EROEI: più o meno siamo tutti alla pari (e allora perché scegliere il carbone?)

di Ugo Bardi

 

Spigolando su Internet, ho trovato un articolo abbastanza recente (2010) molto interessante di Ida Kubiszewski e altri (*) sull’EROEI dell’energia eolica. Ci sono tantissimi dati che indicano che le torri eoliche su grande scala hanno oggi un EROEI fra 20 e 30; un valore che le mette alla pari con i combustibili fossili; anzi sono già migliori delle varie schifezze che stiamo così laboriosamente estraendo, tipo le sabbie bituminose.

In fondo all’articolo, gli autori fanno un confronto fra varie tecnologie energetiche. Mi sembra che la figura sia un tantino cattiva nei riguardi del fotovoltaico, che in altri studi viene dato con valori di EROEI anche doppi del misero valore che gli affibbiano Kubiszewski e gli altri. Ma non è questo il punto: è impressionante come, al momento attuale, tutte le tecnologie energetiche sono alla pari, entro l’incertezza dei calcoli.

E allora è più che altro una questione di scelta: se scegliamo il carbone è proprio perché vogliamo farci del male.

 

 

 

* Ida Kubiszewski, Cutler J. Cleveland, Peter K. Endres, Meta-analysis of net energy return for wind power systems, Renewable Energy 35 (2010) 218–225

 

9 comments ↓

#1 Panda on 08.03.12 at 18:05

Se si fosse sviluppata e consolidate la green economy prima di quella dei combustibili fossili, probabilmente oggi i mass-media ed i politici parlerebbero della benzina e del carbone come di tecnologie promettenti, ma ancora tutte da sviluppare e testare. Con malcelata ipocrisia direbbero: “Estrazioni petrolifere e carbonifere economicamente sostenibili? Chissà, nel 2050, forse…”.
L’EROI è un indice legato a misurazioni fisiche, cioè a valutazioni razionali. Se le persone fossero esseri perfettamente razionali sarebbe lecito aspettarsi una forte coerenza tra le valutazioni economiche e le conoscenze tecnico/scientifiche. Sfortunatamente non siamo decisori perfettamente razionali e neppure “vagamente” razionali. Le nostre menti provengono da milioni d’anni d’evoluzione in cui a decidere della nostra sopravvivenza sono state semplici scelte sociali ed opportunistiche e non certo elaborate visioni teoriche. Le nostre menti sono state forgiate a “misura d’uomo”, non a misura di “scienziato”. Per essere “scienziati” dobbiamo adattare le nostre menti a fare ciò per cui non sono state create originariamente. Visto che il cervello è un organo stupendamente flessibile ci possiamo riuscire, ma non è un processo innato, né perfetto. Sfortunatamente (vista la situazione attuale del pianeta) siamo animali che danno valore economico a ciò che percepiscono come sicuro socialmente ed economicamente. La cultura e l’infrastruttura consolidate in oltre un secolo di dominio incontrastato dei combustibili fossili hanno creato un vantaggio competitivo a favore di quest’ultimi, rendendoli una scelta più facile ed invitante rispetto alle “insicure”, “poco diffuse” ed “incerte” tecnologie verdi. Ogni cambiamento mentale, anche quando percepito come opportuno e/o necessario, è sempre percepito anche come rischioso e faticoso. Per questo cambiare e far cambiare idee a noi stessi o agli altri è così difficile.
Quanta gente ritiene completamente “normale” avere a casa propria uno scaldabagno elettrico? E quanta gente ritiene “normale” avere uno scaldabagno che sfrutta l’energia solare o geotermica? Attualmente si continua a considerare “normale” ciò che è evidentemente assurdo e si considera “eccezionale” ciò che è dovrebbe essere “normale”. Come qualcuno ha fatto notare, è la cultura ad aver posto termine all’età della pietra, non l’esaurimento dei sassi. È stata sempre la cultura che ha trasformato il petrolio da “un’inutile e disgustosa poltiglia puzzolente” al ruolo di “oro nero”. Sarà la cultura a trasformare le energie rinnovabili da “roba da figli dei fiori” a “l’unico modo sensato di fare economia”. Se l’imminente collasso della complessità della nostra civiltà attuale (a causa del picco del petrolio, dei cambiamenti climatici e della sovrappopolazione per limitarsi a questi) non interverrà prima stroncandoci le ali, il cambiamento culturale a favore delle rinnovabili sarà inevitabile. Nel lungo periodo, lobby, gruppi di pressione, negazionisti climatici e propaganda pro-carbone e pro-petrolio non potranno evitare la naturale evoluzione del cambiamento culturale già in atto. Lo hanno rallentato all’estremo e continueranno a farlo, ma non potranno cambiare lo svuotamento dei pozzi, il fallimento delle raffinerie e l’esaurimento del carbone di buona qualità. Se non ci estingueremo (culturalmente ancor prima che fisicamente) la cultura della green economy sovrasterà il masochismo carbon-dipendentista attuale relegandolo al ruolo di macchietta storica come lo schiavismo o il medioevo lo sono per noi. Se non ci autodistruggiamo prima, le cose non possono far altro che migliorare radicalmente. Purtroppo, non è un “se” da poco. Ma è un ottimo incentivo a diffondere e a difendere la cultura della green economy a tutti i livelli.

