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Fotovoltaico e biocarburanti: inClinazioni pericolose

Di Pietro Cambi

grabbin in affricaNon so se avete notato ma proprio in questi giorni si stanno scontrando, ormai ai massimi livelli mediatici, due scuole di pensiero ASSOLUTAMENTE opposte sul fotovoltaico.

Una, alla quale, ovviamente abbiamo dato il nostro contributo, è che sia una formidabile scommessa sul futuro energetico di questo paese e che, lungi dall’essere costo, riduce il costo dell’energia nelle ore di punta, ci mette al riparo dall’aumento dei costi del petrolio del metano e del carbone, quindi, sostanzialmente, sterilizza la nostra bolletta energetica o almeno la fa crescere con maggiore lentezza.

Su tale argomento abbiamo pubblicato diversi articoli  ed in particolare due a firma Francesco Meneguzzo, che sono stati i primi a DIMOSTRARE, autorevolmente, tale effetto calmierante.

A distanza di ormai quasi un anno, possiamo dire che quanto previsto è stato ampiamente verificato. Grazie all’attivazione di diversi soci Aspo, siamo riusciti a far arrivare questi studi sui vari tavoli cruciali di confindustria e da questi ai gruppi industriali attivi nel settore delle rinnovabili, magari con forti partecipazioni in gruppi editoriali, che hanno estesamente fatto proprie le nostre osservazioni e tesi.

L’altra scuola di pensiero è esattamente all’opposto: il fotovoltaico, l’eolico e in generale le rinnovabili non termiche o classiche sono si una opportunità ma sopratutto un PROBLEMA.

Occupano suolo fertile, aumentano il rischio di incendio ( sic!!), creano grandi malditesta al gestore delle reti elettriche, sono un esborso continuo verso paesi orientali, causa mancata produzione interna, aumentano i costi per le famiglie, producono pochissimo, costano tantissimo etc etc etc.

Come stiano le cose REALMENTE lo mostra, in modo autorevole, uno studio indipendente.

Ma in tutto questo bailamme, come si muove il sedicente governo di tecnici, teoricamente in grado di analizzare dati e situazioni tanto variegati e complesse?

Il Ministro Passera, sviluppo economico, chiede un taglio radicale agli incentivi.

Il Ministro Clini, ambiente, è piu prudente ma, ainoi, non la pensa in modo molto diverso. Una bozza circolata recentemente in rete, del possibile V conto energia ( in meno di cinque anni!!) che prevede, in sostanza, un calmieramento brutale per i nuovi impianti,  non promette niente di buono, al di la delle rassicurazioni di facciata.

Non aiuta il fatto che detta nota sia stata apparentemente redatta da un alto dirigente di una grande impresa del settore produttivo elettrico. Ovviamente sono fioccate le smentite, alle quali, altrettanto ovviamente, non ha creduto assolutamente nessuno.

Anche perchè,con un semplice click con il tasto destro sulla bozza, chiunque può verificare, tra le proprietà, chi sia l’autore del documento.

NATURALMENTE, siccome quel che è un vantaggio per i cittadini italiano si traduce in un danno netto per coloro che gestiscono centrali termoelettriche, è NORMALE che anche presso l’autority per l’energia si calchi la mano sui costi in aumento per la componente A3 dimenticandosi la diminuzione ben più marcata, oltre il 10%, dei costi di punta diurni grazie al “peak shaving”.

Il punto è che i tecnici, anche quando sono competenti, sono essere umani. hanno passioni, interessi, inClinazioni, magari pericolose…

A parte alcune vicende oscure del passato, Il Ministro Clini è DECISAMENTE schierato a favore dei cosidetti biocombustibili.

Non ci sarebbe niente di male, intendiamoci, se si rimanesse all’interno del ragionevole, se ci si ricordasse di valorizzare solo quelli provenienti dalla cosidetta “filiera corta”, insomma dai residui agricoli e/o forestali. Il guaio è che il Ministro non si limita a questi. A parte i “termovalorizzatori” ( un neologismo almeno altrettanto orrido di diversamente abili per dire invalidi, al quale ho sempre aggiunto un fervido pensiero ai diversamente senzienti che per primi l’hanno concepito) è DIRETTAMENTE coinvolto nella “valorizzazione” dei biocarburanti provenienti dai paesi in via di sviluppo.

è infatti chairman della Global Bioenergy Partnership (GBP) che sostanzialmente è un ente preposto a promuovere iniziative private internazionali nel settore della bioenergia “”brings together public, private and civil society stakeholders in a joint commitment to promote bioenergy for sustainable development.””.

Il guaio è che, in buona sostanza, la maggior parte di queste iniziative sono in paesi affricani che sono tristemente noti per l’orrido fenomeno del “landgrabbing”, ovvero l’espropriazione forzosa dei terreni tribali ancestrali per essere trasformati in monocolture destinate alle “bioenergie”.

Ad esempio il Ghana: 37 % di terreni “ricolonizzati” . Solo la parola mette i brividi ed anzi, almeno a me, fa venire la voglia di roteare la scure bipenne.

Oppure il Mali: 60 % !!!!

Oppure il Mozambico

Oppure la Tanzania

Potrei continuare ma mi fermo qui. Queste citazioni NON sono infatti casuali.

Sono 4 paesi affricani che in cui sono in atto progetti di bioenergia seguiti dalla GBP.

Se avete dubbi in merito all’azzardato parallelo che sottendo, beh, date pure una occhiata da soli.

La realtà dello sviluppo sul campo di questo genere di progetti è descritta anche troppo bene in rete , ad esempio seguendo i link da me inseriti.

Faccio un rapidissmo riassunto per chi non conoscesse questa silenziosa vergogna: in Affrica, come è ovvio, non era esistito, fino a pochissimo tempo fa, un catasto degno di questo nome.

I terreni quindi, ancestralmente, erano gestiti dalle comunità secondo logiche proprie ed indipendenti.

Una volta istituito un catasto nazionale, tuttavia, si può LEGALMENTE vendere questi terreni, divenuti proprietà del demanio, espropriandoli di fatto ai millenari proprietari, ovvero i coltivatori locali che così si ritrovano ad essere  servi della gleba delle multinazionali accorse in massa.

I tradizionali campi di sorgo miglio e mille e mille altre colture locali vengono cancellati, spazzati via e sostituiti da monocolture destinate alla produzione di biocombustibili, sostanzialmente olii o etanolo.

