Considerazioni antropologiche sull’uso e sull’abuso dell’aria condizionata

 

 

Di Armando Boccone

Ricordo vagamente, in un suo film, la descrizione che Villaggio-Fantozzi  faceva dell’ufficio del direttore mega-galattico:

  • scrivania in legno pregiato (non ricordo quale);
  • due segretarie in topless;
  • poltrona in pelle umana;
  • un acquario con dentro alcuni dipendenti (forse quelli che più adulavano i dirigenti);
  • ecc.

Allora non c’erano o, quanto meno, non erano ben evidenti i cambiamenti climatici e non c’era la diffusione dei condizionatori  di aria.

Adesso, vedendo la temperatura esistente in certi uffici di dirigenti, Fantozzi avrebbe aggiunto a quell’elenco con cui descriveva l’ufficio del direttore mega-galattico:
temperatura dell’ufficio con valori prossimi allo zero assoluto!!

Ma lasciamo da parte la comicità demenziale di Villaggio-Fantozzi per fare un discorso leggermente più serio sull’uso e sull’abuso dell’aria condizionata. Fino a qualche decennio fa i condizionatori si vedevano solamente nei film americani. Adesso sono diffusi in molte parti del mondo e anche in Italia.
Da una ricerca che ho fatto sul WEB ho visto i danni che l’uso e l’abuso dell’aria condizionata arrecano alla salute. Raffreddori e bronchiti, mal di schiena e torcicolli sono i principali danni conseguenti a un uso non corretto dell’aria condizionata. E’ necessario che la differenza fra la temperatura esterna e quella interna non sia eccessiva. E’ bene che sia di 6-7 gradi! E’ bene inoltre che non ci si esponga direttamente all’aria fredda e che molto dannosi sono gli sbalzi di temperatura.

Un altro problema è rappresentato dalla mancata o non corretta manutenzione delle apparecchiature di condizionamento: è necessario infatti che i condotti e i filtri siano correttamente e periodicamente puliti e/o sostituiti.  Una non corretta e non regolare manutenzione degli  impianti di condizionamento può comportare crisi respiratorie nei soggetti allergici  alla polvere, pollini e acari. Potrebbe anche comportare infezioni di Legionella pneumophila, con serie conseguenze di salute.  Ma, bisogna aggiungere, anche se la temperatura raggiunta con l’aria condizionata fosse corretta c’è sempre il problema degli sbalzi di temperatura a cui si va incontro quando si passa dalla temperatura esistente nella strada a quella esistente all’interno di un bar o una banca o in un qualsiasi negozio.

Dato che l’uso dell’aria condizionata comporta consumo di energia elettrica, ottenuta anche bruciando combustili fossili (con tutto ciò che comporta in termini di loro esaurimento e in termini di inquinamento e di cambiamenti climatici)  ho approfondito l’argomento facendo una piccola indagine sul mio luogo di lavoro.  Ho parlato con una collega che l’altro giorno ho sentito lamentarsi per la temperatura dell’ufficio di un dirigente dove alle volte va per motivi di lavoro. Mi ha detto che la settimana scorsa è stata a casa per i malanni che le ha provocato l’aria condizionata (problemi alla gola e alle articolazioni delle mani e delle ginocchia).   Mi dice che è stata in malattia per tre giorni ma che ha deciso di rientrare al lavoro solamente perché aveva parecchie scadenze di ufficio da rispettare.

Sono andato nell’ufficio del dirigente per fare mettere la firma su alcune pratiche e, mentre uscivo,  ho dato una occhiata sul pannellino dove è riportata la temperatura: 20° centigradi!! Come si vede la differenza fra la temperatura esterna e quella interna è il doppio di quella consigliata (all’esterno era di 33-34 gradi centigradi).

Parlo con due colleghe a proposito dell’aria condizionata. Dico che forse è meglio che l’aria condizionata sia spenta nel momento in cui si entra in ufficio e che sia accesa appunto quando si entra così il corpo accaldato proveniente dall’esterno non sia traumatizzato dall’impatto con l’aria fresca ma che si adegui gradualmente al cambiamento di temperatura. Dico che ho fatto una ricerca sul WEB che mette in evidenza….“No, io preferisco che sia già fresca!” dice una collega in modo perentorio e  allontanandosi di fretta”(per mettere più in risalto il disaccordo con ciò che stavo dicendo). “Io voglio essere ignorante, non voglio sapere niente” dice l’altra collega allontanandosi pure lei. Con quest’ultima collega qualche tempo prima avevo accennato ai problemi dei cambiamenti climatici conseguenti all’uso dei combustibili fossili: mi ha detto con modi spicci “Non voglio sapere niente!”.

