Kitegen: a che punto siamo?

di Ugo Bardi

Il Kitegen, nuova tecnologia eolica di alta quota, ha effettuato in questi giorni i primi voli controllati del sistema detto “Stem” in una configurazione vicina a una che potrebbe produrre energia utile. Ne potete vedere un filmato qui. Pur con tutte le cautele del caso, è un progresso che fa ben sperare. E’ tempo, allora, di riassumere un po’ la situazione.

 

Il mio collega (e amico) Antonio Turiel ha pubblicato qualche mese fa un post dal titolo “non ci sono miracoli nella scienza.” E’ un’affermazione profondamente corretta, come si rendono conto tutti quelli che si occupano professionalmente di ricerca e sviluppo. Purtroppo, la crisi in cui ci troviamo ha spinto invece molta gente a ridursi a sperare nei miracoli. Sarebbe bello se si potesse ottenere energia in abbondanza ignorando le leggi della fisica e mettendo insieme aggeggi strani, ma, alla fine, uno si trova in mano soltanto delle grandi delusioni.

Nel mondo reale, lo sviluppo di nuove tecnologie richiede tempo, fatica e risorse; oltre alla consapevolezza che non si possono fare miracoli. Ma le prospettive sono buone per chi lavora seriamente. L’energia solare che arriva tutti i giorni sul nostro pianeta è circa 10.000 volte più grande di quella che produciamo oggi in tutto il mondo. Se riusciamo a sfruttarne anche una piccolissima parte, e a sfruttarla saggiamente, non ci sono e non ci saranno problemi energetici per il futuro.

Ci sono molti modi per sfruttare questa energia che si manifesta principalmente in forma di sole e di vento. Fra queste, le turbine eoliche tradizionali sono una tecnologia che funziona abbastanza bene, ma possono sfruttare soltanto quella frazione di vento che soffia ad altezze che si possono raggiungere con una torre eolica. Quasi tutto il vento, con tutta la sua energia, sta molto più in alto. Allora, nasce l’idea di andare più in su, mandando in quota un aquilone per raccogliere l’energia e trasmetterla a un generatore a terra.

Questo è il concetto di base dell’idea dell’ “eolico di alta quota” di cui il Kitegen è una realizzazione pratica. A partire dall’idea iniziale di Massimo Ippolito, il progetto Kitegen si è gradualmente sviluppato fino ad arrivare al punto attuale, quando, proprio in questi giorni, abbiamo visto i primi voli del sistema detto “Stem” in una configurazione abbastanza simile a quella che potrebbe essere un sistema operativo.  E’ un risultato che fa ben sperare nel futuro di una tecnologia che potrebbe avere eccellenti efficienze di conversione.

Il Kitegen non è il solo progetto in corso nel mondo – anche se è fra i più avanzati –  sul concetto di “eolico di alta quota.” Ce ne sono molti altri e l’idea si sta espandendo rapidamente. Se andate a vedere il sito dell’ultimo congresso internazionale a Leuven nel 2011, vi potete fare un’idea del rapido sviluppo della tecnologia.

Come sempre, tuttavia, occorre una certa cautela. La tecnologia eolica di alta quota è estremamente promettente ma ancora a uno stadio iniziale. Ci vorrà ancora tempo prima di validarla e arrivare a una commercializzazione. Questo richiederà anche investimenti non piccoli – non c’è niente di gratis a questo mondo; nemmeno i miracoli.

Se poi la tecnologia dell’eolico di alta quota manterrà tutte le sue promesse, sarà un grande risultato. Ma non facciamo l’errore di sperare nei miracoli. Dobbiamo comunque ricordarci che viviamo su un pianeta finito e che nessuna tecnologia ci potrà mai permettere di continuare a crescere all’infinito. Teniamolo presente e andiamo avanti.

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Trovate qui il blog del kitegen. Qui e qui trovate due miei articoli che descrivono il potenziale dell’eolico di alta quota.

