizio di Striscia la Notizia sulle truffe potenzialmente possibili nel settore del fotovoltaico, ai danni del GSE e quindi, in ultima istanza, di noi tutti, ha sollevato un vespaio di polemiche, anche in seguito al nostro Post, che è stato ripreso da fonti autorevoli  o addirittura vere e proprie pietre miliari dell’informazione on line e non solo, uno per tutti: l’Espresso che ha citato Giornalettismo e Massimo Malerba del Popolo Viola, che avevano, come vedrete qui sotto, citato noi.

Orbene: si è scatenata una vera e propria bagarre, nata da un post di una di queste pietre miliari, Giornalettismo, appunto, che ci aveva citato correttamente e che ha accusato, con qualche fondatezza, apparentemente, il celeberrimo movimento del “Popolo Viola” di aver fatto altrettanto, senza citare la fonte ( cioè noi!!).

Apriti cielo ! Si è scatenata una guerra di Flames di smentite e di conferme puntigliose, in cui, tra parentesi, è  diventata pubblica una grave “faida” in corso all’interno del popolo viola stesso.  Quest’ultima è una logica conseguenza di una dinamica che conosco bene, avendola vista svolgersi già una volta con il movimento Cinque Stelle Fortunatamente, almeno per ora, senza arrivare alle estreme conseguenze.

Nel frattempo la Redazione di Striscia ha redatto una risposta stereotipata, inviata un poco a tutti i bloggers e siti di informazione che avevano parlato/scritto della vicenda e quindi anche a noi, che troverete in fondo a questo post, oppure persa tra le risposte al post originale. Infine, per sovrammercato, la puntata di ieri di Striscia ha avuto come fulcro un lungo servizio, condito delle solite caustiche battute di Greggio&Hunziker diretto in particolar modo contro il Gruppo L”Espresso/La Repubblica e gli altri, come , che avevano osato insinuare la presenza di qualche manina &/o manona dietro la regia di quel servizio.

Devo dire che il nuovo serivzio autoasslutorio è, se possibile, perfino peggiore di quello “incriminato”.

In esso si mostra come, secondo il sedicente “esperto”, con un paio di fili si potrebbe “taroccare”, ingannandolo, il contatore che misura l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico e quindi truffare pesantemente, lucrando su energia mai prodotta. Non voglio scendere in dettagli tecnici ma invito a considerare due fatti.

1)Il sistema proposto prevede sostanzialmente di connettere in modo DIRETTO il contatore in ingresso con quello in uscita. in questo modo abbiamo un assorbimento, ad esempio di 1100 Watt che viene riversato, come se fosse produzione fotovoltaica, nel contatore in uscita. La cosa, ovviamente, è ridicola e destinata ad essere scoperta in tempi MOLTO brevi. Per un motivo molto semplice.

2) I contatori recenti, e quelli degli impianti fotovoltaici, per ovvi motivi, lo sono, sono tutti in grado di operare in telemisura.

In altri termini: non c’e’ bisogno di un esperto che venga e verifichi la truffa sul campo. Essa può essere scopertà in modo automatico, semplicemente incrociando i dati, in telemisura, di contatore in entrata e contatore in uscita.

La truffa, quindi, cosi come mostrata, è del tutto puerile e corrisponde, più o meno ad evidenziare come le banche possano mettere a rischio i vostri beni/risparmi lasciati in custodia, lasciando aperta la porta sul retro e/o disinserito il sistema di allarme. Il cappellino finale, letto da Greggio, in cui Ricci, il patron di Striscia, tende a ribadire cheloro sono favorevoli alle rinnovabili, in questo contesto, lascia il tempo che trova e pare piuttosto un affannoso tentativo di recupero che finisce per peggiorare le cose.

Sarebbe stato meglio ammettere la scivolata. Capita a tutti, anche ai più bravi e non v’e’ vergogna quando l’errore è fatto in buona fede ( basta non esagerare, ovviamente, con la frequenza)

Come in tutti settori, chiudo,  specialmente quelli ancora immaturi, le truffe esistono anche in quello delle energie rinnovabili ma, pur facendo notizia, sono apparentemente piuttosto rare e certamente non cosi semplici da mettere in pratica, non ora, per lo meno.

