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E-cat: il plot si infittisce, i greci se ne vanno, i senesi si risvegliano

il dispositivo di Piantelli

Pietro Cambi

E-cat: il plot si infittisce, i greci se ne vanno, i senesi si risvegliano

Siamo stati tra i primi a scrivere e dibattere dell’E-Cat, cercando, per quanto possibile, di non avere un atteggiamento aprioristico, in un senso o nell’altro, ma di raccontare ed esporre dubbi perplessità e sviluppi della  complessa vicenda.

Ugo ha riassunto il suo punto di vista in diversi articoli qui, qui e qui ed il sottoscritto  si è espresso più volte in tempi non ancora sospetti, con analogo, motivato, scetticismo.

In merito alla mezza dozzina di pubbliche dimostrazioni del dispositivo, citerò i campioni delle due posizioni opposte:

Steven Krivit

e

Alan Fletcher

Vada come vada, vorrei riassumere MOLTO brevemente la questione: l’e.cat dovrebbe essere già in produzione serialmente, dato che continua ad essere annunciata, per fine Ottobre, la messa in funzione di una “macchina” da 1 MW termici, ottenuta con l’assemblaggio di centinaia di sottounità.

Il problema è che la Defkalion, l’azienda greca che avrebbe dovuto produrre queste sottounità è stata recentemente estromessa, ecco il link, dallo sviluppo industriale del prototipo di Rossi, che avrebbe invece un accordo operativo con AmpEnergo, società USA.  Rossi si è premurato di precisare che in nessun modo alcuna informazione o materiale o macchinario è stato passato a Defkalion con questo creando fondatissimi dubbi sulla veridicità delle precedenti affermazioni, sue e della Defkalion.

Insomma: sembrerebbe proprio che Rossi abbia fatto affermazioni non veritiere o almeno le abbia lasciate fare  e questo, dati anche i precedenti dell’ “Ing” Rossi, sta sollevando un enorme polverone in rete.

Il punto è che, in realtà, non esiste alcuna prova certa di un contributo fondamentale di Rossi al successo dell’ E-cat rispetto ai suoi precursori, italiani e no ( si trovano notevoli tracce di analoghe esperienze, tutte coronate da un successo almeno parziale, da parte di centri di ricerca non solo italiani (tra gli altri, il gruppo di Piantelli e Focardi all’Università di Siena) ma anche della marina degli Stati Uniti. Rossi stesso ha ammesso sul suo blog di aver imparato moltissimo dai contatti avuti con il DOE ed il DOD statunitensi, senza contare le voci di possibili colloqui in corso con la Nasa, per cui tuttoalla fine, sembra ridursi alla scoperta del famoso “catalizzatore” che, solo, sembrerebbe aver moltiplicato per un fattore 30 o 40 il ritorno energetico del dispositivo.

Rossi, tra varie smentite e contraddizioni, invita tutti ad aspettare i primi di Novembre, per poter toccare con mano e verificare con i propri occhi che l’ecat funziona davvero.

Ovviamente, c’e’ anche la possibilità che qualche astrusa normativa e/o qualche cervellotico ente si metta di traverso impedendo lo svolgimento dei test e/o della dimostrazione, cosi gettando discredito su tutta l’operazione.

Senza contare i possibili dissesti finanziari, le battaglie brevettuali, i contenziosi con gli ex partners, il clima di sospettosità paranoica, etc etc etc.

Almeno: non è difficile raccontare che sia successo, a causa di oscuri complotti pluto-masso-tecno-ultra-cripto-cosmogonici.

Queste cose, in realtà, si ripetono con una certa frequenza, affossando cosi non solo le fughe in avanti di audaci imprenditori/scienziati (o, come è ragionevolmente avvenuto in certi casi, i tentativi di truffa, peraltro spesso piuttosto riusciti) ma anche concetti idee ed esperienze in realtà promettenti e con una loro potenzialità.

Sarà un caso, ma SE quella dell’ecat si rivelerà una bolla di sapone o qualcosa di peggio, verrà messa la pietra tombale non solo sul misterioso dispositivo e sul suo ideatore ma anche, e probabilmente per interi lustri, sul concetto stesso di LENRS ( Low Energy Nuclear ReactionS). A qualcuno questo potrebbe anche non dispiacere.

Noi di NTE abbiamo più volte offerto la ns disponibilità a pubblicare memorie, articoli, esperienze e/o commenti dei protagonisti della storia. Purtroppo, devo dire, senza alcun risultato.

Alla fine, sarà vitale separare nettamente il lato scientifico della vicenda (esistenza o meno di reazioni nucleari a bassa energia) e quello industriale/produttivo ( esistenza di un dispositivo in grado di generare importanti quantità di calore a partire da reazioni nucleari a bassa energia).

Per il secondo, si tratterà solo di aspettare qualche mese.

Per il primo, invece, la strada si presenta lunga, accidentata e tortuosa. Un decisivo passo avanti sarà quello di riuscire a ripetere una esperienza di produzione di energia in eccesso in condizioni strettamente controllate e rigorose dal punto di vista calorimetrico.

