Il fotovoltaico gonfia le bollette? E’ vero il contrario!!!

Ancora un ottimo lavoro del comitato scientifico di Aspo Italia, insieme a Cautha srl, che mostra che, in prospettiva, il fotovoltaico contribuirà a DIMINUIRE e non ad aumentare i costi della bolletta energetica italiana e questo sopratutto per le imprese più energivore.

Di seguito il comunicato, che sintetizza le risultanze dello studio, mentre il documento completo è disponibile a questo link.

Ringraziamo Giuseppe Artizzu, Carlo Durante, Francesco Meneguzzo, Pietro Pacchione, Federica Zabini,  per la stesura del testo e le ricerche e simulazioni correlate.

Credo che sia, scusate l’APPARENTE iperbole, una vera pietra miliare, che dimostra, PROPRIO agli UTENTI INDUSTRIALI dei settori energivori che il fotovoltaico e le altre energie rinnovabili danno un contributo ed hanno un interesse che va MOLTO oltre la semplice vantaggiosità dell’investimento e coinvolge le strategie, in grande del sistema industriale del paese. Per questo motivo e per la rilevanza degli argomenti trattati, non si tratta, ce ne rendiamo conto di un documento alla portata della famigerata “casalinga di Voghera”. Tuttavia la ben più sagace lavandaia di Via dell’Oche ci è arrivata, a comprenderlo e conto sul fatto che la maggior parte dei nostri lettori potranno non solo afferrare la portata della cosa ma anche entrare nel merito e, se del caso, confutare o confermare quanto sostenuto. Buona lettura.

 

IL SOLE LA FA IN BARBA AL PREZZO DELL’ELETTRICITÀ
ANALISI EMPIRICA CONDOTTA DA ASPO ITALIA INSIEME A CAUTHA Srl
18 Aprile 2011
Gli incentivi al fotovoltaico gonfiano la bolletta?
Probabilmente no: è sempre più evidente che grazie al fotovoltaico il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è stabile nonostante l’incremento del prezzo internazionale di petrolio e gas. Il punto di forza del fotovoltaico è che la massima produzione si registra nelle ore di massima insolazione, proprio quando più alto è il costo dell’energia elettrica prodotta da fonte tradizionale. È evidente quindi l’effetto calmierante del fotovoltaico sul prezzo dell’elettricità, effetto che sarà sempre più marcato, grazie alla riduzione degli incentivi* e all’aumento del prezzo del gas naturale (la principale fonte fossile con cui si produce energia elettrica in Italia).
Utilizzando dati di Terna e del GME per i 31 giorni lavorativi dal 1 marzo al 14 aprile scorsi, ASPO Italia e Cautha S.r.l. hanno osservato che:
– Il fotovoltaico ha prodotto energia pari a circa 260 GWh, che costeranno circa 106 milioni di euro di incentivi*, pagati ai proprietari degli impianti fotovoltaici attraverso sovrapprezzi sulle bollette degli utenti elettrici;
– La produzione solare ha riguardato in parte significativa le ore di massima domanda di energia elettrica, riducendo la produzione richiesta alle centrali tradizionali meno efficienti. In questo modo il fotovoltaico ha calmierato il prezzo dell’energia da un minimo di 1 euro/MWh ad un massimo di circa 15 euro/MWh, generando un risparmio fra 21 e 34 milioni di euro (dal 20 al 32% dell’onere di incentivazione);
– Tale effetto sarà verosimilmente ancor più accentuato in estate quando, per effetto dei condizionatori, le punte di fabbisogno saranno più alte e l’irradiazione solare sarà massima.
Sono risultati molto interessanti, visto che siamo ancora in primavera, la capacità installata fotovoltaica sta continuamente crescendo e il costo dei combustibili è in aumento: a breve, il contenimento del costo dell’energia in bolletta sarà quindi ancora più marcato. I grandi consumatori energivori (acciaierie, cartiere, vetrerie), che godono di agevolazioni rispetto agli oneri di incentivazione delle fonti rinnovabili, in alcuni casi beneficiano già di una bolletta potenzialmente più leggera nonostante il peso degli incentivi.
“Il sole può sgonfiare le bollette”, e non è una leggenda metropolitana!
Senza dimenticare che le energie rinnovabili sono un investimento per la salute e la sicurezza energetica dei nostri figli, ed un’opportunità strategica per il Paese (sviluppo tecnologico e industriale delle nostre aziende, incremento della base fiscale e rafforzamento della bilancia dei pagamenti).

