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Yo-hooo: un GWh e mille barili di….

di Pietro Cambi

pannelli faeta

Circa un mese fa i tre impianti fotovoltaici della ditta “Alterenergy” di cui abbiamo parlato in questi articoli hanno superato la simbolica soglia di un GWH prodotto. Certo: rispetto  ai 300.000 e passa consumati in Italia pare piccola cosa ma in realtà è una quantità di energia terrificante. Essendo io (Pietro Cambi) socio e amministratore della ditta Alterenergy, questa è una cosa che mi fa particolarmente piacere.

E’ quanto basta, per dire, per accendere le luci, le lavatrici, le televisioni, gli ipad nelle case di TUTTE le famiglie della nostra città, Firenze, per un giorno ( una famiglia consuma circa 5-8 kWh/giorno e Firenze ha circa 350.000 abitanti,  130.000 famiglie escludendo i comuni limitrofi). In realtà ci stanno probabilmente anche bar, osterie, ristoranti, musei, strade, uffici, …insomma TUTTA la città.

Sicuramente tutto il centro storico e le aree limitrofe.

Messa cosi, immaginare di avere dato energia a tutte queste persone, come riflettevo qualche giorno fa passando dal Piazzale Michelangelo, dal quale Ringo Reenberg ha preso questa recente, bellissima, foto, è abbastanza impressionante. Sarà una goccia nel mare, magari, ma è la NOSTRA goccia ed a noi sembra importante!

foto hdr by Ringo Reenberg

Oppure , sempre per visualizzare 1 GWh, potreste considerare a quanto equivale, in termini di barili di petrolio equivalenti.

Considerando una efficienza del 50% nella produzione di energia elettrica in italia ( in verità siamo ancora ad un livello medio più basso), si può grossolanamente considerare che un GWh corrisponda all’energia elettrica prodotta bruciando 1000 barili di petrolio.

Volete sapere che effetto farebbero 1000 barili di petrolio?

Beh, se immaginiamo una pila triangolare, piu’ o meno delle dimensioni che si intuiscono da questa foto, considerando anche quelli che si vedono solo parzialmente, all’incirca ci siamo.

Sono sicuro che qualcuno si metterà a contare i barili ed a fare due conti: vedrete che il numero è quello, leggermente per difetto, anzi…

E’ un bel mucchio di energia elettrica, superiore di oltre dieci volte a quella che noi soci di alterenergy potremo consumare nell’arco delle nostre intere vite. Se consideriamo anche l’energia consumata per muoverci, vestirci, ammobiliare le ns case, nutrirci etc etc, ancora non ci siamo. Probabilmente raggiungeremo il punto in cui abbiamo annullato la ns impronta energetica totale entro la fine di quest’anno.

Allora potremo festeggiare, insieme agli altri filibustieri, yo hoo ed una bottiglia di rhum!!!

Fotovoltaico e biocarburanti: inClinazioni pericolose

Di Pietro Cambi

grabbin in affricaNon so se avete notato ma proprio in questi giorni si stanno scontrando, ormai ai massimi livelli mediatici, due scuole di pensiero ASSOLUTAMENTE opposte sul fotovoltaico.

Una, alla quale, ovviamente abbiamo dato il nostro contributo, è che sia una formidabile scommessa sul futuro energetico di questo paese e che, lungi dall’essere costo, riduce il costo dell’energia nelle ore di punta, ci mette al riparo dall’aumento dei costi del petrolio del metano e del carbone, quindi, sostanzialmente, sterilizza la nostra bolletta energetica o almeno la fa crescere con maggiore lentezza.

Su tale argomento abbiamo pubblicato diversi articoli  ed in particolare due a firma Francesco Meneguzzo, che sono stati i primi a DIMOSTRARE, autorevolmente, tale effetto calmierante.

A distanza di ormai quasi un anno, possiamo dire che quanto previsto è stato ampiamente verificato. Grazie all’attivazione di diversi soci Aspo, siamo riusciti a far arrivare questi studi sui vari tavoli cruciali di confindustria e da questi ai gruppi industriali attivi nel settore delle rinnovabili, magari con forti partecipazioni in gruppi editoriali, che hanno estesamente fatto proprie le nostre osservazioni e tesi.

L’altra scuola di pensiero è esattamente all’opposto: il fotovoltaico, l’eolico e in generale le rinnovabili non termiche o classiche sono si una opportunità ma sopratutto un PROBLEMA.

Occupano suolo fertile, aumentano il rischio di incendio ( sic!!), creano grandi malditesta al gestore delle reti elettriche, sono un esborso continuo verso paesi orientali, causa mancata produzione interna, aumentano i costi per le famiglie, producono pochissimo, costano tantissimo etc etc etc.

Come stiano le cose REALMENTE lo mostra, in modo autorevole, uno studio indipendente.

Ma in tutto questo bailamme, come si muove il sedicente governo di tecnici, teoricamente in grado di analizzare dati e situazioni tanto variegati e complesse?

Il Ministro Passera, sviluppo economico, chiede un taglio radicale agli incentivi.

Il Ministro Clini, ambiente, è piu prudente ma, ainoi, non la pensa in modo molto diverso. Una bozza circolata recentemente in rete, del possibile V conto energia ( in meno di cinque anni!!) che prevede, in sostanza, un calmieramento brutale per i nuovi impianti,  non promette niente di buono, al di la delle rassicurazioni di facciata.

Non aiuta il fatto che detta nota sia stata apparentemente redatta da un alto dirigente di una grande impresa del settore produttivo elettrico. Ovviamente sono fioccate le smentite, alle quali, altrettanto ovviamente, non ha creduto assolutamente nessuno.

Anche perchè,con un semplice click con il tasto destro sulla bozza, chiunque può verificare, tra le proprietà, chi sia l’autore del documento.

NATURALMENTE, siccome quel che è un vantaggio per i cittadini italiano si traduce in un danno netto per coloro che gestiscono centrali termoelettriche, è NORMALE che anche presso l’autority per l’energia si calchi la mano sui costi in aumento per la componente A3 dimenticandosi la diminuzione ben più marcata, oltre il 10%, dei costi di punta diurni grazie al “peak shaving”.

