Fusione nucleare: cosa ci aspettiamo, esattamente?

Di Ugo Bardi

 

Questo testo è parte del capitolo sull’energia nucleare del mio nuovo libro in preparazione che dovrebbe essere intitolato “Il Popolo dei Minatori”.

 

Se la fissione nucleare è, evidentemente, una tecnologia in difficoltà, rimane, cocciuto, il grande sogno della fusione nucleare. Forse per via della brillanza del sole, forse per via della potenza spaventosa della cosiddetta “bomba H” o forse per via dell’abbondanza di idrogeno negli oceani; la fusione nucleare genera sogni di abbondanza infinita. Invero, lo slogan del 1953 “energia tanto a buon mercato da non valer la pena di farla pagare” era riferito alla fusione nucleare; non alla fissione.

Ma i sogni hanno la caratteristica di infrangersi contro la realtà delle cose e la fusione nucleare si è rivelata estremamente difficile da padroneggiare. Questo è per una buona ragione: due nuclei atomici fronteggiano un’enorme barriera elettrostatica che li respinge quando si avvicinano l’uno all’altro. Far fondere due nuclei insieme richiede il superamento di questa barriera. Non che sia impossibile; per via delle leggi della meccanica quantistica i nuclei possono fondersi per mezzo di un processo chiamato “effetto tunnel” che può avvenire anche per energie inferiori a quella della barriera. Ma è un processo che avviene con tanta maggiore probabilità quanto maggiore è l’energia. A temperatura ambiente, la probabilità che avvenga è praticamente nulla, e lo stesso è vero per le temperature di qualche migliaio di gradi che possiamo ottenere senza particolari sforzi in laboratorio. In sostanza, il problema che abbiamo è che per avere energia utilizzabile nella fusione, bisogna fondere numeri enormi di atomi. Fate conto che la fissione nucleare genera circa 200 MeV (megaelettronvolt) di energia per ogni atomo di uranio che si spezza. La fusione, invece, genera circa 18 MeV di energia per ogni coppia di atomi di deuterio che si fondono. Allora, per una centrale a fissione da un GW (un gigawatt) ci vogliono qualcosa come 10^20 fissioni al secondo; per una centrale a fusione equivalente ci vorrebbero circa 10^21 fusioni al secondo. In una centrale a fissione, siamo riusciti a ottenere quel gran numero di fissioni. Ma, per la fusione, siamo veramente lontanissimi.

L’unica strada possibile per arrivare alla fusione nucleare come sorgente di energia è di aumentare l’energia dei nuclei in modo da permettere ai nuclei di avvicinarsi per effetto tunnel con un alta probabilità. Ci abbiamo provato in tutti i modi; ma il problema si è rivelato ostico. La strada più battuta al momento è quella di creare temperature elevatissime; si parla di temperature veramente spaventose, dell’ordine del centinaio di milioni di gradi centigradi, anche se per ottimizzare il processo di fusione bisognerebbe arrivare al miliardo di gradi. Nelle macchine chiamate “Tokamak” si riescono ad ottenere temperature del genere in un plasma tenuto insieme da un forte campo magnetico. In questo modo, si possono ottenere delle fusioni nucleari, ma non in numero sufficiente. La macchina è complessa e costosa e in oltre cinquanta anni di lavoro non siamo ancora nemmeno riusciti ad arrivare al “punto di pareggio”, ovvero in una condizione tale che il numero di fusioni ottenute sia tale da far pari con l’energia immessa nella macchina. Figuriamoci poi guadagnarci e rendere la macchina un produttore netto di energia. Si continua a lavorare su questo concetto, soprattutto nell’ambito del progetto “ITER” che dovrebbe finalmente arrivare al sospirato pareggio. Ma siamo ancora ben lontani da poter realizzare un sistema pratico di produzione di energia basato su questo concetto.

