Andiamoci piano con il nucleare

Di Ugo Bardi

dal sito QualEnergia, un appello del Kyoto Club che mi sembra condivisibile. Non demonizziamo inutilmente il nucleare, ma evitiamo di usare tutte le nostre risorse per il nucleare, a scapito delle rinnovabili

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Invece del nucleare

Appello del Kyoto Club al Governo

Affinché riveda la scelta di un ritorno al nucleare per il nostro paese, anche alla luce dell’attuale crisi, e si impegni invece nel disegnare un nuovo quadro normativo che sostenga adeguatamente la green economy e le produzioni sostenibili che sono quelle che possono farci meglio competere nel mondo dell’economia globalizzata. Imprenditori, manager, professionisti hanno già firmato l’appello.

FIRMA L’APPELLO

New Nuclear: why the economics says no! Non è un manifesto ambientalista, ma il titolo dell’ultimo report pubblicato da Citigroup sui rischi connessi alla cosiddetta rinascita nucleare.

Noi sottoscritti, imprenditori, manager e professionisti crediamo che anche per l’Italia questa scelta sia errata.
Il nostro Paese ha la possibilità di giocare da protagonista di fronte ai cambiamenti epocali in atto nel mondo, dall’efficienza energetica alle energie rinnovabili e alle sfide per prodotti sostenibili in termini di qualità ambientale, sociale e di rispetto delle regole: dobbiamo promuovere un’economia a basso impatto e di qualità, per rafforzare le imprese esistenti e crearne di nuove sul territorio, rispondendo alla necessità di creare nuovi posti di lavoro, nuova energia imprenditoriale e una qualità della vita che da sempre è un marchio italiano.
Un’economia che ha bisogno di rilanciare tutta la propria creatività facendo della spinta delle imprese italiane all’uso efficiente delle risorse la forza del proprio sviluppo.

In Italia è già in atto uno sforzo di rivitalizzazione e rinnovamento delle manifatture in questa chiave: occorrerebbe un incoraggiamento deciso e urgente da parte del Governo e una sapiente regia da parte delle istituzioni. Il rafforzamento delle reti elettriche, l’incentivazione dei sistemi di stoccaggio dell’energia, l’efficiente uso delle energie rinnovabili, la minimizzazione, sempre e comunque, dell’uso energetico che tenga anche conto del patrimonio paesaggistico e culturale del nostro Paese, sono aspetti che riguardano una innovazione che sta già impetuosamente sviluppandosi sul territorio e che va aiutata e sostenuta.

Lo scenario prospettato dal Governo, 25% di elettricità atomica e 25% di rinnovabili al 2030, comporterebbe una enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie (efficienza energetica e rinnovabili).

La costruzione delle centrali interesserebbe, peraltro, una piccola minoranza di società italiane, mentre larga parte degli investimenti finirebbe all’estero. Nella migliore delle ipotesi, quando fra 10-12 anni si iniziasse a generare elettricità nucleare, se ne avvantaggerebbero pochi comparti industriali energivori e sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti attraverso l’aumento delle bollette, a cofinanziare il nucleare.
Questo perché il costo delle nuove centrali è estremamente oneroso: oltre 5 miliardi di € per una centrale, più di 40 miliardi per l’intero programma voluto dal Governo. Ma queste stime raddoppiano, e anche più, se si considerano i costi del futuro decommissioning, che qualcuno dovrà pur pagare, e della gestione delle scorie: un Rapporto del 2009 del MIT, Massachusetts Institute of Technology, ha valutato il costo dell’elettricità da nucleare in 8,4 c$/kWh, più del gas e del carbone.

Ci sono poi i problemi di sicurezza, come ricorda una recente nota delle Agenzie per la sicurezza di Francia, Gran Bretagna e Finlandia, e di smaltimento definitivo delle scorie, lungamente ed altamente radioattive: non c’é, infatti, un solo sito sicuro e funzionante in tutto il mondo e gli USA hanno abbandonato, dopo anni di inutili esperimenti, costati oltre 8 miliardi di dollari, il deposito di Yucca Mountain in Nevada.