Quello che, in apparenza, non si è verificato in occasione delle dimostrazioni pubbliche dell’ E-cat. Almeno: non si è verificato con prove al di la di ogni ragionevole dubbio.

Naturalmente la rete si è schierata in maniera manichea, su questa vicenda, buttandoci nella Gehenna degli scettici prezzolati.

Non è cosi, ovviamente, e non potrebbe essere altrimenti: non credo che esista un’altra associazione che sia in grado di comprendere nella sua interezza la magnitudine della rogna globale che ci attende, causa raggiungimento del peak-everything. Nessuno più di noi quindi, sarà lieto se l’ E.cat funzionerà.

Nel frattempo giova sapere che anche il gruppo di Piantelli si è rimesso in moto.

Fusione Fredda: scende in campo Aspo

rossi durante un test

L’ha già segnalato Debora Petrolio su petrolio ed il sottoscritto su Crisis.

Ma non vorrei mai che vi perdeste non solo il post di Ugo Bardi, Presidente di Aspo Italia, sull’ E catalyzer e, più in generale sulla fusione fredda, ma tutto il batti& ribatti dei numerosi e brillantissimi commentatori.

Vi giro quindi il link al post di Ugo, uscito nientemeno che su The Oil Drum, il Sancta Sanctorum di tutti quelli che hanno a cuore il tema del Picco del Petrolio e, più in generale, della depletion energetica.

Ci sono MOLTE cose da imparare, come al solito, leggendo le risposte, le domande, gli approfondimenti. Devo dire che le LENR ( Low Energy Nuclear Reactions), tutto considerato, sono l’occasione di ricordare che NON basterebbe tutta l’energia gratis che vogliamo ad evitare di dover affrontare la finitezza del nostro pianeta e l’evidenza dell’infinita cupidigia di noi scimmie nude.

Ma non è finita qui. Uno dei prototipi dell’ E. catalyzer verrà testato, studiato, migliorato, etc etc all’Università di Uppsala, in Svezia.

Nneanche a farlo apposta, è dove risiede ed insegna l’attuale Presidente di Aspo International, che NATURALMENTE è vicino di stanza con il Professore che si sta occupando della cosa. NATURALMENTE, si è interessato, ed ha scritto un post molto simile a quello di Ugo, su richiesta di un periodico svedese.

Ecco il link all’ articolo di Aleklett.

Infine: volete essere sempre informati sulle ultimissime novità su questa peculiare vicenda dell’ E. catalyzer? Siete interessati ad approfondire tutta la storia? Volete un riassunto delle puntate precedenti, non solo in Italia ma in tutto il mondo?

Ecco il link ad un sito che raccoglie tutte le ultime ed ultimissime novità nel campo delle LENRs.

UPDATE

Ugo ha scritto un altro post, in italiano,  anche sul suo blog personale.

Il fotovoltaico gonfia le bollette? E’ vero il contrario!!!

Ancora un ottimo lavoro del comitato scientifico di Aspo Italia, insieme a Cautha srl, che mostra che, in prospettiva, il fotovoltaico contribuirà a DIMINUIRE e non ad aumentare i costi della bolletta energetica italiana e questo sopratutto per le imprese più energivore.

Di seguito il comunicato, che sintetizza le risultanze dello studio, mentre il documento completo è disponibile a questo link.

Ringraziamo Giuseppe Artizzu, Carlo Durante, Francesco Meneguzzo, Pietro Pacchione, Federica Zabini,  per la stesura del testo e le ricerche e simulazioni correlate.

Credo che sia, scusate l’APPARENTE iperbole, una vera pietra miliare, che dimostra, PROPRIO agli UTENTI INDUSTRIALI dei settori energivori che il fotovoltaico e le altre energie rinnovabili danno un contributo ed hanno un interesse che va MOLTO oltre la semplice vantaggiosità dell’investimento e coinvolge le strategie, in grande del sistema industriale del paese. Per questo motivo e per la rilevanza degli argomenti trattati, non si tratta, ce ne rendiamo conto di un documento alla portata della famigerata “casalinga di Voghera”. Tuttavia la ben più sagace lavandaia di Via dell’Oche ci è arrivata, a comprenderlo e conto sul fatto che la maggior parte dei nostri lettori potranno non solo afferrare la portata della cosa ma anche entrare nel merito e, se del caso, confutare o confermare quanto sostenuto. Buona lettura.

 