Piuttosto, se Striscia la Notizia volesse, potrebbe fare un bel servizio su un clamoroso spreco di denaro pubblico, perpetrato iin sardegna, nella splendida Isola di Carloforte, dove da ormai diversi anni un enorme impianto fotovoltaico ed eolico, un vero gioiello, interamente finanziato con fondi pubblici, giace nel piu’ totale stato di abbandono, senza che l’amministrazione faccia nulla, essendo impegnata, almeno ai tempi del post in questione, nell’approvazione di devastanti masterplan, che prevederebbero il raddoppio dei metri cubi di edificato sul’Isola. Dopo aver scritto un Post, in seguito ad un sopralluogo in zona, ho ovviamente scritto a striscia ed ai suoi inviati Sardi ma con nessun successo e/o riscontro.

Visto che, a quanto pare, per imperscrutabili quanto imprevedibili motivi noi di Aspo siamo in questo periodo alquanto citati/ripresi,  chiederei ai nostri entusiasti lettori ed ai bloggers e  siti di informazione varie di darci una mano a far conoscere e, ove possibile, portare a soluzione,  lo scandalo della Centrale fotovoltaica abbandonata di Nasca.

Questo si che sarebbe un bel colpo, nel più classico ( ed apprezzabile) stile di Striscia!! Datevi da fare, Redazione!!!

In ogni caso fa uno strano effetto essere diventati, dal nostro piccolo angolino di mondo, alquanto diverso da una affollata redazione di un giornale o da una frenetica cabina di regia, una specie di “grande fratello” dell’informazione, semplicemente cercando di riportare notizie, fatti e considerazioni in modo, per quanto possibile, obbiettivo e non inutilmente ideologico. Il tutto con il gatto che fa le fusa appollaiato sopra il vecchio schermo catodico e/o con la bimba che accanto a te fa i compiti di matematica.

Tanto potè, ritengo, la fame di informazione libera nel nostro paese.

Di seguito la risposta della Redazione di Striscia la Notizia.

Vi scriviamo in risposta al vostro post odierno che moltissimi telespettatori, seguendo il vostro invito, ci hanno girato.

Ci teniamo a precisare, in primo luogo, che le vostre accuse e illazioni sono del tutto infondate e sinceramente incomprensibili. Il fatto di denunciare una truffa è la cosa più normale per Striscia la Notizia: lo abbiamo sempre fatto, nei settori più disparati, e non vediamo perché questa volta dovrebbe essere diversa da tutte le altre. Siamo favorevoli alle energie rinnovabili e non c’è in noi il minimo intento di fare campagna a favore del nucleare: vi invitiamo a rivedere il Tapiro consegnato ieri da Staffelli al ministro Romani ( (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12968 ), e l’intervista di Cristina Gabetti a Jeremy Rifkin (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12268 ), trasmessa il 1° gennaio 2011.

Domani, inoltre, abbiamo già programmato la messa in onda di un servizio in cui si darà spazio e risposta a tutte le obiezioni sollevate nei confronti del servizio di Max Laudadio e sarà data voce a chi opera nel settore del fotovoltaico.

Precisiamo infine che Massimo Burzi è un imprenditore attivo da molto tempo nel campo dell’energia e quindi assolutamente titolato a dire la sua sull’argomento. Il fatto che conosca personalmente Antonio Ricci è quindi del tutto irrilevante nello specifico dell’inchiesta.
A questo proposito potrete trovare sul nostro sito http://www.striscialanotizia.mediaset.it/ ulteriori chiarimenti.

Vi invitiamo quindi a seguire i nostri prossimi servizi sull’argomento.

Cordiali saluti

La Redazione di Striscia la Notizia

Striscia la notizia o la disinformazione?

Il “buon” Antonio Ricci, a quanto pare, sarebbe stato beccato a fare plateale Lobbing CONTRO le rinnovabili, fino al punto di mettere su un siparietto sostanzialmente falso.