 

 

 

21 comments ↓

#1 Mario on 05.19.12 at 17:57

Io credo che il mondo scientifico abbia gli strumenti per capire quale idea è buona, quale va perseguita e sostenuta. Ad esempio, dopo i primi esperimenti del gruppo di Fermi si cominciò a intravedere la possibilità di sfruttare l’energia dei legami nucleari. Pertanto alcuni scienziati e professori, Leo Szilard e Albert Einstein in primis, si attivarono e si esposero verso il presidente Roosevelt per indurlo a finanziare le ricerche. Troviamo una situazione analoga per il progetto Apollo, con von Braun e Kennedy.

Ecco, ritengo che oggi dal punto di vista della comprensione del fenomeno dell’eolico di alta quota ci troviamo in una situazione migliore, perché i concetti di potenza di un fluido, di portanza e di resistenza di un profilo alare sono alla portata di un pubblico già molto numeroso. Sappiamo anche dello stato di avanzamento delle tecnologie riguardo ai materiali e al software. Siamo in grado di valutare quali configurazioni (vele, generatori, cavi e attuatori) sono le più promettenti. Mentre ai tempi di Roosevelt la comprensione di certi fenomeni come le sezioni d’urto, le energie di legame, la reazione a catena era patrimonio veramente di pochi eletti. Ma forse all’epoca il clima culturale era diverso.

#2 Livio Varalta on 05.20.12 at 11:53

http://fusionefredda.wordpress.com/2012/05/10/yogi1/?replytocom=6286#respond

renato scrive:
maggio 20, 2012 alle 9:57 am
Hanno anche loro tre miracoli:
– la “superficie spazzata” fatta pari all’ area sulla quale può evolvere il kite;
– la “velocità di uscita dei cavi” fatta pari alla velocità tangenziale dell’ aquilone;
– il “Kite Power Factor”, fattore di moltiplicazione arbitrario.
Poi ci sono numerosi semplici prodigi come la non applicabilità del limite di Betz, il volo controvento, la produttività media calcolata sulla potenza di picco su 5-6-7 000 ore/anno, il fattore di conversione energia cinetica del vento/energia elettrica immessa in rete 1, EROEI 1 500, eccetera.
Ah, dimenticavo: efficienza aerodinamica del kite fatta pari all’ efficienza di conversione dell’ energia cinetica del vento in energia meccanica sui tamburi dei cavi.
Queste sono secondo me le difficoltà teoriche, poi ci sono quelle tecnologiche: considerano particolarmente ben riuscito il volo di domenica scorsa, che è durato circa 60 secondi ed è terminato in crash.

Ugo, discolpati!

#3 Ugo Bardi on 05.20.12 at 12:19

Renato, le obiezioni che fai sono state ampiamente discusse nella sezione dei “commenti” dei due articoli in inglese che ho linkato.

Riassumendo la sostanza del dibattito che si è svolto in quella sede, sono complessivamente obiezioni sensate, ma nessuna è critica e qualcuna non è nemmeno tanto sensata. Per esempio, non mi risulta che nessuno abbia sostenuto che il limite di Betz non vale per il kitegen. E’ vero che c’è stata una discussione su questo punto a “http://www.kitegen.com/en/2012/03/22/the-max-planck-is-scared-to-fly/” ma se la leggi bene, Ippolito non dice affatto che il limite di Betz non vale per il Kitegen.

A parte i dettagli, in ogni caso, è vero che c’è gente che ha preso verso il kitegen lo stesso atteggiamento fideistico che altri hanno preso verso l’E-Cat di Rossi. Questo è molto male perché poi si arriva a delle esagerazioni. La conseguenza certe volte è una reazione di scetticismo. E’ comprensibile ma, a mio parere, prematura verso una tecnologia che si basa su principi fisici noti.