IL SOLE LA FA IN BARBA AL PREZZO DELL’ELETTRICITÀ
ANALISI EMPIRICA CONDOTTA DA ASPO ITALIA INSIEME A CAUTHA Srl
18 Aprile 2011
Gli incentivi al fotovoltaico gonfiano la bolletta?
Probabilmente no: è sempre più evidente che grazie al fotovoltaico il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è stabile nonostante l’incremento del prezzo internazionale di petrolio e gas. Il punto di forza del fotovoltaico è che la massima produzione si registra nelle ore di massima insolazione, proprio quando più alto è il costo dell’energia elettrica prodotta da fonte tradizionale. È evidente quindi l’effetto calmierante del fotovoltaico sul prezzo dell’elettricità, effetto che sarà sempre più marcato, grazie alla riduzione degli incentivi* e all’aumento del prezzo del gas naturale (la principale fonte fossile con cui si produce energia elettrica in Italia).
Utilizzando dati di Terna e del GME per i 31 giorni lavorativi dal 1 marzo al 14 aprile scorsi, ASPO Italia e Cautha S.r.l. hanno osservato che:
– Il fotovoltaico ha prodotto energia pari a circa 260 GWh, che costeranno circa 106 milioni di euro di incentivi*, pagati ai proprietari degli impianti fotovoltaici attraverso sovrapprezzi sulle bollette degli utenti elettrici;
– La produzione solare ha riguardato in parte significativa le ore di massima domanda di energia elettrica, riducendo la produzione richiesta alle centrali tradizionali meno efficienti. In questo modo il fotovoltaico ha calmierato il prezzo dell’energia da un minimo di 1 euro/MWh ad un massimo di circa 15 euro/MWh, generando un risparmio fra 21 e 34 milioni di euro (dal 20 al 32% dell’onere di incentivazione);
– Tale effetto sarà verosimilmente ancor più accentuato in estate quando, per effetto dei condizionatori, le punte di fabbisogno saranno più alte e l’irradiazione solare sarà massima.
Sono risultati molto interessanti, visto che siamo ancora in primavera, la capacità installata fotovoltaica sta continuamente crescendo e il costo dei combustibili è in aumento: a breve, il contenimento del costo dell’energia in bolletta sarà quindi ancora più marcato. I grandi consumatori energivori (acciaierie, cartiere, vetrerie), che godono di agevolazioni rispetto agli oneri di incentivazione delle fonti rinnovabili, in alcuni casi beneficiano già di una bolletta potenzialmente più leggera nonostante il peso degli incentivi.
“Il sole può sgonfiare le bollette”, e non è una leggenda metropolitana!
Senza dimenticare che le energie rinnovabili sono un investimento per la salute e la sicurezza energetica dei nostri figli, ed un’opportunità strategica per il Paese (sviluppo tecnologico e industriale delle nostre aziende, incremento della base fiscale e rafforzamento della bilancia dei pagamenti).

*A base dell’analisi si è assunto un valore storico più che cautelativo per l’incentivazione del fotovoltaico, pari a € 404 / MWh. I nuovi sistemi incentivanti (Terzo e, in fieri, Quarto Conto Energia) prevedono incentivi molto meno generosi. Ovvero i prossimi impianti fotovoltaici costeranno sempre meno e l’effetto benefico sulla bolletta sarà sempre più marcato.

Un pericolo mortale ci sovrasta: le rinnovabili !!

 

Vi ricordate Johnny Stecchino/Benigni che, preso un taxi a Palermo veniva messo in guardia dal tassista su due gravissimi problemi endemici della città ovvero…il traffico e la carenza di acqua potabile? Il dialogo, ovviamente, era surreale e suscitava grandissima ilarità nel pubblico tutto.

Ecco.

Lo stesso sta succedendo in questi mesi con le energie rinnovabili, che sono soggette ad un vero e propro fuoco di sbarramento ed accusate di ogni nefandezza e nequizia tra cui, addirittura, l’aumento del costo della vita.

E’ una campagnia stampa premeditata a cui Aspo risponde con vigore grazie ad un ottimo documento di Francesco Meneguzzo, membro del Comitato scientifico dell’associazione, che sbugiarda questo ed altri tentativi di disinformazione.

Il documento è disponibile a questo link.

Qui riporto solo un paragrafo, che spero risvegli la vs. curiosità.

“proprio l’aumento della potenza da fotovoltaico, unica fonte che sta crescendo così tanto … contribuirà a tenere bassi i prezzi dell’elettricità nel paese, nonostante l’aumento della domanda. I prezzi dell’elettricità all’ingrosso … quest’anno (2010, NdA) non saliranno, nonostante la domanda sia cresciuta del 4%. Rimarranno bassi, anche perché legati al valore di scambio del gas naturale, in questo periodo molto basso, con la conseguenza … che le grandi centrali a carbone potrebbero vedere i loro profitti dimezzati nei prossimi 12 mesi”.

Striscia la Notizia: la disinformazione si aggrava e nel frattempo ASPO diventa il Grande Fratello

Questa volta Ricci l’ha davvero combinata grossa. Il Servizio di Striscia la Notizia sulle truffe potenzialmente possibili nel settore del fotovoltaico, ai danni del GSE e quindi, in ultima istanza, di noi tutti, ha sollevato un vespaio di polemiche, anche in seguito al nostro Post, che è stato ripreso da fonti autorevoli  o addirittura vere e proprie pietre miliari dell’informazione on line e non solo, uno per tutti: l’Espresso che ha citato Giornalettismo e Massimo Malerba del Popolo Viola, che avevano, come vedrete qui sotto, citato noi.

Orbene: si è scatenata una vera e propria bagarre, nata da un post di una di queste pietre miliari, Giornalettismo, appunto, che ci aveva citato correttamente e che ha accusato, con qualche fondatezza, apparentemente, il celeberrimo movimento del “Popolo Viola” di aver fatto altrettanto, senza citare la fonte ( cioè noi!!).

