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Esplosione presso un impianto nucleare francese. Questa NON è una esercitazione.


Visualizzazione ingrandita della mappa
Pochi minuti fa , per PURO caso ho trovato questa notizia.

Pare decisamente confermata, negli ultimi minuti.

Una rapidissima ricerca su internet mi ha portato,come immagino tanti altri,  alla descrizione su Wiki.

insintesi quel che sappiamo è che l’esplosione è stata violenta: ha fatto un morto ( almeno) e quattro feriti.

Sul sito c’e’ sia una delle più vecchie centrali francesi ( a grafite, come quella di Chernobyl) sia un impianto di riprocessamento delle scorie.

per finire nei dintorni c’e’ pure il Phénix, il primo prototipo di reattore autofertilizzante francese.

Abbiamo vari scenari, senza sapere ancora nulla e nessuno tranquillizante.

Allo stato potremmo oscillare da una mini chernobyl ( esplosione nell’impianto moderato a grafite) a qualcosa di peggio ( esplosione nell’impianto di ritrattamento delle scorie, con dispersione di un plume altamente radioattivo ( plutonio et alia). Oppure, un esplosione nel reattore autofertilizzante ( la cosa piu’ probabile se è raffreddato a Sodio), scenario simile al precedente.

La cosa più importante e il vento, come al solito.

In che direzione sta soffiando e soffierà nelle prossime ore?

Lo sapevo già, visto che conosco da velista i venti prevalenti in zona ma ecco qui un primissimo link.

La faccio breve: per i prossimi due giorni soffierà verso sud-sud est.

Direzione Italia.

No, decisamente NON è una esercitazione.

Dovendomi assentare per qualche ora, chiedo ad ugo di dare gli aggiornamenti, ove possible, in tempo reale, ed a Domenico Coiante, uno dei massimi esperti italiani “storici” di centrali nucleari di intervenire celermente per inquadrare meglio, ove possibile il rischio per il nostro paese. Buona fortuna a tutti noi.

 

Fukushima: la zona di esclusione potrebbe arrivare a 80 Km

fukushima air.jpg

Non credo che vi siano più molti dubbi, ormai, sul desiderio delle autorità giapponesi, di tenere sotto controllo il panico o, prima ancora, la disperazione e lo scoraggiamento che serpeggiano fra la popolazione. Che ci riescano ancora per molto tempo è tutto da dimostrare, anzi: ci sono voci di crescenti tensioni e proteste, una cosa quasi impensabile, in quella cultura. Che si stiano nel processo comportando peggio dell’Unione Sovietica, è altamente probabile.

Ma noi “esterni” dovremmo cercare di capire, prima di tutto, le dimensioni reali della tragedia, da cui in ultima analisi dipende anche la NOSTRA vita, dato lo tsunami finanziario che non mancherà di abbattersi sulle sconquassate compagnie assicurative quando i giapponesi, finito di seppellire i loro cari e trovato un tetto di fortuna, avranno il tempo di cominciare a riempire i moduli per il rimborso dei premi assicurativi. Dei COSTI della cosa scriverò prossimamente. IN molti cominciano a comprendere che NON potremo non esserne coinvolti. Debora ha già postato questo. In attesa di conoscere le conseguenze degli ultimi preoccupanti sviluppi bisogna partire da quel che è possibile sapere.

Qui vorrei solo mostrare un dato recentissimo: la mappa delle aree contaminate, al 3 Aprile 2011, dalle varie esplosioni e fughe dei reattori di Fukushima, che apriva questo post. Ecco il dettaglio:

fukushima det.jpg

E’ un documento UFFICIALE; realizzato dal DOE, Department Of Energy degli USA, con sistematici sorvoli e integrazioni a terra. Ce l’ha girato un lettore, di Crisis, Roberto, che ringrazio.

Come vedete dal dettaglio c’è una zona evidenziata in arancione e verde che esce ampiamente dai limiti dell’area di esclusione di 30 km fin qui definita.

Il punto, ovviamente, è a cosa corrispondano, in termini strategici, ovvero di conseguenze a lungo termine, questi diversi colori.

In questo caso bisogna riferirsi, al solito, all’unico evento confrontabile, ovvero Chernobyl ed ai valori di radioattività che in quel caso vennero ritenuti sufficienti per decidere l’abbandono PERMANENTE del territorio. Si fece riferimento al totale di radiazioni assorbite nell’arco di una vita media e il limite fu posto a 350 milliSiverts nell’arco di una vita, circa 100 volte piu’ alto di una dose tipica annuale in condizioni ordinarie.

Bene: ponendo un limite, ad esempio di 25 anni, con i valori esposti qui sopra questo limite verrebbe facilmente SUPERATO per tutte le aree verdi, che come vedete sfiorano il cerchio di raggio 80 km. Se volete fare i conti da soli, vi basterà sapere che 1mRem=0.01 milliSievert. 0.03mR/hr, il limite tra azzurro e blu, vi risparmio il conto, è più o meno il livello di significatività locale.

Ad analoga conclusione si arriva prendendo in considerazione il limite di 20 mSievert/anno considerato in molti paesi come il limite massimo permesso per la popolazione.

E’ evidente l’influenza della meteorologia: se il vento girerà verso terra, anche tenendo conto del progressivo deteriorarsi della situazione, l’area di esclusione permanente potrebbe comprendere l’intero cerchio con 80 km di raggio ed anche superarlo.

Le conseguenze per noi?

Parecchie.

Se provate a cercare, su google maps le imprese giapponesi più note che hanno stabilimenti dislocati in quell’area, avrete qualche (sgradevole) sorpresa.

PLUTONIO !!!

Immagine tratta da investing in plutonium. Poi si dice: il fascino dell’orrido

Altro che Chernobyl. Qui verrà stabilito un nuovo livello di gravità, oltre il sette della centrale ucraina, per gli incidenti nucleari.

I livelli di radiazione, già spaventosi nei pressi della centrale giapponese, sono determinati, è stato dimostrato solo poche ore fa, anche da Plutonio, rilevato in cinque diversi siti nei dintorni degli impianti.

A questo punto l’abbandono di ogni tentativo ravvicinato di moderazione delle reazioni nucleari diventa praticamente certo e definitivo. L’esposizione al Plutonio, infatti, anche in concentrazioni minime, non da scampo. Benchè sia FALSO che sia particolarmente tossico ( il Polonio, ad esempio, lo è in misura grandemente maggiore) è la sua radioattività e la sua varietà di forme allotropiche che lo rende pericoloso, se ho capito bene, per la facilità con cui viene assimilato dall’organismo.

Si dice che un kg di plutonio diffuso in atmosfera potrebbe uccidere l’intera popolazione italiana. Non so se via vero e non so se questi conti abbiano senso.

Una cosa  però pare certa.

Nella centrale di Fukushima, di Plutonio ce ne è ALMENO qualche quintale, mescolato all’Uranio ed altre belle cosuccie nel MOX di cui ha già scritto Debora un paio di settimane fa.

