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Un pericolo mortale ci sovrasta: le rinnovabili !!

 

Vi ricordate Johnny Stecchino/Benigni che, preso un taxi a Palermo veniva messo in guardia dal tassista su due gravissimi problemi endemici della città ovvero…il traffico e la carenza di acqua potabile? Il dialogo, ovviamente, era surreale e suscitava grandissima ilarità nel pubblico tutto.

Ecco.

Lo stesso sta succedendo in questi mesi con le energie rinnovabili, che sono soggette ad un vero e propro fuoco di sbarramento ed accusate di ogni nefandezza e nequizia tra cui, addirittura, l’aumento del costo della vita.

E’ una campagnia stampa premeditata a cui Aspo risponde con vigore grazie ad un ottimo documento di Francesco Meneguzzo, membro del Comitato scientifico dell’associazione, che sbugiarda questo ed altri tentativi di disinformazione.

Il documento è disponibile a questo link.

Qui riporto solo un paragrafo, che spero risvegli la vs. curiosità.

“proprio l’aumento della potenza da fotovoltaico, unica fonte che sta crescendo così tanto … contribuirà a tenere bassi i prezzi dell’elettricità nel paese, nonostante l’aumento della domanda. I prezzi dell’elettricità all’ingrosso … quest’anno (2010, NdA) non saliranno, nonostante la domanda sia cresciuta del 4%. Rimarranno bassi, anche perché legati al valore di scambio del gas naturale, in questo periodo molto basso, con la conseguenza … che le grandi centrali a carbone potrebbero vedere i loro profitti dimezzati nei prossimi 12 mesi”.

Sbufalare la bufala dell’Eolico che fa male alla salute.

di Ugo Bardi

Continua la cagnara sull’eolico; stavolta ne parla “Il Resto del Carlino” che si rivolge a Paolo Attivissimo, il grande sbufalatore del CICAP, per capire di che cosa si tratta.

Il risultato è un curioso ircocervo di affermazioni e contro-affermazioni; inni alla “resistenza” contro l’eolico, dubbi e  in cui – fra le altre cose – il Resto del Carlino fa dire a Attivissimo riguardo a una signora Nina Pierpoint che avrebbe “studiato gli effetti delle turbine eoliche sull’uomo” che “non c’è nulla che escluda che i suoi studi siano stati condotti seriamente e con metodo.

Ora, io di Attivissimo ho molta stima, ma una frase così da lui veramente non me l’aspettavo (posto che l’abbia detta veramente). Pensateci un attimo; immaginate che uno dica “Non c’è nulla che escluda che Paolo Attivissimo sia una persona seria” Ma che diavolo vuol dire? Forse la frase si potrebbe esplicitare come  “Paolo Attivissimo sembra proprio un imbecille ma non si può escludere che non lo sia“. Era questo che attivissimo voleva dire a proposito della signora Pierpoint? Boh…..?

Invece di tirar fuori frasi criptiche (che, ripeto, non credo che Attivissimo abbia veramente detta, oppure l’hanno citato fuori contesto) era piuttosto il caso di dare un giudizio sul valore degli studi della Pierpoint. Questo si può fare andando a vedere i suoi articoli sulla letteratura scientifica seria – ovvero quella che si dice “Peer reviewed”

Io l’ho fatto, usando Google Scholar e anche “Sciencedirect” per buona misura. Il risultato? Niente, nada, nothing, zero, nisba, picche. Questa signora non ha mai pubblicato niente di serio sull’argomento – ha scritto un libro, si, ma nei libri si scrive quello che si vuole – anche dell’arrivo del pianeta Nibiru nel 2012.

Allora, bastava poco per capire che non ci sono studi seri di nessun tipo che provano che le turbine eoliche hanno effetti negativi sulla salute. Questa storia è un imbroglio, punto e basta. Pagato da chi non so, ma me lo posso anche immaginare. E’ tutto parte della guerra in corso contro l’energia rinnovabile.

Insomma, è incredibile la facilità con la quale certa gente riesce a prendere in giro il pubblico. Dopo che ci hanno raccontato che l’eolico fa strage di uccelli, ora ci vengono a raccontare che fa venire il cancro. E trovano sempre qualcuno che gli da retta. Neanche il CICAP ce la fa…..

Ecco il testo completo dell’articolo sul “Resto del Carlino.

Eolico, la ‘Rete della resistenza’ si prepara alla mobilitazione

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2010-12-15
— CASTEL DEL RIO —
EOLICO sì, eolico no. Da risorsa paladina dell’ecologia della green economy del futuro a pericolosa tecnologia, nociva per il sistema nervoso e addirittura oncogena. E così i numerosi comitati di Vallata anti-eolico hanno fatto fronte comune, unendosi nell’ampio movimento ‘Rete della resistenza sui crinali’, guidata da Alberto Cuppini, portavoce per l’Emilia Romagna. Mentre a Roma, lunedì, il ‘Comitato nazionale del paesaggio’ ha organizzato una conferenza stampa dal titolo ‘Eolico in Italia: il Re è nudo: le cifre di un disastro economico ambientale e paesaggistico’, la Rete locale divulgherà ad assessori e consiglieri un documento unanime (in fase di realizzazione) nei prossimi giorni. Missione: sensibilizzare in merito al tema prima che siano prodotte le linee guida, a livello regionale, attese per gennaio.
DELLA RETE fanno parte per il momento i comitati Monte dei Cucchi (San Benedetto val di Sambro), Ariacheta (San Godenzo), Alta valle del Sillaro, Monte Faggiola, La luna sul monte (Pontremoli) Cisatel (Comitato Interregionale Salvaguardia appennino tosco-emiliano ligure), Prato Barbieri (Bettola), Passo delle Pianazze Case (Farini). Castel del Rio attende l’installazione di un nuovo parco eolico, non lontano da quello già installato in zona Casoni di Romagna, che sarà edificato dalla ditta modenese Tencom in zona Monte La Fine grazie a un investimento di 25-30milioni di euro. I residenti di Casoni di Romagna hanno denunciato di soffrire della ‘Sindrome da pala eolica’, una serie di sintomi invalidanti provocati da cambiamenti di pressione, rumore delle pale e da peculiari basse frequenze emesse dall’impianto e che danneggerebbe il sistema nervoso. A supporto di tale denuncia è stato pubblicato molto in letteratura scientifica negli Stati Uniti, ma pochissimo in Italia. Gli stessi residenti hanno citato gli studi di una certa Nina Pierpont, medico del Children’s National Medical Center di Washington che ha studiato gli effetti delle turbine eoliche sull’uomo e prodotto un libro divulgativo. Di fronte alla possibilità che i residenti del crinale possano trovarsi un’altra fila di pale da 150metri sulla testa si sono mobilitati. Ma quale posizione prendere in merito, visto che esistono pochi studi? Paolo Attivissimo, giornalista investigativo membro del Cicap (il Comitato italiano per le affermazioni sul paranormale) fondato vent’anni fa da Piero Angela, ha constatato la lacuna di ricerche italiane sull’eolico: «In effetti non abbiamo prove né per affermare che l’eolico faccia bene né il contrario».

