Fotovoltaico: i conti tornano

di Dario Faccini

 

 

Di recente è iniziata una polemica, tipicamente italiana, sul costo e l’opportunità dell’incentivazione degli impianti fotovoltaici. In evidenza sono i recenti aumenti della bolletta elettrica pagata dai cittadini: l’Autorità per l’Energia, a fine marzo, ha annunciato un aumento delle bollette elettriche del 3,9%, pari a 16,5 euro per un consumatore medio (“tipo”) di cui il “3% per l’incentivazione delle rinnovabili, finanziate attraverso la bolletta elettrica.”[1]. Molto meno rilievo ha avuto, stranamente, l’annuncio nello stesso comunicato che la bolletta del gas sarebbe aumentata del 2%, pari a circa 21 euro a famiglia, a causa degli alti prezzi del petrolio e derivati nei 9 mesi precedenti.

Subito dopo, in un’operazione trasparenza, la stessa Autorità ha pubblicato un documento di disamina delle varie voci di spesa presenti nella bolletta elettrica [2], in cui si annuncia per fine Aprile un aumento degli oneri di sistema (cioè dei costi di incentivazione delle rinnovabili, assimilate e nucleare) di 20 euro, principalmente imputabile al fotovoltaico, il cui peso annuale raggiunge così ormai i 43 euro.

A detta di alcuni “sdegnati”, questi numeri denunciano una grande truffa del fotovoltaico, in quanto non si produrrebbero quantitativi di energia tali da giustificarne la spesa.

D’altra parte in rete si trovano vari analisi costi-benefici sulle rinnovabili in Italia, spesso portate ad esempio per difendere il fotovoltaico [3]. Tali analisi però considerano il contributo del fotovoltaico insieme a quello dell’eolico e delle biomasse, rendendole quindi non efficaci per una valutazione sulla singola tecnologia. In realtà farsi due conti sui costi e benefici del fotovoltaico in Italia non è poi così difficile, e può riservare sorprese inaspettate.

Proviamo ad osservare il grafico in figura e ad analizzarne ogni colonna partendo da sinistra.

 

1. La prima rappresenta quanto ci costerà in bolletta incentivare i 13GW di fotovoltaico già installati a fine marzo 2012. Considerano i 20 anni di incentivo e un tasso sociale di sconto del 5%, viene fuori in effetti una bella cifra, circa 72,4 miliardi di euro.

2. La seconda colonna rappresenta invece il totale di altri balzelli caricati in questi anni sulla bolletta elettrica. Sono tutte voci un po’ astruse, ma che corrispondono a denaro in qualche modo “mal speso” e prelevato dalle nostre tasche. [4] In totale corrispondono a ben circa 61,7 miliardi di euro, un costo che, a differenza di quanto succede per il fotovoltaico, non suscita alcuno sdegno mediatico.

3. La colonna centrale è molto importante in quanto riporta alcuni benefici che deriveranno dal fotovoltaico già installato. In ordine, partendo dal basso, si possono stimare in modo conservativo: 1,16 miliardi per minori spese di quote CO2; 15,7 per l’abbassamento del prezzo dell’elettricità nelle ore centrali della giornata (peak shaving); circa 8 per minori esternalità ambientali e sanitarie (danni evitati rispetto ad aver utilizzato centrali termoelettriche); 19,3 come valore di mercato dell’energia prodotta. Tralasciando quest’ultimo contributo, la parte di colonna colorata rappresenta i benefici che abbiamo noi, come cittadini paganti la bolletta elettrica.

Se si confronta il totale della colonna 3 (solo parte colorata) con la colonna 1, sembra che lo “sdegno” sia più che giustificato: il fotovoltaico già installato verrà a costare molto di più di quel che darà. A questo punto, pago delle conclusioni, lo “sdegnato medio” potrebbe spegnere il suo cervello. Noi invece proviamo ad andare un po’ oltre.

Innanzitutto si potrebbe rilevare che ai benefici riportati in colonna 3 ne andrebbero sommati altri, tra cui l’aumento di occupazione creato dall’indotto del settore fotovoltaico, che ammetto di non essere riuscito a quantificare, e la sicurezza strategica derivante dal non dipendere da energia importata da paesi terzi, oggettivamente difficile da monetizzare, ma sicuramente una necessità già oggi molto concreta in un mondo che si è lasciato il picco del petrolio convenzionale alle spalle.

