Domotica, se ci sei batti un colpo. Cronotermostati di oggi e di ieri

Scritto da Ugo Bardi

La “domotica” è una buona idea, in principio. E’ un po’ l’idea del cartone animato dei “pronipoti” dove la casa è tutta robotizzata e fa tutto da sola: aprendo e chiudendo le porte, preparando da mangiare, eccetera. Ai nostri tempi, non abbiamo veramente bisogno di queste cose, ma una gestione intelligente dei vari servizi che fa la casa, dal riscaldamento al consumo di energia elettrica, quello si. E’ una cosa che ci può consentire di risparmiare energia, cosa veramente cruciale di questi tempi.

Seguendo questo ordine di idee, ho pensato in questi giorni di sostituire il mio vecchio cronotermostato meccanico (simile a quello nell’illustrazione) con qualcosa di più moderno, elettronico, con l’idea che potesse migliorare la gestione del riscaldamento di casa. Sulla base di alcuni consigli e alcune ricerche su internet, mi sono procurato un arnese che passava per essere “stato dell’arte” e me lo sono portato a casa.

Ahimé, dopo un esame approfondito dell’oggetto, ne sono profondamente deluso. Se questa è la domotica, non solo siamo ancora ben lontani dalla casa dei “pronipoti” ma direi che il vecchio termostato meccanico è, sotto certi aspetti migliore. Ora vi spiego in breve perché.

Prima di tutto, il manuale di istruzioni del nuovo aggeggio comincia con la frase “questo termostato è stato studiato con l’idea di rendere estremamente facile e intuitiva la programmazione”. Bene, credo che lo sappiate anche voi che quando cominciano così vuol dire che siete nei guai. In effetti, la programmazione del coso si rivela orribilmente farraginosa e complessa. Per molte operazioni, devi premere bottoni minuscoli con sequenze totalmente arbitrarie. Poi ti appaiono schermate del tutto incomprensibili, tipo oggetti strani che dovresti interpretare come “lucchetto aperto” ma che sembrano piuttosto l’immagine della piramide di Cheope disegnata da un bambino di cinque anni. Questi qui, se fabbricassero computers sarebbero andati in fallimento per colpa della concorrenza del pallottoliere.

Poi, una volta capito bene o male come maneggiare il coso – con gli adeguati accidenti – ti accorgi subito di un problema di fondo: l’elettronica è completamente stupida. Ovvero, l’arnese arriva senza un minimo di programma di corredo; non so, qualcosa tipo “profilo risparmio” oppure “profilo comfort” (e, magari “profilo serra tropicale”). Pensateci un attimo: il vostro computer portatile ha dei profili standard per la gestione del risparmio energetico. Li potete modificare se volete, ma ci sono. Qui, il termostato arriva settato per una temperatura di 20 gradi fissa, tutti i giorni e a tutte le ore. Modificarlo in modo intelligente richiede una quantità non trascurabile di lavoro.

Un dettaglio carino è che, dopo che hai lavorato per fare tutti i settaggi, è garantito che al momento che ti finiscono le pile, il coso si resetta automaticamente sul valore standard – ovvero sul nulla. E ti prendono anche in giro nel manuale: dicono, “quando volete sostituire le pile, avete un minuto prima di cancellare la memoria”. Grazie al piffero. E’ ovvio che le pile le cambiò quando sono finite. Ma quando mi accorgo che sono finite, non è certo un minuto prima che finiscano! Gli è venuto in mente di metterci un’allerta di batterie in via di esaurimento? Ma scherziamo…..? Su questo, il termostato meccanico la vince alla grande, nel senso che non perde la programmazione se finiscono le pile.

Ci sono altri dettagli altrettanto “carini” ma ve li risparmio. Più che altro, quello che ti fa rabbia è proprio la logica dell’aggeggio. Elettronico quanto vuoi, ma ti devi mettere a programmarlo stando in piedi, premendo su tastini piccolissimi e leggendo le istruzioni scritte in caratteri piccolissimi su un foglio grande come un lenzuolo dove ci sono scritte in otto lingue differenti. Ma questi dove hanno preso lezioni di ergonomia? Da quelli che gestivano la prigione di Abu Ghirab?

