Toh… Riecco la Eolo!

di Ugo Bardi

Vi ricordate la macchina ad aria compressa? Si, proprio quella.. La sua prima apparizione risale al 2001, quando destò molta sensazione e parecchi pre-ordini. Poi, è sparita, è rispuntata, è sparita di nuovo molte volte. Una specie di piccolo fantasma su strada che fa “Buh!” ogni tanto.

Bene, l’ultima apparizione del fantasmino Eolo risale a qualche giorno fa, come riportato su “Repubblica.” Stavolta, l’ectoplasma si presenta in forma ovoidale con un paio di novità: la prima è il sostegno della Tata Motors, ditta automobilistica indiana, la seconda è la presenza di un bruciatore interno che dovrebbe risolvere il problema del congelamento dei tubi quando l’aria compressa immagazzinata si espande.

Delle due novità, quella del bruciatore interno non lo è affatto. Già in almeno una delle molte incarnazioni della Eolo, il bruciatore era presente, salvo poi a dire nella penultima che non ce n’era bisogno e poi ritirarlo fuori oggi. Per quanto riguarda il sostegno della Tata Motors, bisogna vedere quanto è come si materializzerà in pratica. A proposito del concetto di motore ad aria compressa, l’avevo analizzato in un certo dettaglio in un articolo comparso su ASPO-Italia nel 2005. I miei calcoli parlavano di un immagazzinamento di energia nell’aria compressa dell’ordine di 30-40 Wh/Kg in ipotesi estremamente ottimistiche, ma molto probabilmente assai inferiore. Questi sono valori già inferiori a quelli delle batterie al piombo e sono ridicoli rispetto a quelli delle batterie al litio per le quali si parla oggi di valori 10 volte superiori. La comparazione diventa ulteriormente svantaggiosa per il veicolo ad aria compressa se pensiamo che i motori elettrici sono normalmente più efficienti di qualsiasi altro motore meccanico. In sostanza, non è impossibile fare un veicolo ad aria compressa che faccia qualche chilometro a bassa velocità. Il problema è che le sue prestazioni sono inaccettabili per la maggior parte degli usi pratici anche se non è escluso che si possa trovare qualche nicchia molto particolare in cui un veicolo del genere potrebbe trovare applicazione.

Quello che stupisce sempre a proposito di queste cose è come queste “non-notizie”, trovino risonanza sulla stampa e sul web. Deve dipendere dal fatto che questi qui ci sanno fare con la pubblicità virale (il loro slogan, anni fa, era “La macchina ad aria compressa è volata via”) e sono bravi a presentarsi come vittime di un complotto internazionale ordito dalle compagnie petrolifere. Non sono i soli, è una strategia ormai abusata, ma sembra che funzioni sempre.

Insomma, sono 11 anni che ci dicono che la Eolo andrà in produzione l’anno prossimo. C’è anche chi ci crede ma, personalmente, mi sento giustificato se ne dubito fortemente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9 comments ↓

#1 Pippo on 06.11.12 at 09:45

A me stupisce anche un’altra cosa.
Ma come si fa a trovare finanziamenti e tenere in piedi un progetto per 11 anni senza alcun risultato concreto?
Non ho una risposta.

#2 roberto de falco on 06.11.12 at 10:56

per me li pagano i petrolieri per sfavorire il passaggio all’elettrico puro

#3 Ugo Bardi on 06.11.12 at 13:30

Eh, beh, caro Pippo. La risposta c’è, ma non la posso dire esplicitamente perché rischierei una causa per diffamazione. Ma se ci pensi sopra anche solo un minuto, la trovi da solo…… 🙂

#4 Davide on 06.11.12 at 14:53

Al di la’ della bufala “automotive” 🙂 vorrei chiedere un chiarimento sul principio di funzionamento. Nel documento del professor Bardi il fatto che l’aria espandendosi si raffredda mi sembra di capire che sia inteso come un problema (per via della perdita di energia) mentre invece mi sembra di ricordare che in una delle prime decrizioni della Eolo questo stesso fatto era presentato come un vantaggio in quanto facendo avvenire l’espansione in piu’ stadi si riusciva a “succhiare” calore, quindi energia, dall’ambiente, e questo ne aumentava il rendimento. Salvo poi introdurre un bruciatore a metano, il che mi fa dedurre non fosse poi una gran trovata….
In ogni caso…scartando l’applicazione stradale, non potrebbe essere una soluzione accettabile come sistema di storage stand-alone (abbinato a FV e minieolico ad esempio) dove peso e ingombro hanno importanza relativa? L’eventuale minore efficienza rispetto alle batterie potrebbe essere compensata dal minor costo?

#5 Ugo Bardi on 06.11.12 at 15:02

Davide, l’applicazione di cui parli esiste e si chiama CAEN (compressed air energy storage). Ne esiste anche una versione che si chiama “energy bag”.

http://www.energydigital.com/green_technology/energy-bag-offshore-wind-energy-storage

In tutti i casi, un po’ di calcoli portano a trovare che il problema è che se vuoi immagazzinare aria su scala medio-grande i costi del contenitore sono tali da rendere il tutto economicamente perdente. Per cui nel CAEN si immagazzina in caverne sotterranee, nelle “energy bag” si immagazzina in un pallone sottomarino. In entrambe i casi, si sfruttano le condizioni ambientali per evitare la necessità di un contenitore in acciaio da pressurizzare con tutti i costi e i rischi del caso.

#6 Bricke on 06.14.12 at 14:25

Pippo la MDI ha, in tutti questi anni, continuato a vendere le licenze per poter produrre i veicoli o i generatori, senza poi fornire le informazioni per iniziare la produzione.

Forse gli incassi di queste licenze bastano sia per pagare le cause legali che per andare avanti in questo progetto al limite della bufala…

#7 Franco Noce on 06.14.12 at 18:42

“anche se non è escluso che si possa trovare qualche nicchia molto particolare in cui un veicolo del genere potrebbe trovare applicazione”
Pensi che potrebbe essere interessanti per piccoli veicoli adibiti a trasporto refrigerato in città? visto che hanno tutta quell’aria gelida ..
Franco

#8 fra on 06.25.12 at 23:35

“anche se non è escluso che si possa trovare qualche nicchia molto particolare in cui un veicolo del genere potrebbe trovare applicazione”

Considerate due cose:
1. in india fa caldo
2. in india il trasporto per eccellenza e’ l’autorisha ( ape cross ) che fa tra i 50/70 km/h …

C’e’ da dire che sarebbe un risha di lusso … di solito sugli ape cross ci entrano in media 4/5 persone + autista …
Staremo a vedere

#9 ximena on 07.08.12 at 21:16

i sottili modi di drmsricinaie o far pesare la scelta, ci sono ancora. Ben celati, certo. Ma ci sono.D’altronde finche9 c’e8 gente che, pur non credente, decide di avvalersi mugugnando per 1. non far pesare la scelta ai figli, 2. non vuole che i figli stiano in mezzo agli extracomunitari durante le ore alternative (giuro, sentita di persona) non se ne uscire0 mai.