La cosa non mi stupisce. Le cronache ci riportano numerosi casi di ex guerriglieri della libera informazione caduti sulla Via di Damasco.

Vi giro, quindi, senza ulteriori commenti, una mail arrivatami. Per quel che ho potuto verificare, mi pare che quanto ivi riportato sia sostanzialmente corretto.

Buongiorno,
volevamo chiedere il vostro aiuto per contrastare l’opera di disinformazione a cui siamo sottoposti dai media in questi giorni sul tema “Energie Rinnovabili”, evidentemente pilotata dai poteri forti che hanno l’interesse a screditare le fonti rinnovabili a sostegno della scelta scellerata di investire sul nucleare in Italia.
Ieri sera è andato in onda un servizio di striscia sul fotovoltaico (il secondo servizio in meno di una settimana sull’argomento) che denunciava “la possibilità di manomettere i contatori enel, in modo da dichiarare una produzione di energia maggiorata e percepire un incentivo statale piu alto!”

QUI L’INTERO SERVIZIO –
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12948

1) La fantomatica truffa non è assolutamente possibile perchè una delibera dell’AEEG 88/07, 89/07, 90/07 e succ. modif. prevede che se un impianto produce dal 30% in più di quanto previsto in base alle tabelle UNI 10340 è immediatamente sottoposto a controllo.

2)Massimo Burzi, Il personaggio spacciato per “Esperto di Energia” è completamente falso, si tratta di un amico intimo di Antonio Ricci e di tutto lo staff di Striscia la notizia, assoldato e pagato per recitare un copione!

Qui varie prove fotografiche dell’imbroglio di striscia –

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=194712297236113&set=o.186262201408932
&theater&pid=503438&id=100000920334168

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=1845744634229&set=o.186262201408932&t
heater&pid=31870770&id=1559061092

qui il link della fotogallery del suo sito ufficiale, addirittura
fotografato con l’intero staff di striscia –
http://www.burzi.net/fotogallery/index.html

E’ UNO SCANDALO!
Ieri vi ho segnalato la censura del programma L’arena di Giletti che affrontava il tema rinnovabili, oggi è la volta di Striscia, che da paladini della verità, si trasformano in un teatrino di burattini, confezionando un servizio ad hoc con attori e fal! se dichi arazioni col solo scopo di gettare fango sul fotovoltaico.
Il nostro è un appello di cuore, perchè possiate finalmente dire la verità su questi temi e smascherare chi è al servizio delle lobby e tenta di affondare un settore che conta più di 150.000 lavoratori a forte rischio disoccupazione.

Il punto sul fotovoltaico a terra ed altre quisquilie.

Francesco Meneguzzo e Luca Pardi,  in un efficace articolo, fanno brevemente il punto sulle questioni più discusse che riguardano le F.E.R. ed in particolar modo il fotovoltaico.

Incentivi per le fonti rinnovabili e difesa del territorio

21-02-2011

Luca Pardi segretario di “Rientro Dolce”

Francesco Meneguzzo Ricercatore CNR, esperto di energia.