Come ai tempi delle colonie. Anzi: MOLTO PEGGIO.

Potrei passare a parlare della deforestazione in estremo oriente per far posto alle monocolture di palme da olio, proprio in quei paesi dove è attiva la GBP, ma non voglio intristirvi ancora.

OVVIAMENTE non è dato sapere come si muova nel dettaglio la Global Bionergy Partnership; non con le poche forze di un blogger.

Si può solo dire che, alla luce di certe pericolose inCLinazioni, l’ironica frase a margine di un incontro presso la Power One, leader mondiale del settore degli inverters “Basta utilizzare i terreni agricoli per gli impianti fotovoltaici, nei campi bisogna coltivare i pomodori” assume un colore affatto diverso e vagamente minaccioso.

E-cat: il plot si infittisce, i greci se ne vanno, i senesi si risvegliano

il dispositivo di Piantelli

Pietro Cambi

E-cat: il plot si infittisce, i greci se ne vanno, i senesi si risvegliano

Siamo stati tra i primi a scrivere e dibattere dell’E-Cat, cercando, per quanto possibile, di non avere un atteggiamento aprioristico, in un senso o nell’altro, ma di raccontare ed esporre dubbi perplessità e sviluppi della  complessa vicenda.

Ugo ha riassunto il suo punto di vista in diversi articoli qui, qui e qui ed il sottoscritto  si è espresso più volte in tempi non ancora sospetti, con analogo, motivato, scetticismo.

In merito alla mezza dozzina di pubbliche dimostrazioni del dispositivo, citerò i campioni delle due posizioni opposte:

Steven Krivit

e

Alan Fletcher

Vada come vada, vorrei riassumere MOLTO brevemente la questione: l’e.cat dovrebbe essere già in produzione serialmente, dato che continua ad essere annunciata, per fine Ottobre, la messa in funzione di una “macchina” da 1 MW termici, ottenuta con l’assemblaggio di centinaia di sottounità.

Il problema è che la Defkalion, l’azienda greca che avrebbe dovuto produrre queste sottounità è stata recentemente estromessa, ecco il link, dallo sviluppo industriale del prototipo di Rossi, che avrebbe invece un accordo operativo con AmpEnergo, società USA.  Rossi si è premurato di precisare che in nessun modo alcuna informazione o materiale o macchinario è stato passato a Defkalion con questo creando fondatissimi dubbi sulla veridicità delle precedenti affermazioni, sue e della Defkalion.

Insomma: sembrerebbe proprio che Rossi abbia fatto affermazioni non veritiere o almeno le abbia lasciate fare  e questo, dati anche i precedenti dell’ “Ing” Rossi, sta sollevando un enorme polverone in rete.

Il punto è che, in realtà, non esiste alcuna prova certa di un contributo fondamentale di Rossi al successo dell’ E-cat rispetto ai suoi precursori, italiani e no ( si trovano notevoli tracce di analoghe esperienze, tutte coronate da un successo almeno parziale, da parte di centri di ricerca non solo italiani (tra gli altri, il gruppo di Piantelli e Focardi all’Università di Siena) ma anche della marina degli Stati Uniti. Rossi stesso ha ammesso sul suo blog di aver imparato moltissimo dai contatti avuti con il DOE ed il DOD statunitensi, senza contare le voci di possibili colloqui in corso con la Nasa, per cui tuttoalla fine, sembra ridursi alla scoperta del famoso “catalizzatore” che, solo, sembrerebbe aver moltiplicato per un fattore 30 o 40 il ritorno energetico del dispositivo.

Rossi, tra varie smentite e contraddizioni, invita tutti ad aspettare i primi di Novembre, per poter toccare con mano e verificare con i propri occhi che l’ecat funziona davvero.

Ovviamente, c’e’ anche la possibilità che qualche astrusa normativa e/o qualche cervellotico ente si metta di traverso impedendo lo svolgimento dei test e/o della dimostrazione, cosi gettando discredito su tutta l’operazione.

Senza contare i possibili dissesti finanziari, le battaglie brevettuali, i contenziosi con gli ex partners, il clima di sospettosità paranoica, etc etc etc.

Almeno: non è difficile raccontare che sia successo, a causa di oscuri complotti pluto-masso-tecno-ultra-cripto-cosmogonici.

Queste cose, in realtà, si ripetono con una certa frequenza, affossando cosi non solo le fughe in avanti di audaci imprenditori/scienziati (o, come è ragionevolmente avvenuto in certi casi, i tentativi di truffa, peraltro spesso piuttosto riusciti) ma anche concetti idee ed esperienze in realtà promettenti e con una loro potenzialità.

Sarà un caso, ma SE quella dell’ecat si rivelerà una bolla di sapone o qualcosa di peggio, verrà messa la pietra tombale non solo sul misterioso dispositivo e sul suo ideatore ma anche, e probabilmente per interi lustri, sul concetto stesso di LENRS ( Low Energy Nuclear ReactionS). A qualcuno questo potrebbe anche non dispiacere.

Noi di NTE abbiamo più volte offerto la ns disponibilità a pubblicare memorie, articoli, esperienze e/o commenti dei protagonisti della storia. Purtroppo, devo dire, senza alcun risultato.

Alla fine, sarà vitale separare nettamente il lato scientifico della vicenda (esistenza o meno di reazioni nucleari a bassa energia) e quello industriale/produttivo ( esistenza di un dispositivo in grado di generare importanti quantità di calore a partire da reazioni nucleari a bassa energia).

Per il secondo, si tratterà solo di aspettare qualche mese.

Per il primo, invece, la strada si presenta lunga, accidentata e tortuosa. Un decisivo passo avanti sarà quello di riuscire a ripetere una esperienza di produzione di energia in eccesso in condizioni strettamente controllate e rigorose dal punto di vista calorimetrico.

Quello che, in apparenza, non si è verificato in occasione delle dimostrazioni pubbliche dell’ E-cat. Almeno: non si è verificato con prove al di la di ogni ragionevole dubbio.

Naturalmente la rete si è schierata in maniera manichea, su questa vicenda, buttandoci nella Gehenna degli scettici prezzolati.

Non è cosi, ovviamente, e non potrebbe essere altrimenti: non credo che esista un’altra associazione che sia in grado di comprendere nella sua interezza la magnitudine della rogna globale che ci attende, causa raggiungimento del peak-everything. Nessuno più di noi quindi, sarà lieto se l’ E.cat funzionerà.