C’e’ chi dice infatti che se ne sia ordinata oltre una tonnellata in Giappone di cui, facendo le proporzioni, oltre quattro quintali di plutonio sarebbero andati a Fukushima per il reattore 3. Punto.

La temperatura MOLTO più bassa nel caso della fusione parziale ormai NOTORIAMENTE in atto ed ufficialmente ammessa nei reattori 1, 2, 3 e forse, presto, 4, viene sempre presentata come un BENE, perchè si eviterebbe il plume, il pennacchio ad alta temperatura che, salendo negli strati piu’ alti della troposfera, aveva provocato l’inquinamento di mezza Europa.

Giustissimo, certo. Ma per NOI.

Perchè per il Giappone questo significa che la radioattività si CONCENTRERA’ sul loro affollatissimo territorio e nel loro mare, anzichè disperdersi su mezzo pacifico.

Si scorderanno il Sushi, altrochè e per un pezzo.

Nel frattempo è scomparso, ormai da giorni il Capo della Tepco, Masataka Shimizù, che circa dieci giorni fa era scoppiato in lacrime davanti ai giornalisti. Essendo in Giappone c’e’ chi giura che abbia commesso  (o si stia preparando a commettere) sucidio, in forma rituale  (Harakiri, Seppuku) o meno.

Altri, più prosaicamente, pensano che sia scappato all’estero.

Braccio di Ferro, gli spinaci radioattivi ed il Giappone

Che Popeye fosse stato inventato per salvare, in qualche modo, la moribonda industria degli spinaci in scatola è cosa nota.

Che gli spinaci in generale non siano la panacea declamata, invece, è una logica conseguenza della loro capacità di assorbire elementi metallici e non, che in un ambiente contaminato è una PESSIMA caratteristica.

in Giappone, via via che il particolato radioattivo proveniente dai reattori danneggiati comincia a depositarsi sul terreno, la contaminazione del suolo e delle colture si fa sempre più grave. Non siamo ancora ad una emergenza alimentare ma potremmo arrivarci. ANZI: SE in giappone rispettassero gli stessi limiti che abbiamo in europa, la crisi sarebbe già arrivata.

Nell’eroico Sol Levante, invece, il governo ha stabilito, FORSE in tempi non sospetti, limiti diverse volte più alti di quelli CEE, recepiti dalla normativa italiana.

I riferimenti sono i seguenti:

D.Lgs. 230/95 come modificato dal D.Lgs. 241/00 art. 104 “Controllo sulla radioattività ambientale”
Raccomandazione europea 473/00 Euratom
“Applicazione dell’art. 36 del Trattato Euratom per quanto concerne il controllo dei livelli di radioattività ambientale al fine di determinare l’esposizione della popolazione nel suo insieme”
Reg. CE 2218/89 Euratom “Livelli massimi di radioattività per i prodotti alimentari… a seguito di un incidente nucleare”.
Reg. CE 737/90 Euratom “Condizioni di importazione di prodotti agricoli da paesi
terzi a seguito incidente di Chernobyl”

In sintesi ecco i limiti:
-alimenti in genere 1000 Bq al Kg (Reg. CE 2218/89)
-latte prima infanzia 370 Bq/Kg (Reg. CE 737/90)
-Castagne e i funghi, in quanto alimenti:
1250 Bq/Kg (Reg. CE 2218/89); 600 Bq/Kg per
importazione da paesi terzi (Reg. CE 737/90).

Quindi, quali che siano i limit ESATTI per gli spinaci si oscillerà tra i 370 Bq/Kg ammessi per il latte di prima infanzia, ed i 600/1000/1250 Bq/Kg per gli altri alimenti.

in Giappone quali sono i limiti ammessi? Sono stati ribaditi poche ore fa e per le verdure sono stati posti a 2000 Bq/Kg.

Ovvero: ALMENO il doppio che da noi.

Se era un tentativo di non danneggiare troppo l’agricoltura locale, è andato chiaramente fallito. Spinaci raccolti a quasi cento chilometri dalle centrali hanno evidenziato qualcosa come 54.000 Bq/Kg, ovvero oltre 50 volte il limite massimo consentito e ben 27 di quello stabilito dal Governo locale. I livelli per il Cesio radioattivo, invece erano ben 190 volte oltre la norma.

Nell’area di Chiba, nella prefettura di Tokyo, invece siamo per ora a SOLO il doppio dei livelli consentiti in Giappone, ovvero quasi cinque volte quelli consentiti da noi.

Come previsto: il livello di radiazioni a Tokyo comincia a salire.

Cliccare sull’immagine per ingrandire.

Andamento delle radiazioni  in Real time a Hino, nei pressi di Tokyo. Come previsto, da una situazione stabile, ma comunque circa un terzo maggiore del normale, il livello sta lentamente aumentando. Qui sotto potete vedere i valori di Dicembre, prima del disastro, per confronto.

Se volete qualche altro dettaglio ed accettate una traduzione grossolana come quella di google, ecco il link al sito da cui ho tratto le due immagini.

A questo punto, mentre si moltiplicano le voci di nuove fughe incontrollate dal reattore tre, possiamo solo aspettare. Del resto, un “tempestivo” attacco alla Libia ci sta adeguatamente distraendo consentendo, forse, ai mercati finanziari di non farsi prendere dal panico. Nel frattempo dopo aver stabilito un limite per la commestibilità degli spinacci radioattivi che è ENORMEMENTE più alto di quelli vigenti, ad esempio, qui in Italia, anche questo limite è stato pesantemente superato.

Su questa cosa vergognosa credo valga la pena di scrivere un post separato.

Nel frattempo, teniamo incrociate le dita.

Noi e Tokio: ci giochiamo tutto nelle prossime 48 ore

Un’altra ovvia conseguenza della mancanza di quasi 10 GW di potenza elettrica nucleare: frequenti e prolungati black-outs. la mappa è presa da questo link.

Ormai ci sono pochi dubbi. Non solo le barre di “combustibile” nucleare sono state esposte all’aria, lo sapevamo già da alcuni giorni, a dispetto delle rassicuranti quanto false notizie fatte circolare dalle autorità giapponesi, un fatto segnalato dalla presenza di Cesio e Iodio radioattivo nell’aria, ma ci sono stati importanti “danni”, ovvero (almeno) un inizio di fusione che ha coinvolto un importante percentuale delle barre di combustibile dei reattori 2, 3 e probabilmente 4.

A questo punto, dato per scontato un evento di contaminazione grave, almeno per quanto riguarda l’area in un raggio di un paio di decine di km dalla centrale, resta da capire quali siano i rischi per il resto del mondo.