Apriti cielo ! Si è scatenata una guerra di Flames di smentite e di conferme puntigliose, in cui, tra parentesi, è  diventata pubblica una grave “faida” in corso all’interno del popolo viola stesso.  Quest’ultima è una logica conseguenza di una dinamica che conosco bene, avendola vista svolgersi già una volta con il movimento Cinque Stelle Fortunatamente, almeno per ora, senza arrivare alle estreme conseguenze.

Nel frattempo la Redazione di Striscia ha redatto una risposta stereotipata, inviata un poco a tutti i bloggers e siti di informazione che avevano parlato/scritto della vicenda e quindi anche a noi, che troverete in fondo a questo post, oppure persa tra le risposte al post originale. Infine, per sovrammercato, la puntata di ieri di Striscia ha avuto come fulcro un lungo servizio, condito delle solite caustiche battute di Greggio&Hunziker diretto in particolar modo contro il Gruppo L”Espresso/La Repubblica e gli altri, come , che avevano osato insinuare la presenza di qualche manina &/o manona dietro la regia di quel servizio.

Devo dire che il nuovo serivzio autoasslutorio è, se possibile, perfino peggiore di quello “incriminato”.

In esso si mostra come, secondo il sedicente “esperto”, con un paio di fili si potrebbe “taroccare”, ingannandolo, il contatore che misura l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico e quindi truffare pesantemente, lucrando su energia mai prodotta. Non voglio scendere in dettagli tecnici ma invito a considerare due fatti.

1)Il sistema proposto prevede sostanzialmente di connettere in modo DIRETTO il contatore in ingresso con quello in uscita. in questo modo abbiamo un assorbimento, ad esempio di 1100 Watt che viene riversato, come se fosse produzione fotovoltaica, nel contatore in uscita. La cosa, ovviamente, è ridicola e destinata ad essere scoperta in tempi MOLTO brevi. Per un motivo molto semplice.

2) I contatori recenti, e quelli degli impianti fotovoltaici, per ovvi motivi, lo sono, sono tutti in grado di operare in telemisura.

In altri termini: non c’e’ bisogno di un esperto che venga e verifichi la truffa sul campo. Essa può essere scopertà in modo automatico, semplicemente incrociando i dati, in telemisura, di contatore in entrata e contatore in uscita.

La truffa, quindi, cosi come mostrata, è del tutto puerile e corrisponde, più o meno ad evidenziare come le banche possano mettere a rischio i vostri beni/risparmi lasciati in custodia, lasciando aperta la porta sul retro e/o disinserito il sistema di allarme. Il cappellino finale, letto da Greggio, in cui Ricci, il patron di Striscia, tende a ribadire cheloro sono favorevoli alle rinnovabili, in questo contesto, lascia il tempo che trova e pare piuttosto un affannoso tentativo di recupero che finisce per peggiorare le cose.

Sarebbe stato meglio ammettere la scivolata. Capita a tutti, anche ai più bravi e non v’e’ vergogna quando l’errore è fatto in buona fede ( basta non esagerare, ovviamente, con la frequenza)

Come in tutti settori, chiudo,  specialmente quelli ancora immaturi, le truffe esistono anche in quello delle energie rinnovabili ma, pur facendo notizia, sono apparentemente piuttosto rare e certamente non cosi semplici da mettere in pratica, non ora, per lo meno.

Piuttosto, se Striscia la Notizia volesse, potrebbe fare un bel servizio su un clamoroso spreco di denaro pubblico, perpetrato iin sardegna, nella splendida Isola di Carloforte, dove da ormai diversi anni un enorme impianto fotovoltaico ed eolico, un vero gioiello, interamente finanziato con fondi pubblici, giace nel piu’ totale stato di abbandono, senza che l’amministrazione faccia nulla, essendo impegnata, almeno ai tempi del post in questione, nell’approvazione di devastanti masterplan, che prevederebbero il raddoppio dei metri cubi di edificato sul’Isola. Dopo aver scritto un Post, in seguito ad un sopralluogo in zona, ho ovviamente scritto a striscia ed ai suoi inviati Sardi ma con nessun successo e/o riscontro.

Visto che, a quanto pare, per imperscrutabili quanto imprevedibili motivi noi di Aspo siamo in questo periodo alquanto citati/ripresi,  chiederei ai nostri entusiasti lettori ed ai bloggers e  siti di informazione varie di darci una mano a far conoscere e, ove possibile, portare a soluzione,  lo scandalo della Centrale fotovoltaica abbandonata di Nasca.

Questo si che sarebbe un bel colpo, nel più classico ( ed apprezzabile) stile di Striscia!! Datevi da fare, Redazione!!!

In ogni caso fa uno strano effetto essere diventati, dal nostro piccolo angolino di mondo, alquanto diverso da una affollata redazione di un giornale o da una frenetica cabina di regia, una specie di “grande fratello” dell’informazione, semplicemente cercando di riportare notizie, fatti e considerazioni in modo, per quanto possibile, obbiettivo e non inutilmente ideologico. Il tutto con il gatto che fa le fusa appollaiato sopra il vecchio schermo catodico e/o con la bimba che accanto a te fa i compiti di matematica.

