Referendum Nucleare: perchè SI

Pubblichiamo un intervento di Francesco Meneguzzo sul prossimo referendum sul nucleare.

REFERENDUM NUCLEARE: PERCHE’ “SI”


Francesco Meneguzzo – ASPO Italia e Coordinamento SOS Rinnovabili

Le considerazioni espresse nella presente nota costituiscono esclusivamente il punto di vista dell’autore e non implicano automaticamente la condivisione da parte di alcuno degli enti e delle associazioni di riferimento

Ancora non è stata definitivamente fissata la data del referendum sul nucleare, se accorpato al election day delle amministrative di maggio, oppure, come lascia intendere il Ministro Maroni, rimandato a giugno. A ciascuno le proprie valutazioni in merito, anche se non si tratta di dettagli di poco conto. I riferimenti precisi sul referendum sono disponibili in calce a questa nota.

Nel frattempo, il Governo esce con un Decreto Legislativo, approvato il 3 marzo 2011 a firma del Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, e firmato dal Presidente della Repubblica, nonostante evidenti vizi di incostituzionalità, il 7 marzo, che di fatto azzera ex lege, per mezzo dell’abrogazione del Terzo Conto Energia (D.M. 6 agosto 2010), attivo appena dal 1 gennaio 2011, il comparto italiano del fotovoltaico – e non si tratta di una teoria o di un teorema ma del conteggio dei finanziamenti bancari e di altra origine bloccati entro 48 ore dall’approvazione del decreto, intorno a 4 miliardi di euro, e altri 40 miliardi in bilico – e introduce misure retroattive punitive nei confronti dell’eolico.

Per il solo settore fotovoltaico l’introduzione del decreto significa la perdita immediata di almeno cinquantamila posti di lavoro e, in assenza di misure volte almeno ad attenuarne gli effetti, almeno altri duecentomila occupati dell’indotto rischiano il posto.

Riferimenti precisi al decreto legislativo sono disponibili in calce alla presente nota; ai medesimi riferimenti possono trovarsi anche tutte le ragioni per cui le associazioni di categoria del settore, le associazioni ambientaliste, alcune forze politiche e una inaspettata massa di persone hanno preso velocemente coscienza della centralità della questione e stanno portando avanti una intensa battaglia finalizzata al ritiro del provvedimento o almeno alla attenuazione degli effetti del medesimo, in particolare rispetto alle misure retroattive e nocive alle iniziative autorizzate e in corso.

Il Ministro Romani, e il Presidente del Consiglio Berlusconi, hanno parlato di peso eccessivo sulla bolletta elettrica dei cittadini: ebbene, se entro il 30 giugno 2011 entrassero in esercizio tutti gli impianti previsti, per un totale di circa 7.000 MWp ( www.gse.it ), incentivati ai sensi del Secondo (e assai più generoso) Conto Energia, il peso in bolletta non supererebbe i 3 miliardi di Euro all’anno, una somma finalmente dell’ordine di quella percepita dalle c.d. “fonti assimilate” (soprattutto scarti di raffineria cioè bitume, rifiuti non biodegradabili, così come alcune produzioni a gas naturale) ogni anno per quasi venti anni, nonostante le innumerevoli procedure di infrazione europee e il blocco delle nuove convenzioni finalmente introdotte con le Leggi Finanziarie 2007 e 2008. Le argomentazioni governative, quindi, non reggono.

Un riferimento fondamentale recente sullo “scandalo CIP6”, così come anche sulla convenienza del nucleare civile, è l’intervento di Leonardo Libero:

www.aspoitalia.it/blog/nte/2010/12/19/conviene-il-nucleare/

Da questo punto in poi, iniziano le mie considerazioni specifiche, sulle quali occorre premettere che sono state scritte abbastanza di getto e, pure nello sforzo di documentarle più esaustivamente possibile, qualche numero potrebbe essere anche facilmente contestato. Nella sostanza, però, non ho dubbi che possano rendere l’idea.

Molto probabilmente, il formidabile attacco alle fonti rinnovabili e in particolare al fotovoltaico da parte governativa e, concedendomi un po’ di dietrologia, da parte di alcuni settori industriali legati alla nuova avventura nucleare italiana, muove piuttosto dall’evidenza della concorrenza sul piano energetico ed economico che la “nuova” fonte fotovoltaica, oltre ogni più ottimistica previsione, oggettivamente rappresenta rispetto alla fonte nucleare.