In sintesi: sono ENORMI, potenzialmente catastrofici ed in grado di mettere a rischio la vita quotidiana di ciascuno di noi. Ma non a causa dell’eventuale arriva di un plume radioattivo ma perché, come, quando e SE, Tokyo dovesse trovarsi sottovento alla centrale di Fukushima, verrebbe fortemente contaminata ed a quel punto, con un livello di radiazioni che potrebbe diventare decine o centinaia di volte quello naturale, in una città già gravemente danneggiata in molte infrastruture e servizi dal terremoto, soggetta ad una specie di coprifuoco ed a frequenti blackouts, anche gli eroici giapponesi pianterebbero baracca e burattini per rifugiarsi in zone più lontane, tranquille e sicure. A questo punto tutto dipenderebbe dalla natura e dalla durata della contaminazione. Se davvero ci trovassimo in una situazione simile a quella di Chernobyl, i livelli di radioattività nell’area potrebbero restare PER DECENNI significativamente più alti di quelli naturali e sarebbe quindi difficile che la città riprendesse la sua vita normale in tempi brevi.

Quali sono le probabilità che questo terribile scenario diventi realtà?

Notevoli, purtroppo.

Pare che a partire dalle prossime 24 ore il vento girerà da Nord-est, spingendo il pennacchio radioattivo proprio sopra Tokyo. Come tutte le previsioni è soggetta a revisioni ed ad errori, ma questa è la situazione, per le prossime 48 ore.

Nel frattempo i dati sui livelli di radioattività vengono rilasciati con il contagocce o non rivelati.

Ad esempio a questo link si possono vedere i livelli ufficiali misurati ma la zona di Fukushima è “under survey” ovvero, in pratica, sotto censura, ormai da tre giorni.

La prefettura di Ibaraki, circa a metà strada con Tokyo, al momento in cui scrivo, ha valori circa venti volte superiori alla norma, essendo arrivata anche a cinquanta volte. Come hanno scritto ipocritamente nelle agenzie di stampa ufficiali “non vi è rischio IMMEDIATO per la salute”. Non immediato, certo, ma nel tempo il numero di morti potrebbe non essere inferiore a quello provocati da terremoto e Tsunami, se gli scenari peggiori dovessero materializzarsi.

Il punto è questo: al di la della tragedia umana, l’attuale sistema economico e finanziario non è in grado di resistere ad un colpo del genere. Già le compagnie di assicurazioni di tutto il mondo sono in fibrillazione di fronte a scenari che prevedono danni oltre i 100 miliardi di dollari. Ma se Tokyo dovesse essere davvero evacuata o finisse per esserlo in forma ufficiosa, per lo spontaneo allontanamento anche solo di una parte della sua popolazione, la mamma di tutte le crisi, fin qui vista, la cosiddetta “crisi dei mutui subprime” sarebbe una bazzecola al confronto. Oltretutto le banche centrali hanno già esaurito le loro riserve nel tentativo, peraltro solo parzialmente e temporaneamente coronato dal successo, di salvare il sistema finanziario ed un paio di paesi europei sono stati “salvati” ( virgolette d’obbligo) solo per il rotto della cuffia. La prossima tempesta, quindi, sorprende la nave già danneggiata, con l’equipaggio esausto e scoraggiato e con le scorte di vivere prossime all’esaurimento.

In sintesi, SE, come purtroppo pare probabile, non si riuscirà a riportare sotto controllo i reattori o almeno a rallentare il rilascio in atmosfera degli isotopi radioattivi la tempesta arriverà anche da noi.

Quanto tempo, eventualmente, abbiamo, prima che si dispieghi in tutta la sua potenza? Alla meglio un paio di settimane: il tempo che comincino ad arrivare le prime contabili dei danni provocati dalla catastrofe. Sto parlando, ovviamente,  SOLO di quelli causati dal terremoto.

Nel frattempo le istituzioni giapponesi continuano a non raccontare tutta la verità.

Fukushima e Chernobyl: catastrofi a confronto.

Riprendo un mio post di ben quattro giorni fa su Crisis. Quello che sembrava allora un confronto azzardato è purtroppo sempre più vicino ad essere superato dalla realtà. Probabilmente quello di Fukushima diventerà un evento PEGGIORE di quello di Chernobyl, quando si potranno fare i bilanci.

Via via che arrivano notizie dal Giappone è sempre più difficile comprendere QUANTO sia grave quel che sta succedendo. Ci sono state, come saprete, altre esplosioni che hanno coinvolto anche il reattore 3 della centrale, teoricamente più affidabile e moderno ma in pratica più pericoloso, dato che, in caso di cedimento del guscio di contenimento, questa volta vi sarebbe una fuga anche di plutonio, che è una bestia MOLTO più nera di qualunque altra concepibile.

Nel bailamme di affermazioni, di smentite, di mezze ammissioni, si perde facilmente la strada, anche perchè, mentre si afferma che vi è un livello di radiazioni centinaia di volte quello naturale, ci si affretta contemporaneamente ad assicurare che questi livelli, per quanto preoccupanti, non sono ancora disastrosi.

Ma come stanno le cose?

L’unica è affidarsi, tanto per cambiare ai crudi numeri, sapendo che, essendo pochi e rilasciati con il contagocce, non possono spiegare davvero quel che sta succedendo. Tuttavia pare importante una per quanto grossolana analisi comparativa, con la consapevolezza che gli errori marchiani e la conseguente figuraccia sono sempre in agguato.

Innanzitutto i rapporti ufficiali: nella loro stringatezza, i dati su cui si basano tutti li trovate qui.

Per quanto riguarda la contaminazione nei pressi del recinto dell’impianto (dentro non ci va nessuno, per ovvi motivi) gli ultimi dati ad horas, sono questi.

A Nord Ovest dell’impianto, circa quindici ore fa, quindi PRIMA delle due nuove esplosioni, si misuravano 680 microSievert/h, ovvero 0.68 MilliSievert/h, in rapido aumento rispetto a sei ore prima. Tanto, poco?

Partiamo, dal fondo naturale da quelle parti. Quale è?

Beh, senza pretese di grande precisione, nel documento che vi ho linkato esistono altre misure prese presso l’altra centrale elettrica di Fukushima, quella di  Dai-Ni.

Possiamo leggere che i valori misurati si attestano intorno a 0.036 microsievert/h.

Intanto: questo è un valore circa 19.000 VOLTE più basso di quello misurato nei dintorni del reattore 1 scoppiato. Come dire che per ogni ora passata da quelle parti ti prendi la dose di radiazioni di due o tre anni.

Ma, in assoluto, cosa significa questo? La cosa migliore è prendere come metro di misura, proprio Chernobyl.

Intanto i valori CUMULATIVI a cui è stata sottoposta la popolazione a seconda della zona considerata. Esiste un ottimo sito da cui è tratta questa immagine.

chernobyl radiazioni.jpg cliccare per ingrandire

Come vedete il livello CUMULATIVO su VENTI anni nella zona interessata dall’incidente di Chernobyl non supera, se non in una zona ristrettissima, i 150 millisevert.

