Crescita e declino delle lampade a Incandescenza

La Gazzetta del Mezzogiorno, mercoledì 7 settembre 2011

 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 

Per la serie crescita e declino delle merci, l’ecologia ha assassinato un altro dei grandi successi della tecnica, la lampada ad incandescenza, accusata di consumare troppa elettricità.. Col passare del tempo e con la crescita dell’attenzione per la sicurezza, la vita e l’ambiente molte merci di grande successo in passato sono state condannate a morte. Si pensi al DDT, salutato come la sostanza chimica che ha sconfitto la malaria, il cui uso è stato vietato dopo che si è scoperto che, per il suo carattere persistente, non biodegradabile, era in grado di intossicare molti esseri viventi e anche gli umani; il mercurio, che ha consentito la nascita dell’industria chimica e della produzione del cloro e che è stato impiegato per decenni nei bulbi dei termometri, è destinato a scomparire a causa della sua elevata tossicità; il piombo tetraetile, l’additivo per benzine che ha permesso decisivi progressi verso automobili più veloci e potenti, è stato bandito per la sua pericolosità e tossicità per i lavoratori e per l’aria urbana.

In altri casi è stata la maggiore comodità a uccidere vecchi, sicuri oggetti; i computers hanno fatto sparire le macchine per scrivere e le calcolatrici meccaniche; i telefoni mobili hanno soppiantato i telefoni fissi e anche le cabine telefoniche; la posta elettronica sta cancellando l’abitudine di inviare lettere per posta. Si potrebbe scrivere una storia della tecnica proprio esaminando come e perché alcune merci hanno avuto un grande successo, talvolta un breve successo, e poi sono scomparse. E’ tutta gloria ? Le merci “morte” talvolta avevano un proprio valore e una propria comodità; di alcune si assiste alla resurrezione in altra forma, talvolta proprio grazie all’ecologia.

Dal settembre di quest’anno non saranno più in vendita le lampada ad incandescenza da 60 watt; dal 2009 sono scomparse quelle da 100 watt; dal settembre 2010 quelle da 75 watt; l’anno prossimo scompariranno quelle da 40 e 25 watt. Una decisione, presa in seguito ad una disposizione europea motivata dal fatto che le lampade ad incandescenza consumano “troppa” elettricità e che il loro uso contribuisce all’effetto serra. E’ vero che l’elettricità consumata dalle lampade si trasforma in “luce” solo per il 20 percento, mentre l’80 percento viene dissipata sotto forma di calore all’esterno; eppure quando sono state inventate e sono entrate in commercio sono state salutate come il vero nuovo segno della “civiltà”.

La luce è il “bene” più grande che gli esseri umani si siano conquistati. Per milioni di anni l’unica fonte di luce è tata quella diurna del Sole; le notti e le caverne sono rimaste buie fino a quando qualcuno non ha scoperto che era possibile accendere la legna e con questo avere luce anche quando il Sole è tramontato; la luce teneva lontani gli animali nemici e allontanava la paura. Poi è cominciato il cammino della civiltà con la scoperta che anche il grasso di animali bruciava con una fiamma luminosa, che una bella luce poteva essere ottenuta con le candele di cera, e poi, ma ormai siamo in tempi vicino a noi, che la luce poteva essere ottenuta con lampada in cui veniva bruciato il gas di carbone, il “gas illuminante”, appunto, e poi il grasso di balena e poi ancora il cherosene ottenuto distillando il petrolio greggio.

La vera grande svolta si è avuta con l’utilizzazione dell’elettricità. E’ stato il chimico inglese Humphry Davy (1778-1829) che nel 1802 ha scoperto che, facendo passare la corrente elettrica attraverso un sottile filo di platino, questo emetteva una intensa luce; purtroppo il filamento di platino durava poco. Lo stesso Davy scoprì, nel 1809, che una intensa luce poteva essere ottenuta facendo passare una corrente elettrica fra due elettrodi di carbone; il principio sarebbe stato utilizzato su scala limitata nella lampade ad arco, usate per un secolo nei proiettori cinematografi. Ma la vera svolta verso le moderne lampade ad incandescenza si ebbe nel 1835 quando il fisico scozzese James Lindsay (1799-1862) osservò che il filamento di platino, attraversato dalla corrente elettrica, poteva emettere luce a lungo se era contenuto in un bulbo di vetro privato dell’aria e mostrò che, con la luce del nuovo dispositivo, era possibile leggere un libro a un metro di distanza.

