Fukushima: la zona di esclusione potrebbe arrivare a 80 Km

fukushima air.jpg

Non credo che vi siano più molti dubbi, ormai, sul desiderio delle autorità giapponesi, di tenere sotto controllo il panico o, prima ancora, la disperazione e lo scoraggiamento che serpeggiano fra la popolazione. Che ci riescano ancora per molto tempo è tutto da dimostrare, anzi: ci sono voci di crescenti tensioni e proteste, una cosa quasi impensabile, in quella cultura. Che si stiano nel processo comportando peggio dell’Unione Sovietica, è altamente probabile.

Ma noi “esterni” dovremmo cercare di capire, prima di tutto, le dimensioni reali della tragedia, da cui in ultima analisi dipende anche la NOSTRA vita, dato lo tsunami finanziario che non mancherà di abbattersi sulle sconquassate compagnie assicurative quando i giapponesi, finito di seppellire i loro cari e trovato un tetto di fortuna, avranno il tempo di cominciare a riempire i moduli per il rimborso dei premi assicurativi. Dei COSTI della cosa scriverò prossimamente. IN molti cominciano a comprendere che NON potremo non esserne coinvolti. Debora ha già postato questo. In attesa di conoscere le conseguenze degli ultimi preoccupanti sviluppi bisogna partire da quel che è possibile sapere.

Qui vorrei solo mostrare un dato recentissimo: la mappa delle aree contaminate, al 3 Aprile 2011, dalle varie esplosioni e fughe dei reattori di Fukushima, che apriva questo post. Ecco il dettaglio:

fukushima det.jpg

E’ un documento UFFICIALE; realizzato dal DOE, Department Of Energy degli USA, con sistematici sorvoli e integrazioni a terra. Ce l’ha girato un lettore, di Crisis, Roberto, che ringrazio.

Come vedete dal dettaglio c’è una zona evidenziata in arancione e verde che esce ampiamente dai limiti dell’area di esclusione di 30 km fin qui definita.

Il punto, ovviamente, è a cosa corrispondano, in termini strategici, ovvero di conseguenze a lungo termine, questi diversi colori.

In questo caso bisogna riferirsi, al solito, all’unico evento confrontabile, ovvero Chernobyl ed ai valori di radioattività che in quel caso vennero ritenuti sufficienti per decidere l’abbandono PERMANENTE del territorio. Si fece riferimento al totale di radiazioni assorbite nell’arco di una vita media e il limite fu posto a 350 milliSiverts nell’arco di una vita, circa 100 volte piu’ alto di una dose tipica annuale in condizioni ordinarie.

Bene: ponendo un limite, ad esempio di 25 anni, con i valori esposti qui sopra questo limite verrebbe facilmente SUPERATO per tutte le aree verdi, che come vedete sfiorano il cerchio di raggio 80 km. Se volete fare i conti da soli, vi basterà sapere che 1mRem=0.01 milliSievert. 0.03mR/hr, il limite tra azzurro e blu, vi risparmio il conto, è più o meno il livello di significatività locale.

Ad analoga conclusione si arriva prendendo in considerazione il limite di 20 mSievert/anno considerato in molti paesi come il limite massimo permesso per la popolazione.

E’ evidente l’influenza della meteorologia: se il vento girerà verso terra, anche tenendo conto del progressivo deteriorarsi della situazione, l’area di esclusione permanente potrebbe comprendere l’intero cerchio con 80 km di raggio ed anche superarlo.

Le conseguenze per noi?

Parecchie.

Se provate a cercare, su google maps le imprese giapponesi più note che hanno stabilimenti dislocati in quell’area, avrete qualche (sgradevole) sorpresa.