E sottolinea: «Nina Pierpont è spesso citata come neurologa. Sebbene non ci sia nulla che escluda che i suoi studi siano stati condotti seriamente e con metodo, va detto che l’esperta non è una neurologa ma una pediatra». Secondo Attivissimo bisogna andarci quindi con cautela: «In generale ogni nuova tecnologia provoca nella popolazione diffidenza, proprio perché ancora sconosciuta e per quanto riguarda l’eolico mancano anora dei riferimenti scientifici precisi in Italia». Ma ammette: «Gli studi della Pierpont, sottoposti al parere di esperti, hanno confermato molte criticità. Per ora possiamo affemare che una distanza di almeno 2-3 chilometri sia necessaria per abitare, senza conseguenze, vicini a un parco eolico».

Marco Pivato

Il Nucleare Civile

Chi l’ha detto che conviene ?

Di Leonardo Libero

Pubblicato su “Nuove Tecnologie Energetiche 19 Dicembre 2010

Il governo sostiene che la fonte nucleare è tanto conveniente sul piano economico che non ci saranno problemi a trovare capitali privati disposti ad essere investiti nella realizzazione delle relative centrali. Però il 14 dicembre scorso, intervistato da Q.N., l’ing. Livio Vido, direttore della Divisione Ingegneria e Innovazione dell’Enel, alla domanda se servono incentivi pubblici per far ripartire il nucleare in Italia ha risposto: “No, non sono necessari” perché esso “garantisce ritorni che ci consentiranno di ripagare l’investimento”. E quel “ci” significa “a noi dell’Enel”, il quale è una S.p.A. partecipata per il 13,88% dal Ministero dell’Economia – che ne è azionista di controllo – e quindi è sostanzialmente azienda pubblica! Si aggiunga che saranno (sarebbero) in sostanza sovvenzioni pubbliche le facilitazioni, fiscali o di altro tipo, che il governo ha promesso a comuni, province e regioni che accetteranno (accettassero) centrali nucleari sui loro territori.

Sul piano del Diritto,  la Corte Costituzionale, con sentenza 215 del 9 giugno 2010 (http://www.giurcost.org/decisioni/index.html ) ha rilevato il contrasto fra l’urgenza di avere impianti relativi a ”produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia” – quindi anche quelli nucleari – e il proposito che essi siano “realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all’an che al quantum.” ed ha perciò dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 (Interventi urgenti per le reti dell’energia), commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78”, che quella procedura prevedeva.

Ma, per quanto riguarda la “rinascita”del nucleare in Italia, c’è molto di più.

La classifica internazionale per “assenza di corruzione” – cioè con i paesi meno corrotti in testa –  stilata per il 2010 da Transparency International
(http://www.transparency.org/policy_research/surveys_indices/cpi/2010/results) , colloca il nostro al 67° posto. Cioè, tanto per dire, a 4 posti dopo il Ghana, a 11 dopo la Turchia, a 21 dopo Macao, a 34  posti dopo Portorico e Botswana (ciò sia scritto, ovviamente, senza alcuna intenzione di offendere quei Paesi, anzi). Da decenni è sempre stato più o meno così e questo è un fatto.

Un altro fatto, non necessariamente collegato al primo, ma che non si può non ricordare pensando ad esso, è che in Italia, diciotto anni fa, alcuni grandi nomi del mondo imprenditoriale e finanziario, in accordo con la dirigenza dell’allora monopolista elettrico Enel, e con l’ovvio benestare del premier di allora, Giulio Andreotti, hanno ordito un raggiro da 60.000 miliardi di Lire (30 mld di Euro), ne hanno largamente goduto, continuano tutt’ora a goderne e continuano anche ad essere considerati persone da consultare come fonti di opinioni autorevoli.

E’ andata così

Nel 1990 il governo tedesco, dimostrando grande sensibilità ai temi dell’ambiente e dell’energia, aveva deciso di imporre un piccolo supplemento sulle tariffe elettriche e di utilizzarne il gettito per promuovere lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
( http://www.e-parl.net/eparlimages/general/pdf/080603%20FIT%20toolkit.pdf )

Poiché quel gettito è stato poi investito onestamente, oggi la Germania è non solo all’avanguardia nel settore fonti rinnovabili, ma è in particolare leader mondiale nel fotovoltaico, quantunque goda di una radiazione solare media molto inferiore a quella italiana (10 miliardi di Euro il fatturato complessivo 2009 delle aziende fotovoltaiche tedesche e 60.000 i posti di lavoro creati nel settore in 20 anni).
( http://www.qualenergia.it/view.php?id=1439&contenuto=Articolo )

Il 29 aprile 1992 il nostro governo ha voluto imitare, a suo modo purtroppo, quella norma tedesca e attraverso il Comitato Interministeriale Prezzi ha emanato il provvedimento n. 6,  col quale è stato imposto un supplemento alle tariffe elettriche (di entità quasi doppia di quello tedesco) ed è stato anche consentito di sovvenzionare col suo gettito sia le fonti “rinnovabili” sia altre cosiddette “assimilate”, fra le quali sono stati poi ammessi gli scarti di raffineria petrolifera e i rifiuti, cioè fonti né rinnovabili né “pulite”. Gli imprenditori protagonisti dell’accordo scandaloso di cui sopra sono così riusciti a trasformare certi loro pesanti costi di smaltimento in cospicue entrate, a spese degli utenti elettrici italiani . Il fatto è noto come “Affare Cip6” ed è stato accertato nella seduta del 6 novembre 2003 dalla X^ Commissione (Attività Produttive) della Camera, il cui allora Presidente, Bruno Tabacci, l’aveva definita “Una tassa occulta in favore dei petrolieri”. ( http://www.fiper.it/htdocs/2003/061103-Xcomm.txt )

E così il Paese del Sole, dove il gettito di quei soprapprezzi è stato gestito molto disonestamente, oggi produce si e no un settimo dei materiali fotovoltaici che gli occorrono, mentre il resto lo deve importare. Nel solo 2009 quindi, ben diversamente dalla Germania, esso ha speso a quel titolo una quantità di valuta stimabile in quasi 2 miliardi di euro.

A questo pessimo risultato, va detto, ha concorso anche l’ostruzionismo alla produzione di elettricità “pulita” da parte di privati che l’Enel ha sempre esercitato, e in modo tanto sfacciato da arrivare perfino a fare “la cresta” sulle spese di allacciamento a rete ( http://www.autorita.energia.it/it/com_stampa/01/cs_010806.htm ). La stessa disinvoltura del resto con la quale, nella pubblicità per il recente esordio in Borsa di Enel Green Power, esso si è autodefinito “leader mondiale delle fonti rinnovabili”
(http://wn.co/Intervista_a_Fulvio_Conti_sul_collocamento_di_Enel_Green_Power)
pur avendo realizzato davvero non molto “di suo” in quel settore (le grandi centrali idroelettriche se le era trovate belle e pronte all’atto della nazionalizzazione).