Il punto è che i tecnici, anche quando sono competenti, sono essere umani. hanno passioni, interessi, inClinazioni, magari pericolose…

A parte alcune vicende oscure del passato, Il Ministro Clini è DECISAMENTE schierato a favore dei cosidetti biocombustibili.

Non ci sarebbe niente di male, intendiamoci, se si rimanesse all’interno del ragionevole, se ci si ricordasse di valorizzare solo quelli provenienti dalla cosidetta “filiera corta”, insomma dai residui agricoli e/o forestali. Il guaio è che il Ministro non si limita a questi. A parte i “termovalorizzatori” ( un neologismo almeno altrettanto orrido di diversamente abili per dire invalidi, al quale ho sempre aggiunto un fervido pensiero ai diversamente senzienti che per primi l’hanno concepito) è DIRETTAMENTE coinvolto nella “valorizzazione” dei biocarburanti provenienti dai paesi in via di sviluppo.

è infatti chairman della Global Bioenergy Partnership (GBP) che sostanzialmente è un ente preposto a promuovere iniziative private internazionali nel settore della bioenergia “”brings together public, private and civil society stakeholders in a joint commitment to promote bioenergy for sustainable development.””.

Il guaio è che, in buona sostanza, la maggior parte di queste iniziative sono in paesi affricani che sono tristemente noti per l’orrido fenomeno del “landgrabbing”, ovvero l’espropriazione forzosa dei terreni tribali ancestrali per essere trasformati in monocolture destinate alle “bioenergie”.

Ad esempio il Ghana: 37 % di terreni “ricolonizzati” . Solo la parola mette i brividi ed anzi, almeno a me, fa venire la voglia di roteare la scure bipenne.

Oppure il Mali: 60 % !!!!

Oppure il Mozambico

Oppure la Tanzania

Potrei continuare ma mi fermo qui. Queste citazioni NON sono infatti casuali.

Sono 4 paesi affricani che in cui sono in atto progetti di bioenergia seguiti dalla GBP.

Se avete dubbi in merito all’azzardato parallelo che sottendo, beh, date pure una occhiata da soli.

La realtà dello sviluppo sul campo di questo genere di progetti è descritta anche troppo bene in rete , ad esempio seguendo i link da me inseriti.

Faccio un rapidissmo riassunto per chi non conoscesse questa silenziosa vergogna: in Affrica, come è ovvio, non era esistito, fino a pochissimo tempo fa, un catasto degno di questo nome.

I terreni quindi, ancestralmente, erano gestiti dalle comunità secondo logiche proprie ed indipendenti.

Una volta istituito un catasto nazionale, tuttavia, si può LEGALMENTE vendere questi terreni, divenuti proprietà del demanio, espropriandoli di fatto ai millenari proprietari, ovvero i coltivatori locali che così si ritrovano ad essere  servi della gleba delle multinazionali accorse in massa.

I tradizionali campi di sorgo miglio e mille e mille altre colture locali vengono cancellati, spazzati via e sostituiti da monocolture destinate alla produzione di biocombustibili, sostanzialmente olii o etanolo.

Come ai tempi delle colonie. Anzi: MOLTO PEGGIO.

Potrei passare a parlare della deforestazione in estremo oriente per far posto alle monocolture di palme da olio, proprio in quei paesi dove è attiva la GBP, ma non voglio intristirvi ancora.

OVVIAMENTE non è dato sapere come si muova nel dettaglio la Global Bionergy Partnership; non con le poche forze di un blogger.

Si può solo dire che, alla luce di certe pericolose inCLinazioni, l’ironica frase a margine di un incontro presso la Power One, leader mondiale del settore degli inverters “Basta utilizzare i terreni agricoli per gli impianti fotovoltaici, nei campi bisogna coltivare i pomodori” assume un colore affatto diverso e vagamente minaccioso.

Mobilità, fotovoltaico e la moneta universale

 

Sabato è il giorno dei discorsi leggeri e delle conversazioni da caffè.

Con questo spirito “disimpegnato”, giro un bel grafico riassuntivo, un semplice vademecum del viaggiatore, che mi è arrivato dal Newsgroup NTE. I numeri che vedete sono le libbre di co2 per viaggiatore per viaggio. Calcolate per i vari mezzi di trasporto su lunghe medie e corte distanze. Per ottenere i litri di benzina, tanto per avere un parametro alternativo, dovreste dividere per circa 5 i valori indicati. Che un SUV con un solo viaggiatore sia il mezzo più dispendioso in assoluto ( se si eccettuano certi mezzi militari come il carro armato M1 o un caccia F22) in termini di energia e risorse, non è certo una novità. Quel che è interessante, semmai, è notare come il treno, a causa della non saturazione dei posti, non è obbligatoriamente il mezzo più economico in assoluto, anche nella sua versione elettrica ( negli USA i treni sono ancora diesel, sulle lunghe perocrrenze). L’auto elettrica, come si vede è solo marginalmente meno inquinante di quelle ibride a causa della natura delle centrali di produzione di energia elettrica che negli USa sono prevalentemente a carbone ( seguite da quelle  ad olio combustibile, nucleari, idroelettriche etc. etc). Da noi i dati sarebbero stati un poco più incoraggianti grazie ad una maggior presenza di centrali a gas e ad una discreta percentuale di energie rinnovabili.