Insomma, direi che sulla domotica del riscaldamento domestico, ci dobbiamo ancora lavorare sopra parecchio. Mi potrei provare a pensare come dovrebbe essere un regolatore di temperatura domestica veramente funzionale. Dovrebbe essere semplicissimo: un’unità di misura della temperatura che sta sul muro e che contiene solo una termocoppia, uno straccio di microprocessore, uno switch on-off, e un trasmettitore bluetooth. Poi, separata, c’è l’unità di controllo che ti puoi programmare in santa pace seduto sul divano – con dei tasti larghi a misura di dita,  un display decente e una programmazione comprensibile. Meglio ancora, ti ci connetti con il tuo laptop, sempre via bluetooth, e te lo programmi come vuoi.

Un arnese del genere potrebbe avere più di un’unità di misura e consentire una gestione veramente intelligente del riscaldamento di casa e farti risparmiare non poco. Costerebbe troppo? Non direi, perché le macchine fotografiche o i telefonini hanno il bluetooth e tante cose in più. Eppure, un telefonino o una macchina fotografica di “base” costa meno della metà di quanto ho pagato il termostato.

E, in effetti, dopo averci pensato ho trovato che termostati del genere esistono veramente, o così sembra. Per esempio, trovate qualcosa del genere a questo link. Ma esistono solo in America, apparentemente. Forse c’è qualcosa di simile che si può comprare in Italia, ma per il momento non sono riuscito a trovarlo.

Se  con la domotica ancora non ci siamo proprio (perlomeno in Italia), credo che sia più che altro un fattore culturale. Uno ci tiene che la macchina fotografica o il telefonino funzionino bene. Ma il termostato? Se uno si può permettere di pagare il riscaldamento, lo tiene alto e poi magari apre anche le finestre quando gli fa troppo caldo. Se uno non se lo può permettere, allora lo tiene basso e si mette i calzini di lana. Ma di domotica, nessuno sa nulla. Speriamo di migliorare nel futuro perché certe cose non ce le possiamo più permettere.

14 comments ↓

#1 John Galanti on 01.28.11 at 18:41

Grazie per tutte queste indicazioni, che nel settore del design industriale apparterrebbero alla fase di analisi diretta dell’oggetto e dell’inventario dei difetti, alla luce di specifiche esigenze ergonomiche, logiche e percettive da parte dell’utente. Peccato che nel corso di Disegno Industriale dell’Ateneo in cui ho fatto il docente queste cose non si insegnano (il design è solo “forma” vi si sente ripetere ormai da anni sempre più spesso).
Tuttavia gli stessi rilievi potrebbero essere fatti per molti altri oggetti, dai telefoni fissi programmabili, ai cellulari, ai forni a microonde, ai televisori, ecc. Esiste uno standard di programmazione universale user-friendly per ogni tipo di congegno, ma molte aziende, oltre a non servirsi di designer preparati, lo ignorano e se ne inventano un’altro con regole casuali, pensando di risparmiare sui costi di progettazione.
Ci sarebbe tanto spazio per i giovani designer, se fossero ben preparati e se le aziende comprendessero che sono una risorsa, non un costo superfluo. Ma anche questa carta sembra che in Italia non la si voglia giocare…

#2 Paolo Marani on 01.28.11 at 19:30

Qualsiasi dispositivo elettronico automatico non può per definizione essere più intelligente di chi lo ha progettato o programmato….

Io ne ho preso uno della Honeywell Bull, dal costo esorbitante di 160euro (centralina inclusa), però ha dei notevoli vantaggi.

In primis, non devi per forza appiccicarlo al muro ma lo puoi portare cone te nella camera che vuoi, così la sua termocoppia regola quella.

Poi, al contrario del tuo, mantiene la programmazione su flash, così se si scarica non va a ramengo.

Qualche utile funzioncina, tipo impostare i giorni in cui sei in vacanza, oppure i giorni in cui sei a casa ammalato, completano il quadro.

Per il resto, programmazione settimanale con 6 punti di controllo giornalieri (un po pochini secondo me), e indicazione abbastanza chiara della temperatura attuale e quella che vorrebbe raggiungere.