Le aziende più beneficiate dalle sovvenzioni per fonti “assimilate” sono ogni anno all’incirca le stesse e la loro graduatoria 2009, nella spartizione di una “torta” da 2926,1 milioni di euro, per quel solo anno, è a pagina 51 (fig. 2,5) della relazione 2009 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas:

Edison (già FIAT, oggi EdF) 35,3%, Saras (Moratti) 12,6%, ERG (Garrone) 10,2% , Electrabel 7,7%, BG Group 7,4%, API 6,4%, E.On 6%, Cofatech Servizi 4,4%, Elettra 3,4%, Termica Celano 2,6%, ENI 1,1%, Altri 2,6%.

Dalla stessa relazione risulta che, come in ogni anno precedente, le sovvenzioni a fonti “assimilate” sono state molto maggiori, più che doppie, di quelle a fonti davvero “rinnovabili” (2.926,1 contro 1.268,1 milioni di Euro).
( http://www.autorita.energia.it/allegati/relaz_ann/10/ra10_1_2.pdf )

Sulle origini dell’ “affare Cip6” e sui nomi coinvolti, vedasi il libro “Licenziare i padroni ?” (Feltrinelli), uscito all’inizio del 2003 e scritto da Massimo Mucchetti, che oggi è Vicedirettore ad personam del Corriere della Sera e che nessuno ha mai smentito e tanto meno querelato.

Come ispiratrici delle scelte del governo in materia di energia, la grande imprenditoria e l’alta finanza italiane hanno quindi un pessimo precedente, che non può essere dimenticato.

Ora esse premono insieme all’Enel – non più monopolista, ma ancora principale produttore e distributore di elettricità e, ripeto, col Ministero dell’Economia come azionista di controllo, quindi con un “potere reale” quasi immutato – perché in Italia si costruiscano centrali nucleari. Il pretesto è che sia la loro mancanza a far sì che le tariffe elettriche italiane siano fra le più alte al mondo. Una bugia sfacciata perchè in realtà ben dieci paesi europei,  Austria,   Cipro,   Danimarca,  Estonia,  Grecia,  Irlanda, Lussemburgo,  Lettonia,  Portogallo e Polonia, hanno tariffe elettriche anche molto più basse di quelle italiane, pur non avendo essi centrali nucleari
(http://rwecom.online-report.eu/factbook/en/marketdata/electricity/supply/electricitypricesineurope.html )

Anche da uno studio della Confartigianato, ripreso da Wikipedia, risulta che:
<<Ad esempio, riguardo la convenienza della generazione da fonte nucleare, si nota che anche paesi privi di centrali nucleari hanno costi dell’elettricità inferiori all’Italia (dal 25 al 45%)[33], pertanto, la presenza o meno di impianti nucleari non influirebbe in maniera sostanziale sul prezzo finale al pubblico.>>
( http://it.wikipedia.org/wiki/Produzione_di_energia_elettrica_in_Italia )

I vantaggi economici del nucleare sono stati garantiti, all’ultimo workshop Ambrosetti di Cernobbio, attraverso uno studio Enel-EdF di ben 300 pagine. Come a compensare con la quantità la mancanza di una “qualità” che in quella circostanza sarebbe stata essenziale: l’ascolto di opinioni diverse. Sono cioè stati i due osti a garantire sulla bontà del vino, nel presupposto che gli italiani debbano crederci sulla parola.

Che cosa succede in realtà in quella Francia che ci è indicata come esempio

Nel paese che produce col nucleare l’80% della sua elettricità (non “della sua energia,” come troppo spesso viene detto, non so quanto innocentemente) c’è un signore, Pierre Gadonneix, che era  presidente di EdF – Electricitè de France –  e che nel 2009 ci aveva rimesso la poltrona per aver osato chiedere a Sarkozy che le tariffe elettriche francesi fossero aumentate del 20% (!!) in tre anni. La sua coscienza di super-manager si era infatti a un certo punto ribellata all’idea che l’azienda affidata alle sue cure dovesse continuare a vendere l’elettricità sottocosto, come avveniva da decenni.  Ebbene, oggi egli ha motivo di essere soddisfatto, quanto meno sul piano morale.. Questo articolo pubblicato su Le Monde del 21 agosto scorso

http://www.lemonde.fr/idees/article/2010/08/20/edf-impose-un-reveil-brutal-aux-consommateurs-d-electricite_1400981_3232.html

annunciava infatti che il governo francese aveva deciso di aumentare quelle tariffe del 3,4%, in media nel 2010. E affermava che secondo voci circolanti fra la dirigenza EdF, l’aumento sarebbe ripetuto più volte nei prossimi anni; cosicchè quel +20% che lui aveva chiesto sarebbe comunque all’incirca raggiunto.

Un provvedimento teso, con ogni evidenza, ad evitare che EdF debba continuare a vendere l’argenteria di famiglia (come la rete di distribuzione elettrica britannica, ceduta a una cordata di Hong Kong) per far quadrare i conti. Il suo debito finanziario, a fine  2009, era infatti di ben 42.5 miliardi di euro (fonte Bloomberg) contro i 24,5 di fine 2008.

Ciliegina sulla torta, i conti EdF devono davvero essere molto “tirati” se  essa intende far pagare agli utenti l’installazione dei contatori intelligenti, prescritti in Europa dal 2012, “operazione che in Italia hanno invece pagato le società elettriche”, protestano le associazioni francesi dei consumatori.

Lo stesso articolo di Le Monde rivelava ancora che se sulle tariffe elettriche francesi fosse stata conteggiata l’inflazione, dagli anni ’90 in  poi, esse oggi sarebbero ben del 40%  più alte. E che il prezzo del megawattora prodotto dalle nuove centrali nucleari salirà, secondo EdF (!!) , dai 34 euro attuali a 46 euro. Sarebbe quindi molto interessante – anzi essenziale – sapere quanto costerà il megawattora prodotto dalle centrali italiane, di tecnologia francese, che secondo i piani del governo dovrebbero entrare in esercizio nel 2020.

Sarebbe essenziale, dato che ormai perfino la International Energy Agency dà per certo e prossimo il “picco del  petrolio”, cioè il momento in cui la sua estrazione, a costi accettabili, non riuscirà più a soddisfare la richiesta (“Bisogna lasciare il petrolio prima che il petrolio lasci noi”, ha detto Fatih Birol, suo Economista Capo). Da quel momento, il prezzo dell’uranio sarò destinato a salire e la sua disponibilità – già non infinita – a diminuire.

