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Il Nucleare Civile

Chi l’ha detto che conviene ?

Di Leonardo Libero

Pubblicato su “Nuove Tecnologie Energetiche 19 Dicembre 2010

Il governo sostiene che la fonte nucleare è tanto conveniente sul piano economico che non ci saranno problemi a trovare capitali privati disposti ad essere investiti nella realizzazione delle relative centrali. Però il 14 dicembre scorso, intervistato da Q.N., l’ing. Livio Vido, direttore della Divisione Ingegneria e Innovazione dell’Enel, alla domanda se servono incentivi pubblici per far ripartire il nucleare in Italia ha risposto: “No, non sono necessari” perché esso “garantisce ritorni che ci consentiranno di ripagare l’investimento”. E quel “ci” significa “a noi dell’Enel”, il quale è una S.p.A. partecipata per il 13,88% dal Ministero dell’Economia – che ne è azionista di controllo – e quindi è sostanzialmente azienda pubblica! Si aggiunga che saranno (sarebbero) in sostanza sovvenzioni pubbliche le facilitazioni, fiscali o di altro tipo, che il governo ha promesso a comuni, province e regioni che accetteranno (accettassero) centrali nucleari sui loro territori.

Sul piano del Diritto,  la Corte Costituzionale, con sentenza 215 del 9 giugno 2010 (http://www.giurcost.org/decisioni/index.html ) ha rilevato il contrasto fra l’urgenza di avere impianti relativi a ”produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia” – quindi anche quelli nucleari – e il proposito che essi siano “realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all’an che al quantum.” ed ha perciò dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 (Interventi urgenti per le reti dell’energia), commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78”, che quella procedura prevedeva.

Ma, per quanto riguarda la “rinascita”del nucleare in Italia, c’è molto di più.

La classifica internazionale per “assenza di corruzione” – cioè con i paesi meno corrotti in testa –  stilata per il 2010 da Transparency International
(http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2010/results) , colloca il nostro al 67° posto. Cioè, tanto per dire, a 4 posti dopo il Ghana, a 11 dopo la Turchia, a 21 dopo Macao, a 34  posti dopo Portorico e Botswana (ciò sia scritto, ovviamente, senza alcuna intenzione di offendere quei Paesi, anzi). Da decenni è sempre stato più o meno così e questo è un fatto.

Un altro fatto, non necessariamente collegato al primo, ma che non si può non ricordare pensando ad esso, è che in Italia, diciotto anni fa, alcuni grandi nomi del mondo imprenditoriale e finanziario, in accordo con la dirigenza dell’allora monopolista elettrico Enel, e con l’ovvio benestare del premier di allora, Giulio Andreotti, hanno ordito un raggiro da 60.000 miliardi di Lire (30 mld di Euro), ne hanno largamente goduto, continuano tutt’ora a goderne e continuano anche ad essere considerati persone da consultare come fonti di opinioni autorevoli.

E’ andata così

Nel 1990 il governo tedesco, dimostrando grande sensibilità ai temi dell’ambiente e dell’energia, aveva deciso di imporre un piccolo supplemento sulle tariffe elettriche e di utilizzarne il gettito per promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
( http://www.e-parl.net/eparlimages/general/pdf/080603%20FIT%20toolkit.pdf )

Poiché quel gettito è stato poi investito onestamente, oggi la Germania è non solo all’avanguardia nel settore fonti rinnovabili, ma è in particolare leader mondiale nel fotovoltaico, quantunque goda di una radiazione solare media molto inferiore a quella italiana (10 miliardi di Euro il fatturato complessivo 2009 delle aziende fotovoltaiche tedesche e 60.000 i posti di lavoro creati nel settore in 20 anni).
( http://www.qualenergia.it/view.php?id=1439&contenuto=Articolo )