Proviamo però ad uscire da questo schema di idee ed a considerare l’incentivazione del fotovoltaico anche in un aspetto trascurato, che possiamo valutare nelle restanti due colonne del grafico.

4. La penultima colonna dà una risposta alla seguente domanda: nel 2006 quanto sarebbe  costato, ai privati, installare quei 13GW di fotovoltaico presenti oggi in Italia? La risposta è più o meno 65 miliardi di euro.

5. L’ultima colonna risponde alla stessa domanda della colonna precedente, ma riferita al 2012. Si scopre così che per installare 13GW di fotovoltaico oggi andrebbero spesi solo 24,7 miliardi di euro.

Ecco che ora si inizia a intravedere quello che va considerato a tutti gli effetti come il grande successo delle varie incentivazioni al fotovoltaico dei paesi più avanzati: grazie ad esse il costo di installazione è crollato. Solo in Italia è sceso del 60% almeno in 6 anni. L’incentivazione pubblica quindi non è servita solo per avere energia prodotta dal fotovoltaico, ma anche per creare le condizioni per un economia di scala dell’intero settore finalizzato all’abbattimento dei costi di installazione. Un successo questo forse un po’ inaspettato dallo stesso legislatore (che pure ad esso puntava) visto che i vari “conti energia” non prevedevano un aggiustamento della tariffa che seguisse la discesa reale dei costi di installazione, bensì cali tariffari programmati a tavolino. Ciò ha portato, a cavallo tra la fine del 2010 e il 2011, ad avere bassi costi di installazione e ancora un’elevata tariffa incentivante, con una conseguente accelerazione delle installazioni (vedi figura sotto) [5]. Nessuna “truffa” quindi, solo una risposta troppo lenta del meccanismo incentivante che per alcuni mesi non ha allocato in maniera ottimale il denaro pubblico (comunque non andato sprecato).

Ma questo è ancora niente. Si provi a confrontare adesso tutta la colonna 3 (compreso il contributo del valore dell’elettricità prodotta) con la 5. Cosa si può concludere? Che se ipoteticamente oggi lo Stato spendesse 27 miliardi di tasca sua per installare altri 13GW di fotovoltaico, i benefici indiretti (parte colorata colonna 3) e diretti (valore elettricità prodotta, parte trasparente) sarebbero nell’ordine dei 44 miliardi. Cioè il fotovoltaico è divenuto un investimento largamente in attivo per la collettività. Non male per una fonte rinnovabile spesso definita troppo cara e marginale.

Certo qualcuno potrebbe obbiettare che questo è stato un risultato pagato a caro prezzo, oltre 70 miliardi da qui al 2032 (colonna 1). Vero. Però, visto che il costo del risultato è già stato “pagato” non sarebbe bene almeno trarne vantaggio? Ora che abbiamo fatto un grosso sforzo per far costare di meno il fotovoltaico che senso avrebbe frenarne lo sviluppo con nuovi Conti Energia che mettono un tetto alle installazioni annue? Proprio adesso che i benefici per la collettività hanno superato i costi lasciamo che ad installarlo siano gli altri Paesi? Bell’affare davvero…

Magari fra qualche anno ci recheremo in Francia e osservando i nuovi impianti fotovoltaici là   installati avremo almeno la magra soddisfazione di pensare: “in fondo gliel’ho pagato io, altrimenti mica sarebbero riusciti a permetterselo a costi così bassi”.

[1]http://www.autorita.energia.it/allegati/com_stampa/11/110329.pdf
[2]http://www.autorita.energia.it/allegati/consumatori/bolletta_trasparente.pdf
[3]http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/pdf2010/Edilizia_e_Territorio/_Allegati/Free/Sportello_Edilizio/2012/04/report_Irex2012.pdf
[4] http://www.aper.it/public/sitoaper/FontiRinnovabili/Pubblicazioni/Dossier_Energiesenzabugie.pdf
[5] http://www.gse.it/it/Conto%20Energia/GSE_Documenti/Fotovoltaico/05%20Risultati%20incentivazione/Grafici_della_numerosit%C3%A0_e_della_potenza_totale_cumulata.pdf

27 comments ↓

#1 gbettanini on 06.25.12 at 10:29

Non le sembra che un tasso di sconto del 5% per calcolare la ‘svalutazione’ degli incentivi sia eccessivo? Forse un tasso così elevato sarebbe giustificabile solo ipotizzando un ritorno alla lira.

