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Francesco Meneguzzo e il paradosso di Jevons

asseverticale

Le turbine ad asse verticale piacciono a molta gente che le considera meno invasive delle mega-turbine a torre che sono il sistema principale per ottenere energia eolica. Può darsi che siano meno invasive, ma è anche vero che, nella maggior parte dei casi, sono estremamente poco efficienti. Piazzarle poi in aree urbane, come si sente spesso proporre, è una sciocchezza per via della scarsità di vento e la sua intermittenza.(immagine da www.rinnovabili.it)

In una recente discussione che c’è stata sulla lista “Baseverde”, Francesco Meneguzzo ha dato un’ottima sintesi del paradosso di Jevons e di come lo si può applicare al dibattito sulla priorità o meno dell’efficienza energetica e il risparmio rispetto all’energia rinnovabile. La discussione era iniziata con qualcuno sulla lista che aveva sostenuto la necessità di opporsi ai grandi impianti eolici, mentre invece bisognava “puntare sul microeolico cittadino” che in un messaggio successivo aveva esplicitato come impianti ad asse verticale. A questo punto, Meneguzzo non ne ha potuto più e ha fatto notare come i sistemi ad asse verticale sono poco efficienti,  che le città non sono abbastanza vento e che hanno grossi problemi di intermittenza, turbolenza e disponibiltà.

Ne è seguita questa risposta:

“…il primo tema su tutti è l’efficienza energetica e il risparmio energetico. dopo di ciò si può parlare delle rinnovabili e delle nuove tecnologie.”

Che ha dato a Meneguzzo il via per la sua spiegazione del paradosso di Jevons.

No, è l’errore più grande di tutti. Cerco di spiegarmi.

A meno che tu non pensi a un governo mondiale delle risorse, se una frazione 1/n della popolazione si mette a risparmiare energia primaria, accade che questa stessa energia primaria cala corrispondentemente di prezzo; a questo punto, la restante frazione (n-1)/n della popolazione aumenta il proprio potere d’acquisto dell’energia primaria e, non avendo limiti, la acquisterà e utilizzerà, col risultato di riprotare in equilibrio il bilancio complessivo.

Il risultato netto sarà che la frazione 1/n vivrà peggio, e il restante uguale o meglio, mentre le risorse energetiche e l’ambiente staranno come prima o peggio. Un bel risultato!

Se invece copri il fabbisogno corrente, o anche in previsione di più, con fonti rinnovabili accade che nel medio (sempre più breve) termine la frazione 1/n pagherà zero la propria energia senza sacrifici, e il resto si arrangerà con le fonti convenzionali, ma con l’esempio del 1/n di gratuità senza sacrifici, che sarà indotto a seguire. E’ quello, per inciso, che sta accadendo, per fortuna, mentre i sacrifici correnti, non voluti ne’ desiderati perchè mancano pure le risorse per mettere i doppi vetri, derivano in (gran) parte dal ritardo sulle energie rinnovabili.

Beh, come vi potete immaginare, nel dibattito che ne è seguito, tutti hanno dato addosso a Meneguzzo. Dal che si deduce che la maggior parte degli ambientalisti italiani (o, perlomeno, quelli che scrivono su “baseverde”) sono del tutto incompetenti sia in campo energetico come nel campo dell’economia. Del resto, ci deve ben’essere una ragione per i continui disastri elettorali subiti dai verdi italiani.

Fotovoltaico e biocarburanti: inClinazioni pericolose

Di Pietro Cambi

grabbin in affricaNon so se avete notato ma proprio in questi giorni si stanno scontrando, ormai ai massimi livelli mediatici, due scuole di pensiero ASSOLUTAMENTE opposte sul fotovoltaico.

Una, alla quale, ovviamente abbiamo dato il nostro contributo, è che sia una formidabile scommessa sul futuro energetico di questo paese e che, lungi dall’essere costo, riduce il costo dell’energia nelle ore di punta, ci mette al riparo dall’aumento dei costi del petrolio del metano e del carbone, quindi, sostanzialmente, sterilizza la nostra bolletta energetica o almeno la fa crescere con maggiore lentezza.

Su tale argomento abbiamo pubblicato diversi articoli  ed in particolare due a firma Francesco Meneguzzo, che sono stati i primi a DIMOSTRARE, autorevolmente, tale effetto calmierante.

A distanza di ormai quasi un anno, possiamo dire che quanto previsto è stato ampiamente verificato. Grazie all’attivazione di diversi soci Aspo, siamo riusciti a far arrivare questi studi sui vari tavoli cruciali di confindustria e da questi ai gruppi industriali attivi nel settore delle rinnovabili, magari con forti partecipazioni in gruppi editoriali, che hanno estesamente fatto proprie le nostre osservazioni e tesi.

L’altra scuola di pensiero è esattamente all’opposto: il fotovoltaico, l’eolico e in generale le rinnovabili non termiche o classiche sono si una opportunità ma sopratutto un PROBLEMA.

Occupano suolo fertile, aumentano il rischio di incendio ( sic!!), creano grandi malditesta al gestore delle reti elettriche, sono un esborso continuo verso paesi orientali, causa mancata produzione interna, aumentano i costi per le famiglie, producono pochissimo, costano tantissimo etc etc etc.

Come stiano le cose REALMENTE lo mostra, in modo autorevole, uno studio indipendente.

Ma in tutto questo bailamme, come si muove il sedicente governo di tecnici, teoricamente in grado di analizzare dati e situazioni tanto variegati e complesse?

Il Ministro Passera, sviluppo economico, chiede un taglio radicale agli incentivi.

Il Ministro Clini, ambiente, è piu prudente ma, ainoi, non la pensa in modo molto diverso. Una bozza circolata recentemente in rete, del possibile V conto energia ( in meno di cinque anni!!) che prevede, in sostanza, un calmieramento brutale per i nuovi impianti,  non promette niente di buono, al di la delle rassicurazioni di facciata.

Non aiuta il fatto che detta nota sia stata apparentemente redatta da un alto dirigente di una grande impresa del settore produttivo elettrico. Ovviamente sono fioccate le smentite, alle quali, altrettanto ovviamente, non ha creduto assolutamente nessuno.

Anche perchè,con un semplice click con il tasto destro sulla bozza, chiunque può verificare, tra le proprietà, chi sia l’autore del documento.

NATURALMENTE, siccome quel che è un vantaggio per i cittadini italiano si traduce in un danno netto per coloro che gestiscono centrali termoelettriche, è NORMALE che anche presso l’autority per l’energia si calchi la mano sui costi in aumento per la componente A3 dimenticandosi la diminuzione ben più marcata, oltre il 10%, dei costi di punta diurni grazie al “peak shaving”.

Il punto è che i tecnici, anche quando sono competenti, sono essere umani. hanno passioni, interessi, inClinazioni, magari pericolose…

A parte alcune vicende oscure del passato, Il Ministro Clini è DECISAMENTE schierato a favore dei cosidetti biocombustibili.

Non ci sarebbe niente di male, intendiamoci, se si rimanesse all’interno del ragionevole, se ci si ricordasse di valorizzare solo quelli provenienti dalla cosidetta “filiera corta”, insomma dai residui agricoli e/o forestali. Il guaio è che il Ministro non si limita a questi. A parte i “termovalorizzatori” ( un neologismo almeno altrettanto orrido di diversamente abili per dire invalidi, al quale ho sempre aggiunto un fervido pensiero ai diversamente senzienti che per primi l’hanno concepito) è DIRETTAMENTE coinvolto nella “valorizzazione” dei biocarburanti provenienti dai paesi in via di sviluppo.

è infatti chairman della Global Bioenergy Partnership (GBP) che sostanzialmente è un ente preposto a promuovere iniziative private internazionali nel settore della bioenergia “”brings together public, private and civil society stakeholders in a joint commitment to promote bioenergy for sustainable development.””.