*A base dell’analisi si è assunto un valore storico più che cautelativo per l’incentivazione del fotovoltaico, pari a € 404 / MWh. I nuovi sistemi incentivanti (Terzo e, in fieri, Quarto Conto Energia) prevedono incentivi molto meno generosi. Ovvero i prossimi impianti fotovoltaici costeranno sempre meno e l’effetto benefico sulla bolletta sarà sempre più marcato.

10 comments ↓

#1 Paolo Marani on 04.19.11 at 14:01

C’è anche un altro fattore di cui non si è tenuto conto: i vincoli europei.

L’italia si è impegnata entro il 2020 ad arrivare al 17% di fonti rinnovabili (per l’intero consumo, inclusi trasporti e riscaldamento, non solo elettricità).

Oggi siamo appena al 6%, se non raggiungeremo il risultato dovremo COMPRARE quote di energia rinnovabile dagli altri paesi (non dal nucleare francese, che non è rinnovabile).

Orbene, secondo un calcolo della regione emilia romagna, ANCHE se il trend di crescita già enorme dell’anno passato sarà confermato, (e forse non lo sarà grazie all’incertezza sul conto energia), non arriveremmo a centrare l’obiettivo, rimanendo a un 12% – 13% di rinnovabili anzichè il 17%.

La Germania già oggi è in linea con le direttive, e nel 2020 supererà con un ampio margine il 20% da fonte rinnovabile.

Cosa significa in soldoni ? Significa che interrompendo l’incremento delle rinnovabili (magari ricorrendo al nucleare) dovremo pagare l’equivalente di 5-6 MILIARDI DI EURO in trasferimenti fra stati (Italia a debito, Germania a credito).

Al valore della moneta nel 2020, ci sarà quindi un esborso di circa 250 euro/famiglia per anno.

Il costo attuale degli incentivi alle rinnovabili, secondo romani, si aggira sui 240 euro/famiglia per anno.

Quindi la domanda è: “Volete voi pagare 250 euro per le rinnovabili ORA, dando lavoro, promuvendo le filiere e le imprese green, guardando a un futuro di democratizzazione dell’energia (prodotta in casa)… oppure volete pagare 250 euro COMUNQUE e non avere alcuno di questi benefici, anzi essere costretti ad una totale dipendenza dai paesi esteri ?”

Questa è la domanda. Quindi anche se i costi in bolletta sono alti, sono un INVESTIMENTO, non un costo.

#2 Il fotovoltaico gonfia le bollette? E' vero il contrario … on 04.19.11 at 14:45

[…] a DIMINUIRE e non ad aumentare i costi della bolletta energetica italiana e questo … Leggi fonte notizia: Notizie correlate:Le prospettive per il solare […]