Alcuni anni fa lavoravo in un altro ufficio e stavo da solo. Nonostante ci fosse l’aria condizionata non l’ho mai usata. Aprivo la porta e la finestra e facevo fare un po’ di corrente ed inoltre usavo un ventilatore. Adesso invece non posso risolvere così il problema perché c’è una collega nell’ufficio ed inoltre gli altri uffici stanno con le porte e finestre chiuse per cui anche quando in ufficio sono da solo non posso far fare corrente e usare il ventilatore.

Qualche giorno fa un collega, mentre entra nel suo ufficio, tutto trafelato e accaldato, dice “… e adesso il condizionatore a palla!!”

Nel mio ufficio entra una collega per chiedere una cosa. C’è uno scambio di idee fra lei e la mia attuale collega di ufficio. “Ma sta funzionando l’aria condizionata?” chiede l’una all’altra. “Si, ma forse bisogna aspettare un po’”. E l’altra, per sottolineare la gravità della situazione dice”…perché sto sudando!!”

L’altro giorno un’altra collega accennò alla tragedia che la ha colpita alcuni giorni prima indicandola con l’espressione “L’altro giorno ho sudato!!” A proposito di sudore qualche giorno un collega mi disse che per alcune persone sembra che sudare sia il peggior male del mondo. Questo collega non usa l’aria condizionata ma apre la finestra e la porta facendo fare un po’ di corrente.

Che spiegazione dare dell’abuso dell’aria condizionata? Ho pensato che potrebbe essere legato alla tendenza al consumismo che ormai è la norma da molti decenni a questa parte. Bisogna a tutti i costi consumare! E’ la nostra ragione di vita! Potrebbe anche essere collegato alla considerazione dell’aria condizionata come bene esclusivo, che serve a differenziarsi da chi non se la può permettere. Ma potrebbe anche essere che il clima non sia più quello di una volta… oppure tutte queste cose insieme!

Comunque quando l’offerta di combustibili fossili non starà più al passo della domanda, quando i cambiamenti climatici comporteranno sempre più disastri ambientali, ecc. allora tutti i nodi verranno al pettine e ci sarà un brusco risveglio che probabilmente metterà tutti d’accordo.

Riprendendo, in modo molto semplificato, un concetto di Karl Marx, si dovrebbe dire che a una struttura diversa (scarsità di risorse e di beni) dovrebbe corrispondere dialetticamente una sovrastruttura diversa (idee e comportamenti). In questa sovrastruttura diversa potrebbero fare parte nuovi modelli estetici e relazionali, come per esempio quelli esistenti fra gli Hazda. Qualche anno fa ho letto un reportage sugli Hadza, scritto da  Michael Finkel e pubblicato nel numero di dicembre 2009 del National Geographic Italia.

Gli Hadza sono una popolazione boscimane e vivono in un territorio della Tanzania. Conducono una vita di cacciatori-raccoglitori, che è la vita che tutte le popolazioni umane praticavano fino al neolitico, circa 10-12 mila anni fa. Il giornalista, che ha trascorso un periodo in mezzo a questa popolazione condividendone le varie esperienze, come le battute di caccia,  ha osservato in tutti i dettagli i loro modi di vita, da come preparano il cibo alla loro vita sociale la sera attorno al fuoco, con i racconti,  i cori e le danze.
Ha notato  la loro libertà dai tanti obblighi sociali che hanno invece le popolazioni moderne, la libertà di ruttare ed emettere flatulenze senza scusarsi, ecc, ecc..  Il giornalista dice  che un giorno viene  invitato a fare il bagno. Si va in uno stagno (che è una grande pozzanghera con letame di vacca che galleggia in superficie) e, dopo essersi tolti i vestiti, si strofinano un po’ di fango addosso a mo’ di esfoliante. Gli uomini Hadza gli dicono che le loro donne diventano più attraenti se passa più tempo fra un bagno e l’altro. Una donna gli dice che il marito vuole che aspetti mesi prima di fare il bagno perché lui la preferisce così.