Il guaio è che, in buona sostanza, la maggior parte di queste iniziative sono in paesi affricani che sono tristemente noti per l’orrido fenomeno del “landgrabbing”, ovvero l’espropriazione forzosa dei terreni tribali ancestrali per essere trasformati in monocolture destinate alle “bioenergie”.

Ad esempio il Ghana: 37 % di terreni “ricolonizzati” . Solo la parola mette i brividi ed anzi, almeno a me, fa venire la voglia di roteare la scure bipenne.

Oppure il Mali: 60 % !!!!

Oppure il Mozambico

Oppure la Tanzania

Potrei continuare ma mi fermo qui. Queste citazioni NON sono infatti casuali.

Sono 4 paesi affricani che in cui sono in atto progetti di bioenergia seguiti dalla GBP.

Se avete dubbi in merito all’azzardato parallelo che sottendo, beh, date pure una occhiata da soli.

La realtà dello sviluppo sul campo di questo genere di progetti è descritta anche troppo bene in rete , ad esempio seguendo i link da me inseriti.

Faccio un rapidissmo riassunto per chi non conoscesse questa silenziosa vergogna: in Affrica, come è ovvio, non era esistito, fino a pochissimo tempo fa, un catasto degno di questo nome.

I terreni quindi, ancestralmente, erano gestiti dalle comunità secondo logiche proprie ed indipendenti.

Una volta istituito un catasto nazionale, tuttavia, si può LEGALMENTE vendere questi terreni, divenuti proprietà del demanio, espropriandoli di fatto ai millenari proprietari, ovvero i coltivatori locali che così si ritrovano ad essere  servi della gleba delle multinazionali accorse in massa.

I tradizionali campi di sorgo miglio e mille e mille altre colture locali vengono cancellati, spazzati via e sostituiti da monocolture destinate alla produzione di biocombustibili, sostanzialmente olii o etanolo.

Come ai tempi delle colonie. Anzi: MOLTO PEGGIO.

Potrei passare a parlare della deforestazione in estremo oriente per far posto alle monocolture di palme da olio, proprio in quei paesi dove è attiva la GBP, ma non voglio intristirvi ancora.

OVVIAMENTE non è dato sapere come si muova nel dettaglio la Global Bionergy Partnership; non con le poche forze di un blogger.

Si può solo dire che, alla luce di certe pericolose inCLinazioni, l’ironica frase a margine di un incontro presso la Power One, leader mondiale del settore degli inverters “Basta utilizzare i terreni agricoli per gli impianti fotovoltaici, nei campi bisogna coltivare i pomodori” assume un colore affatto diverso e vagamente minaccioso.

Peak shaving: almeno un picco lo stiamo sconfiggendo !!

Di Pietro Cambi (dal blog “Crisis”)

Il Picco in oggetto è quello giornaliero del costo dell’energia, come sa benissimo la Debora che ha una strategia ferrea di contenimento della bolletta elettrica.

Francesco Meneguzzo a distanza di tre mesi dal report che avevo pubblicato per sommi capi, ha prodotto un altro studio, più approfondito, che dimostra quanto allora solo teorizzato. seguira un ulteriore studio, conclusivo, a fine anno.

Intanto possiamo dire che, PROVATAMENTE, il fotovoltaico, grazie al “Peak shaving”, ovvero facendo la barba ai prezzi dell’energia nelle ore di punta ( il kWh fotovoltaico è venduto a prezzo fisso, circa 10 centesimi/kWh, ovvero 100 euro/MWh), FA RISPARMIARE agli utenti oltre il 40% di quel che costa come tariffa incentivante, 360 milioni su 850 nei mesi considerati. Tenete conto che, grazie al risparmio sulla “bolletta energetica” come sistema paese, sotto forma di gas e/o olio combustibile e/o carbone non consumati/ non acquistati risparmiamo un altro terzo di quella tariffa.

Resta l’ultimo terzo, che risparmiamo sotto forma di MIGLIAIA di morti in meno, grazie alle minori emissioni di particolato, policiclici, metalli pesanti etc etc. Oltre tutto si tratta di morti tipicamente lungo-degenti e quindi assai onerosi per il sistema sanitario, a parte altre modeste considerazioni di carattere etico.

Chiusa: Il fotovoltaico NON costa, NON è caro, questa è la verità e comunque lo sarà sempre meno nel futuro al contrario delle non rinnovabili.  semplicemente ingloba e rende visibili i costi occulti, che sono esternalizzati ( ma comunque pagati) dalle centrali tradizionali.

Come dire: il carcinoma dovuto alla centrale di Porto Tolle ( cosi, a caso) prima di pagarlo, quando come e SE lo paga, il proprietario della centrale aspetta trenta o quaranta anni.

Ma lo Stato deve comunque farsene carico.

E se il fotovoltaico costasse meno del nucleare?

Di Ugo Bardi

(immagine da “gogreen“)

 

Se il kWh fotovoltaico costasse meno caro del kWh nucleare, sparirebbe molta della polemica in corso e non ci sarebbe nemmeno bisogno di perdere tempo con un referendum dal risultato incerto. Chi mai vorrebbe impestarsi con una tecnologia complicata, costosa, pericolosa, difficile da gestire e lenta da costruire, come il nucleare?

Bene, sembra che lo sviluppo tecnologico rapidissimo della tecnologia fotovoltaica stia arrivando a questo risultato. Ce lo dimostra Francesco Meneguzzo in un articolo uscito proprio ora sul sito di ASPO-Italia. Se prendiamo in considerazione le ultime tecnologie FV su impianti “utility size” ovvero di almeno 1 MW, soprattutto considerando impianti a inseguimento, allora le vecchie stime che davano costi molto alti per il FV risultano obsolete. Meneguzzo dimostra che il fotovoltaico vince contro il nucleare proprio sul terreno del costo. Proprio sul parametro che era finora stato usato per “dimostrare” che il FV era una tecnologia inferiore, addirittura inutile.

Certo, su tutte le stime ci sono delle incertezze e sicuramente qualcuno contesterà i dati di Meneguzzo. Se ne può certamente discutere. Però, pensateci su un momento: in pochi anni il fotovoltaico ha progredito talmente da passare da una tecnologia ovviamente “di nicchia” al punto che si può sostenere, dati alla mano, che costa meno del nucleare – mostro sacro delle tecnologie energetiche. E’ chiaro che siamo di fronte a un progresso irresistibile. Date al FV qualche anno e diventerà talmente efficiente che farà sembrare il nucleare altrettanto obsoleto della macchina a vapore. Senza bisogno di referendum.

 

Link all’articolo di Francesco Meneguzzo

ITALIAN PV SUMMIT: CRONACHE DA UN ALTRO MONDO

Ieri a Verona si è concluso il terzo Italian PV Summit.

Francesco Meneguzzo ha partecipato tra i relatori  per Aspo italia, ricevendo tra l’altro molti riconoscimenti per il recentissimo studio sull’impatto POSITIVO del fotovoltaico sul costo dell’energia elettrica in Italia.

Contemporaneamente  Beppe caravita, sul sole 24 ore, ha scritto un ottimo riassunto della nostra posizione, che cominca ad essere condivisa, evidentemente, da molte teste pensanti del paese.
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-02/costi-rinnovabile-155044.shtml?uuid=Aa2sYlTD

Ecco le impressioni di Francesco sull’evento.

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Finalmente si parla di ENERGIA: non di bancabilità, di condizioni per l’investimento, dell’instabilità normativa italiana che pure rimane sempre sullo sfondo, ma di energia! Se ne parla a Verona in una affollatissima Conferenza che ha visto il confronto di centinaia di operatori, A.D. delle più grandi società e gruppi italiani e internazionali, analisti, Associazioni, Enti pubblici.

Esemplificativo il sottotitolo del Summit italiano sul fotovoltaico: “ROADMAP TO GRID PARITY” – la strada verso la parità sulla rete, cioè verso quel momento in cui l’elettricità prodotta dal sole o dal gas, per esempio, avranno lo stesso costo.