In VENTI ANNI, ripeto. Considerando che al livello attuale ( probabilmente in forte aumento dopo le due ulteriori esplosioni) basteranno, apparentemente, circa nove giorni per raggiungere lo stesso livello cumulato nei pressi del reattore 1 di Fukushima, direi che abbiamo già un buon parametro di riferimento.

In ogni caso, nel documento che vi ho già linkato, ci sono altre cose interessanti: ad esempio risulta che stessero già attivamente raffreddando con acqua di mare il reattore 3 PRIMA dell’esplosione avvenuta poche ore dopo il rapporto.

Ovviamente non abbiamo che pochi indizi ma, se facciamo un ragionamento sulla base di quel che pochissimo che sappiamo, anche sulla base del citato documento, possiamo fare qualche considerazione.

1) Oltre che il reattore 1, già saltato per aria e quindi senza altri metodi di raffreddamento, era in corso il raffreddamento ANCHE del reattore 3 con acqua di mare. Direttamente DENTRO il guscio di contenimento, come chiaramente riportato nel documento.

For Unit 1: Sea water is being injected to the Primary Containment Vessel  via the Fire Extinguishing System Line (Start up 11:55
March 13)

Interruption of injection (01:10 March 14)
For Unit 2: Water Injection Function has been sustained. (14:00 March 13)
For Unit 3: Fresh water is being injected to the PCV via Fire Extinguishing System Line FESL(11:55 March 13)
For Unit 3: Sea water is being injected to the PCV via FESL(13:12
March 13)

2) Di conseguenza anche il reattore 3 era PRIVO di altri sistemi di raffreddamento e veniva raffreddato, apparentemente SOLO dal sistema antincendio (FESL).

3) QUINDI, ragionevolmente (più o meno) l’esplosione, successivamente avvenuta al reattore 3, ha riguardato vapore surriscaldato e/o idrogeno che stavano raffreddando DIRETTAMENTE il nocciolo DENTRO il guscio di contenimento.

4) Questa infatti è la spiegazione più probabile, dato che, altrimenti, non si comprenderebbe perchè stessero utilizzando questo sistema di raffreddamento di emergenza diretto e non si comprenderebbe come altre parti dell’impianto abbiano potuto raggiungere temperature e pressioni sufficienti a provocare una esplosione ancora più potente di quella di due giorni fa, dato che queste parti avrebbero avuto temperature e pressioni ovviamente inferiori.

Non so se cogliete cosa vuol dire: vuol dire che POTREBBERO stare raccontando ENORMI bugie e che l’esplosione potrebbe aver danneggiato, eccome, il guscio di contenimento.

In pratica l’unica differenza con Chernobyl sarebbe quella, a questo punto, di una minore dispersione dei terribili radionuclidi, causa minore temperatura raggiunta durante il meltdown e design generale dell’impianto. Come al solito sarei lieto, lietissimo, superlieto, di sbagliarmi.

Vada come vada, i giapponesi restano campioni mondiali e forse galattici di understatement. Leggete questa cosuccia che scrivono in fondo al rapporto:

04:24 TEPCO notified NISA that Fukushima Dai-ichi NPS reached a
situation specified in Article 15 of the Act for Special Measures
Concerning Nuclear Emergency Preparedness.

ovvero:

“TEPCO ha notificato a NISA che l’impianto di Fukushima Dai.Chi ha raggiunto la situazione specificata nell’articolo 15 (omissis).”

Ma cosa dice questo articolo 15? Potete vederlo da soli a questo link.

in sostanza: in base a questo articolo il Presidente del Consiglio del Giappone dichiara lo stato di emergenza nucleare sull’intero territorio nazionale, automaticamente assumendo su di se tutte le qualifiche ed i poteri di emergenza del caso.

UPDATE: ecco un video che mostra il momento dell’esplosione. la palla di fuoco che si vede chiaramente non può essere provocata dal vapore, ovviamente, ed è poco probabile che sia dovuta all’idrogeno, che brucia con una fiamma quasi invisible…

I reattori di “III generazione” EPR: in crisi ancora prima di cominciare…

Domenico Coiante e Claudio della Volpe hanno tradotto per i lettori di NTE un interessante articolo di Steve Thomas, che fa il punto sullo stato dei reattori di terza generazione+, di cui gli EPR sono la punta avanzata e la massima espressione. Emerge un quadro alquanto desolante, fatto di costi crescenti, incertezze in aumento e mal di testa progettuali e realizzativi.

Sembra evidente, al di la delle posizioni dei singoli e dei casi particolari, che si sia lontani dalla piena operatività e che uno standard affidabile sia ancora tutto da raggiungere e definire.

L’unica certezza, a questo punto è che i costi non saranno bassi ed anzi, al contrario di quanto usualmente raccontato, i costi del kWh nucleare non saranno alla fine competitivi con quelli delle centrali tradizionali.

Tutto questo senza contare il decommissioning, lo stoccaggio delle scorie ed il problema delle riserve di uranio.

Il Nucleare Civile

Chi l’ha detto che conviene ?

Di Leonardo Libero

Pubblicato su “Nuove Tecnologie Energetiche 19 Dicembre 2010

Il governo sostiene che la fonte nucleare è tanto conveniente sul piano economico che non ci saranno problemi a trovare capitali privati disposti ad essere investiti nella realizzazione delle relative centrali. Però il 14 dicembre scorso, intervistato da Q.N., l’ing. Livio Vido, direttore della Divisione Ingegneria e Innovazione dell’Enel, alla domanda se servono incentivi pubblici per far ripartire il nucleare in Italia ha risposto: “No, non sono necessari” perché esso “garantisce ritorni che ci consentiranno di ripagare l’investimento”. E quel “ci” significa “a noi dell’Enel”, il quale è una S.p.A. partecipata per il 13,88% dal Ministero dell’Economia – che ne è azionista di controllo – e quindi è sostanzialmente azienda pubblica! Si aggiunga che saranno (sarebbero) in sostanza sovvenzioni pubbliche le facilitazioni, fiscali o di altro tipo, che il governo ha promesso a comuni, province e regioni che accetteranno (accettassero) centrali nucleari sui loro territori.

Sul piano del Diritto,  la Corte Costituzionale, con sentenza 215 del 9 giugno 2010 (http://www.giurcost.org/decisioni/index.html ) ha rilevato il contrasto fra l’urgenza di avere impianti relativi a ”produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia” – quindi anche quelli nucleari – e il proposito che essi siano “realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all’an che al quantum.” ed ha perciò dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 (Interventi urgenti per le reti dell’energia), commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78”, che quella procedura prevedeva.

Ma, per quanto riguarda la “rinascita”del nucleare in Italia, c’è molto di più.

