Petroldragon e E-Cat: due storie parallele

I rifiuti trattati dalla Petrolgragon negli anni 80 per ottenere liquido combustibile (foto da New Energy Times). L’azienda era stata fondata da Andrea Rossi, ben noto oggi per il suo “E-Cat” che si sostiene dovrebbe produrre energia per mezzo di reazioni di fusione nucleare. La capacità della Petroldragon di ottenere petrolio dai rifiuti non sembra fosse migliore di quella dell’E-Cat di produrre energia.

 

Recentemente, Steven Krivit ha pubblicato sul suo blog “New Energy Times” un resoconto della storia di Andrea Rossi, l’inventore del reattore nucleare per scaldabagni detto “E-Cat”, ma anche di tanti altri aggeggi definiti come miracolosi ma che hanno lasciato ben poche tracce nella storia.  Senza rientrare sul discorso dell’ E-Cat, che sta ormai svanendo rapidamente nell’abisso della scienza patologica, è interessante andare a rivedere il caso della Petroldragon, azienda fondata da Rossi verso la fine degli anni 1970 e che Rossi proclamava essere in grado di produrre petrolio dai rifiuti.

La storia della Petroldragon si legge su un certo numero di articoli sui giornali, in particolare sul “Corriere” e sui resoconti di Rossi stesso. Sui giornali, se ne dice il peggio possibile: Rossi è accusato di inquinamento, truffa, tratta illegale di rifiuti e ogni sorta di crimini. Rossi, a sua volta, sostiene di essere stato la vittima di un complotto degli ambientalisti, della mafia o di qualcosa del genere. Sappiamo anche che Rossi è stato assolto dal tribunale per le principali accuse correlate alla Petroldragon, anche se gli sono rimaste alcune condanne per reati minori.

I dettagli di queste accuse e dei relativi procedimenti legali sono ormai svaniti nelle nebbie della storia. Ma, a parte le questioni legali, cosa possiamo dire della “Petroldragon”? Era veramente in grado di produrre petrolio? Se lo era, ci potrebbe essere qualche ragione per Rossi di proclamarsi vittima di un complotto. In realtà sembra molto probabile che la Petroldragon sia stata altrettanto efficiente a produrre petrolio di quanto l’E-Cat non lo sia a produrre energia: ovvero che non abbia mai prodotto niente di utilizzabile.

Così, sono andato a rivedermi il brevetto del 1985 di Rossi a proposito della produzione di petrolio dai rifiuti (c’è un altro brevetto di Rossi del 1991 sull’argomento, che però arriva dopo che la storia della Petroldragon si era conclusa). Come stile, il brevetto del 1985 somiglia molto al brevetto per l’E-Cat del 2011, nel senso che è molto vago e improbabile.  Manca totalmente dei dettagli che sono necessari in un brevetto che serva a difendere la propria invenzione. Un brevetto così non sarebbe difendibile; in effetti non è un vero brevetto.

Si tratta allora di rimettere insieme come il sistema Petroldragon potrebbe aver funzionato (se funzionava) dalle varie dichiarazioni, dagli atti dei processi, e da quel poco che traspare dal brevetto. Nel suo brevetto, Rossi sostiene di essere in grado di ottenere quello che lui chiama “refluopetrolio” con alta efficienza per mezzo di un processo di “distillazione” di rifiuti “urbani e industriali”. Ma questo è semplicemente impossibile: non si fa petrolio distillando rifiuti urbani (provateci, se non ci credete). Semmai, è possibile farlo da certi tipi di rifiuti industriali e, in effetti, si evince dai vari articoli sul “Corriere” che la Petroldragon ritirava rifiuti industriali a prezzi competitivi. Sembrerebbe anche, dalla foto trovata sull’ “Unità” da Krivit, che la Petroldragon usasse vecchi pneumatici come materia prima (o seconda, se si vuole usare questo termine).

E’ possibile ottenere petrolio dai vecchi pneumatici? In principio, si. Ricordiamoci della frase biblica “sei polvere e polvere ritornerai” che, applicata ai pneumatici, si legge “siete petrolio, e petrolio ritornerete”. I pneumatici sono fatti dal petrolio ed è possibile ritrasformarli in qualche forma di combustibile liquido. Se cercate su internet “oil from tires” troverete dozzine di procedimenti e idee in proposito. E’ possibile ottenere combustibili liquidi anche dalla legna e da altri tipi di rifiuti.

Il problema con queste cose è sempre quello tipico dei rifiuti: un impianto chimico è un arnese complesso e delicato. E’ già difficile farlo funzionare quando si sa esattamente cosa arriva in input. Ma quando all’input ci sono rifiuti, c’è l’ulteriore complicazione che la composizione è sempre variabile: non sai mai se alla bocca dell’impianto ti arriva una gomma di automobile o un gatto morto (succede anche quello). Per cui è sempre difficile far funzionare queste cose al meglio: soprattutto su come gestirsi i veleni che, necessariamente, sono contenuti nei rifiuti industriali. In particolare, i vecchi pneumatici contengono un sacco di zolfo che non deve assolutamente andare a finire nei prodotti della conversione. Non che non lo si possa eliminare, ma ci vogliono procedure complicate e speciali. Ma, nel brevetto di Rossi, non si parla minimamente di questo problema.

Sulla base di queste considerazioni, è probabile che Petroldragon cercasse di trattare rifiuti industriali di vario tipo, ma è anche chiaro che il processo non era né ben studiato e neppure ottimizzato; soprattutto per quanto riguarda gli inquinanti. Infatti, da un’inchiesta della guardia di finanza, si legge a proposito del cosiddetto “refluopetrolio” (da Repubblica)

Fatte le analisi è risultato che la sostanza è un miscuglio di rifiuti tossici non trattati contenenti solventi chimici altamente dannosi e con accentuata presenza di cloro e acido solforico. Insomma una vera e propria bomba altamente pericolosa. Ma sembra che ci sia di più. In almeno uno dei depositi sarebbero state trovate tracce di diossina, il pericolosissimo veleno della tragedia di Seveso.

Così, il problema della Petroldragon non era tanto quello di essere inquinante o di trattare rifiuti illegali, ma piuttosto che quello che doveva essere il suo prodotto principale, il “refluopetrolio” non era utilizzabile nè, tantomeno, vendibile. Infatti, non risulta che sia mai stato venduto e nemmeno utilizzato. Se leggete il resoconto di Rossi, nemmeno lui dice esplicitamente che ha mai venduto o utilizzato il prodotto della sua azienda.

In fin dei conti, la storia della Petroldragon e quella dell’E-Cat sono simili e parallele. In entrambi i casi, Rossi ha sfruttato un momento di crisi energetica per proporre soluzioni spettacolari. Petroldragon doveva trasformare i rifiuti in carburante, mentre l’E-Cat doveva produrre energia da misteriose reazioni nucleari. Erano entrambe promesse di soluzioni miracolose, certo, e molta gente ci ha creduto in buona fede. Peccato che ci sia sempre un piccolo problema in queste cose: il fatto che, nella scienza, non ci sono miracoli.  La grande somiglianza fra l’E-Cat e il processo Petroldragon è in fin dei conti una sola: nessuno dei due funziona.

 

 

 

 

25 comments ↓

#1 Marco on 03.08.12 at 14:47

a questo punto direi che manca solo la macchina per far ringiovanire, poi siamo al completo……….

#2 Gianni Danese on 03.08.12 at 15:18

va bene, ma ora basta a perder tempo a leggere e-cat-zate 🙂

#3 Luca on 03.08.12 at 15:46

Le devo fare un paio di precisazioni.
1) Non è vero che il refluopetrolio non ha avuto clienti. Peccato che l’uso che ne si faceva non era proprio quello ortodosso http://archiviostorico.corriere.it/1996/settembre/13/pseudo_greggio_spedito_Ciociaria_finiva_co_9_9609132478.shtml

2) Se cerchiamo i parallelismi ci sarebbe anche la storia del TEG col DoD. Anche qui è stata coinvolta una università, prove fallite, un provvidenziale incendio che cancella tutto, probabilmente brevetti e così via. Storia che a avuto molto meno impatto sul pubblico delle 2 principali, ma che dimostra inconfutabilmente che il nostro è un seriale.

#4 Luigi on 03.08.12 at 17:32

Ringrazio il prof. Bardi, sempre razionale e competente!
Sostenere le energie alternative non significa essere creduloni.
Cordialmente

Luigi Belatti

#5 Ugo Bardi on 03.08.12 at 17:45

Gianni….. mi ero ripromesso anch’io di smettere di occuparmente. Ma non ci riesco; è affascinante e orribile, è una spirale di perdizione che succhia i cervelli anche di gente competente. Ogni volta che ci scrivo sopra un post mi dico. “Bene, questo è l’ultimo”. Poi me ne viene in mente un altro. In effetti, ne ho altri due in preparazione, maledetto me……

#6 Ugo Bardi on 03.08.12 at 17:47

x Luca. Incredibile storia, si. Ormai è archeologia, ma ne devono essere successe di cotte e di crude. Ah…. oltre alla storia del TEG, c’è anche quella del traffico d’oro di Rossi. Insomma, veramente un seriale. Uno si domanda che cosa si potrebbe inventare ora, dopo l’E-Cat…. Aiuto!

#7 Marco on 03.09.12 at 11:04

magari una macchinetta per trasmutare il piombo in……..

#8 Ugo Bardi on 03.09.12 at 11:43

In plutonio?

#9 Marco on 03.09.12 at 13:55

Anche, perché no

#10 E-Cat: contro Andrea Rossi ancora l'Aspo di Ugo Bardi - Energia - GreenStyle on 03.09.12 at 15:45

[…] Nuove Tecnologie Energetiche Se vuoi aggiornamenti su E-Cat: contro Andrea Rossi ancora l’Aspo di Ugo Bardi inserisci la […]

#11 Luca on 03.09.12 at 15:54

Caro prof. Bardi
volevo chiederle se ha avuto tempo e/o occasione di leggere lo spassosissimo e istruttivo scritto del giornalista Luigi Bacialli “Petrolio dai Rifiuti”. Se non l’ha fatto le passo volentieri il link dove Passerini ne fornisce gratuitamente una copia http://www.22passi.it/downloads/RifiutiDalPetrolio.pdf
Se osserva il link noterà che ha, credo involontariamente, rinominato il titolo del libro in “Rifiuti dal Petrolio”.
Pensandoci su forse il nuovo titolo sarebbe più idoneo :))))
Nessuna offesa per Bacialli. La prima parte che parla dei temi energetici di quegli anni la trovo estremamente corretta e precisa, ma, la seconda, ho l’impressione che sia stata scritta da Rossi stesso. Si ritrovo quasi lo stesso stile che si può leggere nel sito ingandrearossi.com
Contrariamente alle analisi effettuate dalla GdF, nel libro si legge (p. 71) che “i laboratori di analisi di Agip trovarono il petrolio brianzolo di qualità ottima e con eccezionale potere calorifico”
A me personalmente viene spontanea la domanda se e come questi tecnici ne abbiano appurato la reale provenienza o si siano semplicemente fidati dell’etichetta sulla bottiglia. Mah ?!

#12 Ugo Bardi on 03.09.12 at 17:43

Grazie della segnalazione, Luca. Interessantissimo questo libro. A edificazione dei lettori, ne cito un paragrafo che è puro spasso (notare l’analisi chimica instantanea con procedura occhiometrica: la sostanza nera era “Petrolio vero e proprio, identico a quello degli sceicchi”)

“….
Agli inizi del 1978, in una fredda giornata invernale,
i sessanta dipendenti della Metallotecnica Rossi
di Caponago (un paesino alle porte di Milano)
udirono delle urla provenire dall’esterno dello stabilimento.

Molti di essi, stupiti, alcuni con la forchetta
in una mano ed il tovagliolo nell’altra, si avvicinarono
ai vetri appannati delle finestre della
mensa aziendale tendendo le orecchie e aguzzando
la vista nel tentativo di localizzare con precisione
il punto da cui si levavano quelle grida quasi inumane.

Mentre un gruppetto si apprestava a scendere le
scale metalliche che portano nel vasto cortile, un
uomo, imbrattato di una indefinibile sostanza nera
dalla cima dei capelli sino alla punta dei piedi, uscì
di corsa dal capannone numero due. Le braccia levate
al cielo, la bocca e gli occhi spalancati in una
smorfia che fece spaventare alcune impiegate, lo sconosciuto si rotolò nella neve per qualche secondo e,
dopo un paio di capriole, rimase immobile, supino,
davanti agli sguardi esterrefatti dei lavoratori.
« Dev’essere scappato dal Paolo Pini », commentò
un caporeparto con la massima naturalezza dopo
aver considerato l’ipotesi, subito scartata, di un incidente sul lavoro.

Superate le prime esitazioni alcuni si avvicinarono con titubanza a quella sagoma scura, vagamente inquietante. E rimasero di stucco, l’espressione marcatamente ebete allorché, in quel 49 « matto », riconobbero il loro titolare, il dottor Andrea Rossi. In un primo istante, al colmo dello sgomento, pensarono che fosse rimasto vittima di un raptus, probabile onseguenza di un forte stress da lavoro. Ma si dovettero ricredere. Rossi non era improvvisamente impazzito; il liquido nero che gli tingeva il volto, gli abiti, le mani, sembrava vernice, ma era tutt’altra cosa. Era petrolio.

Petrolio vero e proprio, identico a quello degli « sceicchi »………….

…..”

#13 Antonella on 03.10.12 at 00:57

“La grande somiglianza fra l’E-Cat e il processo Petroldragon è in fin dei conti una sola: nessuno dei due funziona.”

beh, che fai, spoileri la fine del telefilm??
😆

io voglio aspettare ‘sti benedetti 18 mesi prima di dire funziona/non funziona.
(mi sono procurata Plan9, prossimi giorni lo guardo)

#14 Ugo Bardi on 03.10.12 at 08:41

IL problema con le telenovelas è lo stesso che c’è con i film dell’orrore. Quando, nel film, vedi una bella ragazza che decide di spogliarsi e di farsi una doccia mentre è tutta sola in casa, beh, sai *esattamente* che cosa le succederà… 🙂 Lo stesso per l’E-Cat: ormai sappiamo esattamente quale sarà il finale del film. Tanto vale fare fast-forward

#15 Antonella on 03.10.12 at 11:23

mah, io non abbandono lo scetticismo, non sono credente, e non mi sento di affermare nulla senza prove.

#16 Davide on 03.10.12 at 12:34

Prof…. se posso permettermi io son d’accordo con Gianni, sembra quasi stia diventando un fatto personale…
Lasci(amo) perdere i prossimi due articoli che ha in mente e anche l’E-Cat (a meno di novita’ significative) e parliamo di qualcosa di piu’ interessante. Per esempio il nuovo blog del Kitegen… 🙂

#17 La Ragazzona on 03.10.12 at 18:54

Le piacerebbe fare fast forward, eh?
Scommetto che le piacerebbe: gli incubi sono difficili da sopportare a lungo, un po’ per tutti…
E non esiste peggior incubo per lei che immaginare che Rossi abbia in mano la prima industrializzazione reale e funzionante di energia a costi bassissimi e libera dalla schiavitù dell’idrocarburo

Un’intera vita di studi sprecata.
Un incubo, in effetti, ne convengo…

#18 Ugo Bardi on 03.10.12 at 19:38

Vedi, Antonella, c’è una cosa che dico ogni tanto ai miei studenti: nella carriera, bisogna fare una scelta. O non imbrogli mai, oppure imbrogli sempre. Non ci sono vie di mezzo; non puoi imbrogliare ogni tanto, e neppure una volta sola. Da questo, trai tu le tue conclusioni sul caso E-Cat

#19 Ugo Bardi on 03.10.12 at 19:41

Davide, scusa, ma tutte le cose che facciamo sono anche personali. Razionalmente, mi sono detto più di una volta: “lascia perdere questa fesseria, sparirà da se, piano piano”. E sarebbe, in effetti, la cosa razionale da fare.

D’altra parte, credo anche che ci sia un dovere da parte di chi lavora sulla tecnologia e sulla scienza per mestiere di avvertire la gente degli imbrogli che gli propinano. E’ un mestiere ingrato, certo, ma io credo che non si possa stare zitti davanti a certe cose.

#20 Claudio B on 03.10.12 at 20:19

Ho letto un paio di giorni fà che per la prima volta il costo della componente f2 ha superato la componente f1 e questo per merito soprattutto del fotovoltaico , la cui produzione di energia stà crescendo a ritmi vertiginosi , qualcuno ne sà qualcosa in più ?
Saluti Claudio Bini

#21 Monster Boy on 03.10.12 at 21:12

1) ” Era veramente in grado di produrre petrolio?”
Quello che lui otteneva era solo un derivato, o un rifiuto raffinato, che non è di sufficiente qualità per poi riraffinarlo ancora fino a ottenere la benzina, anche se lo si potrebbe ancora bruciare. Però lui con questo trucco spacciava rifiuti tossici per materia prima o per un prodotto industriale, quindi sbattendosene delle leggi vigenti per lo stoccaggio. In pratica si faceva pagare per smaltire al prezzo più basso i rifiuti, da quando diventavano di sua proprietà però diventavano la materia prima del suo processo. Poi che lui li processasse realmente o no, non c’erano più gli obblighi di legge per lo stoccaggio. Un trucchetto.

2) ” Era veramente in grado di produrre petrolio?”
I rifiuti possono essere utilizzati per produrre energia, grazie alla tecnologia dei termovalorizzatori e degli inceneritori, con combustione diretta dei rifiuti non trattati. La Foster&Wheeler ad esempio vende questo tipo di impianti. Prima dell’avvento di questa tecnologia non era possibile produrre energia elettrica dalla combustione dei rifiuti. La tecnologia ha anche il vantaggio di ridurre i volumi dei rifiuti.
http://www.fosterwheeler.it/Power/Technologies/26/EN

#22 Antonella on 03.10.12 at 21:39

“Non ci sono vie di mezzo”

Sulla faccenda Petroldragon sarebbe bene ricordare che Rossi è stato assolto su tutto tranne la bancarotta, e che la bancarotta fu provocata dal blocco del suo lavoro, da quella legge con validità retroattiva sui rifiuti tossici che non erano considerati tossici quando Rossi cominciò la sua avventura. Non ha mai prodotto niente? forse non ne ha avuto il tempo?

Vogliamo credere che la legge non fu fatta ad personam? Mi va bene. Diciamo che improvvisamente l’Italia si rese conto che alcuni rifiuti erano tossici. Cosa cambia?
Però, da italiana, non ho nessun problema a dare per plausibile la versione di Rossi. Allora come oggi.

“D’altra parte, credo anche che ci sia un dovere da parte di chi lavora sulla tecnologia e sulla scienza per mestiere di avvertire la gente degli imbrogli che gli propinano.”

Non riesco a capire quale tipologia di gente sia necessario avvertire. Prima che il prodotto arrivi in Italia sarà stato a lungo sperimentato in USA, non c’è pericolo che qualche povero cristo si giochi 500 euro in una macchina che non funziona. La licenza italiana, a detta di Rossi, è già stata assegnata, e quindi non si vede neanche il pericolo per qualche azienda che volesse investirci i famosi 100k. Quindi…dove sta il problema?

#23 oca sapiens on 03.10.12 at 23:40

@Antonella
“Prima che il prodotto arrivi in Italia sarà stato a lungo sperimentato in USA”

Lei crede?

9 marzo 2012
State of Florida Bureau of Radiation Control Radiological Incident Final Report
Investigator talked to owner and found all production, distribution and use of these devices are overseas; therefore no action is required. Owner will seek Underwriter Laboratories (UL) approval for manufacture in the US when the time comes.

#24 Ugo Bardi on 03.11.12 at 10:05

Eh, beh, cara Antonella, il commento di Sylvie (Oca Sapiens) dimostra molto bene il concetto che esprimevo prima: uno che imbroglia una volta, di solito imbroglia tutte le volte.

Dispiace vedere che tante brave persone ci sono cascate in buona fede, ma perlomeno posso dire a me stesso che ho fatto il possibile per mandare almeno degli avvertimenti

#25 Ugo Bardi on 03.11.12 at 10:21

Per concludere (poi chiudiamo), a ulteriore edificazione dei lettori, vi passo un paragrafo del libro citato da Luca (http://www.22passi.it/downloads/RifiutiDalPetrolio.pdf), dove leggiamo che

…………………….

[Rossi] vide la sua immagine riflessa sulla vetrina di un
negozio. Nonostante la serranda abbassata che lo se-
zionava in tanti rombi, constatò che la sua scatola
cranica era di dimensioni superiori alla media, la
fronte molto spaziosa, gli occhi scuri piuttosto vicini
l’un l’altro, piccoli e magnetici, le mascelle robuste,
il naso regolare, leggermente aquilino, la bocca larga.
E si compiacque della sua corporatura atletica; seb-
bene viaggiasse verso i trenta non aveva un filo di
pancia, le spalle ampie, il passo elastico……