Ognimodo, io che sono ingegnere riesco a usarlo (e ottengo dei buoni risparmi in bolletta), ma lasciato a chiunque viene visto come un UFO, con i suoi temibili pulsantini con simboli arcani. Quindi come interfaccia ancora non ci siamo.

Fortunatamente, ci si può mettere un coperchietto che li nasconde tutti, e lascia solo “alza-abbassa” temperatura e “accenditi perchè te lo dico io adesso”, che sono le uniche cose che un comune cittadino può arrivare a capire.

#3 Paolo Marani on 01.28.11 at 19:44

Ovviamente intendevo Honeywell e non “honeywell bull” che è una vecchia azienda di informatica.

Le versioni nuove dei loro termoregolatori wireless hanno un display molto più grande… ma sono incasinati molto di più. Sembra un GPS di un caccia F15!

http://customer.honeywell.com/techlit/pdf/PackedLit/69-2093EFS.pdf

http://yourhome.honeywell.com/home/Products/Thermostats/5-1-1-Day-Programmable/Wireless+FocusPRO.htm

#4 Giuliano Lepri on 01.29.11 at 02:17

Pietro, come ti capisco: spesso anche il solo tentar di decifrare le istruzioni scritte con i piedi di qualche elettrodomestico d’oggigiorno può essere così frustrante!
Ma leggendo questo post, oggi per la prima volta, mi sento terribilmente avanti!

Il cronotermostato elettronico che ho io, comprato circa ormai 18 anni fa a circa 180.000 lire, funziona benissimo, non ha mai fatto cilecca e non presenta neanche uno dei difetti che tu elenchi.

E’ italiano (thermoprogram digital della BTP SpA – http://www.bpt.it/it/ ), con istruzioni chiare e solo in italiano, probabilmente ora sostituito da altro modello più recente.

Ha programmazione settimanale, suddivisione sulle 24 ore, 5 livelli di temperature impostabili, programma standard modificabile in memoria, commutazione automatico/manuale ed estate/inverno: per il cambio delle batterie, ogni anno o 2 se alcaline, ti avvisa 2 mesi prima…

Pensandoci, mi rendo conto di essere stato fortunato per la scelta e per il fatto che ha funzionato finora come un orologio svizzero e, per come lo uso io, si è forse ripagato del proprio costo per ogni anno di servizio reso.

Un saluto,
Giuliano Lepri

#5 Gianni Comoretto on 01.29.11 at 10:38

Innanzitutto mi sembra di capire che non si tratta di domotica, ma di un cronotermostato “avanzato” (si fa per dire).

Esistono cose simili che funzionano bene, e ancora non sono domotica. Un sistema domotico va pensato in modo da gestire un po’ tutta la casa, e costa alcune migliaia di euro (al solito sky is the limit), chiaramente un overkill rispetto alla sola necessità di climatizzare la casa. Oppure puoi metterti a pensare tu un sistema “intelligente”, magari partendo da qualcosa di esistente, e poi vendi il brevetto.

A casa mia ho una caldaia Riello (niente di stratosferico, un prodotto dignitoso ma nulla di più) con il suo cronotermostato. Non perde la programmazione se va via la corrente (è alimentato dalla connessione con la caldaia, che fa anche da bus dati bidirezionale), ha una porta USB, che forse in futuro abiliteranno in modo da poterlo programmare da PC (per ora è non usata), ha un sensore di temperatura interno (che puoi mettere separato dal cronotermostato) e uno esterno, con un programma base in cui imposti la classe di isolamento della casa e ti modula la caldaia in funzione di quanto fa freddo fuori (il manuale ti mette una tabellina di casi tipici con cui orientarti se non sei esperto), il manuale è fatto bene anche se devi comunque pigiare un’infinità di tasti in sequenze poco intuitive. Insomma, si può fare, qualcuno lo fa, si può fare meglio, anche senza tirare in ballo la domotica.

Comunque ho girato la domanda a mio fratello, che di professione si occupa di domotica. Ti giro la sua risposta.

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E’ come se uno con una 126 volesse avere andare più veloce mettendo le ruote più grandi. Mi dispiace per chi glielo ha fatto credere ma le cose non vanno così. E anche se l’elettronica ha un costo più accessibile, i costi di ingegnerizzazione sono altra cosa.

