E se il fotovoltaico costasse meno del nucleare?

Di Ugo Bardi

(immagine da “gogreen“)

 

Se il kWh fotovoltaico costasse meno caro del kWh nucleare, sparirebbe molta della polemica in corso e non ci sarebbe nemmeno bisogno di perdere tempo con un referendum dal risultato incerto. Chi mai vorrebbe impestarsi con una tecnologia complicata, costosa, pericolosa, difficile da gestire e lenta da costruire, come il nucleare?

Bene, sembra che lo sviluppo tecnologico rapidissimo della tecnologia fotovoltaica stia arrivando a questo risultato. Ce lo dimostra Francesco Meneguzzo in un articolo uscito proprio ora sul sito di ASPO-Italia. Se prendiamo in considerazione le ultime tecnologie FV su impianti “utility size” ovvero di almeno 1 MW, soprattutto considerando impianti a inseguimento, allora le vecchie stime che davano costi molto alti per il FV risultano obsolete. Meneguzzo dimostra che il fotovoltaico vince contro il nucleare proprio sul terreno del costo. Proprio sul parametro che era finora stato usato per “dimostrare” che il FV era una tecnologia inferiore, addirittura inutile.

Certo, su tutte le stime ci sono delle incertezze e sicuramente qualcuno contesterà i dati di Meneguzzo. Se ne può certamente discutere. Però, pensateci su un momento: in pochi anni il fotovoltaico ha progredito talmente da passare da una tecnologia ovviamente “di nicchia” al punto che si può sostenere, dati alla mano, che costa meno del nucleare – mostro sacro delle tecnologie energetiche. E’ chiaro che siamo di fronte a un progresso irresistibile. Date al FV qualche anno e diventerà talmente efficiente che farà sembrare il nucleare altrettanto obsoleto della macchina a vapore. Senza bisogno di referendum.

 

Link all’articolo di Francesco Meneguzzo

5 comments ↓

#1 Domenico on 06.07.11 at 18:33

Mi dispiace fare il bastian contrario, ma ci siamo dimenticati del fatto che quello che conta non è solo il costo ma il valore dell’energia. A parità di costo il valore è stabilito dall’affidabilità della fornitura e, purtroppo, con il PV non ci siamo proprio. A voler essere buoni potremo attribuire al kWh PV, l’affidabilità pari al fattore di carico, cioè circa il 16%, contro l’85% del nucleare e/o del convenzionale.
Senza voler ricordare il tormentone di Battaglia del picco delle sette della sera, voglio però ricordare che io stesso ho registrato su un impianto che gestivo all’Isola del Giglio (quindi un posto noto perchè “c’è sempre il sole”) una sequenza negativa a novembre di 19 giorni consecutivi di totale assenza di sole.
Allora come la mettiamo?
Calma e gesso e pancia a terra.
C’è ancora tanto da fare (sistemi d’accumulo).

#2 Francesco Meneguzzo on 06.07.11 at 19:30

@ Domenico

Caro Domenico, il primo “caveat” dello studio è stato esplicitamente dichiarato proprio nella questione dell’intermittenza ecc.
Tuttavia, vale la pena di leggere completamente quanto scritto:

“Non sono inoltre considerate questioni molto tecniche quali:
– La dispacciabilità dell’elettricità, in particolare di quella prodotta dalla fonte fotovoltaica che è intermittente e non programmabile (sebbene accuratamente prevedibile); tuttavia, in materia vale la pena di menzionare il recente Rapporto della IEA – International Energy Agency dal titolo “Harnessing Variable Renewables: a Guide to the Balancing Challenge”: vi si legge che in Europa, secondo le aree geografiche, può essere facilmente gestita, nella situazione attuale delle reti, una frazione di elettricità intermittente (eolico e fotovoltaico) compresa tra il 27% di Spagna e Portogallo insieme e il 63% della Danimarca; considerando la buona interconnessione della rete italiana, è verosimile che si possa gestire almeno il 40% di elettricità immessa da fonti intermittenti, e siamo ancora lontani da questo traguardo!”

Essendo ancora ahinoi parecchio lontani dalla soglia (probabilmente perfino superiore, comunque) di cui sopra, mi pare che la questione dell’affidabilità della fornitura proprio per sistemi “utility-scale” e quindi destinati all’immissione diretta in rete (tra l’altro generalmente AT per gli impianti che, in base a quanto calcolato e realtive ipotesi/assunzioni, godono del minore costo del kWh generato), possa essere per il momento messa da parte.
Cosa ci riserverà il futuro è difficile dire, ma la transizione verso le smart grid e l’introduzione dei veicoli elettrici mi fa ben sperare.

#3 mauriziodaniello on 06.07.11 at 23:32

Se accumuliamo tutta la corrente del nucleare la notte nelle dighe perchè non si può fare con il fotovoltaico? Inoltre esistono altri 6 sistemi di gran accumulo!!!

Certo che se sommiamo il costo/consumo dell’accumulo allora il nucleare ancora si salva ma per quanto? Fintanto che non arrivano i FV-3D che supereranno (per ora sperimentali ma reali) il limite del 35% di trasformazione della luce.

Ciao

#4 E se il fotovoltaico costasse meno del nucleare? — Nuove … on 06.08.11 at 05:14

[…] di perdere tempo con un referendum dal risultato incerto. Chi mai vorrebbe impestarsi … Leggi fonte notizia: Notizie correlate:La Cassazione dice sì al referendum sul nucleare :: […]

#5 Il fotovoltaico costa meno del nucleare « YANNB – yet another not needed blog on 06.10.11 at 10:23

[…] via NTE. […]