#2 Dario F. on 06.25.12 at 14:10

Ho applicato il 5% come “tasso sociale di sconto” e non come “tasso di inflazione”. L’analisi costo-benefici che coinvolge aspetti sociali è diversa da quella standard: integra considerazioni di tipo economico, etico e ambientale di lungo periodo che si sommano ad aspetti sociali, da non dimenticare poi che i costi-opportunità sociali sono diversi da quelli di un privato. Per approfondire: http://www.compass.unibo.it/Materiali/Documenti/2011/Documenti_Mazzanti_discounting.pdf. Per l’Italia si riporta appunto il 5%, che è lo stesso valore usato in ambiente accademico. Ho usato invece un tasso del 2%/anno “spannometrico” per rivalutare quantità valutarie collocate nel passato. In questo modo tutti i dati sono riportati in euro 2011-2012.
Spero di aver chiarito.
Cordiali saluti.
Dario Faccini

#3 Dario F. on 06.25.12 at 14:20

Dimenticavo: naturalmente il tasso sociale di sconto al 5% è stato applicato anche per calcolare i benefici nella colonna 3. La differenza di calcolo tra colonna 1 e 3 è soltanto nel periodo considerato, in quanto gli incentivi sono corrisposti per 20 anni, mentre la vita utile degli impianti, e quindi dei benefici connessi, è almeno di 30.

Dario Faccini.

#4 Incentivi fotovoltaico, secondo l'ASPO i costi sono giustificati - Energia, Fotovoltaico - GreenStyle on 06.25.12 at 14:22

[…] ASPO Se vuoi aggiornamenti su Incentivi fotovoltaico, secondo l’ASPO i costi sono giustificati […]

#5 gbettanini on 06.25.12 at 21:36

Grazie mille per la spiegazione ma non mi è ancora molto chiaro perchè al costo totale degli incentivi al fotovoltaico vada applicato il “tasso sociale di sconto”. Il tasso di sconto sociale non andrebbe applicato a progetti di investimento?
Il costo degli incentivi al FV che pagheremo nei prossimi 20 anni è in sostanza un prelievo forzoso attraverso le bollette elettriche, promesso per legge agli operatori di impianti FV, che andrà a sottrarre gli importi dovuti a famiglie ed aziende nel momento in cui queste pagheranno la bolletta. Non sono soldi in nessun modo accantonati o vincolati.
Ad esempio oggi una famiglia spende diciamo 60 euro all’anno per pagare gli incentivi al FV, posto che le tariffe incentivanti non vengono attualizzate anche tra 10 anni, a parità di consumo, la stessa famiglia spenderà 60 euro ma che andranno attualizzati con il tasso di inflazione (diciamo il 3%) e varranno poco più di 45 euro (in euro 2012). In che modo quei 60 euro perdono ulteriore valore oltre alla svalutazione monetaria fino a circa 38 euro (tasso sc. sociale 5%), quali sono gli aspetti etici ambientali sociali che causano ciò?
Grazie e scusi se approfitto per togliermi questo dubbio.

#6 Dario F. on 06.26.12 at 01:33

Le analisi costi-benefici possono essere fatte da due tipi di soggetti: privato o pubblico. Se effettuata da un privato il tasso di sconto dovrebbe considerare appunto l’inflazione(diciamo il 2%), ma non solo, ad esempio anche il costo-opportunità del non avere investito quei soldi con un investimento alternativo “sicuro”, ad esempio in titoli di stato al 6%. Quindi, in questo esempio ipersemplificato, il tasso da applicare ai proventi futuri di sconto sarebbe del 6% e non del 2%. In senso più ampio si può pensare al tasso di sconto come la risposta alla domanda: quanto interesse dovrà dare fra un anno un euro investito adesso perché il privato sia disposto ad investirlo?