Tanto potè, ritengo, la fame di informazione libera nel nostro paese.

Di seguito la risposta della Redazione di Striscia la Notizia.

Vi scriviamo in risposta al vostro post odierno che moltissimi telespettatori, seguendo il vostro invito, ci hanno girato.

Ci teniamo a precisare, in primo luogo, che le vostre accuse e illazioni sono del tutto infondate e sinceramente incomprensibili. Il fatto di denunciare una truffa è la cosa più normale per Striscia la Notizia: lo abbiamo sempre fatto, nei settori più disparati, e non vediamo perché questa volta dovrebbe essere diversa da tutte le altre. Siamo favorevoli alle energie rinnovabili e non c’è in noi il minimo intento di fare campagna a favore del nucleare: vi invitiamo a rivedere il Tapiro consegnato ieri da Staffelli al ministro Romani ( (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12968 ), e l’intervista di Cristina Gabetti a Jeremy Rifkin (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12268 ), trasmessa il 1° gennaio 2011.

Domani, inoltre, abbiamo già programmato la messa in onda di un servizio in cui si darà spazio e risposta a tutte le obiezioni sollevate nei confronti del servizio di Max Laudadio e sarà data voce a chi opera nel settore del fotovoltaico.

Precisiamo infine che Massimo Burzi è un imprenditore attivo da molto tempo nel campo dell’energia e quindi assolutamente titolato a dire la sua sull’argomento. Il fatto che conosca personalmente Antonio Ricci è quindi del tutto irrilevante nello specifico dell’inchiesta.
A questo proposito potrete trovare sul nostro sito http://www.striscialanotizia.mediaset.it/ ulteriori chiarimenti.

Vi invitiamo quindi a seguire i nostri prossimi servizi sull’argomento.

Cordiali saluti

La Redazione di Striscia la Notizia

Le energie rinnovabili e la loro intermittenza: per ora un “falso” problema

Era circolata in rete, nei giorni scorsi, la notizia che l’obbiettivo di 7 GWp di impianti fotovoltaici, previsto per il 2020 fosse già stato raggiunto al 31 Dicembre 2010.

Le cose, in realtà, non stanno cosi, il GSE ha appena fornito i dati “quasi” definitivi al 31 Dicembre 2010 e gli impianti terminati a quella data risulterebbero 54106, pari a 3771 MWp, mentre quelli già allacciati sono circa 144800 per 2903MWp. Chiaramente molti di quelli che hanno comunicato la fine lavori sono ANCHE entrati in esercizio entro il 31/dicembre 2010, ma non tutti.

Per avere un numero approssimativo ragionevole, bisogna prendere gli impianti installati ed in esercizio al 31 Dicembre 2009 e sommargli tutti quelli per cui è stata dichiarata la fine lavori alla data del 31 Dicembre 2010.

Cosi facendo avremmo 1135+2903= 4038 MWp quando tutti gli impianti che hanno dichiarato la fine lavori saranno allacciati. In ogni caso, vada come vada, è stato un anno irripetibile per il fotovoltaico italiano, con una triplicazione degli impianti installati rispetto al 2009, che già aveva visto un raddoppio rispetto al 2008 che a sua volta aveva visto una quadruplicazione rispetto al 2007. In pratica siamo passati dai 9 Megawatt del Dicembre 2006 ai potenziali 9 Gigawatt ( se il trend continuasse, cosa niente affatto ovvia) del Dicembre 2011: una crescita di un fattore mille in soli 5 anni!!

Cosa succederà alla rete di distribuzione italiana, quando l’eolico ed il fotovoltaico costituiranno una % importante della produzione di energia elettrica in Italia?

Si è sempre detto che non si poteva superare la soglia del 15-20% del totale, altrimenti vi sarebbero stati seri problemi di bilanciamento della rete elettrica.

Sicuramente la rete elettrica italiana è da migliorare ed aggiornare ma basta una semplicissima simulazione per verificare che in realtà, a patto di poter distribuire bene l’energia sul territorio, non vi dovrebbero essere soverchi problemi anche per quote di fotovoltaico ed eolico molto superiori a quelle attuali. Senza sfrucugliare troppo, potete fare riferimento all’immagine che apre questo post. Si tratta del giorno a maggior consumo del Dicembre 2010 nel quale, per prova, avevo espanso di CINQUE volte la produzione elettrica di QUEL giorno, da fonti rinnovabili intermittenti, eolico e fotovoltaico.

Come vedete, anche in questa simulazione, sarebbe stato agevole gestirne le oscillazioni, dovute al mutare delle condizioni atmosferiche, anche solo utilizzando la rapida modulabilità delle centrali idroelettriche. IN un giorno estivo, specialmente nella prossima estate, si sarebbe visto molto chiaramente la crescita e poi il declino della produzione fotovoltaica, chiaramente molto scarsa in questo giorno di Dicembre ma le cose non sarebbero state sostanzialmente diverse.