E il bello è che, per le sue caratteristiche climatiche e per i costi strutturalmente alti dei combustibili utilizzati nel “mix termoelettrico” nazionale, gas naturale in testa, l’Italia è considerata da tutti gli analisti internazionali come il primo Paese al mondo in cui la “parità” sarà raggiunta per primo! Quando? Già nel 2014 al sud Italia, nel 2016-2017 al Nord, e in Toscana in qualche momento intermedio; come dire “domani” quando si parla di scenari energetici. Dopo di che, non ce ne sarà per nessuno!

Per dire la verità, Giuseppe Sofia, A.D. di Conergy Italia, uno dei leader del fotovoltaico, ha dimostrato quasi sommessamente che, includendo la previsione dell’aumento del costo del gas naturale (fin troppo facile, purtroppo: Gazprom prevede +40% da oggi alla fine dell’anno), l’energia erogata da un impianto fotovoltaico installato oggi nel corso della sua vita operativa (30 anni, ma anche 40) costerà meno di quella fornita dalle centrali termoelettriche italiane!

Grande rilievo, sia al Summit che sulla home page del Sole 24 Ore, è stata data all’analisi condotta congiuntamente dal CNR – Istituto di Biometeorologia di Firenze e dall’Associazione ASPO Italia (Francesco Meneguzzo), insieme alla società di analisi e sviluppo Cautha Srl (Giuseppe Artizzu), presentata direttamente dagli Autori, in cui si dimostra chiaramente come la maggior parte delle incentivazioni prelevate direttamente dalla bolletta elettrica dei consumatori italiani – privati e imprese – sia recuperata attraverso la diminuzione del prezzo dell’elettricità indotto dall’effetto di “peak shaving” (abbattimento dei fabbisogni e quindi esclusione dal mercato delle centrali turbogas meno efficienti e molto costose), con un particolare “privilegio” proprio per i grandi consumatori, i cosiddetti “energivori”, industrie strategiche per il Paese, riducendo l’esborso complessivo a una piccola percentuale del prelievo complessivo. In pratica, il fotovoltaico è quasi gratis per l’Italia!

Il medesimo argomento è stato ripreso con enfasi da Valerio Natalizia, Presidente del GIFI, gruppo delle imprese fotovoltaiche italiane di Confindustria, che lo ha utilizzato anche nelle trattative con il Governo per il Quarto Conto Energia.

Se da una parte il fotovoltaico si avvia a grandi passi a competere da pari a pari, anche trascurando i formidabili vantaggi in termini di qualità dell’ambiente e rispetto del clima, con la generazione termoelettrica, dall’altra i grandi player internazionali si stanno attrezzando con strumenti finanziari e produttivi impressionanti: dai cinesi di LDK Solar e Suntech, ai norvegesi (norvegesi!!!) di REC, ai tedeschi di Schott Solar, agli americani di First Solar e Sunpower (questi ultimi appena acquisiti dal “big oil” Total, che la dice lunga….), solo per menzionare i produttori intervenuti al Summit, tutti stanno almeno raddoppiando le proprie capacità produttive fino ciascuna a decine di GW all’anno (decine di migliaia di MW all’anno), secondo un modello di “integrazione verticale” in cui ciascuno di questi produrrà proprio tutto, dal silicio di grado solare ai cosiddetti “wafer”, alle celle e infine ai moduli, e qualcuno anche gli Inverter, in cui per altro la stessa Toscana eccelle (si pensi alla Power One di Terranuova Bracciolini, Arezzo).

E i prezzi di tutte le componenti che vanno poi a costituire gli impianti fotovoltaici stanno diminuendo e tutti i produttori e gli analisti, per esempio quelli della prestigiosa “IHS – iSuppli”, tedesca, prevedono che il calo continuerà deciso fino almeno al 2015, dopo di che più lentamente – ma allora il fotovoltaico competerà liberamente con le altre fonti convenzionali …

Una ulteriore interessantissima prospettiva è stata quella della autosufficienza energetica tutta rinnovabile, perseguibile attraverso un mix di fonti rinnovabili, idroelettrico geotermico eolico biomasse e fotovoltaico, insieme alla diffusione dei veicoli elettrici, le cui batterie sostituibili saranno lo “stoccaggio” del futuro e che già oggi possono rendere indipendente una abitazione, prelevando energia fotovoltaica quando disponibile e restituendola di notte e quando serve: pare fantascienza ma è la realtà che sta arrivando a grandi passi! E pensare che nel 2007 quando Francesco Meneguzzo e i colleghi di ASPO Italia avevano proposto di consentire la riconversione alla trazione elettrica dei veicoli tradizionali, un solo voto, di Rifondazione Comunista, affossò l’emendamento!

Sullo sfondo, si diceva, rimane l’instabilità normativa italiana: se col glorioso “Secondo Conto Energia” che – giova ripeterlo – alla fine non è costato praticamente niente ai consumatori italiani! – l’Italia è stato il Paese trainante del fotovoltaico nel mondo, la leadership passa ora nuovamente alla Germania, come sottolineato da diversi analisti. Un’occasione, anche industriale, che il nostro Paese rischia di perdere a causa delle inutili incertezze di questi ultimi mesi.

Viste da qui, dal PV Summit, solo in parte “Italian” e molto “Global”, le polemiche anche toscane sulle installazioni su terreno – qui dimostrate come vero “motore” della crescita a livello industriale e globale del fotovoltaico (e allo stesso tempo così limitate in termini di superficie occupata) – appaiono così piccole e in fondo così miserabili che quasi verrebbe voglia di non accennarvi neppure, se non fosse che la Toscana è la nostra terra …

Per approfondimenti:

INTRODUZIONE.
http://www.italianpvsummit.com/IT/

PROGRAMMA (vedi mio intervento nella III Sessione del 2 maggio – ore 15:20)
http://www.italianpvsummit.com/IT/programma/

CRONACA E APPROFONDIMENTI:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-03/fonti-verdi-valgono-miliardi-085820.shtml?uuid=AaXYmvTD

ARTICOLO SU NOSTRO LAVORO, DI BEPPE CARAVITA:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-05-02/costi-rinnovabile-155044.shtml?uuid=Aa2sYlTD

 

Il fotovoltaico gonfia le bollette? E’ vero il contrario!!!

Ancora un ottimo lavoro del comitato scientifico di Aspo Italia, insieme a Cautha srl, che mostra che, in prospettiva, il fotovoltaico contribuirà a DIMINUIRE e non ad aumentare i costi della bolletta energetica italiana e questo sopratutto per le imprese più energivore.

Di seguito il comunicato, che sintetizza le risultanze dello studio, mentre il documento completo è disponibile a questo link.

Ringraziamo Giuseppe Artizzu, Carlo Durante, Francesco Meneguzzo, Pietro Pacchione, Federica Zabini,  per la stesura del testo e le ricerche e simulazioni correlate.

Credo che sia, scusate l’APPARENTE iperbole, una vera pietra miliare, che dimostra, PROPRIO agli UTENTI INDUSTRIALI dei settori energivori che il fotovoltaico e le altre energie rinnovabili danno un contributo ed hanno un interesse che va MOLTO oltre la semplice vantaggiosità dell’investimento e coinvolge le strategie, in grande del sistema industriale del paese. Per questo motivo e per la rilevanza degli argomenti trattati, non si tratta, ce ne rendiamo conto di un documento alla portata della famigerata “casalinga di Voghera”. Tuttavia la ben più sagace lavandaia di Via dell’Oche ci è arrivata, a comprenderlo e conto sul fatto che la maggior parte dei nostri lettori potranno non solo afferrare la portata della cosa ma anche entrare nel merito e, se del caso, confutare o confermare quanto sostenuto. Buona lettura.

