I pannelli fotovoltaici durano una vita

di Ugo Bardi

La stazione fotovoltaica sperimentale della Casaccia, Roma, com’era nel 1983 in una foto di Domenico Coiante. Questi pannelli funzionano ancora bene dopo quasi 30 anni! Un risultato che demolisce la persistente leggenda che vuole che i pannelli si degradino rapidamente dopo l’installazione.

La tecnologia fotovoltaica si rivela sempre di più robusta, affidabile e produttiva. Le rese energetiche dei pannelli (EROEI) si rivelano sempre più interessanti in termini di energia prodotta durante la vita dell’impianto in rapporto all’energia necessaria per produrlo e manutenzionarlo.

La misura dell’EROEI, in effetti, potrebbe essere rivista verso un’ulteriore miglioramento tenendo conto della lunga durata dei pannelli. Normalmente, si calcola l’EROEI del fotovoltaico su una durata di vita di 25 anni, ma i dati presentati da Domenico Coiante in questo articolo pubblicato su ASPO-Italia indicano che è perfettamente possibile considerare durate di 30 anni e anche superiori, ovvero è perfettamente lecito calcolare un EROEI intorno a 40 e anche superiore per certe nuove tecnologie.

In effetti, i pannelli non hanno parti mobili, niente che sia soggetto a manutenzione a parte l’elettronica che – peraltro – rappresenta soltanto una piccola frazione dei costi dell’impianto. Insomma, li possiamo considerare come qualcosa di simile agli impianti idroelettrici, che durano decine e decine di anni – una vita.

Suggerisco a tutti di leggere l’articolo di Coiante che da una descrizione dettagliata e esauriente della vita dell’impianto che lui stesso aveva installato alla Casaccia a Roma, nel 1983.

15 comments ↓

#1 Luigi ruffini on 12.04.10 at 13:11

Decisamente interessante. E’ abbastanza preoccupante in quanto la quasi totalità dei moduli in commercio è assemblata con EVA, che dall’articolo risulta essere quello che crea la maggior opacizzazione dei moduli.
Consideriamo anche che il PET, che ormai costituisce la base del modulo, è quello meccanicamente più sollecitato in quanto le celle raggiungono anche i 76 gradi (almeno dalle mie parti) e la tensione meccanica per riscaldamento e raffreddamento notturno in effetti può causare più danni delle emissioni chimiche.
Non è un caso che si sia lesionato tutto il perimetro delle celle….

Per quanto concerne la durata diversi anni orsono sono “incappato” casualmente in una relazione online sui Kyocera, che da sempre produce solo policristallini, che riportava rendimenti ancora elevati ancora dopo circa 30 anni.

Credo però che i problemi vengano dalla questione commerciale: la maggior parte della aziende dà la garanzia di 25 anni sul rendimento solo AL PRIMO ACQUIRENTE. Questo problema è serio e non va sottovalutato, come del resto l’annullamento della garanzia in caso di manomissione dei connettori solari dei pannelli.
Insomma se hai un tipo 3 e lo cambi con un tipo 4 ti levano la garanzia. Non è onesto.

#2 Luigi ruffini on 12.04.10 at 13:17

Mi scuso la base dei moduli può essere anche in Tedlar, non solo PET.

#3 Simone on 12.04.10 at 15:02

Vorrei leggere l’articolo di Coiante ma il link segnalato non funziona.

#4 Paolo Marani on 12.04.10 at 15:26

Confermo che il link non funziona

#5 Ugo Bardi on 12.04.10 at 16:25

Il link dovrebbe essere a posto, ora. Scusate.

#6 Tweets that mention I pannelli fotovoltaici durano una vita — Nuove Tecnologie Energetiche -- Topsy.com on 12.05.10 at 02:37

[…] This post was mentioned on Twitter by Andrea Bernardi, MyGreenBuildings.org. MyGreenBuildings.org said: I pannelli fotovoltaici durano una vita http://ow.ly/1aiS3T […]

#7 gigieffe on 12.06.10 at 17:04

Perchè quell’inclinazione a 42°?
A differenza di un pannello termico, un pannello PV dovrebbe essere inclinato per il 21 Giugno.

Bye

Gigi

#8 Domenico on 12.06.10 at 17:44

La foto dell’impianto è del 1983, ma i moduli sono stati istallati nel 1980, ed erano tutti di fabbricazione 1978.
Pertanto il tempo di esposizione in campo al momento delle misure è di 30 anni e non di quasi 30 anni. Se poi si considera la data di fabbricazione allora gli anni diventano 32.
Nell’articolo, comunque, i dettagli temporali sono chiaramente indicati.