Nel frattempo giova sapere che anche il gruppo di Piantelli si è rimesso in moto.

Fusione Fredda: scende in campo Aspo

rossi durante un test

L’ha già segnalato Debora Petrolio su petrolio ed il sottoscritto su Crisis.

Ma non vorrei mai che vi perdeste non solo il post di Ugo Bardi, Presidente di Aspo Italia, sull’ E catalyzer e, più in generale sulla fusione fredda, ma tutto il batti& ribatti dei numerosi e brillantissimi commentatori.

Vi giro quindi il link al post di Ugo, uscito nientemeno che su The Oil Drum, il Sancta Sanctorum di tutti quelli che hanno a cuore il tema del Picco del Petrolio e, più in generale, della depletion energetica.

Ci sono MOLTE cose da imparare, come al solito, leggendo le risposte, le domande, gli approfondimenti. Devo dire che le LENR ( Low Energy Nuclear Reactions), tutto considerato, sono l’occasione di ricordare che NON basterebbe tutta l’energia gratis che vogliamo ad evitare di dover affrontare la finitezza del nostro pianeta e l’evidenza dell’infinita cupidigia di noi scimmie nude.

Ma non è finita qui. Uno dei prototipi dell’ E. catalyzer verrà testato, studiato, migliorato, etc etc all’Università di Uppsala, in Svezia.

Nneanche a farlo apposta, è dove risiede ed insegna l’attuale Presidente di Aspo International, che NATURALMENTE è vicino di stanza con il Professore che si sta occupando della cosa. NATURALMENTE, si è interessato, ed ha scritto un post molto simile a quello di Ugo, su richiesta di un periodico svedese.

Ecco il link all’ articolo di Aleklett.

Infine: volete essere sempre informati sulle ultimissime novità su questa peculiare vicenda dell’ E. catalyzer? Siete interessati ad approfondire tutta la storia? Volete un riassunto delle puntate precedenti, non solo in Italia ma in tutto il mondo?

Ecco il link ad un sito che raccoglie tutte le ultime ed ultimissime novità nel campo delle LENRs.

UPDATE

Ugo ha scritto un altro post, in italiano,  anche sul suo blog personale.

ITALIAN PV SUMMIT: CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Ieri a Verona si è concluso il terzo Italian PV Summit.

Francesco Meneguzzo ha partecipato tra i relatori  per Aspo italia, ricevendo tra l’altro molti riconoscimenti per il recentissimo studio sull’impatto POSITIVO del fotovoltaico sul costo dell’energia elettrica in Italia.

Contemporaneamente  Beppe caravita, sul sole 24 ore, ha scritto un ottimo riassunto della nostra posizione, che cominca ad essere condivisa, evidentemente, da molte teste pensanti del paese.
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-02/costi-rinnovabile-155044.shtml?uuid=Aa2sYlTD

Ecco le impressioni di Francesco sull’evento.

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Finalmente si parla di ENERGIA: non di bancabilità, di condizioni per l’investimento, dell’instabilità normativa italiana che pure rimane sempre sullo sfondo, ma di energia! Se ne parla a Verona in una affollatissima Conferenza che ha visto il confronto di centinaia di operatori, A.D. delle più grandi società e gruppi italiani e internazionali, analisti, Associazioni, Enti pubblici.

Esemplificativo il sottotitolo del Summit italiano sul fotovoltaico: “ROADMAP TO GRID PARITY” – la strada verso la parità sulla rete, cioè verso quel momento in cui l’elettricità prodotta dal sole o dal gas, per esempio, avranno lo stesso costo.

E il bello è che, per le sue caratteristiche climatiche e per i costi strutturalmente alti dei combustibili utilizzati nel “mix termoelettrico” nazionale, gas naturale in testa, l’Italia è considerata da tutti gli analisti internazionali come il primo Paese al mondo in cui la “parità” sarà raggiunta per primo! Quando? Già nel 2014 al sud Italia, nel 2016-2017 al Nord, e in Toscana in qualche momento intermedio; come dire “domani” quando si parla di scenari energetici. Dopo di che, non ce ne sarà per nessuno!

Per dire la verità, Giuseppe Sofia, A.D. di Conergy Italia, uno dei leader del fotovoltaico, ha dimostrato quasi sommessamente che, includendo la previsione dell’aumento del costo del gas naturale (fin troppo facile, purtroppo: Gazprom prevede +40% da oggi alla fine dell’anno), l’energia erogata da un impianto fotovoltaico installato oggi nel corso della sua vita operativa (30 anni, ma anche 40) costerà meno di quella fornita dalle centrali termoelettriche italiane!

Grande rilievo, sia al Summit che sulla home page del Sole 24 Ore, è stata data all’analisi condotta congiuntamente dal CNR – Istituto di Biometeorologia di Firenze e dall’Associazione ASPO Italia (Francesco Meneguzzo), insieme alla società di analisi e sviluppo Cautha Srl (Giuseppe Artizzu), presentata direttamente dagli Autori, in cui si dimostra chiaramente come la maggior parte delle incentivazioni prelevate direttamente dalla bolletta elettrica dei consumatori italiani – privati e imprese – sia recuperata attraverso la diminuzione del prezzo dell’elettricità indotto dall’effetto di “peak shaving” (abbattimento dei fabbisogni e quindi esclusione dal mercato delle centrali turbogas meno efficienti e molto costose), con un particolare “privilegio” proprio per i grandi consumatori, i cosiddetti “energivori”, industrie strategiche per il Paese, riducendo l’esborso complessivo a una piccola percentuale del prelievo complessivo. In pratica, il fotovoltaico è quasi gratis per l’Italia!

Il medesimo argomento è stato ripreso con enfasi da Valerio Natalizia, Presidente del GIFI, gruppo delle imprese fotovoltaiche italiane di Confindustria, che lo ha utilizzato anche nelle trattative con il Governo per il Quarto Conto Energia.