Oltre al Tokamak, c’è un altro metodo che possiamo chiamare “ortodosso”, nel senso che è  considerato come una strada possibile per una sorgente pratica di energia. Questo è la fusione cosiddetta “inerziale”, dove si sottopongono delle capsule contenenti deuterio e trizio a dei raggi laser o elettronici per farle implodere e generare altissime pressioni. Anche qui, si riesce a ottenere un certo numero di fusioni, ma l’energia richiesta è ancora molto superiore a quella ottenuta. Ci sono poi vari sistemi che potrebbero essere definiti ortodossi, anche se quasi nessuno pensa che potrebbero produrre veramente energia. Fra questi il “fusore di Farnsworth” che inietta ioni ad alta energia in una camera di reazione. C’è poi la fusione piroelettrica e ancora altri metodi piuttosto esotici. Ancora più esotica è la “fusione catalizzata dai muoni.”  I muoni sono particelle che sostituiscono gli elettroni nella molecola di idrogeno e riescono a fare avvicinare i nuclei abbastanza da farli fondere, occasionalmente. Ancora in questa categoria rientra la fusione detta “plasma focus,” che salta l’idea di rifare la reazione nucleare del sole per provarci invece facendo fondere un nucleo di boro con uno di idrogeno, ottenendo tre nuclei di elio. Questi metodi sono molto lontani da applicazioni come sorgenti di energia, ma funzionano, nel senso che producono fusioni. Siamo lontanissimi dai numeri che sarebbero necessari, ma possono essere utili come sorgenti di neutroni.

C’è poi tutta la galassia dei metodi “non ortodossi” dove si parla di fenomeni molto particolari e poco chiari la cui effettiva capacità di generare fusioni nucleari è perlomeno discutibile. Fra questi, la “sonofusione”, la “piezofusione” e tutti i vari metodi di “fusione fredda” che si sono sviluppati dal tempo dell’annuncio di Pons e Fleischmann nel 1989 che avevano annunciato di essere stati in grado di far fondere atomi di deuterio all’interno di un reticolo di palladio.

La questione della “fusione fredda” ha colpito la fantasia del pubblico e dal tempo di Fleischmann e Pons ha generato un gran numero di imitatori con vari annunci di successo che si sono susseguiti nel tempo. Nella pratica, nessun sistema di “fusione fredda” è mai stato provato di essere in grado di produrre energia utile e nemmeno di ottenere fusioni, sebbene alcune pubblicazioni lo sostengano. Esistono anche molti studi teorici che si sono provati a definire le condizioni che potrebbero portare due nuclei atomici a fondersi senza bisogno di enormi energie, superando la barriera elettrostatica che li separa. Si parla spesso in questo campo di “Reazioni Nucleari a Bassa Energia” (LENR) che verrebbero catalizzate dalle cosiddette “interazioni deboli,” una delle quattro forze fondamentali dell’universo. E’ difficile dare un giudizio sulla validità di questi studi dato che, per il momento, non sembra che esistano riscontri sperimentali attendibili. Quello che possiamo dire è che esiste un grosso problema con il concetto di LENR. Se le interazioni deboli potessero portare facilmente a delle reazioni nucleari, ci aspetteremmo di trovarne traccia da qualche parte in natura nella forma di isotopi radioattivi la cui origine non è spiegabile mediante le teorie attuali. Ma, per il momento, non si è trovato niente del genere. Non lo hanno trovato nemmeno i sostenitori del concetto di LENR che non hanno mai evidenziato con certezza i fenomeni tipici che avvengono in concomitanza con le reazioni nucleari. Se ci fossero reazioni del genere, dovrebbero manifestarsi con emissioni di neutroni, raggi gamma, o altri tipi di radiazioni, insieme a isotopi generati dalla reazione. Ma non c’è nessuna evidenza di fenomeni del genere, se non altro perché quelli che fanno questi esperimenti sono in buona salute; cosa che non ci aspetteremmo se fossero soggetti ai flussi di neutroni o di raggi gamma che dovrebbero venir fuori dalle reazioni. Quello che possiamo dire è che nella maggioranza dei casi gli annunci in proposito della “fusione fredda” si sono rivelati dei puri abbagli, se non degli imbrogli. Questo è vero in particolare nel caso del primo annuncio di “fusione nucleare in una provetta” fatto da Martin Fleischmann e Stanley Pons nel 1989 che nessuno riusci’ a riprodurre indipendentemente e, alla fine dei conti, nemmeno gli autori stessi.