Una conferma che il costo dell’elettricità di fonte nucleare tende a salire (mentre quello dell’elettricità da fonte rinnovabile tende a scendere) è di recente arrivata da una fonte di certo non sospetta, l’Associazione Italiana Nucleare, che in una memoria    ( http://www.corriere.it/Media/pdf/Commenti_Blackburn.pdf ) afferma: “ I costi dell’energia elettronucleare valutati dalle utility elettriche per i reattori attualmente in progetto o in costruzione si collocano tra i 10 e i 15 c$/kWh.”

Cioè molto, molto più in alto, addirittura multipli, dei 3-4 c$/kWh. che dichiaravano i sostenitori del nucleare fino a poco tempo fa.

Sia le previsioni EdF sia quelle dell’AIN tengono evidentemente anche conto del fatto che il solo reattore di tecnologia francese EPR in costruzione fuori dalla Francia, quello di Olkiluoto in Finlandia, che doveva essere pronto nel 2009, ha visto il suo costo, in origine previsto in circa 3 miliardi, oltrepassare ormai i 5 e la sua data di entrata in servizio subire diversi consistenti rinvii. Il più recente, mentre scrivo, è al secondo semestre del 2013 ( http://www.enerzine.com/2/10875+epr-olkiluoto-3—nouveau-retard-de-6-mois+.html ). Ciò che vuol dire quattro anni di ritardo, anche a causa dei quali i finlandesi stanno “andando per avvocati” contro i francesi.

Al riguardo merita notare:
a)- che quei rinvii sono stati per lo più causati da motivi riguardanti la sicurezza;
b)- che in quella graduatoria per assenza di corruzione citata all’inizio, nella quale l’Italia è al 67° posto, la Finlandia è al 4°.

Ed è certo in seguito al “caso Olkiluoto” e alla stroncatura delle centrali  EPR da parte del super-esperto prof. Stephen Thomas dell’Università di Greenwich  (http://www.streetinsider.com/Press+Releases/Report+to+Detail+How+the+French+EPR+Nuclear+Reactor+Design+is+%26apos%3BIn+Crisis%26apos%3B+Globally/6074822.html)
che nei primi giorni dell’ottobre 2010 i dirigenti della Constellation Energy, società elettrica USA, hanno rinunciato a costruirne una, disdettando i precedenti accordi con i francesi, nonostante avessero avuto dal proprio governo una garanzia statale da 7,5 miliardi di dollari
(http://www.businessweek.com/news/2010-10-10/constellation-drops-nuclear-plant-denting-edf-s-u-s-plans.html) .
Le disavventure Olkiluoto e Constellation hanno avuto pessime conseguenze sui conti di Areva, la società francese, statale al 93 per cento, che costruisce le centrali EPR. E un aumento di capitale che essa ha tentato ha trovato un solo sottoscrittore, il Kuwait, per un importo molto inferiore a quello sperato e necessario (ad ennesima riprova che il nucleare, o quanto meno quel nucleare, non è un investimento attraente).
(http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=806391&lang=it)

A proposito di sicurezza nucleare, ed in particolare ancora delle centrali francesi EPR, quelle che il Governo e l’Enel hanno scelto per l’Italia, merita di essere letto e tenuto presente l’articolo http://www.independent.co.uk/environment/green-living/new-nuclear-plants-will-produce-far-more-radiation-1604051.html,  pubblicato su l’Independent e qui tradotto:

<<LONDRA – 25 febbraio 2009 – Le centrali nucleari di nuova generazione – che la Gran Bretagna sta progettando di costruire e che sono già in fase di realizzazione in Francia e in Finlandia – sono più pericolose, in caso di incidente, di quelle vecchie che andrebbero a sostituire. A rivelarlo è un’inchiesta del quotidiano britannico ‘The Independent’, che ha ottenuto una serie di documenti interni all’industria del nucleare dai quali emerge che, sebbene i nuovi European Pressurised Reactors (Epr) siano meno esposti al rischio di guasti, nel caso si verificasse un incidente la fuoriuscita di radiazioni sarebbe molto maggiore e potrebbe fare anche il doppio delle vittime. Un rapporto redatto dalla società francese Edf rivela che l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Un altro studio della società di smaltimento di scorie radioattive Posiva Oy sostiene invece che l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore. Un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste conclude invece che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11 volte. A rendere i nuovi Epr più pericolosi in caso di incidente, spiega il giornale, è il fatto che sono stati progettati per bruciare il combustibile nucleare ad una velocità doppia rispetto a quelli attuali, modificando la natura stessa del carburante.>>

Riguardo ancora ai rischi del nucleare per la salute umana, va rilevato intanto che ogni centrale emette radiazioni, tanto che ne sono stabilite le dosi massime ammesse; e che quelle dosi sono “ammesse” non perché prive di nocività, bensì perché, considerati certi vantaggi, si accettano certi rischi (Allucinante? Certo, ma è così. E ad onor del vero lo è anche per altre fonti, come il grande idroelettrico).

Il prof. Umberto Veronesi, designato a dirigere l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, intervistato dall’Espresso, ha dichiarato: “L’idea che il nucleare possa aumentare il rischio cancro è infondata: non c’è combustione, non ci sono emissioni, non c’è diffusione di cancerogeni.”. Ha mai sentito parlare, il luminare della cancerologia, dell’effetto cancerogeno delle radiazioni? Io non sono medico, ma ho avuto un fratello radiologo che me ne parlava 60 anni fa. Ha mai notato che, prima di fargli anche solo una radiografia dentaria, gli mettono un pesante schermo sul petto e intorno al collo e che il dentista la “scatta” da dietro un riparo, con un telecomando ?

Sta di fatto che qualche anno fa il governo tedesco, su richiesta di un gruppo di cittadini, ha incaricato un team di specialisti dell’università di Mainz di eseguire una verifica sulla maggiore incidenza di tumori solidi e leucemie infantili riscontrabile fra i bambini nati e viventi nelle vicinanze delle centrali nucleari. Ne è uscito uno studio di 330 pagine, denominato in sigla “KiKK Study”, e reso pubblico alla fine del 2008. I risultati sono esposti in un riassunto-commento curato da un istituto inglese (http://www.ehjournal.net/content/8/1/43 ), il cui abstract  ho tradotto così:

Sommario
Nel 2008, in Germania, lo studio denominato KKiK ((Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken = Cancro Infantile nelle vicinanze di impianti nucleari) ha riscontrato un incremento di 1.6 volte di tumori solidi e di 2.2 volte dei casi di leucemia nei bambini residenti entro un raggio di 5 km da tutti gli impianti nucleari di quel Paese. Questo articolo riporta i risultati dello studio KKiK, discute gli studi epidemiologici più recenti e del passato sui casi di leucemia nei pressi degli impianti nucleari nel mondo e delinea un possibile meccanismo biologico per spiegare l’aumento di quei casi. Si ipotizza che l’alto (rispetto al normale n.d.r.) tasso di leucemia infantile possa essere attribuito ad un effetto teratogeno di radionuclidi assorbiti. Le dosi emesse nell’ambiente, verso feti ed embrioni in donne incinte, nei pressi di impianti nucleari, possono essere maggiori di quanto in genere si ritiene. I tessuti ematopoietici sembrano essere considerevolmente più radiosensibili in embrioni/feti che nei neonati. Viene pertanto raccomandato di dare opportuni consigli alle popolazioni residenti e vengono proposte ulteriori ricerche.>>.

