Conto energia: Germania ancora all’avanguardia

La rivista “Photon International” del Marzo 2010 riporta un interessante iniziativa legislativa in Germania. Come sapete, la Germania è stato il paese dove il concetto di “conto energia” è stato introdotto e dove per ora ha dato i migliori risultati. La Germania è all’avanguardia nel mondo sia come installazioni sia come industria fotovoltaica con circa 8 GW installati al momento.

Ora, uno dei problemi con la rapida espansione dell’energia rinnovabile è quello di inserirlo nella rete elettrica che deve tener conto delle fluttuazioni della produzione di impianti come il fotovoltaico o l’eolico. E’ necessaria una certa “intelligenza” da parte della rete per questo scopo ma le reti attuali potrebbero essere messe in difficoltà dalle fluttuazioni di sorgenti in rapida crescita. Una soluzione potrebbe essere quella di accumulare l’energia nei luoghi di produzione, ma questa è ancora costosa. Invece, in Germania si sta proponendo un’alternativa intelligente che potrebbe ridurre nettamente il problema: incoraggiare il consumo locale.

La nuova legge proposta in Germania pagherebbe un piccolo sussidio extra (8 centesimi) per ogni kWh che è consumato direttamente dagli operatori dell’impianto, ovvero che non viene immessa in rete. In altre parole, se io uso il mio impianto fotovoltaico per mandare la lavatrice in un giorno di sole, guadagno qualcosina in più rispetto a tenerla spenta. Il vantaggio per la rete è evidente: gli operatori tenderanno a consumare l’energia elettrica prodotta e si eviteranno i “picchi” di immissione incontrollati. Questo – in effetti – è un altro passo verso la rete intelligente.

“Photon International” è molto critico verso questa idea. Dice, fra le altre cose, che se la gente setta il timer per far andare le lavatrici a mezzogiorno allora tutte le lavatrici si accenderanno a mezzogiorno anche in un giorno di pioggia e questo porterà comunque dei problemi alla rete. Ma niente ci vieta di pensare a un “timer intelligente” che riceve segnali dal servizio meteorologico e programma la partenza della lavatrice in un orario in cui si prevede una buona insolazione. Stiamo parlando di rete intelligente, e allora la rete può e deve essere veramente intelligente – mentre invece l’articolo di Photon sembra decisamente stupidello. Probabilmente è ispirato dalla lobby del PV che non vuole complicazioni ma soltanto buttare in rete l’energia ed essere pagata.

Non sono riuscito a trovare sul web se l’idea di questo sussidio extra è stata poi messa in pratica dal ministro tedesco per l’ambiente, Norbert Roettgen. Comunque, mi sembra un’idea molto interessante sulla quale lavorare. Fra le tante cose, pensate al vantaggio che avrebbe per i veicoli elettrici: darebbe ai proprietari un ulteriore incentivo per caricarli a casa loro, sfruttando i loro impianti fotovoltaici. Insomma, da pensarci sopra e se qualcuno ha notizie di questa idea dalla Germania, ce lo faccia sapere nei commenti.

13 comments ↓

#1 Leo on 08.20.10 at 08:25

Temo tanto che, qui da noi, dove troppa parte delle energie nervose viene spesa nelle discussioni sul calcio, una rete intelligente di quel tipo rischierebbe di trovare fra i capifamiglia pochi interlocutori che lo siano altrettanto.

Sono in buoni rapporti con Stefano Eleuteri, direttore di Photon Italia, che vive e lavora in Germania. Però ora è in vacnza. Mi propongo di chiedere a lui che cosa ne è poi stato della proposta (oltre, ovviamente, alla sua opinione personale)

Leo

#2 Paolo Marani on 08.20.10 at 10:10

Se ho ben capito, incentivare l’autoconsumo consente di fare operare le sorgenti produttrici come se fossero un “condensatore virtuale”, permettendo di filtrare i picchi dell’offerta (e auspicabilmente anche della domanda), e per questo sarebbe corrisposto un incentivo. Questo incentivo, andrebbe oppure no sommato a quanto comunque prevede il conto energia per ogni Kwh prodotto ? In pratica, anche ciò che si autoconsuma (contabilizzato a parte) concorre alla tariffa già ora incentivante oppure no ? Perchè se no, l’incentivo dovrebbe essere molto maggiore per essere efficace, tanto vale riversare in rete, prendere i sussidi, poi accendere la lavatrice quando l’energia costa meno.

#3 Ugo Bardi on 08.20.10 at 11:25

Eh, beh, Paolo, deve essere per forza un incentivo extra; altrimenti non avrebbe senso!