Insomma, il problema della fusione nucleare si è rivelato molto più difficile e complesso di quanto non si pensasse quando l’idea divenne nota al grande pubblico, negli anni 1950. Il grosso problema sta in un fattore di fondo: la fissione nucleare è un processo catalizzato dai neutroni e che si “auto-sostiene” con una reazione a catena. La fissione stessa genera neutroni che generano altri neutroni e così via. Siccome la reazione a catena è molto rapida, è possibile farla sviluppare in un corpo solido prima che il calore generato vaporizzi tutto e metta fine alla reazione stessa. E’ questo fenomeno che rende possibile le bombe nucleari e i reattori nucleari, questi ultimi usano vari trucchi per impedire che il numero di neutroni diventi troppo grande e certe volte qualcosa va storto e allora si parla di “fusione del nocciolo”. Il problema della reazione di fissione è evitare che avvenga troppo alla svelta per via della reazione a catena. Ma il problema è opposto nel caso della fusione nucleare: la fusione non è catalizzata dai neutroni e quindi non c’è una reazione a catena. Pertanto, non è possibile innescare e mantenere la reazione se non per mezzo di temperature enormi. Nella pratica, l’effetto di queste temperature è quello di vaporizzare tutto e spegnere la reazione quasi immediatamente, a meno che non si usino metodi di “confinamento” costosi e complessi che, per il momento, non sono pratici da usare per produrre energia. E’ per questo che siamo tanto in difficoltà a controllare la fusione.

Da notare che uno dei motivi della popolarità della fusione nucleare è che viene associata con la potenza della “bomba all’idrogeno” o “bomba H.” Ma, attenzione, non esiste una “bomba a fusione” intesa come una bomba che usa esclusivamente la fusione nucleare. Non potrebbe esplodere perché manca una reazione a catena come quella che esiste nella fissione. Tutte le bombe nucleari sono bombe a fissione, nel senso che l’energia generata viene principalmente dalla fissione dell’uranio o del plutonio. Molte bombe, tuttavia, usano uno “stadio a fusione” che viene innescato dai neutroni prodotti dalla fissione. Questo stadio, genera un po’ di energia e quindi un po’ di potere esplosivo ma, più che altro, è pensato per generare ma moltissimi neutroni. Questi neutroni sono utilizzati per aumentare l’efficienza della reazione a catena della fissione oppure direttamente come arma contro le creature biologiche. L’idea di ammazzare la gente usando i neutroni invece che con un’esplosione è all’origine del termine “bomba nucleare pulita,” che, se non altro, ha rappresentato uno dei vertici dell’umana abilità di creare ossimori.

Su questo problema, vale la pena di riportare le parole di Luigi Sertorio, fisico nucleare, in una sua intervista del 2011 sul blog “22passi”

È ovvio che come tema scientifico la fusione terrestre è interessante, sia essa la fusione inerziale a laser sia essa la fusione a confinamento magnetico. Che poi sia realizzabile e funzioni è tutto un altro discorso. Quando viene detto “la fusione è l’energia del sole, l’uomo vuole realizzare sulla terra il fenomeno del sole” è una balla, dovuta a ignoranza: dovrebbe essere bocciato immediatamente a qualunque esame di maturità chi dice questa cosa. Le stelle producono una potenza che è, un decimillesimo (10^-4) di watt per chilogrammo. Vi rendete conto di cosa vuol dire questo numero? Un motore d’automobile produce potenza del tipo di centinaia di watt per chilogrammo. Quindi c’è un rapporto un milione a favore del motorino o dello scooter rispetto al sole. Quindi quando si vuol fare una macchina a fusione terrestre utile per produrre energia elettrica, si è lontanissimi da quello che è il modo di funzionare della natura nelle stelle. Le stelle sono macchine produttrici di energia per fusione a estremamente bassa potenza per chilogrammo. È il minimo che esiste in natura quello che succede lì. E il bello è che le stelle funzionano per miliardi di anni. La fusione che si vuole realizzare sulla terra è completamente diversa: dovrebbe essere un milione, dieci milioni più alta la resa watt per chilogrammo. La natura ha detto che quando vuol fare la fusione nucleare la fa nelle stelle; ci ha insegnato come si fa. L’uomo dice “grazie mille madre Natura, io voglio fare tutta un’altra cosa”. E madre Natura gli fa “maramao, voglio vedere cosa sai fare.”