 

IL SOLE LA FA IN BARBA AL PREZZO DELL’ELETTRICITÀ
ANALISI EMPIRICA CONDOTTA DA ASPO ITALIA INSIEME A CAUTHA Srl
18 Aprile 2011
Gli incentivi al fotovoltaico gonfiano la bolletta?
Probabilmente no: è sempre più evidente che grazie al fotovoltaico il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è stabile nonostante l’incremento del prezzo internazionale di petrolio e gas. Il punto di forza del fotovoltaico è che la massima produzione si registra nelle ore di massima insolazione, proprio quando più alto è il costo dell’energia elettrica prodotta da fonte tradizionale. È evidente quindi l’effetto calmierante del fotovoltaico sul prezzo dell’elettricità, effetto che sarà sempre più marcato, grazie alla riduzione degli incentivi* e all’aumento del prezzo del gas naturale (la principale fonte fossile con cui si produce energia elettrica in Italia).
Utilizzando dati di Terna e del GME per i 31 giorni lavorativi dal 1 marzo al 14 aprile scorsi, ASPO Italia e Cautha S.r.l. hanno osservato che:
– Il fotovoltaico ha prodotto energia pari a circa 260 GWh, che costeranno circa 106 milioni di euro di incentivi*, pagati ai proprietari degli impianti fotovoltaici attraverso sovrapprezzi sulle bollette degli utenti elettrici;
– La produzione solare ha riguardato in parte significativa le ore di massima domanda di energia elettrica, riducendo la produzione richiesta alle centrali tradizionali meno efficienti. In questo modo il fotovoltaico ha calmierato il prezzo dell’energia da un minimo di 1 euro/MWh ad un massimo di circa 15 euro/MWh, generando un risparmio fra 21 e 34 milioni di euro (dal 20 al 32% dell’onere di incentivazione);
– Tale effetto sarà verosimilmente ancor più accentuato in estate quando, per effetto dei condizionatori, le punte di fabbisogno saranno più alte e l’irradiazione solare sarà massima.
Sono risultati molto interessanti, visto che siamo ancora in primavera, la capacità installata fotovoltaica sta continuamente crescendo e il costo dei combustibili è in aumento: a breve, il contenimento del costo dell’energia in bolletta sarà quindi ancora più marcato. I grandi consumatori energivori (acciaierie, cartiere, vetrerie), che godono di agevolazioni rispetto agli oneri di incentivazione delle fonti rinnovabili, in alcuni casi beneficiano già di una bolletta potenzialmente più leggera nonostante il peso degli incentivi.
“Il sole può sgonfiare le bollette”, e non è una leggenda metropolitana!
Senza dimenticare che le energie rinnovabili sono un investimento per la salute e la sicurezza energetica dei nostri figli, ed un’opportunità strategica per il Paese (sviluppo tecnologico e industriale delle nostre aziende, incremento della base fiscale e rafforzamento della bilancia dei pagamenti).

*A base dell’analisi si è assunto un valore storico più che cautelativo per l’incentivazione del fotovoltaico, pari a € 404 / MWh. I nuovi sistemi incentivanti (Terzo e, in fieri, Quarto Conto Energia) prevedono incentivi molto meno generosi. Ovvero i prossimi impianti fotovoltaici costeranno sempre meno e l’effetto benefico sulla bolletta sarà sempre più marcato.

Un pericolo mortale ci sovrasta: le rinnovabili !!

 

Vi ricordate Johnny Stecchino/Benigni che, preso un taxi a Palermo veniva messo in guardia dal tassista su due gravissimi problemi endemici della città ovvero…il traffico e la carenza di acqua potabile? Il dialogo, ovviamente, era surreale e suscitava grandissima ilarità nel pubblico tutto.

Ecco.

Lo stesso sta succedendo in questi mesi con le energie rinnovabili, che sono soggette ad un vero e propro fuoco di sbarramento ed accusate di ogni nefandezza e nequizia tra cui, addirittura, l’aumento del costo della vita.

E’ una campagnia stampa premeditata a cui Aspo risponde con vigore grazie ad un ottimo documento di Francesco Meneguzzo, membro del Comitato scientifico dell’associazione, che sbugiarda questo ed altri tentativi di disinformazione.

Il documento è disponibile a questo link.

Qui riporto solo un paragrafo, che spero risvegli la vs. curiosità.

“proprio l’aumento della potenza da fotovoltaico, unica fonte che sta crescendo così tanto … contribuirà a tenere bassi i prezzi dell’elettricità nel paese, nonostante l’aumento della domanda. I prezzi dell’elettricità all’ingrosso … quest’anno (2010, NdA) non saliranno, nonostante la domanda sia cresciuta del 4%. Rimarranno bassi, anche perché legati al valore di scambio del gas naturale, in questo periodo molto basso, con la conseguenza … che le grandi centrali a carbone potrebbero vedere i loro profitti dimezzati nei prossimi 12 mesi”.

Appello di Aspo Italia per le rinnovabili

Di seguito un appello ai Sindaci ed ai consigli comunali italiani, invitati ad approvare una mozione a favore delle energie rinnovabili.

L’appello  e la mozione sono stati redatti da Francesco Meneguzzo, membro del comitato scientifico di Aspo Italia.

Alla Cortese Attenzione

  • SINDACI DEI COMUNI D’ITALIA
  • PRESIDENTI DEI CONSIGLI COMUNALI D’ITALIA
  • PRESIDENTI DELLE UNIONI COMUNALI
  • PRESIDENTI DELLE COMUNITA’ MONTANE

Oggetto: Proposta di MOZIONE per rilanciare le fonti energetiche rinnovabili e la strategia energetica nazionale

Egregi Signori,

Il Decreto Legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 marzo u.s. rappresenta una gravissima battuta d’arresto nel virtuoso sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia, tanto più pesante in quanto il settore che colpisce vanta ormai decine di migliaia di occupati diretti e centinaia di migliaia nell’indotto, nonché alla luce dell’esigenza di ripensare l’intero sistema di approvvigionamento energetico emersa in tutta la sua portata in seguito agli eventi del Nord Africa e al gravissimo incidente nucleare in Giappone, che aggravano un quadro preesistente di declino delle fonti fossili convenzionali.

E’ necessario far sentire quanto più possibile la voce dei territori e delle comunità, per questo ci permettiamo di sottoporre alla Vostra importante considerazione una “Mozione”, allegata alla presente, che il Vostro Consiglio potrà decidere di approvare al fine di indurre il Governo e il Parlamento a ripensare profondamente la strategia energetica del nostro Paese.

Con Ossequio,

ASPO ITALIA

ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO

www.aspoitalia.it

Presidente
Ugo Bardi

Dipartimento di Chimica, Università di Firenze

ugo.bardi@unifi.it

Vicepresidente
Luca Pardi

Istituto per i Processi Chimico-Fisici, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Pisa.

pardi@ipcf.cnr.it

Segretario
Toufic El Asmar

Consultant – Seed Communication and Information

United Nations – Food and Agriculture Organization

UNFAO – Roma (Italy)

toufic.elasmar@gmail.com

Tesoriere
Marco Bressan

Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova

anganelo@gmail.com

Membri del Comitato Scientifico e Soci ASPO

Pietro Cambi

Geologo, esperto indipendente

pietro.cambi@tin.it

Giuseppe Grazzini

Dipartimento di Energetica, Università di Firenze

giuseppe.grazzini@unifi.it

Emilio Martines

CNR-IGI. Padova

e_martines@yahoo.com

Domenico Coiante

Associazione Amici della Terra, Roma

d.coiante@libero.it

Renato Guseo

Dipartimento di Scienze Statistiche, Università di Padova

guseo@stat.unipd.it

Francesco Meneguzzo

CNR-IBIMET, Firenze

F.Meneguzzo@ibimet.cnr.it

Gianni Comoretto

Istituto Nazionale di Astrofisica

comore@arcetri.astro.it

Leonardo Libero

Giornalista, Torino

leonardolibero@fastwebnet.it

Luca Mercalli

Società Meteorologica Italiana, Torino

RaiTre “Che Tempo Che Fa”

luca.mercalli@nimbus.it

Massimo De Carlo

EVCG – Electric Vehicles Consultant Group, Firenze/Padova

decarlo@aae.it

Luca Lombroso

Dip.Ing.dei Mat.e Ambiente Univ. Di Modena e Reggio E.