Per gli investimenti fatti da un soggetto pubblico, quale proprio l’incentivazione del fotovoltaico, si parla di tasso sociale di sconto, di solito standard per ogni paese. Per l’Italia è il 5%, ma per il Canada invece è il 10%. Che il fotovoltaico sia un investimento pubblico è dovuto al fatto che la decisione è stata preso da un soggetto pubblico (Ministero) spendendo soldi pubblici (recupero in bolletta) con benefici pubblici (quelli indicati al punto 3 dell’articolo).

Possiamo anche metterla in questo modo: Lei potrebbe obbiettare che la sua quota di conto energia (60 euro) che pagherà in bolletta dovrebbe essere svalutata al 3% (e quindi tra 10 anni dovrebbero corrispondere a 45 euro attuali), ma io potrei dire che la mia quota dovrebbe essere svalutata al 7% (perché con quei 60 euro potrei comprare nel frattempo BOT che mi permetterebbero di raddoppiare il capitale a circa 120 euro) con una quota corrispondente di 31 euro 2012 tra 10 anni. La media tra noi due è appunto un tasso sociale di sconto al 5% con 38 euro 2012 da pagare tra 10 anni.

La materia è comunque molto più complessa di così, e io non sono persona competente per dare lezioni. Spero però di aver fatto capire che il tasso sociale di sconto non è solo tasso di inflazione, e che il valore pari al 5% è storicamente accettabile e universalmente adottato in analisi costi-benifici.

Dario Faccini

#7 gbettanini on 06.26.12 at 09:55

La questione, dal mio punto di vista, è appunto che se considero che gli incentivi si svalutano con il tasso di inflazione (3%) i 1200 € che sborserò in 20 anni (60€x20) ‘varranno’ all’incirca 912 euro a valori di oggi (euro 2012).
Se invece mi metto a considerare che i 60 euro prelevati ogni anno li avrei potuti investire con rendimento al 7% nei 20 anni gli incentivi al FV costeranno a me privato cittadino molto di più di 912 € (e di 1200 €) a valori 2012 in quanto quei soldi li difenderei dall’inflazione e ne trarrei ulteriore profitto.
Quello che non capisco è appunto perchè i 20 anni di incentivi dovrebbero complessivamente costarmi 770 euro (a valori 2012, applicando il tasso di sconto sociale al 5%).

#8 Dario Faccini on 06.26.12 at 12:13

“i 60 euro prelevati ogni anno li avrei potuti investire con rendimento al 7% nei 20 anni gli incentivi al FV costeranno a me privato cittadino molto di più ”

No, le costeranno molto di meno se effettua nel frattempo l’investimento al 7%. I 60 euro che spenderebbe nel 2022 potrebbe accantonarli per 10 anni in titoli al 7%, ottenendone circa 120, alla scadenza, a quel punto metà serviranno per pagare il contributo in bolletta mentre l’altra metà se li potrà tenere. Quindi a partire dai soldi che ha nel 2012, il cui valore viene riportato nel 2032, ne spenderà circa la metà. Oppure: riportando al 2012 la spesa che effettuerà nel 2022 spenderà circa 30 euro.

In generale è sempre meglio dilazionare le spese, e anticipare gli incassi, no?

Saluti

Dario Faccini

#9 gbettanini on 06.26.12 at 12:27

Appunto… il suo ragionamento si basa sull’accantonamento di denaro oggi in funzione del pagamento di incentivi per i prossimi 20 anni.
Nella realtà le spese per gli incentivi saranno prelevate dal reddito disponibile di cittadini ed aziende…. e quindi gli incentivi che pagherò nel 2022 saranno prelevati dalle spese correnti 2022.
L’attualizzazione andrebbe quindi fatta considerando l’inflazione e quindi le spese totali per incentivare il FV 2012-2031 saranno pari a 88.2 miliardi (tasso 3%) o 96.3 miliardi (tasso 2%).

#10 Dario Faccini on 06.26.12 at 13:01

No, non è strettamente necessario un accantonamento, in generale in Economia si assume che il denaro futuro abbia meno valore di quello presente perché in futuro saremo più ricchi, cioé percepiremo anche un reddito reale maggiore. Può essere opinabile questa previsione intrinseca, ma è accettata in ambito economico per via della sua esistenza nel passato. In realtà potrebbe capitare esattamente l’opposto, ma questo ci porta fuori tema. Comunque l’uso di un tasso di sconto piuttosto che un altro non è particolarmente rilevante ai fini di questa analisi perché viene applicato sia sulla colonna 1 che sulla 3, bilanciando il suo effetto sia sui costi che sui benefici.