#4 Luigi ruffini on 08.20.10 at 12:27

Ad ogni cliente spiego sempre chiaramente che è estremamente conveniente sfruttare sempre l’energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico DIRETTAMENTE. Con lo scambio sul posto NON viene rimborsata l’IVA, quindi il 20% viene perso.
E’ sempre conveniente fare lavatrici e lavastoviglie di giorno nelle giornate soleggiate, e la sera in quelle nuvolose.
Quando le mogli cominciano ad obbiettare “ma è complicato…anche a quello adesso devo pensare??” dico sempre che in fondo, anche lo stendere il bucato è un’operazione che dipende dalle condizioni meteo. Oppure che quando si guida non ci si lamenta perché ad ogni cambio di marcia bisogna schiacciare la frizione…
Risultato: la quasi totalità dei miei clienti ha ridotto le bollette nel peggiore dei casi ad 1/3 del totale, e dopo poco tempo svolgono queste operazioni di stima spontaneamente.
Per chi esce la mattina e rientra la sera basta realizzare una linea elettrica dedicata con temporizzatore. Il tutto collegato ad un datalogger con sensore di irraggiamento (che consiglio di installare insieme all’inverter SEMPRE), che alimenta la linea elettrica solo quando c’é il sole. Tale circuito risulta utilissimo per tutta una serie di utilizzi.

#5 Luca Folini on 08.26.10 at 15:15

Vista la repentina variabilità della produzione del fotovoltaico in caso di ombreggiamenti, anche l’autoconsumo, a parte il fatto che debba essere sfruttato il più possibile, non mi sembra una misura idonea a ridurre i picchi di produzione. Secondo me si potrebbero realizzare dei gruppi di accumulo che dovrebbero servire da “polmone” al fotovoltaico per rendere meno brusche, specie in discesa, le variazioni di potenza dovute ad ombreggiamenti.

#6 Anonimo on 08.30.10 at 10:39

Così, dopo aver incentivato (in modo insostenibile) la produzione di energia da PV, se ne dovrebbe incentivare pure il consumo per evitare di immetterla in rete!

E’ deprimente che, in una sede in cui dovrebbe prevalere la cultura e la razionalità, non si colga l’anacoluto ecologico di una simile proposta, osteggiata, giustamente, persino da una rivista dichiaratamente di parte quale Photon.

Ulteriore tristezza mettono le “proposte”.
La lavatrice connessa ad internet? Perche no? Magari con un bel canale tematico con previsioni a “2 ore” per ridurre l’alea.

Ricarica degli accumulatori dei veicoli elettrici? Interesante, ma di giorno non vanno in giro? Non si dovevano ricaricare di notte?
Persino ha Gruber ha imparato, dopo la paziente spiegazione di Gianni Silvestrini, che di notte il PV non funziona.

Bye

Gigi

#7 Cucina a induzione — Nuove Tecnologie Energetiche on 08.30.10 at 13:27

[...] più attuale in vista del post che avevo pubblicato la settimana scorsa a proposito dell “autoconsumo” di energia elettrica prodotta dalle rinnovabili. Cucinare a induzione offre la possibilità di mettere subito in uso [...]

#8 gigieffe on 08.30.10 at 15:40

Il link non fa altro che dimostrare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che quello elettrico è il consumo che non è auspicabile nè ecologico ridurre.
Nel passaggio all’elettrico di consumi tradizionalmente prerogativa di altre fonti è infatti in genere associato un aumento di efficienza energetica.

Vedasi, ad esempio, il riscaldamento con PDC al posto del Metano o la trazione elettrica.

Bye

Gigi

#9 Luigi ruffini on 08.30.10 at 17:45

@ Luca

Ci stanno lavorando. La rete di distribuzione è sotto analisi ma ci vorrà del tempo perché venga resa moderna ed in grado di gestire gli sbalzi di tensione dovuti alla discontinuità dell’erogazione di energia da impianti rinnovabili.
Si può fare e le tecnologie ci sono. certo gli investimenti sono consistenti ma, soprattutto, le pressioni delle lobbies del petrolio e gas opprimenti…
il picco del fabbisogno, nelle ore centrali della giornata, può essere “piallato”proprio grazie al FTV, che nei mesi estivi nella fascia F1 produce parecchio.
Consideriamo che tra qualche anno il taglio del fabbisogno in quella fascia sarà netto.
Diamogli tempo. E’ vero che si installa da 3 anni o poco più, ma è solo da un’anno che si installa in quantità sufficienti.

#10 roberto on 09.03.10 at 11:59

Direi che l’autoconsumo durante il giorno può aiutare solo in parte minima, considerando che un ciclo lavatrice e uno lavapiatti assorbono più o meno 3kW/h in totale spalmati su un paio di ore, su una produzione giornaliera per impianto tipo da 3 kW di picco che in estate in giornata perfetta si aggira sui 20 kW/h. Diverso invece se si parla di raffrescamento, ma in quel caso il controllo è minimo. Entra poi in conflitto la tariffa biooraria (anche se i risparmi sono ridicoli, comunque fa presa), e, lasciatemi sfogare, interventi come quelli della bellacoppia Rizzo/Stella, che in un allucinante intervento sul corsera di sabato 28 agosto hanno lanciato strali sul conto energia facendo credere ai lettori che sia il responsabile delle bollette stratosferiche italiane e indignandosi che esso copra anche i microimpianti.

#11 gigieffe on 09.03.10 at 21:09

La cosa più allucinante (non ho letto Stella/Rizzo) è che c’è ancora in giro gente che, per ignoranza o interesse, non si rende conto dell’idiozia del conto energia.

