Mobilità, fotovoltaico e la moneta universale

 

Sabato è il giorno dei discorsi leggeri e delle conversazioni da caffè.

Con questo spirito “disimpegnato”, giro un bel grafico riassuntivo, un semplice vademecum del viaggiatore, che mi è arrivato dal Newsgroup NTE. I numeri che vedete sono le libbre di co2 per viaggiatore per viaggio. Calcolate per i vari mezzi di trasporto su lunghe medie e corte distanze. Per ottenere i litri di benzina, tanto per avere un parametro alternativo, dovreste dividere per circa 5 i valori indicati. Che un SUV con un solo viaggiatore sia il mezzo più dispendioso in assoluto ( se si eccettuano certi mezzi militari come il carro armato M1 o un caccia F22) in termini di energia e risorse, non è certo una novità. Quel che è interessante, semmai, è notare come il treno, a causa della non saturazione dei posti, non è obbligatoriamente il mezzo più economico in assoluto, anche nella sua versione elettrica ( negli USA i treni sono ancora diesel, sulle lunghe perocrrenze). L’auto elettrica, come si vede è solo marginalmente meno inquinante di quelle ibride a causa della natura delle centrali di produzione di energia elettrica che negli USa sono prevalentemente a carbone ( seguite da quelle  ad olio combustibile, nucleari, idroelettriche etc. etc). Da noi i dati sarebbero stati un poco più incoraggianti grazie ad una maggior presenza di centrali a gas e ad una discreta percentuale di energie rinnovabili.

La cosa interessante è la conclusione: pochi kWp di pannelli fotovoltaici sono sufficienti alla percorrenza annua di un’auto elettrica. Inoltre, aggiungo, un auto passa la maggior parte del tempo ferma e quindi ha la possibilità di avere sempre, al momento del bisogno, le batterie perfettamente cariche. La logica conseguenza è che un modo per rendere più rapida la transizione verso le energie rinnovabili è la realizzazione di diffusi parcheggi di scambio per i veicoli elettrici, Dove gli utenti possono ricaricare al prezzo di mercato dell’energia Oppure, SE hanno energia a sufficienza, possono decidere di venderla, riversandola, per un quantitativo dato, in rete. Ancora oggi la maggior parte degli ENORMI parcheggi dei supermarket e dei garage privati di cui, immancabilmente, buona parte delle abitazioni USA è dotata NON hanno il fotovoltaico a coprirli. Il risparmio ottenuto ricaricando un veicolo elettrico con l’energia prodotta da una pensilina fotovoltaica sotto il quale è parcheggiato  ed usandolo al posto di  un auto comune è in grado di ripagare nel giro di qualche anno ( dipende dal paese) il costo dell’impianto stesso. Senza contare ovviamente che in prospettiva, come qui tante volte ricordato, i milioni di veicoli elettrici fermi in ogni dato istante costituiranno, senza extracosti ma anzi con qualche vantaggio anche per i loro possessori, un importante sistema di stoccaggio e redistribuzione dell’energia prodotta. Vi sembra complicato? Pleonastico? non realizzabile? beh, pensate un attimo a quel che abbiamo imparato a ritenere parte della vita di tutti i giorni in questi ultimi venti anni: Internet ed il cellulare…Se pensate all’incredibile complessità che abbiamo imparato a gestire ed usare anostro vantaggio in questi anni, capirete che, nel momento in cui se ne creeranno le condizioni, sia in terimni sistemici che politici/legislativi, le cose si metteranno rapidamente in moto e quel che oggi ci sembra poco probabile, ovvero un mercato dell’energia davvero libero in cui ogni utente, può diventare in ogni istante un produttore e viceversa, sarà qualcosa di talmente ovvio che non ci faremo nemmeno caso. In quel momento sarà anche nata,en passant, una moneta comune, con un valore soggetto  ad oscillazioni, ma per definizione condiviso da tutti: il kWh.

11 comments ↓

#1 il on 10.15.11 at 08:34

Ciao, un video interessante sul fotovoltaico: http://www.youtube.com/watch?v=tBH2wof0B68

#2 Davide on 10.15.11 at 11:08

A me invece ha sorpreso la posizione dell’aereo! Non cosi’ male come pensavo (o meglio com avevo sentito dire).
Meno male…i miei viaggetti sono salvi :-))

#3 Pippo on 10.15.11 at 20:39

Se non ricordo male prof. Bardi, qualche tempo fa aveva scritto un articolo sul problema del Litio.
In natura non ce ne è così tanto da sostituire con veicoli elettrici che una minima parte dei veicoli circolanti.
Non ricordo se l’avevo letto qui o su http://aspoitalia.blogspot.com/
Comunque, la transizione alle vetture elettriche non so se sarà indolore. Forse bisognerebbe proprio cominciare a far circolare di più le informazioni che non le persone.
Intanto qui a Torino la Pininfarina ha dismesso proprio il reparto produttivo per le auto elettriche, un progetto di cui si sente parlare da anni.
Parafrasando i NO-TAV, sarà dura.