Mentre la rinascita del nucleare incontra non poche difficoltà, tutti gli indicatori testimoniano che è partita la corsa delle rinnovabili e dell’efficienza energetica in Europa, negli USA, in Cina. Nel modello Germania, nel critico 2009, il numero di addetti alle energie verdi è aumentato di 20.500 unità raggiungendo quota 300.500 di personale diretto ed oltre 1 milione nell’indotto.

Lo scorso anno il 61% e il 43% della nuova potenza elettrica installata, rispettivamente in Europa e negli USA, era rappresentata da impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Si tratta di comparti nei quali la piccola e media industria italiana potrà giocare, insieme alla grande impresa, un ruolo importante, se si attiverà, come è successo in altri paesi, un gioco di squadra tra istituzioni e imprese.
La scelta nucleare, al contrario, determinerà, necessariamente, una sottrazione di intelligenze, di risorse economiche, per giunta durante la peggiore crisi degli ultimi due secoli, rispetto ai più promettenti settori dell’efficienza e delle rinnovabili che saprebbero attivare, come in parte stanno già facendo, ricadute economiche e occupazionali immediate. Considerato poi il limitato consenso nel Paese, pensiamo che il progetto nucleare si arenerà, ma avrà fatto perdere all’Italia tempo e ricchezze.

Per questo chiediamo che il Governo riveda, anche alla luce dell’attuale crisi, la sua scelta e si impegni nel disegnare un nuovo quadro normativo che sostenga adeguatamente la green economy e le produzioni sostenibili che sono quelle che meglio possono farci competere nel mondo dell’economia globalizzata.

La sfida energetica è una sfida industriale che richiede scelte strategiche intelligenti, coraggiose e mirate che sappiano creare ed attivare filiere industriali, in sinergia con i centri di ricerca, capaci di far crescere le piccole e medie imprese italiane, insieme ai grandi gruppi nazionali, per garantire occupazione, competitività e sviluppo.

Pasquale Pistorio
Presidente onorario Kyoto Club

Catia Bastioli
CEO – Novamont S.p.A. – Presidente Kyoto Club

Gianluigi Angelantoni
Amministratore delegato – Angelantoni Industrie S.p.A. e Archimede Solar Energy – Vice-Presidente Kyoto Club

10 comments ↓

#1 Giovanni Maria Boffi on 12.07.10 at 00:48

Condivido il punto di vista del Kyoto Club e ne ho firmato l’appello.
Tuttavia, non posso dimenticare che in Italia, oggi, il partito del nucleare ha tra le sue file entita’

economiche piu ricche, ramificate ed influenti di quelle che appogiano il Kyoto club.
In un mondo perfetto questa disparita di forze conterebbe poco; basterebbero due conti sul retro di

una busta per chiarire quanto poco saggio sia puntare sul nucleare.
Ma noi non viviamo in un mondo perfetto.
Nel nostro mondo, se vogliamo concludere qualcosa, e’ preferibile che i grandi dell’industria

elettrica e della meccanica pesante remino con noi e non contro di noi.
Perche questo sia possibile, se canceliamo il ricorso al nucleare, dobbiamo offrire a quelli che oggi

lo spingono, qualcosa che, per loro, sia altrettanto appetitoso.

Esistono soltanto due settori manifatturieri ( entrambe protetti dallo stato) che offrono

all’appaltatore lo stesso tasso di profitto della meccanica pesante applicata al nucleare.
Questi due settori sono quello bellico e quello aerospaziale.

Il settore Aerospaziale ha affrontato i problemi posti dai limiti dello sviluppo, dall’esaurimento delle

risorse minerali e dal cambiamento climatico fin dal tempo del Club di Roma, e per questi problemi

a proposto fin dal 1977 soluzioni a tuttoggi percorribili.

