Il punto sul fotovoltaico a terra ed altre quisquilie.

Francesco Meneguzzo e Luca Pardi,  in un efficace articolo, fanno brevemente il punto sulle questioni più discusse che riguardano le F.E.R. ed in particolar modo il fotovoltaico.

Incentivi per le fonti rinnovabili e difesa del territorio

21-02-2011

Luca Pardi segretario di “Rientro Dolce”

Francesco Meneguzzo Ricercatore CNR, esperto di energia.

Ci sono molti tipi di ambientalismo. C’è quello NIMBY, che tutti conoscono: Not In My Backyard (non nel mio cortile) che si oppone ad ogni impianto di qualsiasi tipo purché non sia da qualche altra parte. C’è l’ambientalismo dei cocomeri, verdi di fuori e rossi di dentro. Aspettano da decenni la caduta del capitalismo e se la forza dirompente della Classe non c’è riuscita può darsi che alla fine ci riesca il cambiamento climatico o il picco del petrolio. C’è l’ambientalismo mistico, quello di coloro che vogliono instaurare un nuovo contatto o un nuovo patto con Madre Natura. Quello volontaristico, sempre apprezzabile e che in qualche misura ci coinvolge tutti, di coloro che iniziano dalla propria vita, riciclo, differenziazione, riduzione dei consumi di carburante e di carne ecc. Poi c’è un ambientalismo pragmaticoche è il contrario del NIMBY, ma spesso finisce per accettare praticamente tutto purché non sia marginale e irrilevante: vanno bene i rigassificatori e vanno bene le centrali a carbone, come potremmo farne a meno? E vanno bene i progetti edilizi purché fatti bene, il mattone è il volano dell’economia! E le autostrade? Certo, strade e autostrade sempre realizzate per risolvere un problema della viabilità che non è mai stato risolto. E inceneritori, e infrastrutture grandi e piccole come TAV, TAC e via velocizzando trasporti di merci e persone che di velocità non hanno bisogno già ora, ma ancor meno ne avranno in futuro, porti, interporti, aeroporti, nuovi stadi per un calcio alla canna del gas, piste da sci con annessi impianti di risalita, il tutto in un territorio già pesantemente infrastrutturato. L’ultima che ho sentito è il progetto di un aeroporto in provincia di Viterbo da costruire in una zona di interesse geologico e archeologico.

Di fronte a quest’ultimo ambientalismo viene voglia di aderire ad una forma estrema ed estesa di NIMBY: l’ambientalismo BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything = Non costruire assolutamente nulla da nessuna parte vicino a niente), poi però mi rendo conto che qualcosa si deve pur fare per mantenere in piedi un minimo di civiltà in un mondo con risorse fossili in via di esaurimento (non si esauriranno mai, ma saranno sempre più difficili da estrarre con costi economici ed energetici crescenti). E questo qualcosa consiste anche in una fitta rete di impianti basati sulle fonti di energia rinnovabile (FER). Ci sarà anche altro da fare, ovviamente, ma la disponibilità di energia, o meglio di potenza (flusso di energia nell’unità di tempo), è una condizione necessaria anche se non sufficiente. Di più, un volume consistente, anche ben oltre il 50%, di energia elettrica prodotta per mezzo di fonti rinnovabili costituisce la precondizione necessaria affinché uno sforzo di miglioramento dell’efficienza energetica possa sortire gli effetti sperati e non esattamente il contrario! Prima, quindi, la produzione da fonti rinnovabili, e *poi* l’efficienza energetica!

Le FER godono di un regime di incentivi ovunque nel mondo, in Italia questi incentivi sono particolarmente vantaggiosi. Il sistema degli incentivi è necessario per superare il gap economico con le fonti tradizionali che sono incentivate in modo nascosto. Le fonti fossili: carbone, petrolio, gas hanno un sussidio entropico (o ecologico), cioè non pagano i danni che recano all’ambiente e alla salute. Il nucleare e in una certa misura anche i fossili hanno inoltre goduto del sussidio militare. L’IEA stima che i sussidi alle fonti fossili ammontassero globalmente a 321 miliardi di dollari nel 2009.