Il 29 aprile 1992 il nostro governo ha voluto imitare, a suo modo purtroppo, quella norma tedesca e attraverso il Comitato Interministeriale Prezzi ha emanato il provvedimento n. 6,  col quale è stato imposto un supplemento alle tariffe elettriche (di entità quasi doppia di quello tedesco) ed è stato anche consentito di sovvenzionare col suo gettito sia le fonti “rinnovabili” sia altre cosiddette “assimilate”, fra le quali sono stati poi ammessi gli scarti di raffineria petrolifera e i rifiuti, cioè fonti né rinnovabili né “pulite”. Gli imprenditori protagonisti dell’accordo scandaloso di cui sopra sono così riusciti a trasformare certi loro pesanti costi di smaltimento in cospicue entrate, a spese degli utenti elettrici italiani . Il fatto è noto come “Affare Cip6” ed è stato accertato nella seduta del 6 novembre 2003 dalla X^ Commissione (Attività Produttive) della Camera, il cui allora Presidente, Bruno Tabacci, l’aveva definita “Una tassa occulta in favore dei petrolieri”. ( http://www.fiper.it/htdocs/2003/061103-Xcomm.txt )

E così il Paese del Sole, dove il gettito di quei soprapprezzi è stato gestito molto disonestamente, oggi produce si e no un settimo dei materiali fotovoltaici che gli occorrono, mentre il resto lo deve importare. Nel solo 2009 quindi, ben diversamente dalla Germania, esso ha speso a quel titolo una quantità di valuta stimabile in quasi 2 miliardi di euro.

A questo pessimo risultato, va detto, ha concorso anche l’ostruzionismo alla produzione di elettricità “pulita” da parte di privati che l’Enel ha sempre esercitato, e in modo tanto sfacciato da arrivare perfino a fare “la cresta” sulle spese di allacciamento a rete ( http://www.autorita.energia.it/it/com_stampa/01/cs_010806.htm ). La stessa disinvoltura del resto con la quale, nella pubblicità per il recente esordio in Borsa di Enel Green Power, esso si è autodefinito “leader mondiale delle fonti rinnovabili”
(http://wn.co/Intervista_a_Fulvio_Conti_sul_collocamento_di_Enel_Green_Power)
pur avendo realizzato davvero non molto “di suo” in quel settore (le grandi centrali idroelettriche se le era trovate belle e pronte all’atto della nazionalizzazione).

Le aziende più beneficiate dalle sovvenzioni per fonti “assimilate” sono ogni anno all’incirca le stesse e la loro graduatoria 2009, nella spartizione di una “torta” da 2926,1 milioni di euro, per quel solo anno, è a pagina 51 (fig. 2,5) della relazione 2009 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas:

Edison (già FIAT, oggi EdF) 35,3%, Saras (Moratti) 12,6%, ERG (Garrone) 10,2% , Electrabel 7,7%, BG Group 7,4%, API 6,4%, E.On 6%, Cofatech Servizi 4,4%, Elettra 3,4%, Termica Celano 2,6%, ENI 1,1%, Altri 2,6%.

Dalla stessa relazione risulta che, come in ogni anno precedente, le sovvenzioni a fonti “assimilate” sono state molto maggiori, più che doppie, di quelle a fonti davvero “rinnovabili” (2.926,1 contro 1.268,1 milioni di Euro).
( http://www.autorita.energia.it/allegati/relaz_ann/10/ra10_1_2.pdf )

Sulle origini dell’ “affare Cip6” e sui nomi coinvolti, vedasi il libro “Licenziare i padroni ?” (Feltrinelli), uscito all’inizio del 2003 e scritto da Massimo Mucchetti, che oggi è Vicedirettore ad personam del Corriere della Sera e che nessuno ha mai smentito e tanto meno querelato.

Come ispiratrici delle scelte del governo in materia di energia, la grande imprenditoria e l’alta finanza italiane hanno quindi un pessimo precedente, che non può essere dimenticato.