Il modo di vita degli Hadza ha affascinato il giornalista, lo ha reso più felice, più calmo, meno pressato dalla fretta, anche se vedendo i rischi connessi al loro modo di vita, le donne che sono costrette a partorire stando accovacciate nella savana, l’elevata mortalità infantile, ecc. , dice il giornalista, concludendo il reportage, che non potrebbe mai vivere come loro.

Dopo il riferimento ai tempi neri che ci aspettano e al reportage pubblicato su National Geographic Italia si potrebbe quanto meno arrivare alla conclusione che eliminare gli abusi dell’aria condizionata (che tra l’altro provocano anche dei danni alla salute) sarà in futuro il minimo che dovremmo fare. Sicuramente non avverrà che un uomo rifiuti una donna solamente perché questa ha sudato (e viceversa) !!

11 comments ↓

#1 gabriele on 07.15.12 at 23:23

Ho lavorato per anni in una ditta che produceva condizionatori,da quelli domestici a quelli industriali.
Una differenza di temperatura di 5 °C era considerata un massimo da non superare per evitare i problemi degli sbalzi di temperatura fra esterno ed interno.

#2 Andrea on 07.15.12 at 23:35

Molto interessante questo post.
Mi ricordo quando ero all’università,parecchi anni fà oramai 🙁 , ciò che ci diceva il professore di impianti termotecnici “in assenza di particolati necessità la temperatura ( in estate ) dovrebbe stare intorno ai 26°C come valore di riferimento”. Purtroppo oggi si pretende il freddo polare d’estate ed il caldo tropicale di inverno.
Oppure pretendere di avere la pelle di un/a ventenne quanto oramai si sono superati abbondantemente gli anta.
Ho l’impressione che la nostra società sia diventata veramente schizofrenica, incapace di accettare i limiti che il mondo reale pone.
Ritengo che la mancanza di una cultura scientifica di base nella stragrande maggioranza della popolazione non faccia altro che peggiorare la situazione…e francamente temo il giorno in cui la realtà ci farà sentire la sua voce.
OK…ammetto di aver … divagato ^_^

Ciao

Andrea

#3 Gianni Comoretto on 07.16.12 at 08:38

Innanzitutto, io preferisco stare al fresco. Fresco, non freddo, una temperatura gradevole in cui magari anche sudi un pochino (meccanismo naturale per star freschi), in abiti leggeri. E d’inverno amo stare al caldo, per cui mi copro, strati multipli di lana, calzamaglia, calzettoni.
Tradotti in temperature, preferisco rimanere tra i 17 e i 27 gradi.

Sono temperature che si riescono ad ottenere in modo passivo, se si isola la casa. A casa mia (che ha una classe energetica non eccelsa) riesco a mantenerle con poche centinaia di euro l’anno di gas, e senza condizionamento. Ma devo fare una cosa che in questo articolo si consiglia di continuo, aprire le finestre di giorno. Se fuori ci sono 36-37 gradi (a Firenze si è arrivati a 41) e apro la finestra, inevitabilmente anche l’interno andrà a quella temperatura. È indubbiamente la cosa più difficile, lottare con colleghi, amici, parenti che sentendo l’intollerabile temperatura di 27 gradi (incidentalmente, 13 gradi meno di fuori, vale anche qui la regola dei 7 gradi?) vogliono immediatamente spalancare tutto “per far circolare un po’ d’aria, che si soffoca”.

L’aria naturalmente circola, di notte (24 gradi) o attraverso scambiatori a recupero di calore. E un buon ventilatore aiuta parecchio. Ma le finestre, quando fa caldo, van tenute CHIUSE.

#4 Gianni Comoretto on 07.16.12 at 08:40

ops. Intendevo dire: NON devo fare una cosa che in questo articolo si consiglia di continuo: aprire le finestre di giorno.

#5 mauriziodaniello on 07.16.12 at 11:05

Non siamo più abituati al caldo! Andando all’estero in una zona dove non esistevano condizionatori e 40 gradi, io che di solito non li uso mi ero subito abituato mentre il mio collega letteralmente era un pianto greco.
Poi un locale mi fece notare una cosa.
Perchè ci vestivamo tanto pesanti??? Guardandomi non mi sembrava ed era un vestito che usavo con i 40gradi in Italia, ma guardando loro capii che era la consuetudine che ci porta ad torturarci e obbligarci al condizionatore.