Quanta potenza fotovoltaica sarebbe necessaria a erogare tanta energia quanto il nuovo nucleare italiano? Assumendo la realizzazione di quattro centrali nucleari da 1.600 MW ciascuna, per una potenza complessiva di 6.400 MW, in esercizio a pieno regime per 7.000 ore/anno, l’energia che queste produrrebbero (ovviamente, come minimo, dopo il 2020) sarebbe dell’ordine di 44 TWh, cioè 44 miliardi di kWh: un numero abbastanza impressionante, prossimo al 15% del fabbisogno elettrico nazionale corrente.

Assumendo di incentivare maggiormente le installazioni fotovoltaiche più produttive (per es. a inseguimento solare), dividiamo il numero di cui sopra per 1.500 ore/anno, ottenendo la potenza fotovoltaica richiesta: quasi Trentamila MWp, assai inferiore comunque all’obiettivo tedesco di 52.000 MWp al 2020!

Assumendo ora, per semplicità, che, di questi trentamila MWp, ventimila siano incentivati a una tariffa media di 200 Euro/MWh (cioè 20 centesimi di Euro per kWh, stimati probabilmente per eccesso e ottenuti considerando la progressività nel tempo delle installazioni fino al 2020 e la simultanea diminuzione delle incentivazioni, a sua volta assicurata dalla straordinaria diminuzione del costo delle installazioni), si otterrebbe un “peso” i bolletta pari a: 20.000*1.500*200 Euro/anno = 6 miliardi di Euro all’anno. Tutto qui? Si, tutto qui!!! In tutto, meno di 10 miliardi di euro all’anno, cioè circa 150 Euro per ciascun cittadino italiano.

Attualizzando a oggi, considerando che le incentivazioni al fotovoltaico si applicano ai primi 20 anni di esercizio di ciascuna installazione, si ottiene non più di 60 miliardi di Euro.

E il nucleare quanto costerebbe?

Assunto che nessun privato investirebbe senza sovvenzioni pubbliche e/o garanzie assicurative pubbliche, inoltre che Enel, unico player italiano del nucleare, gode della golden share pubblica (Ministero dell’Economia), è legittimo ascrivere al bilancio pubblico e/o alle bollette dei cittadini, il costo della “rinascita nucleare” italiana.

Ebbene, tutte le esperienze recenti, a partire dal nucleare finlandese di Olkiluoto, indicano un costo di realizzazione non inferiore a cinque milioni di Euro a MW, cioè circa 5 * 6.400 = 32 miliardi di Euro, senza considerare i costi di dismissione rimandati alle generazioni future, che sostanzialmente e forse per difetto raddoppiano i costi. Per semplicità, assumiamo di “attualizzare” a oggi un costo pari a 50 miliardi di Euro (numeri e considerazioni basate anche sull’ottimo lavoro di Domenico Coiante e Claudio della Volpe: www.aspoitalia.it/archivio-articoli/294-nucleare-epr-in-crisi ).

Il nucleare italiano quindi costerebbe ai cittadini e allo Stato, approssimativamente, quanto il fotovoltaico, a parità di energia erogata, e questo senza considerare alcune altre evidenze importanti, due sole delle quali brevemente menzionate di seguito (sorvolerò sulle scorie per carità di patria):

-         in fase di esercizio le installazioni nucleari avrebbero bisogno del materiali fissile, la cui capacità di estrazione come minerale è da anni ormai insufficiente ( www.energywatchgroup.org/fileadmin/global/pdf/EWG_Report_Uranium_3-12-2006ms.pdf ) e il cui approvvigionamento ai reattori esistenti è assicurata dalle scorte nazionali e dal programma di smantellamento e riconversione “civile” delle testate nucleari (www.usec.com/megatonstomegawatts.htm );