Quindi, attenzione! Non facciamo con il Kitegen gli stessi errori fatti dai fanatici della “free energy”. Il punto che facevo nel mio post è che il Kitegen non è una macchina miracolosa. E’ un sistema promettente ma dobbiamo ricordarci che è ancora in corso di sperimentazione. Non sappiamo che tipo di prestazioni potrà dare e non lo sapremo finché non avremo un prototipo che produce energia per un certo tempo. Fino ad allora, parlare di EROEI è una valutazione che va presa, come si suol dire, “con le molle.” Serve solo a darci una prospettiva di quello che teoricamente si potrebbe ottenere, ma che, ovviamente, non è affatto detto che sia ottenibile.

Personalmente, ritengo che l’eolico di alta quota meriti una possibilità di dimostrare quello che è in grado di fare. Lasciamoglielo dimostrare, poi valuteremo meglio.

#4 Ugo Bardi on 05.20.12 at 12:27

Ah…. come ulteriore commento; è interessante il punto che fa Renato sui “tre miracoli.” Ma, a mio parere c’è una differenza fondamentale fra i miracoli di Preparata e quelli che Renato propone come, diciamo, “i tre miracoli di Ippolito”.

I miracoli di Preparata sono assolutamente cruciali per l’esistenza stessa della LENR o fusione fredda (o simili). Niente miracoli – niente fusione fredda. I “miracoli di Ippolito” sono valutazioni di efficienza. Niente miracoli, efficienza minore, ma il sistema produce comunque energia.

Ma, in effetti, è proprio quello che dicevo: il kitegen non è un miracolo, è un sistema in corso di sperimentazione.

#5 Livio Varalta on 05.20.12 at 14:41

http://fusionefredda.wordpress.com/2012/05/10/yogi1/#comment-6295

PAM scrive:
maggio 20, 2012 alle 1:39 pm
Ad integrazione di quanto detto da renato segnalo che il responsabile di kitegen è tutt’altro che estraneo alla politica. Per anni ha scritto sul forum di radioradicale dando ad intendere di essere radicale e facendosi promuovere nelle istituzioni (credo anche UE) da esponenti radicali. Ricordo anche i suoi appelli continui per avere finanziamenti pubblici ripetuti sui mezzi di comunicazione fino alla fine degli anni 2000. Suppongo abbia avuto successo perchè ad un certo punto ha smesso dicendo qualcosa come “adesso non abbiamo più bisogno di pubblicità”.

Ugo,
immagino spiegherai che è lecito e normale chiedere fondi, è il progetto e la la modalità che fa la differenza…
Ciao
Livio

#6 Ugo Bardi on 05.20.12 at 15:23

Avevo risposto sul forum di Franchini, copio e incollo qui

Scusa, PAM, ma questo è un commento molto, molto antipatico e scorretto. Che Massimo Ippolito sia stato (e forse lo è ancora) iscritto ai radicali è cosa nota e mai nascosta a nessuno. Se tu pensi che abbia usato questa sua appartenenza per farsi finanziare in modo illecito, allora devi tirar fuori qualche dato che lo dimostri, o perlomeno ne dia indicazioni; altrimenti è pura calunnia. Ma, pensaci bene, se il tuo obbiettivo politico fosse di farti finanziare un imbroglio, proprio ai radicali ti iscriveresti???

Ippolito ha anche pieno diritto di promuovere i suoi progetti mediante i canali normali di valutazione tecnico-scientifica, per esempio con l’UE. Se ritieni che ci sia qualcosa di illecito, esplicitalo, ma altrimenti si rimane al livello di calunnie e dicerie.

#7 roberto doliana on 05.21.12 at 09:50

Ho seguito il progetto di ippolito fin dal 2007. Quello che posso dire è che pur tra mille difficoltà ed aggiustamenti successivi, come è logico per qualunque protocollo sperimentale ed innovativo, in 5-6 anni, tempo piuttosto breve nella ricerca anche considerando gli scarsi finanziamenti, ha fatto costanti progressi sempre in coerenza con l’idea originale, al contrario di progetti faraonici finanziatissimi tipo makani e maggen, che o sono già falliti (il secondo), o dei quali non si capisce pressochè nulla (il primo). Fino a qualche mese fa un volo di 60 secondi in quasi completo automatismo era ad esempio quasi impensabile, oggi lo ripetono con discreta disinvoltura.
Saluti roberto d.