La classifica internazionale per “assenza di corruzione” – cioè con i paesi meno corrotti in testa –  stilata per il 2010 da Transparency International
(http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2010/results) , colloca il nostro al 67° posto. Cioè, tanto per dire, a 4 posti dopo il Ghana, a 11 dopo la Turchia, a 21 dopo Macao, a 34  posti dopo Portorico e Botswana (ciò sia scritto, ovviamente, senza alcuna intenzione di offendere quei Paesi, anzi). Da decenni è sempre stato più o meno così e questo è un fatto.

Un altro fatto, non necessariamente collegato al primo, ma che non si può non ricordare pensando ad esso, è che in Italia, diciotto anni fa, alcuni grandi nomi del mondo imprenditoriale e finanziario, in accordo con la dirigenza dell’allora monopolista elettrico Enel, e con l’ovvio benestare del premier di allora, Giulio Andreotti, hanno ordito un raggiro da 60.000 miliardi di Lire (30 mld di Euro), ne hanno largamente goduto, continuano tutt’ora a goderne e continuano anche ad essere considerati persone da consultare come fonti di opinioni autorevoli.

E’ andata così

Nel 1990 il governo tedesco, dimostrando grande sensibilità ai temi dell’ambiente e dell’energia, aveva deciso di imporre un piccolo supplemento sulle tariffe elettriche e di utilizzarne il gettito per promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
( http://www.e-parl.net/eparlimages/general/pdf/080603%20FIT%20toolkit.pdf )

Poiché quel gettito è stato poi investito onestamente, oggi la Germania è non solo all’avanguardia nel settore fonti rinnovabili, ma è in particolare leader mondiale nel fotovoltaico, quantunque goda di una radiazione solare media molto inferiore a quella italiana (10 miliardi di Euro il fatturato complessivo 2009 delle aziende fotovoltaiche tedesche e 60.000 i posti di lavoro creati nel settore in 20 anni).
( http://www.qualenergia.it/view.php?id=1439&contenuto=Articolo )

Il 29 aprile 1992 il nostro governo ha voluto imitare, a suo modo purtroppo, quella norma tedesca e attraverso il Comitato Interministeriale Prezzi ha emanato il provvedimento n. 6,  col quale è stato imposto un supplemento alle tariffe elettriche (di entità quasi doppia di quello tedesco) ed è stato anche consentito di sovvenzionare col suo gettito sia le fonti “rinnovabili” sia altre cosiddette “assimilate”, fra le quali sono stati poi ammessi gli scarti di raffineria petrolifera e i rifiuti, cioè fonti né rinnovabili né “pulite”. Gli imprenditori protagonisti dell’accordo scandaloso di cui sopra sono così riusciti a trasformare certi loro pesanti costi di smaltimento in cospicue entrate, a spese degli utenti elettrici italiani . Il fatto è noto come “Affare Cip6” ed è stato accertato nella seduta del 6 novembre 2003 dalla X^ Commissione (Attività Produttive) della Camera, il cui allora Presidente, Bruno Tabacci, l’aveva definita “Una tassa occulta in favore dei petrolieri”. ( http://www.fiper.it/htdocs/2003/061103-Xcomm.txt )

E così il Paese del Sole, dove il gettito di quei soprapprezzi è stato gestito molto disonestamente, oggi produce si e no un settimo dei materiali fotovoltaici che gli occorrono, mentre il resto lo deve importare. Nel solo 2009 quindi, ben diversamente dalla Germania, esso ha speso a quel titolo una quantità di valuta stimabile in quasi 2 miliardi di euro.

A questo pessimo risultato, va detto, ha concorso anche l’ostruzionismo alla produzione di elettricità “pulita” da parte di privati che l’Enel ha sempre esercitato, e in modo tanto sfacciato da arrivare perfino a fare “la cresta” sulle spese di allacciamento a rete ( http://www.autorita.energia.it/it/com_stampa/01/cs_010806.htm ). La stessa disinvoltura del resto con la quale, nella pubblicità per il recente esordio in Borsa di Enel Green Power, esso si è autodefinito “leader mondiale delle fonti rinnovabili”
(http://wn.co/Intervista_a_Fulvio_Conti_sul_collocamento_di_Enel_Green_Power)
pur avendo realizzato davvero non molto “di suo” in quel settore (le grandi centrali idroelettriche se le era trovate belle e pronte all’atto della nazionalizzazione).

Le aziende più beneficiate dalle sovvenzioni per fonti “assimilate” sono ogni anno all’incirca le stesse e la loro graduatoria 2009, nella spartizione di una “torta” da 2926,1 milioni di euro, per quel solo anno, è a pagina 51 (fig. 2,5) della relazione 2009 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas:

Edison (già FIAT, oggi EdF) 35,3%, Saras (Moratti) 12,6%, ERG (Garrone) 10,2% , Electrabel 7,7%, BG Group 7,4%, API 6,4%, E.On 6%, Cofatech Servizi 4,4%, Elettra 3,4%, Termica Celano 2,6%, ENI 1,1%, Altri 2,6%.

Dalla stessa relazione risulta che, come in ogni anno precedente, le sovvenzioni a fonti “assimilate” sono state molto maggiori, più che doppie, di quelle a fonti davvero “rinnovabili” (2.926,1 contro 1.268,1 milioni di Euro).
( http://www.autorita.energia.it/allegati/relaz_ann/10/ra10_1_2.pdf )

Sulle origini dell’ “affare Cip6” e sui nomi coinvolti, vedasi il libro “Licenziare i padroni ?” (Feltrinelli), uscito all’inizio del 2003 e scritto da Massimo Mucchetti, che oggi è Vicedirettore ad personam del Corriere della Sera e che nessuno ha mai smentito e tanto meno querelato.

Come ispiratrici delle scelte del governo in materia di energia, la grande imprenditoria e l’alta finanza italiane hanno quindi un pessimo precedente, che non può essere dimenticato.

Ora esse premono insieme all’Enel – non più monopolista, ma ancora principale produttore e distributore di elettricità e, ripeto, col Ministero dell’Economia come azionista di controllo, quindi con un “potere reale” quasi immutato – perché in Italia si costruiscano centrali nucleari. Il pretesto è che sia la loro mancanza a far sì che le tariffe elettriche italiane siano fra le più alte al mondo. Una bugia sfacciata perchè in realtà ben dieci paesi europei,  Austria,   Cipro,   Danimarca,  Estonia,  Grecia,  Irlanda, Lussemburgo,  Lettonia,  Portogallo e Polonia, hanno tariffe elettriche anche molto più basse di quelle italiane, pur non avendo essi centrali nucleari
(http://rwecom.online-report.eu/factbook/en/marketdata/electricity/supply/electricitypricesineurope.html )

Anche da uno studio della Confartigianato, ripreso da Wikipedia, risulta che:
<<Ad esempio, riguardo la convenienza della generazione da fonte nucleare, si nota che anche paesi privi di centrali nucleari hanno costi dell’elettricità inferiori all’Italia (dal 25 al 45%)[33], pertanto, la presenza o meno di impianti nucleari non influirebbe in maniera sostanziale sul prezzo finale al pubblico.>>
( http://it.wikipedia.org/wiki/Produzione_di_energia_elettrica_in_Italia )

I vantaggi economici del nucleare sono stati garantiti, all’ultimo workshop Ambrosetti di Cernobbio, attraverso uno studio Enel-EdF di ben 300 pagine. Come a compensare con la quantità la mancanza di una “qualità” che in quella circostanza sarebbe stata essenziale: l’ascolto di opinioni diverse. Sono cioè stati i due osti a garantire sulla bontà del vino, nel presupposto che gli italiani debbano crederci sulla parola.