Ci sono molti tipi di ambientalismo. C’è quello NIMBY, che tutti conoscono: Not In My Backyard (non nel mio cortile) che si oppone ad ogni impianto di qualsiasi tipo purché non sia da qualche altra parte. C’è l’ambientalismo dei cocomeri, verdi di fuori e rossi di dentro. Aspettano da decenni la caduta del capitalismo e se la forza dirompente della Classe non c’è riuscita può darsi che alla fine ci riesca il cambiamento climatico o il picco del petrolio. C’è l’ambientalismo mistico, quello di coloro che vogliono instaurare un nuovo contatto o un nuovo patto con Madre Natura. Quello volontaristico, sempre apprezzabile e che in qualche misura ci coinvolge tutti, di coloro che iniziano dalla propria vita, riciclo, differenziazione, riduzione dei consumi di carburante e di carne ecc. Poi c’è un ambientalismo pragmaticoche è il contrario del NIMBY, ma spesso finisce per accettare praticamente tutto purché non sia marginale e irrilevante: vanno bene i rigassificatori e vanno bene le centrali a carbone, come potremmo farne a meno? E vanno bene i progetti edilizi purché fatti bene, il mattone è il volano dell’economia! E le autostrade? Certo, strade e autostrade sempre realizzate per risolvere un problema della viabilità che non è mai stato risolto. E inceneritori, e infrastrutture grandi e piccole come TAV, TAC e via velocizzando trasporti di merci e persone che di velocità non hanno bisogno già ora, ma ancor meno ne avranno in futuro, porti, interporti, aeroporti, nuovi stadi per un calcio alla canna del gas, piste da sci con annessi impianti di risalita, il tutto in un territorio già pesantemente infrastrutturato. L’ultima che ho sentito è il progetto di un aeroporto in provincia di Viterbo da costruire in una zona di interesse geologico e archeologico.

Di fronte a quest’ultimo ambientalismo viene voglia di aderire ad una forma estrema ed estesa di NIMBY: l’ambientalismo BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything = Non costruire assolutamente nulla da nessuna parte vicino a niente), poi però mi rendo conto che qualcosa si deve pur fare per mantenere in piedi un minimo di civiltà in un mondo con risorse fossili in via di esaurimento (non si esauriranno mai, ma saranno sempre più difficili da estrarre con costi economici ed energetici crescenti). E questo qualcosa consiste anche in una fitta rete di impianti basati sulle fonti di energia rinnovabile (FER). Ci sarà anche altro da fare, ovviamente, ma la disponibilità di energia, o meglio di potenza (flusso di energia nell’unità di tempo), è una condizione necessaria anche se non sufficiente. Di più, un volume consistente, anche ben oltre il 50%, di energia elettrica prodotta per mezzo di fonti rinnovabili costituisce la precondizione necessaria affinché uno sforzo di miglioramento dell’efficienza energetica possa sortire gli effetti sperati e non esattamente il contrario! Prima, quindi, la produzione da fonti rinnovabili, e *poi* l’efficienza energetica!

Le FER godono di un regime di incentivi ovunque nel mondo, in Italia questi incentivi sono particolarmente vantaggiosi. Il sistema degli incentivi è necessario per superare il gap economico con le fonti tradizionali che sono incentivate in modo nascosto. Le fonti fossili: carbone, petrolio, gas hanno un sussidio entropico (o ecologico), cioè non pagano i danni che recano all’ambiente e alla salute. Il nucleare e in una certa misura anche i fossili hanno inoltre goduto del sussidio militare. L’IEA stima che i sussidi alle fonti fossili ammontassero globalmente a 321 miliardi di dollari nel 2009.

In Italia i sussidi alle fossili sono di vario tipo, dal sostegno al trasporto su gomma sotto forma di rimborsi per i pedaggi autostradali, allo sconto ai grandi consumatori, fino ai contributi statali, a valere sulla fiscalità generale, per la “rottamazione”, paradossalmente giustificata con la riconversione ecologica.
A questo si aggiunge la vera e propria truffa del c.d. “CIP6”, decine di miliardi di Euro devoluti in quasi 20 anni dagli utenti elettrici prevalentemente ai raffinatori di prodotti petroliferi,di cui ormai tutto si sa e che è stato bloccato limitatamente alle nuove convenzioni, non disponendo però degli strumenti giuridici per bloccare le convenzioni già stipulate.

Far pagare gli incentivi a chi consuma energia è l’unico modo che abbiamo nella corsa contro il tempo verso una riduzione sostanziale della dipendenza dai fossili. Purtroppo una fetta consistente degli incentivi CIP6 invece di andare, come doveva e dovrebbe essere, alle vere FER viene in gran parte mangiato dalle cosiddette assimilate. Tali fonti, appunto, includono la gassificazione dei residui di raffineria, una delle attività principali della Saras di Moratti, e in misura minore altre porcherie fra cui i cosiddetti rifiuti solidi urbani che altro non sono che materiali di scarto della nostra società consumistica che potrebbero essere, almeno in parte, riciclati e riusati, laddove energeticamente conveniente, o comunque valorizzati anche termicamente ma per mezzo di impianti più avanzati ed efficienti rispetto ai classici inceneritori.