In tutto questo c’è una buona notizia: se lui ha idee migliori può riempire un vuoto ed il mercato lo premierà! 😉

Il tuo amico ha bisogno forse di un cronotermostato radio e lo ha cercato col termine sbagliato. Ce ne sono della Vimar di relativamente economici. Non capisco il senso di collegarlo al pc, nemmeno quello di aspettarsi un funzionamento migliore dei termosifoni se il cronotermostato fosse elettronico anzichè elettromeccanico.

Domotico dovrebbe dire integrato con gli altri impianti tecnici della casa. Finchè ci si limita al cronotermostato non mi pare si migliori di
molto lo stato dell’arte rispetto a prima.
In ultimo il protocollo X10 citato nel link del prodotto americano è letteramente un chiavica: lentissimo e basico nella comunicazione, solitamente monodirezionale, assolutamente instabile nella continuità di servizio. Buono nel caso in cui le onde convogliate siano il solo modo di risolvere problemi di cablaggio.

La soluzione:
1. Niente domotica
Usare il cronotermostato tradizionale o radio non domotico reperibile in qualsiasi negozio di materiale elettrico (bpt o vimar le marche che consiglio)

2. Soluzione domotica
Ma solo nel caso si voglia rivoluzionare il controllo di TUTTI gli impianti tecnici della casa. In questo caso la soluzione va affrontata ripensando i cablaggi della casa evitando possibilmente le comunicazioni radio (inaffidabili rispetto alla vita utile attesa degli impianti ed alla criticità di una eventuale perdita del controllo). In questa ipotesi termostati, rele’, interfacce utente,
gateway sono periferiche di campo configurabili con la versatilità cercata anche da pc. Soluzioni buone sono ad esempio bpt mitho + (basica), domomaster
(piuttosto completa), vantage controls (hight end).
Ma spendi qualche migliaio di euro in più rispetto ad un impianto normale.

#6 Fabrizio on 01.30.11 at 21:08

Sono d’accordo con Gianni Comoretto. In Spagna da anni c’è una legge che obbliga a costruire nuovi immobili preparando le infrastrutture necessarie all’installazione di sistemi domotici. D’altra parte è anche vero che anche gli spagnoli hanno iniziato con i “gadget” domotici come i sensori di movimento; diffusissimi per l’illuminazione delle scale condominiali, ovviamente per ogni singolo piano.
Comunque solo per far capire la complessità dell’argomento, esistono almeno 3 importanti protocolli per la gestione di reti domotiche (anche attraverso il web): KNX (standard UE), X10 (standard USA) e ZigBee (wireless) ed un po’ come parlare del protocollo TCP/IP per internet o dell’UMTS per la rete cellulare anche se sono tutti protocolli che possono comunicare fra loro.

#7 Arturo Tauro on 01.30.11 at 22:39

Perchè volersi complicare la vita con un oggetto importante ma non fondamentale? Mi trovo d’accordo con Gianni Comoretto. Se l’obbiettivo è quello – condiviso – di risparmiare, allora è importante gestire la temperatura di mandata del riscaldamento in base alla temperatura esterna dell’aria: per questo basta una semplice sonda temperatura collegata alla caldaia. Una caldaia a condensazione aumenta il rendimento al diminuire della temperatura di mandata. Quanto al cronotermostato ne serve uno a semplice a programmazione settimanale, alimentato dalla caldaia stessa, come quella di Gianni. Poi ritengo conveniente installare delle semplici valvole termostatiche sui radiatori in modo da non fare troppo aumentare la temperature nella stanze dove il riscaldamento può essere eccessivo per errori nell’impianto o apporti di elettrodomestici o cucine. Troppa elettronica aumenta il rischio di guasti e poi, chi lo ripara?
Nonostante tutta l’elettronica moderna, io spengo manualmente il riscaldamento la notte e quando esco la mattina e riaccendo quando rientro. Così vado semplicemente a “ON-OFF”

#8 Defcon1970 on 02.01.11 at 11:41

La domotica c’è eccome e bussa alla porta con veemenza!