Offriamo al partito nucleare un giocattolo diverso; missili prodotti in serie e a basso costo.
grandi centrali elettriche su satellite.
Se presenteremo un offerta credibile come minimo spezzeremo il fronte filo nucleare.
Al di la di questo minimo, potremmo ottenere qualcosa di concreto; la corsa alle risorse del Sistema

Solare, all’energia che fluisce sicura ed abbondante, 300 chilometri sopra le nostre teste, puo

durare molto piu a lungo dei pochi anni necessari poche sparute centrali puo durare a lungo e dare

frutti abbondanti, a quelli del partito nucleare, e a tutti noi.

#2 Luca Folini on 12.07.10 at 10:43

Avanti con le energie rinnovabili sia sul fronte della produzione di elettricità che di calore, però dovrebbero essere studiati meccanismi di incentivazione per promuovere la cogenerazione (calore+elettricità) sia su piccola che su larga scala. Pensiamo al consumo di carburante di un ospedale per il riscaldamento: e se mentre produciamo calore producessimo anche dell’energia elettrica?

#3 Antonio on 12.07.10 at 11:01

Temo che non ci sia nessun interesse aziendale dell’Enel ad impegnarsi nel programma nucleare, ma solo un danno probabile immediato a fronte di un vantaggio futuro altamente improbabile.

L’azienda è condotta da più di 10 anni con criteri strategici chiaramente autodistruttivi (vedi operazione Wind ed Endesa) ed il nucleare potrebbe essere la “macina appesa al collo” che la affonda per sempre facendo esplodere il debito già accumulato ad un livello insostenibile.

I molti che sono stati danneggiati da queste azioni sono i cittadini italiani che pagano, in bollette sempre piu’ care, questi sprechi di risorse preziose.

I pochissimi che raccolgono qualche beneficio personale sono gli amministratori (nominati dalla presidenza del consiglio) che si sono succeduti in questi 10 anni e le aziende che gli hanno “tenuto il sacco” a cominciare dalle banche ….fino agli appaltatori amici, ma si è arrivati anche a favorire le aziende concorrenti!

#4 Pippolillo on 12.08.10 at 10:06

Di azioni autodistruttive gli italiani sono specialisti.
Ricordate l’Olivetti? Ha insegnato al mondo a fare i computer ed aveva una struttura sociale dentro l’azienda invidiabile.
Ricordate la SIP poi divenuta disgraziatamente Telecom?
Per venire ai giorni nostri passa ancora che il miglior modo per risolvere il problema dei rifiuti sia… bruciarli.
Con politici finanziati da imprenditori che non hanno alcuna visione sul lungo-medio periodo che cosa vi aspettate?
Tutto, subito, adesso. Questo sarà il mio slogan alle prossime elezioni, scommettete che verrò eletto?

#5 Alessandro De Maida on 12.08.10 at 22:33

Salve dott. Bardi,
riguardo al dibattito sul nucleare, pur non essendo un antinuclearista fanatico, sarei molto interessato a conoscere la sua opinione su una filiera di reattori (basata sul torio e la tecnologia a combustibile liquido, anzicchè solido come oggi avviene) sviluppata in passato in Usa ma poi scartata più per motivi politici/militari che tecnici, ed oggi fortemente sostenuta da diversi gruppi sul web, compreso l’ ex direttore inglese di greenpeace Stephan Tindale e
chiamate in inglese molten salt reactors (o MSR)
http://en.wikipedia.org/wiki/Molten_salt_reactor
http://climateanswers.info/2010/05/question-what-do-you-think-about-alternative-nuclear-technologies/