Saluti

Dario Faccini

#11 roberto on 06.26.12 at 14:19

Io non posso installare il fotovoltaico a casa mia, sono poi stanco di sentire il mio vicino che dice che il FV è il miglior investimento perchè “si fanno più soli che con i BOT e che con le obbligazioni”, io non voglio più pagare soldi con la mia bolletta per far fare soldi gli altri.
Se con il solo risparmio sulla bolletta non c’è convenienza nell’installare il fotovoltaico, bene CHE NON SIA PIU’ INCENTIVATO. Non si può comperare l’energia da chi ha il FV a prezzi fuori mercato per farli rientrare dell’investimento.
Non voglio più dare una lira per questo.

#12 gbettanini on 06.26.12 at 17:58

Mi scusi ma credo che in questa analisi l’utilizzo di un tasso invece di un altro sia particolarmente rilevante, il costo degli incentivi al FV dipendentemente dal tasso passa da 72 ad 88 o 96 miliardi (utilizzando rispettivamente 5%,3% e 2%).
Un aumento del valore del tasso comporta un deciso abbassamento della colonna costi (1) ed un aumento della colonna benefici (3). Quindi non mi sembra che l’usare lo stesso tasso nelle colonne 1 e 3 permetta di bilanciarne gli effetti… anzi.

#13 Dario Faccini on 06.26.12 at 20:09

Tutt’altro. Sia costi che benefici sono quantità poste nel futuro, quindi l’applicazione di un tasso di sconto ha l’effetto di ridurne il valore riportandolo a quello presente.
Se è interessato, il valore non scontato della colonna 1 è 112,84 miliardi di euro mentre quello della colonna 3 è circa 83,5 (2,2+30+15,24+36).
In realtà l’uso di un tasso di sconto elevato ha l’effetto di penalizzare un pò più i benefici rispetto ai costi, in virtù del maggiore arco di tempo in cui i primi faranno sentire gli effetti rispetto ai secondi: 30 anni rispetto ai 20 dell’incentivo.

Saluti

Dario Faccini

#14 Fotovoltaico: i conti della bolletta tornano | Sostenibilità Ambientale degli Edifici e Risparmio Energetico | Scoop.it on 06.26.12 at 22:18

[…] http://www.aspoitalia.it – Today, 1:22 PM […]

#15 gbettanini on 06.27.12 at 07:41

Mi scusi, il parco fotovoltaico italiano nell’arco dei prossimi 20 anni produrrà energia elettrica. Per stabilire il valore di questa energia nel futuro si può ragionare solo per scenari ma è molto probabile che il prezzo del kWh aumenti almeno in modo tale da compensare l’inflazione. Quindi se il valore dell’energia prodotta nel 2012 è 100 questo valore sarà almeno 100 (a valori 2012) anche negli anni seguenti. Non sembra molto ragionevole attualizzare al ribasso qualcosa che con tutta probabilità manterrà costante o aumenterà il proprio valore.
Ciò che invece andrebbe a mio parere attualizzato al 5% sono proprio i 24.7 miliardi di euro che lo Stato spenderebbe oggi per installare 13 GWp di fotovoltaico.
Non ha infatti molto senso confrontare questa cifra con i benefici a 20 anni se non si considera quanto avrebbe potuto rendere questa cifra investita altrove nel settore pubblico (e qui appunto entra in gioco il tasso di sconto sociale).

#16 Fotovoltaico: i conti della bolletta tornano | Urbanistica e Paesaggio | Scoop.it on 06.27.12 at 10:26

[…] http://www.aspoitalia.it – Today, 1:30 AM […]

#17 Fotovoltaico: i conti tornano? « Energia & Motori on 06.27.12 at 16:17

[…] voci fondamentali. L’ultimo che mi è capito di leggere, in ordine temporale, si trova sul sito di ASPO. Vediamone risultati e metodo più in […]