Se da una parte il fotovoltaico si avvia a grandi passi a competere da pari a pari, anche trascurando i formidabili vantaggi in termini di qualità dell’ambiente e rispetto del clima, con la generazione termoelettrica, dall’altra i grandi player internazionali si stanno attrezzando con strumenti finanziari e produttivi impressionanti: dai cinesi di LDK Solar e Suntech, ai norvegesi (norvegesi!!!) di REC, ai tedeschi di Schott Solar, agli americani di First Solar e Sunpower (questi ultimi appena acquisiti dal “big oil” Total, che la dice lunga….), solo per menzionare i produttori intervenuti al Summit, tutti stanno almeno raddoppiando le proprie capacità produttive fino ciascuna a decine di GW all’anno (decine di migliaia di MW all’anno), secondo un modello di “integrazione verticale” in cui ciascuno di questi produrrà proprio tutto, dal silicio di grado solare ai cosiddetti “wafer”, alle celle e infine ai moduli, e qualcuno anche gli Inverter, in cui per altro la stessa Toscana eccelle (si pensi alla Power One di Terranuova Bracciolini, Arezzo).

E i prezzi di tutte le componenti che vanno poi a costituire gli impianti fotovoltaici stanno diminuendo e tutti i produttori e gli analisti, per esempio quelli della prestigiosa “IHS – iSuppli”, tedesca, prevedono che il calo continuerà deciso fino almeno al 2015, dopo di che più lentamente – ma allora il fotovoltaico competerà liberamente con le altre fonti convenzionali …

Una ulteriore interessantissima prospettiva è stata quella della autosufficienza energetica tutta rinnovabile, perseguibile attraverso un mix di fonti rinnovabili, idroelettrico geotermico eolico biomasse e fotovoltaico, insieme alla diffusione dei veicoli elettrici, le cui batterie sostituibili saranno lo “stoccaggio” del futuro e che già oggi possono rendere indipendente una abitazione, prelevando energia fotovoltaica quando disponibile e restituendola di notte e quando serve: pare fantascienza ma è la realtà che sta arrivando a grandi passi! E pensare che nel 2007 quando Francesco Meneguzzo e i colleghi di ASPO Italia avevano proposto di consentire la riconversione alla trazione elettrica dei veicoli tradizionali, un solo voto, di Rifondazione Comunista, affossò l’emendamento!

Sullo sfondo, si diceva, rimane l’instabilità normativa italiana: se col glorioso “Secondo Conto Energia” che – giova ripeterlo – alla fine non è costato praticamente niente ai consumatori italiani! – l’Italia è stato il Paese trainante del fotovoltaico nel mondo, la leadership passa ora nuovamente alla Germania, come sottolineato da diversi analisti. Un’occasione, anche industriale, che il nostro Paese rischia di perdere a causa delle inutili incertezze di questi ultimi mesi.

Viste da qui, dal PV Summit, solo in parte “Italian” e molto “Global”, le polemiche anche toscane sulle installazioni su terreno – qui dimostrate come vero “motore” della crescita a livello industriale e globale del fotovoltaico (e allo stesso tempo così limitate in termini di superficie occupata) – appaiono così piccole e in fondo così miserabili che quasi verrebbe voglia di non accennarvi neppure, se non fosse che la Toscana è la nostra terra …

Per approfondimenti:

INTRODUZIONE.
http://www.italianpvsummit.com/IT/

PROGRAMMA (vedi mio intervento nella III Sessione del 2 maggio – ore 15:20)
http://www.italianpvsummit.com/IT/programma/

CRONACA E APPROFONDIMENTI:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-03/fonti-verdi-valgono-miliardi-085820.shtml?uuid=AaXYmvTD

ARTICOLO SU NOSTRO LAVORO, DI BEPPE CARAVITA:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-02/costi-rinnovabile-155044.shtml?uuid=Aa2sYlTD

 

Biomasse o fotovoltaico? Quale è più impattante?

Ricevo e volentieri pubblico questo post di Franco Noce.

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Gabriele, sulla lista NTE ci  segnala un progetto agro energetico di ragguardevoli dimensioni e in qualche modo inquietante: una centrale termoelettrica, sicuramente pensata al meglio di quanto si possa fare, che necessita per essere costantemente alimentata di 9.400 ha di coltivazioni: legnose (pioppeti) e in parte cerealicole, da reperire entro un raggio di km 70.

Se su questa vicenda si cercano, in modo sbrigativo, notizie su internet, emergono le discussioni tipiche, esemplifico:

le emissioni dal camino non fanno di sicuro bene alla salute

– forse sono dei gran bugiardi e poi vorranno bruciare tutt’altro

– i terreni su cui cresce bene il pioppo sono adatti anche a colture migliori

– i pioppi richiedono trattamenti chimici e anche questi mica fanno tanto bene alla salute, oppure prima si coltivava la barbabietola in mono coltura, che pure quella i suoi trattamenti li vuole, e poi c’era l’essiccatoio che pure quello ad emissioni mica scherzava siamo sicuri che il bilancio energetico sia favorevole?

– gli agricoltori sono contenti, oppure gli agricoltori sono contrarissimi

– si creeranno 1000 nuovi posti di lavoro (ovvero circa 1 addetto per ogni 270 tonnellate di “biomassa” prodotta e conferita all’impianto (si veda più sotto). Insostenibile a meno che ogni tonnellata crei un “plusvalore” di circa 100 euro, mentre il prezzo attuale del cippato oscilla intorno ai 30 euro/tonnellata ed i costi di produzione si avvicinano ai 20 si veda questa stima . Di conseguenza, ragionevolmente, almeno questa stima è certamente MOLTO gonfiata, ndr)

Su ogni punto a mio parere si può discutere senza fine, perché manca un termine di paragone accettabile.

A cosa dovremmo fare riferimento, in fin dei conti, per cercare di dipanare la matassa?

Alla situazione agricola della monocoltura di barbabietola, con lo zucchero europeo incentivato e quindi oltremodo eccedentario? O dovremmo far riferimento ad uno scenario di agricoltori incentivati a non produrre e magari (meritevolmente) spinti a migliorare la biodiversità delle lande rurali?

La quantità di emissioni, la confrontiamo con quella di 20 anni fa, con le centrali ad olio pesante, con quella odierna delle centrali a gas e un traffico aumentato, o con quelle di un futuro virtuoso?

La nostra cult..anzi: cOltura aspista ci potrebbe far dire che l’unico approccio utile è quello del ritorno energetico e che sulle biomasse di prima generazione hanno detto cose definitive Pimentel e Gianpietro, dimostrandone l’EROEI di poco superiore a 1. Per essere “sostenibile” ai fini dello sviluppo della civiltà come la conosciamo oggi, invece, l’EROEI dovrebbe essere pari almeno a 5.