I vantaggi secondo i suoi fautori sarebbero enormi, per es.:
– sicurezza passiva ed intrinseca, nessun possibilità di incidente come Chernobyl e Three mile islands, indipendentemente dall’ intervento umano
– non si producono praticamente scorie radioattive a lunga vita, che anzi vengono riciclate e bruciate all’ interno del reattore
– ridottissimi se non nulle implicazioni di proliferazione atomica, come sostiene Tindale,
http://climateanswers.info/2010/10/19-october-2010-promoting-nuclear-without-increasing-weapons-proliferation/
a differenza del nucleare “all’ uranio”
– nella versione autofertilizzante, cioè che produce più combustibile di quello che consuma, un GWe di tale reattore necessita di appena una tonn di torio all’ anno, il che farebbe del nucleare (se basato solo su questa tecnologia) una fonte praticamente infinita, e nella versione più semplice “denaturata” che usa cmq un mix di torio ed uranio ordinario necessita cmq di meno di un quinto dell’ U che un reattore ordinario (anche qui tale da rendere le attuali riserve di uranio a costi ragionevoli praticamente illimitate su scala umana)
– il reattore è praticamente a pressione atmosferica e quindi non richiede nemmeno di un contenitore in pressione ed è facilmente scalabile anche a potenze ridotte, per es. poche centinaia di MW elettr
– a differenza dei reattori ordinari ad acqua, alte temperature (~ 700 °) ed elevate efficienze termiche anche dell’ ordine del 45-50% sono fisicamente possibili anche con la tecnologia attuale, e anche per applicazioni diverse dalla produzione di elettricità (dissalazione dell’ acqua di mare, cogenerazione con teleriscaldamento, ecc…)
– per ultimo, la tecnologia sopratutto nella versione “denatuata” è secondo il fisico canadese D. Leblanc praticamente disponibile già oggi,
http://www.energyfromthorium.com/TEAC1/02_LeBlanc_LFRchoices.pdf
slide 23 “simplified liquid fluoride converter reactors…Almost no R&D to build now”.
visto che è diretta applicazione del lavoro di R&S operato in Usa in passato nei laboratori di Oak Ridge con la costruzione di due prototipi (si dice…) di gran successo, l’ Are e il MSRE da quasi 10 MW termici (si veda pagina di wikipedia)

Gradirei sapere se conosceva già questa secondo me cmq interessante tecnologia e cosa ne pensa al riguardo, a me sembrerebbe almeno in prospettiva una tecnologia perfetta per un Paese come l’ Italia che è uscito completamente dal “vecchio” nucleare ma potrebbe rientrarci con un “nuovo” nucleare con tutti i vantaggi potenziali di sicurezza energetica, sicurezza di impianto, riduzione delle emissioni ed innovazione tecnolgica

#6 Ugo Bardi on 12.09.10 at 11:40

Caro Alessandro, per quanto mi riguarda non mi azzardo a lanciare giudizi su cose che conosco poco. Sul torio, posso solo dire che se ne parla da tanto tempo ma che ancora non c’è nulla di concreto.

Il grosso problema che abbiamo è che i tempi stringono; c’è un’urgenza spaventosa di ridurre i consumi di combustibili fossili – soprattutto di carbone. Se qualcuno viene fuori con un sistema che funziona, che è efficiente, e che è ragionevolmente sicuro; per carità, mettiamogli il tappeto rosso davanti e inchiniamoci di fronte a lui – salvatore del pianeta.

Però; bisogna che ci sia veramente. Chi si occupa di tecnologia sa quanto tempo ci passa da una presentazione in power point e un macchinario che si vende sul mercato. E quante volte la presentazione in power point non genera altro che ulteriori presentazioni in power point…..

E’ proprio questo il punto dell’appello del Kyoto club, che io credo sia condivisibile. Non mettiamo tutte le nostre risorse su tecnologie incerte. Poi, tutto cambia con estrema rapidità e cambieranno anche le opzioni energetiche. Ma la cosa certa è che chi si ferma a aspettare è perduto.

#7 Alessandro De Maida on 12.09.10 at 14:00

Grazie della veloce risposta dott. Bardi.