Ci si può riferire ai professionisti – che poi evidentemente e più che lecitamente si fanno pagare per i loro servizi di ingegnerizzazione e per la vendita di prodotti protetti da brevetti – oppure ci si può riferire al mondo dei software Open Source pensati per piattaforme IT general pourpose con un po’ di elettronica aggiuntiva da pochi Euro per la gestione di sensori e attuatori.
Fatevi un giro su sourceforge.net e scegliete quello su cui costruire la soluzione domotica che avete in mente ma, attenzione: voglia di “sporcarsi le mani” e studi/conoscenze di ingegneria e un po’ di informatica sono consigliati. Bisogna anche avere una soluzione domotica in mente…

Nota a margine:
Abbiamo letto che il Prof. Ugo Bardi “scopre” a anni di distanza i vantaggi delle ibride parallele e ora leggiamo che si fa fregare da una brochure di un prodotto qualunque. La Debora Billi invece compra un rustico con 1 metro di pietre per pareti e pretende di scaldarlo in 2 ore dopo un’intera stagione di fermo degli impianti termici. Pietro Cambi invece si intorta nel valutare l’impatto climalterante dell’allevamento intensivo e estensivo degli animali. Tutti parlano, a modo loro, di energia e di sostenibilità. Ma che cavolo di Blog leggo?

#9 cav on 02.01.11 at 14:29

@Defcon1970
Talvolta persone intelligenti sconfinano e si mettono a parlare di argomenti che non conoscono bene…

#10 Defcon1970 on 02.01.11 at 20:10

@cav
Vero, succede a tutti, ma non tutti lo scrivono in un blog.
Vero se non fosse che su Effetto Cassandra Bardi non avesse appena finito di spiegarci sul fatto che “il messaggio e il messaggero sono strettamente correlati”.

Ad esempio, potrebbe impiegare il tempo che non spende nel postare di questi argomenti per preoccuparsi se uno dei suoi allievi abbia o meno capito il contenuto dell’ultima lezione di Chimica. A giudicare dalla qualità di quanto esce dalle nostre Università ce ne sarebbe un gran bisogno.

#11 Pippo on 02.02.11 at 10:08

Inserisco qui anche se non c’entra nulla con questo post ma di sicuro interessa questo blog.

Articolo di ieri su LA STAMPA a proposito del KITEGEN.
Però mi sembra sia un progetto parallelo a quello che state portando avanti voi o ho capito male?
http://bit.ly/ibcUvo

#12 Karagounis78 on 02.05.11 at 17:25

Ugo ha fatto alcuni errori:
1° errore – affidarsi solo a internet per la scelta dell’aggeggio. Se i commenti letti erano di soli ingegneri o supersmanettoni è comprensibile l’errore.
2° errore – pretendere che l’aggeggio faccia ciò che tu hai in mente. Non importa se non è user friendly come altri o se cancella la memoria. L’ingegnere che l’ha fatto aveva in testa quello e tocca a noi adeguarci. Se non vogliamo farlo cerchiamo un prodotto che ci rispecchi maggiormente.
3° errore – avere le idee confuse sulla domotica. Non basta termostato elettronico a farla, come non basta una centralina a rendere un’auto un sistema meccatronico. E’ la retroazione il segreto! La domotica o è fatta su tutto l’impianto di casa oppure non serve a una beneamata cippa. Infatti come hai giustamente sottolineato, Ugo, pr controllare la semplice temperatura basta il vecchio termostato meccanico di 20 anni fa.

#13 Gianni Comoretto on 02.11.11 at 10:29

Ugo è una persona che sperimenta, e sa tornare indietro quando si accorge di aver sbagliato. Un suo post riguarda proprio i suoi esperimenti falliti (“Al momento mi sembrava una buona idea”). Questo è il primo punto che chiunque dovrebbe tener presente.

Poi si mette in discussione, qui lo ha fatto e il risultato è che alla fine della discussione ci sono idee abbastanza chiare, direi, su quali errori siano stati fatti e alcune possibili soluzioni alternative. Sono sicuro che Ugo vedrà di provarne alcune, conoscendolo. Magari altre le provo io. Così si va avanti.

Forse si poteva fare questa discussione PRIMA. Certo. Ma meglio tardi che mai.

#14 Occhio al business della domotica! on 02.11.11 at 20:59

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