-         come purtroppo ha dimostrato il recentissimo evento sismico in Giappone e il conseguente incidente alla centrale nucleare di Fukushima, non è pensabile di avere popolazione entro un raggio di almeno venti km da un reattore a causa dell’immediata contaminazione anche con incidenti di rango 4 (su 7), cioè in un cerchio di superficie oltre 1.200 km quadrati che, moltiplicato per quattro centrali, significa delocalizzare la popolazione residente (e ovviamente abbandonare coltivazioni e tutto il resto) in un’area complessiva dell’ordine di 5.000 chilometri quadrati, ossia cinquecentomila ettari! Ebbene, in questi cinquecentomila ettari potrebbero stare ben duecentoventimila MW di fotovoltaico, cioè oltre sette volte di più di quanto servirebbe per erogare la stessa energia del nucleare! Alla faccia del consumo di territorio!!! E alla faccia dei costi: anche assumendo che le centrali nucleari fossero localizzate in aree a bassa densità di popolazione, diciamo mediamente 50 abitanti per km quadrato, si tratterebbe di duecentocinquantamila persone, cioè circa settantamila famiglie, o ancora circa 70.000 abitazioni da ricomprare per un costo non inferiore a ulteriori dieci miliardi di euro. Questo a fronte di nessuna delocalizzazione necessaria per le installazioni fotovoltaiche, a meno che qualcuno non sia così esteta da non sopportare qualche pannello a qualche centinaia di metri da casa (schermato dalle necessarie opere di mitigazione paesaggistica).

A questo punto si sentono già li strali, in principio nemmeno sbagliati, degli esperti: l’energia fotovoltaica è intermittente, non programmabile, non disponibile di notte, imprevedibile.

Prima di tutto, l’energia fotovoltaica non è affatto “imprevedibile”: accoppiando meteorologia ad alta risoluzione e monitoraggio degli impianti, è già dimostrata (e in parte il GSE lo sta già facendo) la possibilità di prevedere con l’orizzonte delle 12-36 ore l’immissione in rete di energia fotovoltaica, su base oraria, con l’errore massimo del 5% in almeno l’80% dei casi.

In secondo luogo, se dovessimo attendere di avere a disposizione la rete attiva (Smart Grid – per es. www.smartgrids.eu ), e i veicoli elettrici in numero adeguato, evoluzioni per altro già in corso, prima di installare impianti fotovoltaici, sarebbe troppo tardi (un po’ come attendere che si ammalino abbastanza persone prima di somministrare i vaccini…).

Al contrario, come la stessa straordinaria evoluzione del fotovoltaico ha dimostrato, prima occorre creare il bisogno – in questo caso una espansione della potenza fotovoltaica distribuita tale da rappresentare una sfida per le capacità della rete – poi (o meglio, in corso d’opera) si creeranno automaticamente i meccanismi sia tecnologici (già oggi sostanzialmente disponibili), sia normativi (ristrutturazione delle reti, incentivazione dei veicoli elettrici e della loro funzione anche di scambio attivo con la rete) tali da assicurare la piena integrazione delle immissioni fotovoltaiche, fermi restando i “carichi di base” assicurati dall’idroelettrico, dalle residue centrali termoelettriche, dalle biomasse e dal geotermico, oltre ovviamente all’eolico la cui immissione in rete è altrettanto se non più prevedibile rispetto al fotovoltaico.

Riferimenti:

Referendum nucleare:

www.fermiamoilnucleare.it

www.greenpeace.org/italy

www.legambiente.it

www.wwf.it

Decreto Legislativo 3 marzo 2011:

www.sosrinnovabili.it

www.zeroemission.tv

www.nextville.it/index/1357

9 comments ↓

#1 Silvio on 03.15.11 at 10:30

da quello che ho capito assumi che 200 euro di incentivo X i 30 Giga di potenza installata X 1500 ore = 9 miliardi X 20 anni = 180 miliardi siano in grado di coprire per intero il costo di installazione dei 30 Giga di potenza necessari a produrre i 45.000 Mwh all’anno? anche perchè per costruire gli impianti devi pagare oggi il costo ed eventualmente rimborsarlo in futuro (ad esempio con l’incentivo) quindi se 180 miliardi attualizzati (a che tasso?) fanno 60 miliardi oggi, significherebbe che con 60 miliardi installi i 30 giga di potenza di pannelli orientabili di cui sopra. facendo le proporzioni significherebbe che 3 kw di potenza installata costano 2000 euro… non mi sembra possibile

#2 Stefano on 03.15.11 at 18:49

@ Silvio
Il costo dell’impianto al tempo attuale e l’incentivo renumerativo nel corso dei 20 anni non sono in relazione.
Detta diversamente: non necessariamente l’incentivo copre completamente il costo dell’impianto.