In Italia i sussidi alle fossili sono di vario tipo, dal sostegno al trasporto su gomma sotto forma di rimborsi per i pedaggi autostradali, allo sconto ai grandi consumatori, fino ai contributi statali, a valere sulla fiscalità generale, per la “rottamazione”, paradossalmente giustificata con la riconversione ecologica.
A questo si aggiunge la vera e propria truffa del c.d. “CIP6”, decine di miliardi di Euro devoluti in quasi 20 anni dagli utenti elettrici prevalentemente ai raffinatori di prodotti petroliferi,di cui ormai tutto si sa e che è stato bloccato limitatamente alle nuove convenzioni, non disponendo però degli strumenti giuridici per bloccare le convenzioni già stipulate.

Far pagare gli incentivi a chi consuma energia è l’unico modo che abbiamo nella corsa contro il tempo verso una riduzione sostanziale della dipendenza dai fossili. Purtroppo una fetta consistente degli incentivi CIP6 invece di andare, come doveva e dovrebbe essere, alle vere FER viene in gran parte mangiato dalle cosiddette assimilate. Tali fonti, appunto, includono la gassificazione dei residui di raffineria, una delle attività principali della Saras di Moratti, e in misura minore altre porcherie fra cui i cosiddetti rifiuti solidi urbani che altro non sono che materiali di scarto della nostra società consumistica che potrebbero essere, almeno in parte, riciclati e riusati, laddove energeticamente conveniente, o comunque valorizzati anche termicamente ma per mezzo di impianti più avanzati ed efficienti rispetto ai classici inceneritori.

Secondo la relazione dell’autorità dell’energia uscita recentemente risulta che dal 2001 al 2009 la remunerazione delle rinnovabili in CIP6, ammonti a circa 14,5 miliardi di euro mentre quella delle assimilate ammonterebbe a più di 34 miliardi di euro. Occupiamoci dunque e in modo aggressivo del Cip6, cercando alleanze che certamente nel mondo ambientalista non mancherebbero, e poi anche delle torri eoliche improduttive dei furboni, …. poi, molto poi, al problemino del FV a terra.

Dunque, prima di attaccare la “sovraincentivazione” delle FER sarebbe bene eliminare l’incentivazione secolare delle fossili e del nucleare e quella più recente ma non meno dannosa delle assimilate.

Inoltre sarebbe opportuno incardinare una battaglia per la difesa del suolo chiedendo una moratoria sulle costruzioni di nuovi capannoni, centri commerciali, strade ed autostrade, e di nuovi insediamenti residenziali, prima di andare a vedere quanti ettari occupano gli impianti eolici o quelli fotovoltaici.

Secondo gli obiettivi l’Italia dovrebbe aver installato 8000 MWp (Mega Watt di picco) di fotovoltaico nel 2020. La superficie necessaria a tale scopo corrisponde a circa 20000 ha (ventimila ettari) da confrontare con i 750 000 (settecentocinquantamila) ha di territorio consumato dal 1995 al 2006 (dati ISTAT) per la somma di edilizia residenziale, produttiva (capannoni) e infrastrutture (alta velocità, strade e autostrade ecc).

(Un rapporto di quasi  QUARANTA AD UNO, ndr).

Altro che TAV o TAC, la più grande e la meno impattante opera pubblica oggi è quella della ristrutturazione, fisica e logica, delle reti di trasmissione e distribuzione, in modo da renderle in grado di sostenere l’immissione di volumi crescenti di potenza intermittente dalle nuove fonti rinnovabili – intermittente e non programmabile ma certamente “prevedibile” con gli ordinari strumenti meteorologici. Trasformare cioè la struttura della rete dal paradigma centralizzato delle gigantesche produzioni locali al paradigma delle “smart grids” in gradi di connettere sul livello locale le mini-centrali di produzione ai centri di consumo.

Dunque, dicevo, 20000 contro 750 000 ettari. Inoltre la quota a terra non occuperebbe comunque l’intera superficie. Quindi si sta parlando di una cosa che riguarda una percentuale inferiore al 20/750 = 2,6 % del territorio che è passato da destinazione agro-forestale ad altra destinazione. Ma non basta, in realtà i dati dal 2006 in poi sono carenti (e sono carenti per difetto anche quelli precedenti) quindi la percentuale si riduce ulteriormente.