L’alternativa, al nucleare come alle fonti fossili

Il 7 luglio scorso, l’Agenzia Federale per l’Ambiente della seconda o terza potenza tecnologica mondiale – cioè di quella Germania che nel 1990, prima al mondo, aveva imposto un piccolo supplemento sui prezzi dell’elettricità per utilizzarne il gettito in favore delle fonti rinnovabili – ha annunciato che entro il 2050 l’intero fabbisogno elettrico del Paese potrà essere coperto da quelle fonti e che potranno quindi essere messi al bando, per quell’impiego, i combustibili fossili ( http://uk.reuters.com/article/idUKLDE66618F20100707 ) .

La rituale obiezione che i nuclearisti muovono alla possibilità di utilizzo pratico di fonti rinnovabili importanti come il sole e il vento è la loro intermittenza. Problema tanto ben presente anche fra i rinnovabilisti che già nel 2007, vedi caso in Germania (Goldistahl, Turingia), era stato realizzato un esperimento, chiamato “Regenerative Combined Power Plant” e basato su un accumulo idrico, col quale si era dimostrato nei fatti che esso problema è superabile
http://www.solarserver.com/solar-magazine/solar-energy-system-of-the-month/the-combined-power-plant.html ,
anche con reti di distribuzione, diciamo, “stupide” come quelle attuali.

Si aggiunga che lo scorso marzo è nato il Consorzio Europeo per la Rete Intelligente (o “smart grid”, come viene internazionalmente chiamata), capace cioè di gestire automaticamente, compensandole, le offerte e le richieste di elettricità che si verificano ogni istante in ogni suo punto
http://www.energymanager.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1602&Itemid=257 .
Ed è certo anche in relazione ad essa che l’Agenzia Federale tedesca per l’Ambiente ha fatto le previsioni per il 2050 di cui sopra.

Si aggiunga ancora che la fonte eolica più avanzata, quella di alta quota – sfruttata per ora solo in Italia col Kite Gen ( http://kitegen.com/ ) – non soltanto è più potente di quella di superficie – per cui già a 800 metri la potenza sfruttabile è 4 volte maggiore che ai 100 metri delle torri convenzionali – ma è anche molto più costante: fino a 7.000 ore sfruttabili l’anno, contro le 1.700 – 1800 ore/anno, nei siti più favorevoli, con le torri convenzionali ( http://it.wikipedia.org/wiki/Kite_Wind_Generator ). Il tutto è confermato da un accurato studio sui venti di alta quota realizzato nel 2009 degli americani Cristina Archer e Ken Caldeira ( http://www.mdpi.com/1996-1073/2/2/307/pdf ).

Ne consegue, per inciso, che un Kite Gen modello Stem (quello più piccolo) la cui  massa, basamento compreso, è di 140 tonnellate, è 36 volte più efficace, in termini di energia prodotta per capitale investito, rispetto a una torre convenzionale da 4.000 tonnellate (tenuto conto che, per questo tipo di macchine, il costo è proporzionale al peso) ( http://it.paperblog.com/il-kitegen-straccia-la-piu-grande-turbina-eolica-al-mondo-36-a-1-135123/ )

Il nuovo decreto legislativo sulle rinnovabili: paletti e innovazioni

Di Ugo Bardi

E’ uscita la versione approvata del nuovo decreto legislativo che regolamenta l’installazione degli impianti di energia rinnovabile in Italia.

Sono 46 pagine di norme che richiedono una lettura approfondita. A una prima passata, sembra che ci siano delle innovazioni interessanti e condivisibili. Per esempio, le nuove norme non proibiscono l’installazione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli, ma obbligano a a “sparpagliarli” stabilendo un tetto massimo di 50 kW per ettaro. Questo è un passo avanti verso l’integrazione del fotovoltaico e l’agricoltura.

Certo, volesse il cielo che ci fossero delle norme simili per quanto riguarda i capannoni industriali e altre cementificazioni ben più dannose del fotovoltaico e anche irreversibili!

Sulle altre cose, vi riporto  un commento a caldo di Pietro Cambi:

Vi segnalo una cosa meravigliosa: In pratica ci vorrà una apposita delibera in conferenza dei servizi anche per la linea elettrica. La cosa si intuisce veramente perché, sempre meravigliosamente l’articolo 14 che definisce la cosa, rinvia al comma 5 dell’articolo 4. Questo comma non esiste, naturalmente. 8o)

Ecco il link al testo del decreto sul sito di ASPO-Italia

http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli/289-il-decreto-legislativo-sulle-rinnovabili

Vi segnalo una cosa meravigliosa:
Inpratica ci vorrà una apposita delibera in conferenza dei servizi anche per la linea elettrica.
La cosa si intuisce veramente perche, sempre meravigliosamente l’aricolo 14 che definisce la cosda, rinvia al comma 5 della’rticolo 4.
Questo comma non esiste, naturalmente.
8o)

Procede la costruzione del primo kitegen stem

Ultime foto dal Kitegen in costruzione a Sommariva, in Piemonte. Vedete che è stato montato lo “stem” vero e proprio, ovvero il componente tubolare che manovra i cavi dell’aquilone.

Certo, in questa foto il povero stem sembra un po’ ammosciatino; verrebbe voglia di proporre una pasticchina di viagra o qualcosa del genere. Comunque, vedete che il lavoro va avanti. Fra breve, si dovrebbe cominciare a far volare l’aquilone, e allora il prototipo sarà come deve essere secondo il progeo:

Continua la guerra contro l’energia rinnovabile.

Per capire il senso di questo filmato, inteso come illustrativo della guerra contro l’energia eolica, andate al minuto 1:04.

Continua la guerra contro le energie rinnovabili e, in particolare contro l’energia eolica. Non si sa esattamente chi stia finanziando questa campagna, ma certe sue caratteristiche sono esempi plateali di astroturfing, ovvero di opere di gruppi solo apparentemente spontanei ma in realtà manovrati da lobby industriali.

Sembrerebbe che sia la stessa lobby che adesso sta diffondendo l’idea che le torri eoliche fanno venire il cancro.

Per esempio, in questo sito, leggiamo una cosa che ormai sta facendo il giro di internet.

Visto l’effetto nocivo dell’enorme turbine di tali impianti , ormai dimostrato da diversi studi scientifici che fanno ammalare di “sindrome da turbina eolica” , può causare tumori, e gravi patologie cardiocircolatorie.