Tutto questo non esclude che qualche giorno non riusciremo a trovare qualche trucco per tirar fuori energia dalla fusione nucleare. In fondo, la fissione dell’uranio è un trucco che si sono inventati gli esseri umani. Nell’universo, la reazione a catena esiste, ma è molto  rara; non è certamente imitando le stelle che gli esseri umani sono riusciti a creare impianti che producono energia atomica. Allora, non è impossibile che smettendo di cercare di imitare le stelle si potrebbe riuscire a trovare qualche trucco particolare per tirar fuori energia fondendo dei nuclei fra di loro. Non lo possiamo escludere ma, al momento, non possiamo aspettarci miracoli.

 

22 comments ↓

#1 Approfondimento fusione nucleare « Transition Italia on 08.31.11 at 17:47

[…] utile a tutti, e in special modo a chi di noi fai divulgazione, questo ultimo alricolo di Ugo Bardi su storia e prospettive della fusione nucleare. Share […]

#2 rupo on 08.31.11 at 18:19

“E madre Natura gli fa “Maramao….”.
Stupendo.

#3 Emanuele on 08.31.11 at 19:08

Grazie per questo articolo. Molto chiaro, interessante, completo!

#4 mauriziodaniello on 08.31.11 at 19:31

Pessimista, ma ineccepibile.

Ciao

#5 Monster Boy on 08.31.11 at 19:38

Bello sto pezzo. Io credo che ormai, di fusione fredda come ricerca, non se ne dovrebbe più parlare, se non per farsi 4 risate tra amici:)
Per quanto riguarda la fusione termonucleare classica come campo di ricerca per nuove energie, bè, ho sempre avuto dei grossi dubbi sull’entità dei finanziamenti di ITER. A me pare che gli italiani (ENEA) avessero in mente un’altro progetto chiamato IGNITOR (sempre un tokamak alla fine) che costasse un decimo e che se realizzato avrebbe cmq portato dei buoni risultati alla ricerca. Poi di tokamak in giro x il mondo ne hanno costruiti un bel po’, ITER da quello che ho capito è solo più grosso degli altri.
Cmq la fusione termonucleare, non sarebbe secondo me più pulita della fissione convenzionale. Cioè, vuoi che in nella macchina dove gira quel plasma, una frazione di materia non finisca contro le pareti della macchina stessa andando ad attivare i materiali? E poi il trizio, è fortemente radioattivo ed entra facilmente nel ciclo biologico della vita. Alla fine tanto, di paragonare una cosa che funziona con una che non funziona (e non è detto che funzioni mai), come al solito non ha nessun senso.

#6 markogts on 09.01.11 at 00:02

Se mi posso permettere una piccola precisazione, la fusione del nocciolo delle centrali non c’entra con la reazione a catena, ma con la mancanza di raffreddamento del calore di decadimento (vedi fukushima), mentre la reazione a catena fuori controllo causa un “criticality accident” (vedi Chernobyl e SL-1, tra le altre).

Tra le varianti del fusore di Farnsworth, consiglio di tenere un occhio sul Polywell, la marina USA lo sta finanziando.

Ultima nota, avete sentito le ultime news sulla Defkalion e Rossi? CVD…

#7 cataflic on 09.01.11 at 00:30

Se posso precisare anche io, nelle testate nucleari, in realtà, la parte esplosiva a fissione viene utilizzata proprio per comprimere con eccezionale rapidità una seconda parte che contiene elementi “fusibili” e si realizza così una fusione efficiente che spesso ha una parte preponderante nell’energia totale dell’ordigno.

Mi sfugge a tutt’oggi (ma sono in buona compagnia di fior fior di scienziati da 50 anni) come sia utilizzabile tecnicamente in una ipotetico impiando di produzione energetica un lampo di energia di questa portata e della durata di qualche microsecondo…
Ho anche l’impressione che ci sia poca fiducia sul raggiungimento di risultati utili in questo campo e la si tirerà in lungo fino a che verranno scoperti nuovi sistemi per sfruttare la fusione…del sole…!