Infine, il terreno agricolo soggetto a installazioni fotovoltaiche sarà sempre del tutto reversibilmente riutilizzabile per le attività agricole, in quanto le tecnologie attuali consentono di non utilizzare cemento per le fondazioni e di mantenere le “stringhe” fotovoltaiche a debita distanza reciproca; tra l’altro, si tratterà sempre di terreno agricolo di basso pregio e per lo più incapace di fornire redditi adeguati, avendo i Comuni a disposizione fin dal lontano 2003 – D.Lgs 387/2003 tutti gli strumenti per impedire la realizzazione di impianti su terreni agricoli interessati da produzioni tipiche, biodiversità, pregio paesaggistico, ecc.
Per non parlare dei redditi generati e distribuiti nel mondo agricolo, utilizzabili per il miglioramento e la modernizzazione delle stesse aziende agricole, delle misure di compensazione a favore degli Enti Locali, che significano cassa in un periodo di penuria, dell’occupazione stabile creata sul territorio per opere di manutenzione degli impianti e del terreno (e delle opere di mitigazione paesaggistica), della guardiania, della progettazione, della posa in opera, ecc.

Ma in un mondo in cui qualsiasi politico di destra o di sinistra (qualsiasi cosa significhino ormai questi termini vetusti) compare in televisione o su i giornali per affermare l’imperativo categorico di rilanciare la crescita secondo le modalità del secolo scorso, chi ha il coraggio di fare il controcanto? Pensavo che i radicali lo avessero invece, pur essendo tra i pochi ad aver almeno detto qualcosa sul CIP6, sembra che si stiano imbarcando in una battaglia per la difesa del suolo il cui principale obbiettivo sono i “nuovi palazzinari” delle rinnovabili.

Intendiamoci, come ho detto, i furbi esistono anche in questo campo, installare torri eoliche in zone poco ventose è un’azione criminosa (e stupidissima) perché rende meno credibile tutto il progetto di riconversione alle fonti rinnovabili. E’ giusto denunciare le storture indotte dal sistema degli incentivi. Ma sarebbe giusto farlo affrontando caso per caso e all’interno di una campagna seria di tutela del territorio e del suolo e del portafoglio dei cittadini, che affronti tutti i nodi enunciati prima. Purtroppo non è così. E in questo modo i radicali rischiano di apparire i campioni della campagna contro le rinnovabili in combutta con i furbissimi industriali del petrolio e del nucleare. Una scelta miope e superficiale anche e soprattutto in relazione al declino delle fonti fossili e, evidenza non sufficientemente chiara, alla cronica e inesorabile insufficienza delle risorse di materiale fissile.

15 comments ↓

#1 ANT48 on 02.22.11 at 19:47

D’accordo praticamente su tutto. In particolare su
“Il sistema degli incentivi è necessario per superare il gap economico con le fonti tradizionali che sono incentivate in modo nascosto. Le fonti fossili: carbone, petrolio, gas hanno un sussidio entropico (o ecologico), cioè non pagano i danni che recano all’ambiente e alla salute”.
Questa cosa andrebbe ripetuta più spesso. Io sono contrario a qualsiasi forma di slogan, ma qui si sta dicendo una cosa plausibile che ha semplicemente la funzione di mettere la pulce nell’orecchio a chi non è addetto ai lavori e cerca di raccapezzarsi. E’ una chiave di lettura inattaccabile e a largo spettro perché gli incentivi nascosti delle fonti tradizionali sono così vari e numerosi che quasi chiunque può divertirsi a trovarne uno su cui ha qualche competenza, su cui può farsi un’opinione senza bere del tutto passivamente ciò che gli dice qualcun’altro.

#2 Giuliano Lepri on 02.23.11 at 04:04

Veramente una bella sintesi, da diffondere il più possibile.
Veramente d’accordo con voi al 100% ! 🙂

#3 Stefano on 02.23.11 at 09:42

>Prima, quindi, la produzione da fonti rinnovabili,
>e *poi* l’efficienza energetica!

Ottimo articolo, ma questo punto mi è oscuro.

Vedo la produzione verde e l’efficienza energetica come due aspetti strettamente legati e su cui operare in maniera imprescindibile, senza favorire l’uno p prima l’altro.