“Ormai dimostrato da diversi studi scientifici”? Ahimé, anche i più esagitati sostenitori dei danni che fanno le turbine eoliche non riescono a dimostrare proprio niente. Questo lo potete vedere, per esempio in questa pagina della “society for wind vigilance” dove si arrabattano a lungo a citare questo e quello ma, se lo leggete bene, non ci trovate nessuno studio che porti dei dati che abbiano un minimo di rilevanza.  In Italiano, c’è la registrazione di un intervento del Dr. Miserotti, che parla a lungo sui danni alla salute che “potrebbero” fare le turbine eoliche, ma anche lui senza portare nessun dato specifico.

Sembra, alla fine dei conti, che tutta la polemica sia basata su una concatenazione che vuole che le pale eoliche fanno rumore, il rumore causa stress e lo stress causa tumori. Tutta qui l’ “evidenza”.

Allora, tutto va preso con attenzione, quindi non si può escludere che il rumore delle pale eoliche abbia degli effetti negativi sulla salute umana. Mancando però qualsiasi dato significativo che dimostri una cosa del genere, non dobbiamo nemmeno farci imbrogliare dalla propaganda che qualcuno ci sta lanciando addosso. Teniamo anche conto che ci sono tantissime sorgenti di rumore a bassa frequenza o infrasuoni, ben più comuni e diffuse delle turbine eoliche. Benton,  in uno studio per il DEFRA britannico, dice (p 54, traduzione mia)

L’esposizione agli infrasuoni è comunissima nella vita moderna. E’ generata da sorgenti naturali, come i terremoti e il vento. E’ comune negli ambienti urbani e come emissione da molte sorgenti artificiali: automobili, ferrovie, aerei, macchinario industriale, artiglieria e esplosioni minerarie, macchinari che muovono aria, incluso turbine eoliche, compressori, ventilatori e condizionatori d’aria, elettrodomestici come lavatrici e certe apparecchiature terapeutiche

A parte artiglierie e terremoti, cose piuttosto rare, se uno si deve preoccupare di qualcosa, sembrerebbe ben più probabile essere esposti agli infrasuoni da parte del proprio condizionatore d’aria che da parte delle turbine eoliche.

Quindi, anche su questo argomento, teniamo gli occhi aperti, ma non facciamoci imbrogliare da chi ha interesse a rallentare lo sviluppo dell’energia rinnovabile.

Visita a un parco eolico

Di Armando Boccone

Questa estate come al solito ho trascorso, insieme alla mia compagna, alcune settimane di ferie al mio paese di nascita. Come al solito ho dato un taglio particolare alle ferie nel senso che mi sono interessato al territorio. Questa estate, tra l’altro, ho fatto una ricerca  su un parco eolico distante alcune decine di km dal paese (vedi figura sopra).  Il parco, in funzione dall’estate del 2009, è composto da 12 torri, è stato costruito e progettato da due aziende padovane ed è gestito da una società tedesca. La potenza di ogni turbina è di 1500kW, il diametro del rotore è di 77 m e l’altezza del mozzo è di 70 m. Molti di questi dati, che ho appreso da una ricerca sul WEB, sono confermati dall’etichetta disposta sulla parte bassa delle torri.

La ricerca è consistita nel misurare l’impatto del parco eolico sul territorio (sia sulle persone che sul territorio in senso fisico). La motivazione a questa ricerca è partita dalla considerazione che quella grande conquista dell’umanità che è il WEB rischia di diventare una cassa di risonanza di leggende metropolitane se non si collegassero alla realtà e alla ricerca sul campo le notizie che su esso circolano.

A qualche distanza dal parco eolico ci fermiamo presso una fontana per chiedere informazioni su come raggiungere il parco eolico. C’è una persona che sta riempiendo delle bottiglie di acqua. Le dico che intendo fare una ricerca sul parco eolico e le chiedo come raggiungerlo. Il signore mi dà le necessarie indicazioni e poi a sua volta mi chiede informazioni sia sui pannelli solari che sulle torri eoliche.  Il signore credeva che i pannelli solari che vengono messi sul terreno servissero per essere caricati di energia per poi essere messi sui tetti delle case. Le dico la differenza fra i pannelli solari che servono a produrre acqua calda e quelli fotovoltaici che producono elettricità, da usare direttamente e/o essere messa in rete. Per quanto riguarda le torri eoliche le dico che nella “gondola” che è disposta in cima alla torre eolica c’è una turbina e altri dispositivi e che alla  fine il movimento meccanico delle pale eoliche viene trasformato in energia elettrica, che poi viene messa in rete. (spero di avere date informazioni corrette).

Dopo ci avviamo verso il parco eolico. Noto che vicino al parco eolico c’è anche una torre eolica di piccola taglia.
A circa 1-1,5 km in linea d’aria dal parco ci fermiamo presso una azienda agricola. Sulla veranda della casa c’è una coppia di persone anziane, proprietaria dell’azienda, che si intrattiene a parlare con un ospite. Le dico che mi interesso di energie rinnovabili e che sono là per il parco eolico. Faccio le domande che poi farò anche ad altre persone e cioè: 1) le torri eoliche sono  rumorose?; 2) (nel caso di risposta affermativa alla prima domanda) il loro rumore impedisce il sonno notturno (o comunque comporta disagio)? 3) ha visto uccelli uccisi dalla pale eoliche (o ne ha sentito parlare)?

Il signore ospite dice che alla costruzione sono state interessati sei aziende agricole che hanno ceduto parte del loro terreno. Per quanto riguarda il rumore dice che di notte si sente con evidenza mentre è più lieve se si sta vicino alle torri eoliche. Questa affermazione viene confermata dalle altre due persone.

Per quanto riguarda l’eventuale uccisione di uccelli da parte delle pale eoliche tutte e tre le perone dicono di non averne mai visti e di non averne mai sentito parlare da parte di altre persone.

Mi parlano poi della piccola pala eolica e di come il proprietario del campo su cui sorge ha detto di guadagnare 30.000 € all’anno dalla cessione dell’energia elettrica che produce e che loro non credono a questa affermazione. Gli dico che quel valore è effettivamente inverosimile e che probabilmente quel valore corrisponde al costo di acquisto e di installazione di tutto l’impianto.

Il signore ospite mi chiede se io sia a favore di queste fonti energetiche. Le rispondo dicendo che non si tratta di essere o meno a favore in astratto ma di decidere in base ai problemi concreti che  pongono e della utilità che danno.

Proseguiamo la ricerca visitando un’altra azienda (sia questa che le aziende che visiteremo in seguito sono a circa 500-1000 m in linea d’aria dal parco eolico). Alla signora titolare di questa seconda azienda faccio le stesse domande. Mi risponde dicendo che se di notte presta attenzione riesce a sentire un lieve rumore ma che una volta addormentata non ha più problemi. Per quanto riguarda eventuali uccelli uccisi dalle pale eoliche dice di non averne mai visti né di averne sentito parlare.

Visitiamo una terza azienda. Il titolare non c’è dice un suo dipendente, un bracciante rumeno, che sta innaffiando i fiori.   Gli dico che mi servono alcune informazioni sulle pale eoliche e sugli eventuali disturbi provocati al loro rumore. Mi dice che la sera prima di addormentarsi sente un lieve rumore ma che una volta addormentato non ha più problemi.