luca@lombroso.it

Giorgio Nebbia

Università di Bari

nebbia@quipo.it

Claudio Della Volpe

Ricercatore di Chimica Fisica Applicata

Università di Trento

claudio.dellavolpe@ing.unitn.it

Terenzio Longobardi

Ingegnere esperto indipendente, Pisa

terenzio_longobardi@yahoo.it

Mirco Rossi

Divulgatore, studioso indipendente, Venezia

mirco.rossi05@libero.it

Alberto Di Fazio

Istituto Nazionale di Astrofisica

adifazio2000@gmail.com

Pierangela Magioncalda

ERG S.p.A., Genova

pmagioncalda@erg.it

Massimiliano Varriale

WWF, Roma

varrialemassimiliano@virgilio.it

Andrea Fanelli

Ingegnere esperto indipendente, Forlì

ansfans@gmail.com


MOZIONE

“RIPRENDIAMOCI IL SOLE”

IL CONSIGLIO ___________________ DI _____________________

PREMESSO CHE:

  • Il Decreto Legislativo approvato il 3 marzo 2011 (schema di decreto legislativo recante attuazione della Direttiva 2009/28/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE), a firma del Ministro Romani e di fatto redatto dai settori più arretrati dell’industria energetica monopolistica nazionale del petrolio, del gas, del carbone e, più recentemente, del nucleare, persegue di fatto l’unico obiettivo di azzerare ex lege il settore nazionale delle energie rinnovabili e in particolare della fonte fotovoltaica;
  • Il settore industriale, economico e finanziario connesso alle energie rinnovabili, prima tra tutte il fotovoltaico è ormai cresciuto, anche nella consapevolezza, come hanno dimostrato all’incontro pubblico del 10 marzo u.s. le migliaia di persone, tra imprenditori, lavoratori, rappresentanti di istituti di credito e fondi d’investimento, associazioni di categoria e ambientaliste e semplici cittadini che hanno affollato il Teatro Quirino di Roma e le strade circostanti, nonché le decine di migliaia di persone che hanno seguito in diretta per via telematica l’intero evento, trasmettendo video, messaggi, segnalazioni di ogni tipo;
  • Le conseguenze immediate del decreto sono spaventose: esso mette infatti letteralmente subito sulla strada decine di migliaia di lavoratori di età media straordinariamente bassa e in gran parte localizzati al sud e al centro Italia, fa chiudere migliaia di aziende, espone le banche e gli investitori italiani ed esteri per decine di miliardi di euro, provoca un danno economico immediato e diretto quantificabile al minimo nel 1% del PIL e un danno diretto all’erario, quindi alle casse dello Stato, per quasi 20 miliardi di euro, oltre ai costi della cassa integrazione e dei sussidi di disoccupazione, impedisce ai Comuni di ricevere centinaia di milioni di euro all’anno in “compensazioni ambientali”, tanto attese nella corrente penuria di trasferimenti statali, preclude al nostro Paese anche solo di avvicinare i pur modesti obiettivi europei previsti al 2020;
  • Lo stesso decreto legislativo espone il sistema Italia a essere considerato dall’estero come un sistema inaffidabile e privo anche della minima certezza del diritto necessaria per intraprendere iniziative imprenditoriali e industriali di qualche rilievo, come è stato sottolineato per esempio dall’Associazione delle Banche Estere.

CONSIDERATO CHE:

  • Se sono grandi lo sconforto e la delusione, non meno salda è la volontà del settore fotovoltaico di controbattere e rilanciare immediatamente, forte di un consenso straordinario e crescente nel Paese;
  • L’energia fotovoltaica non pesa sulle bollette elettriche degli utenti italiani le cifre iperboliche addotte dal Ministro Romani e dai settori più retrogradi di Confindustria, ma soltanto un modestissimo 1,5%, molto meno di quanto ancora oggi pesano le illegittime incentivazioni all’energia derivata dagli scarti di raffineria e dai rifiuti non biodegradabili (Delibera CIP n. 6/1992);
  • Entro il mese di giugno del corrente anno, le installazioni fotovoltaiche italiane erogheranno tanta energia quanto una centrale nucleare; anche soltanto alla metà del trend delle installazioni tenuto finora, l’energia erogata per mezzo del sole, in Italia nell’anno 2020, sarebbe stata pari o probabilmente superiore a quella che le quattro ipotetiche centrali nucleari previste dal Governo potranno fornire non prima di quell’anno, se non oltre;
  • E’ quindi un fatto che l’energia solare in meno di quattro anni ha dimostrato di poter rimpiazzare e spiazzare l’energia nucleare, che a questo punto non trova più alcuna giustificazione se non quella di distribuire in pochissime tasche i soldi prelevati dalle incentivazioni al fotovoltaico, oltre ad aver dimostrato di iniziare a rendere meno dipendente l’approvvigionamento elettrico nazionale dalle stesse centrali termoelettriche convenzionali;
  • Anche in seguito ai drammatici eventi in Giappone, è evidente che, quale misura minima di salvaguardia delle popolazioni rispetto alle installazioni elettronucleari, nessuno potrà risiedere entro 20 km da alcuna centrale, ed entro la medesima distanza dovrà essere abbandonata qualsiasi attività agricola e zootecnica, questo comportando un aumento vertiginoso dei costi, a questo punto stimabili – inclusa la costosissima dismissione delle centrali – in quasi 100 miliardi di Euro per quattro centrali, somma stratosferica, molto superiore a quella necessaria a sostenere il fotovoltaico e, come si verifica in tutto il mondo, a carico della collettività nazionale in forma di sovvenzioni, incentivazioni e garanzie assicurative e fideiussiorie;
  • L’instabilità politica, le rivolte e infine le guerre in numerosi Paesi produttori di petrolio e di gas naturale si sommano al declino strutturale delle medesime risorse, in un combinato di eventi che rende gravemente incerto e sicuramente sempre più costoso l’approvvigionamento delle materie prime energetiche convenzionali ai Paesi, come il nostro, che ne sono sostanzialmente sprovvisti;
  • Un programma di incentivazioni al fotovoltaico, decrescenti nel tempo, come quello approvato nell’agosto 2010 ed entrato in vigore appena all’inizio del 2011, dallo stesso Governo che ora tenta di cancellare le energie rinnovabili, avrebbe consentito, grazie allo straordinario miglioramento dell’efficienza e alla rapidissima diminuzione dei prezzi, di disporre tra pochi anni di energia solare, così come di energia eolica, allo stesso costo di quella convenzionale, garantendo all’Italia un futuro di energia tutta rinnovabile e a costi contenuti e stabili nel tempo.

PRESO ATTO CHE:

  • Sono state avviate presso i Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Politiche Agricole sessioni di incontri con le organizzazioni di categoria, le banche e le associazioni, auspicabilmente finalizzate alla definizione di misure atte ad attenuare le conseguenze disastrose del decreto legislativo, nonché a delineare un quadro certo e affidabile di incentivazioni e semplificazioni normative a vantaggio dello sviluppo sostenibile delle fonti rinnovabili.