Ora esse premono insieme all’Enel – non più monopolista, ma ancora principale produttore e distributore di elettricità e, ripeto, col Ministero dell’Economia come azionista di controllo, quindi con un “potere reale” quasi immutato – perché in Italia si costruiscano centrali nucleari. Il pretesto è che sia la loro mancanza a far sì che le tariffe elettriche italiane siano fra le più alte al mondo. Una bugia sfacciata perchè in realtà ben dieci paesi europei,  Austria,   Cipro,   Danimarca,  Estonia,  Grecia,  Irlanda, Lussemburgo,  Lettonia,  Portogallo e Polonia, hanno tariffe elettriche anche molto più basse di quelle italiane, pur non avendo essi centrali nucleari
(http://rwecom.online-report.eu/factbook/en/marketdata/electricity/supply/electricitypricesineurope.html )

Anche da uno studio della Confartigianato, ripreso da Wikipedia, risulta che:
<<Ad esempio, riguardo la convenienza della generazione da fonte nucleare, si nota che anche paesi privi di centrali nucleari hanno costi dell’elettricità inferiori all’Italia (dal 25 al 45%)[33], pertanto, la presenza o meno di impianti nucleari non influirebbe in maniera sostanziale sul prezzo finale al pubblico.>>
( http://it.wikipedia.org/wiki/Produzione_di_energia_elettrica_in_Italia )

I vantaggi economici del nucleare sono stati garantiti, all’ultimo workshop Ambrosetti di Cernobbio, attraverso uno studio Enel-EdF di ben 300 pagine. Come a compensare con la quantità la mancanza di una “qualità” che in quella circostanza sarebbe stata essenziale: l’ascolto di opinioni diverse. Sono cioè stati i due osti a garantire sulla bontà del vino, nel presupposto che gli italiani debbano crederci sulla parola.

Che cosa succede in realtà in quella Francia che ci è indicata come esempio

Nel paese che produce col nucleare l’80% della sua elettricità (non “della sua energia,” come troppo spesso viene detto, non so quanto innocentemente) c’è un signore, Pierre Gadonneix, che era  presidente di EdF – Electricitè de France –  e che nel 2009 ci aveva rimesso la poltrona per aver osato chiedere a Sarkozy che le tariffe elettriche francesi fossero aumentate del 20% (!!) in tre anni. La sua coscienza di super-manager si era infatti a un certo punto ribellata all’idea che l’azienda affidata alle sue cure dovesse continuare a vendere l’elettricità sottocosto, come avveniva da decenni.  Ebbene, oggi egli ha motivo di essere soddisfatto, quanto meno sul piano morale.. Questo articolo pubblicato su Le Monde del 21 agosto scorso

http://www.lemonde.fr/idees/article/2010/08/20/edf-impose-un-reveil-brutal-aux-consommateurs-d-electricite_1400981_3232.html

annunciava infatti che il governo francese aveva deciso di aumentare quelle tariffe del 3,4%, in media nel 2010. E affermava che secondo voci circolanti fra la dirigenza EdF, l’aumento sarebbe ripetuto più volte nei prossimi anni; cosicchè quel +20% che lui aveva chiesto sarebbe comunque all’incirca raggiunto.

Un provvedimento teso, con ogni evidenza, ad evitare che EdF debba continuare a vendere l’argenteria di famiglia (come la rete di distribuzione elettrica britannica, ceduta a una cordata di Hong Kong) per far quadrare i conti. Il suo debito finanziario, a fine  2009, era infatti di ben 42.5 miliardi di euro (fonte Bloomberg) contro i 24,5 di fine 2008.

Ciliegina sulla torta, i conti EdF devono davvero essere molto “tirati” se  essa intende far pagare agli utenti l’installazione dei contatori intelligenti, prescritti in Europa dal 2012, “operazione che in Italia hanno invece pagato le società elettriche”, protestano le associazioni francesi dei consumatori.

Lo stesso articolo di Le Monde rivelava ancora che se sulle tariffe elettriche francesi fosse stata conteggiata l’inflazione, dagli anni ’90 in  poi, esse oggi sarebbero ben del 40%  più alte. E che il prezzo del megawattora prodotto dalle nuove centrali nucleari salirà, secondo EdF (!!) , dai 34 euro attuali a 46 euro. Sarebbe quindi molto interessante – anzi essenziale – sapere quanto costerà il megawattora prodotto dalle centrali italiane, di tecnologia francese, che secondo i piani del governo dovrebbero entrare in esercizio nel 2020.