Ad esempio, potrei decidere di installare un PV sul tetto di casa contestualmente alla sostituzione della caldaia a gas con una a pompa di calore, ma un conto è avere bisogno di 150 kWh/(m^2*anno) e un’altro è averne bisogno della metà, avendo pensato di isolare con cappotto termico ed infissi a bassa trasmittanza.

Più in generale, arrivare a produrre un’alta percentuale di energia con le rinnovabili è strettamente legato alla totalità del fabbisogno su cui calcolo la percentuale, perchè, per un concetto banale, riducendo il fabbisogno accelero la crescita delle rinnovabili.

Inoltre, ridurre il fabbisogno rafforza il peso delle fonti pulite programmabili (attualmente idroelettrico, biomasse e geotermico), con la conseguenza di poter rendere fattibile una gestione della rete con un’apporto limitato delle fonti fossili come backup.

Saluti.

#4 massimo on 02.23.11 at 13:55

Tutto bello e condivisibile, ma conosco personalmente diverse installazioni di fotovolatico a terra in pianura padana in terreno apparentemente piu’ che fertile.
Perche’ non privilegiare l’installazione su capannoni e case ?
Se il criterio è solo il profitto ricavabile da un campo fotovoltaico, credo che esistano poche colture in grado di competere.
La mia famiglia ha alcuni piccoli appezzamenti di terreno produttivo vicino a Caluso. Sono stato contattato da molti per comprare il terreno per trasformarlo in campo fotovoltaico.
Secondo me il problema esiste e va regolamentato meglio. Poi in Italia , paese di furbi, gli abusi sono sempre all’ordine del giorno…

PS: io sono per il YIMBY … sto installando 6 Kw sul tetto di casa mia…

#5 Artro T on 02.23.11 at 15:55

Uno dei migliori articoli apparsi negli ultimi tempi su questo blog, complimenti. Sarebbe utile che questo articolo lo leggano tutti i nostri politici, bisognerebbe quasi obbligarli alla lettura di cose serie come queste, ma la gran massa di loro ha altro per la testa, come sappiamo.

#6 ANT48 on 02.23.11 at 18:05

a 3, Stefano.
Sì, a proposito di “Prima, quindi, la produzione da fonti rinnovabili, e *poi* l’efficienza energetica!” anch’io lì per lì ho storto un po’ la bocca , ma penso che vada letto come una sorta di precedenza concettuale, non letterale, non nel tempo.
Credo che ragionevolmente si possa prevedere che un contributo sostanzioso, determinante, da fonti rinnovabili si raggiungerà grosso modo nell’arco di una generazione, e quindi nel frattempo sarà bene essersi dati una mossa anche sull’efficienza energetica in senso lato, intesa cioè come minor consumo di energia pro capite ottenuto con i modi più vari.
Il punto sta nel non illudersi che basti semplicemente ridurre i consumi ma che serve invece lavorare sodo sul fronte della sostituzione della produzione di energia non rinnovabile con energia rinnovabile; e poiché questo secondo fronte attualmente è più difficile del primo, è lì che bisogna impegnarsi con priorità: “prima”.
Tempo fa mi si faceva notare – non sono in grado di verificare se i numeri sono esatti, ma agli ordini di grandezza ci credo abbastanza – che ogni nordamericano consuma circa 5 KW fissi, cioè 24 ore su 24 (tutto compreso ovviamente, direttamente e indirettamente), un europeo circa 4, e che sarebbe un bel risultato riuscire a dimezzare questi consumi; bene, giusto, ma abbiamo un’idea di quanti sono anche “solo” 2 KW fissi? Un cavallo (animale) ha una potenza media molto inferiore a un CV o HP ossia molto inferiore a 736 W, quindi se si volesse risolvere il problema coi metodi del buon tempo antico, anche facendo un bel taglio ai nostri consumi ognuno di noi dovrebbe avere a disposizione molti cavalli. E tutta quella biada dove si piglia? E chi la spala tutta la merda prodotta?
Battute a parte, se si volesse risolvere tutto col solo risparmio energetico – che comunque è una “risorsa” fondamentale e per me anche un fatto etico – si dovrebbe dare un taglio tale ai nostri consumi che la qualità della nostra vita sarebbe penalizzata non solo sul voluttuario – chi se ne frega – ma anche e pesantemente sull’essenziale.