#3 Domenico on 04.19.11 at 18:17

A prima vista il conto economico non mi torna. Confesso che non ho avuto ancora tempo di leggere il lavoro di Francesco e quindi non sono in grado di apprezzare pienamente le sue considerazioni.
Ma il dato di fatto bruto è che sul mercato elettrico il kWh viene venduto a 6,5 c€ e quello fotovoltaico ci costa 35 c€ di incentivazione (grandi impianti). Per quanto uno possa tentare di valorizzare il Pv rispetto alle ore di fornitura, non si riesce sicuramente ad arrivare a questo livello, perchè le centrali turbogas di punta producono il kWh al costo massimo di circa 12 c€.
L’anidride carbonica costa sul mercato delle emissioni 15 €/t, che è praticamente niente. Poi si possono fare tutte le considerazioni che volete sui posti di lavoro, l’indotto ecc. ecc. Rimane il fatto che la competitività del PV è ancora molto lontana e gli utenti sono chiamati a sostenere il differenziale negativo. Non riesco a capire come si possa avere dubbi a riguardo.
Leggerò meglio le carte e mi auguro proprio di apprendere che ho torto e che, mentre ero distratto, il PV ha fatto il salto di qualità ed io non me ne sono accorto.

#4 Fabio on 04.19.11 at 19:03

@Domenico

Il succo è che il fotovoltaico ha calmierato i prezzi ( i 6,5c€ che tu citi sarebbero magari stati 9 o 10 c€kWh se non ci fosse stato il FV), senza contare l’indotto , le tasse ecc..
Il tradizionale sarà in continua crescita (vedi costo del petrolio e del gas) mentre il FV sarà sempre più conveniente , il salto di qualità è vicino.

#5 Francesco Meneguzzo on 04.20.11 at 00:22

@Domenico

Domenico, il prezzo all’ingrosso sul mercato elettrico lo fa l’impianto “marginale” (più costoso), e la curva di prezzo è ripidissima oltre i 44 GW di domanda.

Il prezzo all’ingrosso di… TUTTA l’energia offerta, non solo quella “sostituita” dall’immissione fotovoltaica!

Se, quindi, per semplificare il FV immette 5 GW e “porta giù” la domanda di altra potenza (termoelettrica – semplifichiamo) da 48 GW a 43 GW, si riduce moltissimo il prezzo non solo per una frazione della domanda pari a 5 GW(h), ma di tutti i 43 GW(h) residui!

Ti torna?

Per esempio, ieri (19 aprile), sul mercato elettrico, il GSE ha offerto circa 25 GWh di energia verde in meno rispetto al solito (chi sa perchè, poi…?).
È solo il 3% del fabbisogno, poco più della produzione solare attesa per oggi (20 aprile).
Poca roba? Mica tanto!
Questi gli effetti: il Prezzo Unico Nazionale è volato a 78 euro (da 65: il 20% in più!!!), quello di picco a 94 euro. Fanno 11 milioni in più in bolletta per consumatori e imprese, in un giorno.
Fa, soprattutto, che il 3% di offerta a costo marginale bassissimo o nullo (quei 25 GWh rinnovabili) hanno determinato un aumento del 20% del prezzo di equilibrio!

#6 Antonio Balderi on 04.20.11 at 10:39

Certamente immettere in orario di punta energia rinnovabile ha un effetto riducente sui costi dell’energia in bolletta che pesa in percentuale sul costo in modo piu’ pesante di quanto non pesi la sua percentuale in termini di energia, ma è altrettanto evidente che questa riduzione non è tale consentire di affermare che il costo della bolletta si riduce.
Quindi sarebbe piu’ onesto dire che il peso in bolletta è inferiore a quanto speso con gli incentivi.

Noto ancora molta confusione tra energia rinnovabile e energia fotovoltaica che per alcuni sembra essere la stessa cosa ……

A livello ancora piu’ macroscopico c’e’ confusione in molti interventi tra gli obiettivi energetici al 2020 e gli obiettivi del sistema elettrico in quanto a quota rinnovabile.

Non mi sembra corretto applicare linearmente un calcolo fatto nelle condizioni del sistema elettrico in un mese ad una proiezione pluriennale in cui la quota del rinnovabile cresce di peso percentuale in termini di energia dato che la gestione del sistema elettrico gia’ adesso non è fisicamente possibile per mancanza di infrastrutture …..