#18 Giacomo on 06.27.12 at 17:12

Buonasera, ho letto l’articolo e l’ho trovato molto interessante. Ho una domanda relativa alla seguente affermazione dell’autore:”se ipoteticamente oggi lo Stato spendesse 27 miliardi di tasca sua per installare altri 13GW di fotovoltaico, i benefici indiretti (parte colorata colonna 3) e diretti (valore elettricità prodotta, parte trasparente) sarebbero nell’ordine dei 44 miliardi.”
Non sarebbe opportuno considerare nel caso di altri 13GW installati un beneficio ridotto sul peak shaving rispetto a quello ottenuto con i primi 13GW? Inoltre non sarebbe anche opportuno mettere in conto i costi aggiuntivi dovuti al necessario potenziamento della rete elettrica a seguito della nuova potenza immessa?
Grazie
Giacomo

#19 Dario Faccini on 06.27.12 at 19:05

Caro Giacomo lei ha perfettamente ragione. Mi sono permesso questa affermazione perché sono stato alquanto conservativo sul peak shaving rispetto a quanto dedotto dai primi studi.
In particolare l’analisi svolta nella primavera 2011(http://www.lamma.rete.toscana.it/sites/all/files/ARS_129_estratto_0.pdf), tra gli altri anche da un altro socio Aspo, il dott. Francesco Meneguzzo, assegna un valore di risparmio di 125 euro per ogni MWh prodotto dal fotovoltaico, corrispondenti a circa 1,5Ge complessivi su base annua.
Per semplicità di esposizione, il valore che ho scelto nell’analisi è di 1Ge/a che vuole essere intermedio tra i primi 13GW già realizzati e quelli ipotetici successivi, considerando implicitamente quindi, per questi ultimi, un effetto di peak shaving tre volte inferiore a quanto già prodotto.
Nella realtà le colonne dei benefici sono invece due: la prima alta oltre 51Ge (relativa ai 13GW già installati); la seconda pari a quasi 37Ge (relativa ai prossimi ipotetici 13GW). A livello discorsivo ho preferito semplificare unendo le due colonne in una sola.
Per quanto riguarda il necessario potenziamento della rete elettrica Lei ha ragione ad indicarlo come un costo aggiuntivo, ma non relativo all’utilizzo del fotovoltaico per due motivi:
1) l’utilizzo di fonti intermittenti e diffuse obbliga ad un ripensamento della gestione della rete elettrica, ma questo attualmente sembra una priorità più per la fonte eolica che non per quella fotovoltaica. Per il fotovoltaico poi questa gestione può essere realizzata in una certa misura con modelli previsionali atmosferici senza intaccare la struttura della rete.
2) La scelta di puntare su rinnovabili elettriche intermittenti non è casuale, è strategica per affrontare il progressivo esaurimento delle fonti fossili e limitare l’impatto climatico delle attività antropiche. Se la rete elettrica dovrà essere progressivamente ampliata e ammodernata, ciò sarà dovuto principalmente al progressivo spostamento degli usi finali dai combustibili all’elettrico. Basti pensare che per una mobilità elettrica al 100%, la rete elettrica dovrebbe quasi raddoppiare. Quindi non è corretto imputare questo costo alle rinnovabili, in quanto si sarebbe sostenuto anche se a livello nazionale si fosse adottata una poltica energetica che prevedesse l’uso del nucleare.

Cordiali saluti

Dario Faccini

#20 greg on 06.29.12 at 20:29

Trascurate un fatto: il fv aggiunge costi fissi di impianto ma NON toglie nulla dei costi fissi delle centrali gia’ installate facendone peraltro diminuire il fattore d’uso e aumentadone quindi i costi per kWh prodotto. Ne consegue che il fv puo’ solo far aumentare il costo medio del kWh e non diminuirlo.

si veda questo video con l’intervento di Agostino Conte

http://www.youtube.com/watch?v=8VRqdidSlYA

Intervento di Agostino Conte, vice presidente del Comitato tecnico energia e mercato Confindustria, al convegno “Il mercato insidiato dell’energia, tra successi, sussidi, oneri, decarbonizzazione, corsa tecnologica e privatizzazioni incompiute” organizzato dai Radicali a Roma il 12 aprile 2012.
Licenza Creative Commons di RadioRadicale.it