#4 Ugo Bardi on 10.16.11 at 16:37

Beh, non è tanto il problema della quantità di litio, che comunque è limitata. Il problema sono i costi che non ci permetteranno di sostituire senza traumi i veicoli attuali. Dovremo contentarci di meno mobilità individuale, almeno in una fase di transizione. Ma è meglio che rinunciarci del tutto.

#5 Daniela on 10.17.11 at 13:38

Veramente interessante vedere l’impronta ecologica delle nostre abitudini di trasporto.

Concordo che le smart grid dovrebbero e potrebbero essere costituite dai nostri ASINI a 4 ruote che stanno parecchio fermi, andando a implementare la rete elettrica.

So che la Toyota Prius ha i pannelli fotovoltaici sul tetto ma solo per alimentare il sistema di condizionamento e ventilazione dell’automobile quando è parcheggiata al sole.

Si riuscirà a spostare il paradigma dell’auto che “ha bisogno di carburante” all’auto “che fornisce carburante” grazie alla preziosa moneta di kilowattora?

E per adesso è possibile cambiare le teste anche solo dei nostri colleghi o amici o parenti e far notare il risparmio di KWh solo usando il car pooling o car sharing?

Come dice Paperon de Paperoni ogni kwh risparmiato è un kwh guadagnato…

#6 Gianni on 10.17.11 at 19:52

Mi ha rincuorato, esaminando il grafico, scoprire che il mio “suvvino” (Volvo xc60) percorre, dopo meticolosa misurazione semestrale, “ben” 13,2 km/lt pari a oltre 31 mpg… riabilitandosi quindi al rango di “efficient car” !
Mi sento un po’ meno colpevole ora…

#7 Davide on 10.19.11 at 12:24

Secondo me e’ molto difficile che l’utente medio possa accettare di scaricare le batterie della sua auto elettrica (almeno con la tecnologia attuale) per cedere energia alla rete, sia per il tempo che la ricarica richiede, sia per la relativamente limitata percorrenza che offre. Specialmente considerando il fatto che la maggior necessita’ di energia si verifica di giorno…magari mentre siamo al lavoro, cosi’ ci troviamo la macchina scarica al momento di tornare a casa! quindi l’equazione ricarica di notte, cedere alla rete di giorno secondo me non sta’ in piedi. Ribadisco che sarebbe auspicabile cominciare a distribuire anche sistemi di accumulo STATICI da abbinare ai piccoli impianti rinnovabile.
A proposito del forum NTE…ma non si potrebbe renderlo liberamente accessibile almeno in lettura e limitare l’iscrizione a chi vuole postare i commenti? Grazie

#8 Luca Folini on 10.20.11 at 08:42

Ma i dati riportati negli schemini sono corretti? Ricordo un articolo apparso circa un anno fa su questo blog in cui il tram in città era il mezzo + efficiente (per via del ridotto attrito ferro/ferro). Forse bisognerebbe conoscere anche le ipotesi che hanno portato alla stesura della classifica.

#9 marcosclarandis on 10.20.11 at 09:29

ATP=KWH (Tutto in maiuscole per questioni di estetica grafica, Stefano Lavori ci ha insegnato)
Che cosa sarà mai questa esoterica equazione?
Ugo sa, da chimico e un pò elettrochimico che cosa intendo dire.
Per rendere ancora più esoterica la domanda aggiungo che ATP ha a che fare con il “SOTTOMESSORA”, unità di misura del lavoro schiavistico.
Scusatemi.
Dopo i disordini romani e in previsione di quelli valsusini e quelli che seguiranno, voglio divertirmi un pò.
Tra poco dovremo giocare con gingilli molto seri.

Marco Sclarandis.

#10 gbettanini on 10.20.11 at 12:40

l GSE ha aggiornato il proprio contatore fotovoltaico con i costi annui previsti per l’incentivazione. Siamo quasi a 5 miliardi di euro all’anno (da moltiplicare per 20 anni o poco meno). Sono circa 80 euro a italiano all’anno che pagheremo in parte nelle bollette elettriche delle nostre famiglie e per la maggior parte in aumenti del costo di beni di consumo e servizi.
http://www.gse.it/Pagine/Il-contatore-fotovoltaico.aspx

#11 Armido Cremaschi on 10.31.11 at 17:33

L’energia prodotta e fruita a livello capillare è destinata comunque ad essere una strada obbligata per i 2/3 dell’umanità che ancora non ne usano che una percentuale ridicola rispetto a noi: pensare che possano usare il nostro stesso modello di sviluppo è semplicemente troppo spaventoso. Siamo noi che dobbiamo mettere a punto questo nuovo paradigma di sviluppo, basato su risorse locali, su qualità, anziché quantità, su soddisfacimneto di bisogni reali, anzichè creazione di bisogni artificiali, da soddisfare con prodotti spazzatura. Chi altri dovrebbe farlo? Sempre che vogliamo lasciare un mondo vivibile ai nostri figli e nipoti, ovviamente.