Che cosa succede in realtà in quella Francia che ci è indicata come esempio

Nel paese che produce col nucleare l’80% della sua elettricità (non “della sua energia,” come troppo spesso viene detto, non so quanto innocentemente) c’è un signore, Pierre Gadonneix, che era  presidente di EdF – Electricitè de France –  e che nel 2009 ci aveva rimesso la poltrona per aver osato chiedere a Sarkozy che le tariffe elettriche francesi fossero aumentate del 20% (!!) in tre anni. La sua coscienza di super-manager si era infatti a un certo punto ribellata all’idea che l’azienda affidata alle sue cure dovesse continuare a vendere l’elettricità sottocosto, come avveniva da decenni.  Ebbene, oggi egli ha motivo di essere soddisfatto, quanto meno sul piano morale.. Questo articolo pubblicato su Le Monde del 21 agosto scorso

http://www.lemonde.fr/idees/article/2010/08/20/edf-impose-un-reveil-brutal-aux-consommateurs-d-electricite_1400981_3232.html

annunciava infatti che il governo francese aveva deciso di aumentare quelle tariffe del 3,4%, in media nel 2010. E affermava che secondo voci circolanti fra la dirigenza EdF, l’aumento sarebbe ripetuto più volte nei prossimi anni; cosicchè quel +20% che lui aveva chiesto sarebbe comunque all’incirca raggiunto.

Un provvedimento teso, con ogni evidenza, ad evitare che EdF debba continuare a vendere l’argenteria di famiglia (come la rete di distribuzione elettrica britannica, ceduta a una cordata di Hong Kong) per far quadrare i conti. Il suo debito finanziario, a fine  2009, era infatti di ben 42.5 miliardi di euro (fonte Bloomberg) contro i 24,5 di fine 2008.

Ciliegina sulla torta, i conti EdF devono davvero essere molto “tirati” se  essa intende far pagare agli utenti l’installazione dei contatori intelligenti, prescritti in Europa dal 2012, “operazione che in Italia hanno invece pagato le società elettriche”, protestano le associazioni francesi dei consumatori.

Lo stesso articolo di Le Monde rivelava ancora che se sulle tariffe elettriche francesi fosse stata conteggiata l’inflazione, dagli anni ’90 in  poi, esse oggi sarebbero ben del 40%  più alte. E che il prezzo del megawattora prodotto dalle nuove centrali nucleari salirà, secondo EdF (!!) , dai 34 euro attuali a 46 euro. Sarebbe quindi molto interessante – anzi essenziale – sapere quanto costerà il megawattora prodotto dalle centrali italiane, di tecnologia francese, che secondo i piani del governo dovrebbero entrare in esercizio nel 2020.

Sarebbe essenziale, dato che ormai perfino la International Energy Agency dà per certo e prossimo il “picco del  petrolio”, cioè il momento in cui la sua estrazione, a costi accettabili, non riuscirà più a soddisfare la richiesta (“Bisogna lasciare il petrolio prima che il petrolio lasci noi”, ha detto Fatih Birol, suo Economista Capo). Da quel momento, il prezzo dell’uranio sarò destinato a salire e la sua disponibilità – già non infinita – a diminuire.

Una conferma che il costo dell’elettricità di fonte nucleare tende a salire (mentre quello dell’elettricità da fonte rinnovabile tende a scendere) è di recente arrivata da una fonte di certo non sospetta, l’Associazione Italiana Nucleare, che in una memoria    ( http://www.corriere.it/Media/pdf/Commenti_Blackburn.pdf ) afferma: “ I costi dell’energia elettronucleare valutati dalle utility elettriche per i reattori attualmente in progetto o in costruzione si collocano tra i 10 e i 15 c$/kWh.”

Cioè molto, molto più in alto, addirittura multipli, dei 3-4 c$/kWh. che dichiaravano i sostenitori del nucleare fino a poco tempo fa.

Sia le previsioni EdF sia quelle dell’AIN tengono evidentemente anche conto del fatto che il solo reattore di tecnologia francese EPR in costruzione fuori dalla Francia, quello di Olkiluoto in Finlandia, che doveva essere pronto nel 2009, ha visto il suo costo, in origine previsto in circa 3 miliardi, oltrepassare ormai i 5 e la sua data di entrata in servizio subire diversi consistenti rinvii. Il più recente, mentre scrivo, è al secondo semestre del 2013 ( http://www.enerzine.com/2/10875+epr-olkiluoto-3—nouveau-retard-de-6-mois+.html ). Ciò che vuol dire quattro anni di ritardo, anche a causa dei quali i finlandesi stanno “andando per avvocati” contro i francesi.

Al riguardo merita notare:
a)- che quei rinvii sono stati per lo più causati da motivi riguardanti la sicurezza;
b)- che in quella graduatoria per assenza di corruzione citata all’inizio, nella quale l’Italia è al 67° posto, la Finlandia è al 4°.

Ed è certo in seguito al “caso Olkiluoto” e alla stroncatura delle centrali  EPR da parte del super-esperto prof. Stephen Thomas dell’Università di Greenwich  (http://www.streetinsider.com/Press+Releases/Report+to+Detail+How+the+French+EPR+Nuclear+Reactor+Design+is+%26apos%3BIn+Crisis%26apos%3B+Globally/6074822.html)
che nei primi giorni dell’ottobre 2010 i dirigenti della Constellation Energy, società elettrica USA, hanno rinunciato a costruirne una, disdettando i precedenti accordi con i francesi, nonostante avessero avuto dal proprio governo una garanzia statale da 7,5 miliardi di dollari
(http://www.businessweek.com/news/2010-10-10/constellation-drops-nuclear-plant-denting-edf-s-u-s-plans.html) .
Le disavventure Olkiluoto e Constellation hanno avuto pessime conseguenze sui conti di Areva, la società francese, statale al 93 per cento, che costruisce le centrali EPR. E un aumento di capitale che essa ha tentato ha trovato un solo sottoscrittore, il Kuwait, per un importo molto inferiore a quello sperato e necessario (ad ennesima riprova che il nucleare, o quanto meno quel nucleare, non è un investimento attraente).
(http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=806391&lang=it)