Sarebbe essenziale, dato che ormai perfino la International Energy Agency dà per certo e prossimo il “picco del  petrolio”, cioè il momento in cui la sua estrazione, a costi accettabili, non riuscirà più a soddisfare la richiesta (“Bisogna lasciare il petrolio prima che il petrolio lasci noi”, ha detto Fatih Birol, suo Economista Capo). Da quel momento, il prezzo dell’uranio sarò destinato a salire e la sua disponibilità – già non infinita – a diminuire.

Una conferma che il costo dell’elettricità di fonte nucleare tende a salire (mentre quello dell’elettricità da fonte rinnovabile tende a scendere) è di recente arrivata da una fonte di certo non sospetta, l’Associazione Italiana Nucleare, che in una memoria    ( http://www.corriere.it/Media/pdf/Commenti_Blackburn.pdf ) afferma: “ I costi dell’energia elettronucleare valutati dalle utility elettriche per i reattori attualmente in progetto o in costruzione si collocano tra i 10 e i 15 c$/kWh.”

Cioè molto, molto più in alto, addirittura multipli, dei 3-4 c$/kWh. che dichiaravano i sostenitori del nucleare fino a poco tempo fa.

Sia le previsioni EdF sia quelle dell’AIN tengono evidentemente anche conto del fatto che il solo reattore di tecnologia francese EPR in costruzione fuori dalla Francia, quello di Olkiluoto in Finlandia, che doveva essere pronto nel 2009, ha visto il suo costo, in origine previsto in circa 3 miliardi, oltrepassare ormai i 5 e la sua data di entrata in servizio subire diversi consistenti rinvii. Il più recente, mentre scrivo, è al secondo semestre del 2013 ( http://www.enerzine.com/2/10875+epr-olkiluoto-3—nouveau-retard-de-6-mois+.html ). Ciò che vuol dire quattro anni di ritardo, anche a causa dei quali i finlandesi stanno “andando per avvocati” contro i francesi.

Al riguardo merita notare:
a)- che quei rinvii sono stati per lo più causati da motivi riguardanti la sicurezza;
b)- che in quella graduatoria per assenza di corruzione citata all’inizio, nella quale l’Italia è al 67° posto, la Finlandia è al 4°.

Ed è certo in seguito al “caso Olkiluoto” e alla stroncatura delle centrali  EPR da parte del super-esperto prof. Stephen Thomas dell’Università di Greenwich  (http://www.streetinsider.com/Press+Releases/Report+to+Detail+How+the+French+EPR+Nuclear+Reactor+Design+is+%26apos%3BIn+Crisis%26apos%3B+Globally/6074822.html)
che nei primi giorni dell’ottobre 2010 i dirigenti della Constellation Energy, società elettrica USA, hanno rinunciato a costruirne una, disdettando i precedenti accordi con i francesi, nonostante avessero avuto dal proprio governo una garanzia statale da 7,5 miliardi di dollari
(http://www.businessweek.com/news/2010-10-10/constellation-drops-nuclear-plant-denting-edf-s-u-s-plans.html) .
Le disavventure Olkiluoto e Constellation hanno avuto pessime conseguenze sui conti di Areva, la società francese, statale al 93 per cento, che costruisce le centrali EPR. E un aumento di capitale che essa ha tentato ha trovato un solo sottoscrittore, il Kuwait, per un importo molto inferiore a quello sperato e necessario (ad ennesima riprova che il nucleare, o quanto meno quel nucleare, non è un investimento attraente).
(http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=806391&lang=it)

A proposito di sicurezza nucleare, ed in particolare ancora delle centrali francesi EPR, quelle che il Governo e l’Enel hanno scelto per l’Italia, merita di essere letto e tenuto presente l’articolo http://www.independent.co.uk/environment/green-living/new-nuclear-plants-will-produce-far-more-radiation-1604051.html,  pubblicato su l’Independent e qui tradotto:

<<LONDRA – 25 febbraio 2009 – Le centrali nucleari di nuova generazione – che la Gran Bretagna sta progettando di costruire e che sono già in fase di realizzazione in Francia e in Finlandia – sono più pericolose, in caso di incidente, di quelle vecchie che andrebbero a sostituire. A rivelarlo è un’inchiesta del quotidiano britannico ‘The Independent’, che ha ottenuto una serie di documenti interni all’industria del nucleare dai quali emerge che, sebbene i nuovi European Pressurised Reactors (Epr) siano meno esposti al rischio di guasti, nel caso si verificasse un incidente la fuoriuscita di radiazioni sarebbe molto maggiore e potrebbe fare anche il doppio delle vittime. Un rapporto redatto dalla società francese Edf rivela che l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Un altro studio della società di smaltimento di scorie radioattive Posiva Oy sostiene invece che l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore. Un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste conclude invece che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11 volte. A rendere i nuovi Epr più pericolosi in caso di incidente, spiega il giornale, è il fatto che sono stati progettati per bruciare il combustibile nucleare ad una velocità doppia rispetto a quelli attuali, modificando la natura stessa del carburante.>>

Riguardo ancora ai rischi del nucleare per la salute umana, va rilevato intanto che ogni centrale emette radiazioni, tanto che ne sono stabilite le dosi massime ammesse; e che quelle dosi sono “ammesse” non perché prive di nocività, bensì perché, considerati certi vantaggi, si accettano certi rischi (Allucinante? Certo, ma è così. E ad onor del vero lo è anche per altre fonti, come il grande idroelettrico).

Il prof. Umberto Veronesi, designato a dirigere l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, intervistato dall’Espresso, ha dichiarato: “L’idea che il nucleare possa aumentare il rischio cancro è infondata: non c’è combustione, non ci sono emissioni, non c’è diffusione di cancerogeni.”. Ha mai sentito parlare, il luminare della cancerologia, dell’effetto cancerogeno delle radiazioni? Io non sono medico, ma ho avuto un fratello radiologo che me ne parlava 60 anni fa. Ha mai notato che, prima di fargli anche solo una radiografia dentaria, gli mettono un pesante schermo sul petto e intorno al collo e che il dentista la “scatta” da dietro un riparo, con un telecomando ?

Sta di fatto che qualche anno fa il governo tedesco, su richiesta di un gruppo di cittadini, ha incaricato un team di specialisti dell’università di Mainz di eseguire una verifica sulla maggiore incidenza di tumori solidi e leucemie infantili riscontrabile fra i bambini nati e viventi nelle vicinanze delle centrali nucleari. Ne è uscito uno studio di 330 pagine, denominato in sigla “KiKK Study”, e reso pubblico alla fine del 2008. I risultati sono esposti in un riassunto-commento curato da un istituto inglese (http://www.ehjournal.net/content/8/1/43 ), il cui abstract  ho tradotto così:

Sommario
Nel 2008, in Germania, lo studio denominato KKiK ((Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken = Cancro Infantile nelle vicinanze di impianti nucleari) ha riscontrato un incremento di 1.6 volte di tumori solidi e di 2.2 volte dei casi di leucemia nei bambini residenti entro un raggio di 5 km da tutti gli impianti nucleari di quel Paese. Questo articolo riporta i risultati dello studio KKiK, discute gli studi epidemiologici più recenti e del passato sui casi di leucemia nei pressi degli impianti nucleari nel mondo e delinea un possibile meccanismo biologico per spiegare l’aumento di quei casi. Si ipotizza che l’alto (rispetto al normale n.d.r.) tasso di leucemia infantile possa essere attribuito ad un effetto teratogeno di radionuclidi assorbiti. Le dosi emesse nell’ambiente, verso feti ed embrioni in donne incinte, nei pressi di impianti nucleari, possono essere maggiori di quanto in genere si ritiene. I tessuti ematopoietici sembrano essere considerevolmente più radiosensibili in embrioni/feti che nei neonati. Viene pertanto raccomandato di dare opportuni consigli alle popolazioni residenti e vengono proposte ulteriori ricerche.>>.