Questo DOVREBBE essere, probabilmente, l’approccio per tentare di dare una risposta razionale. Ci dice, ad esempio, che l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 è sostanzialmente mancato (infatti l’energia in ingresso, al netto di quella solare, è sostanzialmente tutta di origine fossile). Rimangono però altri problemi aperti, relativi ad esempio alla valutazione degli effetti sulle aziende agricole o sulla salute.

Però qui vorremo utilizzare questi dati per ragionare in modo specifico sul tema dell’occupazione di suolo agricolo ed in particolare confrontare sotto questo aspetto la filiera energetica della biomassa agroforestale e le centrali fotovoltaiche.

A Russi, amena località dell’Emilia Romagna, si sta arrivando alla fase finale di approvazione di una centrale a biomasse della potenza netta di 26 MWe (fonte www.rinnovabili.it).

Con la tecnologia fotovoltaica, facendo conto alla diversa produttività annua dei due sistemi, possiamo dire che ciò equivale sul piano della produzione elettrica all’installazione di circa 170 MWp, assumendo pari a 7.500 il numero annuo di ore di funzionamento di una centrale a biomasse e a 1.150 l’analoga quantità per una centrale fotovoltaica.

In conseguenza, poiché 1 MW fotovoltaico su terreno occupa circa 2 ettari, la centrale fotovoltaica occuperebbe circa 350 ettari, contro i 9.400 dichiarati necessari per la fornitura della “materia prima” per la centrale a biomasse di Russi

Qui lo scopo non è confrontare economicamente le due tecnologie. Esse sono infatti molto diverse, anche solo da un punto di vista della strategia di investimento. Il fotovoltaico molto costoso in fase di investimento, ma longevo[1] e con costi di gestione modestissimi, l’altra meno onerosa in partenza ma che necessita di 270.000 t/anno di biomasse e secondo i proponenti di 30 addetti (? Sempre la stessa fonte); ambedue incentivate dal denaro di tutti per perseguire obiettivi di fondo che tutti (quasi) parrebbero condividere.

Vogliamo invece osservare il diverso rapporto con l’occupazione del suolo:

il fotovoltaico “occupa” in modo semi permanente, rispetto ai tempi delle azioni umane, una superficie di fatto (relativamente !!) modesta;

-una centrale termoelettrica, fossile o biomasse, “consuma” una porzione di suolo ancora più piccola con le proprie strutture, 16 ha (in verità riusa un sito industriale dismesso) ma a bisogno per tutto il suo ciclo di vita economica di circa 10.000 ha, dedicati a certe coltivazioni e si badi, ne ha bisogno in un raggio di 70 chilometri, non in qualsiasi parte del mondo.

A questo punto alle domande iniziali sulla centrale di Russi, io continuo a non saper rispondere, ma aggiungo due domande mie:

-su biodiversità, paesaggio, impatto sull’agricoltura, sappiamo se è più impattante l’occupazione di 350 ha o la destinazione a pioppeto di 9000 ha ? (attenzione la risposta giusta è “dipende”)

vogliamo rispondere finalmente in modo serio? Il suolo sotto e attorno ai pannelli, mantiene, perde, migliora in fertilità? Perché è da questo che dipende la risposta precedente!

La Regione Piemonte ha dato incarico all’IPLA di eseguire un monitoraggio nel corso dell’intera vita di 4 impianti dell’evoluzione del suolo, dei possibili fenomeni di erosione, ecc. Si spera che qualche risultato venga anticipato prima di trent’anni.[2]

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[1] (ricordiamo i dati forniti da D. Coiante qualche mese fa produzione > all’80% a trent’anni dall’installazione di pannelli ENEA)

Il fotovoltaico gonfia le bollette? E’ vero il contrario!!!

Ancora un ottimo lavoro del comitato scientifico di Aspo Italia, insieme a Cautha srl, che mostra che, in prospettiva, il fotovoltaico contribuirà a DIMINUIRE e non ad aumentare i costi della bolletta energetica italiana e questo sopratutto per le imprese più energivore.

Di seguito il comunicato, che sintetizza le risultanze dello studio, mentre il documento completo è disponibile a questo link.

Ringraziamo Giuseppe Artizzu, Carlo Durante, Francesco Meneguzzo, Pietro Pacchione, Federica Zabini,  per la stesura del testo e le ricerche e simulazioni correlate.

Credo che sia, scusate l’APPARENTE iperbole, una vera pietra miliare, che dimostra, PROPRIO agli UTENTI INDUSTRIALI dei settori energivori che il fotovoltaico e le altre energie rinnovabili danno un contributo ed hanno un interesse che va MOLTO oltre la semplice vantaggiosità dell’investimento e coinvolge le strategie, in grande del sistema industriale del paese. Per questo motivo e per la rilevanza degli argomenti trattati, non si tratta, ce ne rendiamo conto di un documento alla portata della famigerata “casalinga di Voghera”. Tuttavia la ben più sagace lavandaia di Via dell’Oche ci è arrivata, a comprenderlo e conto sul fatto che la maggior parte dei nostri lettori potranno non solo afferrare la portata della cosa ma anche entrare nel merito e, se del caso, confutare o confermare quanto sostenuto. Buona lettura.

 