Secondo la relazione dell’autorità dell’energia uscita recentemente risulta che dal 2001 al 2009 la remunerazione delle rinnovabili in CIP6, ammonti a circa 14,5 miliardi di euro mentre quella delle assimilate ammonterebbe a più di 34 miliardi di euro. Occupiamoci dunque e in modo aggressivo del Cip6, cercando alleanze che certamente nel mondo ambientalista non mancherebbero, e poi anche delle torri eoliche improduttive dei furboni, …. poi, molto poi, al problemino del FV a terra.

Dunque, prima di attaccare la “sovraincentivazione” delle FER sarebbe bene eliminare l’incentivazione secolare delle fossili e del nucleare e quella più recente ma non meno dannosa delle assimilate.

Inoltre sarebbe opportuno incardinare una battaglia per la difesa del suolo chiedendo una moratoria sulle costruzioni di nuovi capannoni, centri commerciali, strade ed autostrade, e di nuovi insediamenti residenziali, prima di andare a vedere quanti ettari occupano gli impianti eolici o quelli fotovoltaici.

Secondo gli obiettivi l’Italia dovrebbe aver installato 8000 MWp (Mega Watt di picco) di fotovoltaico nel 2020. La superficie necessaria a tale scopo corrisponde a circa 20000 ha (ventimila ettari) da confrontare con i 750 000 (settecentocinquantamila) ha di territorio consumato dal 1995 al 2006 (dati ISTAT) per la somma di edilizia residenziale, produttiva (capannoni) e infrastrutture (alta velocità, strade e autostrade ecc).

(Un rapporto di quasi  QUARANTA AD UNO, ndr).

Altro che TAV o TAC, la più grande e la meno impattante opera pubblica oggi è quella della ristrutturazione, fisica e logica, delle reti di trasmissione e distribuzione, in modo da renderle in grado di sostenere l’immissione di volumi crescenti di potenza intermittente dalle nuove fonti rinnovabili – intermittente e non programmabile ma certamente “prevedibile” con gli ordinari strumenti meteorologici. Trasformare cioè la struttura della rete dal paradigma centralizzato delle gigantesche produzioni locali al paradigma delle “smart grids” in gradi di connettere sul livello locale le mini-centrali di produzione ai centri di consumo.

Dunque, dicevo, 20000 contro 750 000 ettari. Inoltre la quota a terra non occuperebbe comunque l’intera superficie. Quindi si sta parlando di una cosa che riguarda una percentuale inferiore al 20/750 = 2,6 % del territorio che è passato da destinazione agro-forestale ad altra destinazione. Ma non basta, in realtà i dati dal 2006 in poi sono carenti (e sono carenti per difetto anche quelli precedenti) quindi la percentuale si riduce ulteriormente.

Infine, il terreno agricolo soggetto a installazioni fotovoltaiche sarà sempre del tutto reversibilmente riutilizzabile per le attività agricole, in quanto le tecnologie attuali consentono di non utilizzare cemento per le fondazioni e di mantenere le “stringhe” fotovoltaiche a debita distanza reciproca; tra l’altro, si tratterà sempre di terreno agricolo di basso pregio e per lo più incapace di fornire redditi adeguati, avendo i Comuni a disposizione fin dal lontano 2003 – D.Lgs 387/2003 tutti gli strumenti per impedire la realizzazione di impianti su terreni agricoli interessati da produzioni tipiche, biodiversità, pregio paesaggistico, ecc.
Per non parlare dei redditi generati e distribuiti nel mondo agricolo, utilizzabili per il miglioramento e la modernizzazione delle stesse aziende agricole, delle misure di compensazione a favore degli Enti Locali, che significano cassa in un periodo di penuria, dell’occupazione stabile creata sul territorio per opere di manutenzione degli impianti e del terreno (e delle opere di mitigazione paesaggistica), della guardiania, della progettazione, della posa in opera, ecc.