La cosa interessante è la conclusione: pochi kWp di pannelli fotovoltaici sono sufficienti alla percorrenza annua di un’auto elettrica. Inoltre, aggiungo, un auto passa la maggior parte del tempo ferma e quindi ha la possibilità di avere sempre, al momento del bisogno, le batterie perfettamente cariche. La logica conseguenza è che un modo per rendere più rapida la transizione verso le energie rinnovabili è la realizzazione di diffusi parcheggi di scambio per i veicoli elettrici, Dove gli utenti possono ricaricare al prezzo di mercato dell’energia Oppure, SE hanno energia a sufficienza, possono decidere di venderla, riversandola, per un quantitativo dato, in rete. Ancora oggi la maggior parte degli ENORMI parcheggi dei supermarket e dei garage privati di cui, immancabilmente, buona parte delle abitazioni USA è dotata NON hanno il fotovoltaico a coprirli. Il risparmio ottenuto ricaricando un veicolo elettrico con l’energia prodotta da una pensilina fotovoltaica sotto il quale è parcheggiato  ed usandolo al posto di  un auto comune è in grado di ripagare nel giro di qualche anno ( dipende dal paese) il costo dell’impianto stesso. Senza contare ovviamente che in prospettiva, come qui tante volte ricordato, i milioni di veicoli elettrici fermi in ogni dato istante costituiranno, senza extracosti ma anzi con qualche vantaggio anche per i loro possessori, un importante sistema di stoccaggio e redistribuzione dell’energia prodotta. Vi sembra complicato? Pleonastico? non realizzabile? beh, pensate un attimo a quel che abbiamo imparato a ritenere parte della vita di tutti i giorni in questi ultimi venti anni: Internet ed il cellulare…Se pensate all’incredibile complessità che abbiamo imparato a gestire ed usare anostro vantaggio in questi anni, capirete che, nel momento in cui se ne creeranno le condizioni, sia in terimni sistemici che politici/legislativi, le cose si metteranno rapidamente in moto e quel che oggi ci sembra poco probabile, ovvero un mercato dell’energia davvero libero in cui ogni utente, può diventare in ogni istante un produttore e viceversa, sarà qualcosa di talmente ovvio che non ci faremo nemmeno caso. In quel momento sarà anche nata,en passant, una moneta comune, con un valore soggetto  ad oscillazioni, ma per definizione condiviso da tutti: il kWh.

E-cat: il plot si infittisce, i greci se ne vanno, i senesi si risvegliano

il dispositivo di Piantelli

Pietro Cambi

E-cat: il plot si infittisce, i greci se ne vanno, i senesi si risvegliano

Siamo stati tra i primi a scrivere e dibattere dell’E-Cat, cercando, per quanto possibile, di non avere un atteggiamento aprioristico, in un senso o nell’altro, ma di raccontare ed esporre dubbi perplessità e sviluppi della  complessa vicenda.

Ugo ha riassunto il suo punto di vista in diversi articoli qui, qui e qui ed il sottoscritto  si è espresso più volte in tempi non ancora sospetti, con analogo, motivato, scetticismo.

In merito alla mezza dozzina di pubbliche dimostrazioni del dispositivo, citerò i campioni delle due posizioni opposte:

Steven Krivit

e

Alan Fletcher

Vada come vada, vorrei riassumere MOLTO brevemente la questione: l’e.cat dovrebbe essere già in produzione serialmente, dato che continua ad essere annunciata, per fine Ottobre, la messa in funzione di una “macchina” da 1 MW termici, ottenuta con l’assemblaggio di centinaia di sottounità.

Il problema è che la Defkalion, l’azienda greca che avrebbe dovuto produrre queste sottounità è stata recentemente estromessa, ecco il link, dallo sviluppo industriale del prototipo di Rossi, che avrebbe invece un accordo operativo con AmpEnergo, società USA.  Rossi si è premurato di precisare che in nessun modo alcuna informazione o materiale o macchinario è stato passato a Defkalion con questo creando fondatissimi dubbi sulla veridicità delle precedenti affermazioni, sue e della Defkalion.

Insomma: sembrerebbe proprio che Rossi abbia fatto affermazioni non veritiere o almeno le abbia lasciate fare  e questo, dati anche i precedenti dell’ “Ing” Rossi, sta sollevando un enorme polverone in rete.

Il punto è che, in realtà, non esiste alcuna prova certa di un contributo fondamentale di Rossi al successo dell’ E-cat rispetto ai suoi precursori, italiani e no ( si trovano notevoli tracce di analoghe esperienze, tutte coronate da un successo almeno parziale, da parte di centri di ricerca non solo italiani (tra gli altri, il gruppo di Piantelli e Focardi all’Università di Siena) ma anche della marina degli Stati Uniti. Rossi stesso ha ammesso sul suo blog di aver imparato moltissimo dai contatti avuti con il DOE ed il DOD statunitensi, senza contare le voci di possibili colloqui in corso con la Nasa, per cui tuttoalla fine, sembra ridursi alla scoperta del famoso “catalizzatore” che, solo, sembrerebbe aver moltiplicato per un fattore 30 o 40 il ritorno energetico del dispositivo.

Rossi, tra varie smentite e contraddizioni, invita tutti ad aspettare i primi di Novembre, per poter toccare con mano e verificare con i propri occhi che l’ecat funziona davvero.

Ovviamente, c’e’ anche la possibilità che qualche astrusa normativa e/o qualche cervellotico ente si metta di traverso impedendo lo svolgimento dei test e/o della dimostrazione, cosi gettando discredito su tutta l’operazione.

Senza contare i possibili dissesti finanziari, le battaglie brevettuali, i contenziosi con gli ex partners, il clima di sospettosità paranoica, etc etc etc.

Almeno: non è difficile raccontare che sia successo, a causa di oscuri complotti pluto-masso-tecno-ultra-cripto-cosmogonici.

Queste cose, in realtà, si ripetono con una certa frequenza, affossando cosi non solo le fughe in avanti di audaci imprenditori/scienziati (o, come è ragionevolmente avvenuto in certi casi, i tentativi di truffa, peraltro spesso piuttosto riusciti) ma anche concetti idee ed esperienze in realtà promettenti e con una loro potenzialità.

Sarà un caso, ma SE quella dell’ecat si rivelerà una bolla di sapone o qualcosa di peggio, verrà messa la pietra tombale non solo sul misterioso dispositivo e sul suo ideatore ma anche, e probabilmente per interi lustri, sul concetto stesso di LENRS ( Low Energy Nuclear ReactionS). A qualcuno questo potrebbe anche non dispiacere.

Noi di NTE abbiamo più volte offerto la ns disponibilità a pubblicare memorie, articoli, esperienze e/o commenti dei protagonisti della storia. Purtroppo, devo dire, senza alcun risultato.

Alla fine, sarà vitale separare nettamente il lato scientifico della vicenda (esistenza o meno di reazioni nucleari a bassa energia) e quello industriale/produttivo ( esistenza di un dispositivo in grado di generare importanti quantità di calore a partire da reazioni nucleari a bassa energia).

Per il secondo, si tratterà solo di aspettare qualche mese.

Per il primo, invece, la strada si presenta lunga, accidentata e tortuosa. Un decisivo passo avanti sarà quello di riuscire a ripetere una esperienza di produzione di energia in eccesso in condizioni strettamente controllate e rigorose dal punto di vista calorimetrico.