CHIEDE ALLA GIUNTA ___________

DI IMPEGNARSI TEMPESTIVAMENTE E IN TUTTE LE SEDI PER:

  • Chiedere ai Ministri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Politiche Agricole, nonché a tutti gli altri soggetti istituzionali interessati e al Parlamento stesso, di predisporre urgentemente un nuovo Decreto Legislativo che recepisca le istanze delle organizzazioni di categoria e delle associazioni con specifico riferimento al settore delle energie rinnovabili, delle banche, delle associazioni e delle parti sociali, così da assicurare la fattibilità e la stabilità finanziaria dei progetti autorizzati e in corso e di salvaguardare l’occupazione;
  • Chiedere ai Ministri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Politiche Agricole, nonché a tutti gli altri soggetti istituzionali interessati e al Parlamento stesso di finalizzare i tavoli di confronto attivati con i rappresentanti del settore delle energie rinnovabili, delle banche, delle associazioni e delle parti sociali alla definizione di un quadro di incentivazioni stabile e di lungo termine, evitando qualsiasi misura retroattiva e inutilmente punitiva, nonché in grado di assicurare lo sviluppo armonioso e coerente di fonti, come il fotovoltaico e l’eolico, che hanno dimostrato la maggiore efficienza e capacità di diffusione ed espansione;
  • Chiedere al Governo e al Parlamento di esprimersi chiaramente e definitivamente, anche per mezzo di una opportuna attività legislativa d’urgenza, in merito alla strategia energetica del nostro Paese nel senso dello sviluppo sostenuto di medio e lungo periodo delle fonti rinnovabili fino alla copertura, per mezzo di queste, della maggior parte del fabbisogno energetico nazionale, nonché nel senso dell’abbandono definitivo dell’opzione nucleare.

Referendum Nucleare: perchè SI

Pubblichiamo un intervento di Francesco Meneguzzo sul prossimo referendum sul nucleare.

REFERENDUM NUCLEARE: PERCHE’ “SI”


Francesco Meneguzzo – ASPO Italia e Coordinamento SOS Rinnovabili

Le considerazioni espresse nella presente nota costituiscono esclusivamente il punto di vista dell’autore e non implicano automaticamente la condivisione da parte di alcuno degli enti e delle associazioni di riferimento

Ancora non è stata definitivamente fissata la data del referendum sul nucleare, se accorpato al election day delle amministrative di maggio, oppure, come lascia intendere il Ministro Maroni, rimandato a giugno. A ciascuno le proprie valutazioni in merito, anche se non si tratta di dettagli di poco conto. I riferimenti precisi sul referendum sono disponibili in calce a questa nota.

Nel frattempo, il Governo esce con un Decreto Legislativo, approvato il 3 marzo 2011 a firma del Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, e firmato dal Presidente della Repubblica, nonostante evidenti vizi di incostituzionalità, il 7 marzo, che di fatto azzera ex lege, per mezzo dell’abrogazione del Terzo Conto Energia (D.M. 6 agosto 2010), attivo appena dal 1 gennaio 2011, il comparto italiano del fotovoltaico – e non si tratta di una teoria o di un teorema ma del conteggio dei finanziamenti bancari e di altra origine bloccati entro 48 ore dall’approvazione del decreto, intorno a 4 miliardi di euro, e altri 40 miliardi in bilico – e introduce misure retroattive punitive nei confronti dell’eolico.

Per il solo settore fotovoltaico l’introduzione del decreto significa la perdita immediata di almeno cinquantamila posti di lavoro e, in assenza di misure volte almeno ad attenuarne gli effetti, almeno altri duecentomila occupati dell’indotto rischiano il posto.

Riferimenti precisi al decreto legislativo sono disponibili in calce alla presente nota; ai medesimi riferimenti possono trovarsi anche tutte le ragioni per cui le associazioni di categoria del settore, le associazioni ambientaliste, alcune forze politiche e una inaspettata massa di persone hanno preso velocemente coscienza della centralità della questione e stanno portando avanti una intensa battaglia finalizzata al ritiro del provvedimento o almeno alla attenuazione degli effetti del medesimo, in particolare rispetto alle misure retroattive e nocive alle iniziative autorizzate e in corso.

Il Ministro Romani, e il Presidente del Consiglio Berlusconi, hanno parlato di peso eccessivo sulla bolletta elettrica dei cittadini: ebbene, se entro il 30 giugno 2011 entrassero in esercizio tutti gli impianti previsti, per un totale di circa 7.000 MWp ( www.gse.it ), incentivati ai sensi del Secondo (e assai più generoso) Conto Energia, il peso in bolletta non supererebbe i 3 miliardi di Euro all’anno, una somma finalmente dell’ordine di quella percepita dalle c.d. “fonti assimilate” (soprattutto scarti di raffineria cioè bitume, rifiuti non biodegradabili, così come alcune produzioni a gas naturale) ogni anno per quasi venti anni, nonostante le innumerevoli procedure di infrazione europee e il blocco delle nuove convenzioni finalmente introdotte con le Leggi Finanziarie 2007 e 2008. Le argomentazioni governative, quindi, non reggono.

Un riferimento fondamentale recente sullo “scandalo CIP6”, così come anche sulla convenienza del nucleare civile, è l’intervento di Leonardo Libero:

www.aspoitalia.it/blog/nte/2010/12/19/conviene-il-nucleare/

Da questo punto in poi, iniziano le mie considerazioni specifiche, sulle quali occorre premettere che sono state scritte abbastanza di getto e, pure nello sforzo di documentarle più esaustivamente possibile, qualche numero potrebbe essere anche facilmente contestato. Nella sostanza, però, non ho dubbi che possano rendere l’idea.

Molto probabilmente, il formidabile attacco alle fonti rinnovabili e in particolare al fotovoltaico da parte governativa e, concedendomi un po’ di dietrologia, da parte di alcuni settori industriali legati alla nuova avventura nucleare italiana, muove piuttosto dall’evidenza della concorrenza sul piano energetico ed economico che la “nuova” fonte fotovoltaica, oltre ogni più ottimistica previsione, oggettivamente rappresenta rispetto alla fonte nucleare.

Quanta potenza fotovoltaica sarebbe necessaria a erogare tanta energia quanto il nuovo nucleare italiano? Assumendo la realizzazione di quattro centrali nucleari da 1.600 MW ciascuna, per una potenza complessiva di 6.400 MW, in esercizio a pieno regime per 7.000 ore/anno, l’energia che queste produrrebbero (ovviamente, come minimo, dopo il 2020) sarebbe dell’ordine di 44 TWh, cioè 44 miliardi di kWh: un numero abbastanza impressionante, prossimo al 15% del fabbisogno elettrico nazionale corrente.

Assumendo di incentivare maggiormente le installazioni fotovoltaiche più produttive (per es. a inseguimento solare), dividiamo il numero di cui sopra per 1.500 ore/anno, ottenendo la potenza fotovoltaica richiesta: quasi Trentamila MWp, assai inferiore comunque all’obiettivo tedesco di 52.000 MWp al 2020!

Assumendo ora, per semplicità, che, di questi trentamila MWp, ventimila siano incentivati a una tariffa media di 200 Euro/MWh (cioè 20 centesimi di Euro per kWh, stimati probabilmente per eccesso e ottenuti considerando la progressività nel tempo delle installazioni fino al 2020 e la simultanea diminuzione delle incentivazioni, a sua volta assicurata dalla straordinaria diminuzione del costo delle installazioni), si otterrebbe un “peso” i bolletta pari a: 20.000*1.500*200 Euro/anno = 6 miliardi di Euro all’anno. Tutto qui? Si, tutto qui!!! In tutto, meno di 10 miliardi di euro all’anno, cioè circa 150 Euro per ciascun cittadino italiano.

Attualizzando a oggi, considerando che le incentivazioni al fotovoltaico si applicano ai primi 20 anni di esercizio di ciascuna installazione, si ottiene non più di 60 miliardi di Euro.

E il nucleare quanto costerebbe?

Assunto che nessun privato investirebbe senza sovvenzioni pubbliche e/o garanzie assicurative pubbliche, inoltre che Enel, unico player italiano del nucleare, gode della golden share pubblica (Ministero dell’Economia), è legittimo ascrivere al bilancio pubblico e/o alle bollette dei cittadini, il costo della “rinascita nucleare” italiana.