13 comments ↓

#1 stefano on 04.05.11 at 23:58

A migliorare la situazione rispetto a chernobyl potrebbe essere la diversa composizione in isotopi radioattivi che vengono dalla centrale giapponese (prevalenza di iodio131 e cesio credo): magari nel complesso hanno emivite minori rispetto che quelli emessi a chernobyl. A peggiorare la situazione invece c’è il fatto che siamo lontani dalla fine delle perdite e che finora il vento prevalente era verso l’oceano. Ora però pare che il grosso delle perdite sia attraverso l’acqua contaminata che finisce in mare…

Stefano

#2 Haki on 04.06.11 at 00:57

Io avevo gia’ pubblicato qualche tempo fa un’analisi tratta da Zerohedge dove veniva data per certa un’area di 100 km (e non “solo” 80) che si dovra’ evaquare per sempre. Considerato che 100*100*3.14 fa 31.400 kmq ma che meta’ sono mare si ottengono quasi 16.000 kmq che saranno per sempre interdetti. Cioe’ come se tutto il Lazio o tutto il Veneto dovessero essere abbandonati PER SEMPRE.

#3 Anonimo on 04.06.11 at 00:58

[…] Violento Terremoto in Giappone e possibile Tsunami Fukushima: la zona di esclusione potrebbe arrivare a 80 Km — Nuove Tecnologie Energetiche __________________ Webcam di Cappadocia (AQ – 1108 m slm): […]

#4 Alfio on 04.06.11 at 05:34

Banalmente ti linko la pagina approntata da uno dei principali distributori europei di componentistica elettronica, come vedi sono coinvolti tutti i marchi principali del settore:

http://www.ebv.com/en/press-print/earthquake-japan.html

#5 Paolo Marani on 04.06.11 at 08:07

Vedrete che, come pe il territorio campano devastato dai rifiuti tossici, si inizierà ben presto a parlare di “bonifiche”. E fra 10 anni saremo ancora quì a discutere se se ne devono davvero andare oppure no. Stiamo italianizzando il mondo, non c’è dubbio.

#6 Giovanni Filippi on 04.06.11 at 09:09

La Fujitsu ad esempio assembla i suoi PC e Server in una fabbrica vicino a Fukuschima, in piena area verde, a 60 km dal disastro e la fabbrica dal 23 Marzo risulta di nuovo operativa dal sito della Fujitsu
http://www.fujitsu.com/global/news/notices/n20110404-01.html
devo dedurre che tutto ciò che esce da quella fabbrica è in qualche modo “contaminato” ? io credo di si, ma vorrei se possibile essere smentito.
saluti

#7 Phitio on 04.06.11 at 15:59

Vorrei far notare che la contaminazione sta continuando tuttora, e che queste aree possono solo estendersi in futuro

#8 robertok06 on 04.06.11 at 16:05

Salve:

secondo me, e anche secondo altri che ho letto su vari blog, la strategia dei giapponesi e’ quella giusta. Non sto parlando di TEPCO, ovviamente.
Hanno evacuato la zona immediatamente vicina, durante le prime fasi, poi quella piu’ larga non appena le emissioni sono aumentate, e le esplosioni si sono susseguite, ma hanno capito che non bisognava commettere l’errore piu’ grave, cioe’ quello di evacuare zone che non necessitano di essere evacuate. Nelle zone dove le dosi a terra, ma all’aperto!, sono relativamente alte, si puo’ ancora abitare nelle case, infatti raccomandano alla popolazione che non ha voluto evacuare (e ai molti, che sono ritornati a casa dopo l’evacuazione iniziale) di non uscire se proprio non ce n’e’ bisogno. Ho sentito ieri alla TV che in Giappone l’anno scolastico inizia ad aprile… strano ma non ho motivo di dubitarne… quindi e’ importante che le comunita’ continuino nei limiti del possibile a portare avanti una vita “normale”.
Le emissioni nell’oceano non avranno alcun effetto su queste comunita’, salvo l’impossibilita’ di mangiare prodotti ittici locali per qualche tempo, quelle in atmosfera sono gia’ diminuite parecchio.
Ci sono altre misure che mostrano come le emissioni, ovunque, a Fukushima city per esempio, stiano diminuendo costantemente.
Le contaminazioni ci sono, di sicuro, ma per quanto sia difficile da assimilare come concetto “non tutte le contaminazioni sono uguali”. L’importante e’ evitare di alimentarsi con cibi contaminati, specialmente con lo I-131, quindi fare attenzione a non replicare quanto e’ accaduto (e ancora accade) in certe zone attorno a Chernobyl. Il Giappone e’ uno dei paesi piu’ ricchi del mondo, e’ vero che dovranno far fronte, economicamente, a spese ben maggiori per rimettere in funzione il paese dopo il terremoto e lo tsunami (per esempio, ci sono molte centrali termiche, di TEPCO, lungo la costa, che sono ancora fuori servizio a causa dei danni dello tsunami), ma penso che avranno la possibilita’ di fare molto di piu’ di quanto abbiano potuto fare le ex-repubbliche sovietiche nel dopo Chernobyl.