In generale gia’ oggi il parco generatori italiani è sovrabbondante e se si ragionasse solo in termini energetici non ci sarebbe bisogno di nuovi impianti, ma solo di razionalizzare quelli esistenti, purtroppo le leggi economiche mostrano tutta la loro incapacita’ di regolazione razionale dell’energia e la pluralita’ dei soggetti economici invece di creare una sana concorrenza genera cartelli e gruppi d’interesse che mirano solo al proprio tornaconto invece che al bene comune ed al servizio dei cittadini con la connivenza più o meno consapevole delle Autorità preposte alla sorveglianza del mercato.

La regola citata (attualmente in vigore sul mercato italiano) che fa lievitare il prezzo totale offerto al livello dell’offerta piu’ alta è la causa principale dell’alto costo della bolletta italiana oggi e basterebbe un intervento dell’Autority per cambiarla ed abbassare immediatamente il costo di tutta l’energia venduta.

Un’altra grande leva inutilizzata da anni per abbattere il costo dell’elettricità è la tariffazione multioraria che solo adesso si comincia timidamente a fare, ma fino a quando il diagramma di carico giornaliero non si spiana significa che l’entità del beneficio trasferito alle utenze è insignificante rispetto al margine di cui il regolatore può fare uso.

Mi leggerò con calma lo studio , ma sono convinto che sia comunque molto utile anche se ci fossero degli errori perche’ contribuisce ad allargare la conoscenza attualmente molto bassa sui meccanismi dei prezzi elettrici, anche se mi rendo conto che non è argomento che si possa affrontare senza un’adeguata preparazione.

#7 Paolo Marani on 04.20.11 at 12:53

Nessuno è riuscito a spiegarmi bene sta cosa.

Per quale motivo il prezzo di TUTTA l’energia elettrica prodotta nei momenti di picco è funzione soprattutto del prezzo che fa l’impianto “marginale” più costoso ?

Un impianto che fornisce la base del fabbisogno, non necessitando di regolazione durante il picco, per quale motivo dovrebbe vendere energia a un prezzo superiore a parità di potenza impiegata ?

#8 Francesco Meneguzzo on 04.20.11 at 15:20

@ Antonio Balderi

Affermi: “Certamente immettere in orario di punta energia rinnovabile ha un effetto riducente sui costi dell’energia in bolletta che pesa in percentuale sul costo in modo piu’ pesante di quanto non pesi la sua percentuale in termini di energia, ma è altrettanto evidente che questa riduzione non è tale consentire di affermare che il costo della bolletta si riduce.
Quindi sarebbe piu’ onesto dire che il peso in bolletta è inferiore a quanto speso con gli incentivi.”

Risposta: perchè il risparmio non dovrebbe essere eventualmente superiroe agli incentivi? Non esistono vincoli matematici per affermarlo, e infatti *può none ssere così*. In Germania per es. si è constatato che non è così.
Già nel 2008 nel lavoro di Sensfuß e altri (1) si segnalava tra l’altro che: «L’aspetto centrale da analizzare è l’impatto della generazione rinnovabile di elettricità sui prezzi spot del mercato. I risultati generati da un pacchetto di simulazione “ad agenti” indica che il volume finanziario della riduzione di prezzo è considerevole. Nel breve termine, questo da’ luogo a un effetto di distribuzione che crea risparmi per il lato della domanda attraverso la riduzione dei profitti degli operatori dei generatori [convenzionali]. Nel caso dell’anno 2006, il volume di questo effetto eccede il volume dei pagamenti per l’incentivazione della generazione di elettricità rinnovabile che devono essere pagati dai consumatori finali».
Si tratta di conclusioni di straordinario significato, che non risulta siano mai state riviste né tanto meno smentite in seguito.
Più recentemente, inoltre, in uno studio pubblicato da Arrhenius – Institute for Energy and Climate Policy (Germania), autori Bode e Groscurth (2) , con riferimento al dibattito allora in corso in Germania sulle nuove tariffe per l’incentivazione della fonte fotovoltaica, si avvertiva tra l’altro che: “… nella discussione e nella bozza di legge, un importante aspetto è stato finora dimenticato: l’impatto delle potenze fotovoltaiche rapidamente crescenti sull’economia degli impianti energetici convenzionali. La valutazione dell’impatto sul mercato della bozza di legge, per esempio, considera soltanto i costi per il bilancio pubblico, per il settore industriale (manifattura, consumatori industriali) e per i cittadini (utenze domestiche). Le utilities e le compagnie elettriche non sono menzionate … il prezzo d’equilibrio dell’energia varia all’aumentare della potenza fotovoltaica installata. Queste conclusioni possono essere direttamente traslate in minori introiti per gli operatori degli impianti energetici convenzionali … Una ragione di questo massiccio impatto è il fatto che le installazioni fotovoltaiche erogano potenza nelle ore centrali della giornata quando il carico e, quindi, i prezzi dell’elettricità così come gli introiti [per gli operatori convenzionali] sono di solito i più elevati in Germania. In questo senso, il fotovoltaico differisce considerevolmente da altre fonti rinnovabili”.