#21 Dario Faccini on 07.01.12 at 11:01

Non l’ho trascurato, semplicemente per ora non è monetizzabile.
Infatti:
1) Non si sa quanto sia ora
2) Non si sa per quanti anni sia da imputare (prima o poi le centrali più vecchie ed inefficienti chiuderanno? Quando?)
3) Non si sa quanto sia la quota scorporabile per il solo fotovoltaico (verosimilmente anche l’eolico ha lo stesso effetto, per non parlare del biogas)

Se è in grado di rispondere a queste domande sarò felice di aggiornare il grafico. Tenga comunque presente che, come già detto, mancano alcuni benefici, ad esempio l’occupazione, per cui dovrebbe esserci una compensazione totale o almeno parziale.
Un ulteriore elemento di riflessione si ritrova poi nel video da lei indicato: non solo è “aumentato” il prezzo dell’elettricità, ma anche quello del gas. Stranamente di questo non si parla mai, quasi che fosse più corretto spiegari gli effetti a breve invece che ricercare le cause e i trend di lungo periodo, sui quali le rinnovabili diventano strategiche.
Andiamo allora a vedere la relazione annuale dell’AEEG (http://www.autorita.energia.it/allegati/relaz_ann/12/ra12_1.pdf).
A pagina 21 c’è l’aumento dei prezzi europei del gas negli ultimi due anni e mezzo: da meno di 60 a più di 80 ($/MBTU). A pag 53, la tabella evidenzia come quasi il 50% delle produzione elettrica nazionale sia dovuta a centrali a gas. E allora mi chiedo: il Sig. Agostino Conte quando cita gli aumenti del prezzo dell’elettricità industriale, ha considerato il maggior costo della materia prima per i CCGT(centrali a ciclo combinato)? Non mi sembra da poco, a occhio direi più di un 10%.
A pag 37, nel grafico in alto, si nota come il gas che circola nell’hub italiano (PSV) sia sempre molto più alto di quello che circola negli altri hub europei.
A pag 40, si dimostra come il prezzo dell’elettricità per usi industriali in Italia sia uguale, se non minore, di quello tedesco per consumi superiori ai 2GWh/a (per il gas la situazione è ancor più eclatante).

Insomma, bisogna andarci piano con le dichiarazioni fatte dai “portatori di interesse”.

Cordiali saluti

Dario Faccini

#22 greg on 07.01.12 at 20:47

1)il costo degli impianti piu’ incentivi
2) il fv non sostituira’ nessuna centrale a gas e queste dovranno essere rimpiazzate per produrre quando il fv non produce soprattutto d’inverno con il brutto tempo
si veda cosa ha prodotto d’inverno il fv tedesco http://www.sma.de/en/company/pv-electricity-produced-in-germany.html
3) costo degli impianti piu’ incentivi

punti 1 e 2 da spalmare sui kWh consumati

http://www.energy.eu/

End-user energy prices for industrial consumers. Consumption: 20 GWh/year (± 50%
Country € per kWh Electricity
France € 0.0697 al ~80%nucleare
Germany € 0.1195 al ~50%carbone
United Kingdom € 0.1019 al ~50% gas
Sweden € 0.0770 idro e nucleare
Italy € 0.1409 ~50%gas il piu’ alto di tutta l’UE

L’occupazione aggiuntiva sostenuta dalle tasse (incentivi) NON e’ sana occupazione perche’ sottrae soldi da spendere in beni e servizi nel libero mercato che e’ il vero e proprio motore della ricchezza e quindi vera fonte di imponibile e non partita di rigiro

cordialmente

#23 Dario Faccini on 07.02.12 at 09:58

A parte un’originale modo di intendere la lingua italiana, rilevo una certa confusione nel proporre spunti e poi rielaborarli sommando quantità valutarie che non dovrebbero essere mai messe insieme.
E’ sicuro di credere in quello che ha scritto? Che c’è un aumento del PUN dovuto al “costo degli impianti[fotovoltaici] piu’ incentivi”?
Altrimenti deve spiegarsi un pò meglio.
Cordiali saluti
Dario Faccini

#24 greg on 07.03.12 at 08:08

E molto semplice. Possiamo installare non 12 ma 20 o 30 o 60 GWp. Quanti impianti teromelettrici cio’ permette di dismettere? Nessuno. Quindi i costi addizionali di impianti fissi vanno ad aumentare facendo di conseguenza la porzione del costo del kWh relativa ai costi fissi di impianto. Conte l’ha detto gli aumenti del costo del kWh hanno semplicemente cambiato la fascia oraria. Se poi abbiamo un sovracosto dovuto agli incentivi che sono solo una tassa con un nome diverso i costi sono ancora maggiori. Non c’e’ scampo.