#7 Francesco Meneguzzo on 02.24.11 at 00:38

Questi si che sono commenti costruttivi, congratulazioni a tutti!
Mi date anche l’occasione per un paio di rapide puntualizzazioni.

1) Efficienza energetica.
Scrivemmo questo pezzo ormai un anno e mezzo fa:
http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/07/26/francesco-meneguzzo-e-il-paradosso-di-jevons/
A questo rimanderei per un approfondimento più completo, comunque la questione di fondo è che finché la prevalenza della produzione energetica è delle fonti fossili, aumentare l’efficienza energetica, con i costi che questo comporta, sortisce almeno nel breve termine l’effetto contrario o quasi. Questo “in generale”.
Nel particolare, ovviamente se uno installa il FV sul tetto di casa e autoconsuma, mettiamo, il 70% della propria elettricità dal FV, e gli avanzano risorse personali, se tutto questo è vero, allora fa solo bene a migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione. Si tratta di un “micromondo rinnovabile”!

2) FV su terreno o sui capannoni?
Attualissima questione.
Solo un pazzo non sarebbe d’accordo, almeno in astratto e a prescindere, nella preferenza da accordare alle coperture dei fabbricati industriali, commerciali, ecc.
Il problema però è un po’ più complicato.
Posto che l’esigenza primaria sia quella di produrre energia da fonti non fossili, e che il nucleare (che *non* è a stretto rigore “fossile”) non ha prospettive per tante e troppe ragioni, rimangono le fonti rinnovabili. Tra queste, la fonte fotovoltaica è la più promettente, cioè effettivamente sta mantenendo le promesse (trend dei prezzi e dell’efficienza).
Premesso questo, dove si installa in Italia una potenza fotovoltaica almeno – attenzione *almeno* – pari a 10mila MWp, equivalente su terreno a circa 25mila ettari, cioè a un cerchio di raggio circa 9 km (non è poi molto, no?)?

I capannoni industriali/commerciali sono di solito di proprietà della ditta che nel capannone ci lavora.
La ditta sarà disponibile a caricare sul proprio già solitamente carico “castelletto” dei mutui/fidi un altro e consistente mutuo/leasing per realizzare il fotovoltaico? L’esperienza dice: “quasi mai”, e comunque troppo a rilento.
Va bene per impiantini da 10 o 20 kWp, ma non si penserà di *incidere* significativamente sulla questione energetica a botte di micro-impianti?
Certo esiste un’altra possibilità: affittare o meglio cedere in diritto di superficie il tetto per consentire l’installazione fotovoltaica da parte di un operatore professionale “terzo”.
Chi si caricherebbe però della responsabilità di un tetto, che se cade e ammazza qualcuno vengono a cercare chi ne ha la responsabilità, cioè il superficiario? per non parlare di tutti i tetti più nuovi, senza amianto ma in compenso spesso in fibrocemento, garantito si e no 20 anni… ed è noto che si sbriciola anche prima dei 20 anni. E poi cosa si fa? Chi ripara il tetto?
Insomma, i problemi sono infiniti e tutti noti agli operatori.
Però, consideriamo ancora le dimensioni della questione:
a) per *incidere* sulla produzione di energia, servono *almeno 10mila MWp* di fotovoltaico;
b) questi 10mila MWp stanno, se fossero tutti collocati su terreno, in un cerchio di raggio 9 km, cioè diametro 18 km.
Ovviamente, se non si coglie l’urgenza di trasformare la produzione di energia da fonti fossili a rinnovabili, che personalmente darei anche già quasi per persa ma non voglio crederci… se non si coglie questa urgenza, scrivevo, tutto il resto è ideologia di pancia e posizioni astratte.