#8 Gwon on 09.01.11 at 00:45

Ottimo articolo divulgativo. Complimenti.

#9 pier enrico zani on 09.01.11 at 20:26

insomma non si riesce ad uscire dal paradigma del fuoco
l’uomo brucia legna
brucia carbone
brucia petrolio
brucia atomi
sempre per bollire acquaper fare vapore per far girare turbine per fargirare alternatori per fare elettricita’
quando basta la conversione diretta del sole in elettricita’ con il fotovoltaico
per fortuna attualmente in italia si sono raggiunti i 9,5 gigawatt e si andra’ avanti fino a 23-25 gigawatt (naturalmente non basta pero’ e’ un inizio ….)

consiglio di guardare il sito “fraunhofer ise” ove nelle news viene pubblicato il carico elettrico tedesco con i contributi PV e vento e si comprende perche’ i tedeschi hanno deciso la chiusura del nucleare
ciao a tutti piero

#10 Giulia on 09.02.11 at 11:27

ciao ugo ma ce l’hai una mail?

questa è la mia

giulia.salfi@gmail.com

#11 Camillo on 09.05.11 at 03:57

@Ugo Bardi

Sertorio scrive:

Quando viene detto “la fusione è l’energia del sole, l’uomo vuole realizzare sulla terra il fenomeno del sole” è una balla, dovuta a ignoranza: dovrebbe essere bocciato immediatamente a qualunque esame di maturità chi dice questa cosa.

Giusto, si tratta di fenomeni completamente diversi, gestiti da forze diverse.
La reazione primaria solare, la pp, è gestita dalla forza debole, che invece non interviene sulla fusione termonucleare che l’uomo cerca di controllare, perché i neutroni sono già a disposizione nei nuclei di deuterio e trizio. Il Sole è sempre a corto di neutroni, per questo “brucia” senza esplodere. Produce i neutroni con la tt, un terribile collo di bottiglia nel ciclo di Bethe.
Paragonare la fusione pp con la dd, la dt e la tt è un errore da bocciatura alla maturità, come scrive Sertorio, giustamente indignato.
Paragonare il termonucleare solare con quello terrestre è un errore ricorrente della divulgazione scientifica fatta a braccio.

La forza debole è esclusa nella maggior parte delle LENR, in particolare nella F&P e nella reazione Focardi&Rossi. Interviene invece nelle reazioni ipotizzate da Daddi, Mizuno, Iorio&Cirillo e altri spericolati, che non si rendono conto che nessuno sulla terra è in grado di realizzare reazioni deboli. C’è riuscito Rubbia al CERN potenziando l’acceleratore e utilizzando fasci incrociati. La massa dei deboloni di Rubbia, circa 82 u, fa capire come sia difficile provocare una reazione debole. Ci riescono anche quelli che usano rivelatori di neutrini grandi come palazzine. Ma deh, si fa prima a dire che l’interazione debole è bella e impossibile.
A proposito, mi piacerebbe sapere se la pp è mai stata realizzata in qualche grande acceleratore del mondo. Non ne ho mai avuto notizia. Lancio il query. Il gruppo è vasto, qualche nucleare mi risponderà. Grazie in anticipo.

#12 Camillo on 09.05.11 at 04:14

@Ugo Bardi

Il problema della reazione di fissione è evitare che avvenga troppo alla svelta per via della reazione a catena.

Il controllo di un reattore nucleare a fissione, mantenere cioè il fattore di moltiplicazione = 1 a livelli di potenza variabili, è relativamente semplice per la presenza dei neutroni ritardati accanto ai neutroni pronti. Questo fa parte della teoria dei reattori nucleari. Sono cose di non immediata comprensione, ovviamente. Un reattore nucleare è un oggetto estremamente complesso.
I reattori veloci sono molto più difficile da gestire, perché sono a geometria variabile; è più semplice introdurre o estrarre barre di regolazione e controllo che modificare la geometria del reattore.
Ogni reattore ha il suo “manuale di impiego”. Per questo si è operatori o supervisori di un reattore specifico, non di tutti. Il patentino è rilasciato per il reattore su cui lavori, non può essere esteso ad altri.