Bye

Gigi

#12 Luigi ruffini on 09.04.10 at 20:24

In giro c’é gente che ritiene che sarebbe un’idiozia se non ci fosse.
Ma se preferisci puoi dare tranquillamente soldi agli inceneritori, nucleare ecc e poi vedere se gli utili di queste aziende vengono tassati come succede per le piccole e medie imprese.
SPA fittizie create con scatole cinesi che fanno un’evasione fiscale da manovra finanziaria, e che creano problemi di salute a mezzo mondo, sacricando rifiuti tossici nei modi più illegali e dannosi, senza alcun controllo.
Il Conto Energia è un modo eccellente per legare l’aiuto economico alla reale produttività degli impianti. Era troppo alto, lo stanno abbassando e tra tre anni sarà ancora più basso. Tra dieci anni sarà solo un ricordo, ma avrà premesso la creazione di un’industria altrimenti impossibile a causa di un meccanismo economico che guarda esclusivamente all’utile, che è fallimentare fino alla radice con tutte le conseguenze che stiamo verificando proprio in questi anni.

#13 gigieffe on 09.07.10 at 01:42

Capisco che, grazie ai meccanismi del conto energia, tu con il fotovoltaico ci fai i soldi. Tuttavia ci vuole un gran pelo sullo stomaco per scrivere le cose che scrivi.

Primo
Rifiuti, nucleare, evasione fiscale, scatole cinesi e, aggiungerei anche, fame nel mondo, Sakineh, sfollati del Pakistan, minatori cileni, ecc.: sono tutti argomenti interessantissimi, alcuni anche più del fotovoltaico, che meriterebbero ben più di un accenno di sfuggita. Tuttavia non c’entrano niente con fotovoltaico e conto energia, quindi la chiudiamo lì.

Secondo
Il conto energia non consente di creare un bel niente.
Come dice Bardi commentando un articolo di Coiante, “anche se i pannelli costassero zero euro al metro quadro, il costo del bilancio del sistema (BOS) rende ancora il fotovoltaico leggermente meno competitivo del tradizionale”, e questo nonostante Coiante ponga arbitrariamente ed erroneamente l’asticella del pareggio a 9 cent/kWh (dovrebbe essere 6 cent/kWh).

Siccome il BOS seguirà grossomodo le normali dinamiche dei costi industriali, ed il costo zero dei pannelli è, ovviamente, una ipotesi irrealistica, il mitico grid parity resta una irraggiungibile chimera.

Ne consegue che, senza incentivo, la “filiera” non sarà mai in grado di installare neanche un Watt in rete, e, finito l’incentivo, chiude, come sta probabilmente accadendo in Spagna.
Meglio: più che chiudere si ridimensiona per fornire camper, barche, rifugi, ponti radio, ripetitori, strumentazione isolata, ecc: cioè i naturali e giustificati utenti del fotovoltaico.

Terzo
Dire dell’incentivo che “Tra dieci anni sarà solo un ricordo…” è una truffa.
Se si smettesse istantaneamente di installare FV, tra 10 anni il costo del FV in bolletta per tutti quelli che non hanno 10 – 15000 Euro per installarsi i pannelli sul tetto (e magari neanche il tetto) sarà esattamente uguale a quello in corso perché il furto, che alcuni eufemizzano con incentivo, dura per 20 anni.
Se, come assai probabile vista l’ignoranza in giro, si continuerà ad installare al ritmo attuale (circa 800 MW/anno), poiché il costo annuale si accumula di anno in anno con quello degli anni precedenti, tra 10 anni il costo annuale in bolletta del fotovoltaico sarà compreso tra i 4 ed i 4,5 miliardi di Euro. E continuerà per altri 10 anni…
Alla faccia del “solo un ricordo”!!

Quarto
In altro post Pietro Cambi calcola in 600 milioni il costo annuo del fotovoltaico (a parte che lo sbaglia, perché si “dimentica” che oltre all’incentivo viene pagata anche l’energia, e allora i milioni veri sarebbero 750) e in 185 milioni il risparmio (chissà perché proprio di Petrolio, e non di gas o di carbone o di importazioni. E chissà perché questo risparmio sembrerebbe esaurirsi quando non avremo più centrali ad olio. Misteri della mente umana).

E’ evidente che questo cosiddetto risparmio non si dice mai, perché qualcuno potrebbe confrontarlo con i costi, e cominciare a farsi delle domande. Magari anche farsi venire qualche sospetto.

Nei normali contesti economici un amministratore che spendesse 750 milioni (o anche solo 600) per risparmiarne 185 andrebbe in prigione direttamente, senza passare dal via.

Con due importanti eccezioni.

La prima è il fotovoltaico, la seconda è nella fantasiosa “nuova economia” di Ruffini, che per risolvere i problemi di un meccanismo economico “che è fallimentare fino alla radice con tutte le conseguenze che stiamo verificando proprio in questi anni” ne propone un altro in cui son si guardi esclusivamente all’utile.

L’utile di chi?

Bye

Gigi