Sì, sono perfettamente d’ accordo con lei, nemmeno io mi arrischierei (pur non essendo un antinuclearista particolarmente fanatico) a puntare in Italia su un nuovo programma nucleare basato sulle tecnolgie nucleari oggi usate/sviluppate

Tuttavia in questo caso c’è credo l’ enorme differenza che al contrario di altre “strategie” piuttosto improbaili – come la fusione nucleare, l’ idrogeno (!) o il carbone pulito (!!) – ben due seppur piccoli prototipi (si dice di gran successo) sono stati già effettivamente costruiti ed operati in passato, le basi della tecnologia sono già ben note e più di un miliardo equivalenti di $ in ricerca e sviluppo furono a suo tempo investiti, per cui non si partirebbe affatto da zero o dal semplice stato di “paper technology”

Inoltre la tecnologia risolverebbe quasi tutti (non tutti, ovviamente, per es. proliferazione ?) i problemi in termini di sicurezza, produzione di scorie, sostenibilità ecologica/energetica tipiche del nucleare tradizionale ed essendo una tecnologia che produce calore ad alta temperatura (700 °C contro i 300-350 °C dei reattori ad acqua) sarebbe utile non solo per la mera produzione di elettricità con elevati rendimenti (~ 50%), seppur importante anche per elettrificare il trasporto privato e collettivo e il riscaldamento/condizionamento urbano attraverso efficienti pompe di calore elettriche, ma anche per applicazioni termiche a bassa temperatura senza rilevanti perdite di efficienza elettrica come la dissalazione dell’ acqua per es. in siti costieri e il teleriscaldamento urbano (cogenerazione di calore + elettricità)

Per ultimo, è interessante notare che lo stesso inventore dei reattori ad acqua (Alvin Weinberg) pur essendo a suo tempo molto scettico sullo sviluppo futuro del nucleare con quella tecnologia fu sempre invece un grosso sostenitore dei reattori MSR a combustibile liquido al torio sopratutto nella versione autofertilizzante (cioè che produce più combustibile di quello che consuma)

p.s.: ero anche interessato al post sui piani cottura ad induzione magnetica, purtroppo se non sbaglio adesso non si possono più aggiungere ulteriori commenti (ad ogni modo, ho fatto di recente una prova e avevo calcolato che l’ efficienza di un forno a gas è attorno al 40-45%)

#8 Raimondo on 12.10.10 at 09:30

Caro Prof Bardi
Tra in India hanno già un sito nucleare sperimentale che utilizza la tecnologia al torio.
Tra 5 anni dovreddero essere in grado di inizare la fase industriale.

Perchè non proporre un accordo India-Europa per raggiungere insieme il traguardo?

India’s experimental Thorium Fuel Cycle Nuclear Reactor [NDTV Report]
http://www.youtube.com/watch?v=Nl5DiTPw3dk

#9 Ugo Bardi on 12.10.10 at 11:00

Eh…. io ci andrei piano con l’entusiasmarsi per i filmati su youtube.

Da quello che trovo sul sito di world-nuclear, si trova che al momento siamo lontanissimi da una fase industriale. Si parla di un reattore misto plutonio-torio. In sostanza, è un reattore convenzionale che ha intorno uno strato di torio che viene “fertilizzato” dai neutroni prodotti. Ma da notare che questo strato esterno conterrà anche uranio per ottenere plutonio. Insomma, mi sembra che l’India stia vedendo questi reattori come parte del suo programma militare

Tuttavia, è vero che il programma nucleare indiano è molto attivo e potrebbe condurre a dei reattori da esportazione, anche se non è possibile stabilire una data.

http://www.world-nuclear.org/info/inf53.html

The long-term goal of India’s nuclear program has been to develop an advanced heavy-water thorium cycle.The first stage of this employs the PHWRs fuelled by natural uranium, and light water reactors, to produce plutonium.

Stage 2 uses fast neutron reactors burning the plutonium to breed U-233 from thorium. The blanket around the core will have uranium as well as thorium, so that further plutonium (ideally high-fissile Pu) is produced as well as the U-233.