#9 Luigi ruffini on 12.06.10 at 18:36

@ gigieffe

In realtà l’inclinazione ottimale, come anche l’orientamento, possono variare in base alle condizioni del sito di installazione.
Mediare l’inclinazione tra l’altezza del sole nel periodo estivo e quello nel periodo invernale non sempre è conveniente, ma orientarli per il 21 giugno penalizzarebbe la produzione invernale.
In realtà la produzione invernale comunque è penalizzata dalle condizioni meteo, è c’é un’ampio confronto nel settore tra chi la pensa in un modo e chi in un altro, arrivando persino a confrontare dati che danno risultati opposti.
Nella mia zona, ad est, fino a 40° di scostamento dal sud, si ha una produzione leggermente maggiore del sud pieno. Ciò è dovuto a 2 fattori:
– minore temperatura estiva mattutina, con conseguente decadimento del rendimento (spina nel fianco del fotovoltaico)
– cumulogenesi delle ore centrali estive, che penalizza maggiormente gli impianti a Sud ed Ovest.

#10 Domenico on 12.06.10 at 20:06

L’inclinazione ottimale, cioè quella che massimizza la raccolta annuale di radiazione solare globale (diretta + diffusa) è pari al valore della latitudine del sito d’istallazione dell’impianto. Questo è un dato dimostrato dai calcoli (che purtroppo non sono affatto semplici) che si può trovare sui testi che trattano della radiazione solare al suolo. Roma si trova a circa 42 gradi di latitudine e questo è il motivo dell’inclinazione dei pannelli.

#11 gigieffe on 12.07.10 at 10:47

@ Domenico.

Non concordo affatto.
Esiste un criterio “astronomico” oggettivo, molto semplice, e valido per tutte le località del mondo. Occorre però prima avere definito con chiarezza gli obiettivi.

Per massimizzare la produzione annua (ad esempio per ricavare il massimo tornaconto dal conto energia) conviene privilegiare giugno, che è più grasso, e sacrificare dicembre, che è già di suo smilzo. Quindi pannelli perpendicolari al sole del solstizio estivo, che a Roma è 65°, perciò 25 ° sull’orizzontale.

Per minimizzare la curva di stagionalità (ad esempio per alimentare un ponte radio o una centralina meteo isolata) conviene privilegiare dicembre, che è il mese più critico, tanto l’errore di inclinazione di giugno è compensato, con gli interessi, dall’aumento di radiazione. Quindi pannelli perpendicolari al sole del solstizio invernale, che a Roma è 25°, perciò 65 ° sull’orizzontale.

Ovviamente in entrambi i casi si debbono poi considerare le condizioni locali geografiche (montagne, obreggiamenti) e microclimatiche (temperature, formazioni nuvolose ricorrenti giornaliere, andamentto delle precipitazioni, ecc) che possono consigliare deviazioni dall’ottimo astronomico. Qui siamo nel campo dell’esperienza o della statistica (che è poi esperienza formalizzata).

Quel 42° mi ha sorpreso, perchè non sembra rispondere a nessuno degli obiettivi che di solito si richiedono a un pannello PV.

Bye

Gigi

#12 gigieffe on 12.07.10 at 11:18

Detto male. Rifo.

Per minimizzzare l’ondulazione della curva di stagionalità…

#13 Luigi ruffini on 12.07.10 at 19:54

@ gigieffe

Non è proprio così. Ottimizzando l’inclinazione per Giugno non si considera il calo di produttività dovuto al caldo. Giugno non è necessariamente il più produttivo. spesso Aprile e Maggio lo superano.
La produzione giornaliera di inizio Aprile, ad esempio, è già al livello estivo. In un Aprile soleggiato un impianto facilmente produce come in Giugno, se non di più, nonostante il minor numero di ore di funzionamento. La temperatura conta molto di più di quel che si può pensare.
L’inclinazione ottimale va valutata in base alle condizioni della zona. La “media” serve solo come riferimento.

#14 pier enrico zani on 12.08.10 at 08:16

buondi’,vorrei avere la mail di domenico coiante per riprendere i contatti dopo tanto tempo,i moduli ansaldo
li avevo fatti io e mi piacerebbe discutere di durata nel tempo.quelli finiti sul k2 pare funzionino ancora (a parte le valanghe) mentre non so nulla di quelli del monte aquilone
attualmente ho ripreso a costruire moduli semicristallini
incapsulati con eva e mi ha preoccopato non poco l’ingiallimento visto nelle foto
mi piacerebbe fare analisi chimica del gel content(reticolazione) dell’eva in questione (pratica invasiva)
molti saluti
pier enrico zani

#15 Grid parity nel 2020? Magari ! | Informare per Resistere on 12.09.10 at 08:07

[…] logica e critica della tecnologia e del documento.Andatevi a vedere, già che ci siamo l’eccezionale documento che Domenico ha appena postato sul Blog Nuove tecnologie energetiche. E’, molto […]