Ma in un mondo in cui qualsiasi politico di destra o di sinistra (qualsiasi cosa significhino ormai questi termini vetusti) compare in televisione o su i giornali per affermare l’imperativo categorico di rilanciare la crescita secondo le modalità del secolo scorso, chi ha il coraggio di fare il controcanto? Pensavo che i radicali lo avessero invece, pur essendo tra i pochi ad aver almeno detto qualcosa sul CIP6, sembra che si stiano imbarcando in una battaglia per la difesa del suolo il cui principale obbiettivo sono i “nuovi palazzinari” delle rinnovabili.

Intendiamoci, come ho detto, i furbi esistono anche in questo campo, installare torri eoliche in zone poco ventose è un’azione criminosa (e stupidissima) perché rende meno credibile tutto il progetto di riconversione alle fonti rinnovabili. E’ giusto denunciare le storture indotte dal sistema degli incentivi. Ma sarebbe giusto farlo affrontando caso per caso e all’interno di una campagna seria di tutela del territorio e del suolo e del portafoglio dei cittadini, che affronti tutti i nodi enunciati prima. Purtroppo non è così. E in questo modo i radicali rischiano di apparire i campioni della campagna contro le rinnovabili in combutta con i furbissimi industriali del petrolio e del nucleare. Una scelta miope e superficiale anche e soprattutto in relazione al declino delle fonti fossili e, evidenza non sufficientemente chiara, alla cronica e inesorabile insufficienza delle risorse di materiale fissile.

Le energie rinnovabili e la loro intermittenza: per ora un “falso” problema

Era circolata in rete, nei giorni scorsi, la notizia che l’obbiettivo di 7 GWp di impianti fotovoltaici, previsto per il 2020 fosse già stato raggiunto al 31 Dicembre 2010.

Le cose, in realtà, non stanno cosi, il GSE ha appena fornito i dati “quasi” definitivi al 31 Dicembre 2010 e gli impianti terminati a quella data risulterebbero 54106, pari a 3771 MWp, mentre quelli già allacciati sono circa 144800 per 2903MWp. Chiaramente molti di quelli che hanno comunicato la fine lavori sono ANCHE entrati in esercizio entro il 31/dicembre 2010, ma non tutti.

Per avere un numero approssimativo ragionevole, bisogna prendere gli impianti installati ed in esercizio al 31 Dicembre 2009 e sommargli tutti quelli per cui è stata dichiarata la fine lavori alla data del 31 Dicembre 2010.

Cosi facendo avremmo 1135+2903= 4038 MWp quando tutti gli impianti che hanno dichiarato la fine lavori saranno allacciati. In ogni caso, vada come vada, è stato un anno irripetibile per il fotovoltaico italiano, con una triplicazione degli impianti installati rispetto al 2009, che già aveva visto un raddoppio rispetto al 2008 che a sua volta aveva visto una quadruplicazione rispetto al 2007. In pratica siamo passati dai 9 Megawatt del Dicembre 2006 ai potenziali 9 Gigawatt ( se il trend continuasse, cosa niente affatto ovvia) del Dicembre 2011: una crescita di un fattore mille in soli 5 anni!!

Cosa succederà alla rete di distribuzione italiana, quando l’eolico ed il fotovoltaico costituiranno una % importante della produzione di energia elettrica in Italia?

Si è sempre detto che non si poteva superare la soglia del 15-20% del totale, altrimenti vi sarebbero stati seri problemi di bilanciamento della rete elettrica.

Sicuramente la rete elettrica italiana è da migliorare ed aggiornare ma basta una semplicissima simulazione per verificare che in realtà, a patto di poter distribuire bene l’energia sul territorio, non vi dovrebbero essere soverchi problemi anche per quote di fotovoltaico ed eolico molto superiori a quelle attuali. Senza sfrucugliare troppo, potete fare riferimento all’immagine che apre questo post. Si tratta del giorno a maggior consumo del Dicembre 2010 nel quale, per prova, avevo espanso di CINQUE volte la produzione elettrica di QUEL giorno, da fonti rinnovabili intermittenti, eolico e fotovoltaico.