Da allora il successo sarebbe dipeso soltanto dai perfezionamento dei sistemi per creare il vuoto entro bulbi di vetro, una tecnologia a cui aveva dato un contributo fondamentale l’italiano Evangelista Torricelli (1607-1647), e soprattutto per ottenere dei filamenti più duraturi. Il platino o l’iridio erano soddisfacenti, ma troppo costosi. Nella metà dell’Ottocento l’attenzione degli inventori si rivolse all’uso di filamenti di carbonio che è poco costoso, buon conduttore dell’elettricità e capace di fornire una bella luce. Gli esperimenti si rivolsero a utilizzare dei fili di cellulosa molto pura, come quella della canapa o del lino, che venivano trasformati in filamenti di carbonio puro ad alta temperatura.

Gli anni settanta dell’Ottocento videro una concorrenza spietata fra inventori, fra i quali emerse la figura di Thomas Edison (1847-1931) che nel 1878 brevettò la lampada che avrebbe avuto il successo definitivo e che fece di Edison l’”inventore” della lampada ad incandescenza, capace di fornire luce ininterrottamente per oltre mille ore. Da allora molti inventori perfezionarono i vari aspetti, soprattutto i processi per ottenere fili di carbonio. Anche il carbonio si rivelò un materiale non del tutto soddisfacente e nacquero le successive lampade con filamenti di osmio e di altri metalli con alto punto di fusione fino alla diffusione dei filamenti di tungsteno che si affermarono per tutto il Novecento. Altri inventori sostituirono il vuoto all’interno dei bulbi di vetro con una atmosfera rarefatta, dapprima di argon, poi di cripton, poi di xenon.

E’ difficile dire quante lampade ad incandescenza dei vari tipi sono stati prodotte nel mondo ma non si va lontani dal vero parlando di molte diecine di miliardi, il che ha rappresentato anche un grande mercato industriale e commerciale, attraversato da lotte di monopoli. L’unica vera concorrenza al grande mercato delle lampade ad incandescenza è stata offerta dalle lampade fluorescenti; comparse in commercio a partire dagli anni trenta del Novecento sono costituite, come tutti sanno, da tubi con due elettrodi e con la superficie interna rivestita di una polvere bianca. Nel tubo viene praticato un vuoto e immessa una piccola quantità, alcuni milligrammi, di mercurio che si libera allo stato di gas; la scarica elettrica attraverso questo mercurio gassoso produce una radiazione ultravioletta, non visibile, che colpisce il rivestimento interno da cui si genera una luce fluorescente bianco-azzurra. Poco costose, con basso consumo di elettricità, le lampade fluorescenti sono state usate largamente soprattutto per grandi locali, negli uffici, meno nelle abitazioni che hanno preferito la luce “più calda” delle lampade ad incandescenza.

Le lampade fluorescenti, perfezionate, si propongono adesso come surrogati delle lampade ad incandescenza in varie forme, in genere come lampade a basso consumo di elettricità. L’industria è riuscita a produrre lampade fluorescenti con attacchi a vite, adattabili quindi nei portalampade delle lampade ad incandescenza. E’ tutta gloria ? Le lampade a basso consumo di energia pongono problemi alla fine della loro vita utile; bisogna evitare che finiscano nelle discariche e che il mercurio e i sali fluorescenti finiscano nell’ambiente; alcune industrie propongono lampade fluorescenti senza mercurio, altre ancora lampade con LED, dei “diodi”, piccole unità elettriche che emettono luce. Il campo delle invenzioni è tutto aperto. Alcuni si chiedono se veramente il risparmio energetico giustifica le enormi spese per l’acquisto di lampade alternative e guardano, con un po’ di nostalgia, alle vecchie lampade che ci hanno permesso, per tanti decenni, di leggere e scrivere e chiacchierare la sera intorno alla tavola.