Piu’ in generale nel nostro paese, a fronte di consumi che non superano i 50 GW di picco, abbiamo una potenza complessiva installata di oltre 100 GW. Anche se molte centrali risultano ferme a lungo termine, la potenzialità è tale da poter coprire, ampiamente, qualunque oscillazione legata alle coondizioni meteoclimatiche.

Se è vero che basta una nuvola per far crollare la produzione di un dato impianto fotovoltaico è anche vero che per far crollare quella di una intera regione ci vorrà un bel fronte nuvoloso, che si formerà/passerà in un arco temporale di alcune ore, dando ampio margine per mettere in produzione qualche centrale in stand-by. Le cose diventeranno piu’ difficili, sicuramente, tra quindici o venti anni. Ma quel punto il progetto desertec e le reti europee ci metteranno in grado di poter fare fronte alle nostre necessità anche senza ricorrere alle centrali convenzionali. Ne avremo ancora, probabilmente, ma saranno residuali ed usate per garantire una produzione di base e per funzionare come riserve di emergenza per casi eccezionali.

Vada come vada, a patto di fare i dovuti investimenti nell’aggiornamento della rete, ancora per diversi anni potremo gestire con una certa tranquillità la naturale ma non del tutto imprevedibile intermittenza delle rinnovabili.

I reattori di “III generazione” EPR: in crisi ancora prima di cominciare…

Domenico Coiante e Claudio della Volpe hanno tradotto per i lettori di NTE un interessante articolo di Steve Thomas, che fa il punto sullo stato dei reattori di terza generazione+, di cui gli EPR sono la punta avanzata e la massima espressione. Emerge un quadro alquanto desolante, fatto di costi crescenti, incertezze in aumento e mal di testa progettuali e realizzativi.

Sembra evidente, al di la delle posizioni dei singoli e dei casi particolari, che si sia lontani dalla piena operatività e che uno standard affidabile sia ancora tutto da raggiungere e definire.

L’unica certezza, a questo punto è che i costi non saranno bassi ed anzi, al contrario di quanto usualmente raccontato, i costi del kWh nucleare non saranno alla fine competitivi con quelli delle centrali tradizionali.

Tutto questo senza contare il decommissioning, lo stoccaggio delle scorie ed il problema delle riserve di uranio.

Quattroruote o Quattrozampe?

di Pietro Cambi

Scrivere il primo post per un blog è sempre emozionante.

Scriverlo per un blog come NTE, che si può considerare un vero punto di riferimento per chi sia interessato ai nuovi sviluppi nell’energia eolica tradizionale e d’alta quota, fotovoltaica, solare, nucleare o nel settore dei trasporti, è una cosa da far tremare le vene dei polsi, provocare crampi dello scrittore e blocchi da shock postraumatico lo è ancora di èiù . Ugo Bardi, Domenico Coiante,,, Massimo De Carlo, Leonardo Libero, Terenzio Longobardi, per citare solo alcuni, sono stati finora e saranno nel futuro la colonna portante del blog ed un esempio ed ispirazione per me e per gli altri che vorranno cimentarsi con le tante ed affascinanti tematiche riassunte dal nome stesso del blog, Nuove Tecnologie energetiche.

Confesso di essere un poco intimidito dal compito che Ugo mi ha affidato ed in ogni caso conto sulla sua supervisione per mantenere il blog sui livelli davvero elevati fin qui raggiunti.

Rassegnato a non poter far altro che peggiorare il livello, mi butto.

Gironzolando per la rete mi sono imbattuto in una divertente pubblicità della nuova Prius.

Quel che vuole dire, ovviamente, è che una Prius inquina meno di una pecora.

Divertente ma…vero?

Se considerassimo il reale impatto dei due soggetti la cosa si fa complessa perché dovremmo pensare all’intera filiera produttiva: mangimi, irrigazione, pesticidi, miniere, trasporti, smaltimenti…

Rimaniamo alle pure e semplici emissioni ed ai gas serra, CO2 e metano, rispettivamente, per la Prius e la pecora.

La Prius ha valori di emissioni intorno ai 100 grammi/km di CO2, ed in questo è una delle migliori auto sul mercato.

La pecora?

I valori di emissioni di una pecora dipendono fortemente dalla stagione, dall’età, dal clima e dalla meteo ( se la pecora mangia erba bagnata…) etc etc.

Prendiamo un valore a caso ma mediamente all’interno delle stime che circolano, di 20 litri di metano per pecora al giorno.

20 litri di metano corrispondono, in condizioni standard a circa 14 grammi di metano (se ho sbagliato i conti Ugo mi appenderà a testa all’ingiù dalla finestra dell’istituto presso il quale lavora).

A loro volta 14 grammi di metano, un gas con forte “effetto serra”, corrispondono, a seconda delle stime, a 280-420 grammi di CO2. Dal triplo al quadruplo delle emissioni della PRIUS.

Quindi tutto bene, la pubblicità non è ingannevole?

Eh, no.

Perché intanto anche la pecora, pascolando,  si fa i suoi bei chilometri, diciamo ragionevolmente almeno una trentina al giorno  e quindi la SUA emissione chilometrica è decisamente bassa.