E’ come avere un’auto per fare 20000km l’anno e poi comparne un’altra (avendone quindi 2 automobili) e usarle tutte e due per fare sempre 20000 km l’anno. Dovendo mantenere 2 automobile e le spese complessive per percorrere 20000km l’anno aumenteranno facendo quindi aumentare il costo per km percorso.

#25 Dario Faccini on 07.03.12 at 13:36

Avevo capito bene quindi. Le sue risposte ai punti 1,2 e 3 non sono quindi corrette in questo contesto, in quanto:
a) nell’analisi che ho condiviso gli incentivi sono già considerati
b) lei considera la situazione della struttura elettrica della rete “cristallizzata”. Sappiamo invece che siamo alle porte di una rivoluzione elettrica, in cui sistemi di previsione basati su modelli meteorologici, gestione intelligente della domanda e sviluppo degli stoccaggi andranno proprio nella direzione di permettere di ottenere anche un credito di potenza dalle fonti rinnovabili intermittenti e non programmabili.
Va inoltre considerato che un mix energetico così sbilanciato verso il gas, come quello italiano, è insostenibile sul lungo termine. Quindi l’attuale struttura di rete, con pochi grandi produttori e molti consumatori è destinata a cambiare. Mi spiace per chi ha fatto degli investimenti, ma è comunque da più di un decennio che si parla di Cambiamento Climatico e Picco del Petrolio, in qualche modo le informazioni erano pubbliche.
I costi che lei indica, ripeto sono reali, ma non dureranno a lungo, in quanto le centrali meno produttive saranno presto messe fuori mercato, se non dal fotovoltaico anche dalle altre rinnovabili (eolico, biogas) che non seguono certo il sole.

Tornando al sig. Conte, dovrebbe puntare maggiormente sull’efficienza energetica, cioé diminuire i propri consumi. Aziende che l’hanno fatto per tempo, circa 8 anni fa, ora ne godono i vantaggi competitivi (es ST Microelectronics).

Cordiali saluti

Dario Faccini

#26 greg on 07.03.12 at 17:51

Nesuna rete di distribuzione per quanto intelligente (e non esistono ancora esempi su vasta scala) potra’ mai distribuire elettricita’ che non viene prodotta quando tale elettricita’ viene richiesta. Il picco delle 19 di sera nel mese di dicembre e’ di 55GW in produzione. http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=8xH%2fL9nEEKc%3d&tabid=418&mid=2501 Lo vogliamo abbassare con la smart grid ammesso che sia possibile ? Abbassiamolo a 50? 40? Qualcuno mi sa spiegare quale contributo possono dare fv ed eolico alle ore 19 nel mese di dicembre in un periodo di bonaccia?

#27 Dario Faccini on 07.06.12 at 13:51

Nella sua ipotesi che con politiche di gestione della domanda si abbassi il picco invernale a 50GW, allora abbiamo una eccedenza di potenza installata che è il doppio (http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=zbW%2BJ05Lwcw%3D&tabid=418&mid=2501). Come le dicevo appunto, è destino che le centrali più inefficienti debbano chiudere nei prossimi anni, rinnovabili o no. Quindi i costi che lei imputa, saranno in rapida contrazione per via dell’aumento delle ore equivalenti di funzionamento delle centrali rimanenti.
Per quanto riguarda la sua nuova domanda se un rete potrà andare solo a rinnovabili, questa è una domanda che è fuori tema in questa discussione. Comunque finché non ci sarà un eccesso di energia rinnovabile non ci sarà interesse ad iniziare ad accumularla. Personalmente credo di più nello spostamento dei carichi. Chi ha un impianto fotovoltaico impara subito a cambiare il proprio profilo di consumo facendolo coincidere il più possibile con quello di produzione dell’impianto. E questo è un fenomeno che si propaga assieme al fotovoltaico stesso. Quindi io credo che quei 50 GW possano anche diventare 30, senza grosso sforzo. Ma ripeto, ciò esula dall’oggetto della discussione.

Cordiali saluti

Dario Faccini