Quello che, in apparenza, non si è verificato in occasione delle dimostrazioni pubbliche dell’ E-cat. Almeno: non si è verificato con prove al di la di ogni ragionevole dubbio.

Naturalmente la rete si è schierata in maniera manichea, su questa vicenda, buttandoci nella Gehenna degli scettici prezzolati.

Non è cosi, ovviamente, e non potrebbe essere altrimenti: non credo che esista un’altra associazione che sia in grado di comprendere nella sua interezza la magnitudine della rogna globale che ci attende, causa raggiungimento del peak-everything. Nessuno più di noi quindi, sarà lieto se l’ E.cat funzionerà.

Nel frattempo giova sapere che anche il gruppo di Piantelli si è rimesso in moto.

Fusione Fredda: scende in campo Aspo

rossi durante un test

L’ha già segnalato Debora Petrolio su petrolio ed il sottoscritto su Crisis.

Ma non vorrei mai che vi perdeste non solo il post di Ugo Bardi, Presidente di Aspo Italia, sull’ E catalyzer e, più in generale sulla fusione fredda, ma tutto il batti& ribatti dei numerosi e brillantissimi commentatori.

Vi giro quindi il link al post di Ugo, uscito nientemeno che su The Oil Drum, il Sancta Sanctorum di tutti quelli che hanno a cuore il tema del Picco del Petrolio e, più in generale, della depletion energetica.

Ci sono MOLTE cose da imparare, come al solito, leggendo le risposte, le domande, gli approfondimenti. Devo dire che le LENR ( Low Energy Nuclear Reactions), tutto considerato, sono l’occasione di ricordare che NON basterebbe tutta l’energia gratis che vogliamo ad evitare di dover affrontare la finitezza del nostro pianeta e l’evidenza dell’infinita cupidigia di noi scimmie nude.

Ma non è finita qui. Uno dei prototipi dell’ E. catalyzer verrà testato, studiato, migliorato, etc etc all’Università di Uppsala, in Svezia.

Nneanche a farlo apposta, è dove risiede ed insegna l’attuale Presidente di Aspo International, che NATURALMENTE è vicino di stanza con il Professore che si sta occupando della cosa. NATURALMENTE, si è interessato, ed ha scritto un post molto simile a quello di Ugo, su richiesta di un periodico svedese.

Ecco il link all’ articolo di Aleklett.

Infine: volete essere sempre informati sulle ultimissime novità su questa peculiare vicenda dell’ E. catalyzer? Siete interessati ad approfondire tutta la storia? Volete un riassunto delle puntate precedenti, non solo in Italia ma in tutto il mondo?

Ecco il link ad un sito che raccoglie tutte le ultime ed ultimissime novità nel campo delle LENRs.

UPDATE

Ugo ha scritto un altro post, in italiano,  anche sul suo blog personale.

ITALIAN PV SUMMIT: CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Ieri a Verona si è concluso il terzo Italian PV Summit.

Francesco Meneguzzo ha partecipato tra i relatori  per Aspo italia, ricevendo tra l’altro molti riconoscimenti per il recentissimo studio sull’impatto POSITIVO del fotovoltaico sul costo dell’energia elettrica in Italia.

Contemporaneamente  Beppe caravita, sul sole 24 ore, ha scritto un ottimo riassunto della nostra posizione, che cominca ad essere condivisa, evidentemente, da molte teste pensanti del paese.
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-02/costi-rinnovabile-155044.shtml?uuid=Aa2sYlTD

Ecco le impressioni di Francesco sull’evento.

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Finalmente si parla di ENERGIA: non di bancabilità, di condizioni per l’investimento, dell’instabilità normativa italiana che pure rimane sempre sullo sfondo, ma di energia! Se ne parla a Verona in una affollatissima Conferenza che ha visto il confronto di centinaia di operatori, A.D. delle più grandi società e gruppi italiani e internazionali, analisti, Associazioni, Enti pubblici.

Esemplificativo il sottotitolo del Summit italiano sul fotovoltaico: “ROADMAP TO GRID PARITY” – la strada verso la parità sulla rete, cioè verso quel momento in cui l’elettricità prodotta dal sole o dal gas, per esempio, avranno lo stesso costo.

E il bello è che, per le sue caratteristiche climatiche e per i costi strutturalmente alti dei combustibili utilizzati nel “mix termoelettrico” nazionale, gas naturale in testa, l’Italia è considerata da tutti gli analisti internazionali come il primo Paese al mondo in cui la “parità” sarà raggiunta per primo! Quando? Già nel 2014 al sud Italia, nel 2016-2017 al Nord, e in Toscana in qualche momento intermedio; come dire “domani” quando si parla di scenari energetici. Dopo di che, non ce ne sarà per nessuno!

Per dire la verità, Giuseppe Sofia, A.D. di Conergy Italia, uno dei leader del fotovoltaico, ha dimostrato quasi sommessamente che, includendo la previsione dell’aumento del costo del gas naturale (fin troppo facile, purtroppo: Gazprom prevede +40% da oggi alla fine dell’anno), l’energia erogata da un impianto fotovoltaico installato oggi nel corso della sua vita operativa (30 anni, ma anche 40) costerà meno di quella fornita dalle centrali termoelettriche italiane!

Grande rilievo, sia al Summit che sulla home page del Sole 24 Ore, è stata data all’analisi condotta congiuntamente dal CNR – Istituto di Biometeorologia di Firenze e dall’Associazione ASPO Italia (Francesco Meneguzzo), insieme alla società di analisi e sviluppo Cautha Srl (Giuseppe Artizzu), presentata direttamente dagli Autori, in cui si dimostra chiaramente come la maggior parte delle incentivazioni prelevate direttamente dalla bolletta elettrica dei consumatori italiani – privati e imprese – sia recuperata attraverso la diminuzione del prezzo dell’elettricità indotto dall’effetto di “peak shaving” (abbattimento dei fabbisogni e quindi esclusione dal mercato delle centrali turbogas meno efficienti e molto costose), con un particolare “privilegio” proprio per i grandi consumatori, i cosiddetti “energivori”, industrie strategiche per il Paese, riducendo l’esborso complessivo a una piccola percentuale del prelievo complessivo. In pratica, il fotovoltaico è quasi gratis per l’Italia!