 

17 comments ↓

#1 Domenico on 09.07.11 at 17:02

E’ tutto vero. Le lampade a incandescenza sono poco efficienti nel produrre la luce. Però in loro difesa c’è da dire che il loro spettro d’emissione è quello che si adatta meglio di ogni altro alla curva di sensibilità dell’occhio, cosa che invece non si verifica per le lampade cosiddette a basso consumo.
Nessuno poi dice che per il loro funzionamento queste cosiddette lampade ecologiche hanno bisogno di essere eccitate da un oscillatore elettronico a frequenza intorno ai 45 kHz. E sono onde elettromagnetiche che vanno in giro per l’ambiente domestico, anzi al suo interno. Probabilmente, almeno spero, la potenza em emessa da ogni lampada sarà molto piccola, ma mi chiedo se qualcuno ha considerato che in una casa di lampade accese per molte ore ce ne sono sempre molte e le emissioni em si sommano. Sono veramente così ecologiche o si tratta dell’ennesima operazione commerciale spacciata abilmente per vantaggiosa? Nucleare docet….
Se qualcuno conosce la risposta documentata a questo mio dubbio, prego di farmela conoscere.

#2 Monster Boy on 09.07.11 at 19:38

Hai dimenticato quello che più mi ha dato fastidio quando vado a fare la spesa, il divieto dei sacchetti di plastica nei supermercati per via ministeriale. Se le nuove lampade sono tanto migliori perché si deve ricorrere a incentivi e divieti?
Capisco che il mercurio è una sostanza altamente tossica, cancerogena e pericolosa e va assolutamente evitato e dove possibile vietato. Stesso discorso per l’amianto come materiale isolante per le costruzioni. Posso capire il discorso dell’ecologia dietro alla biodegradabilità del sacchetto di plastica, posso non essere d’accordo perché secondo me è eccessivo ma lo capisco. Ma proprio per le lampade no. E’ ovvio che una lampada se è veramente più efficiente, se è veramente migliore, prima o poi soppianta l’altra, altrimenti oggi troveremmo sul mercato ancora i 386 e i vecchi cellulari di prima generazione e le torce a gas (nessuno mi venga a dire che illumina casa sua con torce a gas). L’unico parametro che conta per la lampadina, oltre alla quantià e qualità della luce e la durata è l’efficienza energetica: non è l’ultimo per importanza! Se è tanto migliore, perché bisogna incentivarla? Sulla carta dicono che dura di più come ore e che a parità di luce consuma di meno, allora o è assolutamente vero, oppure perché la devono incentivare? Forse non è vero?

#3 Weissbach on 09.07.11 at 20:13

“Se le nuove lampade sono tanto migliori perché si deve ricorrere a incentivi e divieti?”
Perché i consumatori NON SONO RAZIONALI, o se lo sono lo sono rispetto a orizzonti strategico-temporali limitati.

Una nota tecnica: l’efficienza delle lampade ad incandescenza non è del 20%, è del 2%.
Forse si è tratti in inganno dal fatto che le CFL sono mediamente 5 volte più efficienti e si immagina che questo significhi un rendimento vicino al 100%.

Ma anche le CFL si attestano intorno al 10%.

Io ho ormai un 45% della casa a LED, un 30% a CFL e un 25% a incandescenza.

Penso comunque che non valga la pena accanirsi troppo sull’illuminazione, né in senso futurista né in senso conservatore; si tratta di un impiego minoritario dell’energia.

E anche rispetto alla qualità della luce che avete in casa… non date la colpa alle sorgenti: tutte le tecnologie disponibili hanno una dispersione qualitativa enorme ed è possibile trovare soluzioni di qualità in ogni caso (senza svenarsi, aggiungo).

#4 Weissbach » Yet another post about light bulbs on 09.07.11 at 20:22

[…] Un post su ASPO esprime considerazioni anche condivisibili. […]

#5 Monster Boy on 09.07.11 at 21:27

“Perché i consumatori NON SONO RAZIONALI, o se lo sono lo sono rispetto a orizzonti strategico-temporali limitati.”
Non mi convince per niente questa argomentazione… E allora dovrebbero vietare anche le torcie a gas, le macchine da scrivere, i vecchi modelli dei cellulari, (e la lista non si fermerebbe di certo qui..) per legge. L’unico motivo per cui le hanno vietate è ecologico? Però, non capisco allora che bisogno ci sia di dire che sono molto migliori. Stesso discorso al digitale terrestre, che bisogno c’era di vietare l’analogico se era tanto avanti? Anche la radio AM non è mai stata vietata, eppure la radio FM ha sfondato quando è stata introdotta come tecnologia. Quando hanno messo l’ADSL non hanno vietato le connessioni modem. Quando hanno inventato il treno a vapore non hanno vietato i carri trainati da cavallo. Cioè, quando una cosa è migliore, va da sé che soppianta un’altra, è semplice evoluzione tecnologica. Delle due una: o sono veramente un passo avanti (come pensavo pure io), o non lo sono e per questo serve l’incentivo. Cioè, intendo, che se sono migliori, questa legge è una baggianata, sarebbe come vietare al giorno d’oggi le ruote quadrate. Se invece non lo sono, ma sono più ecologiche, la cosa potrebbe avere senso come per altre tecnologie analoghe, tipo il sacchetto di plastica.