#13 Camillo on 09.05.11 at 04:34

@Ugo Bardi

Se non fosse stato per l’esistenza dei neutroni ritardati, la pila di Fermi sarebbe arrivata alla divergenza, sarebbe uscita di controllo, cambiando la storia dell’umanità. Fermi conosceva l’esistenza dei neutroni ritardati, quindi ha potuto costruire la pila di Chicago.
Siamo legati a delle “piccolezze”.
Se i deboloni di Rubbia avessero una massa di poco inferiore, il Sole porterebbe la temperatura della Terra a un valore incompatibile con la vita.
I neutroni ritardati hanno reso possibile il nucleare come lo conosciamo. Hiroshima, la guerra fredda e tutto il mondo del dopoguerra dipendono da questo dettaglio apparentemente insignificante, che ha reso possibile la costruzione di reattori nucleari di funzionamento tranquillo.
Mi impressiona sapere che sono qui a scrivere di notte perché me lo consentono i bosoni vettori di Rubbia, che hanno la massa giusta perché possa esistere la vita sulla Terra.
I bosoni vettori di Rubbia? Fino a pochi anni fa non si sapeva nemmeno che esistessero. Prima di Feynman non si sapeva nemmeno che cos’era un bosone virtuale, un bosone vettore.
Che cosa dobbiamo ancora aspettarci?
E poi dicono che la scienza main stream è anchilosata dai paradigmi.

#14 Camillo on 09.05.11 at 08:22

@Ugo Bardi

modificare la geometria del reattore.
Intendo: modificare la geometria del nocciolo del reattore.

#15 Camillo on 09.06.11 at 02:51

@cataflic

Ho anche l’impressione che ci sia poca fiducia sul raggiungimento di risultati utili in questo campo e la si tirerà in lungo fino a che verranno scoperti nuovi sistemi per sfruttare la fusione…del sole…!

La disponibilità di deuterio è pressoché illimitata sulla Terra; abbiamo un grande vantaggio rispetto al Sole, che si deve fabbricare da solo i neutroni che gli servono.

Sertorio è caduto in una contraddizione:

La natura ha detto che quando vuol fare la fusione nucleare la fa nelle stelle; ci ha insegnato come si fa.

All’uomo non interessa la fusione che avviene sulle stelle. Le stelle sono costrette a ricorrere alla forza debole, l’uomo ne fa a meno. Mi sembra un differenza importante!
Ho letto gli interventi di Sertorio pubblicati da 22 passi; ci sono diversi pasticci sulla fissione.
Credo che la divulgazione scientifica debba essere rigorosa. Semplice fin che si vuole, ma corretta.

#16 cataflic on 09.06.11 at 16:49

@Camillo
sì,sì,sì, ma se pensi che da 60 anni sappiamo già tutto delle reazioni in questione e siamo ancora daccapo….mi fa pensare che troveremo prima un modo di sfruttare l’energia solare in modo efficiente piuttosto che la fusione!

c’abbiamo il deuterio, certo, ma le condizioni di innesco sono sempre proibitive(per noi freddi terrestri) e le metodologie sempre identiche da almeno 40 anni!

tra l’altro nonostante 40 anni di perfezionamenti, manco siamo a breakeven….

mi stupisco come non si sia ancora trovato un ciclo solare termico/fotovoltaico + gas di dissociazione che possa servire alla bisogna….ma evidentemente la mia ignoranza si incaglia su particolari di efficienza tecnica e costo per kWh….