Il medesimo argomento è stato ripreso con enfasi da Valerio Natalizia, Presidente del GIFI, gruppo delle imprese fotovoltaiche italiane di Confindustria, che lo ha utilizzato anche nelle trattative con il Governo per il Quarto Conto Energia.

Se da una parte il fotovoltaico si avvia a grandi passi a competere da pari a pari, anche trascurando i formidabili vantaggi in termini di qualità dell’ambiente e rispetto del clima, con la generazione termoelettrica, dall’altra i grandi player internazionali si stanno attrezzando con strumenti finanziari e produttivi impressionanti: dai cinesi di LDK Solar e Suntech, ai norvegesi (norvegesi!!!) di REC, ai tedeschi di Schott Solar, agli americani di First Solar e Sunpower (questi ultimi appena acquisiti dal “big oil” Total, che la dice lunga….), solo per menzionare i produttori intervenuti al Summit, tutti stanno almeno raddoppiando le proprie capacità produttive fino ciascuna a decine di GW all’anno (decine di migliaia di MW all’anno), secondo un modello di “integrazione verticale” in cui ciascuno di questi produrrà proprio tutto, dal silicio di grado solare ai cosiddetti “wafer”, alle celle e infine ai moduli, e qualcuno anche gli Inverter, in cui per altro la stessa Toscana eccelle (si pensi alla Power One di Terranuova Bracciolini, Arezzo).

E i prezzi di tutte le componenti che vanno poi a costituire gli impianti fotovoltaici stanno diminuendo e tutti i produttori e gli analisti, per esempio quelli della prestigiosa “IHS – iSuppli”, tedesca, prevedono che il calo continuerà deciso fino almeno al 2015, dopo di che più lentamente – ma allora il fotovoltaico competerà liberamente con le altre fonti convenzionali …

Una ulteriore interessantissima prospettiva è stata quella della autosufficienza energetica tutta rinnovabile, perseguibile attraverso un mix di fonti rinnovabili, idroelettrico geotermico eolico biomasse e fotovoltaico, insieme alla diffusione dei veicoli elettrici, le cui batterie sostituibili saranno lo “stoccaggio” del futuro e che già oggi possono rendere indipendente una abitazione, prelevando energia fotovoltaica quando disponibile e restituendola di notte e quando serve: pare fantascienza ma è la realtà che sta arrivando a grandi passi! E pensare che nel 2007 quando Francesco Meneguzzo e i colleghi di ASPO Italia avevano proposto di consentire la riconversione alla trazione elettrica dei veicoli tradizionali, un solo voto, di Rifondazione Comunista, affossò l’emendamento!

Sullo sfondo, si diceva, rimane l’instabilità normativa italiana: se col glorioso “Secondo Conto Energia” che – giova ripeterlo – alla fine non è costato praticamente niente ai consumatori italiani! – l’Italia è stato il Paese trainante del fotovoltaico nel mondo, la leadership passa ora nuovamente alla Germania, come sottolineato da diversi analisti. Un’occasione, anche industriale, che il nostro Paese rischia di perdere a causa delle inutili incertezze di questi ultimi mesi.

Viste da qui, dal PV Summit, solo in parte “Italian” e molto “Global”, le polemiche anche toscane sulle installazioni su terreno – qui dimostrate come vero “motore” della crescita a livello industriale e globale del fotovoltaico (e allo stesso tempo così limitate in termini di superficie occupata) – appaiono così piccole e in fondo così miserabili che quasi verrebbe voglia di non accennarvi neppure, se non fosse che la Toscana è la nostra terra …

Per approfondimenti:

INTRODUZIONE.
http://www.italianpvsummit.com/IT/

PROGRAMMA (vedi mio intervento nella III Sessione del 2 maggio – ore 15:20)
http://www.italianpvsummit.com/IT/programma/

CRONACA E APPROFONDIMENTI:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-03/fonti-verdi-valgono-miliardi-085820.shtml?uuid=AaXYmvTD

ARTICOLO SU NOSTRO LAVORO, DI BEPPE CARAVITA:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-02/costi-rinnovabile-155044.shtml?uuid=Aa2sYlTD

 

Biomasse o fotovoltaico? Quale è più impattante?

Ricevo e volentieri pubblico questo post di Franco Noce.

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Gabriele, sulla lista NTE ci  segnala un progetto agro energetico di ragguardevoli dimensioni e in qualche modo inquietante: una centrale termoelettrica, sicuramente pensata al meglio di quanto si possa fare, che necessita per essere costantemente alimentata di 9.400 ha di coltivazioni: legnose (pioppeti) e in parte cerealicole, da reperire entro un raggio di km 70.

Se su questa vicenda si cercano, in modo sbrigativo, notizie su internet, emergono le discussioni tipiche, esemplifico:

- le emissioni dal camino non fanno di sicuro bene alla salute

- forse sono dei gran bugiardi e poi vorranno bruciare tutt’altro

- i terreni su cui cresce bene il pioppo sono adatti anche a colture migliori

- i pioppi richiedono trattamenti chimici e anche questi mica fanno tanto bene alla salute, oppure prima si coltivava la barbabietola in mono coltura, che pure quella i suoi trattamenti li vuole, e poi c’era l’essiccatoio che pure quello ad emissioni mica scherzava siamo sicuri che il bilancio energetico sia favorevole?

- gli agricoltori sono contenti, oppure gli agricoltori sono contrarissimi

- si creeranno 1000 nuovi posti di lavoro (ovvero circa 1 addetto per ogni 270 tonnellate di “biomassa” prodotta e conferita all’impianto (si veda più sotto). Insostenibile a meno che ogni tonnellata crei un “plusvalore” di circa 100 euro, mentre il prezzo attuale del cippato oscilla intorno ai 30 euro/tonnellata ed i costi di produzione si avvicinano ai 20 si veda questa stima . Di conseguenza, ragionevolmente, almeno questa stima è certamente MOLTO gonfiata, ndr)

Su ogni punto a mio parere si può discutere senza fine, perché manca un termine di paragone accettabile.

A cosa dovremmo fare riferimento, in fin dei conti, per cercare di dipanare la matassa?

Alla situazione agricola della monocoltura di barbabietola, con lo zucchero europeo incentivato e quindi oltremodo eccedentario? O dovremmo far riferimento ad uno scenario di agricoltori incentivati a non produrre e magari (meritevolmente) spinti a migliorare la biodiversità delle lande rurali?