#8 Tweets that mention Il punto sul fotovoltaico a terra ed altre quisquilie. — Nuove Tecnologie Energetiche -- Topsy.com on 02.24.11 at 14:33

[…] This post was mentioned on Twitter by Marco Dal Monego and MyGreenBuildings.org, Gifh. Gifh said: Il punto sul fotovoltaico a terra ed altre quisquilie. — Nuove Tecnologie Energetiche http://goo.gl/u2nvj […]

#9 giolly on 02.25.11 at 01:53

Si vede che è stato scritto un anno e mezzo fa, perchè i fatti del mese di dicembre l’hanno completamente smentito; centinaia di industrialini-otti-etti han ‘tirat fo’ i daneé’ ed hanno firmato/presentato/attestato che stan facendo un impianto; sul tetto, nel parcheggio, nel campo accanto, ma lo stan facendo. Ovviamente, secondo me, la cosa è terrificante, perchè sono risorse sottratte all’attività caratteristica dell’ impresa e appoggiate su un conto in banca garantito dalla A3 di tutti noi, ma in fondo, chi spera nell’FV dovrebbe essere contento.
Questo ci consentirà di arrivare in anticipo sulle scadenze e vivremo tutti felici e contenti; con un dubbio: visto che di EE pare abbiamo un surplus, c’era poi tanta fretta di sradicare le secolari viti di Sassello e Inferno in valtellina per sostituirle con pannelli?

#10 Stefano on 02.25.11 at 12:10

@giolly

Che tutti si siano “tuffati” entro dicembre 2010 a dichiarare un’impianto PV è dovuto al gradino al ribasso degli incentivi. Non c’è niente di terrificante. Cambia solo la distribuzione temporale dell’attivazione degli impianti, tutta concentrata in un periodo invece che mediamente distribuita.

Il tuo dubbio sul surplus di energia è presto fugato: l’energia degli impianti PV (unita a quella degli impianti da altre fonti rinnovabili) SOSTITUISCE la produzione da fonte fossile,in modo da sopperire alla scarsità presente e futura delle fonti fossili e mitigare gli effetti inquinanti diretti (sostanze tossiche) ed indiretti (effetto serra) che il loro utilizzo porta.

Ciao.

#11 giolly on 02.25.11 at 15:01

Che non sia ‘terrificante’ vallo a dire a chi coltivava la vigna (lavoratori stagionali) che l’anno prossimo staranno a casa; o agli operai che han visto il loro imprenditore investire 500mila euro per pannellare il tetto anzichè investire in macchinari nuovi e loro stanno in CIG. Si, probabilmente per te non è terrificante, per loro si.

#12 Simone Martini on 02.27.11 at 17:37

“In generale” io direi che efficienza energetica e rinnovabili sono ENTRAMBE fondamentali per raggiungere quell’obbiettivo che poi è la sostenibilità.
Efficienza vuol dire passare il trasporto merci e persone su ferro. Vuol dire coibentare non sò quanti milioni di case, fabbriche, uffici. E si sta parlando almeno di un 30% sui consumi totali di energia… altro che “micromondo”.

#13 ANT48 on 02.28.11 at 19:15

a giolly, 9 e 11.
Sono d’accordo con te sul fatto generale che è sempre valida, solida come le più solide leggi della fisica, la legge universale: “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”, per cui c’è e ci sarà sempre qualcuno che proverà – e ci riuscirà – a mettere una pala eolica dove non tira vento, un’impianto fotovoltaico all’ombra o dove sarebbe molto meglio coltivare grano o insalata, e così via. E ci sarà anche, fondamentale, qualcun’altro di pasta simile che gli avallerà gli incentivi. Il tutto per rubare dei soldi a fronte di un costo molto più grande ma distribuito fra tutti e quindi poco visibile. Operazione largamente praticata in tutte le attività dell’uomo, nessuna esclusa. Il problema non sta “nel fotovoltaico”, sta nell’uso che se ne fa, cioè nelle persone.

Per quanto riguarda il pericolo di consumo di terreni agricoli, cercando un po’ in giro (vedi per esempio “problematiche quantitative e prospettive per le rinnovabili in italia” di Domenico Coiante, lo trovi nella straordinaria cava di articoli di aspoitalia.it) mi sembra di capire che in Italia c’è una quantità di terreni, inadatti all’agricoltura e poco adatti a molte altre cose, ampiamente sufficiente a coprire le più ambiziose velleità di fotovoltaico almeno nel medio termine. Tutto sta, come sempre, nello stabilire regole dignitose e farle rispettare. Oppure bisogna cercare di convincere la mamma di cui sopra ad usare un buon metodo anticoncezionale, ma ho paura che sia un’impresa ancora più difficile.