#8 Ugo Bardi on 05.21.12 at 12:47

Scusate, ma sto ricevendo dei commenti che sono veramente inaccettabili. Non è possibile che Roberto Doliana, che si firma con nome e cognome, venga accusato di secondi fini e interessi nascosti da uno che si firma “Pinco Palla”.

Questo non è corretto e non è serio. E’ una forma di delazione anonima degna dei tempi di Stalin e compagni. Se pensate che l’eolico d’alta quota non funziona, bene, spiegate perché. Ma non accusate chi ci ha investito un po’ dei suoi soldi di avere oscuri interessi. Soprattutto, non lo fate dalla falsa sicurezza dell’anonimato.

Queste sono tattiche disperate di gente che è priva di argomenti e quindi non gli rimane altro che attaccare le persone. E’ una tattica vecchia come il mondo; purtroppo c’è ancora chi la usa e chi ci casca

#9 roberto doliana on 05.21.12 at 13:25

Vorrei dire in aggiunta al sig. Troll Palla che molti come me hanno contribuito al finanziamento del progetto perchè vi hanno creduto e per accellerarne lo sviluppo, quando era praticamente solo sulla carta. Ciò che era convincente era il grande sforzo messo in atto dal team per spiegare la propria idea, dando la possibilità a chiunque di fare delle valutazioni. All’opposto ricordo la pagina web di makani, costituita solo dalle foto e dai curriculum rutilanti di una ventina di giovani post-doc rampanti. è finita come è finita. Caro troll-palla, il mio post voleva solo affermare che il progetto si sta sviluppando secondo le linee previste e in tempi congrui, almeno per chi abbia un minimo di esperienza nel mondo della ricerca.

#10 Ugo Bardi on 05.21.12 at 13:30

Pinco Palla, è inutile che insisti. Se hai argomenti a favore delle tue tesi, presentali, altrimenti stai facendo soltanto una polemica basata su accuse infondate e infamanti. Perlomeno, presentati con nome e cognome, allora forse potremo discutere alla pari.

#11 Mario on 05.21.12 at 20:37

@Livio Varalda

Non si tratta di tre miracoli, ma di semplici osservazioni:

– E’ indubbio che il Kite puo’ spazzare un’area enormemente piu’ ampia di quella di una pala di una torre eolica.

– La velocita’ di uscita dei cavi NON e’ uguale alla velocita’ dell’aquilone che tu impropriamente la aggettivi come tangenziale

– Il kitePowerFactor e’ un fattore che viene fuori da semplici relazioni aerodinamicche e geometriche (teorema di Pitagora) e si applica anche a una pala di una torre eolica.

– Il limite di Betz, se proprio lo vuoi applicare, riduce solo il potenziale che di per se’ e’ molto alto, quindi se proprio lo vuoi applicare… ma ho l’impressione che tu manco lo conosci.

#12 Livio Varalta on 05.26.12 at 11:29

@Mario

Si, sono ignorantissimo, mi sto informando.
Quello che hai letto è un commento, riportato da me da un altro blog, scritto da renato…
Ah, ora capisco, il mio “Ugo, discolpati!” ti ha indotto a pensare alla mia condivisione…