#17 Camillo on 09.09.11 at 04:22

@Ugo Bardi

Il tuo riferimento a Sertorio mi ha incuriosito e sono andato al sito di Passerini.
Sertorio non ha la minima idea di come funziona un reattore nucleare, eppure ne parla con orgogliosa sicurezza, come ne avesse gestito uno. Ecco un passaggio:

Questi fenomeni, questi guai, queste limitazioni alla combustione nucleare paragonata alla combustione del petrolio, erano ben noti a Enrico Fermi, il quale si era messo a studiare il reattore subcritico: la reazione non va avanti perché c’è la massa critica. La massa non è critica, la combustione, ossia la reazione a catena, è sostenuta iniettando neutroni lenti, con un’opportuna sorgente di elettroni, dentro il combustibile nucleare (Uranio 235). A questo punto se uno ferma l’iniettore di neutroni la reazione smette istantaneamente, quindi questo sarebbe un reattore meraviglioso, magico. A Los Alamos hanno continuato a studiarlo, può darsi che anche adesso mentre io parlo continuino ancora. Il reattore subcritico è magico, ma non c’è! È una bellissima idea, ma non c’è!

Il “reattore subcritico” di Sertorio è semplicemente un “insieme moltiplicatore”, un nocciolo in via di formazione. Quando si assembla un nocciolo è necessario attivarlo con una sorgente di neutroni radio-berillio per avere fin dall’inizio un segnale neutronico stabile, privo di fluttuazioni statistiche. Nella fase iniziale il nocciolo si presenta come un insieme moltiplicatore di neutroni.
Si raggiunge la massa critica e la sorgente di neutroni viene allontanata. Infine la massa critica viene trasformata in “massa operativa”, per consentire al reattore di funzionare per il tempo scelto dal GER (Gruppo Esercizio Reattore).
Sertorio ha un’idea romantica e personale del reattore subcritico; le cose sono molto più semplici.
C’è solo da commentare che se gli antinuclearisti dispongono di esperti alla Sertorio stanno freschi.
Sertorio ha tutto il diritto di non sapere come funziona un reattore nucleare, ma ha il dovere di non scriverne o parlarne.
Entrambi i testi sono sgangherati, illeggibili.
Come al solito Passerini non appare in grado di filtrare il materiale che propone e quasi sempre si dà la zappa sui piedi.

#18 Gwon on 09.10.11 at 21:48

@Franchini
Quello che dice sarà senz’altro vero. Penso che poche persone al mondo possano sapere meglio di Lei come funziona, come si costruisce e come si rende operativo un reattore nucleare a fissione.
Il discorso di Sertorio mi sembrava di ben più ampio respiro …….
non è sufficiente e/o neccessario sapere come si costruisce, rende operativo, gestisce etc, etc, un reattore nucleare a fissione …..
Mi sembra che il suo discorso, in generale fosse, se il nucleare a fissione sia o meno la risposta dell’umanità ai problemi energetici mondiali …..
La risposta era un laconico “no” a prescindere dai dettagli…
Se è contrario a questa risposta può ben motivare il perchè … potrebbe come ha già fatto, comparare fissione ciclo uranio/plutonio con carbone …
Ma dissertare su dettagli tecnici che non risolvono il problema non mi sembra utile.
In tutta coscienza Lei è convinto che messi pro e contro del nucleare a fissione ciclo uranio/plutonio su un foglio, i pro sarebbero nettamente superiori ai contro, rispetto a tutte le tecnologie concorrenti ?

#19 Camillo on 09.11.11 at 02:11

@Gwon

Ma dissertare su dettagli tecnici che non risolvono il problema non mi sembra utile.

A prescindere dalla sua predicazione antinucleare, che è comune a molte persone preparate e intellettualmente oneste, Sertorio è censurabile perché diffonde informazioni scientifiche false, coperto dalla sua laurea in fisica. Vuole un altro esempio?

Queste rocce uranifere devono essere spezzettate, polverizzate, devono andare attraverso una serie di processi chimici e meccanici, onde isolare l’Uranio sotto forma di idruro metallico rispetto alla roccia dove appariva come ossido con altri elementi.

L’idruro di uranio è un composto molto pericoloso, perché si presenta come polvere incoerente talmente fine che non le si può assegnare alcuna struttura microcristallina.
Inalare un alfa emittente è quanto di può pericoloso possa capitare a un vivente.
Immaginare che il processo industriale di estrazione dell’uranio passi attraverso l’idruro è pura follia.
Posso capire la passione civile di Sertorio che lo induce a scrivere come un fiume in piena. Ma potrebbe evitare di scrivere a braccio e di prenderci per persone che non sanno o vogliono leggere. Infatti si presenta come esperto nucleare che rimprovera gli ignoranti e i pigri:

Lo dico con un certo pessimismo, perché le persone che blaterano di energia nucleare amano sentire la propria voce, ma sedersi a un tavolo a passare 8 ore al giorno per un mese per imparare, non lo fanno assolutamente.