Poi, più seriamente, perché la percorrenza giornaliera della Prius non può certo essere inferiore ad una decina di km al giorno/3600 chilometri all’anno, una percorrenza davvero bassa.

La media italiana, pur essendo negli anni sensibilmente calata, è intorno ai 30 km/giorno – 12.000 km/anno.

QUINDI le emissioni giornaliere della PRIUS sono da un minimo di TRE a DIECI volte maggiori di quelli di una pecora.

Senza considerare le percorrenze giornaliere della pecora, ovviamente.

8o)

Sbufalare la bufala dell’Eolico che fa male alla salute.

di Ugo Bardi

Continua la cagnara sull’eolico; stavolta ne parla “Il Resto del Carlino” che si rivolge a Paolo Attivissimo, il grande sbufalatore del CICAP, per capire di che cosa si tratta.

Il risultato è un curioso ircocervo di affermazioni e contro-affermazioni; inni alla “resistenza” contro l’eolico, dubbi e  in cui – fra le altre cose – il Resto del Carlino fa dire a Attivissimo riguardo a una signora Nina Pierpoint che avrebbe “studiato gli effetti delle turbine eoliche sull’uomo” che “non c’è nulla che escluda che i suoi studi siano stati condotti seriamente e con metodo.

Ora, io di Attivissimo ho molta stima, ma una frase così da lui veramente non me l’aspettavo (posto che l’abbia detta veramente). Pensateci un attimo; immaginate che uno dica “Non c’è nulla che escluda che Paolo Attivissimo sia una persona seria” Ma che diavolo vuol dire? Forse la frase si potrebbe esplicitare come  “Paolo Attivissimo sembra proprio un imbecille ma non si può escludere che non lo sia“. Era questo che attivissimo voleva dire a proposito della signora Pierpoint? Boh…..?

Invece di tirar fuori frasi criptiche (che, ripeto, non credo che Attivissimo abbia veramente detta, oppure l’hanno citato fuori contesto) era piuttosto il caso di dare un giudizio sul valore degli studi della Pierpoint. Questo si può fare andando a vedere i suoi articoli sulla letteratura scientifica seria – ovvero quella che si dice “Peer reviewed”

Io l’ho fatto, usando Google Scholar e anche “Sciencedirect” per buona misura. Il risultato? Niente, nada, nothing, zero, nisba, picche. Questa signora non ha mai pubblicato niente di serio sull’argomento – ha scritto un libro, si, ma nei libri si scrive quello che si vuole – anche dell’arrivo del pianeta Nibiru nel 2012.

Allora, bastava poco per capire che non ci sono studi seri di nessun tipo che provano che le turbine eoliche hanno effetti negativi sulla salute. Questa storia è un imbroglio, punto e basta. Pagato da chi non so, ma me lo posso anche immaginare. E’ tutto parte della guerra in corso contro l’energia rinnovabile.

Insomma, è incredibile la facilità con la quale certa gente riesce a prendere in giro il pubblico. Dopo che ci hanno raccontato che l’eolico fa strage di uccelli, ora ci vengono a raccontare che fa venire il cancro. E trovano sempre qualcuno che gli da retta. Neanche il CICAP ce la fa…..

Ecco il testo completo dell’articolo sul “Resto del Carlino.

Eolico, la ‘Rete della resistenza’ si prepara alla mobilitazione

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2010-12-15
— CASTEL DEL RIO —
EOLICO sì, eolico no. Da risorsa paladina dell’ecologia della green economy del futuro a pericolosa tecnologia, nociva per il sistema nervoso e addirittura oncogena. E così i numerosi comitati di Vallata anti-eolico hanno fatto fronte comune, unendosi nell’ampio movimento ‘Rete della resistenza sui crinali’, guidata da Alberto Cuppini, portavoce per l’Emilia Romagna. Mentre a Roma, lunedì, il ‘Comitato nazionale del paesaggio’ ha organizzato una conferenza stampa dal titolo ‘Eolico in Italia: il Re è nudo: le cifre di un disastro economico ambientale e paesaggistico’, la Rete locale divulgherà ad assessori e consiglieri un documento unanime (in fase di realizzazione) nei prossimi giorni. Missione: sensibilizzare in merito al tema prima che siano prodotte le linee guida, a livello regionale, attese per gennaio.
DELLA RETE fanno parte per il momento i comitati Monte dei Cucchi (San Benedetto val di Sambro), Ariacheta (San Godenzo), Alta valle del Sillaro, Monte Faggiola, La luna sul monte (Pontremoli) Cisatel (Comitato Interregionale Salvaguardia appennino tosco-emiliano ligure), Prato Barbieri (Bettola), Passo delle Pianazze Case (Farini). Castel del Rio attende l’installazione di un nuovo parco eolico, non lontano da quello già installato in zona Casoni di Romagna, che sarà edificato dalla ditta modenese Tencom in zona Monte La Fine grazie a un investimento di 25-30milioni di euro. I residenti di Casoni di Romagna hanno denunciato di soffrire della ‘Sindrome da pala eolica’, una serie di sintomi invalidanti provocati da cambiamenti di pressione, rumore delle pale e da peculiari basse frequenze emesse dall’impianto e che danneggerebbe il sistema nervoso. A supporto di tale denuncia è stato pubblicato molto in letteratura scientifica negli Stati Uniti, ma pochissimo in Italia. Gli stessi residenti hanno citato gli studi di una certa Nina Pierpont, medico del Children’s National Medical Center di Washington che ha studiato gli effetti delle turbine eoliche sull’uomo e prodotto un libro divulgativo. Di fronte alla possibilità che i residenti del crinale possano trovarsi un’altra fila di pale da 150metri sulla testa si sono mobilitati. Ma quale posizione prendere in merito, visto che esistono pochi studi? Paolo Attivissimo, giornalista investigativo membro del Cicap (il Comitato italiano per le affermazioni sul paranormale) fondato vent’anni fa da Piero Angela, ha constatato la lacuna di ricerche italiane sull’eolico: «In effetti non abbiamo prove né per affermare che l’eolico faccia bene né il contrario».