A proposito di sicurezza nucleare, ed in particolare ancora delle centrali francesi EPR, quelle che il Governo e l’Enel hanno scelto per l’Italia, merita di essere letto e tenuto presente l’articolo http://www.independent.co.uk/environment/green-living/new-nuclear-plants-will-produce-far-more-radiation-1604051.html,  pubblicato su l’Independent e qui tradotto:

<<LONDRA – 25 febbraio 2009 – Le centrali nucleari di nuova generazione – che la Gran Bretagna sta progettando di costruire e che sono già in fase di realizzazione in Francia e in Finlandia – sono più pericolose, in caso di incidente, di quelle vecchie che andrebbero a sostituire. A rivelarlo è un’inchiesta del quotidiano britannico ‘The Independent’, che ha ottenuto una serie di documenti interni all’industria del nucleare dai quali emerge che, sebbene i nuovi European Pressurised Reactors (Epr) siano meno esposti al rischio di guasti, nel caso si verificasse un incidente la fuoriuscita di radiazioni sarebbe molto maggiore e potrebbe fare anche il doppio delle vittime. Un rapporto redatto dalla società francese Edf rivela che l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Un altro studio della società di smaltimento di scorie radioattive Posiva Oy sostiene invece che l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore. Un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste conclude invece che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11 volte. A rendere i nuovi Epr più pericolosi in caso di incidente, spiega il giornale, è il fatto che sono stati progettati per bruciare il combustibile nucleare ad una velocità doppia rispetto a quelli attuali, modificando la natura stessa del carburante.>>

Riguardo ancora ai rischi del nucleare per la salute umana, va rilevato intanto che ogni centrale emette radiazioni, tanto che ne sono stabilite le dosi massime ammesse; e che quelle dosi sono “ammesse” non perché prive di nocività, bensì perché, considerati certi vantaggi, si accettano certi rischi (Allucinante? Certo, ma è così. E ad onor del vero lo è anche per altre fonti, come il grande idroelettrico).

Il prof. Umberto Veronesi, designato a dirigere l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, intervistato dall’Espresso, ha dichiarato: “L’idea che il nucleare possa aumentare il rischio cancro è infondata: non c’è combustione, non ci sono emissioni, non c’è diffusione di cancerogeni.”. Ha mai sentito parlare, il luminare della cancerologia, dell’effetto cancerogeno delle radiazioni? Io non sono medico, ma ho avuto un fratello radiologo che me ne parlava 60 anni fa. Ha mai notato che, prima di fargli anche solo una radiografia dentaria, gli mettono un pesante schermo sul petto e intorno al collo e che il dentista la “scatta” da dietro un riparo, con un telecomando ?

Sta di fatto che qualche anno fa il governo tedesco, su richiesta di un gruppo di cittadini, ha incaricato un team di specialisti dell’università di Mainz di eseguire una verifica sulla maggiore incidenza di tumori solidi e leucemie infantili riscontrabile fra i bambini nati e viventi nelle vicinanze delle centrali nucleari. Ne è uscito uno studio di 330 pagine, denominato in sigla “KiKK Study”, e reso pubblico alla fine del 2008. I risultati sono esposti in un riassunto-commento curato da un istituto inglese (http://www.ehjournal.net/content/8/1/43 ), il cui abstract  ho tradotto così:

Sommario
Nel 2008, in Germania, lo studio denominato KKiK ((Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken = Cancro Infantile nelle vicinanze di impianti nucleari) ha riscontrato un incremento di 1.6 volte di tumori solidi e di 2.2 volte dei casi di leucemia nei bambini residenti entro un raggio di 5 km da tutti gli impianti nucleari di quel Paese. Questo articolo riporta i risultati dello studio KKiK, discute gli studi epidemiologici più recenti e del passato sui casi di leucemia nei pressi degli impianti nucleari nel mondo e delinea un possibile meccanismo biologico per spiegare l’aumento di quei casi. Si ipotizza che l’alto (rispetto al normale n.d.r.) tasso di leucemia infantile possa essere attribuito ad un effetto teratogeno di radionuclidi assorbiti. Le dosi emesse nell’ambiente, verso feti ed embrioni in donne incinte, nei pressi di impianti nucleari, possono essere maggiori di quanto in genere si ritiene. I tessuti ematopoietici sembrano essere considerevolmente più radiosensibili in embrioni/feti che nei neonati. Viene pertanto raccomandato di dare opportuni consigli alle popolazioni residenti e vengono proposte ulteriori ricerche.>>.

L’alternativa, al nucleare come alle fonti fossili

Il 7 luglio scorso, l’Agenzia Federale per l’Ambiente della seconda o terza potenza tecnologica mondiale – cioè di quella Germania che nel 1990, prima al mondo, aveva imposto un piccolo supplemento sui prezzi dell’elettricità per utilizzarne il gettito in favore delle fonti rinnovabili – ha annunciato che entro il 2050 l’intero fabbisogno elettrico del Paese potrà essere coperto da quelle fonti e che potranno quindi essere messi al bando, per quell’impiego, i combustibili fossili ( http://uk.reuters.com/article/idUKLDE66618F20100707 ) .

La rituale obiezione che i nuclearisti muovono alla possibilità di utilizzo pratico di fonti rinnovabili importanti come il sole e il vento è la loro intermittenza. Problema tanto ben presente anche fra i rinnovabilisti che già nel 2007, vedi caso in Germania (Goldistahl, Turingia), era stato realizzato un esperimento, chiamato “Regenerative Combined Power Plant” e basato su un accumulo idrico, col quale si era dimostrato nei fatti che esso problema è superabile
http://www.solarserver.com/solar-magazine/solar-energy-system-of-the-month/the-combined-power-plant.html ,
anche con reti di distribuzione, diciamo, “stupide” come quelle attuali.

Si aggiunga che lo scorso marzo è nato il Consorzio Europeo per la Rete Intelligente (o “smart grid”, come viene internazionalmente chiamata), capace cioè di gestire automaticamente, compensandole, le offerte e le richieste di elettricità che si verificano ogni istante in ogni suo punto
http://www.energymanager.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1602&Itemid=257 .
Ed è certo anche in relazione ad essa che l’Agenzia Federale tedesca per l’Ambiente ha fatto le previsioni per il 2050 di cui sopra.

Si aggiunga ancora che la fonte eolica più avanzata, quella di alta quota – sfruttata per ora solo in Italia col Kite Gen ( http://kitegen.com/ ) – non soltanto è più potente di quella di superficie – per cui già a 800 metri la potenza sfruttabile è 4 volte maggiore che ai 100 metri delle torri convenzionali – ma è anche molto più costante: fino a 7.000 ore sfruttabili l’anno, contro le 1.700 – 1800 ore/anno, nei siti più favorevoli, con le torri convenzionali ( http://it.wikipedia.org/wiki/Kite_Wind_Generator ). Il tutto è confermato da un accurato studio sui venti di alta quota realizzato nel 2009 degli americani Cristina Archer e Ken Caldeira ( http://www.mdpi.com/1996-1073/2/2/307/pdf ).