IL SOLE LA FA IN BARBA AL PREZZO DELL’ELETTRICITÀ
ANALISI EMPIRICA CONDOTTA DA ASPO ITALIA INSIEME A CAUTHA Srl
18 Aprile 2011
Gli incentivi al fotovoltaico gonfiano la bolletta?
Probabilmente no: è sempre più evidente che grazie al fotovoltaico il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è stabile nonostante l’incremento del prezzo internazionale di petrolio e gas. Il punto di forza del fotovoltaico è che la massima produzione si registra nelle ore di massima insolazione, proprio quando più alto è il costo dell’energia elettrica prodotta da fonte tradizionale. È evidente quindi l’effetto calmierante del fotovoltaico sul prezzo dell’elettricità, effetto che sarà sempre più marcato, grazie alla riduzione degli incentivi* e all’aumento del prezzo del gas naturale (la principale fonte fossile con cui si produce energia elettrica in Italia).
Utilizzando dati di Terna e del GME per i 31 giorni lavorativi dal 1 marzo al 14 aprile scorsi, ASPO Italia e Cautha S.r.l. hanno osservato che:
– Il fotovoltaico ha prodotto energia pari a circa 260 GWh, che costeranno circa 106 milioni di euro di incentivi*, pagati ai proprietari degli impianti fotovoltaici attraverso sovrapprezzi sulle bollette degli utenti elettrici;
– La produzione solare ha riguardato in parte significativa le ore di massima domanda di energia elettrica, riducendo la produzione richiesta alle centrali tradizionali meno efficienti. In questo modo il fotovoltaico ha calmierato il prezzo dell’energia da un minimo di 1 euro/MWh ad un massimo di circa 15 euro/MWh, generando un risparmio fra 21 e 34 milioni di euro (dal 20 al 32% dell’onere di incentivazione);
– Tale effetto sarà verosimilmente ancor più accentuato in estate quando, per effetto dei condizionatori, le punte di fabbisogno saranno più alte e l’irradiazione solare sarà massima.
Sono risultati molto interessanti, visto che siamo ancora in primavera, la capacità installata fotovoltaica sta continuamente crescendo e il costo dei combustibili è in aumento: a breve, il contenimento del costo dell’energia in bolletta sarà quindi ancora più marcato. I grandi consumatori energivori (acciaierie, cartiere, vetrerie), che godono di agevolazioni rispetto agli oneri di incentivazione delle fonti rinnovabili, in alcuni casi beneficiano già di una bolletta potenzialmente più leggera nonostante il peso degli incentivi.
“Il sole può sgonfiare le bollette”, e non è una leggenda metropolitana!
Senza dimenticare che le energie rinnovabili sono un investimento per la salute e la sicurezza energetica dei nostri figli, ed un’opportunità strategica per il Paese (sviluppo tecnologico e industriale delle nostre aziende, incremento della base fiscale e rafforzamento della bilancia dei pagamenti).

*A base dell’analisi si è assunto un valore storico più che cautelativo per l’incentivazione del fotovoltaico, pari a € 404 / MWh. I nuovi sistemi incentivanti (Terzo e, in fieri, Quarto Conto Energia) prevedono incentivi molto meno generosi. Ovvero i prossimi impianti fotovoltaici costeranno sempre meno e l’effetto benefico sulla bolletta sarà sempre più marcato.

Un pericolo mortale ci sovrasta: le rinnovabili !!

 

Vi ricordate Johnny Stecchino/Benigni che, preso un taxi a Palermo veniva messo in guardia dal tassista su due gravissimi problemi endemici della città ovvero…il traffico e la carenza di acqua potabile? Il dialogo, ovviamente, era surreale e suscitava grandissima ilarità nel pubblico tutto.

Ecco.

Lo stesso sta succedendo in questi mesi con le energie rinnovabili, che sono soggette ad un vero e propro fuoco di sbarramento ed accusate di ogni nefandezza e nequizia tra cui, addirittura, l’aumento del costo della vita.

E’ una campagnia stampa premeditata a cui Aspo risponde con vigore grazie ad un ottimo documento di Francesco Meneguzzo, membro del Comitato scientifico dell’associazione, che sbugiarda questo ed altri tentativi di disinformazione.

Il documento è disponibile a questo link.

Qui riporto solo un paragrafo, che spero risvegli la vs. curiosità.

“proprio l’aumento della potenza da fotovoltaico, unica fonte che sta crescendo così tanto … contribuirà a tenere bassi i prezzi dell’elettricità nel paese, nonostante l’aumento della domanda. I prezzi dell’elettricità all’ingrosso … quest’anno (2010, NdA) non saliranno, nonostante la domanda sia cresciuta del 4%. Rimarranno bassi, anche perché legati al valore di scambio del gas naturale, in questo periodo molto basso, con la conseguenza … che le grandi centrali a carbone potrebbero vedere i loro profitti dimezzati nei prossimi 12 mesi”.

Il punto sul fotovoltaico a terra ed altre quisquilie.

Francesco Meneguzzo e Luca Pardi,  in un efficace articolo, fanno brevemente il punto sulle questioni più discusse che riguardano le F.E.R. ed in particolar modo il fotovoltaico.

Incentivi per le fonti rinnovabili e difesa del territorio

21-02-2011

Luca Pardi segretario di “Rientro Dolce”

Francesco Meneguzzo Ricercatore CNR, esperto di energia.

Ci sono molti tipi di ambientalismo. C’è quello NIMBY, che tutti conoscono: Not In My Backyard (non nel mio cortile) che si oppone ad ogni impianto di qualsiasi tipo purché non sia da qualche altra parte. C’è l’ambientalismo dei cocomeri, verdi di fuori e rossi di dentro. Aspettano da decenni la caduta del capitalismo e se la forza dirompente della Classe non c’è riuscita può darsi che alla fine ci riesca il cambiamento climatico o il picco del petrolio. C’è l’ambientalismo mistico, quello di coloro che vogliono instaurare un nuovo contatto o un nuovo patto con Madre Natura. Quello volontaristico, sempre apprezzabile e che in qualche misura ci coinvolge tutti, di coloro che iniziano dalla propria vita, riciclo, differenziazione, riduzione dei consumi di carburante e di carne ecc. Poi c’è un ambientalismo pragmaticoche è il contrario del NIMBY, ma spesso finisce per accettare praticamente tutto purché non sia marginale e irrilevante: vanno bene i rigassificatori e vanno bene le centrali a carbone, come potremmo farne a meno? E vanno bene i progetti edilizi purché fatti bene, il mattone è il volano dell’economia! E le autostrade? Certo, strade e autostrade sempre realizzate per risolvere un problema della viabilità che non è mai stato risolto. E inceneritori, e infrastrutture grandi e piccole come TAV, TAC e via velocizzando trasporti di merci e persone che di velocità non hanno bisogno già ora, ma ancor meno ne avranno in futuro, porti, interporti, aeroporti, nuovi stadi per un calcio alla canna del gas, piste da sci con annessi impianti di risalita, il tutto in un territorio già pesantemente infrastrutturato. L’ultima che ho sentito è il progetto di un aeroporto in provincia di Viterbo da costruire in una zona di interesse geologico e archeologico.