Per quanto riguarda l’eventuale uccisione di uccelli da parte delle pale eoliche il signore rumeno mi dice di non averne mai visto né di averne sentito parlare.

Prima di visitare altre aziende visitiamo il parco eolico. Percorriamo una strada asfaltata che dovrebbe essere stata costruita appositamente per servire il parco eolico stesso. Ovviamente in questa visita sia io che la mia compagna cerchiamo di individuare eventuali uccelli uccisi dalle pale eoliche: non ne individuiamo nessuno.

Ci posizioniamo sotto una torre eolica: sentiamo un rumore continuo fatto dalla turbina e il sibilo delle pale (il rumore della turbina assomiglia a quella di un condizionatore). La giornata è particolarmente ventosa. Notiamo che delle dodici pale eoliche otto sono in funzione e quattro sono ferme. Non so il motivo preciso di queste quattro pale ferme perché la giornata è particolarmente ventosa. Dopo un po’ entrano in funzione due pale in precedenza ferme.
Con la mia compagna misuriamo la superficie del terreno occupato dalla torre eolica: è di circa 10X5 m. A fianco di ogni torre eolica c’è una “piazzola di servizio” della superficie di circa 20×20 m.

Alcune torri eoliche sono a pochi metri di distanza dalla strada asfaltata mentre altre sono distanti da alcune decine a qualche centinaia di m e sono raggiungibili con delle stradine con fondo in ghiaia della larghezza di 1,5-2 m.

Proseguiamo la visita visitando una quarta azienda. Alla signora che ci riceve faccio le consuete domande e le risposte sono che i rumori che fanno le pale eoliche non sono di nessun fastidio, che non impediscono né il riposo né il sonno né a lei né agli altri membri della sua famiglia; conclude dicendo di non avere mai visto uccelli uccisi dalle pale eoliche né di averne sentito parlate da altri.

Visitiamo una quinta azienda. Alle persone che ci ricevono (padre, madre e figlio adulto) espongo i motivi della visita (l’impatto del parco eolico sul territorio e sulle persone) e alle mie specifiche domande dicono che non sentono rumore e che quindi né il loro riposo né il loro sonno è disturbato in alcun modo. Continuano dicendo di non avere mai visto uccelli uccisi dalle pale eoliche né di averne sentito parlare

Durante la visita a questa azienda noto che a qualche decina di metri c’è l’azienda  vicina a cui è installata la pala eolica di piccola taglia di cui si è in precedenza parlato. Chiedo informazioni  in merito ma mi viene detto che la pala eolica non è ancora entrata in funzione e che i titolari dell’azienda in cui è installata sono momentaneamente assenti.

Termino questo lavoro ricordando che l’anno scorso ho visitato, in un’altra parte della regione,  un parco eolico con 31 torri. Sebbene questa visita  non avesse l’obiettivo specifico di individuare eventuali uccelli uccisi dalle pale eoliche né io né la mia compagna ne abbiamo visti. Per quanto riguarda il rumore delle turbine e delle pale ricordo che quello delle turbine era notevolmente inferiore rispetto a quello riscontrato in questo parco eolico e che le pale eoliche non facevano nessun sibilo (la giornata però non era molto ventosa come in questa occasione).

Gli ambientalisti come le truppe di Saddam Hussein: l’inutile battaglia contro l’energia eolica

Di Ugo Bardi

Secondo i dati più recenti disponibili (Nature 2007), il numero di uccelli che impattano contro le pale eoliche è infinitesimale, si parla di un uccello per 30 turbine in un anno. E’ un numero piccolissimo rispetto al numero di uccelli ammazzati dai pesticidi, dall’inquinamento, dalla cementificazione e da mille altre cose, inclusi gli aerei in volo, i gatti domestici o – se per questo – messi in padella dagli esseri umani. Eppure, continua la battaglia insensata contro le pale eoliche basata su questo argomento.

Qualche giorno fa, un conoscente mi ha messo in mano un volantino contro le pale eoliche, accusate di sterminare gli uccelli. Una pura serie di sciocchezze una di seguito all’altra, con frasi ad effetto tipo “Uno sterminio nel silenzio“, oppure “è inevitabile nel giro di pochi anni l’estinzione di specie come Aquila reale…” e “La pala si abbatte come una mannaia di giorno come di notte“, eccetera.. Non manca il solito complottismo: la malafede dei media, gli scienziati che mentono spudoratamente, eccetera, e – finalmente – si invitano gli allocchi che ci credono a “scrivere poesie, dipingere, comporre canzoni, telefonare alle radio…” via così.

Quando ti arriva fra le mani un volantino così, ti viene da chiederti chi l’ha pagato. Deve essere costato un sacco di soldi: design professionale e carta patinata a colori. Eppure, non è firmato; non si sa da dove venga. Facendo un po di ricerca sul web si vede che gli autori sono definiti come il “comitato spontaneo ariacheta.” Hanno un blog in cui fanno fuoco e fiamme contro le pale eoliche, ma non danno molte informazioni sulle loro attività. Sembra che siano legati a un gruppo che si chiama “viadalvento” che ha un sito web molto scarno e poco informativo.

Da questi pochi dati, non si può dire gran che; ma è molto probabile che questo volantino sia un caso di quello che in inglese si chiama “astroturfing”, ovvero il lavoro di un falso gruppo ambientalista che – in realtà – è un emanazione di qualche lobby anti-ambientalista: carbone o nucleare, poco importa. Di questi casi, ce ne sono a centinaia, soprattutto ai danni dell’ambientalismo; in campo climatico per esempio.  La parola “astroturfing,” infatti, indica l’erba finta dei campi sportivi – è ovvio il riferimento ai “verdi”. Non c’è da stupirsi che lo si utilizzi per cercare di fermare una nuova industria in crescita – quella dell’energia rinnovabile – che fa concorrenza ai produttori tradizionali.

Non è particolarmente grave che l’industria dei fossili faccia uso di tutti i mezzi che ha per difendersi dalla concorrenza delle rinnovabili; quello che è triste è la mancanza di capacità critica di chi è il bersaglio di queste tecniche. La persona che mi ha passato il volantino non ha mostrato nessun dubbio sulla veridicità delle affermazioni che conteneva; anzi, me lo ha dato dicendomi qualcosa come, “hai visto che danni fanno le pale eoliche che ti piacciono tanto?”

Purtroppo, gli “ambientalisti” che continuano a comportarsi in questo modo, finiscono per essere un bersaglio troppo facile per chi all’ambientalismo vuole far danno. Ho l’impressione che ci sia più d’uno – da qualche parte – che sghignazza allegramente a vedere quanto sia facile lanciare gli ambientalisti in qualche crociata contro gli stessi fondamenti della loro visione: le energie rinnovabili. Più o meno altrettanto facilmente di come Saddam Hussein aveva lanciato le sue truppe alla conquista della diciannovesima provincia dell’Iraq.