Ciao

#6 Pippo on 07.16.12 at 13:12

D’accordo sul non eccedere con l’abbassare la temperatura ma il condizionatore ha il pregio di togliere parecchia umidità.
Caso pratico qui a Torino, l’anno scorso ricordo che ha fatto relativamente fresco sino a metà luglio ed in ufficio bastava il ventilatore.
Quest’anno, da almeno un mese abbiamo avuto caldo e molto umido, il ventilatore non bastava anche se il condizionatore l’ho messo al massimo a 27° C.
Da ieri finalmente è arrivato l’Anticiclone delle Azzorre con aria secca e fresca, stamattina finestre chiuse ed ora acceso solo il ventilatore.
Il problema del tenere chiuse le finestre è dura a morire, siamo arrivati a 34° C ed in qualche ufficio le tenevano aperte, potete immaginare il calore che entrava.
Io farei un distinguo per l’automobile, l’aria condizionata e una parte della sicurezza. In inverno impedisce l’appannamento dei vetri e d’estate permette di guidare senza essere oppressi dal caldo eccessivo.

#7 arturo on 07.16.12 at 15:26

In auto l’aria condiazionata è un assoluto fattore di sicurezza; provate a guidare tranquilli quando una vespa o un calabrone entra dal finestrino aperto e vi punge!!

Per l’appartamento ho il termostato sui 27-28°C; il condizionatore toglie l’umido e il beneficio si sente.
Sfruttare la differenza naturale di temperatura fra giorno e notte: le finestre devono rimanere CHIUSE di giorno e APERTE la notte (ma ci sono notti nelle quali la temperatura non scende sotto 28°C, come in questi giorni da noi).
Poi bisogna schermare la radiazione solare DALL’ESTERNO, con tende o pellicole solari riflettenti.

Purtroppo la massa della gente, queste cose non riesce proprio da capirle. E’ troppo “complicato”!!!

#8 Mauro on 07.16.12 at 18:24

Qualche tempo fa su “Linus” venne pubblicato un decalogo per annientare il pianeta più velocemente,accelerandone il collasso. Ovviamente era ironico. Una delle cose suggerite era di tenere al massimo il riscaldamento,e nel contempo utilizzare il condizionatore. Sembra assurdo,eppure dove lavoro la cosa si è puntualmente verificata lo scorso inverno. Mi capita spesso di vedere un uso esagerato del condizionatore. Le cattive abitudini sono decisamente difficili da cambiare.

#9 Uso e sull’abuso dell’aria condizionata: considerazioni antropologiche | Sostenibilità Ambientale degli Edifici e Risparmio Energetico | Scoop.it on 07.17.12 at 20:10

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#10 Davide on 07.18.12 at 08:06

abito in una citta’ asiatica dove come ormai consuetudine di A/C si fa largo ABUSO senza ritegno. In questo caso, dai commenti della gente e dal loro comportamento in merito, se ne deduce chiaramente che l’abuso di AC e’ per la maggior parte di loro una specie di status symbol irrinunciabile, specialmente per le donne. Certi commenti quando gli prospetti una situazione priva di questo comfort sono addirittura stucchevoli per non dire “vomitevoli”!! Eppure e’ uno strumento tutto sommato recente….come facevano prima? Mi chiedo…
Non riesco ad immaginare cosa succedera’ il giorno nel quale saranno costretti a rinunciarvi per mancanza di energia. Interi grattacieli e shopping mall dovranno per forza essere chiusi in quanto non prevedono questa opzione. E’ un’assurdita’ se pensiamo a quanta energia se ne va’ tutti i giorni nel mondo per questo motivo.
Passando invece alla storia delle finestre chiuse non sono affatto daccordo in quanto c’e’ differenza tra la temperatura reale e quella percepita. Se non fosse cosi’ non ci sarebbe differenza tra lo stare all’ombra o al sole, in un luogo ventilato o no … mentre invece sappiamo istintivamente che la differenza la percepiamo eccome. Adesso per esempio sto’ scrivento da una stanza con aria condizionata spenta e finestra aperta, se chiudessi la finestra automaticamente il senso di “mancanza d’aria” mi porterebbe ad accendere il condizionatore.

#11 Uso e abuso dell’aria condizionata: considerazioni antropologiche | "casaimpattozero" "studiotecnico" "Cascina" "Pisa" | Scoop.it on 07.19.12 at 10:32

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