Di fronte a quest’ultimo ambientalismo viene voglia di aderire ad una forma estrema ed estesa di NIMBY: l’ambientalismo BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything = Non costruire assolutamente nulla da nessuna parte vicino a niente), poi però mi rendo conto che qualcosa si deve pur fare per mantenere in piedi un minimo di civiltà in un mondo con risorse fossili in via di esaurimento (non si esauriranno mai, ma saranno sempre più difficili da estrarre con costi economici ed energetici crescenti). E questo qualcosa consiste anche in una fitta rete di impianti basati sulle fonti di energia rinnovabile (FER). Ci sarà anche altro da fare, ovviamente, ma la disponibilità di energia, o meglio di potenza (flusso di energia nell’unità di tempo), è una condizione necessaria anche se non sufficiente. Di più, un volume consistente, anche ben oltre il 50%, di energia elettrica prodotta per mezzo di fonti rinnovabili costituisce la precondizione necessaria affinché uno sforzo di miglioramento dell’efficienza energetica possa sortire gli effetti sperati e non esattamente il contrario! Prima, quindi, la produzione da fonti rinnovabili, e *poi* l’efficienza energetica!

Le FER godono di un regime di incentivi ovunque nel mondo, in Italia questi incentivi sono particolarmente vantaggiosi. Il sistema degli incentivi è necessario per superare il gap economico con le fonti tradizionali che sono incentivate in modo nascosto. Le fonti fossili: carbone, petrolio, gas hanno un sussidio entropico (o ecologico), cioè non pagano i danni che recano all’ambiente e alla salute. Il nucleare e in una certa misura anche i fossili hanno inoltre goduto del sussidio militare. L’IEA stima che i sussidi alle fonti fossili ammontassero globalmente a 321 miliardi di dollari nel 2009.

In Italia i sussidi alle fossili sono di vario tipo, dal sostegno al trasporto su gomma sotto forma di rimborsi per i pedaggi autostradali, allo sconto ai grandi consumatori, fino ai contributi statali, a valere sulla fiscalità generale, per la “rottamazione”, paradossalmente giustificata con la riconversione ecologica.
A questo si aggiunge la vera e propria truffa del c.d. “CIP6”, decine di miliardi di Euro devoluti in quasi 20 anni dagli utenti elettrici prevalentemente ai raffinatori di prodotti petroliferi,di cui ormai tutto si sa e che è stato bloccato limitatamente alle nuove convenzioni, non disponendo però degli strumenti giuridici per bloccare le convenzioni già stipulate.

Far pagare gli incentivi a chi consuma energia è l’unico modo che abbiamo nella corsa contro il tempo verso una riduzione sostanziale della dipendenza dai fossili. Purtroppo una fetta consistente degli incentivi CIP6 invece di andare, come doveva e dovrebbe essere, alle vere FER viene in gran parte mangiato dalle cosiddette assimilate. Tali fonti, appunto, includono la gassificazione dei residui di raffineria, una delle attività principali della Saras di Moratti, e in misura minore altre porcherie fra cui i cosiddetti rifiuti solidi urbani che altro non sono che materiali di scarto della nostra società consumistica che potrebbero essere, almeno in parte, riciclati e riusati, laddove energeticamente conveniente, o comunque valorizzati anche termicamente ma per mezzo di impianti più avanzati ed efficienti rispetto ai classici inceneritori.

Secondo la relazione dell’autorità dell’energia uscita recentemente risulta che dal 2001 al 2009 la remunerazione delle rinnovabili in CIP6, ammonti a circa 14,5 miliardi di euro mentre quella delle assimilate ammonterebbe a più di 34 miliardi di euro. Occupiamoci dunque e in modo aggressivo del Cip6, cercando alleanze che certamente nel mondo ambientalista non mancherebbero, e poi anche delle torri eoliche improduttive dei furboni, …. poi, molto poi, al problemino del FV a terra.

Dunque, prima di attaccare la “sovraincentivazione” delle FER sarebbe bene eliminare l’incentivazione secolare delle fossili e del nucleare e quella più recente ma non meno dannosa delle assimilate.

Inoltre sarebbe opportuno incardinare una battaglia per la difesa del suolo chiedendo una moratoria sulle costruzioni di nuovi capannoni, centri commerciali, strade ed autostrade, e di nuovi insediamenti residenziali, prima di andare a vedere quanti ettari occupano gli impianti eolici o quelli fotovoltaici.

Secondo gli obiettivi l’Italia dovrebbe aver installato 8000 MWp (Mega Watt di picco) di fotovoltaico nel 2020. La superficie necessaria a tale scopo corrisponde a circa 20000 ha (ventimila ettari) da confrontare con i 750 000 (settecentocinquantamila) ha di territorio consumato dal 1995 al 2006 (dati ISTAT) per la somma di edilizia residenziale, produttiva (capannoni) e infrastrutture (alta velocità, strade e autostrade ecc).

(Un rapporto di quasi  QUARANTA AD UNO, ndr).

Altro che TAV o TAC, la più grande e la meno impattante opera pubblica oggi è quella della ristrutturazione, fisica e logica, delle reti di trasmissione e distribuzione, in modo da renderle in grado di sostenere l’immissione di volumi crescenti di potenza intermittente dalle nuove fonti rinnovabili – intermittente e non programmabile ma certamente “prevedibile” con gli ordinari strumenti meteorologici. Trasformare cioè la struttura della rete dal paradigma centralizzato delle gigantesche produzioni locali al paradigma delle “smart grids” in gradi di connettere sul livello locale le mini-centrali di produzione ai centri di consumo.

Dunque, dicevo, 20000 contro 750 000 ettari. Inoltre la quota a terra non occuperebbe comunque l’intera superficie. Quindi si sta parlando di una cosa che riguarda una percentuale inferiore al 20/750 = 2,6 % del territorio che è passato da destinazione agro-forestale ad altra destinazione. Ma non basta, in realtà i dati dal 2006 in poi sono carenti (e sono carenti per difetto anche quelli precedenti) quindi la percentuale si riduce ulteriormente.

Infine, il terreno agricolo soggetto a installazioni fotovoltaiche sarà sempre del tutto reversibilmente riutilizzabile per le attività agricole, in quanto le tecnologie attuali consentono di non utilizzare cemento per le fondazioni e di mantenere le “stringhe” fotovoltaiche a debita distanza reciproca; tra l’altro, si tratterà sempre di terreno agricolo di basso pregio e per lo più incapace di fornire redditi adeguati, avendo i Comuni a disposizione fin dal lontano 2003 – D.Lgs 387/2003 tutti gli strumenti per impedire la realizzazione di impianti su terreni agricoli interessati da produzioni tipiche, biodiversità, pregio paesaggistico, ecc.
Per non parlare dei redditi generati e distribuiti nel mondo agricolo, utilizzabili per il miglioramento e la modernizzazione delle stesse aziende agricole, delle misure di compensazione a favore degli Enti Locali, che significano cassa in un periodo di penuria, dell’occupazione stabile creata sul territorio per opere di manutenzione degli impianti e del terreno (e delle opere di mitigazione paesaggistica), della guardiania, della progettazione, della posa in opera, ecc.