La quantità di emissioni, la confrontiamo con quella di 20 anni fa, con le centrali ad olio pesante, con quella odierna delle centrali a gas e un traffico aumentato, o con quelle di un futuro virtuoso?

La nostra cult..anzi: cOltura aspista ci potrebbe far dire che l’unico approccio utile è quello del ritorno energetico e che sulle biomasse di prima generazione hanno detto cose definitive Pimentel e Gianpietro, dimostrandone l’EROEI di poco superiore a 1. Per essere “sostenibile” ai fini dello sviluppo della civiltà come la conosciamo oggi, invece, l’EROEI dovrebbe essere pari almeno a 5.

Questo DOVREBBE essere, probabilmente, l’approccio per tentare di dare una risposta razionale. Ci dice, ad esempio, che l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 è sostanzialmente mancato (infatti l’energia in ingresso, al netto di quella solare, è sostanzialmente tutta di origine fossile). Rimangono però altri problemi aperti, relativi ad esempio alla valutazione degli effetti sulle aziende agricole o sulla salute.

Però qui vorremo utilizzare questi dati per ragionare in modo specifico sul tema dell’occupazione di suolo agricolo ed in particolare confrontare sotto questo aspetto la filiera energetica della biomassa agroforestale e le centrali fotovoltaiche.

A Russi, amena località dell’Emilia Romagna, si sta arrivando alla fase finale di approvazione di una centrale a biomasse della potenza netta di 26 MWe (fonte www.rinnovabili.it).

Con la tecnologia fotovoltaica, facendo conto alla diversa produttività annua dei due sistemi, possiamo dire che ciò equivale sul piano della produzione elettrica all’installazione di circa 170 MWp, assumendo pari a 7.500 il numero annuo di ore di funzionamento di una centrale a biomasse e a 1.150 l’analoga quantità per una centrale fotovoltaica.

In conseguenza, poiché 1 MW fotovoltaico su terreno occupa circa 2 ettari, la centrale fotovoltaica occuperebbe circa 350 ettari, contro i 9.400 dichiarati necessari per la fornitura della “materia prima” per la centrale a biomasse di Russi

Qui lo scopo non è confrontare economicamente le due tecnologie. Esse sono infatti molto diverse, anche solo da un punto di vista della strategia di investimento. Il fotovoltaico molto costoso in fase di investimento, ma longevo[1] e con costi di gestione modestissimi, l’altra meno onerosa in partenza ma che necessita di 270.000 t/anno di biomasse e secondo i proponenti di 30 addetti (? Sempre la stessa fonte); ambedue incentivate dal denaro di tutti per perseguire obiettivi di fondo che tutti (quasi) parrebbero condividere.

Vogliamo invece osservare il diverso rapporto con l’occupazione del suolo:

- il fotovoltaico “occupa” in modo semi permanente, rispetto ai tempi delle azioni umane, una superficie di fatto (relativamente !!) modesta;

-una centrale termoelettrica, fossile o biomasse, “consuma” una porzione di suolo ancora più piccola con le proprie strutture, 16 ha (in verità riusa un sito industriale dismesso) ma a bisogno per tutto il suo ciclo di vita economica di circa 10.000 ha, dedicati a certe coltivazioni e si badi, ne ha bisogno in un raggio di 70 chilometri, non in qualsiasi parte del mondo.

A questo punto alle domande iniziali sulla centrale di Russi, io continuo a non saper rispondere, ma aggiungo due domande mie:

-su biodiversità, paesaggio, impatto sull’agricoltura, sappiamo se è più impattante l’occupazione di 350 ha o la destinazione a pioppeto di 9000 ha ? (attenzione la risposta giusta è “dipende”)

- vogliamo rispondere finalmente in modo serio? Il suolo sotto e attorno ai pannelli, mantiene, perde, migliora in fertilità? Perché è da questo che dipende la risposta precedente!

La Regione Piemonte ha dato incarico all’IPLA di eseguire un monitoraggio nel corso dell’intera vita di 4 impianti dell’evoluzione del suolo, dei possibili fenomeni di erosione, ecc. Si spera che qualche risultato venga anticipato prima di trent’anni.[2]

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[1] (ricordiamo i dati forniti da D. Coiante qualche mese fa produzione > all’80% a trent’anni dall’installazione di pannelli ENEA)

Il fotovoltaico gonfia le bollette? E’ vero il contrario!!!

Ancora un ottimo lavoro del comitato scientifico di Aspo Italia, insieme a Cautha srl, che mostra che, in prospettiva, il fotovoltaico contribuirà a DIMINUIRE e non ad aumentare i costi della bolletta energetica italiana e questo sopratutto per le imprese più energivore.

Di seguito il comunicato, che sintetizza le risultanze dello studio, mentre il documento completo è disponibile a questo link.

Ringraziamo Giuseppe Artizzu, Carlo Durante, Francesco Meneguzzo, Pietro Pacchione, Federica Zabini,  per la stesura del testo e le ricerche e simulazioni correlate.

Credo che sia, scusate l’APPARENTE iperbole, una vera pietra miliare, che dimostra, PROPRIO agli UTENTI INDUSTRIALI dei settori energivori che il fotovoltaico e le altre energie rinnovabili danno un contributo ed hanno un interesse che va MOLTO oltre la semplice vantaggiosità dell’investimento e coinvolge le strategie, in grande del sistema industriale del paese. Per questo motivo e per la rilevanza degli argomenti trattati, non si tratta, ce ne rendiamo conto di un documento alla portata della famigerata “casalinga di Voghera”. Tuttavia la ben più sagace lavandaia di Via dell’Oche ci è arrivata, a comprenderlo e conto sul fatto che la maggior parte dei nostri lettori potranno non solo afferrare la portata della cosa ma anche entrare nel merito e, se del caso, confutare o confermare quanto sostenuto. Buona lettura.