Then in stage 3, Advanced Heavy Water Reactors (AHWRs) burn the U-233 from stage 2 and this plutonium with thorium, getting about two thirds of their power from the thorium.

In 2002 the regulatory authority issued approval to start construction of a 500 MWe prototype fast breeder reactor at Kalpakkam and this is now under construction by BHAVINI. The unit is expected to be operating in 2011, fuelled with uranium-plutonium oxide (the reactor-grade Pu being from its existing PHWRs). It will have a blanket with thorium and uranium to breed fissile U-233 and plutonium respectively. This will take India’s ambitious thorium program to stage 2, and set the scene for eventual full utilisation of the country’s abundant thorium to fuel reactors. Six more such 500 MWe fast reactors have been announced for construction, four of them by 2020.

So far about one tonne of thorium oxide fuel has been irradiated experimentally in PHWR reactors and has reprocessed and some of this has been reprocessed, according to BARC. A reprocessing centre for thorium fuels is being set up at Kalpakkam.

Design is largely complete for the first 300 MWe AHWR, intended to be built in the 11th plan period to 2012, though no site has yet been announced. It will have vertical pressure tubes in which the light water coolant under high pressure will boil, circulation being by convection. A large heat sink – “Gravity-driven water pool” – with 7000 cubic metres of water is near the top of the reactor building. In April 2008 an AHWR critical facility was commissioned at BARC “to conduct a wide range of experiments, to help validate the reactor physics of the AHWR through computer codes and in generating nuclear data about materials, such as thorium-uranium 233 based fuel, which have not been extensively used in the past.” It has all the components of the AHWR’s core including fuel and moderator, and can be operated in different modes with various kinds of fuel in different configurations.

#10 Alessandro De Maida on 12.10.10 at 17:28

Raimondo,
personalmente la mia idea è che quella sarebbe una pessima idea, l’ approccio indiano al torio è sbagliato (anche se è possibile produrre energia dal torio anche in questo modo) perchè sceglie semplicemente di “convertire” la tecnologia nucleare attuale (nata e basata sull’ uranio) per sfruttare il torio

Purtroppo come spiega un articolo del wna linkato da bardi
http://www.world-nuclear.org/info/inf62.html
” Developing a thorium-based fuel cycle ” alla fine

sfruttare il torio in reattori a combustibile solido è tremendamente complesso, costoso ed inefficiente (sopratutto per la presenza dell’ uranio 232 forte emittitore gamma, che se da una parte è una barriera alla proliferazione a differenza del debolmente radioattivo plutonio, d’ altra rende enormemente costoso un riciclo del combustibile al torio)

Onestamente non concordo per nulla nemmeno con Bardi quando dice che questo programma indiano avrebbe qualcosa a che fare con usi militari – altrimenti perchè usare il torio che complica così terribilmente le cose ? – tuttavia faccio di nuovo notare che i reattori a combustibile fluido (citati anche nell’ articolo come “liquid fluoride reactors”) risolvono tutti i problemi nell’ uso efficiente del torio e del nucleare, tra cui 1) la produzione di scorie e la sostenibilità energetica sul lungo periodo, e quasi tutti i problemi del nucleare in generale, primo fra tutti 2) la sicurezza (in questo il torio, *di per sè*, non fa nemmeno eccezione, non c’è niente di magico in esso !) perchè (per quanto capisco) un incidente di larga scala come Chernobyl o Three mile islands non è fisicamente deterministicamente (e non più probabilisticamente) possibile indipendentemente dall’ intervento umano, ma anche 3) la complessità e quindi gli onerosi costi/tempi di costruzione, in parte dovuti alle grandi taglie per reattore dei reattori ad acqua (> 1000 MWe) mentre con un MSR è relativamente semplice (non necessita nemmeno di un contenitore in pressione essendo a pressione atm) costruire singoli moduli più piccoli in maniera modulare in officina e assemblati successivamene nel sito (riducendo al minimo il lavoro sul sito e quindi i tempi e i costi di costruzione)