Si spera che fra pochi giorni, massimo settimane, si riuscira’ ad arrivare ad una situazione sotto controllo, sui reattori, una situazione in cui le emissioni di Cs, I e altri radionuclidi sono ridotte a zero. Da quel punto in poi iniziera’ una campagna di monitoraggio dettagliato del territorio, per marcare le zone piu’ contaminate e determinare quali operazioni di recupero si possono mettere in atto.
Evacuare ed abbandonare i territori non ha senso, e non verra’ fatto, di sicuro, a meno di un peggioramento della situazione.

Saluti,

Roberto

#9 Alfio on 04.06.11 at 16:07

I PC sono acqua fresca: sono marchiati Fujitsu e lo vede anche l’acquirente finale che vengono dal Giappone.

Il peggio è che tutte le Case linkate producono milioni di componenti elettronici colà, e se sono tutti contaminati ne risulterà una diffusione incontrollabile.
Chi va ad aprire il case di un PC o di un altro apparato elettronico per verificare? Su una singola scheda ci sono spesso varei centinaia di componenti.

#10 robertok06 on 04.06.11 at 16:07

… scusate… dimenticavo… prima di parlare male della risposta dei giapponesi alla crisi di Fukushima… pensate che negli USA la NRC, l’agenzia per la sicurezza nucleare, prevede un raggio di evacuazione di DIECI KM… assurdo no?
Mi sa che alla luce di quanto sta succedendo in Giappone, la NRC rivedra’ velocemente questo dato…

Roberto

#11 Radioattiva eternità | Far di Conto on 04.06.11 at 22:39

[…] all’incidente nucleare in Giappone; un tema d’attualità. L’area inquinata potrebbe essere grandina per davvero. Un problema. Nel mentre molte persone si interrogano sulla pericolosità delle polveri […]

#12 robertok06 on 04.07.11 at 13:16

Salve:

un update sulla concentrazione atmosferica di Cs-137 nel mondo intero, a causa dell’incidente di Fukushima:

http://www.irsn.fr/FR/Actualites_presse/Actualites/Documents/IRSN_Impact-longue-distance-rejets-Fukushima_30032011.pdf

vedasi in particolare la seconda figura a pag.3, per confronto con incidenti precedenti.

Su quest’altro, si parla dell’inquinamento marino

http://www.irsn.fr/FR/Actualites_presse/Actualites/Documents/IRSN-NI-Impact-accident-Fukushima-sur-milieu-marin_04042011.pdf

Sono in francese, troppo lunghe per tradurle, non ho tempo, scusate. Usare Google Translate o simile…

Saluti,

Roberto

#13 Michele on 04.07.11 at 14:02

Roberto said:
“Le emissioni nell’oceano non avranno alcun effetto su queste comunita’, salvo l’impossibilita’ di mangiare prodotti ittici locali per qualche tempo…”

… ovvero per svariate migliaia di anni!