 

IL SOLE LA FA IN BARBA AL PREZZO DELL’ELETTRICITÀ
ANALISI EMPIRICA CONDOTTA DA ASPO ITALIA INSIEME A CAUTHA Srl
18 Aprile 2011
Gli incentivi al fotovoltaico gonfiano la bolletta?
Probabilmente no: è sempre più evidente che grazie al fotovoltaico il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è stabile nonostante l’incremento del prezzo internazionale di petrolio e gas. Il punto di forza del fotovoltaico è che la massima produzione si registra nelle ore di massima insolazione, proprio quando più alto è il costo dell’energia elettrica prodotta da fonte tradizionale. È evidente quindi l’effetto calmierante del fotovoltaico sul prezzo dell’elettricità, effetto che sarà sempre più marcato, grazie alla riduzione degli incentivi* e all’aumento del prezzo del gas naturale (la principale fonte fossile con cui si produce energia elettrica in Italia).
Utilizzando dati di Terna e del GME per i 31 giorni lavorativi dal 1 marzo al 14 aprile scorsi, ASPO Italia e Cautha S.r.l. hanno osservato che:
– Il fotovoltaico ha prodotto energia pari a circa 260 GWh, che costeranno circa 106 milioni di euro di incentivi*, pagati ai proprietari degli impianti fotovoltaici attraverso sovrapprezzi sulle bollette degli utenti elettrici;
– La produzione solare ha riguardato in parte significativa le ore di massima domanda di energia elettrica, riducendo la produzione richiesta alle centrali tradizionali meno efficienti. In questo modo il fotovoltaico ha calmierato il prezzo dell’energia da un minimo di 1 euro/MWh ad un massimo di circa 15 euro/MWh, generando un risparmio fra 21 e 34 milioni di euro (dal 20 al 32% dell’onere di incentivazione);
– Tale effetto sarà verosimilmente ancor più accentuato in estate quando, per effetto dei condizionatori, le punte di fabbisogno saranno più alte e l’irradiazione solare sarà massima.
Sono risultati molto interessanti, visto che siamo ancora in primavera, la capacità installata fotovoltaica sta continuamente crescendo e il costo dei combustibili è in aumento: a breve, il contenimento del costo dell’energia in bolletta sarà quindi ancora più marcato. I grandi consumatori energivori (acciaierie, cartiere, vetrerie), che godono di agevolazioni rispetto agli oneri di incentivazione delle fonti rinnovabili, in alcuni casi beneficiano già di una bolletta potenzialmente più leggera nonostante il peso degli incentivi.
“Il sole può sgonfiare le bollette”, e non è una leggenda metropolitana!
Senza dimenticare che le energie rinnovabili sono un investimento per la salute e la sicurezza energetica dei nostri figli, ed un’opportunità strategica per il Paese (sviluppo tecnologico e industriale delle nostre aziende, incremento della base fiscale e rafforzamento della bilancia dei pagamenti).

*A base dell’analisi si è assunto un valore storico più che cautelativo per l’incentivazione del fotovoltaico, pari a € 404 / MWh. I nuovi sistemi incentivanti (Terzo e, in fieri, Quarto Conto Energia) prevedono incentivi molto meno generosi. Ovvero i prossimi impianti fotovoltaici costeranno sempre meno e l’effetto benefico sulla bolletta sarà sempre più marcato.

Un pericolo mortale ci sovrasta: le rinnovabili !!

 

Vi ricordate Johnny Stecchino/Benigni che, preso un taxi a Palermo veniva messo in guardia dal tassista su due gravissimi problemi endemici della città ovvero…il traffico e la carenza di acqua potabile? Il dialogo, ovviamente, era surreale e suscitava grandissima ilarità nel pubblico tutto.

Ecco.

Lo stesso sta succedendo in questi mesi con le energie rinnovabili, che sono soggette ad un vero e propro fuoco di sbarramento ed accusate di ogni nefandezza e nequizia tra cui, addirittura, l’aumento del costo della vita.

E’ una campagnia stampa premeditata a cui Aspo risponde con vigore grazie ad un ottimo documento di Francesco Meneguzzo, membro del Comitato scientifico dell’associazione, che sbugiarda questo ed altri tentativi di disinformazione.

Il documento è disponibile a questo link.

Qui riporto solo un paragrafo, che spero risvegli la vs. curiosità.

“proprio l’aumento della potenza da fotovoltaico, unica fonte che sta crescendo così tanto … contribuirà a tenere bassi i prezzi dell’elettricità nel paese, nonostante l’aumento della domanda. I prezzi dell’elettricità all’ingrosso … quest’anno (2010, NdA) non saliranno, nonostante la domanda sia cresciuta del 4%. Rimarranno bassi, anche perché legati al valore di scambio del gas naturale, in questo periodo molto basso, con la conseguenza … che le grandi centrali a carbone potrebbero vedere i loro profitti dimezzati nei prossimi 12 mesi”.

Striscia la Notizia: la disinformazione si aggrava e nel frattempo ASPO diventa il Grande Fratello

Questa volta Ricci l’ha davvero combinata grossa. Il Servizio di Striscia la Notizia sulle truffe potenzialmente possibili nel settore del fotovoltaico, ai danni del GSE e quindi, in ultima istanza, di noi tutti, ha sollevato un vespaio di polemiche, anche in seguito al nostro Post, che è stato ripreso da fonti autorevoli  o addirittura vere e proprie pietre miliari dell’informazione on line e non solo, uno per tutti: l’Espresso che ha citato Giornalettismo e Massimo Malerba del Popolo Viola, che avevano, come vedrete qui sotto, citato noi.

Orbene: si è scatenata una vera e propria bagarre, nata da un post di una di queste pietre miliari, Giornalettismo, appunto, che ci aveva citato correttamente e che ha accusato, con qualche fondatezza, apparentemente, il celeberrimo movimento del “Popolo Viola” di aver fatto altrettanto, senza citare la fonte ( cioè noi!!).

Apriti cielo ! Si è scatenata una guerra di Flames di smentite e di conferme puntigliose, in cui, tra parentesi, è  diventata pubblica una grave “faida” in corso all’interno del popolo viola stesso.  Quest’ultima è una logica conseguenza di una dinamica che conosco bene, avendola vista svolgersi già una volta con il movimento Cinque Stelle Fortunatamente, almeno per ora, senza arrivare alle estreme conseguenze.