#13 Livio Varalta on 05.26.12 at 11:33

http://fusionefredda.wordpress.com/2012/05/22/arata/

Livio Varalta scrive:
maggio 26, 2012 alle 10:59 am
Argomento: KITE GEN
http://22passi.blogspot.it/2012/05/wow-da-non-crederci.html#comment-form
MISTERO ha detto… 24 maggio 2012 12:13
Il Buon MISTERO, Armando De Para, Carneade, Camicia Nera, ecc, ecc scrive:
resta il fatto che ogni 2/3 anni si rigenerano costituendo nuove società per la raccolta fondi.
Questo è uno dei casi in cui il buon Livio Varalta dovrebbe occuparsi, visto che di passione gli piace fare questo, strano che ancora non lo faccia.
Lo faccio qui dove scrivo solitamente.
Cari MISTERO, Ugo Bardi,
Come potrete notare ho dichiarato la mia perplessità dal mio primo intervento, http://fusionefredda.wordpress.com/2012/05/10/yogi1/?
replytocom=6309#respond Livio Varalta scrive: maggio 20, 2012 alle 11:50 am ma ho dato fiducia perché non viene dichiarato in nessuna parte di violare le leggi della fisica, ne se ne inventano per l’occorrenza (es: non deformano lo spazio-tempo a piacimento).
Mi sono letto velocemente questi 3 documenti:
http://www.kitegen.eu/kitegen_info_dossier.pdf [1]
Chttp://nova.ilsole24ore.com/nova24ora/2009/07/aquiloni-energetici.html#more [2]
http://ioelatransizione.wordpress.com/2011/04/13/vi-racconto-una-storia-sul-vento/ [3]
ed altro in giro.
Devo ribadire le mie perplessità:
– quelle tecniche sono simili a quelle espresse da Mario Massa qui:
http://22passi.blogspot.it/2012/05/wow-da-non-crederci.html#comment-form
mario massa ha detto… 24 maggio 2012 23:53 e seguenti, confermate da Giancarlo http://fusionefredda.wordpress.com/2012/05/22/arata/ Giancarlo scrive: maggio 25, 2012 alle 9:16 pm e che ho trovato anche in altri siti.
In un prossomo commento specificherò meglio le mie considerazioni tecniche.
– Per quanto riguanda i finanziamenti pubbilici elencati a pag. 5 del documento [1] sembrano il risultato a partecipazioni a concorsi pubblici. Come è già stato detto, è il malizioso Camicia Nera che accomuna i finanziamenti ottenuti per vie legali con quelli ottenuti sfruttando la “vicinanza” politica e/o l’ignoranza dei politici stessi.
– Ho delle perplessità anche sul modo di presentarsi, troppo entusiasta, se non trionfalistico.
Il confronto con altri sistemi eolici andava fatto con parole, tabelle, grafici non con foto di pale eoliche miseramente crollate come nella foto di pag.8 di [1]. Siamo diventati molto maliziosi, chi consulta il documento nota la denigrazione più del confronto… vedi di volare tu, prima di…
Del docunento [3] vanno letti sopratutto i commmenti che mi lasciano ancora più perplesso: contrasti tra società che collaborano e si fanno concorrenza contemporeneamente. La vedo brutta almeno per i piccoli investitori.
Come vede, Caro MISTERO, non faccio sconti a nessuno. Mi faccia notare gli aspetti che non ho rilevato, documentati però, non sospetti velati ma fatti.
Ugo, dove posso informarmi per dissipare le mie perplessità o malintesi?

#14 Ugo Bardi on 05.26.12 at 14:14

Livio, come ho detto nel mio ultimo articolo, c’è chi ha preso il kitegen come un miracolo salvifico, facendo gli stessi errori che fanno i seguaci di Andrea Rossi. Purtroppo, questo atteggiamento è tipico di parecchia gente in questo momento difficile e, di conseguenzae, si leggono occasionalmente proclami esagerati anche per tecnologie che non si presentano come miracolose

A parte questo, in queste vicende conta sempre il lato umano per cui ci sono litigi, rotture, ricerca di nuovi partners e via dicendo. E’ purtroppo un fattore preoccupante in questo caso – come dicevo sono investimenti estremamente rischiosi. Ma non bisogna focalizzarsi unicalmente sul rapporto WOW-Kitegen. Il campo dell’eolico d’alta quota è molto vitale con nuoce idee che nascono spesso e che si sviluppano in modo promettente. Non resta che seguirlo nel suo sviluppo

#15 renato on 05.31.12 at 12:22

http://www.energeticambiente.it/eolico/1645408-kite-wind-kiwigen-generatore-eolico-alimentato-dal-movimento-di-aquiloni-qui-tutte-le-domande-e-dubbi-12.html – Massimo Ippolito ha scritto: “… L’efficienza aerodinamica delle ali in tela che abbiamo usato varia da 8 a 12, sarà possibile arrivare anche a valori di 70 con ali semirigide.