Ce ne sono altri, anche uno di marzo scorso, ma per ora basta così 🙂

(1) Sensfuß, F., Ragwitz, M., Genoese, M. “The merit-order effect: A detailed analysis of the price effect of renewable electricity generation on spot market prices in Germany”, Energy Policy, 2008

(2) Bode, S., Groscurth, H.M. “The Impact of PV on the German Power Market – Or Why the Debate on PV Feed-In Tariffs Needs to be Reopened”, Discussion Paper 3, arrhenius – Institute for Energy and Climate Policy, Hamburg, August 2010

#9 Francesco Meneguzzo on 04.20.11 at 15:40

@ Paolo Marani

Affermi: “Per quale motivo il prezzo di TUTTA l’energia elettrica prodotta nei momenti di picco è funzione soprattutto del prezzo che fa l’impianto “marginale” più costoso ?

Un impianto che fornisce la base del fabbisogno, non necessitando di regolazione durante il picco, per quale motivo dovrebbe vendere energia a un prezzo superiore a parità di potenza impiegata ?”

Risposta: sono l’unico venditore di patate (=insieme poroduttori termoelettrici) in un paese dove si mangiano solo patate e senza collegamenti con l’esterno (=limitazione fisica dei collegamenti elettrici con l’estero), e ho un solo cliente (=GME).
Io posso avere una fornitura di 10 patate al giorno a basso prezzo, e altre le poso recuperare ma spendendo decisamente di più.
L’altro ieri il mio cliente mi chiedeva 10 patate per il giorno dopo (cioè per ieri – “mercato del giorno prima”). Le ho fatte pagare X.
Ieri il mio cliente, che oggi ha ospiti, mi ha prenotato 12 patate. Io le ho recuperate, pagandole più care, e gliele vendo. Il mio cliente non può fare a meno di prendere 12 patate, e io lo tengo in pugno: quanto lo faccio pagare? Solo il sovrapprezzo delle 2 patate aggiuntive? Sono matto?
Cioè, tutti i produttori, sapendo della richiesta più alta, alzano il prezzo, perchè c’è bisogno di tutti.
Che fatica!!! 🙂
Riferimento (per es.): http://www2.dse.unibo.it/mmotta/Teaching/CLED_ecomercati/Mercato%20elettrico/Lezione%20Mercato%20Elettrico.ppt

#10 Alfredo alfresco on 05.12.11 at 09:24

@Francesco Meneguzzo:
Qual è stata la logica hce ha portato a mettere in piedi una Borsa Elettrica in cui il prezzo è strutturalmente il più alto possibile per i consumatori?
Quanta energia transita per la Borsa Elettrica su cui vige questo meccanismo di pagare il prezzo massimo a tutti i produttori?
Quanta parte dell’energia consumata in Italia passa attraverso la Borsa Elettrica e quanta invece attraverso scambi a prezzo fisso e predeterminato?
Grazie