Riguardo al problema del “sottrarre risorse all’attività caratteristica dell’impresa” impegnandole nella realizzazione di un impianto fotovoltaico, non saprei fare un quadro generale rigoroso, ma lasciami fare un esempio su una situazione vera. E’ lungo e noioso, se ti fidi puoi saltare i numeri e andare alle conclusioni finali.
Io e i miei soci (nella tua scala credo ci si addica “industrialini”, i più piccoli) stiamo facendo installare in questi giorni sul tetto della nostra azienda un impianto un filino meno di 20 KWp. La situazione è la seguente:
1 – Secondo le previsioni (fra un annetto ne riparliamo, vi dirò se funziona o funzionicchia) ricaveremo ogni anno una quantità di KWh un po’ superiore al nostro consumo attuale (e tale rimarrà anche tenendo conto delle future perdite di efficienza); l’eccedenza, che a quanto ho capito in questo caso ti darebbe un credito in energia ma non in soldi, la potremo comunque consumare usando i condizionatori per scaldarci, risparmiando gas (questo è marginale ma è comunque un plus)
2 – Il tetto attuale è “di Eternit”, vecchiotto, e comincia a fare acqua, non solo in senso figurato; in questo caso l’incentivo è un po’ maggiorato e ti consente di smaltire il vecchio, così il rifacimento della copertura grava meno sul costo dell’impianto fotovoltaico che con essa è integrato
3 – L’incentivo, direttamente legato a quanta energia produci realmente (per cui non è facile fare i furbi), copre tutta la spesa dell’operazione ed è totalmente assorbito dalla rata del mutuo (12 anni nel nostro caso); il mutuo è garantito dall’impianto stesso per cui non abbiamo dovuto dare fideiussioni personali (qui abbiamo dovuto battagliare un po’ perché come è noto le banche vorrebbero sempre cintura e bretelle): fin qui facciamo pari, nessuna spesa, nessun guadagno
4 – L’energia prodotta rimane nostra, cioè i KWh che paghiamo in bolletta sono solo la differenza fra quelli consumati e quelli prodotti; in bolletta si paga comunque anche una ovvia quota in più che è in qualche modo legata al fatto che l’energia ci viene garantita, cioè il nostro impianto la produce quando c’è il sole mentre l’ENEL ce la dà quando ci serve. Nel complesso la bolletta dovrebbe abbattersi del 70-80%
5 – Estinto il mutuo fra 12 anni, i superstiti, oltre alla bolletta ridotta, avranno per altri 8 l’incentivo (che dura per un totale di 20 anni, se non lo levano nel frattempo), e dopo avranno semplicemente la bolletta ridotta finché i pannelli vorranno funzionare.

Salvo errori o imprevisti gravi, noi non togliamo un euro dalla nostra specifica attività. E’ stato uno dei paletti principali che ci siamo posti per decidere se fare l’impianto o no. A questi lumi di luna non si scherza.
Si può obiettare che tutto questo è possibile perché è la collettività che lo paga tramite una piccola gabella in più sulla bolletta elettrica, ma se andiamo a vedere quanti e quali costi non pagati dall’uso delle fonti fossili o quasi finte (vedi le “assimilate alle rinnovabili”) vengono pagati in maniera occulta per esempio attraverso danni indiretti, quella quota che riguarda il fotovoltaico mi sembra accettabile.

#14 Il punto sul fotovoltaico a terra ed altre quisquilie. « Mikmazz's Blog on 03.03.11 at 09:26

[…] Fonte: http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2011/02/22/il-punto-sul-fotovoltaico-a-terra-ed-altre-quisquilie/ […]

#15 Luca Folini on 03.04.11 at 12:17

Vista la sproporzione tra territroio occupato da nuove costruzioni e fabbisogno di superficie teorico per realizzare l’obbiettivo di FV al 2020, trovo inutile la costruzione di grandi impianti a terra, che vadano ad occupare aree di interesse agricolo o meno.
E’ meglio avere un impianto FV da 70MW o 3500 da 20KW?
Secondo me nel secondo caso avremmo una resa energetica con meno sbalzi, immaginando che i 3500 impianti saranno distribuiti su un’area molto maggiore dell’unico impianto da 70MW.