Ne consegue, per inciso, che un Kite Gen modello Stem (quello più piccolo) la cui  massa, basamento compreso, è di 140 tonnellate, è 36 volte più efficace, in termini di energia prodotta per capitale investito, rispetto a una torre convenzionale da 4.000 tonnellate (tenuto conto che, per questo tipo di macchine, il costo è proporzionale al peso) ( http://it.paperblog.com/il-kitegen-straccia-la-piu-grande-turbina-eolica-al-mondo-36-a-1-135123/ )

Andiamoci piano con il nucleare

Di Ugo Bardi

dal sito QualEnergia, un appello del Kyoto Club che mi sembra condivisibile. Non demonizziamo inutilmente il nucleare, ma evitiamo di usare tutte le nostre risorse per il nucleare, a scapito delle rinnovabili

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Invece del nucleare

Appello del Kyoto Club al Governo

Affinché riveda la scelta di un ritorno al nucleare per il nostro paese, anche alla luce dell’attuale crisi, e si impegni invece nel disegnare un nuovo quadro normativo che sostenga adeguatamente la green economy e le produzioni sostenibili che sono quelle che possono farci meglio competere nel mondo dell’economia globalizzata. Imprenditori, manager, professionisti hanno già firmato l’appello.

FIRMA L’APPELLO

New Nuclear: why the economics says no! Non è un manifesto ambientalista, ma il titolo dell’ultimo report pubblicato da Citigroup sui rischi connessi alla cosiddetta rinascita nucleare.

Noi sottoscritti, imprenditori, manager e professionisti crediamo che anche per l’Italia questa scelta sia errata.
Il nostro Paese ha la possibilità di giocare da protagonista di fronte ai cambiamenti epocali in atto nel mondo, dall’efficienza energetica alle energie rinnovabili e alle sfide per prodotti sostenibili in termini di qualità ambientale, sociale e di rispetto delle regole: dobbiamo promuovere un’economia a basso impatto e di qualità, per rafforzare le imprese esistenti e crearne di nuove sul territorio, rispondendo alla necessità di creare nuovi posti di lavoro, nuova energia imprenditoriale e una qualità della vita che da sempre è un marchio italiano.
Un’economia che ha bisogno di rilanciare tutta la propria creatività facendo della spinta delle imprese italiane all’uso efficiente delle risorse la forza del proprio sviluppo.

In Italia è già in atto uno sforzo di rivitalizzazione e rinnovamento delle manifatture in questa chiave: occorrerebbe un incoraggiamento deciso e urgente da parte del Governo e una sapiente regia da parte delle istituzioni. Il rafforzamento delle reti elettriche, l’incentivazione dei sistemi di stoccaggio dell’energia, l’efficiente uso delle energie rinnovabili, la minimizzazione, sempre e comunque, dell’uso energetico che tenga anche conto del patrimonio paesaggistico e culturale del nostro Paese, sono aspetti che riguardano una innovazione che sta già impetuosamente sviluppandosi sul territorio e che va aiutata e sostenuta.

Lo scenario prospettato dal Governo, 25% di elettricità atomica e 25% di rinnovabili al 2030, comporterebbe una enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie (efficienza energetica e rinnovabili).

La costruzione delle centrali interesserebbe, peraltro, una piccola minoranza di società italiane, mentre larga parte degli investimenti finirebbe all’estero. Nella migliore delle ipotesi, quando fra 10-12 anni si iniziasse a generare elettricità nucleare, se ne avvantaggerebbero pochi comparti industriali energivori e sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti attraverso l’aumento delle bollette, a cofinanziare il nucleare.
Questo perché il costo delle nuove centrali è estremamente oneroso: oltre 5 miliardi di € per una centrale, più di 40 miliardi per l’intero programma voluto dal Governo. Ma queste stime raddoppiano, e anche più, se si considerano i costi del futuro decommissioning, che qualcuno dovrà pur pagare, e della gestione delle scorie: un Rapporto del 2009 del MIT, Massachusetts Institute of Technology, ha valutato il costo dell’elettricità da nucleare in 8,4 c$/kWh, più del gas e del carbone.

Ci sono poi i problemi di sicurezza, come ricorda una recente nota delle Agenzie per la sicurezza di Francia, Gran Bretagna e Finlandia, e di smaltimento definitivo delle scorie, lungamente ed altamente radioattive: non c’é, infatti, un solo sito sicuro e funzionante in tutto il mondo e gli USA hanno abbandonato, dopo anni di inutili esperimenti, costati oltre 8 miliardi di dollari, il deposito di Yucca Mountain in Nevada.

Mentre la rinascita del nucleare incontra non poche difficoltà, tutti gli indicatori testimoniano che è partita la corsa delle rinnovabili e dell’efficienza energetica in Europa, negli USA, in Cina. Nel modello Germania, nel critico 2009, il numero di addetti alle energie verdi è aumentato di 20.500 unità raggiungendo quota 300.500 di personale diretto ed oltre 1 milione nell’indotto.

Lo scorso anno il 61% e il 43% della nuova potenza elettrica installata, rispettivamente in Europa e negli USA, era rappresentata da impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Si tratta di comparti nei quali la piccola e media industria italiana potrà giocare, insieme alla grande impresa, un ruolo importante, se si attiverà, come è successo in altri paesi, un gioco di squadra tra istituzioni e imprese.
La scelta nucleare, al contrario, determinerà, necessariamente, una sottrazione di intelligenze, di risorse economiche, per giunta durante la peggiore crisi degli ultimi due secoli, rispetto ai più promettenti settori dell’efficienza e delle rinnovabili che saprebbero attivare, come in parte stanno già facendo, ricadute economiche e occupazionali immediate. Considerato poi il limitato consenso nel Paese, pensiamo che il progetto nucleare si arenerà, ma avrà fatto perdere all’Italia tempo e ricchezze.

Per questo chiediamo che il Governo riveda, anche alla luce dell’attuale crisi, la sua scelta e si impegni nel disegnare un nuovo quadro normativo che sostenga adeguatamente la green economy e le produzioni sostenibili che sono quelle che meglio possono farci competere nel mondo dell’economia globalizzata.

La sfida energetica è una sfida industriale che richiede scelte strategiche intelligenti, coraggiose e mirate che sappiano creare ed attivare filiere industriali, in sinergia con i centri di ricerca, capaci di far crescere le piccole e medie imprese italiane, insieme ai grandi gruppi nazionali, per garantire occupazione, competitività e sviluppo.

Pasquale Pistorio
Presidente onorario Kyoto Club

Catia Bastioli
CEO – Novamont S.p.A. – Presidente Kyoto Club

Gianluigi Angelantoni
Amministratore delegato – Angelantoni Industrie S.p.A. e Archimede Solar Energy – Vice-Presidente Kyoto Club