Quindi se supponessimo un’ala da 150 mq con una efficienza futuribile ma plausibile di 70 equivarrebbe allo sfruttamento di un fronte vento di 10500 mq, che a 8,8 m/s (800W/mq secondo la tabella AWEA) farebbero quasi 10 MW sottratti al vento per ciascuna ala …”.

E’ bene sig. Varalta che abbia deciso di interessarsene.

R

#16 Livio Varalta on 06.01.12 at 17:57

Renato scrive:
——–
E’ bene sig. Varalta che abbia deciso di interessarsene.

Grazie per l’autorevolezza morale che mi riconosce, se ho capito bene al Sua frase.
Vedrò di guadagnarmi anche l’autorevolezza tecnica, studierò.
Al “volo” le dichiarazioni di Ippolito sono comunque molto difficili da “digerire”.
Ho guardato, ed ascoltato con le cuffie, questo filmato
http://www.youtube.com/watch?v=raWyvOs0RZM
ascoltando rumori e dialoghi, sono sempre più perplesso…

Ugo, ma non c’è un “Camillo” dell’eolico d’alta quota?Devo proprio mettermi a studiare?

#17 Mario on 06.05.12 at 00:02

La potenza che si può estrarre da un metro^2 di fronte vento alla velocità v è 1/2 rho v^3. Se allarghiamo il fronte vento passando da un metro^2 a un km^2 allora la potenza estraibile è 10^6 volte quel valore (qui non si tiene conto del rallentamento del fluido dovuto all’ostacolo rappresentato dal generatore/vela, e del relativo fattore moltiplicativo)

I problemi che si incontrano non sono di ordine scientifico, ma tecnologico: siamo in grado di intercettare quel fronte vento? Abbiamo cavi e vele sufficientemente leggeri, resistenti ed efficienti? Siamo in grado di controllare il volo della vela? Non si tratta di scoprire nuovi fenomeni, o nuove teorie scientifiche; si tratta invece di coordinare svariate discipline che già propongono soluzioni autonome. C’è la scienza dei materiali che ha già prodotto materiali adatti, c’è l’elettronica che ci mette a disposizione capacità di calcolo sufficiente per il real time, c’è la teoria dei controlli che è molto avanzata e può gestire la non linearità del volo dell’aquilone.

Si tratta di creare una consapevolezza fra i nostri centri di ricerca, le nostre università, le nostre industrie tecnologiche, e fare in modo che si possa procedere lungo un percorso che non contiene incognite, ma delle difficoltà che si possono superare; così come è avvenuto quando fu presa la decisione di sfruttare l’energia nucleare o di andare sulla luna.

#18 renato on 06.06.12 at 10:24

Si tratta di creare una consapevolezza fra i nostri centri di ricerca, le nostre università, le nostre industrie tecnologiche, che per estrarre energia da un fronte vento di un chilometroqadrato ci vuole un aquilone di un chilometroquadrato. Oppure lubrificare cavi e vele con olio di serpente.

E’ forse lo stesso Mario che scriveva: “… Il dispositivo di Ippolito, come quello di Ruggero
Maria Santilli (su un altro fronte tecnologico)
promette energia quasi illimitata, a bassissimo prezzo
e pulita …”? (http://it.groups.yahoo.com/group/rientrodolce/message/872)
Può citare UN esperimento dove sia chiaro velocità del vento, superficie dell’ aquilone, tempo di volo, energia prodotta, e metodo di misura dell’ energia?

R

#19 Mario on 06.06.12 at 13:43

Renato, commetti un errore molto comune, cioè di considerare la vela come un paracadute. Tu immagini una vela che va col vento in poppa, mentre devi cercare di configurare il moto al traverso della vela. Anche le tradizionali turbine, che sfruttano il moto al traverso, presentano una superfice alare che è molto inferiore alla superficie che spazzano.