Come vedete, anche in questa simulazione, sarebbe stato agevole gestirne le oscillazioni, dovute al mutare delle condizioni atmosferiche, anche solo utilizzando la rapida modulabilità delle centrali idroelettriche. IN un giorno estivo, specialmente nella prossima estate, si sarebbe visto molto chiaramente la crescita e poi il declino della produzione fotovoltaica, chiaramente molto scarsa in questo giorno di Dicembre ma le cose non sarebbero state sostanzialmente diverse.

Piu’ in generale nel nostro paese, a fronte di consumi che non superano i 50 GW di picco, abbiamo una potenza complessiva installata di oltre 100 GW. Anche se molte centrali risultano ferme a lungo termine, la potenzialità è tale da poter coprire, ampiamente, qualunque oscillazione legata alle coondizioni meteoclimatiche.

Se è vero che basta una nuvola per far crollare la produzione di un dato impianto fotovoltaico è anche vero che per far crollare quella di una intera regione ci vorrà un bel fronte nuvoloso, che si formerà/passerà in un arco temporale di alcune ore, dando ampio margine per mettere in produzione qualche centrale in stand-by. Le cose diventeranno piu’ difficili, sicuramente, tra quindici o venti anni. Ma quel punto il progetto desertec e le reti europee ci metteranno in grado di poter fare fronte alle nostre necessità anche senza ricorrere alle centrali convenzionali. Ne avremo ancora, probabilmente, ma saranno residuali ed usate per garantire una produzione di base e per funzionare come riserve di emergenza per casi eccezionali.

Vada come vada, a patto di fare i dovuti investimenti nell’aggiornamento della rete, ancora per diversi anni potremo gestire con una certa tranquillità la naturale ma non del tutto imprevedibile intermittenza delle rinnovabili.

Coiante: Quanto vale l’energia fotovoltaica? II

Domenico Coiante, in un recente articolo, aveva calcolato il costo reale di un kWh prodotto con il fotovoltaico.

Restava da chiedersi quanto potesse VALERE, sul mercato, un kWh fotovoltaico, in confronto con un kWh prodotto da una centrale convenzionale a gas a ciclo combinato, tenendo conto di tutti i vari e complessi fattori che concorrono alla formazione del prezzo.

Il risultato, che potrete leggere qui, ci dice chiaramente che la strada da percorrere è ancora lunga.

Tuttavia l’avvento di nuove tecnologie, come quella citata da Ugo nell’ultimo post e l’inesorabile aumento dei costi delle fonti non rinnovabili, porterà, prima o poi, ad un incrocio dei prezzi e dei valori.

Quando succederà? E’ molto difficile dirlo, proprio per la complessità della questione, ben mostrata nell’articolo di Domenico ma, se le stime sono giuste, non passeranno molti anni.

Nel frattempo il fotovoltaico avrà bisogno di ricevere ancora contributi  per essere remunerativo ma questo di per se potrebbe rappresentare un ottimo investimento per il futuro, se il nostro paese decidesse di impegnarsi decisamente nel settore anziché importare dall’estero buona parte dei pannelli fotovoltaici installati.

Nuovi sistemi fotovoltaici a film sottile senza elementi rari

di Ugo Bardi

Questa strana roba, da un articolo di Todorov, Reuter e Mitzi, potrebbe essere una rivoluzione nel campo dell’energia fotovoltaica.

Ogni volta che si parla di fotovoltaico, vengono sempre fuori i soliti problemi: uno e che se è a base di silicio è costoso produrre materiali di purezza sufficienze. Allora, va bene il film sottile che richiede meno materiali e non così puri. Però, ci sono altri problemi. Il silicio a film sottile ha i suoi, in particolare ha problemi di stabilità nel tempo. Per quanto riguarda i due sistemi a film sottili non basati sul silicio sul mercato al giorno d’oggi, tellururo di cadmio (CdTe) e Seleniuro di indio, gallio e rame (CIGS); hanno ancora problemi diversi. Uno è che  contengono entrambi elementi rari nella crosta terrestre; tellurio, gallio e indio. Per ora non ci sono grossi problemi di disponibilità, ma se questi sistemi dovessero diffondersi su scale veramente grandi, allora trovare sufficienti risorse minerali potrebbe farsi difficile.