Nel frattempo la Redazione di Striscia ha redatto una risposta stereotipata, inviata un poco a tutti i bloggers e siti di informazione che avevano parlato/scritto della vicenda e quindi anche a noi, che troverete in fondo a questo post, oppure persa tra le risposte al post originale. Infine, per sovrammercato, la puntata di ieri di Striscia ha avuto come fulcro un lungo servizio, condito delle solite caustiche battute di Greggio&Hunziker diretto in particolar modo contro il Gruppo L”Espresso/La Repubblica e gli altri, come , che avevano osato insinuare la presenza di qualche manina &/o manona dietro la regia di quel servizio.

Devo dire che il nuovo serivzio autoasslutorio è, se possibile, perfino peggiore di quello “incriminato”.

In esso si mostra come, secondo il sedicente “esperto”, con un paio di fili si potrebbe “taroccare”, ingannandolo, il contatore che misura l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico e quindi truffare pesantemente, lucrando su energia mai prodotta. Non voglio scendere in dettagli tecnici ma invito a considerare due fatti.

1)Il sistema proposto prevede sostanzialmente di connettere in modo DIRETTO il contatore in ingresso con quello in uscita. in questo modo abbiamo un assorbimento, ad esempio di 1100 Watt che viene riversato, come se fosse produzione fotovoltaica, nel contatore in uscita. La cosa, ovviamente, è ridicola e destinata ad essere scoperta in tempi MOLTO brevi. Per un motivo molto semplice.

2) I contatori recenti, e quelli degli impianti fotovoltaici, per ovvi motivi, lo sono, sono tutti in grado di operare in telemisura.

In altri termini: non c’e’ bisogno di un esperto che venga e verifichi la truffa sul campo. Essa può essere scopertà in modo automatico, semplicemente incrociando i dati, in telemisura, di contatore in entrata e contatore in uscita.

La truffa, quindi, cosi come mostrata, è del tutto puerile e corrisponde, più o meno ad evidenziare come le banche possano mettere a rischio i vostri beni/risparmi lasciati in custodia, lasciando aperta la porta sul retro e/o disinserito il sistema di allarme. Il cappellino finale, letto da Greggio, in cui Ricci, il patron di Striscia, tende a ribadire cheloro sono favorevoli alle rinnovabili, in questo contesto, lascia il tempo che trova e pare piuttosto un affannoso tentativo di recupero che finisce per peggiorare le cose.

Sarebbe stato meglio ammettere la scivolata. Capita a tutti, anche ai più bravi e non v’e’ vergogna quando l’errore è fatto in buona fede ( basta non esagerare, ovviamente, con la frequenza)

Come in tutti settori, chiudo,  specialmente quelli ancora immaturi, le truffe esistono anche in quello delle energie rinnovabili ma, pur facendo notizia, sono apparentemente piuttosto rare e certamente non cosi semplici da mettere in pratica, non ora, per lo meno.

Piuttosto, se Striscia la Notizia volesse, potrebbe fare un bel servizio su un clamoroso spreco di denaro pubblico, perpetrato iin sardegna, nella splendida Isola di Carloforte, dove da ormai diversi anni un enorme impianto fotovoltaico ed eolico, un vero gioiello, interamente finanziato con fondi pubblici, giace nel piu’ totale stato di abbandono, senza che l’amministrazione faccia nulla, essendo impegnata, almeno ai tempi del post in questione, nell’approvazione di devastanti masterplan, che prevederebbero il raddoppio dei metri cubi di edificato sul’Isola. Dopo aver scritto un Post, in seguito ad un sopralluogo in zona, ho ovviamente scritto a striscia ed ai suoi inviati Sardi ma con nessun successo e/o riscontro.

Visto che, a quanto pare, per imperscrutabili quanto imprevedibili motivi noi di Aspo siamo in questo periodo alquanto citati/ripresi,  chiederei ai nostri entusiasti lettori ed ai bloggers e  siti di informazione varie di darci una mano a far conoscere e, ove possibile, portare a soluzione,  lo scandalo della Centrale fotovoltaica abbandonata di Nasca.

Questo si che sarebbe un bel colpo, nel più classico ( ed apprezzabile) stile di Striscia!! Datevi da fare, Redazione!!!

In ogni caso fa uno strano effetto essere diventati, dal nostro piccolo angolino di mondo, alquanto diverso da una affollata redazione di un giornale o da una frenetica cabina di regia, una specie di “grande fratello” dell’informazione, semplicemente cercando di riportare notizie, fatti e considerazioni in modo, per quanto possibile, obbiettivo e non inutilmente ideologico. Il tutto con il gatto che fa le fusa appollaiato sopra il vecchio schermo catodico e/o con la bimba che accanto a te fa i compiti di matematica.

Tanto potè, ritengo, la fame di informazione libera nel nostro paese.

Di seguito la risposta della Redazione di Striscia la Notizia.

Vi scriviamo in risposta al vostro post odierno che moltissimi telespettatori, seguendo il vostro invito, ci hanno girato.

Ci teniamo a precisare, in primo luogo, che le vostre accuse e illazioni sono del tutto infondate e sinceramente incomprensibili. Il fatto di denunciare una truffa è la cosa più normale per Striscia la Notizia: lo abbiamo sempre fatto, nei settori più disparati, e non vediamo perché questa volta dovrebbe essere diversa da tutte le altre. Siamo favorevoli alle energie rinnovabili e non c’è in noi il minimo intento di fare campagna a favore del nucleare: vi invitiamo a rivedere il Tapiro consegnato ieri da Staffelli al ministro Romani ( (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12968 ), e l’intervista di Cristina Gabetti a Jeremy Rifkin (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12268 ), trasmessa il 1° gennaio 2011.

Domani, inoltre, abbiamo già programmato la messa in onda di un servizio in cui si darà spazio e risposta a tutte le obiezioni sollevate nei confronti del servizio di Max Laudadio e sarà data voce a chi opera nel settore del fotovoltaico.

Precisiamo infine che Massimo Burzi è un imprenditore attivo da molto tempo nel campo dell’energia e quindi assolutamente titolato a dire la sua sull’argomento. Il fatto che conosca personalmente Antonio Ricci è quindi del tutto irrilevante nello specifico dell’inchiesta.
A questo proposito potrete trovare sul nostro sito http://www.striscialanotizia.mediaset.it/ ulteriori chiarimenti.

Vi invitiamo quindi a seguire i nostri prossimi servizi sull’argomento.

Cordiali saluti

La Redazione di Striscia la Notizia