Il vero ammortamento dell’impianto lo calcoli principalmente con il valore dell’energia prodotta. Se poi c’è anche l’incentivo lo sommi all’attivo.

#3 Silvio on 03.16.11 at 10:41

@Stefano: anche secondo me non sono in relazione. Però il paragone fatto nell’articolo sembra proprio quello: 60 miliardi di incentivi contro i 50 miliardi per costruire le centrali nucleari. E’ evidente che non sono due grandezze confrontabili perchè con 60 mld di euro di pannelli non puoi produrre la stessa quantità di energia di 50 mld di euro di centrali. Tra l’altro l’incipit dice: “dopo i fossili” quindi la quantità da produrre in Italia sarebbe maggiore di 200.000 Gwh (nel commento precedente dove scrivo 45.000 Mwh è un errore: intendo ovviamente 45.000 Gwh)

#4 referendum Nucleare 2011 « Il Blog di Matteo Baudone on 03.16.11 at 11:11

[...] Per il nuovo referendum sul nucleare http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2011/03/14/referendum-nucleare-perche-si/ [...]

#5 Roberton on 03.16.11 at 12:24

Dimentichiamo che per far fronte alle esigenze energetiche, dobbiamo ricorrere al carbon fossile che causa PM10 e 30.000 morti all’anno per tumori, e la dipendenza del governo Italiano ai capricci dei petrolieri.

Costi che scaricano addosso a noi con tasse e deficit a livelli ormai insostenibili!

A mio parere il mix giusto è tutto questo.
Dovremmo fare invece un referendum CONTRO il petrolio!

#6 al on 03.16.11 at 19:37

http://www.ditadifulmine.com/2010/09/torio-nucleare-piu-sicuro-e-soluzione.html

questo e’ interessante…

#7 Filippo Zuliani on 03.16.11 at 22:13

Silvio ha ragione. Il post paragona il costo frontale del nucleare con le sovvenzione al solare. Se confrontassimo i costi vivi di solare e nucleare cosa ne esce?

#8 david c on 03.18.11 at 00:37

Io non ho la possibilità di installare fotovoltaico perchè vivo in condominio e sono esposto a est.
La mia dipendenza dall’elettricità la sto tentando di affrontare con l’efficenza degli elettrodomestici.
Non sono indipendente, ma neppure con tutte le centrali nucleari o fotovoltaiche l’italia riesce a essere indipendente dal petrolio!
Credo che l’efficenza di certi elettrodomestici sia stata piu’ virtuosa del miglior fotovoltaico, e forse lo sarà in futuro.Tenete conto nelle vostre discussioni.

#9 James on 03.21.11 at 19:26

Non so se questi punti sono stati considerati:
- Le centrali nucleari oggi in progetto sono previsti per durata in servizio 100 anni, mentre i pannelli fotovoltaici hanno garanzia 25 anni, e durata forse 40 prima di diventare obsoleti e/o inefficienti.
- Si prevede maggior capacità per i pannelli, a fronte del fermo notturno, ma non i costi dello stoccaggio energia, nè le resistenze delle popolazioni, nè la scarsità di siti, in buona parte già sfruttati per idroelettrico.
- Nessuno sta facendo ricerca per trovare Uranio, visto la minima quantità che serve, e la disponibilità per più di 70 anni già nota. E comunque un progetto nuovo può usare sia riciclato che autofertilizzante che Torio.
- Pannelli e nucleari non sono in concorrenza; se si vede così, il solo nucleare dovrebbe essere sovradimensionato per i carichi di giorno, e il solo solare sovradimensionato, con stoccaggio, per compensare il ciclo diurno. In combinazione invece, ambedue possono essere limitati il più possibile;
- Se Fukushima 1 con sei reattori (BWR3 e 4 degli anni 60-70) è distrutto, Fukushima 2 con 4 reattori BWR5 anni 80 ha subito lo stesso Sisma e Tsunami, ma dalle scarse informazioni disponibili pare sia funzionante. Chissa perché nessun giornale lo nomina.
- In ogni caso, l’energia elettrica è meno di un terzo del totale: cominciamo a non avere riscaldamento domestico se non con più sole e più isolamento, e a non usare automobili.