Ma in un mondo in cui qualsiasi politico di destra o di sinistra (qualsiasi cosa significhino ormai questi termini vetusti) compare in televisione o su i giornali per affermare l’imperativo categorico di rilanciare la crescita secondo le modalità del secolo scorso, chi ha il coraggio di fare il controcanto? Pensavo che i radicali lo avessero invece, pur essendo tra i pochi ad aver almeno detto qualcosa sul CIP6, sembra che si stiano imbarcando in una battaglia per la difesa del suolo il cui principale obbiettivo sono i “nuovi palazzinari” delle rinnovabili.

Intendiamoci, come ho detto, i furbi esistono anche in questo campo, installare torri eoliche in zone poco ventose è un’azione criminosa (e stupidissima) perché rende meno credibile tutto il progetto di riconversione alle fonti rinnovabili. E’ giusto denunciare le storture indotte dal sistema degli incentivi. Ma sarebbe giusto farlo affrontando caso per caso e all’interno di una campagna seria di tutela del territorio e del suolo e del portafoglio dei cittadini, che affronti tutti i nodi enunciati prima. Purtroppo non è così. E in questo modo i radicali rischiano di apparire i campioni della campagna contro le rinnovabili in combutta con i furbissimi industriali del petrolio e del nucleare. Una scelta miope e superficiale anche e soprattutto in relazione al declino delle fonti fossili e, evidenza non sufficientemente chiara, alla cronica e inesorabile insufficienza delle risorse di materiale fissile.

energia per l’astronave Terra

Transition Italia organizza una interessante conferenza, tenuta dal Professor Balzani, dell’Università di Bologna, che fa il punto, con intelligenza, su molte delle tematiche che affrontiamo in questo blog.

Qui troverete il volantino della manifestazione.

Le energie rinnovabili e la loro intermittenza: per ora un “falso” problema

Era circolata in rete, nei giorni scorsi, la notizia che l’obbiettivo di 7 GWp di impianti fotovoltaici, previsto per il 2020 fosse già stato raggiunto al 31 Dicembre 2010.

Le cose, in realtà, non stanno cosi, il GSE ha appena fornito i dati “quasi” definitivi al 31 Dicembre 2010 e gli impianti terminati a quella data risulterebbero 54106, pari a 3771 MWp, mentre quelli già allacciati sono circa 144800 per 2903MWp. Chiaramente molti di quelli che hanno comunicato la fine lavori sono ANCHE entrati in esercizio entro il 31/dicembre 2010, ma non tutti.

Per avere un numero approssimativo ragionevole, bisogna prendere gli impianti installati ed in esercizio al 31 Dicembre 2009 e sommargli tutti quelli per cui è stata dichiarata la fine lavori alla data del 31 Dicembre 2010.

Cosi facendo avremmo 1135+2903= 4038 MWp quando tutti gli impianti che hanno dichiarato la fine lavori saranno allacciati. In ogni caso, vada come vada, è stato un anno irripetibile per il fotovoltaico italiano, con una triplicazione degli impianti installati rispetto al 2009, che già aveva visto un raddoppio rispetto al 2008 che a sua volta aveva visto una quadruplicazione rispetto al 2007. In pratica siamo passati dai 9 Megawatt del Dicembre 2006 ai potenziali 9 Gigawatt ( se il trend continuasse, cosa niente affatto ovvia) del Dicembre 2011: una crescita di un fattore mille in soli 5 anni!!

Cosa succederà alla rete di distribuzione italiana, quando l’eolico ed il fotovoltaico costituiranno una % importante della produzione di energia elettrica in Italia?

Si è sempre detto che non si poteva superare la soglia del 15-20% del totale, altrimenti vi sarebbero stati seri problemi di bilanciamento della rete elettrica.

Sicuramente la rete elettrica italiana è da migliorare ed aggiornare ma basta una semplicissima simulazione per verificare che in realtà, a patto di poter distribuire bene l’energia sul territorio, non vi dovrebbero essere soverchi problemi anche per quote di fotovoltaico ed eolico molto superiori a quelle attuali. Senza sfrucugliare troppo, potete fare riferimento all’immagine che apre questo post. Si tratta del giorno a maggior consumo del Dicembre 2010 nel quale, per prova, avevo espanso di CINQUE volte la produzione elettrica di QUEL giorno, da fonti rinnovabili intermittenti, eolico e fotovoltaico.

Come vedete, anche in questa simulazione, sarebbe stato agevole gestirne le oscillazioni, dovute al mutare delle condizioni atmosferiche, anche solo utilizzando la rapida modulabilità delle centrali idroelettriche. IN un giorno estivo, specialmente nella prossima estate, si sarebbe visto molto chiaramente la crescita e poi il declino della produzione fotovoltaica, chiaramente molto scarsa in questo giorno di Dicembre ma le cose non sarebbero state sostanzialmente diverse.

Piu’ in generale nel nostro paese, a fronte di consumi che non superano i 50 GW di picco, abbiamo una potenza complessiva installata di oltre 100 GW. Anche se molte centrali risultano ferme a lungo termine, la potenzialità è tale da poter coprire, ampiamente, qualunque oscillazione legata alle coondizioni meteoclimatiche.

Se è vero che basta una nuvola per far crollare la produzione di un dato impianto fotovoltaico è anche vero che per far crollare quella di una intera regione ci vorrà un bel fronte nuvoloso, che si formerà/passerà in un arco temporale di alcune ore, dando ampio margine per mettere in produzione qualche centrale in stand-by. Le cose diventeranno piu’ difficili, sicuramente, tra quindici o venti anni. Ma quel punto il progetto desertec e le reti europee ci metteranno in grado di poter fare fronte alle nostre necessità anche senza ricorrere alle centrali convenzionali. Ne avremo ancora, probabilmente, ma saranno residuali ed usate per garantire una produzione di base e per funzionare come riserve di emergenza per casi eccezionali.

Vada come vada, a patto di fare i dovuti investimenti nell’aggiornamento della rete, ancora per diversi anni potremo gestire con una certa tranquillità la naturale ma non del tutto imprevedibile intermittenza delle rinnovabili.