Ci vorrebbe qualcosa che utilizzasse soltanto materiali comuni, a basso costo, e che non inquinano. Più facile a dirsi che a farsi: ci sono tante possibilità, per esempio celle basate su materiali organici, ma nessuna che funzioni con efficienze sufficienti per poter pensare di utilizzarle su larga scala.

Bene – potremmo essere vicini a risolvere il problema. L’IBM sta lavorando su un sistema a film sottile basato soltanto su elementi comuni e abbondanti. E chiamato CTZSS, che sta per le iniziali degli elementi della cella (rame, stagno, zinco, zolfo e selenio, in inglese copper, tin, zinc, sulfur and selenium). L’architettura della cella somiglia molto a quella del CIGS, ma si usano questi seleniuri/solfuri che non contengono elementi rari come il gallio e l’indio.

L’anno scorso l’IBM ha annunciato che una di queste celle ha raggiunto un’efficienza di conversione del 9.6%. Un valore del genere è già sufficiente per un sistema commerciale. Certo, questo è un valore di laboratorio, ma il fatto che IBM abbia intenzioni serie su questa roba è dimostrato anche dal fatto che hanno messo insieme un sistema di produzione a basso costo basato su semplici soluzioni liquide, ovvero evitando cose complicate e difficili come la deposizione sotto vuoto. E’ c’è già chi sta lavorando per la commercializzazione (Crystalsol).

Siamo di fronte a una rivoluzione nell’energia fotovoltaica? Beh, ancora bisogna andarci con attenzione. Le premesse ci sono, ma la tecnologia avanza con un suo passo. Non si passa in tempi brevi da invenzioni fatte in cantina alla commercializzazione. Comunque, l’idea è seria e nel futuro è probabile che vedremo queste celle conquistarsi una quota di mercato.

Articolo originale di Todorov, Reuter e Mitzi

I pannelli fotovoltaici durano una vita

di Ugo Bardi

La stazione fotovoltaica sperimentale della Casaccia, Roma, com’era nel 1983 in una foto di Domenico Coiante. Questi pannelli funzionano ancora bene dopo quasi 30 anni! Un risultato che demolisce la persistente leggenda che vuole che i pannelli si degradino rapidamente dopo l’installazione.

La tecnologia fotovoltaica si rivela sempre di più robusta, affidabile e produttiva. Le rese energetiche dei pannelli (EROEI) si rivelano sempre più interessanti in termini di energia prodotta durante la vita dell’impianto in rapporto all’energia necessaria per produrlo e manutenzionarlo.

La misura dell’EROEI, in effetti, potrebbe essere rivista verso un’ulteriore miglioramento tenendo conto della lunga durata dei pannelli. Normalmente, si calcola l’EROEI del fotovoltaico su una durata di vita di 25 anni, ma i dati presentati da Domenico Coiante in questo articolo pubblicato su ASPO-Italia indicano che è perfettamente possibile considerare durate di 30 anni e anche superiori, ovvero è perfettamente lecito calcolare un EROEI intorno a 40 e anche superiore per certe nuove tecnologie.

In effetti, i pannelli non hanno parti mobili, niente che sia soggetto a manutenzione a parte l’elettronica che – peraltro – rappresenta soltanto una piccola frazione dei costi dell’impianto. Insomma, li possiamo considerare come qualcosa di simile agli impianti idroelettrici, che durano decine e decine di anni – una vita.

Suggerisco a tutti di leggere l’articolo di Coiante che da una descrizione dettagliata e esauriente della vita dell’impianto che lui stesso aveva installato alla Casaccia a Roma, nel 1983.