#6 mauriziodaniello on 09.07.11 at 23:34

“La lampadina ad incandescenza è stata inventata nel 1854 da Heinrich Goebel, un orologiaio tedesco emigrato in America. (…) Wilson Swan aveva già costruito una simile lampadina che perfezionò fino al 1878; divenne partner di Edison. (…)”

http://www.lightitaly.it/storia-della-luce/cmsx.asp?IDPg=260

Ciao

#7 mia on 09.08.11 at 13:50

Consiglio la visione di questo video

Obsolescenza pianificata
Oppure la cospirazione della lampadina ….

http://www.zeitgeistitalia.org/video/piramidi-spazzatura

#8 Gianni Comoretto on 09.08.11 at 21:09

Trovo anch’io che vietare le lampadine sia stupido. Io non ne ho più in casa da decenni, e mi trovo benissimo con le lampade a basso consumo. Mi ero fatto due conti, e nella sua vita utile una lampadina a basso consumo fa risparmiare un centinaio di euro, ma quando lo dico ai miei vicini con un lampadario di quelli della nonna con 12 lampadine da 40 watt, che quando lo accendi cala la tensione nel condominio, non ci credono, e non se la sentono di affrontare la spesa iniziale di 12 (o anche solo 6) lampadine a basso consumo.

Ma anche io uso lampadine ad incandescenza: in bagno, dove restano accese per pochi minuti e dove le accensioni frequenti brucerebbero quelle fluorescenti, o sulle scale, dove un vicino ecologista ci ha pure provato a mettere una fluorescente (è durata un mese). Per cui mi scoccia che qualcuno mi dica cosa devo usare e cosa no, anche perché la luce incide abbastanza poco sul bilancio energetico familiare.

Ora ci sono i LED, ma cominciano adesso ad essere ragionevoli come costi, e i vantaggi sono ancora marginali.

@Domenico: non esistono indicazioni che l'”elettrosmog” sia un problema. Un campo a 45 KHz, che non ho mai visto come interferenze elettroniche e quindi è comunque piuttosto debole, non ha NESSUN effetto biologico osservabile.

@Monster Boy: le trasmittenti AM SONO STATE VIETATE. Perché c’è molta gente come Domenico, che pensa che le emissioni radio siano dannose alla salute anche a potenze molto basse, e le trasmittenti AM sforavano i limiti di legga italiani attuali.

#9 Defcon70 on 09.09.11 at 01:50

@ Domenico

il problema delle EMI è comune a tutti i dispositivi switching, lampade fluorescenti incluse, ma la maggioranza della potenza di questi disturbi rimane circoscritta ai conduttori, perché un tubo o ancor più le compatte sono davvero delle pessime antenne anche alle armoniche di 200-300KHz.
Il problema si sposta quindi sulle emissioni dai conduttori dell’impianto elettrico di casa e qui il metodo tradizionale di realizzazione con fase e neutro che a volte formano grandi spire non aiuta. Certo che l’effetto pelle, molto alto a 300kHz, limita l’ampiezza di questi disturbi a poche decine di metri di conduttore dalla sorgente di disturbo, ma in ogni caso le emissioni in aria esistono e sono ben misurabili sopra il fondo di radiazione EM naturale e anche antropico.

Siccome però chi scrive Norme Tecniche non è che sia proprio sceso dai monti con la piena…, tutte queste cose sono ampiamente previste e se un costruttore di una lampada fluorescente, di un alimentatore switching, di un inverter per impianti FV, ecc. vuol applicare il marchio CE al suo prodotto deve dimostrare con dei test di un laboratorio certificato che le EMI radiate e condotte sono al di sotto di valori (molto bassi) specifici per classe di prodotto.