Se vuoi approfondire il concetto anche dal punto di vista numerico puoi leggere l’articolo di Miles Loyd, Cross Wind Kite Power
http://homes.esat.kuleuven.be/~highwind/wp-content/uploads/2011/07/Loyd1980.pdf

#20 renato on 06.06.12 at 19:19

Le pale delle tradizionali turbine sottraggono energia solo al flusso di aria che rallentano; se una turbina gira troppo lenta, parte del vento passa indisturbato e non cede energia alla macchina, se gira troppo veloce ogni pala lavora in un flusso disturbato dalla precedente (limite di Betz).

Del grande flusso che passa attraverso l’ area potenzialmente spazzabile dal kite, quanto ne viene rallentato? Mettiamo un kite che voli in cerchio in un vento di 10 m/s; se vola a 10 m/s, deve impiegare non meno di 1 s per tornare al punto di partenza, pena trovarsi nel flusso già sfruttato in partenza (limite di Betz).
Se vola a 20 m/s dovrà impiegare non meno di 2 s, e così intercetterà più metri cubi e estrarrà meno energia da ciascun metrocubo intercettato.
Che voli in cerchio o a otto o variamente, si troverà sempre (se non ripassa troppo presto su una posizione) in un flusso indisturbato, che non può essere variato né dalla velocity del kite né dall’ estensione della superficie potenzialmente spazzabile. Si può anche dire che il limite di Betz non è pienamente applicabile ai kite, per la la ragione che il kite, o un sistema di kite, al limite di Betz non ci si avvicina nemmeno un po’, e pertanto di tutto il flusso che passa dall’ area potenzialmente spazzabile ne viene rallentata solo una parte, proporzionale alla superficie del kite e indifferente alla dimensione dell’ area stessa.

Se la energia estraibile dipendesse dalla superficie spazzabile, allungando le funi del kite la forza su di esse dovrebbe aumentare, e questo non succede.
Inoltre due kite che condividessero parte dell’area da essi spazzabile dovrebbero sperimentare una diminuzione di forza sulle funi e nemmeno questo succede (succede solo se si avvicinano molto e quello sottovento entra nei rifiuti dell’ altro).

Per cui l’ energia estraibile dipende dalla superficie dell’ aquilone e non dalla superficie spazzabile, e fare entrare quest’ ultima nel calcolo della produttività del Kitegen è arbitrario.

R

#21 Mario on 06.08.12 at 20:22

Renato, prova a disegnare quello che hai provato a scrivere, perché ho l’impressione che le tue parole siano un po’ confuse; faccio fatica a capire quello che scrivi, non so gli altri. Nel documento che ti avevo linkato, fra i più autorevoli in materia, è scritto: “The kite’s motion would be approximately transverse to the wind, in the same sense that a wind turbine’s blade moves transverse to thewind. The crosswind airspeed of a kite with this trajectory is increased above the wind speed by the lift-to-drag ratio.”

Non capisco questo ragionare sul limite di Betz che entra in gioco quando si cerca di sottrarre, con una turbina tradizionale, una potenza che si avvicina a quella del tubo di flusso, perché chiaramente l’aria che entra deve in qualche modo uscire, e non si può annullare la sua velocità. Nel caso del kitegen, versione stem, avendo a disposizione un’area enormemente superiore, questo coefficiente riduttivo non si applica, mentre predomina l’efficienza della vela e la sua area, ma NON come immagini tu di un km^2, perché confondi la navigazione al traverso con quella per sola resistenza.

Se poi ti interessa proprio la teoria sul limite di Betz puoi consultare la tesi di Salvatore Ragusa proprio sul kitegen, nell’introduzione http://files.meetup.com/312598/vento_ragusa.pdf

Se invece vuoi approfondire la questione della navigazione al traverso in rapporto alla semplice estrazione di energia con la resistenza aerodinamica ti posso consigliare una mia scheda tecnico-divulgativa: http://fuoripista.webs.com/PowerKite.pdf