Io  mi sono sempre considerato un ambientalista, e mi considero tuttora tale; anche perchè il contrario sarebbe come essere contro se stessi. Ma mi riconosco sempre meno in un movimento che si sta avvitando in una deriva di rifiuto di ogni innovazione – in altre parole, un movimento che dice veramente  di “No” a tutto (proprio come dicono i suoi critici). Questa deriva di rifiuto totale sembra essere stata ben percepita dal pubblico che ha finito per negare agli ambientalisti ogni rappresentanza politica e li ha ora relegati a una posizione marginale di feste paesane o poco più.

Ma dobbiamo renderci conto che per dire di no a qualcosa, bisogna esercitare anche un minimo di spirito critico. Dei “No” giustificati, come quelli, per esempio, alla TAV in Piemonte, finiscono per essere sviliti e marginalizzati da dei “No” insensati come quello alle pale eoliche sulla base di una pretesa strage di uccelli. Se si vuole seriamente difendere l’ambiente occorre una maturità ben maggiore. Fa piacere, in effetti, sapere che il WWF e Legambiente – che sono persone serie – non hanno aderito a questa campagna insensata contro le rinnovabili e che, anzi, si stanno impegnando a difenderle. Tuttavia, la leggenda delle pale sterminatrici si sta diffondendo e bisogna cercare di fermarla – altrimenti si rischia di fare la fine delle truppe di Saddam Hussein in Kuwait!

Se volete leggere il volantino di cui parlo, cercatelo digitando su google “fermiamoilmassacro.” Vedi anche il mio post “Le turbine eoliche sono peggio di Mazinga?” e quello di Marco Pagani “La crociata contro l’energia eolica“. Ecco il link all’articolo su Nature.

Il fotovoltaico occupa troppo spazio……. oppure no?

L’impianto fotovoltaico di Olmedilla, Spagna. Sono 60 MW di picco, è uno dei più grandi del mondo

C’è una leggenda pervicace che dice che i pannelli fotovoltaici occuperebbero tutto lo spazio disponibile – o quasi – se dovessimo utilizzarli su larga scala. Questa è, appunto, una leggenda; alle efficienze attuali basterebbe qualche percento al massimo del territorio per produrre con il fotovoltaico tutta l’energia che produciamo oggi (e comunque il fotovoltaico è soltanto una delle tecnologie rinnovabili che abbiamo). Ma rimane la preoccupazione: i pannelli FV danno l’impressione di occupare un sacco di terreno.

Tuttavia, il FV non è la sola tecnologia che occupa spazio per produrre energia elettrica. Pensate a una centrale a carbone; certamente la centrale stessa occupa poco spazio, ma quanto spazio occupano le miniere a cielo aperto? Oppure pensate a una centrale nucleare – anche quella occupa ben poco spazio; ma quanto spazio ci vuole per le miniere di uranio? Quanto per il cemento, per i metalli e tutto il resto? Quanto spazio per lo stoccaggio delle scorie?

Finora queste cose me le ero soltanto domandate, ma in questi giorni ho trovato anche le risposte in un articolo di Vasilis Fthenakis Hyung Chul Kim del centro di ricerca di Brookhaven (vedi il riferimento bibliografico in fondo)

Fthenakis e Kim hanno esaminato tutto il ciclo di produzione delle varie tecnologie secondo la metodologia collaudata detta LCA (life cycle analysis). Questo vuol dire che, per qualsiasi tipo di impianto, si parte dalle miniere che producono i materiali necessari e si tiene conto di tutto quello che è necessario per la costruzione dell’impianto, la sua manutenzione e – alla fine – la sua demolizione e il ripristino delle condizioni precedenti. Questo metodo è anche la base del calcolo dell’EROEI, ma qui gli autori lo hanno utilizzato per stimare la necessità di area in metri quadri per gigawattora prodotto (m2/GWh). I risultati li vedete in questa figura:

Prendete questi dati come approssimazioni, ovviamente. Sono validi entro i limiti delle assunzioni che sono state fatte e – notate – che gli autori sono particolarmente “cattivi” nei riguardi dell’energia eolica quando prendono come “area occupata” non l’ “impronta” delle torri sul terreno, ma tutta l’area di un campo eolico. Notate anche che i dati sono principalmente per gli Stati Uniti e qui da noi potrebbero essere diversi. A parte queste cose, comunque, credo che i risultati siano sensati.

Notiamo per prima cosa alcuni risultati dal diagramma: il nucleare fa molto meglio del carbone in termini di spazio utilizzato mentre, forse sorprendentemente, è l’idroelettrico a bacino che si trova a usare più spazio di tutte le tecnologie rinnovabili. Fa ancora peggio la biomassa, ma questo era probabilmente atteso data la scarsa efficienza della fotosintesi.

Notiamo poi che fra le tecnologie meno affamate di spazio c’è proprio il FV. Se viene montato sui tetti di edifici esistenti, evidentemente il FV non consuma quasi nessun’area. Ma anche se viene montato a terra, a parità di energia prodotta ci vuole meno spazio per il fotovoltaico in California che per le miniere di carbone a cielo aperto del Kansas. Più o meno, il fotovoltaico occupa lo stesso spazio totale degli impianti a gas naturale. In Germania c’è meno sole e i pannelli FV a terra occupano più spazio, ma tutto sommato il terreno utilizzato rimane molto limitato. Insomma, il fotovoltaico non è per niente quel “mangia-terreno” che alcuni lo hanno accusato di essere. Se montato con un minimo di attenzione anche in termini di spazio utilizzato è un’alternativa valida alle tecnologie tradizionali. E, ovviamente, il suo vantaggio principale è che è rinnovabile!

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Bibliografia.

V. Fthenakis and H.C. Kim “Land use and electricity generation: A life-cycle analysis” Renewable and Sustainable Energy Reviews, Volume 13, Issues 6-7, August-September 2009, Pages 1465-1474

Ci sono delle cose che non hanno prezzo: minieolico a Caprese Michelangelo.

associates_wind

I soci di “Alterenergy s.r.l.” che hanno installato una pala eolica di 6 kW a Caprese Michelangelo, sull’Appennino Toscano. Da sinistra nella foto, Pietro Cambi, Noemi Brogialdi e Ugo Bardi (fra le altre cose, tutti soci di ASPO-Italia). Una quota di Alterenergy appartiene anche a Paolo Musumeci, non presente nella foto. Un altro rapporto sull’istallazione si trova qui.

Non vi so ancora dire quanto renderà questa pala, ma vi posso dire già da ora che averla installata è una soddisfazione veramente impagabile!

Ecco un paio di immagini del generatore:

pala

Close up del generatore. Un Eoltech da 6 kW. Maggiori dettagli qui.

pala_ambiente

La pala nel suo ambiente: sul crinale c’è un capannone agricolo e un ripetitore di telecom. L’impatto visuale della pala è veramente minimo.