Nota: all’interno del range delle radiazioni non ionizzanti (<300GHz), tutti sono per lo più preoccupati delle emissioni radio (il cui effetto sui tessuti umani è molto studiato e noto da tempo ed è quello di un riscaldamento degli stessi) e si tende a trascurare gli effetti dei campi magnetici a frequenza industriale (50Hz), a meno che Terna non ti stia rovinando il panorama con un nuovo elettrodotto vicino casa… L'effetto di questi campi magnetici "lentamente" variabili sulla salute umana è molto meno noto e i pochi studi epidemiologici parlerebbero di una certa incidenza di leucemia (vallo a capire poi se in realtà è causata più dall'elettrodotto o dal traffico sulla autostrada che gli corre accanto). Se poi uno modellizza ben bene il tutto e fa un po' di misure sul campo, scopre che la sorgente in assoluto più deleteria è la vecchia e cara coperta elettrica seguita dallo stesso impianto elettrico domestico e poi dall'asciugacapelli.

#10 Defcon70 on 09.09.11 at 02:17

@ Monster Boy e altri

Mi sa che considerate come parametro solo i vantaggi per l’utilizzatore e non gli svantaggi per la comunità.

I 100€ risparmiati in 12000 ore di funzionamento di una lampada fluorescente sono poca cosa per il consumatore medio, perché gli si capitalizzano in un orizzonte temporale troppo grande perché ne percepisca reale vantaggio, ma le milioni di tonnellate di petrolio equivalente di fonti energetiche che in ambito europeo vengono consumate in più ogni anno a causa delle centinaia di milioni di consumatori che accendono lampade meno efficienti rappresentano un costo ambientale per tutti.

Può dar fastidio che un prodotto venga vietato per legge, ma mi meraviglio che in questo blog così ben frequentato non si percepisca questo aspetto fondamentale.

#11 Defcon70 on 09.09.11 at 02:37

OMG! Non mi ero accorto che adesso c’è anche Mia a leggere e commentare su NTE!

Mia, per favore, scordati quel che ho scritto sulla leucemia dall’impianto elettrico di casa e dalla coperta elettrica, che sennò non ci dormi più la notte…. 😉

#12 Lorenzo Montini on 09.09.11 at 08:37

@Gianni Comoretto
In realtà per le scale condominiali esistono lampade a basso consumo che non hanno problemi di frequenti accensioni e spegnimenti io ne ho messe una ventina sulle scale condominiali e dopo quasi tre anni non se ne è ancora fulminata una (così mi risparmio anche di doverle sostituire in continuazione).
Vediamo se dureranno mediamente 15 anni come dicono…

#13 mia on 09.09.11 at 14:43

Insisto.
Trailer del Video segnalato precedentemente

http://www.youtube.com/watch?v=251qoGOqpdk&NR=1

#14 mia on 09.09.11 at 14:53

Saluti dalle mie parti….ci si illumina meglio ora.
http://www.comune.castelfranco-di-sopra.ar.it/notizie/10-eventi/194-presentato-il-parco-fotovoltaico-di-caspri.html

#15 Monster Boy on 09.09.11 at 18:22

@Gianni
Non sapevo che le trasmittenti AM fossero state recentemente vietate in italia (cmq con la radio AM si capta ancora un po’ di segnale, basta provare con l’autoradio).
@Defcon
Non è che non capisco l’effetto macro. Non capisco il divieto di una tecnologia soprattutto se è peggiore secondo vari parametri. Nessuno ha mai vietato le barche a remi, anche se sono molto meno efficienti di quelle a vela. Imposizioni e divieti di tecnologie servono per lo sviluppo? E poi perché non si lascia la libertà di fare le sue valutazioni ad ogni tecnico, ingegnere, persona comune del caso? Non serve sapere come funziona una lampadina (o essere fisici nucleari), né un motore, per valutarne le prestazioni.
Boh, detto così, il divieto delle lampade a incandescenza non mi sembra una genialata…