Ebbene, tutte le esperienze recenti, a partire dal nucleare finlandese di Olkiluoto, indicano un costo di realizzazione non inferiore a cinque milioni di Euro a MW, cioè circa 5 * 6.400 = 32 miliardi di Euro, senza considerare i costi di dismissione rimandati alle generazioni future, che sostanzialmente e forse per difetto raddoppiano i costi. Per semplicità, assumiamo di “attualizzare” a oggi un costo pari a 50 miliardi di Euro (numeri e considerazioni basate anche sull’ottimo lavoro di Domenico Coiante e Claudio della Volpe: www.aspoitalia.it/archivio-articoli/294-nucleare-epr-in-crisi ).

Il nucleare italiano quindi costerebbe ai cittadini e allo Stato, approssimativamente, quanto il fotovoltaico, a parità di energia erogata, e questo senza considerare alcune altre evidenze importanti, due sole delle quali brevemente menzionate di seguito (sorvolerò sulle scorie per carità di patria):

-         in fase di esercizio le installazioni nucleari avrebbero bisogno del materiali fissile, la cui capacità di estrazione come minerale è da anni ormai insufficiente ( www.energywatchgroup.org/fileadmin/global/pdf/EWG_Report_Uranium_3-12-2006ms.pdf ) e il cui approvvigionamento ai reattori esistenti è assicurata dalle scorte nazionali e dal programma di smantellamento e riconversione “civile” delle testate nucleari (www.usec.com/megatonstomegawatts.htm );

-         come purtroppo ha dimostrato il recentissimo evento sismico in Giappone e il conseguente incidente alla centrale nucleare di Fukushima, non è pensabile di avere popolazione entro un raggio di almeno venti km da un reattore a causa dell’immediata contaminazione anche con incidenti di rango 4 (su 7), cioè in un cerchio di superficie oltre 1.200 km quadrati che, moltiplicato per quattro centrali, significa delocalizzare la popolazione residente (e ovviamente abbandonare coltivazioni e tutto il resto) in un’area complessiva dell’ordine di 5.000 chilometri quadrati, ossia cinquecentomila ettari! Ebbene, in questi cinquecentomila ettari potrebbero stare ben duecentoventimila MW di fotovoltaico, cioè oltre sette volte di più di quanto servirebbe per erogare la stessa energia del nucleare! Alla faccia del consumo di territorio!!! E alla faccia dei costi: anche assumendo che le centrali nucleari fossero localizzate in aree a bassa densità di popolazione, diciamo mediamente 50 abitanti per km quadrato, si tratterebbe di duecentocinquantamila persone, cioè circa settantamila famiglie, o ancora circa 70.000 abitazioni da ricomprare per un costo non inferiore a ulteriori dieci miliardi di euro. Questo a fronte di nessuna delocalizzazione necessaria per le installazioni fotovoltaiche, a meno che qualcuno non sia così esteta da non sopportare qualche pannello a qualche centinaia di metri da casa (schermato dalle necessarie opere di mitigazione paesaggistica).

A questo punto si sentono già li strali, in principio nemmeno sbagliati, degli esperti: l’energia fotovoltaica è intermittente, non programmabile, non disponibile di notte, imprevedibile.

Prima di tutto, l’energia fotovoltaica non è affatto “imprevedibile”: accoppiando meteorologia ad alta risoluzione e monitoraggio degli impianti, è già dimostrata (e in parte il GSE lo sta già facendo) la possibilità di prevedere con l’orizzonte delle 12-36 ore l’immissione in rete di energia fotovoltaica, su base oraria, con l’errore massimo del 5% in almeno l’80% dei casi.

In secondo luogo, se dovessimo attendere di avere a disposizione la rete attiva (Smart Grid – per es. www.smartgrids.eu ), e i veicoli elettrici in numero adeguato, evoluzioni per altro già in corso, prima di installare impianti fotovoltaici, sarebbe troppo tardi (un po’ come attendere che si ammalino abbastanza persone prima di somministrare i vaccini…).

Al contrario, come la stessa straordinaria evoluzione del fotovoltaico ha dimostrato, prima occorre creare il bisogno – in questo caso una espansione della potenza fotovoltaica distribuita tale da rappresentare una sfida per le capacità della rete – poi (o meglio, in corso d’opera) si creeranno automaticamente i meccanismi sia tecnologici (già oggi sostanzialmente disponibili), sia normativi (ristrutturazione delle reti, incentivazione dei veicoli elettrici e della loro funzione anche di scambio attivo con la rete) tali da assicurare la piena integrazione delle immissioni fotovoltaiche, fermi restando i “carichi di base” assicurati dall’idroelettrico, dalle residue centrali termoelettriche, dalle biomasse e dal geotermico, oltre ovviamente all’eolico la cui immissione in rete è altrettanto se non più prevedibile rispetto al fotovoltaico.

Riferimenti:

Referendum nucleare:

www.fermiamoilnucleare.it

www.greenpeace.org/italy

www.legambiente.it

www.wwf.it

Decreto Legislativo 3 marzo 2011:

www.sosrinnovabili.it

www.zeroemission.tv

www.nextville.it/index/1357

Il punto sul fotovoltaico a terra ed altre quisquilie.

Francesco Meneguzzo e Luca Pardi,  in un efficace articolo, fanno brevemente il punto sulle questioni più discusse che riguardano le F.E.R. ed in particolar modo il fotovoltaico.

Incentivi per le fonti rinnovabili e difesa del territorio

21-02-2011

Luca Pardi segretario di “Rientro Dolce”

Francesco Meneguzzo Ricercatore CNR, esperto di energia.

Ci sono molti tipi di ambientalismo. C’è quello NIMBY, che tutti conoscono: Not In My Backyard (non nel mio cortile) che si oppone ad ogni impianto di qualsiasi tipo purché non sia da qualche altra parte. C’è l’ambientalismo dei cocomeri, verdi di fuori e rossi di dentro. Aspettano da decenni la caduta del capitalismo e se la forza dirompente della Classe non c’è riuscita può darsi che alla fine ci riesca il cambiamento climatico o il picco del petrolio. C’è l’ambientalismo mistico, quello di coloro che vogliono instaurare un nuovo contatto o un nuovo patto con Madre Natura. Quello volontaristico, sempre apprezzabile e che in qualche misura ci coinvolge tutti, di coloro che iniziano dalla propria vita, riciclo, differenziazione, riduzione dei consumi di carburante e di carne ecc. Poi c’è un ambientalismo pragmaticoche è il contrario del NIMBY, ma spesso finisce per accettare praticamente tutto purché non sia marginale e irrilevante: vanno bene i rigassificatori e vanno bene le centrali a carbone, come potremmo farne a meno? E vanno bene i progetti edilizi purché fatti bene, il mattone è il volano dell’economia! E le autostrade? Certo, strade e autostrade sempre realizzate per risolvere un problema della viabilità che non è mai stato risolto. E inceneritori, e infrastrutture grandi e piccole come TAV, TAC e via velocizzando trasporti di merci e persone che di velocità non hanno bisogno già ora, ma ancor meno ne avranno in futuro, porti, interporti, aeroporti, nuovi stadi per un calcio alla canna del gas, piste da sci con annessi impianti di risalita, il tutto in un territorio già pesantemente infrastrutturato. L’ultima che ho sentito è il progetto di un aeroporto in provincia di Viterbo da costruire in una zona di interesse geologico e archeologico.

Di fronte a quest’ultimo ambientalismo viene voglia di aderire ad una forma estrema ed estesa di NIMBY: l’ambientalismo BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything = Non costruire assolutamente nulla da nessuna parte vicino a niente), poi però mi rendo conto che qualcosa si deve pur fare per mantenere in piedi un minimo di civiltà in un mondo con risorse fossili in via di esaurimento (non si esauriranno mai, ma saranno sempre più difficili da estrarre con costi economici ed energetici crescenti). E questo qualcosa consiste anche in una fitta rete di impianti basati sulle fonti di energia rinnovabile (FER). Ci sarà anche altro da fare, ovviamente, ma la disponibilità di energia, o meglio di potenza (flusso di energia nell’unità di tempo), è una condizione necessaria anche se non sufficiente. Di più, un volume consistente, anche ben oltre il 50%, di energia elettrica prodotta per mezzo di fonti rinnovabili costituisce la precondizione necessaria affinché uno sforzo di miglioramento dell’efficienza energetica possa sortire gli effetti sperati e non esattamente il contrario! Prima, quindi, la produzione da fonti rinnovabili, e *poi* l’efficienza energetica!