Medice, cura te ipsum.

La divulgazione scientifica è un’attività da promuovere, ma deve essere affidata e persone oneste e competenti. Scrivere a braccio di cose di cui non si ha competenza dovrebbe essere perseguibile penalmente (scherzo!)

Nel blog di Passerini non c’è nessuno che abbia potuto cogliere le castronerie di Sertorio, che sono quindi passate tutte, perfino il “reattore subcritico di Los Alamos”.
Meno male che Ugo ci ha segnalato l’intervista della Monia Benini. Sarà mica laureata in fisica anche lei?

#20 Camillo on 09.11.11 at 02:32

@Gwon

In tutta coscienza Lei è convinto che messi pro e contro del nucleare a fissione ciclo uranio/plutonio su un foglio, i pro sarebbero nettamente superiori ai contro, rispetto a tutte le tecnologie concorrenti ?

La mia opinione conta quanto la Sua; piuttosto credo che ASPO possa aiutarci a capire. Forse esiste già un thread ASPO su questo argomento; facciamoci guidare da Ugo.
Sto leggendo un libro che mette angoscia:

Massimo Zucchelli
L’atomo militare e le sue vittime
UTET (2008)

La fretta imposta dalla logica della guerra fredda ha provocato danni incalcolabili.

#21 Gwon on 09.11.11 at 11:59

@Franchini
Concordo sull’errore di Sertorio, probabilmente ha confuso idruro con ossido …
Da quello che ho visto l’idruro di uranio non compare nei processi classici di trasformazione delle rocce uranifere, al più è proposto arricchito con U235 5% come combustibile/moderatore sperimentale.
http://en.wikipedia.org/wiki/Uranium_hydride
In effetti mi chiedo se è incorso in un errore banale o intendeva qualcos’altro. Immagino comunque che anche solo per la “semplice” trasformazione da rocce uranifere a a diossido di uranio ci siano parecchi metodi e parecchi trattati in merito.
Comunque il Suo appunto mi sembra valido, come quello sul reattore “subcritico”. Se sei un esperto devi cercare di essere il più preciso possibile, oppure non entrare in tutti i dettagli se non li conosci approfonditamente.
Detto questo, mi sembra comunque che quello che conta di più sono le macro evidenze, non singoli errori tecnici. Tra l’altro non avendo un confronto diretto non possiamo sapere cosa intendesse realmente, se fosse stato un refuso, o magari una trascrizione errata…

#22 Gwon on 09.11.11 at 12:14

@Franchini

“Sto leggendo un libro che mette angoscia:

Massimo Zucchelli
L’atomo militare e le sue vittime
UTET (2008)

La fretta imposta dalla logica della guerra fredda ha provocato danni incalcolabili.”

Un estratto:
“Un esempio di test particolarmente dannoso per l’uomo e l’ambiente fu quello del 19 maggio 1953 al Nevada Test Site, chiamato in codice “Harry”. Le condizioni atmosferiche di quel giorno portarono massicciamente il fallout sulla cittadina di St. George: la pioggia di ceneri radioattive era così elevata da impedire la circolazione delle automobili a causa della scarsa visibilità. La contaminazione del latte e dei raccolti fu elevatissima e le dosi ricevute dalla popolazione erano tali da imporre un’immediata evacuazione, che non ebbe luogo.”

Eliminare la parentela con questi abomini o continuare a perpetrarla per convenienza ? I fatti ci dicono che siamo sicuramente più vicini alla seconda, basta pensare al MOX utilizzato nei reattori civili Fukushima reattore 3, nella maggior parte dei reattori francesi e peggio ancora la predisposizione per gli EPR di poterlo utilizzare al 100%. Credo ci sia ben poco da discutere ancora su questa tipologia di nucleare a fissione con questo ciclo.
Se ci sono alternative convincenti si parli di quelle.