#16 Domenico on 09.10.11 at 18:58

Sono anch’io dell’avviso che se una tecnologia offre dei reali vantaggi rispetto a quella che intende sostituire, non c’è bisogno di particolari incentivazioni o divieti. Fa storia proprio la lampadina ad incandescenza rispetto all’illuminazione a gas che ha soppiantato nonostante che i costi fossero enormemente più alti.
Noto con dispiacere che c’è qualcuno che pensa che sia “safe” vivere immersi in una selva di campi elettromagnetici a frequenze innumerevoli. Campi che si sono aggiunti a quelli naturali già presenti, ma in una quantità spropositata. E’ la stessa storia della CO2. Ci siamo dentro fin dalla nascita della vita e siamo abituati a conviverci. Ma allora perchè giustamente ci preoccupiamo perchè la concentrazione atmosferica è aumentata solo del 30%?
Con il nucleare era la stessa storia: fino a 10 anni fa c’era qualcuno che diceva che un pò di radiazioni non solo non erano pericolose, ma in piccola dose facevano bene alla salute. Poi ulteriori studi e nuove conoscenze dei meccanismi del danno biologico hanno portato a stabilire il limite alla dose accettabile come “as low, as possible”. Siamo proprio sicuri che i campi elettromagnetici anche in piccola intensità e bassa dose non producano guai alla salute? Oppure ci sarebbe ancora molto da fare per capire l’interazione con i tessuti biologici, di cui, per inciso, non si conosce nemmeno a fondo il funzionamento?
Infine l’aspetto dei materiali e del ciclo di vita delle lampade cosiddette ecologiche: qualcuno l’ha valutato? I vapori di mercurio, i componenti elettronici, le vernici luminescenti velenose, ecc.
La lampada a incandescenza è un dispositivo molto semplice che richiede solo un filo sottilissimo di tungsteno, un pò di rame e vetro. Non aggiunge altri campi elettromagnetici oltre a quello già presente a 50 Hz.
Infine, la qualità della luce emessa ad esempio da una lampada da 100 W, ti consente di vederci bene in un ambiente come una stanza (con vederci bene intendo la possibilità di distinguere chiaramente i caratteri di un giornale o di un libro senza fatica) cosa che a me non riesce con il cosiddetto equivalente a 18 W di una a basso consumo, che viene sbandierata con la stessa quantità di lumen.
Potrà essere, anzi sarà sicuramente vero come integrale dello spettro di emissione, ma probabilmente il picco dello spettro non si trova al centro della curva di sensibilità dell’occhio. (Almeno del mio, che è perfettamente normale)
Allora perchè mi si vuole privare della possibilità di continuare a vederci bene?
Consumerò un pò più di corrente, ma sono disposto a pagarla idealmente pensando che possa venire dal fotovoltaico.
In conclusione, per me tutta l’operazione lampade a basso consumo puzza di dumping industriale effettuato con il bene placido di sedicenti organizzazioni ecologiste di supporto.

#17 Defcon70 on 09.15.11 at 02:08

@ Domenico

deduco quindi che le tue domande erano retoriche… oppure sei preoccupato per gli effetti del paradosso di Jevons e pensi che non è ancora il momento di efficientare i nostri consumi elettrici.

“Non aggiunge altri campi elettromagnetici oltre a quello già presente a 50 Hz”
Che vuol dire già presente? Il campo magnetico a 50Hz non è presente in natura. E la quasi totalità degli studi dicono che sono gli effetti sulla salute umana delle frequenze industriali quelli più misconosciuti. Che facciamo, per il principio di precauzione spegniamo tutti i generatori? Tocca conviverci. Per inciso, se le CFL sono 5 volte più efficienti delle incandescenza, allora la corrente che scorre nei conduttori e quindi il campo magnetico entro le pareti domestiche generato da questa è 1/5 per le CFL.

“Consumerò un pò più di corrente, ma sono disposto a pagarla idealmente pensando che possa venire dal fotovoltaico.”
Ma le lampadine non si accendono a sera e di notte…? (ovviamente scherzo, una parte importante di quello che so sull’argomento l’ho imparato leggendo i tuoi articoli)

“Infine l’aspetto dei materiali e del ciclo di vita delle lampade cosiddette ecologiche: qualcuno l’ha valutato?”
Dalle mie parti si fa la raccolta porta a porta e tutte le lampadine non vanno nell’indifferenziato ma si portano al centro di raccolta. Dopodiché non ho idea di come vengano smaltite/riciclate, spero per bene… Penso che di tutta la faccenda, quello del fine ciclo vita sia l’aspetto più importante; vi porto però questa mia testimonianza, ben poco originale: sono 6 anni che ho 4 lampade CFL da 20W in soggiorno. Mai cambiate. Nel frattempo però ho rottamato due PC e un televisore.

PS, in generale:ma se non vi piace la temperatura di colore delle lampade a fluorescenza, lo sapete che le alogene sono ancora in vendita e lo saranno per molti anni ancora?