E sottolinea: «Nina Pierpont è spesso citata come neurologa. Sebbene non ci sia nulla che escluda che i suoi studi siano stati condotti seriamente e con metodo, va detto che l’esperta non è una neurologa ma una pediatra». Secondo Attivissimo bisogna andarci quindi con cautela: «In generale ogni nuova tecnologia provoca nella popolazione diffidenza, proprio perché ancora sconosciuta e per quanto riguarda l’eolico mancano anora dei riferimenti scientifici precisi in Italia». Ma ammette: «Gli studi della Pierpont, sottoposti al parere di esperti, hanno confermato molte criticità. Per ora possiamo affemare che una distanza di almeno 2-3 chilometri sia necessaria per abitare, senza conseguenze, vicini a un parco eolico».

Marco Pivato

Continua la guerra contro l’energia rinnovabile.

Per capire il senso di questo filmato, inteso come illustrativo della guerra contro l’energia eolica, andate al minuto 1:04.

Continua la guerra contro le energie rinnovabili e, in particolare contro l’energia eolica. Non si sa esattamente chi stia finanziando questa campagna, ma certe sue caratteristiche sono esempi plateali di astroturfing, ovvero di opere di gruppi solo apparentemente spontanei ma in realtà manovrati da lobby industriali.

Sembrerebbe che sia la stessa lobby che adesso sta diffondendo l’idea che le torri eoliche fanno venire il cancro.

Per esempio, in questo sito, leggiamo una cosa che ormai sta facendo il giro di internet.

Visto l’effetto nocivo dell’enorme turbine di tali impianti , ormai dimostrato da diversi studi scientifici che fanno ammalare di “sindrome da turbina eolica” , può causare tumori, e gravi patologie cardiocircolatorie.

“Ormai dimostrato da diversi studi scientifici”? Ahimé, anche i più esagitati sostenitori dei danni che fanno le turbine eoliche non riescono a dimostrare proprio niente. Questo lo potete vedere, per esempio in questa pagina della “society for wind vigilance” dove si arrabattano a lungo a citare questo e quello ma, se lo leggete bene, non ci trovate nessuno studio che porti dei dati che abbiano un minimo di rilevanza.  In Italiano, c’è la registrazione di un intervento del Dr. Miserotti, che parla a lungo sui danni alla salute che “potrebbero” fare le turbine eoliche, ma anche lui senza portare nessun dato specifico.

Sembra, alla fine dei conti, che tutta la polemica sia basata su una concatenazione che vuole che le pale eoliche fanno rumore, il rumore causa stress e lo stress causa tumori. Tutta qui l’ “evidenza”.

Allora, tutto va preso con attenzione, quindi non si può escludere che il rumore delle pale eoliche abbia degli effetti negativi sulla salute umana. Mancando però qualsiasi dato significativo che dimostri una cosa del genere, non dobbiamo nemmeno farci imbrogliare dalla propaganda che qualcuno ci sta lanciando addosso. Teniamo anche conto che ci sono tantissime sorgenti di rumore a bassa frequenza o infrasuoni, ben più comuni e diffuse delle turbine eoliche. Benton,  in uno studio per il DEFRA britannico, dice (p 54, traduzione mia)

L’esposizione agli infrasuoni è comunissima nella vita moderna. E’ generata da sorgenti naturali, come i terremoti e il vento. E’ comune negli ambienti urbani e come emissione da molte sorgenti artificiali: automobili, ferrovie, aerei, macchinario industriale, artiglieria e esplosioni minerarie, macchinari che muovono aria, incluso turbine eoliche, compressori, ventilatori e condizionatori d’aria, elettrodomestici come lavatrici e certe apparecchiature terapeutiche

A parte artiglierie e terremoti, cose piuttosto rare, se uno si deve preoccupare di qualcosa, sembrerebbe ben più probabile essere esposti agli infrasuoni da parte del proprio condizionatore d’aria che da parte delle turbine eoliche.

Quindi, anche su questo argomento, teniamo gli occhi aperti, ma non facciamoci imbrogliare da chi ha interesse a rallentare lo sviluppo dell’energia rinnovabile.