Le FER godono di un regime di incentivi ovunque nel mondo, in Italia questi incentivi sono particolarmente vantaggiosi. Il sistema degli incentivi è necessario per superare il gap economico con le fonti tradizionali che sono incentivate in modo nascosto. Le fonti fossili: carbone, petrolio, gas hanno un sussidio entropico (o ecologico), cioè non pagano i danni che recano all’ambiente e alla salute. Il nucleare e in una certa misura anche i fossili hanno inoltre goduto del sussidio militare. L’IEA stima che i sussidi alle fonti fossili ammontassero globalmente a 321 miliardi di dollari nel 2009.

In Italia i sussidi alle fossili sono di vario tipo, dal sostegno al trasporto su gomma sotto forma di rimborsi per i pedaggi autostradali, allo sconto ai grandi consumatori, fino ai contributi statali, a valere sulla fiscalità generale, per la “rottamazione”, paradossalmente giustificata con la riconversione ecologica.
A questo si aggiunge la vera e propria truffa del c.d. “CIP6”, decine di miliardi di Euro devoluti in quasi 20 anni dagli utenti elettrici prevalentemente ai raffinatori di prodotti petroliferi,di cui ormai tutto si sa e che è stato bloccato limitatamente alle nuove convenzioni, non disponendo però degli strumenti giuridici per bloccare le convenzioni già stipulate.

Far pagare gli incentivi a chi consuma energia è l’unico modo che abbiamo nella corsa contro il tempo verso una riduzione sostanziale della dipendenza dai fossili. Purtroppo una fetta consistente degli incentivi CIP6 invece di andare, come doveva e dovrebbe essere, alle vere FER viene in gran parte mangiato dalle cosiddette assimilate. Tali fonti, appunto, includono la gassificazione dei residui di raffineria, una delle attività principali della Saras di Moratti, e in misura minore altre porcherie fra cui i cosiddetti rifiuti solidi urbani che altro non sono che materiali di scarto della nostra società consumistica che potrebbero essere, almeno in parte, riciclati e riusati, laddove energeticamente conveniente, o comunque valorizzati anche termicamente ma per mezzo di impianti più avanzati ed efficienti rispetto ai classici inceneritori.

Secondo la relazione dell’autorità dell’energia uscita recentemente risulta che dal 2001 al 2009 la remunerazione delle rinnovabili in CIP6, ammonti a circa 14,5 miliardi di euro mentre quella delle assimilate ammonterebbe a più di 34 miliardi di euro. Occupiamoci dunque e in modo aggressivo del Cip6, cercando alleanze che certamente nel mondo ambientalista non mancherebbero, e poi anche delle torri eoliche improduttive dei furboni, …. poi, molto poi, al problemino del FV a terra.

Dunque, prima di attaccare la “sovraincentivazione” delle FER sarebbe bene eliminare l’incentivazione secolare delle fossili e del nucleare e quella più recente ma non meno dannosa delle assimilate.

Inoltre sarebbe opportuno incardinare una battaglia per la difesa del suolo chiedendo una moratoria sulle costruzioni di nuovi capannoni, centri commerciali, strade ed autostrade, e di nuovi insediamenti residenziali, prima di andare a vedere quanti ettari occupano gli impianti eolici o quelli fotovoltaici.

Secondo gli obiettivi l’Italia dovrebbe aver installato 8000 MWp (Mega Watt di picco) di fotovoltaico nel 2020. La superficie necessaria a tale scopo corrisponde a circa 20000 ha (ventimila ettari) da confrontare con i 750 000 (settecentocinquantamila) ha di territorio consumato dal 1995 al 2006 (dati ISTAT) per la somma di edilizia residenziale, produttiva (capannoni) e infrastrutture (alta velocità, strade e autostrade ecc).

(Un rapporto di quasi  QUARANTA AD UNO, ndr).

Altro che TAV o TAC, la più grande e la meno impattante opera pubblica oggi è quella della ristrutturazione, fisica e logica, delle reti di trasmissione e distribuzione, in modo da renderle in grado di sostenere l’immissione di volumi crescenti di potenza intermittente dalle nuove fonti rinnovabili – intermittente e non programmabile ma certamente “prevedibile” con gli ordinari strumenti meteorologici. Trasformare cioè la struttura della rete dal paradigma centralizzato delle gigantesche produzioni locali al paradigma delle “smart grids” in gradi di connettere sul livello locale le mini-centrali di produzione ai centri di consumo.

Dunque, dicevo, 20000 contro 750 000 ettari. Inoltre la quota a terra non occuperebbe comunque l’intera superficie. Quindi si sta parlando di una cosa che riguarda una percentuale inferiore al 20/750 = 2,6 % del territorio che è passato da destinazione agro-forestale ad altra destinazione. Ma non basta, in realtà i dati dal 2006 in poi sono carenti (e sono carenti per difetto anche quelli precedenti) quindi la percentuale si riduce ulteriormente.

Infine, il terreno agricolo soggetto a installazioni fotovoltaiche sarà sempre del tutto reversibilmente riutilizzabile per le attività agricole, in quanto le tecnologie attuali consentono di non utilizzare cemento per le fondazioni e di mantenere le “stringhe” fotovoltaiche a debita distanza reciproca; tra l’altro, si tratterà sempre di terreno agricolo di basso pregio e per lo più incapace di fornire redditi adeguati, avendo i Comuni a disposizione fin dal lontano 2003 – D.Lgs 387/2003 tutti gli strumenti per impedire la realizzazione di impianti su terreni agricoli interessati da produzioni tipiche, biodiversità, pregio paesaggistico, ecc.
Per non parlare dei redditi generati e distribuiti nel mondo agricolo, utilizzabili per il miglioramento e la modernizzazione delle stesse aziende agricole, delle misure di compensazione a favore degli Enti Locali, che significano cassa in un periodo di penuria, dell’occupazione stabile creata sul territorio per opere di manutenzione degli impianti e del terreno (e delle opere di mitigazione paesaggistica), della guardiania, della progettazione, della posa in opera, ecc.

Ma in un mondo in cui qualsiasi politico di destra o di sinistra (qualsiasi cosa significhino ormai questi termini vetusti) compare in televisione o su i giornali per affermare l’imperativo categorico di rilanciare la crescita secondo le modalità del secolo scorso, chi ha il coraggio di fare il controcanto? Pensavo che i radicali lo avessero invece, pur essendo tra i pochi ad aver almeno detto qualcosa sul CIP6, sembra che si stiano imbarcando in una battaglia per la difesa del suolo il cui principale obbiettivo sono i “nuovi palazzinari” delle rinnovabili.

Intendiamoci, come ho detto, i furbi esistono anche in questo campo, installare torri eoliche in zone poco ventose è un’azione criminosa (e stupidissima) perché rende meno credibile tutto il progetto di riconversione alle fonti rinnovabili. E’ giusto denunciare le storture indotte dal sistema degli incentivi. Ma sarebbe giusto farlo affrontando caso per caso e all’interno di una campagna seria di tutela del territorio e del suolo e del portafoglio dei cittadini, che affronti tutti i nodi enunciati prima. Purtroppo non è così. E in questo modo i radicali rischiano di apparire i campioni della campagna contro le rinnovabili in combutta con i furbissimi industriali del petrolio e del nucleare. Una scelta miope e superficiale anche e soprattutto in relazione al declino delle fonti fossili e, evidenza non sufficientemente chiara, alla cronica e inesorabile insufficienza delle risorse di materiale fissile.