Cercare il sole dopo Fukushima

Di Ugo Bardi

Negli ultimi tempi, quando si parla di energia rinnovabile sembra che lo si faccia solo per infamarla, deturpa il paesaggio, ammazza gli uccelli, non serve a niente, eccetera. Quindi, fa piacere vedere un libro che che prende una posizione opposta e favorevole. E’ il caso di “Cercare il sole dopo Fukushima” di Mario Agostinelli, Roberto Meregalli e Pierattilio Tronconi (Ediesse, 2011).

E’ un testo piuttosto esteso e, per certi versi, disuguale nella trattazione; dove risente un po’ dell’essere stato scritto a “tre mani.” Anche l’ampio spazio dedicato alla demolizione dell’energia nucleare sembra un po’ fuori posto, dopo il referendum (ma non si può mai dire!). Il testo è anche alquanto sbilanciato in termini di tecnologie. C’è un intero capitolo (a partire da pagina 227) dedicato quasi completamente al fotovoltaico, mentre dell’esistenza dell’energia eolica si fa solo cenno in un paragrafo (p. 103). Insomma, sembra proprio che la martellante propaganda anti-eolica degli ultimi tempi abbia fatto breccia in parecchi di noi.

Come vedete è un libro con qualche difetto ma, nel complesso, anche con molti pregi, per cui mi è parso opportuno segnalarlo. Fra le altre cose, cita esplicitamente il lavoro di ASPO-Italia, alle volte incorporando interi brani di testo presi dai siti di ASPO.  Più che altro, il buono di questo libro è soprattutto nell’atteggiamento positivo nei riguardi dell’energia rinnovabile. Gli autori non cadono nella trappola dell’ “ambientalismo del no” che si oppone a tutti i cambiamenti e che, in Italia, sembra essere spesso il nemico principale delle energie rinnovabili. Non basta risparmiare energia, bisogna anche produrla e bisogna produrla in modo rinnovabile e pulito. Questo è il messaggio di questo libro ed è su questo che dobbiamo lavorare tutti.

 

4 comments ↓

#1 sid on 03.06.12 at 09:36

infatti in Germania…

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=8418

A sorpresa il governo tedesco si è detto costretto a tagliare i sussidi per i pannelli solari perché la domanda era così alta che non poteva più permettersi di supportare la tecnologia verde. L’annuncio ha spinto i tedeschi alla corsa per installare pannelli solari sugli edifici in vista del previsto taglio delle sovvenzioni fino al 30%.

Il governo ha motivato la sua decisione come l’unico modo per rallentare la crescita troppo rapida del settore, ammettendo che si tratta di uno dei successi della Germania, ma finora è stato permesso di crescere troppo in fretta con sovvenzioni troppo ricche.

“Abbiamo già realizzato una forte riduzione degli incentivi negli ultimi anni, ma erano ancora troppo elevati” ha detto venerdì scorso il ministro dell’Ambiente, Norbert Röttgen. “Vogliamo che il solare sia una tecnologia accettabile non solo nel futuro ma in questo momento, ma il fattore di costo deve essere a livelli accettabili”.

#2 Igor Giussani on 03.06.12 at 16:54

Caro prof. Bardi, penso anche che non bisogna cadere nella trappola della trappola dell’ambientalismo del no… la questione fondamentale della sostenibilità passa necessariamente per la fine della crescita economica e la riduzione del consumo energetico, anche perché nessuna fonte – compreso il nucleare – potrà mai sostituire la flessibilità di impiego delle fossili. Ne consegue che, se vogliamo realizzare una società dove le rinnovabili siano le energie principali, bisogna consumare molto meno e applicare nuovi schemi basati sul decentramento e la microgenerazione (come spiega Hermann Sheer); e da qui la considerazione che non è tutto verde ciò che luccica. Le grandi compagnie energetiche invece vogliono INTEGRARE le rinnovabili nel business as usual, per cui puntano su grandi infrastrutture tipo Desertec, i maxi parchi eolici e le super-grid, tanto mirabolanti quanto di dubbia fattibilità. In particolare vedono nell’eolico un buon modo per riprodurre i vecchi paradigmi. E ‘ più probabile che le rinnovabili funzionino al meglio in un quadro basato su:
– risparmio energetico come imperativo categorico;
– mini-grid, piccole reti locali che potrebbero così funzionare in corrente continua, la stessa prodotta dalle fonti rinnovabili e la stessa consumata dalla maggior parte delle apparecchiature, evitando perciò le perdita da conversione AC/DC.
– puntare sulla microgenerazione: Confedilizia in audizione in commissione Ambiente alla Camera. In Italia 763,53 km quadrati di tetti, 286,32 km quadrati di facciate: se quest’area fosse coperta si avrebbe una produzione potenziale da fotovoltaico che potrebbe coprire il 45% dei consumi elettrici nazionali. (trova l’intero documento dell’audizione http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=107231)

Solo a quel punto ragionerei sui maxi-impianti e sul loro impatto.

#3 gbet on 03.07.12 at 16:16

@Igor Giussani

“Le grandi compagnie energetiche invece vogliono INTEGRARE le rinnovabili nel business as usual”

Giustissimo…. allora sta a lei dimostrare che gli impianti a fonti rinnovabili sono ‘sostenibili’ anche ‘in isola’ ovvero senza un collegamento alla rete elettrica. Veda lei che fonti usare… fotovoltaico? microeolico? Solare termico? Biomassa?… io per cominciare consiglierei un cogeneratore a metano sempre che ‘valga’ essere connessi alla rete-gas. Ah… si ricordi di procurarsi tante batterie e poi ci faccia sapere come è andata… soprattutto dal punto di vista dei costi.

#4 Igor Giussani on 03.08.12 at 10:41

Nel mondo esistono gia molte microreti (basta dare un occhiata al sito della WADE, l agenzia delle energie decentrate). Per integrare nel business intendevo dire proseguire nella politica di aumentare i consumi energetici in modo esponenziale utilizzando anche le rinnovabili a tale scopo. In questo caso direi che sappiamo benissimo come andranno le cose. (scusate l italiano ma sto scrivendo da pc con tastiera inglese)