#2 Ugo Bardi on 08.03.12 at 19:27

Eh… che ci vuoi fare? La gente ragiona così. Posso pubblicare questo tuo comemmento come un post?

Ugo

#3 Monster Boy on 08.03.12 at 21:15

Se mia nonna aveva le ruote era una carriola.
“Se si fosse sviluppata e consolidate la green economy prima di quella dei combustibili fossili” , appunto, dovresti domandarti il perché invece è avvenuto proprio il contrario.

#4 Claudio B. on 08.04.12 at 19:42

Mah , forse perchè era più funzionale ad un sistema centralizzato ?

#5 Panda on 08.06.12 at 10:32

Innanzitutto chiedo scusa al prof. Bardi per la lunghezza del mio commento precedente (di cui può far ciò che preferisce). Per Monster Boy, mi dispiace, ma sono perfettamente d’accordo con quanto detto da Claudio B.
Le tecnologie non si affermano o meno sul mercato in base alla loro efficienza od utilità. Questa è una visione molto ingenua, anche se assai diffusa, del funzionamento del “libero mercato”. Per operatori sottoposti alla concorrenza di mercato, infatti, il nemico principale e proprio la concorrenza (non i concorrenti). Piuttosto che farsi inutilmente guerra tra operatori è evidente che, ovunque sia possibile, gli operatori tentino con ogni mezzo di sottrarsi alla concorrenza stessa, tramite la creazioni di monopoli o cartelli. Il sole ed il vento non si possono concedere in licenza. Il loro sfruttamento quindi mal si presta alla creazione di oligopoli e monopoli. Pozzi petroliferi e miniere di carbone invece sono candidati perfetti.

Un saluto a tutti dal Panda

#6 EROEI: le rinnovabili ci sono | ripensa.it on 08.06.12 at 11:59

[…] caso, ad esempio, dell’eolico: soluzioni offshore hanno prestazioni eccellenti. Come riporta Ugo Bardi in un post […]

#7 Davide on 08.06.12 at 18:13

Mah…saro’ anche cieco ma i 2 (purtroppo) piu’ importanti, cioe’ petrolio e gas se li son dimenticati?

#8 Ugo Bardi on 08.06.12 at 18:23

E’ un confronto di tecnologie usate normalmente per produrre energia elettrica. Per questo non considera il petrolio. Per il gas, risente del fatto che lo si usa poco per fare energia elettrica negli USA.

#9 renato on 08.16.12 at 16:05

Nell’ articolo di Ida Kubiszewski et al. non c’è menzione del Kitegen.
E’ un peccato perché su http://kitegen.com/wp-content/uploads/2010/07/PEN-KGR2010.pdf, appendice V, pag. 51, si legge di un’ EROEI 1500:
“… EROEI fonti primarie intervalli valori in letteratura (Bardi, Elliot et.al)

· KiteGen carosello 1500 …”

Purtroppo in bibliografia non ci sono riferimenti alla citata opera di Bardi, Elliot et al.

Saluti.