L’alternativa, al nucleare come alle fonti fossili

Il 7 luglio scorso, l’Agenzia Federale per l’Ambiente della seconda o terza potenza tecnologica mondiale – cioè di quella Germania che nel 1990, prima al mondo, aveva imposto un piccolo supplemento sui prezzi dell’elettricità per utilizzarne il gettito in favore delle fonti rinnovabili – ha annunciato che entro il 2050 l’intero fabbisogno elettrico del Paese potrà essere coperto da quelle fonti e che potranno quindi essere messi al bando, per quell’impiego, i combustibili fossili ( http://uk.reuters.com/article/idUKLDE66618F20100707 ) .

La rituale obiezione che i nuclearisti muovono alla possibilità di utilizzo pratico di fonti rinnovabili importanti come il sole e il vento è la loro intermittenza. Problema tanto ben presente anche fra i rinnovabilisti che già nel 2007, vedi caso in Germania (Goldistahl, Turingia), era stato realizzato un esperimento, chiamato “Regenerative Combined Power Plant” e basato su un accumulo idrico, col quale si era dimostrato nei fatti che esso problema è superabile
http://www.solarserver.com/solar-magazine/solar-energy-system-of-the-month/the-combined-power-plant.html ,
anche con reti di distribuzione, diciamo, “stupide” come quelle attuali.

Si aggiunga che lo scorso marzo è nato il Consorzio Europeo per la Rete Intelligente (o “smart grid”, come viene internazionalmente chiamata), capace cioè di gestire automaticamente, compensandole, le offerte e le richieste di elettricità che si verificano ogni istante in ogni suo punto
http://www.energymanager.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1602&Itemid=257 .
Ed è certo anche in relazione ad essa che l’Agenzia Federale tedesca per l’Ambiente ha fatto le previsioni per il 2050 di cui sopra.

Si aggiunga ancora che la fonte eolica più avanzata, quella di alta quota – sfruttata per ora solo in Italia col Kite Gen ( http://kitegen.com/ ) – non soltanto è più potente di quella di superficie – per cui già a 800 metri la potenza sfruttabile è 4 volte maggiore che ai 100 metri delle torri convenzionali – ma è anche molto più costante: fino a 7.000 ore sfruttabili l’anno, contro le 1.700 – 1800 ore/anno, nei siti più favorevoli, con le torri convenzionali ( http://it.wikipedia.org/wiki/Kite_Wind_Generator ). Il tutto è confermato da un accurato studio sui venti di alta quota realizzato nel 2009 degli americani Cristina Archer e Ken Caldeira ( http://www.mdpi.com/1996-1073/2/2/307/pdf ).

Ne consegue, per inciso, che un Kite Gen modello Stem (quello più piccolo) la cui  massa, basamento compreso, è di 140 tonnellate, è 36 volte più efficace, in termini di energia prodotta per capitale investito, rispetto a una torre convenzionale da 4.000 tonnellate (tenuto conto che, per questo tipo di macchine, il costo è proporzionale al peso) ( http://it.paperblog.com/il-kitegen-straccia-la-piu-grande-turbina-eolica-al-mondo-36-a-1-135123/ )

Procede la costruzione del primo kitegen stem

Ultime foto dal Kitegen in costruzione a Sommariva, in Piemonte. Vedete che è stato montato lo “stem” vero e proprio, ovvero il componente tubolare che manovra i cavi dell’aquilone.

Certo, in questa foto il povero stem sembra un po’ ammosciatino; verrebbe voglia di proporre una pasticchina di viagra o qualcosa del genere. Comunque, vedete che il lavoro va avanti. Fra breve, si dovrebbe cominciare a far volare l’aquilone, e allora il prototipo sarà come deve essere secondo il progeo: