Confronto fra solare termico e fotovoltaico

Scritto da Domenico Coiante

La situazione
La Fig.1 in alto mostra un impianto domestico per il riscaldamento dell’acqua per usi sanitari con i collettori solari termici piani, collocati sulla terrazza.

La Fig.2 mostra il grafico dell’efficienza di conversione (dalla radiazione solare incidente all’energia termica del fluido convettore) tipica dei collettori solari termici piani sigillati in vetro, quelli usati nella maggioranza dei casi per riscaldare l’acqua per gli usi sanitari e/o per il riscaldamento domestico. Si può costatare come l’efficienza vari da circa l’80% fino al 25% in funzione della richiesta d’incremento termico dT del fluido.Nella pratica, la richiesta termica si colloca intorno a dT = 40 °C, a cui corrisponde un’efficienza di conversione del collettore intorno al 50%. Considerando in cascata le perdite di calore lungo l’impianto, (serbatoio d’accumulo, scambiatore termico e tubazioni) stimabili intorno al 10%, il rendimento all’utilizzo finale s’abbassa intorno al 45%.
Questo valore, senza dubbio, può essere ritenuto molto buono, soprattutto in rapporto ai rendimenti delle altre opzioni solari. Inoltre, i collettori di elevata qualità, che si trovano oggi sul mercato, costano intorno ai 300 – 350 euro/m2, sono garantiti per 5 anni da difetti di fabbrica e la loro durata media è superiore ai 15 anni. Un serbatoio d’accumulo di capacità adeguata permette di superare facilmente gli effetti delle variazioni d’illuminazione nell’arco del giorno e garantisce la fornitura di acqua calda anche nel periodo notturno. A livello di un impianto per un’utenza domestica famigliare di 4 persone (circa 4 m2 di pannelli), il costo chiavi in mano si aggira in media intorno a 500 euro/m2.
Abbiamo, quindi a che fare con una tecnologia ormai matura che offre prodotti affidabili e a basso costo e che, in aggiunta, gode di varie forme d’incentivazione pubblica, stimabili per un totale medio intorno al 30% del costo d’impianto. Stanti queste interessanti caratteristiche, il mercato italiano ha dato negli anni recenti una notevole risposta positiva, illustrata nel grafico di Fig.3. La capacità termica complessiva dei collettori solari è aumentata negli ultimi tre anni da 1120 MW termici (MWth) a 1870 MWth con una crescita media pari a 375 MWth all’anno.
La superficie totale dei collettori, che corrisponde alla potenza istallata, è 2,67 106 m2, avendo tenuto presente l’equivalenza generalmente usata dall’ESTIF: 1 m2 = circa 0,7 kWth di picco. Il contributo annuale, apportato al bilancio energetico nazionale, si ricava considerando un’insolazione media italiana di 1500 kWh/m2 all’anno e l’efficienza di conversione dei collettori sopra indicata pari al 45%. Si ottiene una produzione energetica annua di 1,8 TWhth, cioè 0,155 Mtep (1 TWhth = 0,086 Mtep), cifra molto piccola in confronto al fabbisogno energetico di 180 Mtep del 2009 (ultimo dato noto del Bilancio Energetico Nazionale).

Confronto con il fotovoltaico

La Fig.4 a lato riporta sullo stesso grafico l’andamento negli ultimi 11 anni della crescita della potenza cumulata per i due casi: solare termico e fotovoltaico. Il dato del 2011 per il solare termico è stato ottenuto per estrapolazione lineare dei dati precedenti, mentre per il fotovoltaico la cifra indicata rappresenta il valore sperimentale parziale al 5 ottobre 2011 registrato dal Gestore Servizi Elettrici.

Si può notare immediatamente la grande differenza di comportamento nei due casi. I collettori solari termici hanno avuto una diffusione notevole a partire dai primi anni 2000, con una crescita pressoché lineare, mentre il fotovoltaico ha iniziato a farsi notare sulla scala del grafico solo dopo il 2006, ma con un tasso di sviluppo decisamente superiore, che in pochi anni ha assunto carattere esponenziale.

Una valutazione di confronto tra le due tecnologie può essere ottenuta considerando i rispettivi contributi energetici al bilancio energetico nazionale.

Assumiamo per difetto che nel 2011 la potenza fotovoltaica rimanga pari a quella istallata fino al 5 ottobre, cioè 11102 MWp. Nell’anno 2012 tale potenza produrrà 13,3 TWh di elettricità, avendo supposto una produttività degli impianti uguale alla media nazionale certificata dal GSE, cioè 1200 kWh/kWp.

Trattandosi di energia elettrica, si può applicare l’equivalenza: 1 TWh = 0,22 Mtep, con ciò indicando la quantità equivalente di combustibili fossili risparmiata dal sistema di generazione termoelettrico italiano (a cui è attribuita un’efficienza = 39%). In definitiva, il contributo al bilancio energetico nazionale sarà pari a 2,9 Mtep, con un’incidenza, che inizia ad essere significativa: 1,6% rispetto a 180 Mtep del consumo totale. Ricordando quanto calcolato sopra per il solare termico, il confronto si pone tra 2,9 e 0,155 Mtep: il contributo del fotovoltaico ha assunto una dimensione almeno 18 volte superiore a quella del solare termico.

Quali sono i motivi della grande differenza di comportamento nello sviluppo delle due tecnologie? Per gli operatori del solare termico la causa principale risiede nella scarsa entità delle incentivazioni pubbliche erogate al solare termico in confronto al fotovoltaico. Senza entrare nel merito di questo argomento, ci sembra doveroso registrare il differente tipo di normativa adottato nei due casi, che non permette un confronto economico immediato. Infatti, nel caso dei collettori termici, le incentivazioni derivano da provvedimenti, in parte, statali e, in parte, regionali e comunali. La filosofia delle erogazioni è comunque basata su benefici in conto capitale, senza alcuna relazione con l’effettiva produzione d’energia termica da parte degli impianti. Nel caso del fotovoltaico, l’incentivazione è regolata dal decreto di legge, detto del Conto Energia, dove la filosofia delle incentivazioni pubbliche è basata strettamente sulla quantità d’energia prodotta dagli impianti, che è contabilizzata all’atto della sua immissione nella rete elettrica nazionale.

Non essendoci elementi in comune, appare, pertanto, chiaro come non sia possibile una comparazione economica diretta e come invece occorrerebbe procedere attraverso un confronto analitico dei costi rispettivi di produzione dell’unità d’energia nei due casi, incentivazioni incluse. Solo dal paragone tra tali costi e i prezzi esistenti nei rispettivi mercati può venire fuori un giudizio motivato sui vantaggi tra le due normative d’incentivazione.
Indubbiamente l’argomento è interessante, ma sarebbe molto dispersivo da affrontare qui. D’altra parte, esiste un’altra via, un po’ approssimata, ma più sintetica per arrivare ad una conclusione. Il criterio che ha guidato il legislatore in entrambi i casi è stato lo stesso. Poiché il costo di produzione dell’unità d’energia non è competitivo, è necessario incentivare il mercato in modo da creare un vantaggio economico da parte dell’utente. L’entità dell’incentivo deve permettere di recuperare l’investimento entro la vita utile dell’impianto con un margine economico positivo. Il criterio adottato nei due casi è stato quello che si potesse rientrare dall’investimento a circa metà vita, in modo da avere un utile netto nella seconda metà della vita operativa. Per gl’impianti termici la vita operativa è stata considerata di circa 15 anni e per il fotovoltaico di 25 anni.

L’entità delle incentivazioni in conto capitale per il solare termico è fissata in modo tale che l’utente possa rientrare dall’investimento in circa 7 anni e realizzare in seguito un piccolo profitto. Analogamente la tariffa del Conto Energia per la vendita alla rete dei kWh fotovoltaici permette il recupero dell’investimento nei primi 10-12 anni e poi il profitto. Quindi, per gli utenti, le incentivazioni in entrambi i casi garantiscono un ritorno finale positivo dell’investimento.

In conclusione, dal punto di vista del diritto, entrambe le tecnologie sono state trattate allo stesso modo. Evidentemente esistono altri motivi per cui il mercato sta privilegiando il fotovoltaico, tanto più che ciò non accade solo in Italia, ma anche in altri paesi, dove le incentivazioni hanno entità e normative diverse da quelle italiane. A titolo d’esempio, vediamo che cosa sta accadendo in Germania, dove una grande attenzione pubblica fu posta sul solare termico fin dai primi anni ’80, cosa che ha consentito al settore un grande e duraturo sviluppo.

La Fig.5 mostra il grafico circa l’andamento nell’ultimo decennio della potenza cumulativa istallata nel Paese per il solare a collettori termici piani, a confronto con il fotovoltaico.

Come si può notare, anche in questo caso la potenza termica cresce in modo pressappoco lineare, mentre il fotovoltaico mostra un tasso di sviluppo esponenziale, che ha consentito di raggiungere e superare nel 2009 la capacità termica istallata, portandosi nel 2010 quasi al doppio di essa.
Pertanto, senza voler generalizzare questa situazione e senza ignorare il fatto che entrambe le tecnologie hanno un grande valore strategico, prendiamo atto dell’esistenza di altre motivazioni, non solo economiche, che favoriscono la diffusione del fotovoltaico in paesi come l’Italia e la Germania.

Proviamo ad elencare alcune caratteristiche del fotovoltaico che ci sembrano vantaggiose e che possono spiegare il differente tasso di sviluppo del mercato.

1. L’energia elettrica è una forma d’energia pregiata. Il significato di questa affermazione, spesso usata in letteratura, apparirà chiaro quando si consideri il caso del fotovoltaico, dove la radiazione solare è trasformata direttamente in energia elettrica. In questo caso, l’energia fotovoltaica è destinata esclusivamente all’uso finale elettrico, che in Italia pesa per circa 1/3 sul bilancio energetico nazionale. Pertanto, fino a che lo sviluppo della produzione avrà dimensioni tali da restare dentro questo settore (ed esiste ancora un enorme margine di sviluppo), i kWh fotovoltaici andranno a sostituire un pari numero di kWh elettrici prodotti dalle centrali termoelettriche convenzionali. Ciò si traduce nel fatto che ogni kWh fotovoltaico, impiegato negli usi elettrici, permette il risparmio della quantità di combustibile fossile che sarebbe necessaria per la sua produzione termoelettrica. Poiché in media, nella situazione italiana, ci vogliono 2200 kcal per produrre 1 kWh termoelettrico, ne segue che il kWh fotovoltaico può essere valorizzato applicando l’equivalenza, (già usata sopra): 1 kWh fotovoltaico = 0,22 kep (kg equivalenti di petrolio). La stessa equivalenza non può essere usata per i kWh del solare termico, perché in questo caso ogni kWh consente il risparmio di soli 0,086 kep di combustibile fossile. La differenza è pari ad un fattore circa 2,5 e gioca tutta in favore del fotovoltaico.

2. Negli anni ’80, mentre esponevo una mia relazione sul fotovoltaico in un convegno tenuto in Campidoglio ed indetto dalla Fondazione Dragan, mi vidi passare un foglietto da parte del presidente dell’ENEL, Prof. Arnaldo Maria Angelini, che mi sedeva a fianco. La nota diceva pressappoco così: “Quello che Lei sta dicendo è molto bello, ma si ricordi che se e quando il fotovoltaico avrà successo, lo dovrà esclusivamente alla presenza della rete elettrica nazionale”. Il significato profondo di questa osservazione mi è divenuto più chiaro in questi giorni, mentre osservo lo sviluppo esponenziale di questa tecnologia a confronto con la crescita minore del solare termico. Indubbiamente entrambe le tecnologie sono versatili e duttili nel senso che sono applicabili in una estesa gamma di applicazioni sparse sul territorio. Ma la caratteristica più vantaggiosa del fotovoltaico si chiama vettoriabilità energetica. Al contrario del calore, l’elettricità si può trasportare facilmente con basse perdite per lunghe distanze, anche per centinaia di chilometri. Questo fatto svincola completamente la localizzazione degli impianti di produzione dai luoghi d’utenza, permettendo un grande grado di libertà nella scelta dei siti. A parte il caso particolarmente conveniente dell’impianto di generazione sul tetto degli edifici domestici, la presenza diffusa sul territorio nazionale della rete elettrica offre immense possibilità di localizzazione delle centrali, la cui produzione può essere facilmente messa a disposizione degli utenti vicini e lontani tramite la linea. In questo modo, è divenuto conveniente collocare un impianto fotovoltaico dovunque esista un terreno marginale non coltivabile, una discarica abbandonata, un capannone industriale, ecc, purché bene assolati e prossimi alla rete elettrica. E ciò è quanto sta avvenendo in tutta Europa, anche in paesi molto meno assolati dell’Italia come la Germania. E’ evidente che questo tipo d’opportunità non esiste per il solare termico, i cui impianti sono tecnicamente vincolati alla vicinanza con le utenze.

3. La normativa del Conto Energia, indipendentemente dall’entità dell’incentivazione offerta sui kWh prodotti, possiede un vantaggio sulle norme degli incentivi in conto capitale, di cui usufruisce il solare termico. Si tratta della possibilità di monetizzare la resa economica nel corso dell’esercizio degli impianti. Chiunque possieda un sito dove sia possibile realizzare un impianto fotovoltaico può divenire produttore elettrico e, una volta collegato alla rete, può percepire un reddito in euro erogato dal GSE, sia dalla tariffa d’incentivazione, sia dalla vendita dei kWh alla rete nazionale. Dopo 10-12 anni, una volta ripagato il debito contratto per la costruzione dell’impianto, il proprietario riceve un flusso di cassa reale in moneta corrente, che può destinare ad altri impieghi. Nel caso del solare termico ciò non accade, in quanto il proprietario dell’impianto vede per tutta la durata dell’esercizio un reddito virtuale sotto forma di risparmio sulla spesa energetica. Anche se sul piano economico generale le due opzioni dovrebbero essere equivalenti, tuttavia la monetizzazione del reddito è percepita dagli utenti come una modalità più vantaggiosa.

 

 

29 comments ↓

#1 Defcon70 on 10.21.11 at 22:55

Post ineccepibile.
Un solo commento: la vera ragione del successo del FV è il punto 3, nel senso che i due precedenti punti sono solo i vantaggi sistemici che hanno convinto i governi a incentivare così tanto il FV.

#2 Tito Scanzani on 10.22.11 at 08:12

Non per polemizzare ma vorrei segnalare qualche numero, fonte GSE.

http://www.gse.it/Pagine/Il-contatore-fotovoltaico.aspx
Totale conto energia
Impianti in esercizio: 287.861
Potenza (kW): 11.079.975
Costo annuo (€): 4.883.374.004

Quasi 5 miliardi di € ogni anno in incentivi sul fotovoltaico per i prossimi 20 anni, 80€/cranio annui.

Con gli stessi soldi si sarebbero potuto installare l’equivalente di 1 EPR 1600MW nucleare all’anno pagato in contanti x i prossimi venti anni (1.6GWx20anni=32GW notare che la potenza assorbita in Italia e’ circa 40GW).

Tutta questa spesa invece per ottenere l’energia dall’FV (e non di qualita’ in quanto non modulabile alla domanda di potenza richiesta) che un un singolo EPR fornirebbe invece in continuita’ per i prossimi 60 anni.

Per quanto rigurda i costi completi del ciclo del combustibile, decomissionamento e assicurazione vorrei ricordare che sono coperti facilmente da 2eurocents/kWh che e’ pari all’incidenza della sola copertura assicurativa annua degli impianti FV, 25€/kWp l’anno ovvero 25€/1200kWh=0.02€/kWh

#3 marcosclarandis on 10.22.11 at 10:30

Da tutti i dati citati nel post,forse converrebbe considerare se non sia meglio da ogni punto di vista, in primis dell’efficienza energetica globale, poi della praticabilità economica e finanziaria, se non convenga dotarsi solo di impianto fotovoltaico.
In fondo, visto che tecnicamente è molto più semplice distribuire l’energia elettrica che quella termica, non converrebbe scaldare l’aqua sanitaria con l’energia rinnovabile presa e immessa nella rete?
In questo modo, il famigerato ma semplicissimo boiler, diverrebbe un accumulatore di energia che sarebbe utile a livellare i picchi e le buche di produzione da fonti aleatorie come le rinnovabili.
In altre parole,bisogna considerare che un impianto termotecnico è intrinsecamente più delicato, sebbene tecnologicamente meno complesso di un impianto fotovoltaico.Gli inverter, se progettati e costruiti bene, non gelano, non si intasano e non si corrodono. Le pompe i serbatoi e tutto l’armamentario idraulico invece si’.Un semplice boiler da cento litri, se si usa l’aqua calda con giudizio, non sarebbe più che sufficiente invece che un un complicato impianto solare termico che dovrebbe essere aggiunto ad uno fotovoltaico? Doppio impianto,doppio investimento, doppia manutenzione.Un altro oppio da raddoppio.
Guardando agli innumerevoli fattori che concorrono alla soluzione del riscaldamento domestico per usi sanitari forse oggi sta diventando meno vantaggioso che in passato dotarsi anche dei pannelli solari termici.

Un invito a Domenico Coiante a approfondire ancora di più l’argomento.

Tito Scanzani, ma il tuo EPR da 1600 megawatt non è proprio quello che ancora aspetta di avere il taglio del nastro in quel di Olkiluoto e di Flammanville?
E sempre quello che ha bisogno di coltivare, si fa per dire, miniere d’uranio per appunto altri sessant’anni?.

Ma con tutti i pneumatici logori che si buttano via ogni anno perche non fare delle belle centrali a pneumatici logori? (Si fa della goliardica ironia, beninteso!)

Marco Sclarandis.

#4 Tito Scanzani on 10.22.11 at 14:51

A Marco: non vedo il problema, per costruire una centrale nucleare servono circa 5 anni se ci sono ritardi va bene lo stesso tanto poi dura 60 anni (non 20 o 30 dell’FV) costa meno del FV in rapporto al KW installato, produce di piu’ e in continuita’, il KWh costa molto meno ed e’ affidabile.

Il confronto su vantaggi e svantaggi e’ fin troppo facile.

Mi sembra che si voglia a tutti i costi (letteralmente) tecnici ed economici voler installare FV, hai persino proposto di scaldare l’acqua con l’elettricita’ (???)

Se non ti piace l’EPR si puo’ usare l’APR o l’OPR
alcuni esempi

http://world-nuclear.org/info/inf81.html

South Korean reactors under construction, on order or planned

Reactor Type Gross capacity Start construction Commercial operation

Shin Kori 2 OPR-1000 1000 MWe June 2007 12/2011

Shin Wolsong 1 OPR-1000 1000 MWe November 2007 3/2012

Shin Wolsong 2 OPR-1000 1000 MWe September 2008
1/2013

Shin Kori 3 APR-1400 1350 MWe October 2008 9/2013

etc

#5 marcosclarandis on 10.22.11 at 15:30

No Tito Scanzani, a me non interessa dibattere su dettagli che riguardano le centrali nucleari e nè scaldare ideologicamente l’acqua in un modo o un altro.
Quello che mi chiedo è come uscire da questo impenetrabile ginepraio delle energie fossili e non rinnovabili nel quale ci siamo persi da decenni ormai.
Se l’energia nucleare fosse quella cornucopia ripiena di manna incenso e spezie che ci vorrebbero far credere
gli infatuati di questa tecnologia, di centrali ce ne sarebbero già dieci volte tanto quante ce ne sono attualmente.
Ti dirò di più.
Quello che io chiamo “l’oppio del raddoppio” non ci permetterà di risolvere il problema energetico planetario in nessun modo, nè con l’energia rinnovabile e nè con altre, fossero anche illimitate.
Se riguardo il nostro rapporto con l’energia, continuiamo ad avere questa fiducia nella nostra onnipotenza andremo incontro ad una drastica e forse irreversibile decimazione.
Marco Sclarandis

#6 Tito Scanzani on 10.22.11 at 20:30

Pensiero molto bello Marco peccato che nessuno mi abbia mai spiegato, possibilmente con dettagli tecnici e stime, come e con quale energia si costruiranno le attrezzature per catturare le energie rinnovabili quale sole e vento.

Ovvero se e’ vero che le fossili sono non rinnovabili e finite, le energie rinnovabili sono in grado di autosostenersi? Soprattutto quando non sono neanche in grado di generare potenza a comando?

L’energia nucleare e’ l’unica disponibile per millenni se accoppiata alla tecnologia FBR o al Torio

http://www.world-nuclear.org/info/inf75.html

Current usage is about 68,000 tU/yr. Thus the world’s present measured resources of uranium (5.4 Mt) in the cost category slightly above present spot prices and used only in conventional reactors, are enough to last for about 80 years. This represents a higher level of assured resources than is normal for most minerals.

Technology

It is meaningless to speak of a resource until someone has thought of a way to use any particular material. In this sense, human ingenuity quite literally creates new resources, historically, currently and prospectively

Economics

Whether a particular mineral deposit is sensibly available as a resource will depend on the market price of the mineral concerned. If it costs more to get it out of the ground than its value warrants, it can hardly be classified as a resource (unless there is some major market distortion due to government subsidies of some kind). Therefore, the resources available will depend on the market price, which in turn depends on world demand for the particular mineral and the costs of supplying that demand.

etc

#7 marcosclarandis on 10.23.11 at 22:42

Tito Scanzani, quanti anni ha la civiltà umana e quanti ne ha la civiltà nucleare?
Qualcosa mi dice che devi essere un troll camuffato neanche tanto bene.
Comunque la tua fede nel dio Thor da cui l’elemento chimico Torio prende il nome, è ammirevole.
Non farti venire dubbi.
Potresti divenire uno sbandato.
Che Urano , Plutone e Thor ti proteggano.

Addio, Marco Sclarandis

#8 Tito Scanzani on 10.24.11 at 07:54

A Marco : ” peccato che nessuno mi abbia mai spiegato, possibilmente con dettagli tecnici e stime, come e con quale energia si costruiranno le attrezzature per catturare le energie rinnovabili quale sole e vento.”

riposte appropriate non ne vedo CDD

Niente dura in eterno ne’ la civilta’ umana ne’ la terra ne’ l’universo, si tratta di preoccuparsi o meno dove tirare la linea. Le tue risposte e non risposte la dicono tutta sulla tua competenza in materia.

Buona giornata.

#9 Guglielmo Magri on 10.24.11 at 09:28

Buongiorno Domenico e complimenti per l’articolo.
Mi sento parte in causa, visto che negli ultimi anni mi sono occupato proprio di solare termico e ritengo che il vero motivo per il successo del FV sia proprio il punto 3.
All’ultima riunione di Assolterm, l’Associazione per il solare termico, tutti i partecipanti erano molto adirati verso il rappresentante del Ministero dello Sviluppo Economico perchè sencondo loro il FV era incentivato in maniera molto maggiore rispetto al solare termico e credo che avessero ragione.
Il tempo di rientro infatti è più o meno lo stesso, ma il fatto che il Conto Energia garantisca un flusso di cassa in contanti rispetto a quello basato sui risparmi del termico cambia completamente la situazione e probabilmente è più costoso per la comunità. Sarebbe più giusto e più corretto che l’incentivo si fermasse al pareggio e che poi il vantaggio fosse garantito dai risparmi in energia elettrica: le operazioni meramente finanziarie a cui abbiamo assistito negli ultimi anni per il FV sono state prodotte proprio da questo meccanismo.
Concludo con una domanda: il tempo di rientro con le due forme di incentivazione è grossomodo lo stesso per termico e FV, mentre per ciò che riguarda il VAN com’è la situazione? La mia impressione è che sia molto maggiore con il Conto Energia e questa sarebbe un altro motivo per il maggiore successo del FV.

#10 marcosclarandis on 10.24.11 at 09:49

Tito Scanzani, la mia opinione è che la linea bisogna tirarla chiedendosi quanta energia vogliamo impiegare per proseguire la nostra civiltà.Che ritengo in preda ad un delirium tremens aggaravato da farneticante senso d’onnipotenza.
Ci occorrono un chilowatt procapite di potenza e ventiquattro chilowattora al giorno per trecentossantacinque giorni l’anno, trecentosessantasei se bisestile?
O possiamo fare con la metà o meno oppure ce ne vogliono per esempio cinque o dieci volte di più?
Se sei capace di dare una risposta esauriente ad una tale e cruciale domanda, allora puoi anche proseguire con tutte le equazioni differenziali,gli algoritmi euristici,
le indagini statistiche che servono alla bisogna.
Tutta la mia competenza in materia è criptata in quelle mie risposte sibilline che tu hai letto fin qui.
Ma non mi pare che tu sia un crittoanalista di lungo corso.Anch’io ho analizzato le tue poche frasi.
E ne ho dedotto che forse sei un troll ma più che altro sei infatuato dalla tecnoscienza nucleare.
Sulla prima deduzione rimango con un flebile dubbio, ma sulla seconda il dubbio sta svanendo del tutto.
A te l’ardua sentenza su chi uno come me sia davvero.

Ciao!

Marco Sclarandis

#11 Tito Scanzani on 10.25.11 at 07:33

“A te l’ardua sentenza su chi uno come me sia davvero.”

Ardua sentenza non e’. Uno che non apprezza quello che ha e che non ha ben chiaro cosa significa scarsita’ di energia, per capirlo puo’ sempre andare ad abitare in un qualsiasi paese del terzo mondo o in contatto con la natura nel mezzo della foresta amazzonica.

Il nostro amico Marco vorrebbe la decrescita felice e uno stop allo sviluppo ma sta di fronte a un PC collegato in rete, massima espressione della vitalita’ del capitalismo con energia garantita a ogni momento della giornata. Non so se Marco abbia il condizionatore e/o il riscaldamento in tutta la casa (da attivare come e quando vuole) ma certifico che sono comodita’ della vita particolarmente gradevoli ed e’ anche vero che 100 anni fa’ vivevano senza.

Fermate il mondo lo dicevano anche durante la crisi degli anni ’70 e prevedevano la fine imminente. Per buone ragioni non sono stati ascoltati.

#12 marcosclarandis on 10.25.11 at 09:15

Ahaaaa… Titotito mi viene in mente un aggettivo perfidamente ironico per definirti.
Io uso il pc collegato in rete proprio perchè rinuncio per esempio al condizionatore del tutto e a tante altre cose.
Purtroppo la parola “decrescita felice” non è una locuzione altrettanto felice, anche se non si capisce il perchè.
Ma la parola “Eutrofia” ovvero buona crescita, richiama alghe viscide e schiume di detersivi.
Bisogna inventarsene una che trasmetta lo stesso significato ma che non richiami passati di penurie carestie e privazioni. Sviluppo armonioso andrebbe bene ma contiene troppe sillabe secondo me.

Io apprezzo enormemente quello che mi serve e disprezzo tutto quello che è faticosa zavorra.
Non dubitare Titotito, quel mondo che nei ’70 alcuni speravano si fermasse, lo sta facendo proprio in questi giorni.E noi italiani da geniali cialtroni che siamo, stiamo mostrandone in dettaglio il meccanismo di arresto.
Ti suggerisco di meditare sulle curve asintotiche e logistiche.
E’ un potente antidoto al pensiero ottusamente esponenziale che pervade le menti ottenebrate dalla fece cieca nella crescita indistinta.
E’ un invito Tito Scanzani, non un diktat.
Ciao!

Marco sclarandis.

#13 Tito Scanzani on 10.25.11 at 10:11

“Io uso il pc collegato in rete proprio perchè rinuncio per esempio al condizionatore del tutto e a tante altre cose.”

In questo caso io e la mia famiglia stiamo al fresco d’esate e tu stai al caldo, scelta tua. Le rinunce sono una scelta tua non una imposizione universale dei rinuncialisti come tu preferiresti. Rilancio l’invito di andare a vivere con poca energia e a contatto con la natura nel terzo mondo.

Parole loro non mie, alla faccia di ‘salvare’ il pianeta

http://www.enerpoint.it/solare/fotovoltaico/costi-fotovoltaico.php

<>

PS “Non dubitare Titotito, quel mondo che nei ’70 alcuni speravano si fermasse, lo sta facendo proprio in questi giorni” E continuate pure a insistere con queste storie da Halloween quando energia grazie al nucleare ce n’e’ e ce ne sara’ in abbondanza per secoli e millenni
😀

Saluti e baci, chiudo le trasmissioni per farti risparmiare energia

#14 Tito Scanzani on 10.25.11 at 10:13

da sito indicato sopra

In quanto tempo si ripaga un impianto? (OVVERO LO PAGANO GLI ALTRI UTENTI?)

… bisogna però tenere presente che la valutazione economica di un impianto fotovoltaico si basa sempre di più sul fatto che un impianto è assimilabile a un investimento finanziario vero e proprio, e come tale va considerato. Pertanto, il parametro più efficace per la valutazione dell’investimento diventa il TASSO INTERNO DI RENDIMENTO, che nel caso del fotovoltaico è quasi sempre superiore al 7% (al netto delle tasse). Il fatto che simili rendimenti siano garantiti per 20 anni rendono l’investimento nel fotovoltaico il migliore investimento disponibile sul mercato, sia in termini di convenienza che di sicurezza.

#15 marcosclarandis on 10.25.11 at 10:47

Tito scanzanit, ti ringrazio dei baci e dei saluti, li metto in dispensa per il dopo di questi tempi bui.
Per me invece viene prima l’ “EROEI” acronimo di
“Energy returned on energy invested”.
Questione di preferenze.
Detto ciò, ognuno si scelga pure l’EROEI da mitizzare.
Tenendo presente l’ammonimento del barone John Maynard Keynes:
“Sul lungo periodo siamo tutti morti”.

Con deferenza, Marco Sclarandis

#16 marcosclarandis on 10.25.11 at 10:48

Pardon,Scanzani, Scanzani.

Marco Sclarandis

#17 Armido Cremaschi on 10.27.11 at 11:42

Non entro in polemiche spesso suscitate dalla fede e dall’ideologia. Ritendo che sia dissennato sprecare le risorse di un sistema sostanzialmente chiuso, quale è il nostro pianeta, bruciando materiali preziosi, che la natura ha impiegato millenni a sintetizzare, con uno spreco enorme di energia primaria rispetto ai risultati. Solo per scaldarci e poterci spostare a capriccio, anche quando sarebbe più salutare farlo a piedi, ognuno di noi in Europa brucia l’equivalente di oltre 100 kWh (fonte David JC McKay: “Sustainable energy-without the hot air”, un libro che consiglio vivamente a tutti). I nostri cugini in USA e Canada addirittura oltre il doppio. In alcuni Paesi del terzo mondo il nostro consumo giornaliero è il consumo di un mese. Se questo sia giusto, lascio a voi giudicare. Se sia giusto che anche gli altri 2/3 dell’umanità possano godere delle nostre stesse comodità è un’opzione dettata da semplice buon senso, se si vuole evitare che vengano a prendersele da noi. Allora ci dobbiamo chiedere cosa succederebbe se il resto dell’umanità, come hanno già cominciato a fare Cina ed India, seguirà il modello di sviluppo occidentale, che da solo ha portato il livello di gas climalteranti ai limiti di equilibrio che il sistema è in grado di tollerare e che già sta provocando conseguenze costose in termini di risorse e perdita di vite umane. Non sarebbe allora conveniente studiare una strada diversa di sviluppo, che dovremo essere i primi ad adottare, che non comporti decrescita, bensì un uso migliore delle risorse, in quantità non superiori a quelle che il sistema può rigenerare. Ecco perché l’unico apporto esterno, l’energia solare, deve essere sfruttata in modo sempre più massiccio, anche a fronte delle (in)evitabili storture e speculazioni attuali. Non sarà facile, comporterà investimenti massicci, ma mi sembra l’unica strada per garantire un futuro ai nostri figli e nipoti.

#18 Tito Scanzani on 10.28.11 at 07:39

A Armido: MacKay dice anche http://www.inference.phy.cam.ac.uk/withouthotair/c24/page_164.shtml

Fast breeder reactors, using uranium from the oceans

If fast reactors are 60 times more efficient, the same extraction of ocean uranium could deliver 420 kWh per day per person. At last, a sustainable figure that beats current consumption! – but only with the joint help of two technologies that are respectively scarcely-developed and unfashionable: ocean extraction of uranium, and fast breeder reactors.

Il “problema” energetico e’ tale solo se si vuole farlo rimanere tale.

#19 marcosclarandis on 10.28.11 at 15:52

Che cosa succederebbe se disponessimo di 420 KWh pro capite al giorno?
Sette miliardi di umani con un trattore da tre tonnellate per ciascuno.O un bimotore da quattro passeggeri.
Cioè ottocento volte la quantità di energia di cui possiamo disporre traendola dal nostro corpo?
Esclusa quella del puro metabolismo ovviamente.
Bisogna considerare che la superficie terrestre è di 51 miliardi di ettari ovvero poco più di settantamila metri quadri pro capite.
Di ambiente biofisico, comprendente oceani, montagne di alta quota eccetera eccetera.
Non di bucoliche fattorie da mulino bianco.
A parte il fatto che studi approfonditi citati anche in questo blog, mostrano quanto sia velleitaria l’estrazione dell’uranio dagli oceani, bisogna immaginarsi un’ umanità immersa ancora nella psiche tribale che disponesse di tale potenza, tale energia e densità delle due, ma non della saggezza per adoperarla.
Se poi si vuole credere che intanto conviene procurarsela tale miracolosa cornucopia, va bene.
La prima parte di tutta la storia della fisica nucleare
iniziata con Becquerel nel 1896 ha portato prima alle armi nucleari e poi alle centrali atomiche civili.
Non viceversa.
Per qualcuno,il “problema” energetico e’ tale solo se si vuole farlo rimanere tale.
Infatti.
Con 420KWh pro Homo omini lupus non rimarrebbe tale
Diventerebbe un incubo.

Marco Sclarandis

#20 Tito Scanzani on 10.28.11 at 19:01

Marcoscrive: “A parte il fatto che studi approfonditi citati anche in questo blog, mostrano quanto sia velleitaria l’estrazione dell’uranio dagli oceani, ”

Ho infatti posto la domanda al prof MacKay e questa e’ stata la sua risposta

Q: I’d like to have your opinion about the possibility of extracting Uranium from sea water and using it in fast breeder reactors (page 165) and using the heat produced by the nuclear reactor. The concentration is 3.3mg of Uranium per cubic metre so the maximum amount of energy that we can extract form the Uranium contained in a cubic metre of sea water would be about E=mcc/1200=3.3exp(-6)x(300exp6)(300exp6)/1200=247MJ, of which 247/3= 82MJ(electric) =23KWh(e) and 247×2/3=165MJ(thermic). As the latent heat of vaporization of liquid water is 2.5 MJ/kg, we would need at least 2500MJ/cubic metre to evaporate the water to get the 35gr/litrex1000= 35Kg of salts where the 3.3mgr of Uranium is contained well above the 165MJ(thermic) that we could get out of it. Evaporation might be a crude method and there might be different technologies I don’t know anything about. Still, 23 kWh is not much and we use it in 2-3 days in our house. Is it realistic to extract Uranium from sea water to power the future? Uranium is now conveniently extracted form rich deposits and still doable from phosphates but there must be point where the EROEI is negative. What’s your opinion on this?

A: Indeed, if the extraction method involved evaporating all the water, it would be very energy-expensive! However, you can find out about the actual Japanese methods for extraction from seawater mentioned on page 165 by looking up the references cited in the chapter’s endnotes on page 174. – http://www.inference.phy.cam.ac.uk/withouthotair/c24/page_174.shtml

Look for the number “165” to find the relevant references.

http://beta.metafaq.com/action/answer?id=GMR5EMGED8SRSCD9B2MG7VBFHG&ref=http%3a%2f%2fapi.transversal.com%2fmfapi%2fobjectref%2fEntryStore%2fEntry%2fhttp%3a%2f%2fwww.metafaq.com%2fmfapi%2fMetafaq%2fClients%2fmackay%2fModules%2fwha%3a8372281%3a0&visitorNonce=126

per il resto non c’e’ nulla di male a consumare energia per renderci la vita bella, comoda e felice.

Medioevo? No Grazie.

#21 Tito Scanzani on 10.28.11 at 20:16

“La prima parte di tutta la storia della fisica nucleare
iniziata con Becquerel nel 1896 ha portato prima alle armi nucleari e poi alle centrali atomiche civili.
Non viceversa.”

so what?

#22 marcosclarandis on 10.29.11 at 00:01

Tito Scanzani, non me ne frega niente di leggermi i tuoi copia e incolla in inglese.
Ciao!
Marco Sclarandis

#23 Tito Scanzani on 10.29.11 at 07:27

non leggerli, mica sono postati per te. sono li’ per smentire sempre e puntualmente quanto scrivi.

medioevo? no grazie.

saluti e baci

#24 marcosclarandis on 10.29.11 at 13:16

Che idea medievale che hanno certuni del medioevo.
Non si rendono conto che in quell’evo sono nate le cattredrali, la partita doppia e pure gli occhiali.

Marco sclarandis

#25 Roberto on 10.29.11 at 18:54

cose che servono a ben poco quando la vita media arrivava si e no a 35 anni e si viveva da cani, un po’ come succede ancora nel 3zo mondo.

medioevo? no grazie

#26 Tito Scanzani on 10.31.11 at 09:06

LOL 🙂

http://it.finance.yahoo.com/notizie/Rinnovabili-Conti-asca-2792446715.html?x=0

mercoledì, 26 ottobre 2011 – 16:04
(ASCA) – Roma, 26 ott – Gli incentivi al fotovoltaico costeranno ai cittadini 140 miliardi di euro, senza adeguate ricadute positive per l’Italia visto che queste risorse servono ”ad acquistare pannelli cinesi” e avvantaggia ”qualche istituzione che li sta finanziando”. Lo ha detto l’amministratore delegato dell’Enel (Madrid: ENE.MC – notizie) , Fulvio Conti, nel corso di un’audizione al Senato. ”Si fa un gran parlare della necessita’ di avere una certa fonte rinnovabile – ha detto – e poco si parla di quanto costa. E il fotovoltaico costa 140 miliardi di euro ai cittadini. E’ bene che si sappia. E il tutto senza un’adeguata ricaduta tecnologica e occupazionale per l’Italia”.

#27 il on 11.05.11 at 10:11

Vi segnalo un articolo interessante su gaetanobuglisi.it: http://www.gaetanobuglisi.it/2011/11/03/fotovoltaico-benefici-valgono-piu-degli-incentivi/#more-151

#28 Roberto on 11.06.11 at 15:29

Dal sito di il

http://www.gaetanobuglisi.it/2011/11/03/fotovoltaico-benefici-valgono-piu-degli-incentivi/#more-151

” Ne è convinta l’associazione di categoria Gifi-Anie, che ha presentato un dossier intitolato “Tutta la verità sul fotovoltaico in Italia”

Ovvero oste com’e’ il vino ma diamo il benefcio del dubbio

“solare nazionale viaggia infatti abbondantemente sopra gli 11 GW…

Il fotovoltaico, comunque, nel periodo gennaio-agosto 2011 ha generato ben il 3% dell’elettricità nazionale,
(percentuale che sale al 6% nel solo mese di agosto) riducendo così le importazioni di fonti fossili per circa 2 Mtep.”

3% gennaio agosto portiamolo pure al 5% annuo di 340TWh=17TWh gas risparmiato 17/40%efficienza termica=43TWh termici. Costo gas industriale 0.03€/kWh quindi 30TWhtermicix0.03€/kWh= 1.3mld€ di gas risparmiati

costo di 11GWp FV a una media di 4000€/kWp abbiamo 44mld di euro di impianti e costo incentivi circa 5mld di euro annui

anche trascurando i 44 mld€ di costo degli impianti, spendere 5mld annui in incentivi annui per risparmiare meno di 1.3mld di euro l’anno di gas (il modo piu’ costoso per produrre elttricita’!) non mi sembra un grande affare.

#29 Tito Scanzani on 11.06.11 at 18:26

dal sito segnalato dall’utente il e dando i dati per buoni e su questo ho i miei dubbi giacche’ 12GWpx1200Kwh/Kwp=al massimo 14.4TWh annui abbiamo che

http://www.gaetanobuglisi.it/2011/11/03/fotovoltaico-benefici-valgono-piu-degli-incentivi/#more-151

” Ne è convinta l’associazione di categoria Gifi-Anie (NB: GIFI – Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane –
http://www.gifi-fv.it) , che ha presentato un dossier intitolato “Tutta la verità sul fotovoltaico in Italia”

Ovvero: oste com’e’ il vino? buonooo..! ne sono convinto.
Ma diamo il beneficio del dubbio

“solare nazionale viaggia infatti abbondantemente sopra gli 11 GW
Il fotovoltaico, comunque, nel periodo gennaio-agosto 2011 ha generato ben il 3% dell’elettricità nazionale,
(percentuale che sale al 6% nel solo mese di agosto) riducendo così le importazioni di fonti fossili per circa 2 Mtep.”

3% gennaio agosto portiamolo pure al 5% annuo di 340TWh=17TWh. gas risparmiato 17/40%efficienza centrale =43TWh termici. Costo gas industriale 0.03€/kWh quindi 43TWhtermicix0.03€/kWh= 1.3 mld€ di gas risparmiati

costo di 11GWp FV a una media di 4000€/kWp abbiamo 44mld di euro di impianti e costo incentivi circa 5mld di euro annui

anche trascurando il fatto di spendere ADESSO 44 mld di costo degli impianti FV spendere 5mld€ annui in incentivi annui per risparmiare meno di 1.3mld€ l’anno di gas (il sistema piu’ costoso di produzione elettrica) non mi sembra un grande affare.

E son stato ben generoso al favore dell’FV ma loro del Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane sono convinti…..